IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

venerdì 15 febbraio 2013

TUTTI VOGLIONO L' ABOZIONE DELL IMU MA VEDIAMO CHI LA VOTATA

Qui puoi leggere i del decreto che istituisce l'IMU.

Se vuoi sapere i nomi dei deputati che hanno votato a favore,clicca qui:




Qui invece riportiamo per esteso il risultato della votazione finale



Votazione finale nominale n. 51 seduta n. 562 del 16/12/2011 presieduta da FINI GIANFRANCO
Progetto di legge n.4829
CONVERSIONE IN LEGGE DEL DECRETO-LEGGE 6 DICEMBRE 2011, N. 201, RECANTE DISPOSIZIONI URGENTI PER LA CRESCITA, L'EQUITA' E IL CONSOLIDAMENTO DEI CONTI PUBBLICI (DDL 4829)

ESITO VOTAZIONE
PRESENTI 499
VOTANTI 477
ASTENUTI 22
MAGGIORANZA 239
FAVOREVOLI 402
CONTRARI 75
La Camera Approva

Riepilogo percentuale della partecipazione al voto ripartito per Gruppo parlamentare
Gruppo Parlamentare Presenti In Missione Non hanno partecipato
FLPTP 15 (60.0%) 0 (0%) 10 (40.0%)
IDV 21 (95.5%) 0 (0%) 1 (4.5%)
LNP 51 (86.4%) 0 (0%) 8 (13.6%)
MISTO 23 (51.1%) 0 (0%) 22 (48.9%)
PD 199 (96.6%) 1 (0.5%) 6 (2.9%)
PDL 140 (66.7%) 4 (1.9%) 66 (31.4%)
PT 14 (58.3%) 0 (0%) 10 (41.7%)
UDCPTP 36 (94.7%) 1 (2.6%) 1 (2.6%)

Riepilogo percentuale del voto espresso ripartito per Gruppo parlamentare
Gruppo Parlamentare Favorevoli Contrari Astenuti
FLPTP 15 (100%) 0 (0%) 0 (0%)
IDV 1 (4.8%) 20 (95.2%) 0 (0%)
LNP 0 (0%) 51 (100%) 0 (0%)
MISTO 21 (91.3%) 1 (4.3%) 1 (4.3%)
PD 199 (100%) 0 (0%) 0 (0%)
PDL 127 (90.7%) 1 (0.7%) 12 (8.6%)
PT 3 (21.4%) 2 (14.3%) 9 (64.3%)
UDCPTP 36 (100%) 0 (0%) 0 (0%)

Nota: il Presidente della Camera e i Vice Presidenti, questi ultimi se al momento della votazione presiedono la seduta, sono esclusi dai conteggi poichè prendono parte alle votazioni.

Legenda :
In Missione - I deputati che sono impegnati per incarico avuto dalla Camera, fuori della sua sede o, se membri del Governo, per ragioni del loro ufficio, sono computati come presenti per fissare il numero legale.
Presenti - I deputati che hanno partecipato alle operazioni di voto (Votanti+Astenuti).
Non hanno partecipato - I deputati che non hanno preso parte alle operazioni di voto.

martedì 30 ottobre 2012

HOMO IGNARUS: TANGENTI A SUA INSAPUTA

Non bastava la casa dinanzi al colosseo acquistata "a sua insaputa".
Ora dall'inchiesta su Finmeccanica, il carrozzone politico-clientelare intorno al quale gira una mole impressionante della corruzione "ad personam" della seconda repubblica ( che in molti ritengono ancor meno nobile delle tangenti della prima repubblica per i partiti: a me fanno schifo entrambe) spunta il suo nome sul registro degli indagati.
L'accusa? "Corruzione internazionale". Perchè la casta esporta ormai anche all'estero il suo expertise in materia.
Al centro dell'inchiesta una tangente pari all'11 per cento dell'importo della commessa in Brasile per la fornitura di navi fregate il cui valore era di circa 2,5 miliardi di euro.
Che risponde oggi Scajola a quest'ennesimo avviso di garanzia?
"Io ho aiutato Finmeccanica alla luce del sole, se poi è avvenuto qualcos altro, tutto ciò è a mia insaputa!"

LA POCO SCHIZZIGNOSA FIGLIA DELLA FORNERO

Insegna nell'ateneo dei genitori e guida una fondazione finanziata dalla Sanpaolo, di cui la madre era vicepresidente
Tra i bersagli delle proteste e delle ironie della Rete c'è anche Silvia Deaglio, figlia del ministro Elsa Fornero e di Mario Deaglio, economista e giornalista. Perché, di posti fissi, denuncia il web, ne avrebbe due, a 37 anni: professore associato di Genetica medica alla facoltà di Medicina dell'Università di Torino (dove insegnano sia il padre che la madre) e responsabile della ricerca alla Hugef, una fondazione che si occupa di genetica, genomica e proteomica umana. Alcune sue ricerche sono state finanziate dalla Compagnia di Sanpaolo, fondazione che è la prima azionista della banca Intesa Sanpaolo, di cui sua madre era vicepresidente. Il profilo professionale di Silvia Deaglio è di rilievo, ha alle spalle esperienze in alcune tra le più prestigiose strutture sanitarie del mondo, le sue pubblicazioni sono di alto impatto. Eppure dai commenti raccolti sulla rete - blog, twitter, facebook - si palpa con la mano lo stupore della carriera della figlia del ministro in relazione ad alcune recenti dichiarazioni di vari autorevoli membri del governo a proposito della monotonia del tempo indeterminato, i giovani mammoni e sfigati e l'illusione del posto fisso vicino casa.
Nata nel 1974, a soli 24 anni si è brillantemente laureata in Medicina, per poi specializzarsi in Oncologia nel 2002, con il dottorato in genetica umana conseguito nel 2006. Appena conseguito il Master, e mentre ancora svolgeva un dottorato in Italia, ottiene un incarico presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard, il celebre college di Boston. Alcuni blog sulla rete segnalano che in quel periodo Silvia Deaglio era contemporaneamente ricercatore non confermato a Torino, dottoranda nella stessa Università e collaboratore (per la precisione instructor) dell'università del Massachussets.
Anche in passato, la Deaglio, ha capitalizzato più di un incarico contemporaneamente. Come si diceva è diventata associata a 37 anni, sei anni in anticipo rispetto alla media di ingresso dei professori di prima fascia. E il concorso è andato a vincerlo nella facoltà di Psicologia di Chieti, nel 2010, prima di essere chiamata nell'ottobre del 2011 a Torino, l'università di famiglia. Nonostante vanti un curriculum di 21 pagine e oltre cento pubblicazioni, e sia riconosciuta come una brillante ricercatrice, alla professoressa Deaglio ha probabilmente giovato nella valutazione comparativa il ruolo di capo unità di ricerca all'Hugef. L'incarico risale al settembre 2010, quando la ricercatrice era ancora al gradino più basso della carriera accademica. Nello stesso periodo la commissione d'esame che l'ha nominata docente di seconda fascia si riuniva per l'ultima volta. Come detto, l'Hugef è finanziato dalla Compagnia di San Paolo, all'epoca vicepresieduta da mamma Elsa Fornero. I due fatti non sono collegati. Nei verbali del concorso, oltre ai molti titoli, corsi e premi vinti, si legge testualmente: «La candidata dimostra inoltre un'ottima capacità di attrarre fondi di finanziamento per la ricerca: infatti è responsabile di rilevanti progetti di ricerca».
da:http://odiolacasta.blogspot.it/

martedì 28 agosto 2012

RIFORMA ELETTORALE? SALVA LEGA E KAMASUTRA E LISTE BLOCCATE

L’accordo sulla legge elettorale? Ancora non c’è, ma per il 29 agosto, quando tornerà a riunirsi la commissione competente in Senato dovrebbe esserci un testo base. In realtà le questioni sul tavolo non sono di piccolo conto, visto che mai come in questo genere di cose il diavolo è nei dettagli: in sostanza, la brutta legge che si profila potrebbe fare del tutto schifo. Il trio delle meraviglie che gestisce la partita – Denis Verdini per il Pdl, Maurizio Migliavacca per il Pd e Lorenza Cesa per l’Udc – tornerà a riunirsi lunedì o martedì e quello dovrebbe essere l’incontro in cui i tre alchimisti produrranno la pietra filosofale in grado di tenere in vita i loro committenti, i partiti della maggioranza montiana. Per alcuni l’esito di questa accelerazione è il voto a novembre, altri – come il costituzionalista Stefano Ceccanti – segnalano che è impossibile andare al voto così presto avendo da ridisegnare i collegi . Eccovi dunque, sempre che non salti il tavolo, una breve rassegna di quanto deciso finora.

COME LA GRECIA.
Il premio di maggioranza andrà al partito e non alla coalizione. Era una delle richieste del Pdl e anche il Pd alla fine ha capito che gli conviene. Sarà del 15% visto che questa soglia è stata considerata inprescindibile da Pierluigi Bersani: “Non un punto di meno”, ha avvertito. Curiosamente l’unico altro paese europeo che ha un sistema del genere è la vituperata Grecia: ad Atene il partito che vince si becca un premio di 50 seggi alla Camera, pari al 16,6% dei posti disponibili. Similitudine che non pare imbarazzare i proponenti.

L’AMMUCCHIATA.
Il sistema che si profila è largamente proporzionale: se non fosse per il premio di maggioranza saremmo ai bei tempi di Mariano Rumor. Col bonus al partito anziché alla coalizione non c’è alcuno spazio per le alleanze preelettorali, i governi si decideranno dopo il voto. Scenario perfetto per quanti – come il presidente della Repubblica – sostengono l’ipotesi di un nuovo governo Monti (o para-Monti) anche dopo le prossime elezioni. Simile, ma diversa la partita che su questo punto giocano Bersani e Casini: l’accordo per allearsi dopo il voto (col democratico a palazzo Chigi) c’è già – magari tirando dentro anche Vendola e Sel, ma non Di Pietro – solo che non si può dire prima, pena la perdita di pezzi consistenti di elettorato che giudicano questo accordo contro natura (questo è valido in particolare per l’Udc che, dicono i sondaggi, lascerebbe per strada circa la metà dei suoi voti).

