mercoledì 8 luglio 2009

14 LUGLIO " BLOG IN SCIOPERO"


Sono già centinaia di blog e i siti italiani che hanno aderito alla giornata di "rumoroso silenzio" della Rete indetta per il 14 luglio prossimo contro le norme del Decreto Alfano (quello sulle intercettazioni) che vanno a colpire anche il Web. L'iniziativa, organizzata dal docente Guido Scorza, dal giornalista-blogger Enzo Di Frenna e partita dal nostro blog Piovonorane, nasce dal fatto che nella proposta Alfano è previsto anche un "obbligo di rettifica" per i blog: un apparente richiamo alla responsabilità on line che in realtà, per il modo in cui viene imposto e sanzionato, diventa una disincentivazione molto forte alla produzione dei contenuti on line, con l'effetto di ridurre gli spazi di libertà in Rete. «Gli ultimi mesi», scrivono gli organizzatori della protesta, « sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell?informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel "Decreto Alfano" sulle intercettazioni rientrano all'interno di questa offensiva. Il cosiddetto "obbligo di rettifica" imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a .... ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell'obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.
I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c'è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i "citizen journalist" se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano. La pluralità dell'informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell?uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia. Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog». Attorno all'iniziativa è nato un sito, chiamato Diritto alla Rete, a cui si può aderire registrandosi, inviando commenti, foto e video.Qui il video in cui il professor Guido Scorza spiega le ragioni della protesta.Qui una spiegazione sugli effetti della legge.Alla protesta hanno già deciso di partecipare moltissimi blog, dai più noti ai meno conosciuti. Tra gli altri, quelli di Vittorio Zambardino, Ivan Scalfarotto, Luca Sofri, Alessandro Robecchi, Mario Adinolfi, Giuseppe Granieri, Claudio Sabelli Fioretti, Sergio Ferrentino e Antonio Di Pietro Chi vuole aderire o comunque contribuire al dibattito, può farlo sul sito di Diritto alla Rete

lunedì 29 giugno 2009

BAVAGLIO BIS.....TRIS.....




L 'Onorevole leghista Carolina Lussana, moglie di un deputato forzista che, guarda caso, è riconoscibile in queste definizioni, persone già sottoposte a indagini in processi penali, lui si chiama Galati, sta in Calabria, lei invece è una padana dura e pura o forse lo era, adesso è diventata dura e pura ma un po’ diversa da come eravamo abituati a conoscere i leghisti, quelli che nel 1992 urlavano via i ladri, via gli inquisiti etc., poi molti di loro furono inquisiti, non la Lussana peraltro, la quale però si preoccupa per quelli che invece lo sono, inquisiti è quelli che sono stati condannati e nel suo partito ce ne sono parecchi, è un partito che ha come segretario un pregiudicato per istigazione a delinquere, finanziamento illecito come Bossi o addirittura per resistenza a pubblico ufficiale come Maroni o addirittura per incendio come Borghezio, per non parlare di molti altri.
Questa Lussana ha presentato il 20 maggio, quindi un mese e qualcosa in più fa una proposta di legge che è un ulteriore bavaglio in aggiunta al bavaglio che stanno preparando con la Legge Alfano che è in discussione alla Commissione giustizia del Senato invece, dopo essere già stata licenziata e approvata dalla Camera, quell’Alfano riguarda le intercettazioni e la possibilità di pubblicare notizie su indagini in corso e vieta naturalmente la pubblicazione degli atti, delle indagini in corso, ma anche delle intercettazioni, pena la galera per i giornalisti e una multa di oltre mezzo milione per ogni articolo per gli editori e vieta ai magistrati di fatto di fare le intercettazioni e di questo ci siamo occupati qualche settimana fa, adesso bisogna prepararsi perché la Legge Bavaglio sta per essere approvata anche dal Senato e se sarà approvata dal Senato senza modifiche rispetto al testo passato alla Camera, entrerà in vigore, a meno che Napolitano non si desti e non decida finalmente di rimandare indietro qualcosa, questa per esempio potrebbe essere una buona occasione… e questa dunque sta per arrivare, ma lo sappiamo, l’8 luglio al Circolo Alpheus a Roma Ostiense, la sera dalle 21 in avanti organizziamo con il nostro nuovo giornale - il Fatto quotidiano -, una notte bianca contro il bavaglio a cui parteciperanno giornalisti, magistrati, artisti, comici, Avvocati e spiegheremo e leggeremo molti di quegli atti che ci vogliono impedire di legge e faremo ascoltare anche alcune intercettazioni in originale, ci sarà da divertirsi, Alpheus 8 luglio dalle 21 a Roma Ostiense, comunque seguite sul blog voglio scendere e sul blog antefatto tutte le informazioni che vi daremo in questi giorni. Il bavaglio bis è quello che invece è firmato dalla leghista Lussana e non riguarda le indagini in corso, riguarda le indagini e i processi che sono già fatti, certo perché bisogna pensare a tutto, con una legge ci vietano di raccontare quello che stanno scoprendo adesso i magistrati, tipo per esempio Puttanopoli, non potremo sapere niente di Puttanopoli, state attenti, se fosse già passata questa legge, invece quella della Lussana completa il quadro, ripulisce gli angoli della stalla, vieta anche di pubblicare notizie su indagini già chiuse, su condanne già emesse, su patteggiamenti già concordati, sia che le indagini e i processi si siano chiusi con il proscioglimento, con la prescrizione, sia che si siano conclusi con la condanna o con il patteggiamento, dopo un certo numero di anni, cosa fatta, capo A, nessuno può più scrivere nulla e chi si è visto si è visto, questa simpatica signora lo chiama il diritto all’oblio, anche perché il garante della privacy già più volte ha riconosciuto il diritto all’oblio e forse trattandosi di privati cittadini potrebbe essere accettabile che un cittadino, dopo qualche anno, se resta un privato cittadino, ha diritto all’oblio, ho i miei dubbi che questo diritto possa esserci, è vero che la gente cambia, ma è anche vero che certi vizietti magari uno non se li leva mai, uno che ha avuto una condanna per pedofilia e sono passati alcuni anni, ha il diritto a che non si sappia che lui ha avuto una condanna per pedofilia?Non so, penso che abbiamo il diritto di saperlo sempre che questo signore ha avuto una condanna per pedofilia, perché speriamo che sia cambiato ma non si sa mai, ma questo riguarda i privati cittadini, qui invece il problema e lo si capisce bene dal testo della Signora Lussana anche se con alcune furbate cerca di far capire che invece con i personaggi pubblici ciò non vale, in realtà questa legge potrebbe andare a impedire o a dare noia ai siti Internet che vogliono occuparsi, tanto uno a caso, quello da cui stiamo trasmettendo, quello di Beppe Grillo oppure i nostri, quelli di chi si occupa appassionatamente di queste cose, di condanne, processi a carico di uomini politici, di uomini della pubblica Amministrazione, di imprenditori, di finanzieri, banchieri, di persone che hanno un ruolo pubblico e non privato e che quindi hanno delle responsabilità di fronte ai cittadini. Comunque per evitare equivoci leggo, questa è la relazione che accompagna la proposta di legge 2455 della Signora Lussana “Onorevoli colleghi la presente proposta di legge è finalizzata a riconoscere ai cittadini, già sottoposti al processo penale, il cosiddetto diritto all’oblio, su Internet cioè la garanzia che decorso un certo lasso temporale le informazioni, immagini e i dati riguardanti i propri trascorsi giudiziari, non siano più direttamente attingibili da chiunque. Prima della nascita di Internet – qui si improvvisa storica – l’eco delle vicende giudiziarie di una persona imputata in un processo penale, finiva per esaurirsi in tempi accettabili - già, la gente si dimenticava, siamo il paese degli smemorati, siamo il paese dove i giornali invece di ricordare chi sono gli inquisiti che tornano etc., etc., stanno zitti, siamo il paese dove Dall'Urti viene intervistato come bibliofilo anziché come pregiudicato per false fatture, frode fiscale e condannato in primo grado per mafia, quindi quando non c’era Internet, era meraviglioso, bastava controllare la carta stampata o affidarsi alla smemoratezza della carta stampata, televisione sempre stata nelle mani dei partiti.

venerdì 26 giugno 2009


Per la giunta di Letizia Moratti ormai Zincar è il marchio di un incubo. Una storiaccia brutta, su cui ora indaga anche la Procura di Milano, scandita da affari sballati, consulenze agli amici, salti mortali contabili. Ma ancora non basta, perché adesso si apre anche un fronte bulgaro.
Secondo quanto “L’espresso” ha potuto accertare, la società comunale milanese appena travolta da un crack da 20 milioni, avrebbe speso decine di migliaia di euro per finanziare i viaggi in Bulgaria del suo presidente Vincenzo Giudice, consigliere comunale del Pdl, accompagnato da una pattuglia (tre o quattro persone) di consulenti o sedicenti tali.
Tutti i costi erano a carico delle disastrate casse della Zincar. Le trasferte, forse una mezza dozzina in tutto, si sono svolte tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008. La meta finale era Plovdiv, seconda città della Bulgaria. Il fatto è che al momento non si capisce bene per quale motivo la delegazione milanese abbia fatto la spola con la Bulgaria. Il sito Internet della Zincar accenna alla “validazione di un progetto” per una centrale eolica da costruire su una montagna del Paese balcanico. Ma sembra difficile che per questo lavoro si sia mosso, e più di una volta, addirittura il presidente della società.
Senza contare che dai primi accertamenti della Procura risulterebbe che anche una delegazione bulgara sarebbe approdata più volte a Milano, con tutte le spese sempre a carico dell’azienda municipale milanese. Al Comune di Milano c’è chi ricorda che nel maggio del 2008 anche il sindaco Moratti ha fatto visita a Plovdiv. Era una viaggio ufficiale e in quell’occasione, si disse all’epoca, vennero siglati accordi di collaborazione tra le due amministrazioni per lo sviluppo di tecnologie destinate alla “messa in sicurezza” della città bulgara.
Tutta questione di diplomazia, allora? Gli uomini di Zincar facevano da apripista al sindaco e alla sua strategia del sorriso verso gli amici balcanici? Può darsi. Certo è che l’operazione Plovdiv, rimasta sin qui un segreto ben custodito, ha contribuito ad affossare i conti dell’azienda comunale. Insieme a Giudice prendeva abitualmente il volo per la Bulgaria un codazzo di consulenti, tutti ben pagati. Il gruppo comprendeva anche un ottantenne sottufficiale in pensione dell’esercito, tale Giuseppe Roselli, che amava presentarsi ai suoi interlocutori come un generale.
Roselli è una vecchia conoscenza di Domenico Scarcella, a sua volta consulente a libro paga di Zincar. Scarcella, 59 anni, ingegnere, è un professionista che vanta agganci importanti nella politica milanese, ramo Pdl. Siede nel consiglio di amministrazione dell’Amsa, l’azienda municipale per la raccolta rifiuti e in passato è stato amministratore della Metropolitana milanese. I documenti all’esame della Procura rivelano che sotto la gestione di Giudice, cominciata a maggio 2007, Zincar ha pagato parcelle per decine di migliaia di euro a Scarcella, che disponeva di un ufficio tutto suo presso la sede della società milanese. Un trattamento simile è stato garantito anche a Calogero Casilli, un altro dei fortunati partecipanti alle trasferte a Plovdiv.
Insomma, ricchi premi per tutti, mentre la Zincar andava a fondo. E i bilanci? No problem, come hanno scoperto i liquidatori Angelo Provasoli e Angelo Casò. Bastava truccare il valore degli appalti in corso di esecuzione, inserendo nei conti valori superiori a quelli reali. Così si nascondevano le perdite e la giostra delle consulenze agli amici degli amici poteva continuare. Eppure, almeno sulla carta, il Comune di Milano avrebbe dovuto vigilare sulla gestione della propria controllata. Ma, a quanto pare, nessuno per anni si è accorto di niente. Fino al crack di fine maggio. E allora addio consulenze d’oro. Addio gite a Plovdiv.
da l'espresso.

giovedì 25 giugno 2009

APPELLO DELLE DONNE



Appello di donne alle first ladies: "Non venite al G8 italiano"Margherita Hack e Dacia Maraini hanno aderito - Oltre 2000 firme"Siamo profondamente indignate per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano tratta le donne sulla scena pubblica e privata. Rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi del prossimo G8 dell’Aquila perché disertino l’appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi". Oltre duemila adesioni e grande eco internazionale per l'appello promosso da quattro docenti universitarie (Chiara Volpato, Angelica Mucchi Faina, Anne Maass e Marcella Ravenna) e ospitato da MicroMega.net. FIRMA - Le adesioni prima della pubblicazione dell'appelloL'appello sulla stampa estera: El País - Daily Telegraph - El Mundo

giovedì 18 giugno 2009

LE FATICOSE GIORNATE DELL'ON. AVV. GHEDINI













Un anno fa l'on. avv. Niccolò Ghedini era un uomo distrutto: il cliente più lucroso del mondo, rendendosi immune dai processi col lodo Alfano, gli aveva sottratto il pane di bocca. Lui infatti s'era detto contrario al Lodo, confidando di «vincere i processi in aula» (nel senso di tribunale). Il noto cliente, conoscendosi, preferì vincerli in un'altra aula (nel senso di Parlamento). Ma ben presto l'On.Avv. si rivelò uomo di poca fede. L'illustre cliente, per non lasciarlo disoccupato, seguitò a combinarne di tutti i colori, garantendogli una mole di lavoro che fiaccherebbe un rinoceronte. Il divorzio da Veronica ha costretto il penalista a mobilitare le sue due sorelle, per dividere il lavoro. E poi l'inchiesta Saccà, con tutte quelle ragazze da sistemare perché sennò parlano. E poi quella svampita di Noemi da Casoria, che s'è messa addirittura a parlare. E poi la sentenza Mills, su cui il difensore del cliente non-più-imputato ha voluto comunque dire la sua. E poi le foto di Villa Certosa, gnocca e voli di Stato. E ora l'inchiesta a Bari su altri stock di gnocca a prezzi di realizzo, stavolta a Palazzo Grazioli. E poi le comparsate tv per gridare «mavalà» e le dichiarazioni alla stampa per difendere l'indifendibile, prima che il Cliente apra bocca e faccia altri danni. Giorni e notti a scartabellare, denunciare, esternare. Una vita d'inferno. Poi è chiaro che uno perde il filo e non sa più come si chiama. Come quando dice: «Non è casuale che l'avvocato del fotografo Zappadu sia eurodeputato Idv: una doppia veste - avvocato e parlamentare - che non si dovrebbe confondere...». O quando tenta di smentire la versione di Patrizia confermandola (e poi rettificando): «Ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile». Ecco: senza rettifica, ora saremmo autorizzati a definire il premier «utilizzatore finale» di ragazze a tassametro. E a sospettare Ghedini artefice del complotto ai suoi danni. In ogni caso: grazie,avvocato
www.voglioscendere.it






sabato 13 giugno 2009

ABRUZZO TRA PIDOCCHI E GASTROENTERITI






"Se gli anziani non torneranno presto nelle loro stanze finiranno per cuocere...". Miriam Charapcikova gestisce una casa di cura nel cuore dell'Abruzzo terremotato: 16 anziani, tra i quali depressi e schizofrenici, boccheggiano aggrappati all'ombra degli alberi, stretti l'uno all'altro per non essere sfiorati da un sole che pesa sulle vite dei 30 mila sfollati distribuiti in 167 tendopoli. La casa di cura ha solo qualche crepa che rimetterebbero a posto da soli se solo ricevessero il via dalle autorità. "Per gli anziani è una lotta contro il tempo", dice Charapcikova. Più si avvicina l'estate più le tende blu che punteggiano l'Aquila e le sue montagne si trasformano in forni. Anziani, bambini, donne incinte, saranno i primi a essere colpiti. Già lo sono. "Cinque infarti, quattro bypass, diabete, qui non posso stare a lungo e con l'inverno che comincia a metà agosto, moriremo di freddo, se non prima di caldo", racconta la signora Bruna, 66 anni, nel campo di Acquasanta che ospita un migliaio di persone e uno sciame di pidocchi quasi debellati. Al campo più grande nel centro dell'Aquila al caldo si unisce la convivenza forzata tra tende che ospitano una decina di persone ciascuna. Privacy inesistente, abitudini interrotte, nel campo di Piazza delle Armi non ci sono più differenze, ricchi, poveri, italiani, stranieri, drogati, vecchiette bene e prostitute. Un pentolone di persone che ribolle sotto il sole pronto a scoppiare più tempo passa. "Sono 1.350 persone", dice il capo-campo Gian Marco Venturoli della Protezione civile, "non è un girone dell'inferno, piuttosto un enorme condominio". Si litiga per il volume della radio, per i bagni sporchi e la esasperazione a volte sfocia in intolleranza. "Tornatene a casa, non hai diritto di stare qui, mi hanno detto a mensa. Ho risposto in dialetto e si sono zittiti", si sfoga Natalì Mendoza, peruviana di 25 anni, in Italia da 16: "Ho perso due amiche nel terremoto. Non è facile per nessuno". Pidocchi e gastroenteriti saranno, a lungo andare, i nemici nelle tendopoli. "È normale che ci siano casi", spiega il dottor Fabrizio Pignatelli, coordinatore delle attività del campo delle Armi. "Ma abbiamo ricreato un servizio medico che prima era sparso su tutto il territorio, dagli specialisti ai prelievi, giriamo tra le tende per capire se ci sono situazioni di disagio". Disabili da trasportare in bagno, tossici che lasciano garze insanguinate nelle docce, delinquenti agli arresti domiciliari in tenda. "Pure io mi sono preso una bella dissenteria", ammette il dottor Paolo Pasqualetti mentre esce da Campo Friuli per andarsi a comprare un camper. Difficile essere terremotati e medici costretti ad accantonare i propri lutti per poter lavorare. La dottoressa Laura Vitali dorme in tenda all'ospedale San Salvatore, dove hanno isolato un caso di tubercolosi e ricoverato una ventina di persone tra problemi polmonari e infezioni intestinali. "Lavoriamo in maniera artigianale tra il caldo e la mancanza di attrezzature. Ci servono container e strutture più agevoli", dice pensando alla casa che ha perso, mentre alla collega accanto si riempiono gli occhi di lacrime. "Il dolore e la paura sono nemici dei campi", spiega Claudio Mochi psicologo dell'emergenza. Così a Onna, dove è stato appena celebrato il 41 funerale, i superstiti si svegliano guardando le macerie e le loro vite fatte a pezzi. Non lontano, ad Arischia, molti insegnanti se ne sono andati. "Sono sulla costa, già in ferie, fuggiti", dice Cristina Baratelli, educatrice al campo (400 persone) e residente in una tenda da 20. "Non perdiamo tempo", scandisce Berardino Beccia, vigile del fuoco terremotato, "dateci il legno e le casette ce le costruiamo da soli

martedì 9 giugno 2009

SIAMO DAVVERO IN DEMOCRAZIA?







L’attacco finale alla democrazia è iniziato! Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto controllo.
Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l’obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che
sono immigrati clandestini e la schedatura dei senta tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D’ Alia (UDC), è stato introdotto l‘articolo 50-bis, “Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet“. Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l’articolo è diventato il nr. 60. Anche se il senatore Gianpiero D’Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della “Casta” che non vuole scollarsi dal potere. In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all’estero. Il Ministro dell’interno, in seguito a comunicazione dell’autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l’interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine.
L’attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l’istigazione a delinquere e per l’ apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l’istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all’odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l’informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l’unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l’unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l’ennesima volta, in una materia che vede un’impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d’interessi.
Dopo la proposta di legge Cassinelli e l’istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al “pacchetto sicurezza” di fatto rende esplicito il progetto del Governo di “normalizzare” il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l’Italia come la Cina e la Birmania.
Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.Fate girare questa notizia il più possibile. E’ ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani. E’ in gioco davvero la democrazia!!!

lunedì 1 giugno 2009

UNA COSETTA DA POCO CONTO..........






Uno scandalo che non riguarda più solo gli italiani, ma anche i paesi partner dell'Italia, nell'Unione Europea, nella Nato, nel G8 che l'Italia si prepara ad ospitare. E' questo il severo giudizio di un editoriale del Times di Londra sulla vicenda che ruota da settimane attorno a Silvio Berlusconi, al suo rapporto con la 18enne Noemi Letizia, alle feste in Sardegna e al divorzio dalla moglie Veronica Lario. E non è solo il Times a occuparsi ancora una volta di questa storia, che la stampa inglese sta seguendo con particolare attenzione: ci sono nuovi articoli anche sul Financial Times, sul Daily Telegraph, sull'Independent. E uscendo dal Regno Unito, si occupano delle vicende del premier Liberation e la Frankfurter Allgemeine Zeitung.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), in un articolo firmato dallo storico corrispondente in Italia Heinz Joachim Fischer, fa paragoni mitologici: "A Silvio Berlusconi non basta presentarsi in Italia come un principe del rinascimento. Ora si prende a modello gli dei dell'antichità. Ad esempio il padre degli dei: Giove. Costui non era conosciuto solo per fulmini e saette, ma anche per le sue visite audaci presso le donne, tanto malfamate, quanto forse amate". Fischer parte dalla festa di compleanno di Noemi Letizia a fine aprile: da allora "in Italia è scoppiato il caos" e la ragazza di Casoria è diventata "famosa" come l'europarlamentare tedesco Martin Schulz, colui al quale Berlusconi diede del "kapò nazista" durante un intervento a Strasburgo nel luglio 2003, dopo le critiche sul conflitto di interessi e i guai con la giustizia del capo di governo italiano. Il paragone non è "fuorviante", sottolinea Fischer, perchè fu proprio Schulz, in una lunga intervista allo Spiegel, a criticare e a non trovare per niente divertente la strada aperta a giovani bellezze per fare carriera politica, anche nel parlamento europeo: "Berlusconi trasforma sistematicamente in gossip la politica italiana", disse allora il capogruppo del Partito socialdemocratico tedesco alle europee. Francia. Il quotidiano Libération dedica la copertina alla vicenda: "Lo scandalo alle calcagna" e nelle due pagine interne: "Rivelando la tresca il quotidiano Repubblica ha fatto vacillare la popolarità del presidente del consiglio. E' una battaglia portata avanti nel nome di una certa concezione dell'interesse pubblico". Spagna. Il quotidiano El Pais torna a trattare la questione in una corrispondenza da Roma: "L'opposizione italiana chiede a Berlusconi che spieghi in parlamento se abbia portato nell'organizzazione elettorale del partito i suoi invitati delle feste private in Sardegna" e si chiede: "Berlusconi utilizza gli aerei ufficiali dello stato Italiano per portare gli artisti, ballerine e veline a Villa Certosa? Ha fatto uso improprio dei beni dello stato? E' l'ultimo capitolo del Naomigate che ha trasformato l'Italia in un manicomio semplicemente portando allo scoperto l'abitudinaria mescolanza tra vita privata e pubblica di Berlusconi e la sua tendenza a conquistarsi amici e amiche dell'ambiente televisivo portandoli in quello politico". Sferzante il pezzo della Vanguardia: "La campagna elettorale per le Europee continua in Italia, astrusa e noiosissima, incapace di competere quanto a contestazioni, incanto mediatico, spessore del tema con la vita personale della stella più sgargiante della politica italiana degli ultimi quindici anni: Silvio Berlusconi. Nelle cerchia del potere si parla più di questa commediola che delle vicende poltico-continentali a Bruxelles. A volte diverte. La maggior parte delle volte preoccupa ed esaurisce tanta banale frivolezza".

domenica 24 maggio 2009

DOPO IL DANNO ANCHE LA BEFFA PER L'AQUILA




Da una lettura attenta del decreto legge sul terremoto, è emerso nei giorni scorsi che i soldi all'Abruzzo saranno in gran parte trovati grazie a nuove lotterie e a fumosi provvedimenti anti-evasione. Insomma sono tutt'altro che certi. Inoltre le risorse saranno spalmate su un periodo lunghissimo (fino al 2033)E così il tam tam ("Berlusconi ci inganna!") è iniziato sui blog e su Facebook, ma anche sui giornali. In una lettera al Messaggero, una cittadina terremotata de L'Aquila ha fatto i conti e ha concluso che "mai nella storia dei terremoti italiani avevamo assistito a un'ingiustizia tanto grande e a un tale cumulo di menzogne che ha ricoperto L'Aquila più di quanto non abbiano fatto le macerie".Il cash che Tremonti mette subito a disposizione si aggira sul miliardo di euro. Tolte le spese per l'emergenza, restano 700 milioni di euro, destinati alla costruzione delle casette temporanee. Circa 400 milioni saranno spesi per edificarle nel 2009 e 300 milioni nel 2010. Se ne deduce che la totalità delle case provvisorie sarebbero a disposizione entro l'anno prossimo - e non prima dell'inverno 2009. Queste casette temporanee sono definite dal decreto "a durevole utilizzazione". Insomma possono quindi durare decenni. E sono le uniche costruzioni ad avere pronta una linea di finanziamento. Piccole e sparse new town.E le new town vere, promesse da Berlusconi? A scorrere gli allegati al decreto sembra che sia molto difficile costruirle. Infatti a leggere il decreto pare che Berlusconi non possa concedere più di 150 mila euro per la ricostruzione dell'abitazione di ogni famiglia terremotata: 50 mila euro concessi cash dal governo, 50 mila in credito di imposta (anticipato dalla famiglia terremotata e ammortizzato in 22 anni), altri 50 mila con un mutuo a tasso agevolato a carico sempre della famiglia.Insomma, casette di legno per tutti (ma non subito: molte arriveranno dopo l'inverno...) e pochissimi soldi veri per costruirsi la casa nuova, quella definitiva.Da specificare tuttavia che i dettagli della legge non sono ancora stati definiti, e alcune cose potrebbero cambiare, si spera in meglio.Resta il fatto che i cittadini dell'Abruzzo ora si chiedono se dopo i sorrisi, le promesse e le pacche sulle spalle, il governo non li stia beffando.Che cosa ne pensi?