LISTE BLOCCATE.
Croce e delizia dei partiti, resteranno anche nella legge elettorale prossima ventura per circa un terzo degli eletti: così i caporioni dei partiti potranno ancora nominare circa 200 deputati e 100 senatori. Peraltro, faranno finta di non farlo più: restringendo le circoscrizioni, che ad oggi sembra l’orientamento prevalente, nel listino deciso a Roma ci saranno al massimo quattro nomi, potrebbero finire persino sulla scheda dando l’illusione di una vicinanza fittizia tra eletto ed elettore.

SALVA-LEGA.
Siccome il Carroccio se la passa male e non è certo di raggiungere la soglia nazionale del 5% alla Camera (al Senato potrebbe essere all’8%), i tre saggi hanno pensato bene di introdurre una sorta di clausola di salvaguardia per gli amici padani. In Parlamento potranno entrare anche i partiti che non superano il minimo, ma che portano a casa comunque l’8% in almeno tre regioni (in un’altra versione si parla di cinque circoscrizioni elettorali ma il principio è lo stesso). I leghisti, dunque, potranno allietare la vita anche del prossimo Parlamento, mentre rischiano movimenti della stessa consistenza, al momento, come Sel o Italia dei Valori: avendo più o meno le stesse percentuali in tutta Italia gli sarebbe difficile raggiungere l’8% in tre regioni.

IL KAMASUTRA ELETTORALE
È quello dei collegi uninomali proporzionali, che eleggeranno la maggior parte del prossimo Parlamento. Attenzione all’ultima parola. Si dice: c’è il collegio, la gente vota il candidato. Non è vero: i voti di ogni collegio vengono poi raggruppati per circoscrizione (quando grande, ancora non si sa) e i seggi assegnati proporzionalmente ai candidati che hanno preso la percentuale più alta nei singoli collegi. Insomma, non è affatto detto che chi prende più voti in un collegio venga eletto, né che chi ne prende meno sia escluso. È quello che potremmo definire “il paradosso di Firenze centro”: il Pd non riuscirà mai ad eleggere nessuno in quel collegio perché le sue percentuali nel contado sono ancora più alte, anche se i voti assoluti inferiori. Per di più, questo sistema – già in uso per le province – lascia ampi margini di accordi sottobanco ai leader dei partiti, soprattutto al Sud, dove ancora esistono i pacchetti di voti: mettimi un candidato scarso in quel collegio così eleggo il tizio che mi piace e io farò lo stesso con uno tuo. Per evitarlo, qualcuno propone il recupero dei “migliori non eletti”

QUEL CHE MANCA.
È tantissimo. Finché non si sa quali saranno le circoscrizioni per i collegi e quelle per i listini bloccati non è chiaro quali saranno gli esiti: più sono piccoli, più l’effetto maggioritario è più intenso e viceversa. La partita è tutta lì: tra il ritorno completo al proporzionale (rappresentanza) e una distorsione che privilegi i partiti più grandi (governabilità) è solo questione di misure.

Marco Palombi



giovedì 5 luglio 2012

SPENDING REVIEW

Duecento milioni di euro in meno alle università statali e duecento milioni di euro (gli stessi tagliati alle università) in più alle strutture provate. Nella bozza della spending review, dalle indiscrezioni che circolano, ci sarebbe anche questa manovra assolutamente discutibile. Non solo tagli dunque. Come nel caso delle spese militari: mentre si prevede un taglio alle missione (militari) di pace, un altro ddl (revisione dello strumento militare) non taglia di un euro i 230 miliardi di euro che l’Italia spenderà nei prossimi 12 anni per il proprio arsenale.


di Carmine Gazzanni

Mario Monti l’aveva detto: questa spending review non sarà un’accetta. Non c’è che dire: non lo è stata. Fosse soltanto per il fatto che alcuni settori non sono stati minimamente toccati. Al massimo, sforbiciatine. Non a caso, come Infiltrato.it ha documentato, tutti gli emendamenti che avrebbero tagliato pesantemente consulenze esterne, auto blu, spese di presidenza, costi dello Stato centrale, doppi stipendi hanno ricevuto il parere contrario, nell’ordine, di commissioni, governo e Camera.

Altri settori invece, come sappiamo, non sono stati immuni da tagli più che pesanti: sanità, pubblica amministrazione e – non poteva mancare –istruzione. Tra le notizie che circolano, infatti, si parla di ben 200 milioni in meno per i fondi destinati alle Università e alla ricerca. Un ulteriore decurtazione, dunque, che inguiaerebbe gli atenei italiani, dato che questi, negli anni scorsi, hanno già dovuto fare a meno di importanti fette di finanziamento pubblico (Riforma Gelmini). Ma nella spending review non c’è solo questo. Sempre dalle indiscrezioni che circolano (dato che il testo sarà, forse, presentato venerdì) ci sarebbe un altro provvedimento che va letto insieme al precedente: destinazione di 200 milioni di euro (appunto quanto ritirato alle università) alle strutture private. Un circolo perfetto. Che, semmai dovesse rivelarsi vero, sarebbe un chiaro segnale del “modello Italia” che ha in mente il governo Monti: un esecutivo che svilisce drammaticamente il ruolo del “pubblico”.

Non solo. Con i tagli alle Province prospettati dal governo le scuole potrebbero non essere riaperte a settembre. A lanciare l’allarme è stata l’Upi, l’Unione Province italiane: “Che almeno il Governo sappia che, se vuole procedere sulla strada dei tagli per togliere alle Province ogni risorse, a settembre non riapriremo le scuole - ha detto in una nota il vicepresidente Antonio Saitta - le Province non avranno i soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti già dai prossimi mesi. Il Governo vuole costringerci a mandare in mobilità i nostri dipendenti?”.

Nella manovra di tagli, però, non ci sarebbe solo questo. Sempre dalle indiscrezioni che stanno trapelando in queste ore, si parla anche di un importante taglio alle missioni di pace. Un taglio che, probabilmente, sarà intorno agli otto milioni di euro (8,9 milioni). Peccato, però, che proprio in questi giorni si dovrà discutere un altro ddl, quello sulla revisione dello strumento militare, di cui si sta occupano personalmente il ministro Giampaolo Di Paola. Nel testo si leggono diverse riduzioni del personale, dato che Enrico Bondi, autore della spending review, ha messo anche il ministero della Difesa davanti alla necessità di tagliare diverse spese. È prevista, ad esempio, la riduzione del personale militare dell’Esercito italiano, della Marina militare e dell’Aeronautica militare a 150 mila unità, da conseguire entro l’anno 2024 (art. 3 comma 1 del ddl)

Ma ecco il colpo di genio del ministro: innanzitutto non è detto che questo taglio venga realmente effettuato. Nell’articolo 5 comma 2, infatti, si legge che tale riduzione “può essere prorogata, con decreto annuale del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della difesa, di concerto con i Ministri per la pubblica amministrazione e la semplificazione e dell’economia e delle finanze, previa deliberazione del Consiglio dei ministri”. Ma andiamo avanti. Ammettiamo che il taglio ci sarà. Si potrebbe pensare che quei soldi risparmiati vengano utilizzati per risollevare i cittadini dalla spaventosa pressione fiscale a cui sono e saranno sottoposti. Niente affatto. È ben più importante la dotazione militare. All’articolo 4, infatti, si legge che “le risorse recuperate a seguito dell’attuazione del processo di revisione dello strumento militare sono destinate al riequilibrio dei principali settori di spesa del Ministero della difesa, con la finalità di assicurare il mantenimento in efficienza dello strumento militare e di sostenere le capacità operative”.

Cosa vuol dire questo? Come denunciato da diverse organizzazioni di pace (a cominciare dal Tavolo della Pace di Perugia), infatti, il ddl prevede sì tagli a personale e caserme, ma semplicemente “per comprare nuovi armamenti”, non sottraendosi in questo modo agli impegni finanziari già assunti dal ministero, i quali prevedono – denunciano le associazioni – “non meno di 230 miliardi per i prossimi 12 anni a sostegno delle FFAA”. Insomma, si taglia per poi acquistare lo stesso quantitativo di armamenti - già stabilito con precedenti provvedimenti - per i prossimi anni, fino al 2024.

Se così fosse, non possiamo dire che riduzione della spesa militare e istruzione siano due priorità del governo. Probabilmente non gliel’ha chiesto l’Europa …

Da: http://www.infiltrato.it

domenica 22 aprile 2012

25MILA CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE COSTO : 2,5MLD DI EURO ALL'ANNO


Nel nostro Paese ci sono 7 mila tra società statali o miste, partecipate, municipalizzate, enti, consorzi, autorità di vario genere, con un esercito di 24 mila consiglieri di amministrazione, tutti di nomina politica, spesso provenienti da attività che nulla hanno a che fare con il nuovo incarico: l'esempio più noto in questi giorni è quello di Francesco Belsito, il tesoriere della Lega, un ex autista divenuto persino membro del consiglio d'amministrazione di Finmeccanica, il grande gruppo statale delle armi e dei cantieri che al proprio interno controlla 18 società con altrettanti consigli di amministrazione.
SCARONI: 4,3 MILIONI DI EURO L'ANNO. Gente che si spaccia per manager ma a cui, in realtà, si addice di più l'appellativo di 'boiardi di Stato' come erano noti ai tempi della Prima Repubblica. Persone strapagate anche in tempi di gravissima crisi. Piefrancesco Guarguaglini è stato allontanato dalla presidenza di Finmeccanica con una buonuscita di 5,5 milioni di euro, versati sul suo conto dai fondi di un gruppo statale, controllato dal Tesoro.
Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni, percepisce 4,3 milioni di euro l'anno, mentre i vertici di Enel - che aumenta di continuo le tariffe - Fulvio Conti e Umberto Quadrino, superano i 2 milioni e mezzo l'anno di retribuzione.
In totale, i membri dei consigli d'amministrazione di società pubbliche sono 24 mila: in gran parte si tratta di una pletora di figure che potrebbero essere serenamente sostituite da un amministratore unico con uno stipendio normale, per quanto adeguato alle eventuali responsabilità della carica.
MANAGER STRAPAGATI. Invece, secondo una fonte Uil sui dati del governo, questi 24 mila sono costati nel 2010 ben 2,5 miliardi di euro solo per far funzionari i consigli di amministrazione delle 7 mila società pubbliche.
C'è poi il capitolo degli assistenti, segretari, portavoce e factotum di presidenti di Regioni e Province, sindaci, assessori: persone scelte sulla fiducia, spesso parenti, cognati o amici, comunque di nomina politica e senza controllo, che ogni anno costano ai contribuenti ben 1 miliardo e mezzo di euro.

*Fonte: lettera 43

lunedì 2 aprile 2012

NON C'E' SOLO CALEARO ECCO LE MIRABOLANTI AFFERMAZIONI DEI NOSTRI PARLAMENTARI



Non c'è solo Calearo. Ecco a voi le incredibili affermazioni di alcuni parlamentari. Un vero e proprio vademecum della vergogna per orientarsi nella mente profondamente distorta del deputato medio italiano. Buona lettura.
Onorevole Michele Pisacane, PT: Io e mia moglie portiamo a casa 30 mila euro al mese: ma se uno investe nella politica questi soldi sono pochi! ... Io con il mio stipendio faccio una vita da cani.
Onorevole Giorgio Clelio Stracquadanio, Pdl: Prostituirsi per fare carriera in politica è legittimo.
Onorevole Mario Pepe, gruppo Misto: Prendo 3 mila e rotti euro al mese di vitalizio, senza vitalizio ne prenderei solo 1.200 ... Il parlamentare deve avere la serenità economica, deve sentirsi garantito ... Ma lo sa io quanti testimoni di nozze ho fatto quest'anno, ma lo sa quanti regali ho fatto? Ho fatto il testimone di nozze a 21 matrimoni!
Senatore Riccardo Villari, Coesione Nazionale: Il ristorante del Senato non è niente di speciale, non è Chez Maxim ... è cibo conforme al prezzo, al massimo si può prendere un'insalatina, un po' di riso ... quando posso vado alla Camera ... da noi non c'è nemmeno il pesce fresco!
Europarlamentare Ciriaco De Mita, Udc: No no no ora le spiego subito (perché sono uno dei deputati più assenteisti d'Europa) ... se mi fermassi fino al giovedì perderei l'unico volo diretto per Roma, e sarei costretto a fare scalo a Parigi ...
Onorevole Antonio Gaglione, gruppo Misto: Perché non vengo mai in Parlamento? Tanto è inutile, in questi tre anni l'attività legislativa si è impantanata ... Lo ammetto, quando arriva lo stipendio da Roma non mi sento a posto ... con contributi e indennità si arriva a 11 mila euro al mese. Mia moglie mi dice sempre di dimettermi, ma il mio bilancio è positivo, non mi dimetto.
Senatore Marcello Dell'Utri, Pdl: A me della politica non me ne frega niente ... mi sono candidato solo per non finire in galera
Onorevole Antonio Razzi, PT: Se non era per me e Scilipoti Berlusconi non si salvava ... Io il 14 dicembre ho pensato ai cazzi miei ... per 10 giorni mi fottevano la pensione ... qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro.

da: isegretidellacasta.blogspot.it

giovedì 8 marzo 2012

MILANO DA BERE: TUTTI I GUAI DI FORMIGONI


Donato de Sena*
Le inchieste giudiziarie che hanno travolto il Consiglio regionale della Lombardia hanno del clamoroso. Non solo per la gravità delle accuse rivolte ai suoi componenti. Ma anche, e soprattutto, per il numero di esponenti coinvolti nelle indagini dei pm.
MAZZETTE BIPARTIZAN
- Il caso di Davide Boni, il presidente leghista dell’assemblea raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione, accusato dai pm della Procura di Milano di aver intascato e girato al suo partito tangenti per oltre un milione di euro, è solo l’ultimo tassello di un puzzle ampio fatto di affari tra politica e imprenditoria, spesso illeciti. L’elenco degli eletti al Pirellone finiti in guai giudiziari si sta allargando a dismisura. Nei registi degli indagati delle procure lombarde sono finiti assessori e consiglieri, uomini del presidente e leader dell’opposizione, tesserati del centrodestra e del centrosinistra.
FILIPPO PENATI
- Nella lista è finito anche il candidato del centrosinistra alla guida della regione, Filippo Penati. Dallo scorso luglio lo sfidante del presidente Formigoni, ex presidente della provicnia di Milano e segretario politico di Pier Luigi Bersani, è indagato per concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti dai pm della procura di Monza per presunte tangenti intascate sulla riqualificazione dell’ex Area Falck di Sesto San Giovanni.
NICOLI CRISTIANI
- Nicoli Cristiani, ex consigliere e vicepresidente del consiglio regionale, ed ex Assessore all’Ambiente e al Commercio, è stato arrestato lo scorso novembre con l’accusa di truffa, corruzione e riciclaggio illecito di rifiuti. Il corruttore sarebbe Pierluca Locatelli, imprenditore bergamasco del settore, che avrebbe versato 100mila euro per ottenere l’autorizzazione per una discarica di amianto. Cristiani, eletto tra le fila del Pdl, ha trascorso il Natale a San Vittore, per poi essere scarcerato il 24 febbraio. Era consigliere regionale dal 1995, anno della prima elezione di Formigoni al Pirellone.
MASSIMO PONZONI
– Massimo Ponzoni, Pdl, assessore all’ambiente nella precedente legislatura, nel 2010 è comparso nelle inchieste sulla ‘ndrangheta in Brianza. L’assemblea lombarda gli aveva rinnovato la fiducia nonostante fosse indagato per un pagamento di 220 mila euro ricevuto da un costruttore per influire su alcuni pubblici ufficiali di Desio e Seregno e agevolare, così, un’operazione urbanistica. Lo scorso gennaio è finito in manette per bancarotta concussione e finanziamento illecito ai partiti. L’ordine di arresto era stato inviato dalla procura di Monza che indagava sul fallimento della società Pellicano.
ANGELO GIANMARIO
- Nelle inchieste sulla criminalità organizzata calabrese radicatasi nel Nord è finito pure il consigliere regionale del Pdl Angelo Gianmario. Come ricorda oggi il Fatto Quotidiano, Giammario è citato ‘in un’intercettazione tra boss della mafia in Lombardia che si preoccupavano di trovare soldi consegnargli così da ricevere in cambio favori’.
ANGELO CIOCCA
- Gli inquirenti che cercano di far luce sulla presenza della criminalità organizzata in Lombardia e sui suoi legami con la politica hanno parlato anche di Angelo Ciocca, consigliere regionale leghista che – è emerso dalle inchieste che hanno condotto ai maxi blitz milanesi – avrebbe avuto contatti con il «boss» Pino Neri. Ciocca fu fotografato dalla Dia in un suo incontro con Neri con cui ‘avrebbe fatto degli affari immobiliari’.
PIERGIANNI PROSPERINI
– Nel 2009 l’assessore alla Sicurezza, al Turismo e allo Sport Piergianni Prosperini finì in carcere con l’accusa di essersi fatto restituire dalle emittenti televisive lombardo parte della campagna pubblicitaria da 7 milioni e 200 mila euro spesi dalla Regione per gli spot turistici. Nel luglio 2011 è finito ai domiciliari per aver intascato, ai tempi in cui era assessore, una mazzetta da 10mila euro per garantire a una società un appalto da 300mila euro per manifestazioni in Valtellina.
MONICA RIZZI
- Brutte storie, hanno sfiorato anche la consigliera leghista Monica Rizzi, assessore allo Sport, vicinissima a Renzo Bossi, è stata indagata con l’accusa di aver confezionato dossier illeciti contro altri lumbard per favorire l’ elezione al Pirellone del ‘Trota’.
DANIELE BELLOTTI
- Daniele Bellotti, assessore al Territorio e all’Urbanistica, è stato indagato in una maxi inchiesta contro gli ultras atalantini come presunto ispiratore di alcune manifestazioni di contestazione violenta nel corso del campionato 2009-2010, finito per l’ Atalanta con la retrocessione in serie B.
NICOLE MINETTI
– Per la ex soubrette, ed ex igienista dentale, diventata famosa per il suo coinvolgimento nel caso Ruby non c’è alcuna accusa di collusione con la mafia, di aver intascato tangenti o favorito imprese amiche. Su di lei grava l’accusa di favoreggiomento della prostituzione minorile per aver coinvolto l’allora minorenne marocchina Ruby nei festini di Berlusconi nella villa di Arcore.
GLI ALTRI
– Poi ci sono gli affaristi, amici e confidenti che si muovono a breve distanza da assessori, presidente e consiglieri. Alessandro Uggeri, ad esempio, fidanzato della Rizzi, che del Trota Bossi è stato perfino l’autista. E’ stato sfiorato da diverse indagini. C’è anche Giancarlo Abelli, super manager della sanità lombarda ed ex assessore di Formigoni, che negli anni ’90 finì sotto inchiesta per false fatturazioni e concorso in abuso d’ufficio. Luigi Zunino, immobiliarista oggi indagato con Boni per le tangenti, che fu codnannato nel processo sulla tentata scalata di Antonveneta.
* Fonte: giornalettismo.com
*Fonte: isegretidellacastablogspot.com

giovedì 9 febbraio 2012

CANDIDATURA DI ROMA AI GIOCHI OLIMPICI DEL 2020


























Ecco la lettera che il sottoscritto ha trasmesso al presidente del CIO a sua Eccellenza Giorgio Napolitano e al presidente del consiglio dei Ministri dott. Mario Monti perchè non appoggi la candidatura di Roma alle olimpiadi del 2020 per manifesta incapacita della nostra attuale classe politica.