ROMA LADRONA? PUNTI DI VISTA





Nel 2001, non appena insediato al dicastero di Grazia e Giustizia, il ministro Roberto Castelli aveva annunciato la sua opera di riforma del sistema giudiziario nazionale. Con il rigore imposto dalla sua professione. «Sono un ingegnere», disse, «e nel mio Dna c’è un’attenzione particolare all’organizzazione». Per onorare l’impegno, non ritenendo forse all’altezza le professionalità dei funzionari del ministero, preferì che il suo capo di gabinetto Settembrino Nebbioso e il suo vice Alfonso Papa (ora deputato Pdl) stipulassero due contratti di consulenza, uno nel dicembre 2001 e l’altro nel marzo 2003, con la Global Brain Partners di Alberto Uva, società che Castelli aveva scelto in base alle competenze dei suoi componenti. 86 mila euro nel primo caso (liquidati nonostante nessuno abbia mai visto la relazione sul lavoro svolto) e 200 mila nel secondo caso (liquidato il 40 per cento sulla fiducia). Pagamenti che ora la Corte dei Conti chiede indietro dopo aver scoperto che la Global Brain era una scatola vuota creata a novembre del 2001, appena un mese prima dell’incarico, e che il suo fondatore, Uva, è un compagno di partito di Castelli. L’idea di progettare il sistema infatti nacque nel luglio 2001 durante una serata di gala a Missaglia, nella villa Sormani Marzorati di Uva. La stessa che Castelli usava per gli incontri con i suoi fedelissimi. Roma ladrona grazie alla Lega sprecona?

domenica 10 maggio 2009

FALSIFICATA LA MAGNITUDO DEL TERREMOTO IN ABRUZZO....

Terremoto L'Aquila falsata la magnitudo del sisma per evitare il risarcimento al 100%

venerdì 8 maggio 2009







San Marino e' uno stato sovrano tra la provincia di Rimini e quella di Pesaro - Urbino. Lingua ufficiale e' l'italiano, quella parlata e' il dialetto romagnolo. Non esiste dogana. La Banca d'Italia, da qualche mese, ha imposto ai nostri istituti di credito di trattare le banche sammarinesi come se fossero delle Isole Cayman. Il Moneyval, organismo del Consiglio d'Europa che si occupa di riciclaggio, ha decretato San Marino come stato a rischio. E l'Ocse l'ha infilato nella lista grigia dei paradisi fiscali. Qui il credo si chiama segreto bancario e societa' anonime. San Marino vuol dire 12 banche e 59 finanziarie. Tra il 1999 e il 2007 il prodotto interno lordo e' cresciuto in media del 5,66 per cento l'anno. Ci sono 6 mila imprese, in maggioranza di italiani trasferiti qui per godere dei vantaggi del sistema fiscale. Le banche sammarinesi nel 2001 raccoglievano 9 miliardi di euro l'anno, nel 2007 14 miliardi. Se dividiamo 14 miliardi per i 31 mila abitanti scopriamo che nel 2007 ogni sammarinese ha versato 450 mila euro in una sua banca. E se non e' andata cosi', come e' ovvio, vuol dire che molti italiani preferiscono portare qui i loro soldi. Perche'? Tra i suoi manieri tutto procede come nelle favole fino a quando, ai primi di gennaio del 2008, due pubblici ministeri della piccola Procura di Forli', Marco Forte e Fabio di Vizio, fanno arrestare Presidenti e amministratori di due banche: la ASSET di San Marino e la Banca di Credito e Risparmio di Romagna. Le accuse sono pesanti. Abusiva attivita' bancaria e riciclaggio. Poi, nel giugno successivo, vengono indagati per riciclaggio il Presidente e l'Amministratore delegato della Cassa di Risparmio di San Marino. Banca a cui partecipano le finanze statali e che e' titolare del piu' importante investimento sammarinese in Italia: il gruppo bancario Delta. San Marino ora si interroga su come ristabilire rapporti corretti con il sistema bancario italiano perche' in seguito alle inchieste in corso e alle nuove leggi europee antiriciclaggio, per iniziativa della Banca d'Italia, questi rapporti sono giunti al limite della rottura. E si chiede a quale modello di stato riferirsi per il futuro. Un paradiso fiscale sull'esempio del Lussemburgo? O della Svizzera?

domenica 3 maggio 2009









Segnatevi queste due frasi: “Non posso stare con un uomo che frequenta le minorenni… perché la ragazza minorenne la conosceva prima che compisse 18 anni: magari fosse sua figlia…”. “Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile”. Le ha pronunciate la moglie, da ieri ex, del nostro presidente del Consiglio, e le hanno raccolte la Repubblica e La Stampa. Memorizzatele perché non le sentirete mai citare in nessun tg o programma delle tv di regime. Lasciamo perdere quelle della ditta, dove chi dovrebbe informare è stipendiato dal tizio che va con le minorenni e non sta bene. Vediamo il “servizio pubblico”: i tg dell’ora di pranzo, i primi in onda dopo lo scoop dei due quotidiani. Tg2 (sempre così prodigo di gossip,anche sull’ultima starlette): 5 secondi da studio, meno che per il divorzio di Mel Gibson. Tg1: 15 secondi da studio, affidati all’affranta Susanna Petruni, che occulta le frasi-bomba di Veronica e riesce persino a chiudere con una vecchia frase del premier (ieri insolitamente taciturno): “La signora si è fatta ingannare dai giornali della sinistra”. Tg3: breve servizio di 50 secondi, nemmeno un cenno alle minorenni e all’uomo malato, ordinaria amministrazione e chiusura con l’avvocato Ghedini (tornato sulla breccia dopo mesi di quarantena, causa lodo Alfano) che suona il silenzio su “un fatto privato”. Ma il fatto privato è il divorzio, così come le eventuali scappatelle dell’attempato Cavaliere di Hardcore, nonno settantatreenne di tre (prossimamente quattro) nipotini. Sono invece fatti pubblici, pubblicissimi, le dichiarazioni della persona che conosce meglio di tutti il nostro premier, e che lo definisce “uomo che frequenta le minorenni” e lo paragona a “una persona che non sta bene”. Febbre suina, par di capire. Ora, immaginiamo le stesse frasi in bocca alla signora Obama, o Zapatero, o Brown, e i commenti delle tv e dei giornali di tutto il mondo. Non nel gossip: nelle pagine politiche. Non per nulla l’Italia è di nuovo “semilibera” nella classifica di Freedom House. Quel che accadrà nelle prossime settimane è prevedibilissimo. I siti del Pdl e i fogli d’ordini del regime han già servito l’antipasto: “Il Giornale” con un attacco alzo zero alla “First Lady in sonno” che “danneggia il premier e il governo” diventando “nemica della maggioranza degl’italiani”; “Libero” (una testata, un ossimoro) con tre foto di Veronica giovane a seno nudo. Prossimamente su questi schermi, qualche vecchio filmino osè, magari allegato a uno degli house organ del Sultano. Insomma la massacreranno, com’è accaduto in questi 15 anni a chiunque si sia messo di traverso sulla strada del padrone d’Italia: dai pm di Mani Pulite alla Ariosto, da Montanelli a Biagi, da Santoro a Luttazzi, a tutti gli altri epurati. I servi e i killer stanno già oliando le mitragliatrici.
voglioscendere.it

giovedì 30 aprile 2009

CARITA' CATTOLICA







La Chiesa cattolica ha stanziato per i terremotati d’Abruzzo 5 milioni di euro. E’ la medesima Chiesa che ogni anno ne incassa 4 mila dagli italiani, tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali. Inizialmente i vescovi di milioni ne avevano stanziati 3. Un bel gesto per un terremoto che si è esteso su 650 chilometri quadrati, ha ucciso 300 persone, ne ha ferite il triplo, ha sbriciolato migliaia di case e altrettante le ha rese inagibili, ha creato 20 mila sfollati distribuiti in campi di fortuna assediati dalla pioggia, dal freddo e dal fango. Poi deve essere stata la vergogna. Oppure la notizia che varie associazioni laiche erano pronte a proporre di devolvere quest’anno l’8 per mille ai terremotati. Non sia mai. L’8 per mille equivale a un miliardo di euro che finisce interamente nelle casse di papa Ratzinger. Serve a pagare gli stipendi dei preti, finanziare la propaganda della fede, la cura delle chiese, delle scuole, dei santuari, del patrimonio immobiliare. Fino agli ultimi spiccioli destinati ai poveri, agli umili, agli afflitti, ai bisognosi e persino ai terremotati. Che bisogno c’è darli direttamente a loro quando sarà la Chiesa a preoccuparsene? E infatti il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, profittando della sua visita in Abruzzo per testimoniare “preghiere e vicinanza” al gregge dei senza casa, ne ha aggiunti subito altri 2 di milioni: “Come ulteriore segno concreto della Chiesa per la ricostruzione”. Un gesto generoso. Annunciato subito in diretta tv, mentre passeggiava tra i feriti, e anziane sfollate si inchinavano a baciargli l’anello. (www.voglioscendere)

venerdì 24 aprile 2009

G8 UN RIPENSAMENTO DA 300 MILIONI DI EURO













Un ripensamento da trecento milioni di euro. La decisione del consiglio dei ministri di spostare il vertice del G8 dalla Maddalena all'Aquila lascia numerosi interrogativi aperti. Il primo è sulla necessità di organizzare in due mesi un vertice mondiale in un'area dove le priorità sono altre: trovare una sistemazione dignitosa a 68 mila sfollati. Il secondo è sulla destinazione delle strutture in fase di completamento nell'arcipelago sardo. Alcune strutture, come i due hotel destinati a ospitare i capi di stato e le loro delegazioni (132 milioni di euro) potranno trovare forse una destinazione turistica, il centro conferenze da milioni verrà sfruttato per convegni meno blasonati (58 milioni) e le costruzioni sul lungomare (42 milioni) torneranno utili in futuro. Più difficile immaginare un sistema per riciclare il centro stampa da 26 milioni di euro. In un momento di crisi economica profonda, con le casse pubbliche vuote, ha senso archiviare un investimento simile e cercare nuovi fondi per reinventare l'accoglienza dei Grandi in Abruzzo? O non si rischia di mettere in cantiere uno spreco doppio?
fonte: espresso.repubblica.it
LEGGI IL MIO VECCHIO POST: SCANDALO FORMATO G8
IL VIDEO: Le immagini esclusive del cantiere
DOCUMENTI: I moduli per lavorare Gli straordinari in nero
GRAFICO: Gli appalti della Protezione civile
GUARDA: Le foto del cantiere del G8
LEGGI: Forzati in nero




venerdì 17 aprile 2009

DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI



VERBALE DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI SVOLTO ALL'AQUILA IL 31 MARZO 2009

TROVARE I SOLDI PER LE MINCHIATE? ..........PRESTO FATTO





Chissà se fra i tre (ex) dicasteri che coordina (Lavoro, Salute e Politiche Sociali), il ministro Sacconi è riuscito a trovare il tempo per dare un'occhiata al bando per “l'affidamento dei servizi di consulenza direzionale per l’evoluzione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) e per lo sviluppo di metodologie a supporto del Sistema nazionale di verifica e controllo dell’assistenza sanitaria (SiVeAS)”. Un avviso non proprio da quattro soldi. Tutt'altro: in palio c'è una somma astronomica; la cifra massima dell'asta è infatti 17,5 milioni di euro in tre anni.
Come si legge sul sito Internet ufficiale, “il Nuovo Sistema Informativo Sanitario, nato a valle dell'Accordo Quadro tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano del 22 febbraio 2001, rappresenta la base dati condivisa finalizzata allo sviluppo di misure necessarie al bilanciamento costi-qualità”. Il SiVeAS si è invece insediato ufficialmente a febbraio del 2007 e ha un'autorizzazione di spesa di otto milioni di euro (anche se al momento non ha prodotto granché).
I due progetti informatici oggetto del bando, quindi, non sono da costruire da zero. E neanche da rifondare. A dirlo è lo stesso avviso del ministero visto che si parla solamente di “evoluzione”. Ciononostante sul piatto ci sono 17 milioni e mezzo di euro. Ma non è tanto la cifra – che secondo molti addetti ai lavori interpellati da L'espresso è davvero eccessiva – a destare le maggiori perplessità, quanto i calcoli che il personale del ministero ha fatto per arrivare a questi numeri.
Andando a pagina 100 del capitolato tecnico, si può infatti notare che i giorni/persona richiesti per i due progetti sono in tutto 16.432. Facendo due conti e considerando che, in media, una persona lavora 200 giorni all'anno, le persone a tempo pieno necessarie, secondo i calcoli del ministero, sono una trentina. Che quindi avrebbero uno stipendio di oltre 16mila euro al mese per tre anni. Non male se si aggiunge che nel bando si dice esplicitamente che un terzo del lavoro potrebbe essere svolto da personale “junior”, termine aziendale che indica l'ultima ruota del carro. Che – nella migliore delle ipotesi – guadagna al massimo 2.000 euro al mese.
Ma lo spreco non si ferma qui. Il bando – che taglia fuori la maggior parte delle piccole e medie imprese del settore visto che accetta solamente aziende con un fatturato minimo di 35milioni di euro nel triennio 2005-2007 e, nello stesso periodo, con un giro d'affari di 12milioni nei “servizi di consulenza strategica, organizzativa e gestionale nell'ambito del servizio sanitario nazionale” – non richiede infatti solo una consulenza informatica. Ma una vera e propria attività di ricerca medico-scientifica. Fra i servizi da offrire (riassunti in una tabella a pagina 70 del capitolato tecnico) ci sono:
1) Supporto strategico per l’evoluzione del NSIS,
2) Supporto alle analisi di qualità e completezza del patrimonio informativo NSIS,
3) Redazione degli studi di fattibilità NSIS,
4) Supporto nel governo del programma di attuazione del NSIS, 5) Sviluppo di metodologie per l’analisi dei fenomeni sanitari e 6) Monitoraggio dei Piani di rientro.
E' dunque del tutto evidente che la consulenza sconfini in attività di pura ricerca, come quelle del punto 5, per le quali il dibattito nelle scienze cliniche, epidemiologiche, economiche è in corso e tutt’altro che concluso. Anche altre attività, pur potendosi configurare come consulenza, di fatto riguardano in larga misura l’analisi statistica (punto 2), e quella economico-giuridica (punto 6); viene poi naturale pensare che anche sul punto 3 l’expertise di statistici e ingegneri sia del tutto auspicabile.
C'è chiedersi, poi, se la strada di affidare tutto all'esterno possa coniugare efficienza e risultati: non sarebbe meglio pensare che il ministero sviluppi al suo interno tali professionalità (il fatto che vadano a gara deve far pensare che non siano attualmente disponibili)? E anche se l’outsourcing fosse del tutto necessario e opportuno, è possibile che non esistano nell’ambito della Pa (e in particolare negli Enti tecnici del settore sanitario) professionalità adeguate che possono essere messe a disposizione del ministero? Istanze che se accolte porterebbero a risparmiare parecchi soldi allo Stato. Soprattutto considerando che sulla busta paga di un ricercatore pubblico – con 25 anni di anzianità - risultano al massimo circa 150 euro al giorno. E non 533, come quelli previsti dal bando ministeriale.
da espresso.repubblica.it

domenica 12 aprile 2009

TERREMOTO ABRUZZO






Ragazzi sono tornato mercoledi dall'Aquila come volontario della C.R.I. e vi lascio immaginare cosa ho potuto vedere con questi occhi. Sono stato destinato alla sala operativa CRI presso la caserma della guardia di finanza e mi sono occupato dello smistamento dei materiali e donazioni presso i campi allestiti dalla C.R.I.
Probabilmente ripartirò per una settimana per chi volesse donare aiuti mandi una e mail a:
emerabruzzocri@gmail.com con l'indicazione del materiale che si vuole spediree un recapito telefonico verrete contattati dal responsabile CRI addetto al materiale e donazioni oppure telefonate al numero 0862/ 361347 risponde il responsabile addetto. A presto.

giovedì 9 aprile 2009

OSPEDALE S .SALVATORE DELL'AQUILA.......... UN POZZO DI SAN PATRIZIO






Domanda: cosa unisce l’A3 Salerno-Reggio Calabria, il Ponte sullo Stretto, l’emergenza rifiuti in Campania, la diga di Ilisu e tante opere discutibili, tra cui l’ospedale San Salvatore di L’Aquila, crollato a seguito del recente sisma? Risposta: la Impregilo Spa. Infatti, sembra che i finanziamenti del Ponte sullo Stretto sia stato un modo per salvare gli azionisti di maggioranza e minoranza di tale ditta. Ditta che ha un curriculum quantomeno imbarazzante, che qualora presentato, non le permetterebbe di costruire neanche un marciapiede! Ecco cosa succede quando gli interessi degli azionisti vengono prima della vita delle persone…
L'OSPEDALE DI SAN SALVATORE A L'AQUILA E' COSTATO PIU DI 9 VOLTE PIU' DEL PREVISTO..........L'IMPREGILO E' STATA L'ULTIMA A RENDERLO OPERATIVO CON IL RISULTATO CHE A SEGUITO DEL TERREMOTO E STATO DICHIARATO INAGIBILE.
C'è tutto scritto, nero su bianco, in un libro che è agli atti del Senato. Sono le conclusioni della Commissione d'inchiesta parlamentare «sugli ospedali incompiuti», pubblicato nel 2000. Stronca senza pietà il San Salvatore dell'Aquila, l'ospedale evacuato e dichiarato inagibile dopo il disastro. Ospedale anti-sismico? I pilastri di Farmacia sono stati tagliati dalle scosse e il cemento si è sgretolato come creta. Il vicepresidente di quella commissione d'inchiesta, Ferdinando Di Orio, 60 anni, ex senatore Ds e oggi magnifico rettore dell'università aquilana, è chiaro: «Il San Salvatore è stato uno scandalo di questo Paese».
Il libro è una condanna: «Spazi di degenza angusti», «irrazionalità e obsolescenza dell'impianto costruttivo», «scarsa qualità dei materiali impiegati». Ma l'ex senatore Di Orio aggiunge: «La Guardia di Finanza ha calcolato che l'ospedale è costato nove volte di più del necessario». Basta leggere il testo del 2000: la costruzione iniziò nel 1972, spesa prevista 11.395 milioni di lire, per 1.100 posti letto (oggi sono 350, cioè un terzo). Passarono vent'anni da allora, prima che l'ospedale, nel 1992, incominciasse a funzionare con i poliambulatori. Ma a colpire di più sono i finanziamenti: quasi 200 miliardi di lire, stanziati in 20 anni da Cassa del Mezzogiorno, Regione Abruzzo, ministero dei Lavori pubblici, ministero dell'Università e Ricerca.
Così oggi Mauro Tursini, ingegnere civile e direttore dell'Ufficio tecnico della Asl, dice: «L'ospedale è stato per anni il Pozzo di San Patrizio dove buttare i soldi». Appalti dopo appalti, imprese che ottenevano i fondi e subito dopo fallivano, lasciando fermi i cantieri, in quegli anni di giunte democristiane. «Un direttore dei lavori diventò direttore generale in Comune», chiosa il sindaco oggi in carica Massimo Cialente, del centrosinistra. «Fino almeno al '93 — incalza Di Orio — l'ospedale rimase un rustico, con i pilastri abbandonati. Sarebbero bastati tre-quattro anni per completarlo e invece...». Un'avanzata a singhiozzo, a piccoli lotti, da un taglio di nastro all'altro, prima il laboratorio d'analisi, poi la Farmacia, infine le sale operatorie nel '98 e l'inaugurazione finale nell'agosto '99. Ma l'avventura iniziò nel 1967 quando l'architetto Marcello Vittorini, oggi ottantaduenne, presentò il progetto definitivo. Ora dalla sua casa romana racconta: «Ho visto che l'ospedale in alcuni punti era inagibile, ma in altri no. Non capisco cosa possa essere successo. Non so se l'incuria possa aver compromesso i pilastri. Quando con l'ingegner Gaspare Squadrilli presentammo il progetto, L'Aquila era classificata dal ministero dei Lavori pubblici come zona sismica di seconda categoria. E noi superammo tutti i collaudi».
Ma nel frattempo la classificazione è cambiata. Da almeno due anni — dice l'ingegner Tursini — L'Aquila è diventata «zona sismica di prima categoria». E infatti si fanno spesso le prove di evacuazione. Ma i controlli di stabilità? «Questo però non è giusto dirlo perché il coefficiente di sicurezza di un ospedale resta inalterato. Il San Salvatore l'altra notte non è crollato come hanno scritto i giornali. Sono venuti giù solo i pannelli, le tamponature, parlerei perciò d'imperizia...». Eppure l'ospedale continua a tremare a ogni scossa e le pareti a sbriciolarsi. Ieri sono venuti il premier Berlusconi e il ministro del Welfare Sacconi. Hanno dato un'occhiata alle strutture, hanno preso tempo: «Aspettiamo quel che ci diranno i tecnici della Commissione Grandi Rischi, già al lavoro», ha detto Sacconi. Intanto, due giorni fa, un medico oncologo dell'ospedale, Gianpiero Porzio, ricordava la battuta sinistra che gli fece l'ex ministro della Sanità, De Lorenzo, alludendo a chissà quali affari roteanti intorno al San Salvatore. «De Lorenzo?», s'indigna l'architetto Vittorini. «Se sapeva davvero qualcosa, perché non fu lui il primo ad intervenire?».

sabato 4 aprile 2009

DA PRESIDENTE PAGLIACCIO.........A PRESIDENTE CAFONE






Far attendere una signora è poco educato; farla attendere inutilmente, ancora peggio. E' il commento unanime dei siti tedeschi, secondo cui se poi la signora in questione è il cancelliere tedesco Angela Merkel che accoglie ufficialmente i capi di Stato e di governo alla cerimonia del vertice Nato, la faccenda assume quasi i contorni dell'affronto. "Penoso, penoso!", così descrive il tabloid Bild il comportamento di Silvio Berlusconi, oggi, al suo arrivo, cellulare all'orecchio, alla "passerella tra le due rive" del Reno. La didascalia sotto la foto del premier italiano spiega come, "mentre tutti i capi di stato e di governo si salutano, Berlusconi telefona, telefona e telefona...". Anche un altro, autorevole quotidiano conservatore tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, titola: "Berlusconi lascia aspettare Merkel invano". E la Welt commenta: "Lo show di Berlusconi tra Erdogan e Merkel": il primo ministro italiano "è sempre pronto a fare una gaffe" e alla cerimonia per il giubileo della Nato ha lasciato aspettare la padrona di casa Merkel per andare a telefonare sul Reno.



venerdì 3 aprile 2009

LAVORO NERO NEL NOSTRO PARLAMENTO






Neanche in Parlamento si sfugge al lavoro nero. Sono 683 gli assistenti degli onorevoli. Lavorano in un posto di prestigio, passano le giornate tra le "stanze dei bottoni" e gli spostamenti dei loro assistiti, hanno contatti con "quelli che contano". Ma dietro tutto questo fumo c'è davvero poco di concreto: il 92 per cento di loro lavora in nero, da anni, per tante ore al giorno, senza una retribuzione regolare. In numeri: solo 54 su 683 hanno un contratto secondo le regole. L'inchiesta è stata portata avanti da "Le Iene", che sono riuscite ad entrare in possesso di documenti che testimoniano come funziona il lavoro dell'esercito di persone che aiuta gli onorevoli.