martedì 31 gennaio 2012

STIPENDI DELLA CASTA ECCO I NOMI DI CHI VOLEVA PRENDERCI IN GIRO


Non esiste pratica più vile, per un uomo politico, del raggiro nei confronti dei cittadini, di coloro che l’hanno messo dove sta per servire il popolo e non per favorire se stesso abusando della funzione pubblica che gli è stata temporaneamente assegnata. Il bluff messo in atto ieri dall’ufficio di presidenza della Camera, con la complicità dei media, è un fatto che grida vendetta agli occhi dei milioni di italiani chiamati a fare sacrifici in nome di una crisi economica che non hanno creato ma di cui stanno pagando il prezzo. Tutti i partiti, ad eccezione di quelli attualmente all’opposizione (vedi scheda sotto), hanno messo in scena la più squallida delle pantomime: hanno finto di ridursi lo stipendio sperando così di placare il malessere dell’opinione pubblica nei confronti dei privilegi della Casta. In realtà non si sono ridotti un bel niente poiché si tratta solo di un mancato aumento in virtù del diverso sistema di calcolo delle pensioni. Inoltre, questo mancato aumento confluisce in un fondo destinato ai ricorsi dei parlamentari. Cioè a loro stessi. Che furbi. Pensavano di farla franca anche questa volta, di prenderci ancora per i fondelli chiudendo una volta per tutte l’enorme questione dei privilegi ed invece il giochino è stato scoperto. A questo punto ribadiamo l’esigenza di allineare le indennità dei parlamentari italiani (le più alte d’Europa) alle medie europee.

ECCO COME HANNO VOTATO IERI IN UFFICIO DI PRESIDENZA

L”ufficio di presidenza della Camera dei Deputati è l’organismo che ha approvato il bluff. Contrario al bluff solo il gruppo dell’Idv, la Lega si è astenuta. Tutti gli altri favorevoli al raggiro. L’ufficio è composto da:

Fini (presidente); vicepresidenti: Leone (pdl), Bindi (pd), Lupi (pdl), Buttiglione (Udc)

Questori: Colucci (pdl), Mazzocchi (pdl), Albonetti (pd), Fallica (misto grande sud-ppa)
Segretari: Fontana (pdl), Lamorte (fli), Milanato (pdl), Lucà (pd), Lusetti (udc), De Biasi (pd), Bocci (pd), , Lombardo (misto mpa),

Contrari: Mura (idv)

Astenuti: Stucchi (lega nord, astenuto)Dussin (lega nord, astenuto)

I PAPAVERI DI STATO : STIPENDI MILIONARI PER I MANAGER DI STATO



E' un'altra casta anche più potente e ricca di quella dei partiti e di cui si parla però troppo poco.
Sono i manager delle aziende di Stato (o per lo meno a capitale interamente statale), persone che vengono pagate quindi coi soldi dei contribuenti e prendono stipendi che è poco definire faraonici.
Paghe centinaia e centinaia di volte superiori a quelle dei propri dipendenti, cui invece si chiedono sempre più sacrifici.
Da tempo si parla di un decreto che dovrebbe abbassare questi emolumenti al tetto massimo di quanto percepito dalle massime cariche Istituzionali, come un presidente di Cassazione: 311 mila euro l'anno.
Una miseria (si fa per dire!) rispetto a quanto però percepiscono i manager di Stato in questo momento. Facciamo qualche esempio:
Pierfrancesco Guarguagnini (ex-presidente di Finmeccanica) ha preso uno stipendio di 4 milioni e settecentomila euro.
Paolo Scaroni, numero uno dell'Enel, ha guadagnato 4 milioni e duecentomila euro...!
Ma il decreto annunciato è finito ancora una volta nel cassetto... per i papaveri di Stato è sempre primavera.

da: isegretidellacasta.blogspot.com

I DEPUTATI SI TAGLIANO LO STIPENDIO? ....UN BLUFF









È bastato annunciarlo per far credere che fosse vero: “finalmente anche i politici si tagliano lo stipendio”. Si tratta di 1.300 euro lordi, circa 700 netti al mese. Una magra consolazione per tutti i cittadini che sono chiamati a fare sacrifici, di fronte ad una “casta” che difende l’indifendibile. Una consolazione ancora più magra quando si viene a scoprire che il taglio è un vero e proprio bluff.
Torniamo per un attimo a dicembre: vi ricordate tutta la polemica per l’eliminazione dei vitalizi e sul passaggio dal sistema retributivo e a quello contributivo per i parlamentari? Bene, quella riforma ha da una parte eliminato i privilegi di cui godevano deputati e senatori riguardo al periodo successivo all’incarico parlamentare (riducendo, tra le altre cose la pensione di quasi la metà del valore attuale), ma ha permesso l’emersione di una quota di reddito precedentemente impiegata per il versamento del contributo per il vitalizio. In pratica, i nostri eletti si sarebbero ritrovati con 700 euro in più in busta-paga.
Così, per evitare che la notizia dell’aumento dello stipendio venisse alla luce, i parlamentari hanno provveduto ad eliminare l’aumento appena percepito. “Si tratta di decisioni definitive e ad effetto immediato”, ha spiegato il vicepresidente Rocco Buttiglione al termine della riunione di ieri a Montecitorio. Il taglio varrà per tutti i deputati, mentre si dovrà aggiungere un ulteriore taglio del 10% per quei deputati che svolgono un ruolo ulteriore, come i presidenti di commissione. Insomma, da dicembre ad oggi, deputati e senatori si ritroveranno con lo stesso stipendio. Cambia solo un aspetto: il rimborso per le spese destinate ai collaboratori parlamentari sarà per metà forfettario (ora lo è al 100%) e per l’altra metà dovrà documentato o con l’assunzione del collaboratore o con la documentazione delle spese sostenute. I soldi risparmiati? Secondo il questore del Pdl, Antonio Mazzocchi, questi 1.300 euro che verranno tagliati saranno accantonati in un fondo a tutela di eventuali ricorsi da parte dei deputati. Dov’è quindi il risparmio per le casse dello Stato?
Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento. Provando a fare bella figura.
Gratis

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martedì 27 dicembre 2011

LA DINASTIA DEI DE MITA IN PARLAMENTO......ALLA FACCIA DEL RINNOVAMENTO POLITICO




Un De Mita di nuovo in Parlamento nella Seconda, anzi forse Terza Repubblica? Dello stesso ceppo di Ciriaco, storico esponente della Democrazia cristiana e della Prima Repubblica? Niente è impossibile, specie in certe famiglie in cui la politica sembra tramandarsi a mo' di dna.
E così a Montecitorio potrebbe arrivare presto Giuseppe De Mita, il nipote di Ciriaco, figlio del fratello.
L'eventuale ritorno della dinastia di Nusco sugli scranni della Camera è legato a un risiko incrociato che coinvolge la Provincia di Caserta e anche la Regione Campania. Ecco qual è il giro. Succede che il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, come annunciato ufficialmente nei giorni scorsi dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, potrebbe presto presentare le dimissioni da parlamentare. Il suo posto tocca appunto a Giuseppe De Mita, nipote di cotanto zio Ciriaco. Giuseppe però, da poche settimane, è vicepresidente della giunta regionale, nonch´ assessore regionale al Turismo, della squadra del presidente Pdl della Campania, Stefano Caldoro. Naturalmente, in caso di trasloco a Montecitorio, De Mita andrà sostituito. E ovviamente, considerato che l'Udc è una grande famiglia, il posto dovrebbe andare non solo al partito, ma proprio a un fedelissimo di Zinzi, il quasi dimissionario presidente della Provincia di Caserta che innesca tutto il cambio di caselle. In pole position per la nomina ad assessore, infatti, è Angelo Consoli, che proprio a Zinzi è considerato molto vicino.
Il completamento del risiko però, almeno sul fronte del rimpasto della giunta di Palazzo San Giacomo, non è così automatico. Sembra infatti che prima di decidere comunque cosa fare si preferisca attendere le decisioni della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera nei confronti del coordinatore campano del Pdl, Nicola Cosentino. La decisione della giunta, qualche giorno fa, è stata rinviata al prossimo 10 gennaio. Insomma, poche settimane e il quadro potrebbe essere completato.

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lunedì 19 dicembre 2011

AAMS CI DEVE 98 MLD DI EURO .....E LO STATO DORME


E se mentre vi stanno decurtando la pensione, obbligandovi a lavorare per altri 6 anni, vi dicessero che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere ma a cui non sembra per nulla interessato? E se mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso veniste a sapere che sono 4 anni che i vari governi di destra, di sinistra e di impegno nazionale non fanno nulla per recuperare quella cifra enorme che, da sola, basterebbe a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero?
Un po’ di storia
E' il maggio del 2007 quando una Commissione Parlamentare prima, e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza poi, al termine di una lunga inchiesta comunicano i risultati alla Corte dei Conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi. La truffa erariale più grande che la storia della nostra Repubblica ricordi.
Ma come è potuto succedere?
Molto semplicemente, per legge le fameliche slot machine devono essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Società Generale di Informatica controllata dal Ministero del Tesoro). Invece, i due terzi delle macchinette non sono collegate a questo sistema di controllo. E infatti nel solo 2006 le società indagate incassano il triplo dell’importo dichiarato al Fisco: 43,5 miliardi anziché 15,4. Dopo varie contestazioni e numerose penali – che lasciano ipotizzare un costante aumento della cifra che lo Stato deve riscuotere – si arriva, il 4 dicembre del 2008, al processo. Come spesso succede, tuttavia, i difensori contestano la competenza della Corte dei Conti obiettando che di tale questione deve occuparsi il Tar del Lazio. La disputa viene risolta dalla Cassazione, che nel dicembre del 2010 stabilisce che i giudici contabili possono continuare ad indagare. E infatti, nell’ottobre scorso, è ripreso il processo.
Le responsabilità dei Monopoli
Pesanti responsabilità, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sull’Agenzia dei Monopoli di Stato (AAMS). A denunciarlo è la stessa Commissione d’indagine che parla di “interrogativi” sorti durante l’inchiesta “su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni” che “riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare l’esito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dall’esperienza applicativa, sia l’accelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nell’imminenza dell’entrata in vigore di una disciplina più stringente, sia infine l’omessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e ‘l’invenzione’ di regimi fiscali forfettari”. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione al Secolo XIX, “i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slot-machine. L’applicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perché la 'cifra fissa' è assai più bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Così in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficoltà di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro”.
I Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle società concessionarie, “rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata”. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso “anomale procedure” e “retrodatazione delle autorizzazioni”, avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge.
L’immobilismo dei governi
Intanto, i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi - di sinistra, di destra e di impegno nazionale - continuano a restare imbambolati senza prendere una decisione al riguardo. L’ultima volta che se ne è parlato in Parlamento, l’estate scorsa, il ministro Vito ha rassicurato che «nel decreto anticrisi, attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza, sono stati attivati controlli e indagini sull’attività delle società stesse a garanzia del loro operato e per verificarne l’affidabilità». Che tradotto suona più o meno come in Don Raffaè: “Lo Stato che fa? S’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità!”.
Slot, politica e Mafia: un intreccio pericoloso
Si potrebbe essere maligni, a questo punto, e pensare che tanto immobilismo bipartisan sia dovuto alla presenza di uomini vicini a politici importanti nell’affare. E magari anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Atlantis ad esempio, una delle società concessionarie maggiormente impantanate nella faccenda (con sede fiscale nelle Antille Olandesi), ha un legale rappresentante che si chiama Amedeo Labocetta, un ex esponente di spicco di An a Napoli, oggi parlamentare del Pdl. Lui però ha sempre stoicamente rimandato al mittente ogni accusa: “Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione antimafia e mi sento il custode di Montecitorio: sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene”. Peccato che questo stakanovista eroe della patria si sia reso protagonista di un episodio assai curioso, il 9 novembre scorso. Mentre le Fiamme Gialle stavano perquisendo un ufficio di Francesco Corallo, presidente di Atlantis, s’è intrufolato quatto quatto nel locale – insieme a Giulia Bongiorno, deputata di Fli – e ha portato via quello che ha definito essere un “suo” computer, invocando l’immunità parlamentare in faccia ai militari della Guardia di Finanza. Francesco Corallo, proprietario di quell’ufficio romano e presidente di Atlantis, è un personaggio piuttosto importante. Se non altro perché suo padre è quel Gaetano Corallo condannato a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere. Si tratta di uno dei più importanti esponenti della mafia di Catania, in strettissimi rapporti con Nitto Santapaola, che avrebbe anche ospitato in una sua villa ai Caraibi durante la latitanza del superboss.
Forse, un giorno, qualcuno ci dirà come andrà a finire questa brutta storia. Intanto voi, cari Italiani, in nome del bene del Paese e in virtù della difficoltà del momento che stiamo attraversando, pagate e zitti.
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domenica 11 dicembre 2011

ETTORE PIROVANO LEGA NORD QUANDO SI DICE DEPUTATO


Basta doppio incarico. Dopo aver resistito per anni finanche alle sentenze della corte costituzionale in merito alla incompatibilità del doppio incarico di parlamentare e presidente di Provincia, Ettore Pirovano della Lega Nord rassegna le dimissioni da deputato e d' ora in avanti si dedicherà in esclusiva al ruolo di presidente della Provincia.
L' esponente leghista, diventato suo malgrado famoso quando riuscì ad essere contemporaneamente a Bergamo e votare in Parlamento a Roma, gioca d' anticipo rispetto alla pronuncia della Giunta per le elezioni della Camera sulla incompatibilità tra le due cariche. «Ho scelto la Provincia, non voglio dare uno schiaffo a chi mi ha eletto» (un'ammissione quindi che alla Camera ci è finito per sbaglio, mica è stato eletto!).da
Ma la vera motivazione è ben altra.
Perchè Pirovano ha lasciato in fretta e furia la poltrona di Montecitorio, dopo essere restato incollato per anni malgrado le sentenze anche della corte costituzionale, senza aspettare la pronuncia della Giunta? Pirovano, quattro legislature alle spalle prima da senatore e poi da deputato, non vuol rischiare di mettere in discussione il suo lauto vitalizio: gli uffici di presidenza di Camera e Senato sembrano intenzionati a modificare, a partire dal 1 gennaio 2012, il meccanismo retributivo dei vitalizi.
Le dimissioni di massa dei deputati in procinto di pensione non ci sono state.
Ma meglio non rischiare, avrà pensato il deputato leghista. Dopo meno di 18 anni di "duro lavoro" in parlamento, avrà pur diritto ad un bel lauto vitalizio padano a carico degli italiani. O no?
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martedì 29 novembre 2011

NEO MINISTRO GRILLI: RINUNCIA AL 70% DELLO STIPENDIO CHE AMMONTA A 42.000 EURO AL MESE


Un gesto eroico, per il bene del paese: un ritornello che accompagna in queste ore la nomina del viceministro Grilli, il quale ha dovuto dimettersi da direttore generale del ministero del Tesoro per assumere il ruolo politico di vice-ministro.
Il "povero" Grilli ha infatti dovuto rinunciare al 70% del suo precedente stipendio.
Come???? Si, avete capito bene. Questo signore guadagnava fino a ieri il triplo di qualsiasi "povero" ministro o deputato.
Il suo stipendio era di 42.000 euro al mese!
Al ministero del Tesoro, nel passaggio da Tremonti a Monti, non è cambiato molto: sono tutti sempre al lavoro per studiare e pianificare tagli e sacrifici da dispensare ai cittadini e ai contribuenti.
"Se hai lavorato in fabbrica per 40 anni, mica puoi pretendere a 59 anni di andare in pensione e intascare 900 euro al mese senza più lavorare": questo ci ripetono in continuazione questi signori che intascano invece uno stipendio mensile di 42.000 euro.
Perchè per ripianare il debito pubblico, non si parte mai dall'alto, dalle cifre stratosferiche degli alti burocrati e dei manager pubblici? Dato che tabelle e programmi di riforma li preparano proprio loro, preferiscono prendersela con pensionati e lavoratori piuttosto che con la loro stessa casta.
Padoa-schioppa, Monti o Tremonti poco importa: Grilli è sempre stato lì.
Ora invece il suo immenso atto di generosità.
Guadagnerà come viceministro "appena" 16.000 euro al mese.
Dovremmo fare una colletta per aiutarlo a sopravvivere.
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ALLA LEGA NORD E PDL PIACE IL DOPPIO VITALIZIO


Ieri la bocciatura durante la seduta consiglio regionale della Lombardia.
Il trota e la Minetti presto sbarcheranno in Parlamento e non è giusto colpire questi giovani pupilli della politica, decurtandogli la doppia pensione di cui un giorno potranno usufruire, come ex parlamentari e come ex consiglieri regionali.
La lega nord ancora una volta si dimostra essere la regina incontrastata dell'ipocrisia.
dopo aver governato per 20 anni a colpi di tagli e sacrifici oggi dicono no a tagli e i sacrifici; non solo denunciano il potere delle banche dopo aver infilato i loro uomini per anni in tutti i CDA delle banche italiane, ma addirittura pretendono anche di innalzarsi a combattenti contro i privilegi della casta, mentre nel concreto ne sono i più strenui difensori, come hanno già avuto modo di dimostrare ripristinando la legge mancia, elargendo finanziamenti pubblici alle scuole private gestite dalla moglie di Bossi, ripristinando la maxidiaria per le missioni parlamentari, trovando addirittura il coraggio di denunciare come lo stipendio dei parlamentari sia troppo basso!!
Così avviene che mentre in Abruzzo, in Sicilia, in Campania (solo per citare quelle governate dal centrodestra) i consiglieri regionali si sono autoimposti una semplice e banale disposizione - se incassi già il vitalizio parlamentare non puoi richiedere e incassare anche il vitalizio di consigliere regionale - questo in Lombardia invece accade ancora oggi e continuerà ad accadere.
Per la gioia di Renzo e Nicole.
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martedì 8 novembre 2011