AD ACERRA PIOVE DIOSSINA






Undici milioni e mezzo di metri cubi di fumi, 600 tonnellate di ceneri e scorie pericolose, 550 milioni di picogrammi di diossine. Ad Acerra ogni giorno il nuovo inceneritore spargerà nell'aria dosi di veleno. Silvio Berlusconi lo ha inaugurato una settimana fa, come simbolo concreto della sua operazione pulizia, che ha fatto sparire i sacchetti neri dalle strade campane. Ma il sistema avviato è ancora lontano dalla normalità. E l'impianto che brucia le presunte ecoballe (in realtà matasse compresse con rifiuti d'ogni genere) secondo gli ambientalisti rischia di trasformarsi in un ecomostro. "Anche se l'inceneritore dovesse davvero emettere diossine per la metà del limite previsto dalla normativa, nell'aria di Acerra dove risiedono 50 mila persone ogni giorno ci sarà un quantitativo di diossina considerato tollerabile per una popolazione di 4 milioni di individui adulti", spiega Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania. Un dato allarmante per un'area già ammorbata da anni di roghi indiscriminati di rifiuti. "Il danno alla salute sarà mille volte inferiore di quello già provocato in Campania da discariche abusive e rifiuti tossici", ha replicato Bertolaso. Perché tutto si fa in nome dell'emergenza, inclusa la road-map del governo che punta a fare della Campania, per anni 'pattumiera d'Italia', l'inceneritore del Paese. Dopo Acerra, di impianti per bruciare i rifiuti ne sono previsti altri quattro, ma per le esigenze della regione ne basterebbero due.Ma questo è un business che appare sicuro anche in tempi di crisi: dai 300 ai 400 milioni di euro per la costruzione di un impianto, con introiti che superano i 100 milioni all'anno, soprattutto grazie agli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, finanziati dagli italiano nelle bollette. Soldi che arriveranno solo quando Acerra, oltre a bruciare i detriti, comincerà a produrre energia elettrica: non prima di nove mesi, si stima. Intanto le discariche attive si stanno per esaurire e presto tutto il peso potrebbe ricadere sulla sola Chiaiano, dove si continua a sversare. In estate dovrebbero entrare in funzione gli impianti di San Tammaro e Terzigno per garantire lo spazio necessario fino a dicembre 2009: almeno un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti che non saranno bruciati. Perché ad Acerra fino ad allora saranno smaltite al massimo 200 mila tonnellate di monnezza, un terzo del quale finirà comunque in discarica sotto forma di ceneri e scorie.
Non servono aree speciali: la legge varata dal governo Berlusconi prevede che in Campania oggi si possa davvero seppellire di tutto. Ad Acerra, i primi rifiuti che si sarebbe dovuto bruciare sono le 80 mila balle ancora ammassate nell'area militare di Persano, metà di quelle prodotte in Campania da giugno a dicembre 2008. Lo avevano promesso ai militari della Brigata Garibaldi, impegnati nelle missioni estere più pericolose. Ma la montagna di balle dorme tranquilla, al sicuro di una caserma. Anche se entrare nella piattaforma di stoccaggio non è difficile: basta aspettare il passaggio quotidiano del pastore che vive col suo gregge nel casolare accanto ai silos per la raccolta del percolato. Un buco nella rete già c'è, esattamente di fronte al piazzale dove da mesi sono abbandonate decine di roulotte della Protezione civile. Chiunque può entrare, smaltendo in mezzo ai rifiuti ogni genere di detrito che poi finirà dritto ad Acerra. Se succede in un'area militare, figurarsi cosa sia possibile fare a Ferrandelle, nel sito di stoccaggio sorto sui terreni del boss 'Sandokan' Schiavone e trasformato per decreto in discarica. A controllarlo ci sono solo due pattuglie di vigilantes privati, ferme all'ingresso. Un sito al collasso, secondo i tecnici dell'Arpa Campania, che a metà febbraio hanno anche denunciato che le coltivazioni dei campi circostanti sono "invase da percolato affiorante in superficie". Ma alla lettera-appello inviata dall'assessore comunale all'ambiente a Bertolaso nessuno ha risposto.
Espresso.it

giovedì 2 aprile 2009

DA PRESIDENTE OPERAIO......... A PRESIDENTE PAGLIACCIO









Il siparietto ripreso dalle telecamere durante la foto di rito del G20 .
Il Cavaliere, finiti gli scatti di gruppo, chiama a voce alta il presidente usa Barack Obama. La regina si volta e allarga le braccia per nulla divertita, richiamando all'ordine


Devono essere stati molto pochi i britannici ieri sera che dalla cena di gala offerta dal premier Gordon Brown ai membri del G20 a Downing Street si aspettavano soluzioni o proposte per risolvere la crisi economica globale od altri problemi internazionali urgenti.
Quello che tutti volevano sapere era la disposizione dei posti attorno alla tavola, considerata indicativa di chi conta più 0 di meno.
Non sono mancate sorprese, rileva il Guardian. Brown sedeva al centro di un lato della tavola con accanto a destra il primo ministro cinese Hu Jintao e a sinistra il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono.
Contrariamente alle aspettative, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non sedeva accanto a Brown, ma dall’altra parte della tavola con accanto a sinistra il presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak. Sia Yudhoyono che Lee sono stati invidiatissimi per i posti di favore loro assegnati.
Direttamente di fronte a Brown, in un posto molto ambito, sedeva il re dell’Arabia Saudita Abdullah. Al presidente francese Nicolas Sarkozy è stato assegnato un posto accanto a Hu. A destra di Obama il cancelliere tedesco Angela Merkel, mentre di fronte al capo della Casa Bianca ci sarà il presidente argentino Cristina Fernández de Kirchner.
I più lontani da Brown: l’italiano Silvio Berlusconi e lo spagnolo José Zapatero.
Probabilmente a restarci male deve essere stato il presidente russo Dmitry Medvedev, posizionato tra Messico e Turchia, distante ben cinque posti da Obama.
Praticamente ”in castigo”, ad una estremità della tavola, è stato messo il presidente ceco Mirek Topolanek, che però non dovrebbe essersi sorpreso avendo di recente definito lo stimolo economico di Obama «una strada diretta all’inferno».
Quanto al menu, i leader hanno cominciato con antipasto di salmone, finocchio marino, verdure locali e pane irlandese, seguito da spalla di agnello gallese arrosto e patate reali dell’isola di Jersey con funghi e salsa di menta. Per dessert, crostata con crema pasticcera.
Guarda la mappa dei posti

sabato 28 marzo 2009

LA NOSTRA POSTA FINISCE AL MACERO PER UN MILIONE DI EURO AL GIORNO






Guardate questo filmato tratto dalla trasmissione NDP della La7 del 28.03.2009 dal minuto 5,20 al minuto 8,00 dove viene spiegato da un inchiesta del mensile "Cilento" come la distribuzione della posta per l'ente che ne ha la prerogativa sia solo un peso per cui la fa finire al macero e pensate per questo servizio lo stato paga quasi un milione di euro al giorno.
Inoltre ,dalla relazione della corte dei conti e da quella della Comunità Europea che configura questi emolumenti come aiuti di stato, risulta che la societa Poste Italiane dovrebbe restituire la bella cifra di 443.223.000 di euro più gli interessi.............che ne dite?




giovedì 26 marzo 2009

ECCO IL PIANO CASA,,,,,,,,,,,,,,,PER BERLUSCONI






mercoledì 25 marzo 2009

MANAGER ITALIANI E MANAGER AMERICANI








Il presidente degli Usa Barack Obama ha definito vergognosi i super bonus distribuiti nel 2008 ai top manager della finanza americana; la quota ammonta a 18,4 miliardi di dollari che, anche se nettamente inferiori a quelli dell'anno precedente, sono estremamente elevati per la situazione attuale degli Usa. Obama ha infatti dichiarato che "c'è un momento per fare profitti e per distribuire bonus, ma non è questo, perchè gli Usa sono in recessione"; proprio per questo i vertici delle grandi società saranno chiamati a colloquio dal Presidente e dal segretario del Tesoro, Timothy Geithner.

E da noi? leggete qui:

Mauro Moretti, ex sindacalista e attuale amministratore delegato delle Ferrovie (la prossima azienda che farà la fine di Alitalia) percepisce 2.600.000 euro all'anno, che sono pari a 7.200 euro al giorno;
Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste, percepisce 1.500.000 euro all'anno, che sono pari a 4.100 euro al giorno;
Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit (ancora per poco) percepisce 13.000.000 euro all'anno, che sono pari a 35.600 euro al giorno;
Luca Luciani, manager Telecom (famoso per aver invitato i dipendenti, in una convention delle Telecom, a comportarsi come aveva fatto Napoleone a Waterloo) percepisce 844.000 euro all'anno, che sono pari a 2.300 euro al giorno;
Corrado Passera, amministratore di Intesa SanPaolo, percepisce 3.400.00 euro all'anno, che sono pari a 9.300 euro al giorno;


lunedì 23 marzo 2009

ECCO LE FACCINE DI BRUNETTA.............









Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, vuole arruolare gli emoticons, le faccine sorridenti o con il broncio che si usano negli sms, per migliorare la pubblica amministrazione. Solo un annuncio per ora, ma dice che presto potrebbe essere realtà: «Il mio sogno— spiega il ministro—è che si permetta uno scambio di emoticons in tempo reale per ognuna delle milioni di transazioni che si fanno ogni giorno con gli uffici pubblici».
Come dovrebbe funzionare? Una coda all’anagrafe, un’informazione alla asl, una denuncia alla polizia: chiusa la pratica, su apposito monitor il cittadino utente esprime il suo giudizio scegliendo una delle tre faccine. L’idea arriva dalla Cina dove il metodo è stato usato durante le olimpiadi per i controlli alle dogane. Solo che il ministro antifannulloni non pensa solo ai controlli alle frontiere: «No, dovrebbe riguardare la pubblica amministrazione intesa in senso lato: si potrebbe partire dalla sanità, e poi la scuola, i tribunali, ma anche le poste». Già oggi chi si rivolge ad uno sportello pubblico può esprimere un giudizio. «Sì, ma bisogna compilare un modulo, ci vuole del tempo e nessuno lo fa. È un metodo preindustriale. Invece con le faccine, una grande invenzione postindustriale, bastano cinque secondi: uno smiley e via».
Dice il ministro, grande utilizzatore degli emoticons anche nei suo sms, che non sarebbe un’innovazione di facciata: «Immagino una centrale dove sono conservati tutti gli emoticons per ogni dipendente. E a quel punto si potrebbe premiare chi ha tante faccine sorridenti e intervenire dove le faccine sono tutte negative, magari cambiando i dirigenti ». Fantascienza? La legge già prevede l’utilizzo di sistemi tecnici per il monitoraggio della soddisfazione degli utenti, che per un lapsus Brunetta chiama clienti. «Un lapsus — ribatte lui—ma neanche tanto. Oggi può succedere che il dipendente pubblico sia poco gentile o poco efficace perché tanto per lui non cambia nulla. Invece deve diventare un po’ come il commerciante: lui se si comporta male quel cliente non lo vede più. E quindi ha tutto l’interesse a fare bene il suo lavoro».

Ecco gli emoticon di Brunetta

sabato 21 marzo 2009









La Loggia P2 è stata fondata da Eugenio Cefis che l’ha gestita fino a quando è rimasto presidente della Montedison.”Secondo una nota riservata del Sismi agli atti dell’inchiesta di Pavia del pm Vincenzo Calia.“Forse l’abbattimento dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese.”Amintore Fanfani.“Per me i partiti sono come taxi. Salgo, pago la corsa e scendo.”Enrico Mattei.Eccolo il mistero italiano. Il giornalista De Mauro e lo scrittore Pasolini avevano in mano le informazioni giuste per raccontare la verità sul volto oscuro del potere in Italia, con nomi e cognomi.Erano gli anni Settanta.Il primo stava preparando la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni che osò sfidare le compagnie petrolifere internazionali. Il secondo stava scrivendo il romanzo Petrolio, una denuncia contro la destra economica e la strategia della tensione, di cui il poeta parlò anche in un famoso articolo sul “Corriere della Sera” (“Cos’è questo golpe”). De Mauro e Pasolini furono entrambi ammazzati. Entrambi avrebbero denunciato una verità che nessuno voleva venisse a galla: e cioè che con l’uccisione di Mattei prende il via un'altra storia d'Italia, un intreccio perverso e di fatto eversivo che si trascina fino ai nostri giorni. Sullo sfondo si staglia il ruolo di Eugenio Cefis, ex partigiano legato a Fanfani, ritenuto dai servizi segreti il vero fondatore della P2. Il "sistema Cefis" (controllo dell’informazione, corruzione dei partiti, rapporti con i servizi segreti, primato del potere economico su quello politico), mette a nudo la continuità eversiva di una classe dirigente profondamente antidemocratica.Le carte dell’inchiesta del pm Vincenzo Calia, conclusasi nel 2004, gli atti del processo De Mauro in corso a Palermo, nuove testimonianze (tra cui l’intervista inedita a Pino Pelosi, che per la prima volta fa i nomi dei suoi complici) e un’approfondita ricerca documentale hanno permesso agli autori di mettere insieme i tasselli di questo puzzle occulto che attraversa la storia italiana fino alla Seconda Repubblica.

Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Chiarelettere editore
Pasolini e l'anarchia del potere

mercoledì 18 marzo 2009

UN ALTRA CAZZATA DI QUESTO PAPA







L’epidemia di Aids «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi»: è quanto ha affermato Benedetto XVI, durante il suo viaggio verso l’Africa. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità


lunedì 16 marzo 2009

COME IL GOVERNO PAGA LE RETI DEL SUO CAPO SILVIO



Se Publitalia ha chiuso l'anno 2008 con il segno più, secondo le stime Nielsen, rispetto al 2007, deve dire grazie anche alla pubblicità istituzionale del governo e a quella commerciale delle aziende controllate dal Tesoro come Eni, Enel e Poste. Se non ci fossero state queste società per azioni, i cui manager vengono nominati dalla politica, a spingere i conti, la raccolta del 2008, secondo le stime Nielsen, sarebbe stata minore rispetto al 2007. Vediamo perché, partendo dall'Eni. Nonostante un calo dell'investimento pubblicitario complessivo da 52 a 48 milioni di euro, la società petrolifera guidata da Paolo Scaroni ha aumentato considerevolmente la quota nelle reti berlusconiane rispetto alla Rai e agli altri mezzi: dal 25 al 37 per cento. Complessivamente Eni ha versato, secondo Nielsen, qualcosa come 17,8 milioni di euro nelle casse di Publitalia: 5 milioni in più di quanto era stato fatto nel 2007. Anche l'Enel di Fulvio Conti ha seguito il trend, passando da 10 a quasi 13 milioni. Se poi si confrontano i dati di due anni fa, si scopre che Eni ed Enel investivano più in Rai che in Mediaset. Nel 2007 c'è stato il sorpasso e nel 2008 l'allungo. L'incremento complessivo sulle reti Mediaset nel biennio è stato di 17 milioni mentre sulle reti Rai si è fermato a 8 milioni di euro (Eni più Enel).Anche il gruppo Poste Spa ha favorito in questi anni Publitalia. Nel 2006 la Rai riceveva 1,2 milioni e Publitalia poco più di un terzo. Nel 2008 le posizioni si sono invertite con il gruppo Berlusconi a quota 3,1 milioni mentre la Rai è ferma a 2,8 milioni. Ancora più impressionante il balzo delle spese per pubblicità istituzionale delle campagne trasmesse sulle reti Mediaset dalla presidenza del Consiglio e dai ministeri nel 2008. Si tratta degli spot per la sicurezza stradale, quelli contro il turismo sessuale promossi dal ministro Mara Carfagna, o per le celebrazioni dell'anniversario di Giuseppe Garibaldi. Le campagne precedono una spesa per
le affissioni, per Internet, per le radio e per i giornali. Ma nel 2008 è la tv (in testa Publitalia e Mediaset) a fare la parte del leone. Silvio Berlusconi si è insediato a metà anno ed è difficile stabilire chi sia stato responsabile di questi balzi di cifre. Una cosa è certa: i ministeri sono passati da una spesa di 850 mila euro sulle reti Mediaset a 3 milioni di euro. Mentre la fetta di Publitalia nelle campagne della presidenza del Consiglio è passata dal 29 per cento del 2007 (per un importo stimato di 3,7 milioni) a una quota del 58 per cento, pari a 5,7 milioni. A fare le spese di questo boom di incassi per le tv del Biscione (la Rai per legge non incassa per le campagne istituzionali ma le deve trasmettere gratuitamente) sono stati i quotidiani e i periodici. Certo, qualcuno potrebbe trovare poco elegante che il governo e le aziende controllate dal Tesoro abbiano incrementato complessivamente di 13 milioni di euro circa le quote pubblicitarie versate alle società del capo del governo stesso. Anche perché nello stesso periodo la Rai (che appartiene al Tesoro come Eni ed Enel) non ha ricevuto un trattamento così favorevole. Né ci si consola andando a vedere chi ha ospitato i singoli spot delle campagne. Così,i 60 anni della Costituzione della Repubblica sono stati celebrati in pompa magna su Rete 4 che ha trasmesso il triplo degli spot andati in onda su Italia Uno e il doppio di Canale 5. Chissà perché. Forse i padri costituenti saranno stati entusiasti di vedere per ben 35 volte la Costituzione spiegata ai cittadini su una rete dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Ma tanto sono passati 15 anni e nessuno se ne ricorda più.
Espresso.repubblica.it

sabato 7 marzo 2009

QUESTO E VERAMENTE MATTO.....LIBERALIZZAZIONE DELL'EDLIZIA







La vecchia licenza edilizia in soffitta. Sostituita da una perizia giurata di un tecnico. Una norma che da sola «sarebbe uno choc per l'economia, un colpo al cuore della burocrazia inutile e un volano enorme per l'edilizia e le attività collegate». Berlusconi sta limando la sua riforma del settore. La sua personale ricetta contro la crisi. Un piano in due fasi. Primo: una bozza di progetto di legge da smistare e far approvare a tutte le Regioni del centrodestra, in testa Veneto, Lombardia e Sicilia, per consentire di aumentare la cubatura delle abitazioni esistenti. Secondo: un provvedimento di cornice giuridica, da varare in Consiglio dei ministri, che lo accompagni e riformuli buona parte della normativa nazionale in materia, snellendo le procedure e modificando il rapporto fra imprese, cittadini e pubblica amministrazione in tema di costruzioni.

Su questa convinzione sta costruendo il suo progetto, certo che un intervento radicale nel settore delle costruzioni, e delle sue procedure autorizzative, sia in grado di dare un'enorme boccata di ossigeno alla congiuntura. Fra i collaboratori del premier si apprende che il piano si sviluppa in due fasi. A Palazzo Grazioli, residenza privata del Cavaliere, sia sta elaborando una normativa che in questi giorni viene smistata alle Regioni del centrodestra. Il Veneto potrebbe discuterne già la prossima settimana. Punti salienti: possibilità di aumentare del 20%, sia nel caso di edilizia residenziale che commerciale, la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. Allo studio ci sono anche nuovi sgravi fiscali. Berlusconi ieri mattina ha fatto due esempi, in Consiglio dei ministri: «Il padre che vuole costruire una stanza in più di una villetta, per i figli; due proprietari di villette attigue che vogliono unirle». Aggiungono a scanso di equivoci i suoi collaboratori: «Ovviamente parliamo solo di immobili in regola con le norme edilizie, con i vincoli paesaggistici ed ambientali ». Perché la bozza del progetto di legge è da smistare alle Regioni? Perché la competenza normativa in materia è regionale. Dicono a Palazzo Grazioli: «Cominceranno le Regioni del centrodestra, siamo sicuri che anche quelle amministrate dal Pd ci verranno dietro».
Ma il piano del Cavaliere non si ferma qui. Alle norme regionali si affiancherà una nuova legge nazionale, con un sistema di sanzioni rivisto, un rapporto diverso fra privati e pubblica amministrazione, di «concertazione preventiva», su ogni procedura di natura edilizia e infine quello che appare come l'atto più forte: una certificazione di conformità, da rendere con perizia giurata, da parte di un tecnico. Al posto del permesso a costruire. Per le nuove costruzioni, così come nel caso dell'aumento di cubatura. Nella sostanza sarebbe un architetto o un ingegnere, su incarico del privato, e assumendosi le responsabilità (anche penali) della dichiarazione, a sostituirsi agli attuali uffici comunali di edilizia. Una norma che taglierebbe drasticamente i tempi per costruire. E che potrebbe essere varata già la prossima settimana. Su questo Berlusconi sta lavorando. Le norme stanno facendo il giro degli uffici legislativi dei ministeri interessati. Per il premier è una manovra a costo zero, in grado di mettere un turbo nell'economia. Qualcosa di molto più ampio del piano casa di cui si è discusso finora (agevolazioni per giovani coppie, nuova edilizia popolare etc.): «Una vera rivoluzione edilizia ».

venerdì 6 marzo 2009

CHE GLI FREGA DELLA CRISI........LUI SI CHE E OTTIMISTA









Ha appena intascato 159 milioni di euro, il 50% più del 2008 Silvio Berlusconi si è messo in tasca all'inizio di quest'anno un assegno da 159 milioni, 335 mila, 953 euro e 92 centesimi. Una maxi-somma rara anche per gli imprenditori. Ma soprattutto superiore di oltre la metà ai 102 milioni che il presidente del Consiglio e indirettamente principale azionista del gruppo Fininvest-Mediaset si era messo in tasca solo un anno fa. Si tratta dei dividendi che gli hanno erogato le quattro società direttamente controllate, le holding prima, seconda, terza e ottava che controllano la maggioranza del capitale del gruppo Fininvest. Berlusconi è fra i pochi, pochissimi imprenditori italiani a essere diventato più ricco proprio nell'anno orribile della crisi finanziaria internazionale...(...) Comprensibile quindi l'ottimismo del premier italiano che più volte ha tentato nei mesi scorsi di spegnere gli allarmi di centri studi nazionali e internazionali sulla crisi e la caduta di consumi e prodotto interno lordo. Lui non ha certo problemi psicologici, e avere oltre 50 milioni di euro in più in tasca rispetto all'anno precedente non dovrebbe provocare particolare caduta dei consumi personali e lasciare abbastanza risorse anche per affrontare le difficoltà del 2009 che si farano sentire perfino sui bilanci delle sue aziende. In tasca quella maxi disponibilità aggiuntiva è per altro dovuta in gran parte alle richieste del premier- azionista. I bilanci delle aziende di famiglia sono riusciti a brillare nel 2008 a differenza di quelli di molte altre aziende, i dividendi sono stati distribuiti quindi con maggiore generosità del passato, ma i bilanci in sè non hanno ottenuto un risultato così clamoroso. Il guadagno effettivo fra 2008 e 2007 delle quattro holding che appartengono a Berlusconi è stato di poco superiore a 13 milioni di euro, che è pur sempre un ottimo risultato. Ma l'anno precedente l'allora candidato premier aveva chiesto a tre delle sue società la distribuzione di tutti i dividendi, e a una di queste, la holding prima, di accantonare a riserva straordinaria (e cioè di lasciare in pancia alla società per eventuali acquisizioni future o sottoscrizioni di aumenti di capitale delle controllate) l'intero dividendo, pari a 43 milioni e 258 mila euro. Quest'anno invece Berlusconi ha pensato evidentemente di avere maggiori necessità finanziarie personali e chiesto al consiglio di amministrazione della holding prima di versargli l'intero dividendo del nuovo esercizio, pari a 48 milioni e 100 mila euro. Il contrario di quel che han deciso i figli Marina e Piersilvio, che hanno lasciato nelle casse delle società i 38,8 milioni guadagnati...