SALDI DI FINE STAGIONE :SE PASSI ALL'UDC TI RADDOPPIAMO LE (RI) CARICHE.PUOI ANCHE SCEGLIERE: CILICIO O PERIZIOMA




Quando la nave affonda, gli Scilipoti scappano. In verità cercano solo un salvacondotto: se non si tratta di ricandidature certe, che almeno finisca la legislatura e si conquisti in questo modo la tanto sudata pensione parlamentare.
Non solo i cittadini italiani, ma i mercati finanziari mondiali, le cancellerie internazionali, le persone civili che popolano l'universo, tutti aspettano con trepidazione l'annuncio delle dimissioni del governo Berlusconi. Non si risolveranno tutti i problemi del nostro paese, ma certamente sarà un grande passo in avanti.
Al mondo però la nostra classe politica non disdegna anche in quest'occasione così nobile, di mostrare il suo volto peggiore: quello del trasformismo sfacciato, la svendita di fine stagione di storie e percorsi politici (ideali politici? no quelli non sono in vendita, perchè indisponibili), la compravendita di parlamentari e senatori. Chi di spada ferisce, di spada perisce si sarebbe detto un tempo.
Ma il film in salsa italiana, per quando oggi si muova con ruoli rovesciati, è sempre orribilmente identico. Il regista questa volta è Paolo Cirino Pomicino, un esperto in materia.
I presunti delusi finiscono così nell'UDC, creando però situazioni a dir poco paradossali.
Dopo aver strappato la Binetti al PD, ora la cattolicissima esponente dell’Opus Dei si ritrova nello stesso partito con Gabriella Carlucci.
Paola Binetti notoriamente dorme su una dura tavola di legno e pratica la mortificazione corporale suggerita dall'Opus Dei, indossando un cilicio sulla coscia: per lei l'uso del cilicio è importante nella vita perchè «ci costringe a riflettere sulla fatica del vivere, è un po’ come il sacrificio della mamma che si sveglia di notte perché il bimbo piange».Carlucci invece educa i suoi figli di 15 e 16 anni ai valori del bunga-bunga: "Per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito perché dicono: è simpaticissimo, è un politico che parla una lingua che loro capiscono, racconta le barzellette è anche super potente da un punto di vista sessuale. Quanti italiani alla sua età si sognano di andare con le donne dalla mattina alla sera? Pochissimi. Berlusconi sta conquistando anche i giovani, davvero. È uno che a 74 anni, coetaneo loro nonni, ha tutte queste donne».
E ora? Cilicio per la Carlucci? O perizoma per la Binetti?


FRANANO I MONTI STRARIPANO I FIUMI INTANTO IL GOVERNO SI RIMANGIA IL MILIARDO DI EURO PER IL RIASSETTO IDROGEOLOGICO




Dal sito del Ministero dell'Ambiente: il ministro Prestigiacomo annuncia lo stanziamento di un miliardo per un piano straordinario di interventi per le emergenze nazionali in materia di dissesto idrogeologico [delibera CIPE n°83/2009 del 6 novembre 2009].
I FONDI SONO LETTERALMENTE SVANITI NEL NULLA!
Legislatura 16º - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 309 del 03/11/2011 (SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE PER L'ANNO FINANZIARIO 2012 E PER IL TRIENNIO 2012-2014)
"in particolare per quanto riguarda gli interventi per la tutela dal rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia (capitolo 8531) sono stati stanziati solo 31,3 milioni di euro. Tuttavia, a questo riguardo, va ricordato che l'articolo 2, comma 240, della legge finanziaria 2010 aveva destinato un miliardo di euro, successivamente ridotti a 900 milioni di euro per effetto dell'articolo 17, comma 2-bis, del decreto-legge n. 195 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2010, alla realizzazione di Piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più alto rischio idrogeologico. La stessa disposizione aveva altresì individuato, quale strumento privilegiato per l'utilizzo delle risorse, l'accordo di programma da sottoscrivere con le regioni interessate; la dotazione di 900 milioni è divenuta poi pari a 800 milioni di euro in virtù di un'ulteriore riduzione imposta dal decreto-legge n. 225 del 29 dicembre 2010. Per le finalità di cui all'articolo 2, comma 240, era stato istituito, dalla legge finanziaria 2010, l'apposito capitolo di spesa 8531 (PG 06). Tuttavia, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al capitolo di spesa 8531 sono presenti appunto solo 31,3 milioni di euro".

da:isegretidellacasta.blogspot.com

domenica 30 ottobre 2011

LA VERA STORIA DELLA MOGLIE DI BOSSI BABY PENSIONATA A 39 ANNI PER METTERSI IN AFFARI CON IL GOVERNO

Ieri alla Camera è successo il finimondo. Urla, insulti e pugni tra i deputati del Popolo delle Libertà e di Futuro e Libertà. La scintilla è stata l'accusa del presidente della Camera Gianfranco Fini nei riguardi della seconda moglie di Umberto Bossi di essere andata nel 1992 in pensione a soli 39 anni.
I leghisti hanno cercato di difendere l'indifendibile, affermando che la signora Manuela Marrone ha semplicemente usufruito della legislazione all'epoca in vigore.
L'ex maestrina in verità non ha scelto di andare in pensione per poter vivere tranquillamente al fianco del marito, con i quindicimila euro al mese che lui "guadagna" in parlamento da 24 anni, dall'ormai lontano 1987. Non si è accontentata di piazzare il poco istruito figlio Renzo, per due volte bocciato all'esame di maturità, nel consiglio regionale della Lombardia.
No. La signora Morrone ha intuito subito come con la parificazione scolastica era possibile fare molti più soldi di quelli che percepisce un qualsiasi insegnante statale.
Ha messo così in piedi una bella scuola privata a Varese, la scuola paritetica Bosina, e casualmente, malgrado i tagli e i sacrifici che Berlusconi e Tremonti pretendono da tutti gli italiani, ecco spuntare 800.000 euro dal "Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione e lo sviluppo del territorio" del ministero dell’Economia, destinati all'ampliamento e la ristrutturazione di uno specifico immobile scolastico privato: la scuola paritetica Bosina.
E vissero tutti felici e contenti, padre, madre e figlio, a spese dei contribuenti!
da: www.isegretidellacasta.blogspot.com



martedì 25 ottobre 2011

L'on. Di Pietro (Cristiano) e l'on. Bossi (Renzo): SCOPRI QUAL'E' LA DIFFERENZA



Cristiano Di Pietro è figlio dell'onorevole Antonio Di Pietro.
Oggi è consigliere regionale nel Molise.
2512 elettori hanno scritto sulla scheda elettorale il nome DI PIETRO affianco al simbolo Italia dei Valori DI PIETRO
Renzo Bossi è figlio dell'onorevole Umberto Bossi.
Oggi è consigliere regionale in Lombardia.
11.534 elettori hanno scritto sulla scheda elettorale il nome BOSSI affianco al simbolo LEGA NORD.
Cristiano Di Pietro era un poliziotto da 1200 euro al mese.
Renzo Bossi nemmeno quello è mai riuscito a fare, essendo stato bocciato per due volte all'esame di maturità.
Cristiano Di Pietro ha scalato velocemente la carriera politica, da consigliere comunale a provinciale, ora regionale: diventato famoso per le sue intercettazioni con Mautone, il provveditore ai lavori pubblici del Molise finito in galera, telefonate nelle quali segnalava imprenditori, ingegneri e geometri a cui affidare i lavori, nel periodo in cui il papà era ministro ai lavori pubblici.
Renzo Bossi ha preso invece l'ascensore per salire direttamente sul Pirellone, la sede del consiglio regionale lombardo.
Cristiano Di Pietro ora guadagna 10255,39 euro al mese.
Renzo Bossi invece ora guadagna 12555,23 euro al mese.
Potete soffermarvi sulle analogie o evidenziare le loro peculiarità.
Lasciando perdere orientamenti e pregiudizi politici, dell'una o l'altra sponda, siete liberi di esprimere qualsiasi giudizio sui
giovani rampolli di famiglia.
Ma di una cosa potete stare certi.
Li troverete entrambi molto presto tra i banchi del parlamento.
Differenti gli schieramenti politici, ma identico il destino già segnato.
E non mancheranno mai di ripetere ad alta voce - da una parte e dall'altra - quelle parole e quei valori che proprio perchè proferite dalle loro bocche si svuoteranno ancor più di senso e dignità: viva il merito, viva la democrazia, viva la libertà.


CHIEDONO SACRIFICI E TAGLI ALLE PENSIONI,MA I MINISTRI SI TAGLIANO I LORO TAGLI AGLI STIPENDI




Contrordine ministri e sottosegretari, non agitatevi. Meno vi muovete e meno si nota che era tutta una finta. La riduzione del vostro stipendio, annunciata in pompa magna nell'imminenza della «manovra bis» era solo un eufemismo, un modo di dire. Stupisco che ci siate cascati.
Insomma era solo uno scherzo o, se volete, un gioco di destrezza per tenere buoni i cittadini normali, quelli che Palazzo Chigi lo vedono solo sugli schermi tv quando la sera si abbioccano davanti ai Tg. Solo per loro erano (e sono) i tagli. Infatti per ministri e sottosegretari, poiché ricoprono cariche politiche e non sono titolari di un rapporto di lavoro dipendente, non posso essere destinatari dei tagli al trattamento economico complessivo disposti dall'articolo 9, comma 2 della manovra correttiva del 2010. A questi, pertanto, sulla mensilità in pagamento il prossimo novembre, sarà rimborsato quanto trattenuto in applicazione della predetta norma.È quanto si desume scorrendo il testo del messaggio 11.10.2011, n.150 che la direzione centrale dei sistemi informativi e dell'innovazione del Ministero dell'economia ha diffuso per fornire chiarimenti in ordine al calcolo
della decurtazione prevista dal Dl n.78/2010.
Come si ricorderà, il legislatore ha previsto che, a decorrere dall'1.1.2011 e sino al 31.12.2013, i trattamenti economici complessivi dei dipendenti, anche di qualifica dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, superiori a 90.000 euro lordi annui, sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro.
Il messaggio del Mineconomia, pertanto, avvisa che a decorrere dalla rata del corrente mese di ottobre, sono stati effettuati ulteriori interventi in applicazione della disposizione ex art.9, comma 2 del Dl n.78/2010. In particolare, Via XX settembre rileva che la determinazione del trattamento economico complessivo lordo verrà effettuata assicurando che, ai fini della riduzione, si faccia riferimento al trattamento spettante in ragione d'anno; Quindi, in casi di redditi percepiti con misura inferiore ad un anno (ad esempio, se l'assunzione è avvenuta a metà 2011), la riduzione verrà comunque applicata «in quanto il trattamento economico complessivo è dato dallo stipendio mensile per 12, ferma restando l'applicazione della ritenuta mensile per il solo periodo di effettiva vigenza». Inoltre, anche nel caso di personale destinatario del taglio legislativo, che è cessato dal servizio nel corso del 2011, saranno assicurati interventi con conguagli a loro debito.
Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Ragioneria Generale dello Stato (il riferimento è alla circolare n.12/2011), il Mineconomia precisa che, ai fini della determinazione del trattamento da sottoporre a riduzione, sono considerate di competenza dell'anno in cui vengono erogate, le somme accessorie che sono liquidate nell'anno successivo rispetto all'anno in cui sono effettuate le prestazioni a cui si riferiscono. Quindi, tali emolumenti sono imputati al trattamento economico dell'anno in corso «anche nel caso in cui siano corrisposti a tassazione separata».
Ma è l'ultimo capoverso del messaggio di Via XX Settembre che regala una novità. Infatti, sulla scorta delle indicazioni fornite dall'Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l'analisi dei costi del lavoro pubblico (IGOP) della stessa Ragioneria generale dello Stato, dall'applicazione della norma in oggetto devono essere esclusi i Ministri e i Sottosegretari. Ciò in quanto "tale personale ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente". Pertanto, in linea con quanto appena detto, per il citato personale, il messaggio del Mineconomia avvisa che sulla mensilità di novembre 2011 si darà corso al rimborso di quanto trattenuto in applicazione dell'articolo 9, comma 2 del Dl n.78/2010.

venerdì 14 ottobre 2011

OGGI VOTO DI FIDUCIA :ALLE 13 PROSTITUTE E MERCENARI IN FILA DA BERLUSCONI E CON LUI IL BLOCHETTO DEGLI ASSEGNI

l voto di fiducia è per chiamata nominale: la presidenza chiama per nome uno ad uno i 630 deputati in ordine alfabetico e questi devono recarsi sotto la postazione del Presidente della Camera e pronunciare una sola parola: o SI o NO.
Li chiamano una prima volta, finito l'ordine alfabetico, richiamano una seconda volta coloro i quali non hanno risposto alla prima chiamata.
Hanno inventato lo smartphone, l'automobile, internet, la televisione, il computer, ma la procedura è sempre la stessa adottata nel 1861.
Il voto quindi non è simultaneo e ciò permette al governo di turno di potersi fare un'idea dell'esito finale del voto a seconda delle previsioni e le proiezioni redatte dai propri capicorrente.
Fin dai tempi di Depretis e Crispi, i deputati-mercenari si mettevano in vendita in tutte le stagioni, ma il loro acquisto entrava all'ordine del giorno solo nei casi dei governi traballanti, quelli sorretti cioè da una maggioranza troppo vicina alla maggioranza minima di 315 deputati.
Ma ci sono una manciata di minuti all'anno che rappresentano il vero cuore dell'arte della prostituzione politica: le quotazioni schizzano vertiginosamente in alto e i mercenari e i scilipoti vari fanno un mucchio di soldi.
Questo spettacolo indegno si consuma nel breve lasso di tempo che intercorre tra la prima chiamata e la seconda chiamata.
I mercenari restano nel corridoio all'esterno dell'aula, il pomposo transatlantico, e restano impassibili alla voce in filodiffusione del rpesidente della Camera che pronuncia il suo nome e cognome.
Il disertare la prima chiamata, malgrado la propria presenza all'interno della Camera, è un messaggio in codice fin troppo chiaro.
Se i numeri della prima chiama sono traballanti e i mercenari della politica hanno saputo fare un buon gioco di squadra disertando in massa la prima chiama, gli agenti del lavoro sporco e i capocorrente (in questa legislatura quasi sempre il plurinquisito Denis Verdini) si avvicinano e lanciano l'ultima offerta.
Questi delinquenti di deputati mercenari non hanno studiato Aristotele, Cavour o Spinoza, non sanno nulla di deficit della bilancia commerciale o di disavanzo primario: la vera qualità di questi prostituti della politica è il saper vendersi al momento giusto, cioè al massimo della quotazione.
Tira la corda, mantieni i nervi saldi, cerca di arrivare alla seconda chiama e vedrai che tutti i tuoi desideri in quella manciata di secondi diventeranno realtà.
Ci sono le zoccole più incarognite della politica che in quel frangente riescono a strappare anche un ministero dell'agricoltura (come Saverio Romano, il deputato cuffariano inquisito per associazione mafiosa diventato ministro mentre il suo capocorrente è rinchiuso in carcere), così come ci sono gli inetti che si svendono per pochi spiccioli, come il pagamento del mutuo sulla casa.
Il governo è agli sgoccioli, ma il plurimiliardario Berlusconi, può garantire un futuro e prebende per tutti. Ci sono ormai i saldi di fine stagione. ne approfittano un pò tutti. non solo Ruby e Tarantini. Ci sono anche e soprattutto i deputati . Anche loro hanno mogli, figli e parenti. E al generoso Silvio non tocca che aprire il portafoglio...
da: www.isegretidellacasta/blogspot.com

giovedì 13 ottobre 2011

PALAZZO MARINI.....UNO SCANDALO DA 25ML DI EURO ALL'ANNO









Palazzo Marini, piazza San Silvestro, Roma.
Qui di ladri non ce ne sono tanti, ma uno solo, che però risulta molto più scaltro dei tanti parlamentari che sopravvivono con "solo" 14.000 euro al mese. Lui intasca dalla Camera dei deputati all'incirca 2 milioni di euro al mese.
Il suo nome è Sergio Scarpellini, un noto palazzinaro romano che guadagna, solo attraverso l'affare di Palazzo Marini, 150 volte più del "misero" stipendio parlamentare.
Lo scandalo già alcuni anni fà venne fuori.
In pratica la camera dei deputati paga 25 milioni l'anno per l'affitto dell'intero Palazzo Marini, per 20 anni.
Il palazzo Scarpellini l'ha comprato con un mutuo, le cui rate vengono pagate dalla Camera dei Deputati.
Geniale, vero?
Ma non è finita qui.
Il vero scandalo non è solo regalare a questo signore qualcosa come 150 stipendi parlamentari al mese, o 2000 stipendi normali, ma è anche e soprattuto nella misera funzionalità di questa struttura.
Qui infatti hanno gli uffici i parlamentari "sfigati": i segretari di partito, i capigruppo, i presidenti di commissione hanno gli uffici all'interno di Montecitorio, ma essendo gli spazi limitati (limitati un corno: ho visto finanche 10 stanze con centinaia di metri quadri a disposizione di un singolo capogruppo d'opposizione), restavano qualche centinaio di deputati da sistemare.
questi li hanno spediti a palazzo Marini, che è in piazza san silvestro, sono 500 metri o poco meno da montecitorio, ma essendo che i peones sono a roma solo dal martedì pomeriggio al giovedì per le votazioni, ed essendo il loro mestiere in quei giorni incentrato essenzialmente nel premere il pulsantino del voto al suono della campana, non possono permettersi il lusso di allontanarsi così tanto.
E così quel palazzo è sempre vuoto, spettrale, cammini per centinaia di metri per i suoi labirintici corridoi senza trovare mai un'essere umano, un segno di vita.
I corridoi sono sempre vuoti, le tasche dei palazzinari collusi invece sono sempre piene!


mercoledì 12 ottobre 2011

STA ARRIVANDO IL 15 OTTOBRE..............





Dopo Madrid, Atene e Wall Street, gli indignati arrivano a Bruxelles. Obiettivo: manifestare in vista del vertice dei leader europei che il 17 e 18 ottobre affronterà la crisi dell'euro.
Il raduno, lanciato su Twitter e sui social network, intende portare nella 'capitalè dell'Unione europea marce in arrivo da una serie di paesi tra i quali Spagna, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Olanda, Polonia e Gran Bretagna.
La manifestazione, che in rete viene chiamata 'AgoraBruxelles', 'TakeTheSquarè e 'WalkToBrussels', è cominciata sotto la pioggia battente e con uno slalom tra i divieti imposti dalla polizia e dalle autorità municipali.
Il primo centinaio di 'indignatì è giunto alla spicciolata nel primo pomeriggio a Bruxelles.
L'appuntamento era nel Parc Elisabeth, nel quartiere occidentale di Koekelberg, dove avrebbero dovuto accamparsi.
Ma stamani il posto era presidiato dalla polizia ed i primi arrivati sono stati allontanati.
Gruppi di qualche decina di persone hanno percorso alcune vie del centro, cantando slogan, mentre i leader hanno iniziato una trattativa con le autorità cittadine per trovare un luogo alternativo.
Stando a quanto riferito da uno dei leader, Kim, è stata proposta l'area 'Tour et Taxis', vicino al porto sul canale di Bruxelles, giudicata però «poco adatta perchè facilmente circondabile».
Nel tardo pomeriggio la polizia a presidio di Parc Elisabeth è stata ritirata e poco dopo le 19 il primo gruppo di attivisti è arrivato nel parco piantando le tende.
Gli organizzatori intendono protrarre il raduno fino al 15 ottobre

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DALLA LEGA ALL'I.D.V. TUTTI I SOTTERFUGI PER AUMENTARE GLI STIPENDI DEGLI INUTILI CONSIGLIERI PROVINCIALI