Franco Bechis Italiaoggi

ECCO COME CONSIDERANO IL NOSTRO PRIMO MINISTRO IN FRANCIA

giovedì 5 marzo 2009

LA RICREAZIONE DEI LAVORATORI







A Montecitorio suona la campanella della ricreazione. Dal nove marzo, in concomitanza con l'entrata in vigore del nuovo sistema di votazione con il riconoscimento delle impronte digitali, i deputati avranno diritto a una lunga pausa-caffé: un'ora al giorno, che diventeranno due il mercoledì. La motivazione della decisione, presa da Gianfranco Fini e comunicata alla conferenza dei capigruppo, a quanto si è saputo, è che con il nuovo sistema delle impronte, ideato per impedire il dilagare del malcostume dei "pianisti" che votano un per l'altro, i deputati dovranno passare molto più tempo in aula. E' parso perciò giusto concedere un "break" di sessanta minuti per fare qualche telefonata, ricevere una persona, o semplicemente andare al bagno. La decisione si somma all'altra novità approvata dai capigruppo all'inizio di gennaio: una settimana di vacanza al mese, senza impegni né in aula né in commissione , per consentire ai parlamentari di tornare a casa (in linguaggio politichese "mantenere i contatti con il territorio"). Grazie alla riorganizzazione dei lavori parlamentari, ecco come funzioneranno le giornate in aula dei nostri deputati: il lunedì solo discussioni senza voto; il martedì in aula tutto il pomeriggio ,con pausa dalle 17 alle 18; il mercoledì, la giornata più intensa, tutto il giorno sui banchi, con pausa mattutina dalle 11 alle 12 e pomeridiana dalle 18 alle 19; il giovedì, votazioni che vanno avanti per tutta la mattina e interruzione dalle 11.30 alle 12.30. Venerdì si tira il fiato: di nuovo, solo discussioni generali senza voto. Le commissioni si riuniscono perlopiù nei tre giorni centrali della settimana, negli spazi lasciati liberi dall'aula. Ricreazioni e settimane di riposo non hanno però indotto tutti i parlamentari a sottoporsi alla procedura delle scansione elettronica delle impronte digitali: il metodo anti-pianisti , basato sul fatto che il tasto per votare si aziona solo se riconosce l'impronta del deputato, è stato introdotto alla Camera su base volontaria. Fino a oggi, solo 430 deputati hanno aderito; altri 200 non si sono ancora decisi. In capigruppo, l'Udc ha protestato, chiedendo che Gianfranco Fini faccia capire ai parlamentari che non saranno ammesse "resistenze organizzate". Fini, però, si è detto sicuro che entro il 9 marzo, data di partenza del nuovo sistema, la quasi totalità dei deputati avrà fatto il proprio dovere.

CHE DIRE..............QUANDO I PROBLEMI SONO SERI






Le polemiche sul rigore assegnato domenica sera all'Inter giungono fino a Montecitorio, dove il presidente del Roma Club Paolo Cento, ha convocato per domani un'assemblea straordinaria dei soci per decidere ''le iniziative di protesta a tutela dei tifosi romanisti dopo Inter-Roma e l'ennesimo torto subito dalla squadra giallorossa''. Durante l'assemblea verranno raccolte le firme dei parlamentari del club per presentare un'interpellanza sulla gestione degli arbitri nel campionato di Serie A. ...........ogni commneto è superfluo!

domenica 1 marzo 2009

ATTO DI ACCUSA DI GIOACCHINO GENCHI







Sono nato a Castelbuono (PA) il 22 agosto 1960.

Ho conseguito il diploma di maturità con 60/60. Dopo il diploma, viste le non troppo floride condizioni economiche della mia famiglia, ho iniziato a lavorare per un'azienda specializzata del centro Italia nel settore informatico. Così mi sono mantenuto negli studi universitari ed ho conseguito la laurea in Giurisprudenza con 110/110 e la Lode Accademica, all'Università degli Studi di Palermo. Nel corso degli studi universitari, oltre alle materie ordinarie del piano di studi (conseguite quasi tutte col massimo dei voti), ho frequentato ben 10 “corsi liberi” in materie storico-giuridiche, tutti superati con “30 e Lode”. Ho intrapreso la carriera forense ed ho conseguito l’abilitazione all'esercizio della professione di “Avvocato”. Ho pure conseguito l’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche. Nel 1985 ho superato il Concorso di Funzionario della Polizia di Stato. Dall’ingresso in Polizia ho diretto diversi uffici (la Zona Telecomunicazioni per la Sicilia Occidentale, il Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale, il Centro Elettronico Interregionale di Palermo, ecc.). Su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura ho tenuto dei corsi di formazione e di aggiornamento per Magistrati e Uditori Giudiziari. Altri corsi ho tenuto per gli Avvocati, su incarico delle Camere Penali. Ho pure insegnato nelle Scuole di Polizia ed ho tenuto diversi interventi presso alcune Facoltà Universitarie. Dal 1996 ho svolto l’incarico di consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria in importanti indagini e processi penali. I risultati del mio lavoro sono consacrati in centinaia di ordinanze, di sentenze e di pronunce della Corte di Cassazione. Per una scelta puramente deontologica sono in aspettativa non retribuita dal giugno del 2000 dal Ministero dell'Interno. Ho così pure rinunciato volontariamente alla carriera in Polizia, quando ricoprivo già da oltre cinque anni la qualifica di Vice questore aggiunto. Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che mi sono stati affidati ho sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’. Per questo e solo per questo so di avere molti nemici e parecchi interessati detrattori. So pure di avere molti amici che mi stimano e mi vogliono bene. La loro solidarietà, l’affetto dei miei familiari e la pulizia morale della mia coscienza, mi danno la forza di continuare nel mio lavoro, con l’onesta, la tenacia, l’entusiasmo e l’indipendenza, che mi hanno accompagnato e caratterizzato sin dal primo giorno.

http://www.gioacchinogenchi.it/


sabato 28 febbraio 2009

UN POPOLO DI POETI DI ARTISTI DI EROI DI SANTI DI PENSATORI DI SCIENZIATI DI NAVIGATORI DI TRASMIGRATORI....E CACCIATORI







Ragazzini con la doppietta. Spari nei parchi naturali. Restituzione delle armi ai bracconieri. E caccia libera per tutto l'anno nelle aziende faunistiche private. Sono solo alcune delle previsioni con le quali una nuova legge sulla caccia sta per abbattersi sulla fauna italiana. Ribaltando regole e divieti e liberalizzando gran parte dell'attività venatoria, in un testo unico affidato alle cure del senatore del Popolo delle libertà Franco Orsi, parlamentare ligure dalla brillante carriera regionale, all'insegna dello slogan: 'Per la caccia vota un cacciatore'.Tanto per cominciare, si abbassa l'età in cui è consentito imbracciare il fucile: a 16 anni si potrà prendere un patentino e andare a sparare per boschi e contrade. Il popolo dei 700 mila cacciatori italiani dunque si potrà infoltire di figli e nipoti, che la legge considera immaturi per votare e guidare un'auto, ma non per impallinare un cinghiale. Come si regolerà la responsabilità civile e penale in caso di incidenti causati dai minorenni in doppietta, non è specificato dal progetto di legge. Che invece detta minuziosamente le norme per l'allargamento della libertà di caccia, unificando diverse proposte accumulatesi negli anni, tutte provenienti dai banchi del centrodestra. Le intenzioni sono chiare, sin dall'articolo 1 che, dettando i principi generali, fa sparire la solenne affermazione dell'interesse della comunità nazionale alla protezione della fauna. Messa in chiaro la filosofia, si passa ai fatti. Nei parchi naturali si potrà sparare: sarà lecita la caccia in deroga "per piccole quantità" e quella per il "controllo faunistico", insomma quando ci sono animali in eccesso che danno fastidio. Conclusione: "Nei parchi si potranno cacciare peppole e fringuelli, con piani pluriennali", denuncia Legambiente.
Ma non è tutto: le regioni che hanno istituito parchi su più del 30 per cento del territorio saranno punite con sanzioni economiche. Nessuna sanzione, invece, per chi sta al di sotto del minimo di zone protette previsto dalla legge.Se la deregulation arriva nei parchi, figuriamoci fuori. Mentre finora la legge del cacciatore è stata incentrata sul suo ancoraggio al territorio, in futuro le doppiette potranno spostarsi da una regione all'altra per seguire gli uccelli migratori: basterà comunicarlo alle autorità e pagare qualcosa. I poveri migratori se la vedranno brutta anche per la riduzione delle aree protette sui valichi montani, dove adesso passano indisturbati mentre in futuro sarà consentita la presenza di cacciatori. Liberalizzazione totale anche per quanto riguarda l'uso di uccelli come esche o zimbelli: via il tetto massimo, via anche gli anellini per identificarli ed evitare abusi. "È una pratica arcaica oltre che crudele: per fortuna lo fanno in pochi, non si capisce perché la legge vuole questo ritorno al passato", dice Danilo Selvaggi della Lipu. A proposito di pratiche arcaiche: se un cacciatore vuole imbalsamare le sue prede, avrà carta bianca senza i vincoli e le regole che esistono per gli imbalsamatori ufficiali. Il controllo della fauna, già evocato per aprire alla caccia nei parchi, permetterà ai sindaci di dare mano libera ovunque ai cacciatori per abbattere animali che fanno danni o causano fastidio: cervi, lupi ma anche cani e gatti. Non mancano infine le novità affidate al privato: nelle aziende faunistico-venatorie si potrà cacciare tutto l'anno e anche senza licenza, sparando su animali appositamente liberati per il divertimento di tiratori da luna park. E per coloro che violeranno le (poche) regole che restano, mano di velluto: ai bracconieri presi sul fatto basterà pagare una multa per riavere le proprie armi. E riprendere la caccia.

DA ESPRESSO.IT

mercoledì 25 febbraio 2009

ITALIA : PAESE A SOVRANITA' POPOLARE LIMITATA









L' 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare. Qui si tratteranno solo i tre referendum relativi al nucleare.Ci sono alcuni motivi da tenere presente nel considerare l' istituto del referendum, che in occasione del cosiddetto "referendum sul nucleare" (o "referendum antinucleare") non è stato e non poteva essere "nucleare si, nucleare no". [1]
Il primo motivo è che le uniche risposte possibili alle domande di un referendum sono “si” e “no”; non è possibile dare alternative, cioè fare una scelta diversa. Per esempio, se il referendum mi chiedesse se sono d’accordo ad eliminare (mettiamo) la camera dei deputati, io non potrei rispondere che non voglio la totale eliminazione, ma, supponiamo, semplicemente la riduzione del numero di deputati da 630 a 600; dovrei giocoforza scegliere tra la conservazione dello situazione attuale o la sua abolizione.Il secondo motivo è che il referendum è puramente abrogativo (vedi articolo 75 della Costituzione della Repubblica Italiana): cioè, può essere utilizzato soltanto per abolire una legge esistente, e non per proporre una legge nuova. La proposta di una nuova legge di iniziativa popolare può essere presentata se sottoscritta da almeno cinquantamila elettori (art. 71 e 72 della Costituzione), ma dovrà poi comunque seguire l’iter di qualunque altra proposta di legge, cioè essere esaminata da una commissione e poi dalle due camere ed approvata articolo per articolo.Il terzo motivo è che il referendum permette non solo l’abrogazione totale, ma anche quella parziale di una legge; ciò significa che di una legge composta di cento articoli è possibile abolirne magari uno solo, il che può rendere un’intera legge praticamente inapplicabile a causa di un solo articolo annullato. [2]
Come detto, contemporaneamente si votò per tre referendum relativi al nucleare. Le tre domande che furono rivolte ai cittadini elettori italiani furono le seguenti (se ne riporta il senso, più che il contenuto esatto):
Volete che venga abrogata la norma che consente al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di decidere sulla localizzazione delle centrali nel caso in cui gli enti locali non decidono entro tempi stabiliti?(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "la procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, la determinazione delle aree suscettibili di insediamento", previste dal 13° comma dell'articolo unico legge 10/1/1983 n.8)
Volete che venga abrogato il compenso ai comuni che ospitano centrali nucleari o a carbone?(la norma a cui si riferisce la domanda è quella riguardante "l'erogazione di contributi a favore dei comuni e delle regioni sedi di centrali alimentate con combustibili diversi dagli idrocarburi", previsti dai commi 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12 della citata legge)
Volete che venga abrogata la norma che consente all’ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica) di partecipare ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all'estero?(questa norma è contenuta in una legge molto più vecchia, e precisamente la N.856 del 1973, che modificava l’articolo 1 della legge istitutiva dell’ENEL).
[3]Dunque, all' atto pratico, con le tre domande si domandava di cancellare alcune disposizioni di legge concepite per rendere più facili e rapidi gli insediamenti energetici: la prima era stata creata per evitare che il sindaco di un piccolo paese di duemila abitanti dove era previsto l’insediamento di una centrale nucleare potesse opporsi ad oltranza, mentre la seconda era la cosiddetta “monetizzazione del rischio” per i comuni che ospitavano impianti di produzione di energia (non necessariamente nucleari, ma anche a carbone). [4]
Qui sotto sono riportati i risultati dei tre "referendum sul nucleare": in tutti e tre i casi vinse il SI all'abrogazione.
1- Referendum per l' abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari

Elettori 45.869.897
Votanti 29.862.376 % Votanti 65,1
Astenuti 16.007.521 % sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.984.110 % 80,6
RISPOSTA NEGATIVA 5.059.819 % 19,4
Totale 26.043.929
Voti non Validi Totale 3.818.447 % sui Votanti 12,8
Schede Bianche 2.536.648 % sui Votanti 8,5

2 - Referendum per l' abolizione dei contributi a regioni e comuni sedi di impianti elettronucleari

Elettori 45.870.230
Votanti 29.871.570 % Votanti 65,1
Astenuti 15.998.660 % sugli Elettori 34,9
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 20.618.624 % 79,7
RISPOSTA NEGATIVA 5.247.887 % 20,3
Totale 25.866.511
Voti non Validi Totale 4.005.059 % sui Votanti 13,4
Schede Bianche 2.654.572 % sui Votanti 8,9

3 - Referendum per l' abolizione della partecipazione dell' Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all'estero

Elettori 45.849.287
Votanti 29.855.604 % Votanti 65,1
Astenuti 15.993.683 % sugli Elettori 34,5
Voti Validi RISPOSTA AFFERMATIVA 18.795.852 % 71,9
RISPOSTA NEGATIVA 7.361.666 % 28,1
Totale 26.157.518
Voti non Validi Totale 3.698.086 % sui Votanti 12,4
Schede Bianche 2.388.117 % sui Votanti 8,0
(fonte: "Ministero dell' Interno" - Dipartimento per gli Affari interni e territoriali - Direzione Centrale dei Servizi Elettorali ) [5]--
Tuttavia i referendum, così come erano stati formulati, non permisero agli italiani di esprimersi anche su un altro quesito: se permettere di comprare o meno energia elettrica prodotta da centrali nucleari all' estero. Ecco perchè ancora oggi l' Italia può comprare energia nucleare dalla Francia.Il Governo, considerati i risultati del referendum, procedette alla sospensione dei lavori della centrale di Trino 2 (Vercelli), alla chiusura della centrale di Latina, alla verifica della sicurezza delle centrali di Caorso (Piacenza) e di Trino 1 (Vercelli) e della fattibilità di riconversione della centrale di Montalto di Castro (Viterbo).
Dunque con il referendum abrogativo del 1987 è stato "di fatto" sancito l'abbandono, da parte dell'Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico. In attuazione di detto referendum, infatti, nel 1988 il Governo italiano, in sede di approvazione del nuovo «Piano energetico nazionale», ha deliberato la moratoria nell'utilizzo del nucleare da fissione quale fonte energetica, lanciando nel contempo un programma per l'arresto, a breve, dell'assemblaggio di combustibile nucleare.Con detta procedura, si è pertanto posto il problema dello smantellamento delle centrali nucleari esistenti e della messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi derivanti dal funzionamento delle stesse. A questo problema hanno dato concretamente seguito, tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, varie delibere del CIPE, che hanno disposto la chiusura definitiva degli impianti interessati. Tra dette delibere, si segnalano in particolare quelle relative alle centrali di Trino Vercellese e Caorso (luglio 1990), che avevano già provveduto, peraltro, alla preventiva fermata degli impianti nel marzo del 1987.E in linea generale negli anni subito successivi (tra il 1987 e il 1995), ci si è preoccupati soprattutto di procedere alla definitiva ed effettiva chiusura degli impianti in esercizio. [5]


fonti:http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/cirn/forum/_interventi/0000000a.htm [1]http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/cirn/forum/_interventi/00000009.htm [2]http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/cirn/forum/_interventi/0000000b.htm http://www.aziendabari.it/readnews.php?id=2850&cliente=33 [3]http://www.giorgioprinzi.it/nucleare/cirn/forum/_interventi/0000000c.htm [4]http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rifiuti_nucleare/indagine_camera.html [5

martedì 24 febbraio 2009






Accordo fatto tra Italia e Francia sull'energia nucleare. Il premier Silvio Berlusconi e il capo dell'Eliseo, Nicolas Sarkozy, hanno siglato l'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi sulla produzione di energia con l'atomo e apre la strada alla costruzione in Italia di quattro centrali di terza generazione. Questo il tema principale del vertice italo-francese di oggi a Villa Madama, Roma. Una giornata di incontri tra i ministri dei due Paesi, dove molti sono stati i temi in discussione, dalla Tav alla crisi finanziaria. Premier: "Dobbiamo adeguarci". "E' una gioia aver firmato questi accordi sul nucleare", ha esordito il premier durante la conferenza stampa. Per Berlusconi il ritorno al nucleare è imprescindibile: "Dobbiamo adeguarci e svegliarci da questo sonno che stiamo facendo da decenni - ha detto - e affrontare la costruzione di centrali nucleari in Italia con al fianco gli amici francesi, che ci mettono a disposizione il loro know how e grazie al quale risparmieremo anni e soldi". Finora l'ostacolo, secondo il presidente del Consiglio, è stato "il fanatismo ideologico" degli ambientalisti. Sarkozy: "Partnership illimitata". Il capo dell'Eliseo ha parlato di un accordo "storico" e ha detto che, se l'Italia confermerà il suo ritorno al nucleare (manca ancora l'approvazione del ddl Scajola, ndr), la Francia è disponibile a una "partnership illimitata". "Siamo pronti a dare un aiuto forte per il ritorno di Roma al nucleare", ha aggiunto il presidente francese.



lunedì 23 febbraio 2009

SCANDALO DELLA LEGGE SULLE INTERCETTAZIONI

sabato 21 febbraio 2009

SEI EX CONSIGLIERE? IN REGALO 200.000 EURO







Che pacchia essere alto-atesini! Merito della buona amministrazione e forse anche della pioggia di quattrini statali. Ormai della dolce vita bolzanina se ne sono accorti persino gli abitanti delle Eolie: a Lipari, nella vulcanica Sicilia, hanno cominciato a raccogliere firme per chiedere l'annessione all'Alto Adige. E se vivere tra Trento e il Brennero ha i suoi vantaggi, molti di più ne collezionano i politici locali. I consiglieri della Provincia di Bolzano, che essendo autonoma ha enormi poteri, si beccano una buonuscita di ben 200 mila euro. Un dono d'addio anche per chi è stato eletto per una sola legislazione. Si tratta di 55 mila euro come liquidazione più altri 152 mila come restituzione dei contributi versati. Niente male. Per i contributi, si può scegliere anche la forma del vitalizio: trasformarli in una pensione che al compiere dei 65 anni dà diritto a 750 euro mensili. Quanto deve lavorare un operaio per ottenere lo stesso trattamento? E non è che i consiglieri in carica vengano pagati poco. Ogni mese in carica frutta 10.650 euro lordi di indennità più una diaria netta di altri 3.423 netti. In busta paga ne trovano circa 6.500 netti, più la quota accantonata per i contributi d'oro. «Sarebbe meglio che non ci fosse alcuna liquidazione e neanche il vitalizio. Sarebbe molto più chiaro, ma non vogliono perché si vedrebbe che i consiglieri prendono molto più di 6.500 euro netti al mese», ha dichiarato al quotidiano "Alto Adige" Mauro Bondi, ex consigliere ds.

giovedì 19 febbraio 2009

PERCHE IL PD E MEGLIO CHE SPARISCA? LEGGETE QUI







Approvato emendamento Pd, i rimborsi saranno elargiti a tutte le forze politiche che superano il 2%
L'assemblea del Senato ha approvato, nell'ambito della legge sull'«election day» (che accorpa le elezioni amministrative a quelle europee, che si devono svolgere entro il 7 giugno), l'emendamento presentato dai senatori del Pd Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi che prevede l'abbassamento al 2% della soglia dei voti validi per ottenere contributi a titolo di rimborso delle spese per la campagna elettorale. Il provvedimento è passato in prima lettura con 252 voti a favore e due astensioni. L'intera riforma della legge elettorale per le europee ha invece ottenuto 230 voti a favore, 15 contro e 11 astensioni.
CONTRIBUTI SALVI - Grazie a questa modifica, anche i partiti che non raggiungeranno il quorum del 4%, necessario per ottenere seggi nell’Europarlamento, potranno accedere ai fondi pubblici. La decisione è arrivata sull'onda delle polemiche per l'introduzione del quorum del 4% per la ripartizione dei seggi italiani per l'Assemblea di Strasburgo e Bruxelles e delle accuse mosse ai partiti principali, il Pdl e il Pd, accusati di voler letteralmente «far fuori» le voci fuori dal loro coro. Fino ad oggi, infatti, la nomina degli eurodeputati (che avviene secondo regole che ogni Paese stabilisce da sè) era stabilita sulla base di un sistema proporzionale puro, che consentiva a molte più forze politiche di avere propri rappresentanti nel parlamento comunitario. Lo sbarramento del 4% , invece, terrà fuori i cosiddetti «cespugli», i movimenti politici più piccoli che, a meno di clamorosi exploit, non potranno neppure sperare nell'elezione di un solo proprio rappresentante, a meno di accordarsi tra loro unendo forze...
corriere.it


mercoledì 18 febbraio 2009

DAVID MILLS CONDANNATO A 6 ANNI E 4 MESI






Se la prima notizia di tutti i mass media italiani tra ieri ed oggi è quella delle dimissioni di Veltroni, la seconda riguarda gli stupri ad opera di romeni, la terza è San Remo che ne ingloba dentro un'altra quindicina (Benigni, il compenso a Bonolis, l'acustica pessima dell'Ariston eccetera), dopo troviamo i nuovi soldati da mandare in Afghanistan, uno scimpanzé che attacca una donna, un coccodrillo in Australia che si è pappato un bebè, ecco che allora quel trafiletto su di un certo oscuro avvocato inglese che è stato condannato per essersi fatto corrompere da non si sa chi e per che cosa va giù per lo stomaco che è una meraviglia. Come un frullato mattutino non lascia residui pesanti e non provoca nessun problema di digestione. Senza dimenticare poi che che nessun tg, dico nessuno, ha pensato di inviare neanche uno stagista a riprendere non dico il processo, ma almeno la sentenza finale di questo processino che sentenzia che il capo di governo di un paese dell'Unione Europea è colpevole di corruzione. Bazzeccole, mica si parla di Cogne o di Perugia! E così se un evento non appare nei media significa che semplicemente non esiste.




BERLUSCONI E I VOLI DELLA MORTE









Erano belle giornate... Questa mattina il Clarin ha pubblicato un articolo nel quale viene detto che durante la campagna elettorale a Cagliari, il premier Silvio Berlusconi ha «scherzato» sulla vicenda dei desaparecidos in Argentina e sulla fine delle persone sequestrate dai militari. In una corrispondenza da Roma che cita un servizio dei giorni scorsi del quotidiano l'Unità: «Erano belle giornate, li facevano scendere dall'aereo...», avrebbe detto, il premier. Il riferimento è ai voli della morte, tramite i quali i militari nell'ultima dittatura (1976-83) gettavano nelle acque del Rio de la Plata i sequestrati ancora vivi e addormentati. Berlusconi macabro. L'articolo del Clarin ha un richiamo in prima pagina dal titolo "Berlusconi, macabro con i desaparecidos", e precisa che «non è chiara la ragione» per la quale Berlusconi avrebbe parlato così dei desaparecidos. L'articolo è stato ripreso dall'agenzia Telam ed ha subito avuto ampia eco nelle tv e gli on-line a Buenos Aires, dove la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha per esempio detto di «sentirsi offesa» dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano. «Nei confronti degli argentini - ha ricordato - c'è sempre stata grande solidarietà, sia dai precedenti governi italiani sia da parte della giustizia».




domenica 15 febbraio 2009

LETTERA AL SEGRETARIO GENERALE DELL'O.N.U.