Questa storia, con i suoi squallidi personaggi, è ambientata a Torino, ma è purtroppo un andazzo molto diffuso dal nord al sud del paese.
I protagonisti sono i consiglieri provinciali, figure istituzionali di cui si percepisce con sempre maggior difficoltà la loro funzione politica e sociale.
Il loro stipendio-base è modesto ed è necessario quindi ricorrere ad alcuni squallidi sotterfugi per rimpinguare le loro tasche, non foss'altro per i fiumi di denaro sperperato in campagna elettorale per mostrarci ossessivamente i loro faccioni suadenti e sorridenti.
Il trucco è semplice, da abbinare alla moltiplicazione delle sedute delle commissioni che possono durare anche quindici minuti.
Roberto Cermignani, dopo essere stato eletto nel Consiglio provinciale torinese sposta la sua residenza da Torino in provincia di Cuneo, a Cherasco.
Allo stesso modo il capogruppo della Lega Padana Renzo Rabellino, malgrado abiti da molti anni in via Vidua a Torino, se ne vede bene dal lasciare formalmente la sua residenza a Sambuco.
E il capogruppo dell’Idv Raffaele Petrarulo, una volta eletto, spicca il volo - sempre e solo sulla carta degli uffici comunali - per l'ultimo paesino al confine con la Francia, Bardonecchia.
Il motivo di queste "movimentazioni" sono gli squallidi 80 centesimi al chilometro che la provincia elargisce come "rimborso spese per i fuori sede”.
80 centesimi per 200 chilometri tra andata e ritorno, moltiplicato per 20 giorni al mese: a fine mese sono oltre 3.000 euro al mese.
Lo squallore è sentire poi queste persone parlare di abolizione dei privilegi e delle province: cari Bossi e Di Pietro.....meno ipocrisia

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lunedì 3 ottobre 2011

TAGLI? PER MOLTI MA NON PER TUTTI


Da alcuni mesi circola in rete una e-mail con una velocità impressionante riguardante gli stipendi, le spese sanitarie gratuite e altri benefit a disposizione dei deputati.
Il testo del messaggio contiene diverse inesattezze e si conclude con l'invito ad appoggiare una fantomatica campagna referendaria che purtroppo però non ha mai visto la luce nella realtà concreta.
Qui invece giro in rete un documento riservato che il "Centro Servizi per le Competenze Parlamentari" consegna ad inizio legislatura ad ogniparlamentare.
L'onorevole così potrà venire a conoscenza che ogni anno può "acquistare" a costo zero un paio di occhiali da sole, una vacanza all-inclusive in una località termale, cure omeopatiche, massaggi e finanche una una dentiera d'oro per lui o qualsiasi suo familiare con un tetto di spesa in questo caso di oltre 25.000 euro!
L'assistenza sanitaria, dicono i questori della Camera, è completamente a carico dei deputati: è vero, ma la copertura viene pur sempre dal lauto stipendio che a fine mese riceve costui dalla collettività.
In altre parole il trucco consiste nel tagliare l'importo netto dell'indennità - come avvenuto recentemente - e gonfiare queste voci nascoste nello stipendio lordo.
Dopo l'aumento dell'indennità di missione, mettete in conto anche questo.
Una ragione in più, qualora ce ne fosse ancora bisogno, per scendere in piazza il 15 ottobre sotto i palazzi del potere. L'indignazione dilaga in tutto il mondo, da New York a Madrid, da Tunisi a Tel Aviv: in Italia non si riesce a respirare il vento di ribellione edi libertà che scuote in mondo intero, chiusi e soffocati dal controllo e dalla censura dei mass-media, dal siparietto della politica istituzionale, dei suoi scandali, dei suoi falsi litigi, della connivenza partitocratica tipica dei sistemi bipolari.
Intanto con la crisi in corso, i ricchi spostano i loro capitali nei paradisi fiscali e le famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese. In questo modo i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Il 15 ottobre un milione di persone scenderanno in piazza per dire questo : la crisi voi l'avete provocata e voi ve la pagate.
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sabato 17 settembre 2011

IL SEGRETO DELLA CASTA

da: http://isegretidellacasta.blogspot.com
Benvenuti al circolo Montecitorio.
Però il benvenuti non è rivolto a tutti.
L'iscrizione al circolo è esclusivamente riservata a parlamentari, ex parlamentari, funzionari e dipendenti della camera, portaborse regolarmente assunti e giornalisti accreditati presso la Camera dei Deputati.
Insomma devi avere l'accesso a Palazzo Montecitorio per poter accedere al Circolo Montecitorio.
L'indirizzo della struttura è via dei Campi Sportivi n.5, in zona Acqua Acetosa, ma sappiate che un rigido controllo impiedirà a qualsiasi intruso di accedere alla struttura.
La struttura è un luogo di incontro riservato, a disposizione dei deputati anche nelle ore serali per feste e festini "esclusivi". La quota mensile di iscrizione al circolo per i deputati e gli ex deputati è 22 euro (a fronte dei 14.000 che guadagnano al mese) mentre gli esterni per accedere devono essere presentati da qualche deputato e versare quote molto più consistenti. Va però apprezzato lo sforzo di trasparenza: esiste infatti finanche un sito internet del circolo dove è possibile avere informazioni dettagliate sulla struttura, sul regolamento interno e finanche l'accesso libero alla bacheca dove deputati e funzionari affittano ville, vendono motoscafi e auto di lusso.
Il sito in verità sembra realizzato in modo particolarmente antiquato, nel linguaggio base dell'html. Possiamo però fare una scommessa: secondo voi, dopo questo post, il sito http://www.circolomontecitorio.it/ per quanto tempo ancora sarà ancora raggiungibile?
Piuttosto che il sito, bisognerebbe chiudere la struttura: costata negli anni svariati milioni di euro di denaro pubblico, da un pò di tempo si nota un progressivo degrado, parallelo probabilmente al degrado della nostra casta politica.
Del resto un tempo al Circolo Montecitorio si incontravano Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, oggi ci sono le giovani deputate elette per le loro prodezze nel bunga-bunga, gli Scilipoti vari che si aggirano alla Camera con il cartello al collo "vendesi".
Contro questo parlamento di nani e ballerine, contro questo governo di truffatori e faccendieri, contro una casta di corrotti e corruttori, si avvicina il tempo della vendetta, il giorno dell'indignazione.

mercoledì 7 settembre 2011

TREMONTI PAGAVA L'AFFITTO IN CONTANTI :EVASIONE FISCALE?



La casa di Tremonti - Secondo l'accusa Milanese avrebbe pagato al Pio Sodalizio dei Piceni l'affitto, pari ad 8mila euro al mese, di un appartamento in via Campo Marzio, utilizzato invece dal ministro Tremonti. Nell'appartamento, inoltre, sarebbero stati eseguiti lavori per 200mila euro dalla ditta Proietti che quest'ultima non avrebbe fatto pagare a Milanese ottenendo, in cambio, appalti da parte della Sogei. Tutt'altra la versione di Milanese: Tremonti, dice, gli ha versato "quale partecipazione all'affitto dell'immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile di circa 4mila euro, corrispostemi settimanalmente e in contanti". Secondo il parlamentare del Pdl, il ministro avrebbe pagato complessivamente 75mila euro. "Io mantenevo l'immobile - aggiunge Milanese - sperando nella vendita e nell'acquisto al prezzo scontato per gli inquilini" e "ho corrisposto la somma di 30mila euro versata regolarmente con bonifici bancari.
Quanto ai lavori, il parlamentare afferma che "da sempre" Proietti è l'impresa di fiducia del Pio Sodalizio e che i rapporti con la Sogei "risalgono al 2001". Dunque, "escludo nella maniera più assoluta di aver favorito lui o imprese a lui collegate nelle acquisizioni di appalti pubblici". In ogni caso, precisa, l'importo dei lavori realmente eseguiti è di 50mila euro e non di 200mila.
Non sono l'uomo-chiave delle nomine - L'ex consigliere sostiene che c'è una "strategia ben studiata" messa in atto in modo tale che "si traesse il convincimento che anche semplici vicende personali ed economiche, comuni a molte persone, siano state per me invece il frutto di corruzione o finalizzate esse stesse all'illecito". E' in questo quadro che "si è finito per dare per scontato" che dentro le quattro cassette di sicurezza a lui intestate ci siano 11 milioni di euro e che "io potessi essere il deus ex machina di tutte le nomine, anche quelle di primo livello". "Ed invece voi sapete - scrive nella memoria indirizzata ai colleghi parlamentari - che così non è".
Le sterline e la casa della figlia - Così come non sono frutto di una tangente, sostiene sempre il parlamentare, le mille sterline d'oro che erano nelle cassette di sicurezza del deputato. "Appartengono invece alla famiglia della mia ex moglie e le provengono da una eredita paterna" dice. E poi spiega: "A seguito della separazione ci siamo accordati che le sterline le tenessi io per poi utilizzarle nell'acquisto di un appartamento a Roma per nostra figlia, quando avrei venduto la nostra casa di Cannes". Ed è quello che è accaduto quando, nel 2010, ha acquistato una casa a Brera, a Milano, per la figlia Giulia, pagandola un milione di euro.
Nella memoria, però, l'ex consigliere di Tremonti lancia anche un paio di accuse. Contro alcune "procure colabrodo" dalle quali le "notiziae criminis, le iniziative investigative e gli atti processuali riservati" finiscono direttamente sui giornali; contro una campagna stampa "feroce" che, a suo dire, sarebbe stata messa in atto contro di lui da parte di una "certa stampa vicina al dottor Marra e al generale Adinolfi" (il presidente dell'agenzia Adn Kronos e il capo di stato maggiore della Gdf indagati entrambi nell'inchiesta P4, ndr) che ha agito "con maggiore acredine" per "gettare su di me quel discredito necessario ad indebolire quanto avevo dichiarato al dottor Woodcock circa le vicende della P4 e dei gravi contrasti all'interno della Gdf che hanno sfiorato" lo stesso Tremonti. E contro chi vuole "a tutti i costi trasformare un incontro conviviale in un'occasione criminale". Quest'ultimo riferimento è alla cena che si è tenuta a casa dell'avvocato romano Luigi Fischetti e alla quale parteciparono il ministro Tremonti, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e lo stesso Milanese. Secondo i pm il deputato sapeva già di essere indagato e il procuratore aveva già sentito alcuni testimoni d'accusa proprio contro di lui.
da: tg24.sky