To: Mr. Ban Ki-moon
United Nations Secretariat
United Nations Hdqs, United Nations Plaza
New York, N.K. 10017
Telex 232422 -420544,
fax 9634 879- 3714360
Dear Secretary General,
my name is Domenico D’Orazio, I reside in Rome and I am an italian citizen.
I’d like to report the worrysome political status in Italy, where the Prime Minister Silvio Berlusconi is systematically infringing the main democratic principles regarding freedom of press, information and expression on political and economic matters in my country.
He has been and is still trying to control the free information, not only by controlling the public tv (beside being the owner of the main three private tv networks in Italy) but also by increasing the governmental control on the internet , lately through a bill recently passed by the Senate and known as “amendment D’Alia, bill n. 733 art 50bis” , which under the agreeable pretext of increasing public safety by chasing inducement and terrorism, is actually aiming to control the free web information of blogs and social networks.
It means that if a blog exposes a case of political misbehaviour, it can now be shut and removed from the web as socially inducing.
The concentrated abnormal control of tv’s and newspapers in Italy, either owned and politically controlled by Mr. Berlusconi , is unique in the western countries and all the more exposes how the afomentioned bill violates the right of free expression of italian citizens within a wider plan of further and stricter restrictions, in spite art. 15 of the italian Constitution specifically forbids restraints to communications and the Prime Minister has sworn loyalty to it at his appointment.
I hereby ask you any effort to block the impending risk of the subject restriction bill because it jeopardizes the citizens’ right of knowing , controlling and if necessary complaining against public administration’s malpractices without any censorship and in full freedom, hard earned in years by the italian people .
Yours sincerely
Mitt. Domenico D’Orazio
e mail: valerio_123_123@yahoo.it

Signor Segretario Generale,
Mi chiamo Domenico D’Orazio, risiedo a Roma e sono un cittadino Italiano .
Intendo denunciare la preoccupante condizione politica in Italia dove il Primo ministro Silvio Berlusconi sta sistematicamente violando i principi democratici in materia di liberta di stampa, informazione ed espressione degli aspetti politici ed economici riguardanti il mio paese.
Egli ha cercato e sta tuttora cercando di condizionare la libertà di comunicazione, non soltanto con il controllo della televisione pubblica (oltre ad essere proprietario delle tre principali reti televisive private in Italia) ma anche aumentando il controllo governativo sulla rete internet, ultimamente con un provvedimento, recentemente approvato al Senato e noto come l’emendamento D’Alia “ disegno di legge 733” art. 50 bis che , con la pur condivisibile motivazione di aumentare la sicurezza pubblica perseguendo l’incitazione a delinquere ed il terrorismo, punta in realtà a controllare su internet la libera informazione dei blogs e dei social networks..
Ciò significa che se adesso un blog denuncia una situazione di malcostume politico, può essere oscurato e rimosso in quanto promuoverebbe disordine sociale.
Il controllo abnorme e concentrato di televisioni e giornali in Italia, sia di proprietà sia controllati politicamente da Berlusconi, è un caso unico nelle nazioni occidentali, e tanto più indica come il suddetto provvedimento violi il diritto di libera espressione dei cittadini italiani, facendo parte di un disegno di ulteriori e più ampie restrizioni, nonostante l’articolo 15 della Costituzione proibisca specificamente la censura alle comunicazioni ed il Primo Ministro vi giuri lealtà alla sua nomina.
Le chiedo pertanto di promuovere ogni possibile azione per impedire l’incombente rischio del suddetto provvedimento restrittivo che mette in pericolo il diritto dei cittadini alla informazione, al controllo e quando necessario alla denuncia di episodi di malgoverno senza alcuna censura e nella piena libertà, conquistata a caro prezzo dagli italiani negli anni.

Con osservanza
Mitt. Domenico D’Orazio
e mail: valerio_123_123@yahoo.it

venerdì 13 febbraio 2009

ECCO I VERI ASSASSINI:





DAL 1 GENNAIO 20008 AL 31 DICEMBRE 2008 I MORTI SUL LAVORO SONO STATI 639. Ecco gli unici assassini, non il padre di Eluana Englaro, cioè quelli che hanno votato a favore del decreto mille proroghe 2009 che con l’articolo 32 del decreto-legge in argomento slittano al 19 maggio 2009:
- l’obbligo di comunicare all’INAIL i dati relativi agli infortuni sul lavoro che comportino un’assenza dal lavoro di almeno un giorno ed ai fini assicurativi quelli che comportino un’assenza dal lavoro superiore a tre giorni (art. 18, comma 1, lettera r) del d.lgs. n. 81/2008);
- il divieto delle visite mediche preassuntive (art. 41, comma 3, lettera a) del d.lgs. n. 81/2008).
Ad ogni buon conto il testo dell’articolo 32 del decreto-legge in argomento è il seguente:“Art. 32 - Modifiche al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 811. Le disposizioni di cui agli articoli 18, comma 1, lettera r), e 41, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, si applicano a decorrere dal 16 maggio 2009.2. Il termine di cui all'articolo 306, comma 2, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni, con riferimento alle disposizioni di cui all'articolo 28, commi 1 e 2, del medesimo decreto legislativo, concernenti la valutazione dello stress lavoro-correlato e la data certa, è prorogato al 16 maggio 2009.”




mercoledì 11 febbraio 2009

CIAO ELUANA






Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggian
Ha preso tutti in contropiede e se n’è andata con un sussulto di dignità, quasi volesse scappare prima che gli avvoltoi del senato, comandati a bacchetta dal loro padrone, decidessero di condannarla all’ergastolo in uno stato di vita che vita non è, perché non umana. Se n’è andata, lontana da suo padre e da sua madre, quasi volesse risparmiargli l’ultima goccia di fiele che essi sorseggiano da diciassette anni. Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.
Se n’è andata, approvando le scelte della sua famiglia, l’unica che in questa tragedia fu ed è scevra di interessi e la sola che può vantare gratuità e amore senza ricompensa. Se n’è andata quasi a smentire un pusillanime che non ha esitato a sfregiare la vita e la morte, il Diritto e lo Stato per trarre vantaggi e benefici per sé e la sua bulimia di potere. Se n’è andata per non essere complice del sigillo diabolico tra pagani e devoti, scribi e farisei, che aggiungono pesi sulle spalle degli altri, senza mai muovere un dito per aiutare a portarli.

lunedì 9 febbraio 2009

INDRO MONTANELLI E BERLUSCONI





Questo è un articolo che ho trovato casualmente sull'internet, è un estratto di un intervista che sarebbe stata pubblicata nel numero successivo di Micromega in cui Curzio Maltese intervistò Indro Montanelli su Berlusconi:
Anticipiamo ampi stralci del dialogo tra Indro Montanelli e Curzio Maltese, pubblicato dal prossimo numero di Micromega.
MALTESE: Caro direttore, che effetto ti fa leggere ora su tutti i giornali liberali d'Europa le stesse cose che sostieni da anni su Berlusconi? MONTANELLI: «Non è certo una sorpresa. Se uno fa il giornalista, da destra o da sinistra, da sopra o da sotto, sul nostro Berlusconi arriva a quelle conseguenze. La differenza è che i colleghi stranieri parlano anche nel nome di un mondo, di una borghesia illuminata, di un capitalismo democratico che guarda al berlusconismo con giustificata diffidenza. Mentre noi in Italia siamo quattro gatti e parliamo fra noi». L'avvocato Agnelli, che dovrebbe essere il simbolo di quel capitalismo democratico, ha finito per prendere le parti di Berlusconi, in nome di uno strano patriottismo. Dice che non siamo una repubblica delle banane..... «.....La sortita di Agnelli mi ha sorpreso. Lui dovrebbe sapere, per la storia di famiglia, che cosa significa mettere il paese nelle mani di un capoccia». Sei stato accusato di aver scritto per risentimento personale nei confronti di Berlusconi, dopo la vicenda del «Giornale». «Ma io non ho nessun risentimento, alla mia età poi. M'incazzo soltanto quando Berlusconi mente sui nostri rapporti. Lui vorrebbe nientemeno far credere alla gente che mentre io dirigevo il "Giornale" cospiravo per dirigerne un altro. Pensa che invenzioni pur di non ammettere la banale verità. Mi ha fatto fuori perché non ero il tipo da dirigere un giornale di partito, tanto più ch'ero fortemente contrario alla sua discesa in campo e glielo avevo detto a chiare lettere»..... Con «La Voce», omaggio a Prezzolini, sei andato alla ricerca di una borghesia moderata, di una destra liberale, ma non l'hai trovata. «Calcolavo di portarmi dietro i tre quarti dei lettori del «Giornale». Ma quei tre quarti erano molto più a destra di me. Sono stato un simbolo dell'anticomunismo, mi chiamavano il fascista. Ma il mio anticomunismo era liberale. Il loro era ed è fascismo mascherato». Parliamo di questo anticomunismo in morte del comunismo..... «.....Riflette l'immensa vigliaccheria e l'opportunismo della borghesia italiana. Quando il pericolo comunista c'era ed era forte, fino agli anni Settanta, la nostra borghesia cercava il compromesso. Poi, a muri crollati, si sono scoperti ferocemente anticomunisti. E ci credono pure. Ricevo decine di lettere di persone anche colte, medici, ingegneri, che sono convinti di aver vissuto in questi anni in un regime di «rossi». Quando se c'è stato nella storia un antiregime, questo è stato proprio il governo dell'Ulivo..... Hanno fatto poco, perché avevano una maggioranza ristretta e litigiosa. Ma quel poco era di qualità. Non hanno rubato, non hanno alzato la voce, hanno provato a riformare questo paese allergico alle riforme..... Come si fa a capovolgere una verità così solare? La verità è che questo anticomunismo è una scusa per agitare il manganello». Si torna all'impossibilità di essere normali della destra italiana. Vittorio Foa sostiene che il fascismo non ha distrutto la sinistra, che ha resistito al Ventennio, ma ha spazzato per sempre la possibilità di una destra democratica, europea. Tu sembri ancora più pessimista. «Sì, gli italiani non sanno andare a destra senza manganello. Non amano la destra seria e non l'hanno mai amata, prima e dopo il fascismo. Pensa alla grande destra risorgimentale, ai Sella, agli Spaventa..... E pensa alla parabola di De Gasperi. No, la destra liberale in Italia è stata sempre impopolare, una minoranza odiata e derisa. Gli andava bene Mussolini e gli va bene Berlusconi. Che cos'hanno Berlusconi e i suoi alleati in comune con la destra liberale, legalitaria? Nulla..... La destra è incompatibile con il «parabolismo», la ciarlataneria e Berlusconi è un parabolano, un grande ciarlatano..... La capacità di menzogna di Berlusconi è quasi commovente. Perché il primo a credere alle sue menzogne è lui...». Sei convinto che prima o poi gli italiani se ne accorgeranno? «Sì, ma devono andare a sbattere. Ci libereremo di Berlusconi come del vaiolo, con il vaccino. E l'unico vaccino è che provi a governare..... Parliamoci chiaro, la maggioranza degli italiani quest'uomo lo vuole e non da oggi, dal giorno della discesa in campo. Se non è andato al potere è stato soltanto perché la Lega è andata per conto suo. Certo, negli ultimi tempi ha detto cose terribili..... Berlusconi andrà al potere e gli italiani capiranno finalmente..... Se vince di poco, dura pochissimo. Altrimenti chissà. Gli italiani ci mettono un po' a capire. Ma è vero che per fare un regime bisogna avere le capacità, cooptare una classe dirigente. Mussolini l'ha fatto, dopo gli anni dello squadrismo. Berlusconi non so se lo farà. Vedi, c'è una differenza. Mussolini in fondo odiava i fascisti, li usava ma li disprezzava e ne diffidava. A fare il governo ha chiamato il liberali, i nazionalisti e qualche ex compagno. Berlusconi invece ama i berluscones, perché lo adorano..... Gli unici uomini di qualità che ha avuto intorno sono Confalonieri e Gianni Letta. Gli altri sono soltanto servi e killer». Questa assenza di progetto e di programma, puntando tutte le carte su un uomo solo e sui primi mitici «cento giorni», non è assurdo per una grande potenza che dovrebbe pensare al futuro? «Ma gli italiani al futuro non credono e nemmeno al resto..... Vogliono il «ghepensimi» per non pensarci loro, ma è un'illusione. Una scelta che condanna l'Italia a un grande discredito internazionale... All'estero si preparano a trattare l'eventuale governo berlusconiano come un'anatra zoppa..... Berlusconi non ha altre scelte, non le ha mai avute, o vince o perde tutto. Fa il suo mestiere. Ma agli italiani costerà seguirlo nell'avventura».

L'IPOCRISIA PER UN PUGNO DI VOTI CATTOLICI





L'ipocrisia di Berlusconi è veramente allucinante per assicurarsi la benevolenza del papa e per accaparrarsi i voti dei falsi cattolici è stato capace di affermare che : «Da padre io non staccherei spina»..
Però, da padre, ha lasciato che sua moglie abortisse un figlio che non sarebbe nato sano. Spero che le sue parole siano frutto del pentimento per quella scelta, pur legale e legittima, fatta (o subita) negli anni 80.

domenica 8 febbraio 2009

CENSURATO IN ITALIA ..............BERLUSCONI

ECCO QUANTO CI CONSIDERANO ALL'ESTERO

venerdì 6 febbraio 2009

CRISI? NON PER LA CASTA






E'stata pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 dicembre 2008 n. 296 il Decreto del Presidente del Senato del 16 dicembre, con cui sono stati attribuiti ai partiti i rimborsi elettorali per le elezioni (del Senato) del 9 e 10 aprile 2006.Leggi il provvedimento sulla Gazzetta ufficiale, con in allegato le tabelle di attribuzione e le quote 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010 già erogate o da erogare. Nelle tabelle viene riportata anche la distribuzione regionale ed alle circoscrizioni "estero".Leggi il quadro riepilogativo dei partiti e dei movimenti che ricevono i rimborsi e gli importi.

domenica 1 febbraio 2009

CHE VUOL DIRE ESSERE FIGLI DELLA CASTA






Qualcuno nasce con la camicia, qualcuno con le ali ai piedi. Federico Matteoli, figlio dell’Altero ministro alle Infrastrutture, può vantare di avere sia le ali, sia la camicia: almeno quella con i gradi di pilota della Cai di Roberto Colaninno & Company, che il giovane aviatore è riuscito a strappare di dosso a colleghi più titolati per anzianità aziendale, età, esperienza e figli a carico. Come ha fatto? Matteoli junior era già stato graziato una volta: nella defunta compagnia di bandiera era entrato solo nel 2002, unico e ultimo assunto a tempo indeterminato, con le assunzioni chiuse da mesi. Il papà allora era ministro all’Ambiente. E il suo partito, An, nella vecchia Alitalia contava su Silvano Manera, poi nominato direttore generale dell’Ente per l’aviazione civile (Enac), e Luigi Martini, ex parlamentare, oggi consulente personale di Rocco Sabelli, l’ad della nuova compagnia. Questa volta però il Federico volante sembrava destinato alla cassa integrazione, anche perché l’aereo che guida, l’Md80, finirà in pensione. Invece ecco il colpo di scena: i manager di Colaninno-Sabelli-Martini hanno inventato una graduatoria di anzianità a parte a Milano, la città dove Matteoli junior era stato assunto. E così il figlio del ministro ha potuto scavalcare centinaia di colleghi davanti a lui. Un buon inizio per un’operazione che già ci costa 3 miliardi e 300 milioni: 55 euro di debiti per ciascun italiano, compresi i bambini.

sabato 31 gennaio 2009

QUANTO CI COSTANO GLI SBARCHI PROGRAMMATI






Muhammar Gheddafi vorrebbe che il Parlamento italiano accelerasse. Vorrebbe che il "Trattato di amicizia" firmato a Bengasi il 30 agosto con Silvio Berlusconi con cui l'Italia chiude il passato coloniale (tra l'altro impegnandosi a pagare 5 miliardi di dollari alla Libia), venisse solennemente ratificato al più presto dal Parlamento italiano. Il suo ambasciatore a Roma, Hafez Gaddur, grande mediatore dell'intesa, lo ha già chiesto a Franco Frattini, a Gianni Letta, a chiunque in questi mesi abbia aiutato l'intesa fra i due paesi: "Per cortesia, il leader si aspetta dall'Italia che il Trattato sia ratificato in maniera speciale, non annegato fra mille altre leggi e leggine". Repubblica è riuscita a ottenere una copia di lavoro del "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione". Al lungo "Preambolo" concordato da Gheddafi e Berlusconi avevano già iniziato a lavorare Romano Prodi e Massimo D'Alema durante il governo di centrosinistra. "Se le due parti saranno davvero in buona fede - dice un diplomatico del ministero degli Esteri - quel "Preambolo" descrive il quadro di un'alleanza davvero strategica fra due paesi che sono complementari per struttura politica, economica, industriale e sociale". Il testo parte dall'articolo 1 dedicato al "Rispetto della legalità internazionale" e si chiude con l'articolo 22 dedicato alla "Collaborazione parlamentare e fra enti locali". I contenuti in buona sostanza sono già stati anticipati sulla stampa in settembre, ma alcuni punti sono di interesse particolare. Altra "sorpresa": si è parlato per anni di ricompensa italiana alla Libia con la costruzione di un'autostrada costiera dal confine con la Tunisia a quello con l'Egitto. Il lungo articolo 8 che descrive i "Progetti infrastrutturali di base" non fa nessun accenno a quell'autostrada. "Un lavoro del genere costerebbe 8 miliardi di euro, e invece nel testo sono previsti 5 miliardi di dollari in 20 anni", dice una fonte di Palazzo Chigi. I lavori verranno esplicitamente assegnati a ditte italiane, e gli stessi fondi saranno gestiti dall'Italia: la Libia metterà a disposizione i terreni per le opere "senza oneri per la parte italiana e per le aziende esecutrici". http://www.esteri.it/MAE/IT/Stampa/Sala_Stampa/Rubriche/Parlamento/2008/20081002_FrattiniTrattatoLibia.htm

martedì 27 gennaio 2009

IL GRANDE FRATELLO DI SIGONELLA







Ignazio La Russa ce l’ha fatta. Lo aveva promesso nel giugno 2008: “faremo di Sigonella una delle più grandi base d’intelligence del mondo”. Adesso è certo: la stazione aeronavale in mano all’US Navy ospiterà il nuovo sistema AGS (Alliance Ground System) dell’Alleanza Atlantica per la sorveglianza della superficie terrestre e la raccolta e l’elaborazione d’informazioni strategiche.Il governo italiano ha sbaragliato un’agguerritissima concorrenza: a volere i sofisticati impianti di spionaggio c’erano Germania, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia, Spagna e Turchia. Gli investimenti in infrastrutture per oltre un miliardo e 560 milioni di euro facevano gola a tutti. Gli Stati Uniti dovevano però ripagare in qualche modo l’incondizionata fedeltà dei governi d’Italia... alle scelte più scellerate di questi ultimi anni (guerre in Afghanistan e Iraq, nuova base militare di Aviano, comandi AFRICOM a Napoli e Vicenza, stazione radar satellitare MUOS a Niscemi, interventi in Libano, Darfur, Somalia e adesso Gaza). L'Italia dovrà comunque sborsare 150 milioni di euro entro la fine del 2010, anno in cui l’AGS diventerà pienamente operativo. Ma gli affari per i soliti noti del settore costruzioni militari è assicurato. L’Alliance Ground System si divide in tre componenti: una stazione fissa terrestre ove opera il Centro di commando e controllo; una stazione terrestre che può essere facilmente trasportata su velivoli o navi in caso d’emergenza e/o conflitto; le “Software Grounds Stations” costituite da sofisticati sistemi computerizzati che permettono di ricevere, decodificare e trasmettere le informazioni raccolte. Le stazioni terrestri sono state tutte progettate per supportare le operazioni di dispiegamento in tempi rapidissimi, in qualsiasi scacchiere internazionale, di forze terrestri, velivoli aerei, navi, sottomarini, unità missilistiche. L’AGS è dunque lo “strumento chiave per rendere più incisiva la Forza di Risposta della NATO (NRF)”, divenuta operativa nel giugno 2006. Il sistema consente inoltre di elaborare in tempo reale un quadro strategico e tattico prontamente disponibile ai Centri di comando e controllo sia della NATO che dei Paesi membri, in tempo di pace e di conflitto. “La capacità alleata di sorveglianza terrestre AGS, è un elemento fondamentale per dare alle forze schierate i mezzi per colpire i loro bersagli con grande precisione, proteggendole contemporaneamente dagli attacchi”, ha spiegato il relatore USA John Shimkus alla Sottocommissione per la cooperazione transatlantica dell’Assemblea Parlamentare della NATO. “L’Alliance Ground System segna un grosso progresso tecnologico per quanto riguarda la cooperazione alleata in materia di difesa. Grazie ad esso, i comandanti disporranno di un’immagine completa, in tempo reale, delle attività sul campo di battaglia man mano che esse si evolvono. Ciò consentirà un’individuazione molto efficace degli obiettivi ed aumenterà la precisione dei tiri in ambienti complessi”. L’elemento cardine del sistema sarà rappresentato da un modernissimo velivolo senza pilota equipaggiato con sistemi radar e sensori in grado di rilevare, seguire ed identificare con grande accuratezza e da grande distanza il movimento di qualsiasi veicolo sul terreno. Lo scorso anno, l’Alleanza Atlantica ha formalizzato la scelta per l’Euro Hawks UAV, una variante specifica dell’RQ-4B Global Hawk acquisito da US Air Force e US Navy, che offrirebbe “maggiori benefici in termini di supporto logistico, manutenzione ed addestramento”. Le caratteristiche tecniche del Global Hawk erano già invidiabili: con un peso di 13 tonnellate, questo aereo senza pilota può volare a circa 600 chilometri all’ora a quote di oltre 20.000 metri; ed è in grado di monitorare un’area di 103,600 chilometri quadrati grazie ad un potentissimo radar e all’utilizzo di telecamere a bande infrarosse. Le immagini registrate vengono poi trasmesse via satellite ai comandi terrestri. L’autonomia del Global Hawk è di 36 ore con un solo pieno di carburante. La sua rotta è fissata da mappe predeterminate, un po’ come accade con i missili da crociera Cruise, ma da terra gli operatori possono cambiare le missioni in qualsiasi momento. Il primo prototipo di Euro Hawk diventerà operativo entro il 2009: due colossi del complesso militare industriale, Northrop Grumman ed EADS lo stanno costruendo dopo aver sottoscritto un contratto di 410 milioni di euro. I velivoli senza pilota della NATO destinati a Sigonella dovrebbero essere 6, a cui si aggiungeranno i 4 RQ-4B che l’US Air Force dislocherà in Sicilia quando saranno completati i lavori di realizzazione degli hangar di manutenzione degli aerei. “L’AGS è uno dei più costosi programmi di acquisizione intrapresi dall’Alleanza”, dicono a Bruxelles. Per l’intero sistema di rilevazione è infatti prevista una spesa che sfiora i 4 miliardi di euro. A beneficiarsene sarà un consorzio costruito ad hoc da imprese statunitensi ed europee: oltre a Northrop ed EADS ci sono pure General Dynamics, Thales e l’italiana Galileo Avionica, società del gruppo Finmeccanica. Se era ormai nota da tempo la notizia dell’arrivo a Sigonella di squadriglie di velivoli spia senza pilota, ha destato sorpresa l’accenno del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini, all’“allestimento a Sigonella del sistema SIGINT” (acronimo di Signals Intelligence, nda). Ha dichiarato Camporini: “Abbiamo scelto questa base dopo un’attenta valutazione e per la sua centralità strategica nel Mediterraneo che le consentirà di concentrare in quella zona le forze d’intelligence italiane, della NATO e internazionali”. A Sigonella saranno dunque centralizzate le attività di raccolta d’informazioni ed analisi di comunicazioni, segnali e strumentazioni straniere, trasformando la Sicilia in un’immensa centrale di spionaggio mondiale. Un “Grande Fratello” USA e NATO, insomma, ma non solo. I sistemi di Signals Intelligence hanno infatti una funzione determinante per scatenare il “first strike”, convenzionale o nucleare che sia. Sono lo strumento chiave di ogni “guerra preventiva”. Una delle articolazioni SIGINT è la cosiddetta ELINT – Electronic Intelligence, che si occupa in particolare d’individuare la posizione di radar, navi, strutture di comando e controllo, sistemi antiaerei e missilistici, con lo scopo di pianificarne la distruzione in caso di conflitto. Per il funzionamento di aerei senza pilota, AGS e centrali di spionaggio, il ministro della difesa ha preannunciato l’arrivo in Sicilia di “800 uomini della NATO, con le rispettive famiglie”. I solerti sindaci dei comuni di Motta Sant’Anastasia (Catania) e Lentini (Siracusa) sono stati premiati. Ben quattro varianti ai piani regolatori approvate negli ultimi anni, consentiranno bibliche colate di cemento su terreni agricoli e aranceti: su di essi prolifereranno residence e villaggi per i militari nordamericani.

di Antonio Mazzeo: disarmiamoli



Ben fatto ministro Brunetta.

Ora che i genitori potrenno ricevere e mail e sms per sapere della carriera scolastica dei propri figli voglio che i miei dipendenti - deputati e senatori comunichino via internet le loro dichiarazioni dei redditi,si descrivvano dicendo prima di tutto quante condanne pendenti hanno e quanti soprusi hanno fatto per i giochi di potere,quanti vanno a cena con delinquesnti e chi sono i capi della malavita che per certo sono sono seduti LI in parlamento a decidere per noi!

Voglio le intercettazioni libere visto che IO non ho nulla da nascondere e se qualcuno devo parlare male di qualcuno lo faccio direttamente .........vai Brunetta non fermarti in fondo se hanno scelto la vita politica devono capire che hanno scleto di essere di pubblico dominio...solo una cosa Brunetta :

in Italia il 5 % della popolazione italiana non avrà mai la copertura Internet/ADSL e a loro come facciamo a far sapere le notizie sui figli?....piccione?

sabato 24 gennaio 2009

NON CAMBIANO MAI I NOSTRI POLITICI







Hanno fatto infuriare persino Brunetta. Proprio nel suo Veneto, proprio nella Regione amministrata dal suo centrodestra, hanno cercato di mettere i boiardi al riparo dalle leggi anti-fannulloni. Nel silenzio delle vacanze natalizie, una circolare ha esentato i top manager della Regione dalle nuove trattenute malattia. Da giugno infatti ai dipendenti pubblici che restano a letto nel periodo iniziale viene decurtato lo stipendio di ogni voce accessoria. Ma il Veneto ha aspettato fine anno prima di varare la norma, con il risultato di dovere chiedere un semestre di tagli arretrati a chi era già caduto vittima dei malanni. Poi dall'inizio del 2008 sono diventati operative le sottrazioni: per ogni giorno di malattia, un usciere del livello più basso perderà otto euro, un funzionario da dieci a 20, un dirigente da 64 fino a 77. Un salasso che dovrebbe dissuadere dalle assenze ingiustificate. Il problema è che i top manager, quei 70 amministratori che siedono nella stanza dei bottoni della Regione guidata da Giancarlo Galan, si sono auto-esentati: per loro non sono previste sanzioni nè deterrenti. Il loro contratto garantisce stipendi da 100 mila euro l'anno in su e non segue le regole della pubblica amministrazione. Una scelta che ha fatto infuriare i sindacati. E che ha spinto Renato Brunetta a scrivere a Galan: «La legge vale per tutti». Ora la Regione cercherà di trovare una soluzione. Sperando che i supermanager non si ammalino prima.
FIRMATE TUTTI LA PETIZIONE

mercoledì 21 gennaio 2009

UNA NUOVA SPERANZA PER TUTTI


Barack Obama il primo presidente afro-americano, ha giurato a Washington Come governerà lo vedremo nei prossimi mesi. Anche se per lui la situazione non potrebbe essere peggiore: recessione, disoccupazione, una crisi finanziaria senza uguali, il pantano irakeno e quello afgano, lasciano presagire che la partenza di Barack Obama sarà in salita. Già ora però la sua elezione a presidente degli Stati Uniti scompagina molti giochi in quelle che, a torto o ragione, vengono considerate le province dell'impero americano. La vittoria di Obama segna infatti l'inizio del declino per le campagne elettorali basate sulla paura. Dimostra che si può ottenere consenso dai cittadini proponendo un mondo diverso: fatto di minori diseguaglianze sociali, di maggior rispetto per l'ambiente, di partecipazione.A oggi è questa la novità di Obama. Ed è una novità che preoccupa una parte consistente del nostro governo. Le frasi infelici di Silvio Berlusconi "sull'abbronzatura" del neo-presidente, che riecheggiano direttamente quelle usate dal leghista Roberto Calderoli per zittire la giornalista Rula Jebreal, e quelle sconcertanti del capogruppo della Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, sui brindisi di Al Qaeda per l'arrivo di Barack alla Casa Bianca, sono un segno di nervosismo. leggi --> il discorso di Obama

sabato 17 gennaio 2009

QUELL' UOMO INSULSO DI EMILIO FEDE


Nuovo coup de maitre dell’inesauribile Emilio Fede. Nel corso del Tg4, andando coraggiosamente contro l’opinione pubblica e il suo stesso comitato di categoria -quello dei giornalisti- ha espresso dei giudizi sarcastici nei confronti di Roberto Saviano, autore del libro denuncia contro la Camorra Gomorra, per il quale quale vive sotto scorta da ormai due anni.
Lo scrittore si era scagliato, nel corso di un lungo soliloquio durante il Festival della letteratura di Mantova, contro alcuni giornali e gli avvocati dei boss ("I vostri assistiti fateli venire direttamente, o pensate che abbia paura? Ma per niente") e lamentando la sua condizione di scortato ("Non prendi più un treno, non entri più in una macchina che non sia blindata. Ho il sogno di una casa. Le vite delle persone a cui vuoi bene si svolgono senza di te").Fede, riportando la notizia della solidarietà espressa dal comitato dei giornalisti, esprime la propria perplessità sulla condizione da "recluso" di Saviano, che secondo lui avrebbe invece ben cavalcato l’onda e il successo dei suoi scoop giornalistici, visto che i diritti del libro prima e del film dopo gli avrebbero fruttato non pochi soldi. E sulla condizione da lui lamentata di scortato Emilio conclude ancor più sarcasticamente: "Potrei dargli lezioni io, visto che lo sono da molto più tempo. Ma non lo vado a raccontare".
Queste le parole di Fede: «C’è stata una solidarietà del comitato dei giornalisti, e va bene, lo condividiamo. Ma insomma mi pare che...no, nel senso non che ce l'abbia con Saviano ma lui si propone molto: c'è un film, un libro, che si vende, i diritti del libro e dei film che portano a casa tanti bei soldini. Che poi lui racconti che vive da scortato, ecco io potrei raccontarglielo meglio visto che vivo da scortato da più tempo ma non vado raccontando il perchè lo sono....»
Ecco il video:

giovedì 15 gennaio 2009

ALLA FACCIA DEL RIGORE.........


Notizia dal Tropico del Capricorno. Il ministro Angelino Alfano, ex segretario personale di Silvio Berlusconi, attualmente ministro di Grazia e Giustizia di Silvio Berlusconi, nonché padre dell’omonimo lodo che assegna l’immunità giudiziaria a Silvio Berlusconi, ha trascorso la sua settimana di relax al villaggio Valtur Le Flamboyant nella pregevole isola di Mauritius, Oceano Indiano, ospite della famiglia Patti, proprietaria di tutti i Valtur, siciliana proprio come la famiglia del ministro. Il volo di Stato che lo ha condotto laggiù è atterrato il 29 dicembre. Un bel sole attendeva il ministro, la sua consorte, i figlioletti, e i due uomini di scorta che per tutta la settimana hanno brillantemente presidiato la spiaggia, le cascatelle, la zona relax del bar, senza che nulla di male accadesse al ministro. Il quale di giorno veleggiava in catamarano. Visitava l’Isola dei Cervi. Sonnecchiava sotto l’ombrellone. Pensava. Senza dare confidenza neppure al suo collega di coalizione, Adolfo Urso, onorevole, ex sottosegretario, che quasi tutti i giorni provava a parlargli sul bagnasciuga, ma senza esito. Generoso di parole, invece, lo è stato nelle cene che trascorreva con i membri della famiglia Patti, alcuni dei quali, negli anni scorsi sono usciti totalmente prosciolti da una indagine per riciclaggio di denaro di Cosa Nostra e false fatturazioni. Il conto finale della settimana, 5 mila euro a testa per la junior suite sulla spiaggia, è stato certamente saldato dal ministro prima della partenza.

LA BUFALA DELLA SOCIAL-CARD


Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica.
La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati.
Il circuito di pagamento chiede una percentuale all'esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso.
Quindi, auspicando a una compartecipazione dell'esercente alla spesa, sono, a essere ottimisti, altri 6 milioni di euro di spesa statale.
Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica.
Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno.
Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli italiani (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie. Anche un bambino avrebbe capito che sarebbe stato meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga,ma i nostri politici sono dei dementi quindi..........

martedì 13 gennaio 2009

ENERGIA A BASSO COSTO ALTRO CHE NUCLEARE


Energia e acqua potabile a costi irrilevanti e senza soluzione di continuità , senza impatto ambientale in sinergia con zone povere del pianeta che diventerebbero ricchissime.
Il progetto DESERTECS con studi svolti dal Centro tedesco di Ricerca Aerospaziale (DLR) sulla base di dati satellitari telederivati hanno dimostrato che centrali a energia solare Termodinamica, disposte su meno del 0.3% dell’intera superficie dei deserti dell’area MENA (Middle East and North Africa), sarebbero in grado di generare elettricità e acquapotabile in quantità tale da coprire la domanda attuale dei paesi EU-MENA (Europa e Nord Africa)
Sfruttando i venti del Marocco e delle zone intorno al Mar Rosso, sarebbe possibile generare ulteriori forniture di energia.

L’energia solare ed eolica così prodotta potrebbe essere distribuita nei paesi dell’area M.E.N.A. e trasmessa in Europa attraverso linee di corrente continua ad alta tensione (High VoltageDirect Current, HVDC) con perdite limitate al 10-15%.
Il Club of Rome e TREC stanno entrambi sviluppando il progetto DESERTEC per combinare le potenzialità della tecnologia e dei deserti per raggiungere la sicurezza dell’approvvigiona-mento energetico e idrico, nonché per salvaguardare il clima.
Paesi come l’Algeria, l’Egitto, la Giordania, la Libia, il Marocco e la Tunisia hanno già dichiarato il loro interesse alla collaborazione in quest’ambito.
leggi il progetto su:

sabato 10 gennaio 2009

GLI ALTRI PAESI LE SMANTELLANO NOI..........


Il comitato di affari PDL e PD ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dellItalia legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che lopinione pubblica contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrer il contrario. Non difficile.Nucleare? No grazie.Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano pi della volont degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potr fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsente per centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l'esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Obama nel suo programma per il rilancio dell'economia prevede anche la produzione di energia da fonti alternative. "Per incentivare la nascita dell'economia dell'energia pulita - ha detto Obama - raddoppieremo la produzione da fonti alternative in tre anni".
"Modernizzeremo più del 75% degli edifici pubblici - ha spiegato - e miglioreremo l'efficienza energetica di due milioni di case americane, consentendo ai consumatori e ai contribuenti di risparmiare".
E NOI il paese del sole che fa? installiamo il nucleare........siamo in mano a dei dementi........veramente dei deficenti

venerdì 9 gennaio 2009

ECCO ISRAELE


Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati."
Le voci incontrollate che da giorni circolano lungo tutta la Striscia sono quelle secondo le quali l'esercito israeliano starebbe tirando addosso ai palestinesi una pioggia di armi non convenzionali, vietate dalla Convenzione di Ginevra.
Cluster bombs e bombe al fosforo bianco. Esattamente le stesse che l'esercito di Tsahal utilizzò nell'ultima guerra in Libano, e l'aviazione USA a Falluja, in violazione delle le norme internazionali.
Dinnanzi all'ospedale Al Auda ci sono stati stati testimoni che hanno filmato le prove dell'utilizzo di bombe al fosforo bianco,.
Il Trattato di Ginevra del 1980 prevede che il fosforo bianco non debba essere usato direttamente come arma di guerra nelle aree civili, ma solo come fumogeno o per l'illuminazione. Non c'è dubbio che utilizzare quest'arma sopra Gaza, una striscia di terra dove si concentra la più alta densità abitativa del mondo, è già un crimine a priori. Il dottor Abdel ha riferito che all'ospedale Al Shifa non hanno la competenza militare e medica, per comprendere se alcune ferite di cadaveri che hanno esaminato siano state prodotte effettivamente da proiettili al fosforo bianco. A detta sua però, in venti anni di mestiere, non ha mai visto casi di decessi come quelli portati all'ospedale nelle ultime ore. Ha spiegato di traumi al cranio, con fratture a vomere, mandibola, osso zigomatico, osso lacrimale, osso nasale e osso palatino che indicherebbero l'impatto di una forza immensa con il volto della vittima. Quello che ha detta sua è totalmente inspiegabile, è la totale assenza di globi oculari, che anche in presenza di traumi di tale entità dovrebbe rimanere al loro posto, almeno in tracce, all'interno del cranio. Invece stanno arrivando negli ospedali palestinesi cadaveri senza più occhi, come se qualcuno li avesse rimossi chirurgicamente prima di consegnarli al coroner. Israele ha fatto sapere che da oggi è generosamente concessa una tregua ai suoi bombardamenti di 3 ore quotidiane, dalle 13 alle 16. Queste dichiarazioni dei vertici militari israeliani vengono apprese dalla popolazione di Gaza, con la stessa attendibilità dei leaders di Hamas quando dichiarano di aver fatto strage di soldati nemici. Sia chiaro, il peggior nemico dei soldati di Tel Aviv sono gli stessi combattenti sotto la stella di Davide. Ieri una nave da guerra al largo del porto di Gaza, ha individuato un nutrito gruppo di guerriglieri della resistenza palestinese muoversi compatto intorno a Jabalia e ha cannoneggiato. Erano invece dei loro commilitoni, risultato: 3 soldati israeliani uccisi, una ventina i feriti. Alle tregue sventolate da Israele qui non ci crede ormai nessuno, e infatti alle 14 di oggi Rafah era sotto l'attacco degli elicotteri israeliani, e a Jabalia l'ennesima strage di bambini: tre sorelline di 2, 4, e 6 della famiglia Abed Rabbu. Una mezz'ora prima sempre a Jabilia ancora una volta le ambulanze della mezzaluna rossa sotto attacco. ECCO IL VIDEO DA VEDERE CON FEGATO

VIA AGLI HAKER-SBIRRI


Il Consiglio dei Ministri Europeo ha dato l'assenso e subito Inghilterra e Germania si sono mosse per adeguarsi con gioia al nuovo corso: nell'Unione Europea è ora possibilie l'hacking di Stato.
Le forze di polizia degli Stati membri non hanno più bisogno di un mandato e di essere in possesso di prove per perquisire da remoto i computer dei cittadini: ora hanno ufficialmente il permesso di avviare una "sorveglianza intrusiva della proprietà privata" in maniera del tutto autonoma e anonima.
I gruppi in difesa dei diritti umani, Liberty in testa, stanno insorgendo. Shami Chakrabarti, membro di Liberty, sostiene che "Non è diverso dall'irrompere a casa di qualcuno, analizzare i suoi documenti e sequestrare l'hard disk". Solo che in questo modo il sospettato (se ancora così lo si può definire) non ne ha nemmeno coscienza.
Ovviamente, intromettersi nel computer di qualcuno è un'attività che richiede la compromissione del sistema che opera su quel determinato Pc: assisteremo forse all'invio di mail che contengono virus da parte delle forza dell'ordine? E i produttori di antivirus e software per la sicurezza come si porranno in questa situazione?
Nonostante il Ministero dell'Interno inglese si sia subito attivato per sminuire la portata di questo provvedimento ma senza negare le conseguenze paventate, non solo la privacy dei cittadini viene messa a rischio (qualcuno potrebbe anche dire "Ma tanto io non ho nulla da nascondere") ma la sicurezza stessa dei loro computer.
Senza contare, poi, le sempre presenti possibilità di abuso di un potere esercitabile senza bisogno dell'autorizzazione di alcuno.

giovedì 8 gennaio 2009

ECCO UN UOMO RESPONSABILE


Il presidente eletto ha annunciato il pacchetto per il rilancio dell'economiache prevede un taglio delle tasse di mille dollari per il 95% delle famiglie americane, in programma raddoppio della produzione di energia alternativae la creazione di circa tre milioni di posti di lavoro ecco i punti salienti:
Riduzione delle imposte: mille dollari per il 95% delle famiglie, specificando che il taglio delle tasse servirà a incitare gli americani a "tornare a spendere";
Occupazione: Il piano di rilancio dell'economia predisposto dal team del neopresidente, che prevede il raddoppio della produzione di energia rinnovabile entro tre anni allo scopo di creare 3 milioni di posti di lavoro entro il suo primo biennio alla Casa Bianca;
Fonti alternative e infrastrutture: Il pacchetto per il rilancio dell'economia riguarda anche la produzione da fonti alternative. "Per incentivare la nascita dell'economia dell'energia pulita - ha detto Obama - raddoppieremo la produzione da fonti alternative in tre anni". Ribadito l'impegno a favore della scuola e del miglioramento delle infrastrutture: "Lavoreremo per modernizzare gli edifici federali, costruiremo strade, ponti e scuole, fornendo le dotazioni tecnologiche necessarie nel ventunesimo secolo. Investiremo nelle nuove tecnologie e nelle energie rinnovabili", ha detto il presidente eletto. "Dobbiamo fare scelte difficili" per porre "le fondamenta di un nuovo sistema economico", ha detto Obama. "Modernizzeremo più del 75% degli edifici pubblici - ha spiegato - e miglioreremo l'efficienza energetica di due milioni di case americane, consentendo ai consumatori e ai contribuenti di risparmiare".
E il nostro caro PRESIDENTE DEL CONSIGLIO IRRESPONSABILE A CHE PENSA ?

domenica 4 gennaio 2009

IL CAPODANNO DEL CAPOGRUPPO


Sono giorni convulsi per l’on. Maurizio Gasparri, inopinatamente capogruppo del Pdl. Entusiasta all’idea che forse “rubano anche a sinistra” (a destra è scontato), eccitatissimo dalla prospettiva di poter fare la morale a Di Pietro, l’acuto statista ha annullato tutti gli impegni di fine anno e ha trascorso le sante feste esternando al ritmo di due dichiarazioni al minuto e polverizzando il record del ministro-kiwi Rotondi (nelle fisiologiche pause idrauliche lo rimpiazzava Capezzone, altro maratoneta degno di minzione). Cotanto accaldarsi va capito: Gasparri è quello che nel ’95 voleva Di Pietro leader del Polo al posto di Berlusconi e lo faceva sapere con gli stessi toni orgasmici con cui oggi lo dipinge come la versione deteriore di Provenzano: “Per noi di An - urlacchiava, pensando di fargli un complimento - Tonino è meglio del Duce!”. Ora, comprensibilmente, deve far dimenticare quegli sbracciamenti, e appare in ogni tg per lanciare improbabili “sfide” a Di Pietro e dire che “le dimissioni di suo figlio dimostrano che è colpevole”, ma “non bastano” perché “ci vuole ben altro”. La garrota, come minimo. Pare che, vedendolo così agitato all’inseguimento dell’ennesima telecamera, un passante gli abbia domandato: “Scusi Gasparri, ma se Di Pietro jr. deve dimettersi per una raccomandazione, che dovrebbe fare lei che guida un gruppo parlamentare con decine di pregiudicati, imputati e indagati, persino per mafia?”. A quel punto Gasparri è entrato in confusione, biascicando: “Di Pietro per noi è meglio del Duce!”. Gl’infermieri, che lo tallonano con discrezione, l’hanno subito trasportato a Palazzo Grazioli, dov’è stato a lungo sedato. Il decorso è regolare.

martedì 30 dicembre 2008

L'ULTIMO REGALO DEL VERME GEORGE BUSH


DIVENTARE falegname, aiuto farmacista, tecnico dell'elettricità. Avevano sogni forse piccoli ma reali, gli otto ragazzi che sono morti sabato durante uno dei primi raid israeliani su Gaza. Come migliaia di coetanei erano a scuola, un istituto professionale gestito dalle Nazioni Unite, quando sono cadute le prime bombe. Terrorizzati, sono fuggiti dall'edificio, solo per essere colpiti nel cortile, che dista 200 metri dall'edificio dove ha sede il governo di Hamas, obiettivo dell'attacco. Altri venti loro compagni sono stati feriti: alcuni sono in gravi condizioni. La storia dei ragazzi del Gaza Training Center è diventata uno dei simboli della tragedia che si vive nella Striscia. "Avevano tutti 17 o 18 anni - racconta Sami Mshasha, funzionario dell'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei palestinesi e che gestisce l'istituto - erano lì per imparare un mestiere, per non restare in strada. La fine che hanno fatto è orribile". Quando la bomba ha colpito la scuola molti studenti sono riusciti a ripararsi: per quelli più vicini al palazzo del governo però non c'è stato scampo: "Le nostre guardie hanno cercato di tirarli fuori, ma era impossibile - prosegue il funzionario - è stato difficile anche far arrivare le ambulanze in quel caos. C'erano genitori che urlavano, altri che arrivavano di corsa a cercare i loro ragazzi. Abbiamo chiesto ufficialmente che il governo israeliano apra un'inchiesta, perché questo per noi dimostra che l'operazione non è stata affatto chirurgica come dicono. Ma oggi non possiamo evitare di farci delle domande: forse avremmo dovuto tenere le scuole chiuse quel giorno. C'era molta tensione. Magari abbiamo sbagliato noi. Ed ora è troppo tardi".
I dubbi di Mshasha sono condivisi da molti, nella Striscia: quando gli attacchi israeliani sono cominciati, sabato mattina, molte scuole erano nel pieno delle lezioni. In quelle con il doppio turno la prima rotazione stava terminando e la seconda iniziando. Per questo le bombe hanno sorpreso tanti bambini fuori casa o nelle aule, e tanti genitori in strada mentre correvano per andare a prendere i figli. Sul quotidiano Haaretz Hamira Hass, la giornalista israeliana che meglio conosce Gaza, ha raccontato ieri le storie di padri e madri stretti fra l'angoscia per i bombardamenti e quella per il destino dei figli. "Sono arrivato alla scuola di mia figlia e mi sono trovato di fronte centinaia di ragazzine che scappavano urlando. Ero il primo adulto che arrivava lì. Si sono strette intorno a me piangendo", le dice un genitore, Abu Muhammad. La maestra, Umm Salah, racconta come abbia dovuto portare soccorso ai bambini della sua classe feriti dai vetri rotti. Solo dopo è potuta correre alla ricerca dei suoi figli: "Alcuni dei miei alunni hanno iniziato a piangere. Altri sono rimasti in silenzio, paralizzati". Uno dei figli dell'insegnante era in strada quando la madre l'ha trovato. Il maggiore si era già rifugiato a casa, accolto da una nonna terrorizzata. "Ho pensato di accendere la tv per calmarli, ma poi ho visto le immagini. L'ho spenta e li ho mandati a fare i compiti". Mshasha teme che ricordi come questi segneranno in maniera indelebile gli allievi non soltanto dell'istituto professionale Unrwa, ma anche delle altre scuole. "Negli ultimi mesi abbiamo riscontrato un tasso di attenzione molto minore. I ragazzi arrivavano a scuola affamati, perché a casa non c'era nulla da mangiare. O depressi, perché non vedevano futuro e capivano che anche i genitori non possono far nulla per loro. Abbiamo riattivato le mense, e creato servizi di assistenza psicologica. Ma di fronte a una strage così, o di fronte alla morte dei tuoi compagni di banco con che spirito potranno tornare?".

sabato 27 dicembre 2008

REGALI NATALIZI CONTRO LA CRISI


Il 23 dicembre, alla Camera dei Deputati, le Commissioni riunite Bilancio e Cultura hanno fatto regali di Natale. Tutto ebbe inizio quando, con l’ultima finanziaria del governo Prodi, Italia dei Valori ottenne l’abolizione della cosiddetta “legge mancia”.
Tale provvedimento (Legge n. 311 del 2004) è stata una delle peggiori leggi clientelari approvata dal governo Berlusconi. Prevedeva interventi a pioggia, senza alcuna trasparenza, su indicazione di singoli parlamentari, i quali, per ragioni di mera clientela, hanno distribuito somme ingenti per i più disparati micro-interventi nei loro collegi elettorali. Un grande esempio di cattiva politica. In occasione dell’ultima finanziaria del governo Berlusconi essa costò ben 222 milioni di euro. All’atto della sua abrogazione vi erano residui di circa 18 milioni di euro (12 per la Camera e 6 per il Senato). All’inizio di agosto vi fu un tentativo di deliberarne l’utilizzo: Italia dei Valori si oppose e così fu stabilito che venissero impiegati per l’adeguamento degli edifici scolastici alle norme di sicurezza. Ma si sa …il lupo perde il pelo ma non il vizio… ed in questo caso per “i lupi” è difficile rinunciare alla politica clientelare. E così, più o meno alla chetichella, due giorni prima di Natale i parlamentari di PdL, Lega, MpA e Pd hanno pensato bene che fosse ora di fare …doni natalizi. Le Commissioni riunite, con il solo voto contrario di Italia dei Valori e Udc, hanno approvato circa 250 micro-interventi (mediamente meno di 50 mila euro ciascuno), apparentemente per adeguamento di edifici scolastici a norme di sicurezza. Una assurda dispersione di risorse per interventi che non adegueranno un bel nulla, mentre si sarebbero potute concentrare le somme disponibili su 3-4 edifici, garantendo una vera sicurezza degli studenti che li frequentano ed evitando nuove vicende come quelle del liceo Darwin di Rivoli, costato la vita ad un ragazzo di 17 anni. Invece si sono gettati al vento 18 milioni di euro in un momento di gravi difficoltà economiche del Paese. Non possiamo parlare propriamente di “costi della politica”, ma sicuramente siamo in presenza di “sprechi della politica”.
BUON NATALE A TUTTI !

martedì 23 dicembre 2008

SCANDALO FORMATO G8


In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117 milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna di soldi pubblici che l'Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull'isola della Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa. Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società. Una spesa da nababbi con l'aria che tira, le famiglie in crisi, la Fiat in gravi difficoltà e l'Alitalia ko. Inutile tentare di sapere perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare d'appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato: provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della riservatezza si incontra ben altro. 'L'espresso' è entrato di nascosto nei cantieri sull'isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate. Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro. Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce del caporalato (vedi l'articolo a pag. 38). E un curioso legame d'affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione della Protezione civile, Angelo Balducci, e l'impresa che a fine lavori guadagnerà di più. L'Anemone, appunto. Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la costruzione dell'albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni, cavaliere della Repubblica, l'imprenditore fiorentino coinvolto nell'inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.

Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie che contano con l'imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il conferimento degli appalti, l'ingegnere è il soggetto attuatore di tutte le opere per il G8, cioè l'uomo dalle mani d'oro: provvede alle procedure necessarie per l'affidamento degli incarichi, alla stipula dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della famiglia Anemone.Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d'urgenza dalla Protezione civile, senza gare d'appalto. Segue per mesi i lavori per i Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel 2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un'ordinanza di Berlusconi lo rimuove dall'incarico di soggetto attuatore per il G8 e i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene sostituito da un ingegnere dello staff,Fabio De Santis. Ma continua a occuparsene con "funzioni di raccordo tra la struttura di missione", cioè la Protezione civile, e i "soggetti coinvolti dagli interventi infrastrutturali". In quell'ordinanza, c'è però un passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario. Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca "una commissione di garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione". Una spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione: "Assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori... in termini di congruità dei relativi atti negoziali". Qualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il segreto di Stato mette tutto a tacere.





BUONUSCITE PER MANAGER PUBBLICI


La Firenze degli scandali offre nuovi tasselli di perplessità. Piccole tessere, forse, che compoiono un mosaico carico di interrogativi sulla gestione della metropoli. L'ultima scoperta riguarda le buonuscite d'oro della Ataf, la municipalizzata dei trasporti: cinque manager si sono portati via un ricco extra, in tutto un milione di euro. Un bel regalo, confezionato con soldi pubblici. La Guardia di Finanza è entrata in azione dopo un esposto dei Cobas e una polemica sollevata a Palazzo Vecchio dal capogruppo del Ps. L'Ataf infatti è un corsorzio di nove municipi, ma il Comune di Firenze ovviamente è di fatto l'azionista più importante. E mentre l'opposizione si è rivolta al sindaco Leonardo Domenici chiedendo spiegazioni, gli investigatori hanno rifatto i calcoli e hanno presentato denuncia alla magistratura contabile. Secondo le Fiamme Gialle, la responsabilità per quei doni che valgono un milione è dell'assessore fiorentino Tea Albini, del presidente e di uno dei membri del Cda ed 'ex sindaco della confinante Campi Bisenzio: gli viene contestato di non avere esercitato il dovere di controllo sulle elargizioni. Solo nel caso del direttore generale Sassoli, sostituito con l'ex top manager della Trambus capitolina, l'azienda fiorentina ha rischiato di dovere regalare tre anni di stipendio: più di mezzo milione, solo per essersi scordata di dargli il preavviso.

giovedì 18 dicembre 2008

DELIRI DA POTERE


In Abruzzo vince l’inquisito Chiodi”. “Colpa della questione morale nel Pd”. “Il Pd perde 10 punti, l’Udc ne perde 1, Di Pietro raddoppia, la Sinistra avanza”. “Bisogna scaricare Di Pietro e la Sinistra e allearsi con l’Udc”. “Sei mesi fa votò l’80%, ora solo il 53: un elettore su due è rimasto a casa, soprattutto in casa Pd, dopo l’arresto di Del Turco”. “Colpa di Di Pietro, bisogna andare con Casini, Cesa e Cuffaro, così gli elettori ritrovano l’entusiasmo e si precipitano alle urne”. “Costantini ha preso meno voti della coalizione: nel Pd qualcuno ha fatto votare Chiodi”. “Colpa di Di Pietro, bisogna escluderlo non solo dalla Vigilanza e dal Cda Rai, ma da tutti gli incarichi: in fondo ha solo il terzo partito d’Italia”. “Hanno arrestato per tangenti il segretario abruzzese del Pd, sindaco di Pescara”. “I giudici fanno politica”. “Ma hanno atteso che si chiudessero le urne”. “L’han fatto apposta per infierire sugli sconfitti”. “Ma han pure inquisito Carlo Toto, quello di Air One, che ha il nipote deputato Pdl e s’è visto salvare la compagnia dal governo, ma aveva ottimi rapporti anche col Pd”. “E’ la prova che i giudici fanno politica, contro la destra e contro la sinistra”. “A Potenza chiedono l’arresto del deputato Pd Francesco Margiotta”. “Anche a Potenza i giudici fanno politica”. “Ma l’inchiesta è di Woodcock, quello che ha indagato lo staff di Fini e Pecoraro Scanio”. “Anche lui fa politica contro destra e sinistra”. “Ma Margiotta era indagato da un anno in un’altra inchiesta, e il Pd l’ha ricandidato e riportato alla Camera lo stesso”. “Ha ragione Berlusconi: bisogna riformare la giustizia”.

CLASS ACTION STOP FINO AL 2009 ALLA FACCIA DELLA DIFESA DEI CONSUMATORI


Lo prevede il decreto legge Milleproroghe approvato oggi in Consiglio dei ministri.
La class action all'italiana, introdotta in Finanziaria 2008 del dicembre scorso, sarebbe dovuta partire inizialmente a giugno 2008 ma il governo di centrodestra ha previsto un primo slittamento a gennaio 2009 per avere il tempo di modificarne l'impianto normativo, fortemente contestato da Confindustria.
Ora il secondo rinvio, che prelude alla presentazione di un emendamento del governo a un disegno di legge in corso d'esame in Parlamento, probabilmente il ddl Sviluppo.
La proposta di emendamento a cui lavora il governo, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, prevede che la class action possa essere attivata per illeciti compiuti a partire dal luglio 2008, quindi con un parziale effetto retroattivo di un anno. Resterebbero comunque esclusi i processi per i crac Cirio e Parmalat.
La decisione del consiglio dei ministri fa si che ai consumatori italiani sia stato scippato un fondamentale strumento di tutela dei loro diritti e dei loro interessi, mentre le aziende disoneste riescono ancora a farla franca.
Il solito aggiustamento all'italiana.
Che aspettiamo a scendere in piazza ?

lunedì 15 dicembre 2008

LE SENTENZE DELLA DIAZ DI GENOVA


La verità processuale non ci sarà mai. I reati, tutti i reati di cui erano accusati i 29 imputati per la «macelleria messicana» della scuola Diaz, andranno in prescrizione il prossimo anno. La legge ex Cirielli, approvata dal centro-destra nel 2005, manderà in fumo la possibilità di comprendere almeno nel processo d'appello cosa è esattamente accaduto a Genova durante la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, quando 93 manifestanti furono arrestati illegalmente dopo essere stati massacrati a colpi di manganello.Restano però i fatti e il dispositivo di una sentenza che, già ora in attesa delle motivazioni, deve suggerire qualche ragionamento. È tragicamente ovvio che non solo i 13 condannati, tutti appartenenti al reparto mobile di Roma , siano gli unici responsabili di quella notte d'inferno. Gli agenti e i funzionari che sono entrati nella Diaz colpendo sistematicamente chiunque si trovasse nella scuola, erano molti di più. Ma la responsabilità penale è personale. E in un processo, in cui la stragrande maggioranza degli imputati si è avvalsa della facoltà di non rispondere, dare un nome e un volto non solo ai picchiatori, ma anche a tutti i presenti, è stato impossibile. Molti testimoni, per ovvio, ma non giustificabile, spirito di corpo, o per timore, hanno taciuto. E lo stesso ha fatto il Viminale che solo una settimana fa ha identificato un agente delle Digos, con i capelli raccolti in una «coda di cavallo lunga fino alla cintola» immortalato in molte foto e in molti filmati sull'irruzione. I vertici della Polizia aveva garantito che lo avrebbero fatto subito, ma da quel momento sono passati sei anni.
Ma non basta. Perché i fatti dicono di più. Quella notte furono falsificate le prove. Due persone, un agente e un vicequestore, portarono alla Diaz due bottiglie molotov, poi utilizzate per tentare di dimostrare che davvero nella scuola ci dormivano i violenti. E per questo sono state condannate. Ora, un tribunale come quello di Genova può benissimo ritenere che quell'episodio, forse ancor più grave del massacro, si spieghi solo con un inganno ai danni dell'intera catena di comando della Polizia di Stato ordito, nella concitazione del momento, da due colleghi infedeli. O che la vergognosa vicenda non possa sfociare in altre condanne perché, di fronte alle fotografie che immortalano il sacchetto azzurro con le bottiglie incendiarie mentre passa di mano in mano, i vari funzionari hanno finito per dare versioni contraddittorie tra loro: inutili insomma per ricostruire, al di là di ogni ragionevole dubbio, la verità. Un tribunale pavido, può farlo e lo ha fatto. Ma l'opinione pubblica non lo può accettare.
LE CONDANNE : 4 anni a Vicenzo Canterini, ex capo Reparto Mobile di Roma; 2 anni a Michelangelo Fournier, ex vice di Canterini; 3 anni a Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emilio Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone. 3 anni anche a Pietro Troiani; 2 anni e sei mesi a Michele Burgio; un mese a Luigi Fazio.
LE ASSOLUZIONI : Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell'Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all'intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Per Alfredo Fabbrocini i pm avevano chiesto l'assoluzione.

venerdì 12 dicembre 2008

RISO AMARO..........PER LE FINANZE PUBBLICHE


È una specie di incubo: un pentolone di riso che continua a bollire da sessant'anni. E che adesso rischia di esplodere facendo danni ai conti dello Stato. Perché questo mostro della finanza pubblica rischia di costare all'erario più di cento milioni di euro. Non è uno scherzo. Ancora una volta la Corte dei Conti lancia l'allarme sui debiti dell'Ente italiano risi, l'istituto che si occupa di controllare la produzione del cereale e di gestirne l'ammasso. Una situazione assurda: l'Ente deve gestire il riso più indigesto della storia mondiale. Ha infatti nella pancia i debiti contratti dallo Stato per fare fronte alla carenza di generi alimentari nel 1948-49. All'epoca il governo fece comprare sacchi dall'Ente per aiutare i contadini alle prese con la carestia. Un'operazione legata anche alla necessità di sostenere il consenso elettorale nell'anno chiave della Repubblica. La furbata fu ripetuta nel 1954 e nel 1961. E da allora nessuno ha pagato il conto. Per le banche è un ottimo affare: dal 1970 gli è viene riconosciuto un premio del 4,4 per cento oltre al tasso corrente. Insomma, quel riso di annata è diventato oro. Sapete adesso quale è il debito? La Corte dei conti lo elenca con esattezza: 103.666.091 euro. Il piatto più costoso di tutti i tempi: cento milioni di euro. Che l'anno prossimo crescerà ancora. Dal 1960 ogni anno la magistratura contabile scrive al ministro dell'Agricoltura in carica e chiede al governo di intervenire, per evitare che il peso degli interessi faccia scoppiare il pentolone. Adesso lancia l'appello direttamente al parlamento, chiedendo di porre fine a "una vicenda che per le dimensioni finanziarie raggiunte, è presumibile dovrà richiedere uno specifico intervento normativo". O forse il ministro Luca Zaia, che ha lodato la sicurezza del riso italiano garantita proprio dall'Ente in questione e inaugurato in prima persona la trebbiatura, riuscirà con decisionismo leghista a trovare una soluzione per il problema?

giovedì 11 dicembre 2008

MISURE ANTI CRISI? CI GUADAGNA SOLO LO STATO

Quadro di copertura DL 185/2008 – effetti sul SNF per il 2009(milioni di euro) Fonte: Camera dei Deputati
Grazie all’ottimo lavoro del servizio bilancio della Camera, abbiamo finalmente un quadro completo del decreto anticrisi varato quasi due settimane fa dal nostro Consiglio dei ministri. Il risultato è però sorprendente. Dopo che a Washington il 16 novembre scorso era stato annunciato dal ministro Tremonti un piano da 80 miliardi, ridotto solo tre giorni dopo a 12,7 miliardi, poi sceso a 7 miliardi, a 6,5 e, infine, il 29 novembre a 3,7 miliardi, ci ritroviamo ad avere un intervento a saldo zero. Più precisamente, il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo, tra variazioni nette nelle entrate e nelle uscite, di 390 milioni. Non solo non c’è una riduzione della pressione fiscale, ma vi è un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, di 3 miliardi e mezzo che serve più che a compensare l’aumento netto delle spese.
CRESCE SOLO LA BUROCRAZIA
Dal punto di vista macroeconomico, questo significa che ci stiamo preparando alla peggiore recessione del Dopoguerra sparando a salve. Una manovra antirecessiva può, infatti, avere un significativo impatto macroeconomico solo se varia i saldi. In un contesto come quello attuale, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale per rilanciare l’economia. Certo, tutto questo andava fatto con prudenza, dato il livello del nostro debito pubblico. E mettendo subito in atto piani che ci portassero, quando la crisi sarà finita, a finanziare stabilmente le minori entrate (o maggiori spese) decise oggi con riduzioni permanenti della spesa, come quelle che stiamo proponendo sulle varie missioni del bilancio pubblico. Il decreto anticrisi, invece, finanzia le maggiori spese con maggiori entrate, innalzando ancora di più la pressione fiscale. C’è da chiedersi come reagiranno gli altri governi del G20 e il Fondo monetario, che da tempo chiedono una forte azione di stimolo fiscale coordinata tra i diversi paesi, cui anche l’Italia è chiamata a dare un contributo.I dettagli riguardo all’impatto della manovra sul bilancio dello Stato (la tabella sul bilancio della pubblica amministrazione è più complessa, ma comunque consegna un saldo positivo) vengono forniti dalla tabella qui sotto. La parte del leone viene svolta dalla rivalutazione dei valori contabili Ias, una misura di riallineamento dei valori fiscali e contabili che in parte anticipa entrate future. Oggi, semmai, dovrebbe essere compiuta l’operazione opposta, immediate riduzioni di tasse oggi compensati da riduzioni di spesa domani. Vi sono poi circa 500 milioni che derivano da inasprimenti dell’Iva. Si noti che negli altri paesi si sta procedendo in direzione diametralmente opposta, riducendo l’Iva, come consentito dalla Commissione europea.Il decreto anticrisi si limita così a redistribuire risorse. E la redistribuzione, modesta peraltro, avviene con costi amministrativi molto elevati soprattutto in rapporto alle erogazioni concesse ai cittadini . Si crea tanta burocrazia, ma nessun posto di lavoro con manovre di questo tipo. E non si offre protezione alla grande platea di lavoratori con contratti a termine che rischia di rimanere senza lavoro nei prossimi mesi.Si dirà che una manovra a saldo zero non peggiora i conti pubblici, a differenza di quanto sta avvenendo in altri paesi. Ma non è così. Primo, perché in fasi di crisi come questa i conti peggiorano comunque e l’unico modo per migliorarli è far ripartire al più presto l’economia, creando le condizioni per cui i tagli alle tasse e le nuove spese decise oggi siano sostenibili, possano durare nel tempo. Secondo, perché il governo rischia di doversi trovare fra qualche mese a spendere molto di più di quanto previsto. Le misure di spesa appaiono sotto finanziate: a esempio, stimiamo che la social card costerà almeno 600 milioni, 150 in più di quelli stanziati per questa misura. E i fondi aggiuntivi per gli ammortizzatori sociali non sono comunque adeguati, anche mantenendo le regole attuali, per tassi di disoccupazione a due cifre. Questo significa che il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d’opera, come esplicitamente previsto dal decreto attuativo della social card, per chiudere il rubinetto delle erogazioni oppure per ampliare le dotazioni dei vari fondi, rendendo così discorsivi gli effetti della spesa.

lunedì 8 dicembre 2008

LA RICETTA PER USCIRE DALLA CRISI PER OBAMA


Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
Il candidato democratico ha infatti ricevuto l’approvazione della maggioranza dei cittadini degli Usa.
Ma cosa significa questo per le politiche americane su ricerca, ambiente, sanità e spazio? Anche se ora il Presidente degli Usa dovrà vedersela con la crisi economica, ecco cosa prevede il suo programma elettorale (è possibile anche consultare le risposte che il senatore ha fornito allo ScienceDebate 2008, il forum di cittadini, associazioni e ricercatori interessati a favorire il dibattito presidenziale sui temi della scienza).
Ricerca scientifica:
Raddoppiare gli investimenti federali nella ricerca di base in dieci anni, concentrando l’attenzione su scienze della vita, fisica, matematica e ingegneria; aumentare le borse per giovani ricercatori; stimolare la ricerca sulle cellule staminali anche embrionali, eliminando il bando sul finanziamento federale che George W. Bush aveva approvato nel 2001; utilizzare per la ricerca scientifica gli embrioni soprannumerari, senza crearne appositamente di nuovi.
Ambiente ed energia:
Ridurre le emissioni di gas serra dell’80 per cento rispetto ai valori del 1990 entro il 2050, con un primo obiettivo di riportarle ai livelli del 1990 nel 2020; impegnarsi con la Framework Convention on Climate Change dell’Onu e il protocollo di Kyoto, concentrarsi su efficienza e risparmio energetico, grazie al favore del mercato, con la creazione di nuovi posti di lavoro; ottenere il dieci per cento dell’energia dalle fonti rinnovabili entro il 2012 e il 25 per cento entro in 2025; investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nella ricerca su nuovi combustibili, veicoli non inquinanti, edilizia energeticamente efficiente, sequestro dei gas serra e nuova tecnologia nucleare.
Sanità:
Ottenere una copertura sanitaria accessibile ed economica per tutti gli americani, e garantirla a tutti i bambini oggi non assicurati; diminuire i costi che la famiglia media americana deve sostenere per la salute di 2.500 dollari annui.
Spazio:
Terminare la costruzione della stazione spaziale internazionale, sviluppare nuovi veicoli, ritardare i viaggi sulla Luna e puntare piuttosto verso Marte; aumentare il programmi spaziali civili, continuare le missioni senza equipaggio, non favorire la corsa alle armi spaziali; rivitalizzare la Nasa, aumentando le collaborazioni internazionali e l’impegno delle imprese private.
Istruzione:
Concentrare l’attenzione sugli insegnamento delle scienze e della matematica, assumendo 30 mila nuovi docenti.
E NOI?.......... facciamo parlare Licio Gelli, tagliamo gli incentivi per il risparmio energetico,facciamo scappare i cervelli della ricerca,tagliamo i finanziamenti alla scuola e alla università pubblica,tagliamo la spesa per la sanità pubblica........e ancora non scendiamo in piazza con i forconi? Io uno ne ho pronto nel box............non si sa mai

sabato 6 dicembre 2008

LE SCUOLE PUBBLICHE CADONO A PEZZI MA...........


La Cei protesta per i tagli alle scuole paritarie, il governo risponde e prova a spegnere la protesta dei vescovi. Un emendamento alla Finanziaria stanzia 120 milioni di euro, appena dieci milioni in meno del taglio subito, ma senza vincolo di destinazione: sarà il ministro dell’Istruzione Gelmini a decidere se assegnarli tutti alla scuola privata oppure se dividerli con la scuola pubblica. Tutto è accaduto ieri: monsignor Bruno Stenco, direttore dell’ufficio Cei per l’educazione attacca di buon mattino e minaccia addirittura una protesta dei cattolici in piazza, proprio nel giorno in cui la Commissione Bilancio si appresta a chiudere i lavori. I tagli della manovra «aprono una «crisi» con il governo e presto «le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese. Non ci aspettavamo nessun taglio, al contrario degli incrementi, come prevede la legge sulla parità scolastica. Mettere quegli istituti nel capitolo degli sprechi da tagliare è inconcepibile», accusa. Di lì a poco il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas bloccherà la protesta: «Possono stare tranquilli e dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie». In effetti, nel primo pomeriggio spuntano 120 milioni genericamente a favore del ministero dell’Istruzione. Sarà la Gelmini, «di concerto con i dicasteri degli Affari regionali e dell’Economia, a valutare, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria, a chi destinare i fondi». Ora il provvedimento dovrà tornare alla Camera, ma è probabile che i fondi vadano alle scuole parificate, visto che sia la maggioranza che il Partito democratico, sin dal mese scorso, quando la manovra era ancora alla Camera, avevano tentato di convincere il governo a ridimensionare un taglio molto più pesante di quello che subirà la scuola pubblica. Dice il coordinatore del governo ombra Enrico Morando: «Avevamo tentato di convincere la maggioranza l’ultima volta all’inizio della settimana, perché il taglio è obiettivamente sproporzionato. Rispetto a una riduzione di poco superiore all’1% per la scuola pubblica, le parificate avrebbero dovuto rinunciare ad un terzo dei fondi».

giovedì 4 dicembre 2008

SENZA SILVIO E' IL CAOS.........PAROLA DI LICIO GELLI.


Dispensa consigli a Berlusconi,spita sentenze sui grandi misteri italiani.Licio gelli torna a parlare in un intervista a Klaus Davil (http://www.youtube.com/watch?v=69TdT99sefc&feature=related) a pochi giorni dalla conferenza stampa per un programma tv. A Berlusconi « che e giovane e ha la maggioranza » l'ex gran maestro della Loggia P2 « che aveva l'Italia in mano» ,dice che "sono giusti i decreti approvati senza dialogo con la minoranza parlamentare". Veltroni? dovrebbe scomparire e a sinistra « non salverei nessuno», mentre « se cadesse Berlusconi sarebbe un caos per il Paese» . Gelli consiglia la mano forte contro gli studenti che manifestano, «campi di concentramento» per i criminali extracomunitari e una revisione completa dei Tg Rai,dove la maggioranza dovrebbe «mostrare la forza».Attenti poi alla «razza»,perchè domani «potremmo ritrovarci figli » di coppie promiscue «chiazzati come mucche chianine». E dopo la vittoria di Obama gelli teme che « i neri potrebbero vendicarsi sui bianchi». La strage di Bologna «fu opera di mano straniera » mentre Mino Pecorelli fu ucciso «da mano italiana»

mercoledì 3 dicembre 2008

IN FONDO DICONO LE STESSE COSE.........QUALI?

La 36enne romana il 17 ottobre ha esordito con un post, sul meet-up romano di Beppe Grillo, intitolato "Perchè mancare...dicono le stesse cose nostre", riferito alla manifestazione "contro il sistema bancario e per la proprietà popolare della moneta" indetta da Forza Nuova il 18 ottobre a Largo Goldoni (Roma).
Il titolo è stato poi cambiato (ma sullo stesso meet-up c'è traccia del post originale) in un più neutro "Manifestazione sabato 18", i contenuti però restano i medesimi. Serenetta Monti ha inoltre replicato (nei commenti) confermando il proprio originale punto di vista: "Posso capire le singole posizioni sulla "nostalgia"...e posso capire anche la riluttanza...ma oggi il banchetto di Cinecittà è saltato e ribadisco che quello che ho letto in questo comunicato sposa i nostri principi...come tante altre cose della destra sociale. L'ho sempre detto: spesso ci sono più vicini loro dell'attuale sinistra (ops...centro sinistra...la sinistra,ormai, è solo una direzione geografica).

lunedì 1 dicembre 2008

UNA VOLTA ERANO AUTO BLU .......ORA SONO D'ORO


Guadagnano più di un funzionario e hanno diritto al doppio dei buoni pasto riconosciuti agli altri dipendenti. Eppure hanno avviato una vertenza contro la Regione Campania per chiedere un adeguamento dello stipendio. Quello degli autisti di Palazzo Santa Lucia è l'ultimo scandalo campano. Ogni mese, ognuno di loro porta a casa tra i 2 mila e i 2.500 euro, oltre a 600 euro in buoni pasto. Per 13 mensilità, s'intende. È il prezzo da pagare a una categoria che negli anni è diventata casta in Campania, dove un'auto blu non si nega a nessuno: 12 assessori, 17 capi area, altri 30 in Consiglio regionale tra capigruppo, presidenti di commissioni e dirigenti. E poi ci sono gli uomini dello staff di Bassolino e i sei consiglieri della presidenza del Consiglio guidato da Sandra Mastella. Tra loro anche Roberto Conte, rinviato a giudizio dopo le rivelazioni del boss Giuseppe Misso che lo avrebbe sostenuto nelle elezioni del 2000. Il capogruppo del Pd, Pietro Ciarlo, ne ha chiesto le dimissioni, ma lui resta là, anomalia nell'anomalia. E nei giorni scorsi si è scelto anche un nuovo autista, favorendone il distacco da un altro ente.C'è poi chi l'auto blu, pur non avendola assegnata, se la compra e utilizza lampeggiante e paletta in dotazione al Consiglio Regionale. Come è successo a Ciro Campana, fermato nei giorni scorsi dai carabinieri. Solo che Campana non è un consigliere, ma un collaboratore esterno del capogruppo (poi autosospesosi, ndr) dell'Italia dei valori, Cosimo Silvestro. Con un particolare: il 'passeggero abusivo' è considerato dagli inquirenti vicino ad ambienti camorristici.Benefit chiama benefit. Per ogni auto blu c'è almeno un autista, che diventano due per gli uomini della Giunta. In organico sono oltre cento. Ogni mese, per loro, c'è un superbonus da 700 euro netti. È il 'trattamento accessorio', una voce che comprende straordinari, reperibilità, turnazione e rischio. Nessuno finora ha messo in discussione la proliferazione dei mezzi e la lievitazione dei costi: oltre 5 milioni l'anno tra noleggio auto e stipendi d'oro. Quando nel 2003 l'allora assessore al Bilancio,
Luigi Anzalone, tentò di porre rimedio, subì la reazione dei colleghi: "Mi fu detto a muso duro: 'Chi ti credi di essere?'", racconta: "Poi mi telefonò Bassolino, che era assente alla riunione. Pensavo volesse dirmi di andare avanti. E, invece, pur se in evidente imbarazzo, mi chiese di fare un passo indietro".Difendere gli autisti, in questi anni, è stato un po' come difendere il privilegio acquisito. Perché un autista compiacente è necessario a far conciliare impegni istituzionali, politici e, a volte, anche personali. Così, in occasione dell'ultima assemblea nazionale del Pd, era uno sfrecciare di Alfa 'regionali' in direzione Roma. Le stesse che in occasione delle primarie del Partito avevano accompagnato molti dei candidati in giro per le città campane. Un vizio trasversale, visto che appena una settimana fa Paolo Romano, capogruppo di Forza Italia, si è fatto accompagnare nella capitale per l'ultimo consiglio nazionale del partito.
Ecco un video molto esaustivo:

sabato 29 novembre 2008

CE L'HANNO DURO .....MA IL CERVELLO E' UN ALTRA COSA

E TRE..............BOCCIATO
Titolo della tesina: «La valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità». Autore: Renzo Bossi, figlio di Umberto. Con credenziali così, la promozione alla maturità scientifica dovrebbe essere assicurata e invece al liceo «Bentivoglio» di Tradate non guardano in faccia a nessuno e hanno bocciato il figlio del gran capo della Lega nonostante un lavoro ispirato al federalismo e a Carlo Cattaneo.
È il secondo stop che una commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr che lo accompagna in tutte le manifestazioni di partito e compare su centinaia di foto con la sua cascata di ricci neri e il volto pasoliniano. Dopo la bocciatura l'anno scorso in un liceo di Varese, quest'anno Renzo aveva tentato la sorte a Tradate, in un istituto religioso privato, con la tesina ispirata all'argomento «di famiglia». «Ma la tesina è solo una parte dell'esame — precisa don Gaetano Caracciolo, rettore del «Bentivoglio» — e il ragazzo ha dovuto sostenere anche 3 prove scritte e un esame orale.
Non ha seguito gli studi da noi, si è presentato da privatista; non so che tipo di preparazione abbia seguito ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di 60, il minimo per la promozione»

venerdì 28 novembre 2008

COSI IL PRESIDENTE DELL'ATAC INCENTIVA L'USO DEL MEZZO PUBBLICO


Un’auto blu trasformata in uno scuolabus. Non è una nuova trovata per il trasporto, ma quello che è accaduto ieri a Roma. Protagonista della vicenda il presidente dell’Atac - la società che gestisce il trasporto pubblico nella Capitale - Massimo Tabacchiera: nominato da una ventina di giorni, il dirigente, ieri mattina, ha utilizzato la Lancia Thesis (intestata alla società di noleggio che gestisce il parco auto della holding) per far accompagnare i suoi due figli a scuola. La vicenda è stata pubblicata questa mattina nell'edizione di "Leggo", un servizio curato da Franco Pasqualetti e, dal punto di vista fotografico, da Francesco Toiati.
LE SCUSE - «Ci tengo a precisare che quanto accaduto è riconducibile ad una necessità emersa in seguito ad un serio problema avvenuto improvvisamente alla mia famiglia nella prima mattinata di ieri. L'uso dell'auto di servizio è stato improprio. Di questo mi scuso con la cittadinanza tutta». È quanto ha detto il presidente dell'Atac, Massimo Tabacchiera, in merito alla notizia apparsa oggi su "Leggo"che ritraeva Tabacchiera che accompagnava i figli a scuola con l'auto blu. «Quanto avvenuto -ha aggiunto Tabacchiera- non fa parte nè delle mie abitudini nè del mio modo di essere, che confermo essere rispettoso delle Istituzioni e delle responsabilità derivanti dagli incarichi a me affidati, a partire dal pronto adeguamento a tutte le direttive impartite dal Sindaco, comprese quelle sulle auto blu».
NON E' COSI'... - Alla nota del presidente dell'Atac, la direzione di "Leggo" ha replicato: "La direzione di 'Leggo' prende atto con piacere delle scuse del presidente dell'Atac a tutta la cittadinanza. Va tuttavia precisato che, come Tabacchiera ben sa, non si è trattato affatto di un caso isolato".
I FATTI - L’autista, infatti, arrivato alle 8.15 sotto l’abitazione del numero uno di Atac, ha fatto salire la governante e i due bambini per poi accompagnarli in un istituto della zona. Una scelta forse un po’ azzardata e sicuramente non in linea con le direttive impartite dal sindaco Alemanno (che, ricordiamolo, aveva deciso di rinunciare alla due auto blu utilizzate dal suo predecessore Veltroni facendosi dare in comodato gratuito dalla Fiat una berlina) e dallo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Quest’ultimo, non più tardi di una settimana fa, aveva invitato, per ridurre la spesa interna, ad un uso oculato e strettamente necessario delle vetture di servizio pubblico evitando «inutili e costosi sprechi». Fatto sta che, terminati i giri “privati”, l’autista è tornato sotto casa Tabacchiera in attesa che il numero uno di Atac scendesse. Pochi minuti e il massimo dirigente sale a bordo (alle 8.50) e poi un’altra sosta: stavolta al bar per una rapida colazione, un salto in farmacia e poi via, a tutto gas, in azienda, che - è bene sottolinearlo - è in una zona diametralmente opposta dalla scuola dei figli.
ECCO LE FOTO

giovedì 27 novembre 2008

COME SI CAMBIA....PER UNA FUTURA POLTRONA


Sarà ancora lui il salvatore della Patria: prima il logo, ora le discariche. Domenico Auricchio, sindaco di Terzigno, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, si era battuto con ferocia a gennaio contro l'ipotesi di aprire lì una vecchia cava per uscire dalla più devastante delle emergenze. Le sue urla contro il governo Prodi davanti alle telecamere di 'Porta a Porta' sono ancora visibili su Youtube. Ora è ben felice di accogliere non una, ma due discariche destinate a ingoiare 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Del resto l'aveva detto: "Ogni sua parola è un ordine per me!". Berlusconi lo chiama Mimì, lui Silvio: si danno del tu da quando il sindaco delle discariche ha ceduto al premier logo e nome del 'Partito delle Libertà'. Quella striscia tricolore che attraversa l'arcobaleno, presentata agli italiani come il simbolo del nuovo partito del Cavaliere, era stata utilizzata per primo da Auricchio nelle elezioni del 2007. Una 'lista familiare', con tanto di nipoti e parenti, che si contrapponeva proprio a Forza Italia: "Sono stato vittima di una infamia", spiegò allora Auricchio: "Luigi Cesaro, il coordinatore provinciale, mi negava il simbolo". Lui, invece, il simbolo lo ha ceduto gratis e in cambio ha ricevuto una targa d'oro con le lodi di Berlusconi: "Per avere compreso l'importanza di un grande Partito delle Libertà". Chi invece non ha compreso, sono i suoi concittadini e anche i suoi stessi alleati. Il paese è tappezzato di manifesti contro le due discariche. "Nient'altro che una provocazione posta in essere da persone che con il Pdl non hanno alcun rapporto" che hanno l'unico scopo "di gettare fango su uno dei migliori esempi di buona amministrazione in provincia di Napoli". Parola del sottosegretario Nicola Cosentino.
GUARDATE IL VIDEO DI QUANDO NON VOLEVA LA DISCARICA:

mercoledì 26 novembre 2008

IL SIGNOR .....CODA ALLA VACCINARA


''Non querelerò Report". Così l'assessore regionale del Lazio, Mario Di Carlo, dopo la bufera che si è abbattuta su di lui in seguito alla puntata di domenica del progrmma di Milena Gabanelli. Acune frasi andate in onda gli sono costate la delega ai rifiuti, riconsegnata al governatore Marrazzo. Nel mirino, una conversazione molto colorita tra Di Carlo e Manlio Cerroni, imprenditore che gestisce la discarica romana di Malagrotta
"Mi piacerebbe - ha spiegato Di Carlo - che fosse mandato in onda sia l'intervista che il fuori-onda per contestualizzarlo. Credo di avere una storia e una dignità da difendere". In merito alla remissione dell'incarico, l'assessore ha spiegato: "Non ci ho dormito tutta la notte, la lettera che ho scritto al presidente è stata frutto di una riflessione ponderata. Non voglio essere causa di danno nè al presidente, nè alla coalizione. Mi auguro che questa decisione abbassi i toni".
Di Carlo definisce inoltre l'intervista "un'imboscata. Perchè c'è stato un momento in cui il giornalista di Report ha detto: "l'intervista è finita ed io mi sono ritenuto libero di parlare". L'assessore confessa al quotidiano "La Repubblica" di essersi erroneamente fidato: "E' colpa mia, sono stato un fesso. Io vengo dal rugby: uno sport duro ma leale. Quello che è successo - sottolinea Di Carlo - mi ha distrutto come persona. Quella intervista mi ha confezionato come una macchietta, come una persona rozza e volgare e probabilmente anche corrotta. Sembra che io sia in attesa di avere l'eredità di Cerroni".
Mario Di Carlo ha poi tenuto a precisare che "non c'è alcun monopolio negli impianti di termovalorizzazione e nelle discariche del Lazio. Vi sono presenze sia pubbliche che private - ha aggiunto - e non c'è solo Cerroni. Anche per quanto riguarda le discariche sono presenti diversi operatori, sia pubblici che privati, da Comuni a società anche non del Lazio, come ad esempio la Mad, azienda milanese presente nella discarica di Latina e anche a Viterbo e Civitavecchia".
Marrazzo: "Prendo atto, ma non condivido. I giornalisti fanno solo il loro lavoro"Il presidente della Regione Lazio prende le distanze dal suo assessore, ne accetta la riconsegna della delega ma afferma di non condividerne l'atteggiamento e l'intervista. "Prendo atto della sua decisione, ma i giornalisti non hanno colpa, fanno solo il loro mestiere"
La vicendaReport, nella puntata andata in onda domenica 23 novembre, si è occupato della gestione dei rifiuti a Roma e ha evidenziato l'intreccio di interessi tra privati e politica. L'inchiesta si è concentrata sulla questione della discarica di Malagrotta e sulla gestione dell'immondizia nella Capitale e in tutta la regione.Nel mirino un fuorionda trasmesso dalla Gabanelli in cui l'assessore Di Carlo usa un linguaggio decisamente colorito e da cui emerge un'evidente vicinanza all'imprenditore Manlio Cerroni che gestisce appunto la discarica di Malagrotta. "Ce vado a magnà la coda a la vaccinara" è la frase dell'assessore già diventata un cult su Youtube. Lo stesso Di Carlo ha confermato le voci che parlano di un suo ingresso nella società dell'ottantenne imprenditore.
Ecco il video del sig. coda alla vaccinara:

lunedì 24 novembre 2008

E' STATA SOLO UNA FATALITA'....

E STATA SOLO FATALITA' LA TRAGEDIA DI TORINO ECCO COSA HA DETTO IL NOSTRO SILVIO BERLUSCONI INVECE..................
E' di questi giorni l'emanazione della legge 30 ottobre 2008 n. 169 che ha convertito in legge il decreto n. 137/2008 con alcune modifiche (c.d. decreto Gelmini del 1 settembre 2008). La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 31 ottobre ed è entrata in vigore il giorno successivo. Ecco l'articolo sulla sicurezza degli edifici scolastici:

7-bis. (introdotto con la conversione in legge) al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici viene riservato non meno del 5% delle risorse stanziate per tale piano (dall'art. 80/21° comma della finanziaria per il 2003 l. 289/2002). Le economie maturate sulle risorse già destinate all'edilizia scolastica saranno revocate con decreto ministeriale. Dovranno essere comunicate alla regione dopo la risoluzione dei contratti già stipulati. I lavori programmati e non avviati entro due anni dall'assegnazione potranno essere nuovamente revocati e riassegnati. Il ministro dell'istruzione e quello delle infrastrutture nomineranno "un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l'immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica" "il soggetto attuatore... definisce il cronoprogramma dei lavori". Queste misure saranno attuate con decreto del Ministro dell'economia;
8. il provvedimento non comporterà oneri aggiuntivi alle finanze pubbliche.

giovedì 20 novembre 2008


Non c’era bisogno della Procura di Roma per stabilire che, nelle telefonate fra Prodi e il consuocero, fra lo staff prodiano e un imprenditore farmaceutico, non c’era “nulla di illegale né di illegittimo”. Bastava leggerle su Panorama, che gentilmente le pubblicò un paio di mesi fa seppur coperte da segreto. Ci sarebbe invece bisogno di una Procura, nella fattispecie quella di Milano, per sapere se si possa dire lo stesso delle telefonate fra Giovanni Consorte e Massimo D’Alema durante la scalata (illegale, per i pm) di Unipol a Bnl. Come quella in cui D’Alema informava Consorte di aver parlato con Vito Bonsignore, eurodeputato Udc e socio Bnl, della sua auspicata alleanza con Unipol: “È venuto a trovarmi Vito Bonsignore… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quel che tu gli hai chiesto di fare, o no… Voleva altre cose, diciamo... a latere su un tavolo politico … Ti volevo informare che io ho regolato da parte mia… È disposto a concordare con voi 1-2 anni... il tempo che vi serve… Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta... Noi non ci siamo parlati, eh?”. Ma ieri - 543 sì, 43 no, 90 astenuti - il Parlamento europeo ha coperto tutto con immunità tombale: i pm non potranno valutare, come avevano chiesto, se quelle parole configurino pere caso un concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Tutti gli eurodeputati italiani presenti - Pd, Pdl, Lega e sinistra “radicale” - han votato per salvare D’Alema (a parte Pannella, Cappato e Ferrari, più Casini astenuto). L’interessato si era scordato di dire ciò che aveva detto Prodi per le sue telefonate: “Si indaghi pure, nessuna immunità, nulla da nascondere”. Il solito sbadato.

C'è da sperare che qualcuno riesca a far dimettere il senatore Nicola Latorre almeno dall'incarico di vice-capogruppo dei democratici al Senato. Pensare infatti che i probiviri del Pd espellano, o quantomeno sospendano, il braccio destro di Massimo D'Alema dal partito, così come farebbe qualsiasi partito in qualsiasi democrazia occidentale, è velleitario. Ormai è chiaro che di occidentale il nostro paese conserva solo la collocazione sulla carta geografica: tutto il resto, dalle classi dirigenti fino a buona parte dei media, è levantino. O, se preferite, latino americano.Ma persino in Sud America un parlamentare di opposizione smascherato in tv mentre consiglia per iscritto a un esponente della maggioranza le frasi e i ragionamenti da utilizzare per tentare di levarsi dall'impaccio in cui lo ha cacciato un avversario politico, verrebbe immediatamente fatto scomparire dalla scena. Ovviamente non per senso etico o morale, ma per convenienza. Con quale residua credibilità Latorre potrà nel futuro opporsi, o fingere di opporsi, a prese di posizione, leggi e interventi avanzate dalla maggioranza? D'ora in poi la sua faccia rotonda, il suo cranio pelato, saranno solo e semplicemente il simbolo del'inciucio. Saranno un inno al qualunquismo di chi dice «intanto sono tutti uguali». Saranno la pietra tombale sulle già scarse possibilità del centro-sinistra di tornare un giorno alla guida del paese. Eppure tra gli oligarchi nostrani Latorre resta popolarissimo. Ieri i suoi amici, per fronteggiare l'ondata di sconcerto montante anche dall'interno del Pd, hanno straparlato rievocando i processi staliniani. Il pugliese Francesco Boccia, dimostrando di non aver ricevuto nessun beneficio dagli anni trascorsi in gioventù studiando a Londra, è arrivato a dire: «Siamo passati da Obama a Stalin». L'ex prodiano Paolo De Castro ha definito «grottesche le critiche» per il pizzino allungato da Latorre. E tutti hanno catalogato l'episodio tra le scaramucce in atto tra i dalemiani e i veltroniani per il controllo del partito democratico.Ora, è evidente che tra i due gruppi sia in corso una guerra. Ed è altrettanto ovvio che Veltroni e i suoi, mentre premono per le dimissioni di Latorre, sotto sotto si fregano le mani pensando di aver segnato un punto in loro favore. Ma tutto questo non basta per evitare di discutere del nocciolo della questione: Latorre con il suo comportamento ha danneggiato gravemente il partito, se non se ne va lo danneggerà ancor di più. Per il Pd, insomma, è arrivato all'improvviso l'ultimo treno. Sarebbe il caso che da quelle parti ci si desse da fare per non perderlo.

venerdì 14 novembre 2008

BRUNETTA..... DECIDITI NELLA VITA




ORDINARIO O ASSOCIATO?
Sul sito internet dell'università di Tor Vergata, cliccando sul curriculum ufficiale del professor Renato Brunetta si legge che il ministro sarebbe diventato professore ordinario di economia del lavoro nel 1996. Ma la realtà, secondo quanto risulta cliccando sul sito dell'università di Teramo sarebbe diversa. Secondo i verbali del concorso universitario di Teramo che nel 1999 gli riconobbe l'idoneità di professore ordinario, Brunetta fino a tutto il 1999 era solo un professore associato.
VITA LOW COST : Tra i tanti lati nascosti dell'attività di Renato Brunetta a Strasburgo, c'è anche l'abitudine a massimizzare i guadagni volando low cost. Il meccanismo è noto: l'Europarlamento rimborsa forfettariamente il costo del volo (circa 800 euro) senza controllare quale sia la spesa effettivamente sostenuta per raggiungere la sede di lavoro dei deputati europei. Il risparmio finisce così nelle tasche degli eletti. Un meccanismo praticato da tanti che è stato criticato nel 2001 dalla tv tedesca Rtl. Brunetta volava spesso con Ryanair e atterrava all'aeroporto di Baden in Germania, a 60 chilometri da Strasburgo. Il castigafannulloni a quel punto pretendeva di trovare un servizio efficiente di navetta che lo aiutasse a raggiungere rapidamente il lavoro. E lo ha messo nero su bianco in una lettera di protesta. Gli rispondeva a stretto giro il segretario generale Julian Priestley.
CHI L'HA VISTO? Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo. Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse.
PRODUTTIVITA: La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126.

mercoledì 12 novembre 2008

COME PROGRAMMARE L'ECONOMIA



Quando era Ministro dell' interno l'Alitalia istituì un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, che - ovviamente - fu immediatamente cancellato, alle dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo ha registrato un quantitativo max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero fisso: il ministro Scajola Claudio. Con il terzo governo Berlusconi il volo è stato immediatamente ripristinato ( grazie a un finanziamento - straordinario - di un milione di euro ) all'aeroporto di Albenga (che è minuscolo e sta a ben 50 km da quello di Genova! ). Ora l'aereo è un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista ; i passeggeri sono otto nella migliore delle ipotesi e il passeggero fisso è - sempre - Scajola Claudio. L'ATR 47 costa all'Alitalia (all'incirca) 100.000 (centomila) euro a settimana. Così il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova , per quest'anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell' azienda Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di € 6.200.000 (sei milioni e duecentomila euro).
E questo qui è il Ministro della Programmazione Economica!!!

EHILA' ABBRONZATO COME VA?


L’agenzia Ansa-Stefani, previo nullaosta del Minculpop, comunica: “Circa 20 minuti di colloquio, in un clima sereno e di grande cordialità, incentrato sul G8 e la crisi finanziaria. Berlusconi e Obama, alle 22.10 in punto ora italiana, affrontano di petto i principali temi sul tappeto…Il premier italiano abbassa la cornetta decisamente ‘soddisfatto’ per la conversazione col presidente Usa, traendone ottima impressione”. Ma riservandosi di constatarne di persona l’abbronzatura naturale. “È stato Obama a chiamare il Cavaliere tramite il centralino di Palazzo Chigi che l’ha messo in contatto con la residenza di Arcore… La conversazione è iniziata con l’ausilio degli interpreti, ma in diversi passaggi i due leader han parlato, senza mediazioni, in inglese”. Il che spiega la soddisfazione di Berlusconi che, non parlando una parola d’inglese, non capiva un’acca di quel che gli diceva Obama, il quale a sua volta non capiva una mazza di quanto tentava di dirgli Berlusconi a proposito dell’abbronzatura della sua signora e delle figlie, ottime per la coltivazione intensiva del cotone. “Le polemiche italiane non han mai fatto capolino nel colloquio”: o, se vi han fatto capolino, il premier italiano non se n’è accorto. “I due presidenti sono riusciti a contattarsi solo la sera a causa dei reciproci impegni”: l’americano stava parlando con i 75 capi dei governi che contano, l’italiano stava mandando affanculo chi l’aveva criticato. “La telefonata si è conclusa con i complimenti di Berlusconi a Obama per l’elezione”. E soprattutto perché, malgrado sia negro, pare addirittura dotato di cervello.

venerdì 7 novembre 2008

PERCHE IL CENTRO DESTRA HA PAURA DI OBAMA




Come governerà lo vedremo nei prossimi mesi. Anche se per lui la situazione non potrebbe essere peggiore: recessione, disoccupazione, una crisi finanziaria senza uguali, il pantano irakeno e quello afgano, lasciano presagire che la partenza di Barack Obama sarà in salita. Già ora però la sua elezione a presidente degli Stati Uniti scompagina molti giochi in quelle che, a torto o ragione, vengono considerate le province dell'impero americano. La vittoria di Obama segna infatti l'inizio del declino per le campagne elettorali basate sulla paura. Dimostra che si può ottenere consenso dai cittadini proponendo un mondo diverso: fatto di minori diseguaglianze sociali, di maggior rispetto per l'ambiente, di partecipazione.
A oggi è questa la novità di Obama. Ed è una novità che preoccupa una parte consistente del nostro governo. Le frasi infelici di Silvio Berlusconi "sull'abbronzatura" del neo-presidente, che riecheggiano direttamente quelle usate dal leghista Roberto Calderoli per zittire la giornalista Rula Jebreal, e quelle sconcertanti del capogruppo della Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, sui brindisi di Al Qaeda per l'arrivo di Barack alla Casa Bianca, sono un segno di nervosismo. Dopo le manifestazioni per i tagli nella scuola, nella maggioranza cresce la sensazione di stare perdendo, a poco, a poco, la sintonia con il Paese. E adesso, messo alle spalle un ottobre d'inferno, novembre si apre con lui: un presidente afro-americano popolarissimo anche tra gli italiani che hanno votato centro-destra. Un presidente che, se manterrà anche solo in parte quanto ha promesso durante la sua indimenticabile campagna, finirà per fare mostrare la corda a tutta la politica nostrana. Pensate solo alla questione clima: il centro-destra, senza troppo scandalo da parte del centro-sinistra, non vuole rispettare gli accordi internazionali sull'inquinamento. Sostiene che costano troppo alle nostre imprese. Ma cosa accadrà ora con Obama che garantisce di ridurre le emissioni di CO2 dell'80 per cento entro il 2050 e assicura che durante il suo mandato si punterà tutto sull'energia rinnovabile? L'Italia rimarrà schierata con i paesi dell'ex patto di Varsavia che vogliono continuare ad avvelenare il pianeta, o nelle prossime settimane farà precipitosamente marcia indietro? E, in ogni caso, quale sarà a quel punto la credibilità di Berlusconi?Fare politica vuol dire immaginare il futuro. E Obama, per la sua età, la sua storia personale, il futuro lo rappresenta. Per questo l'attempato Cavaliere ricorda che «è giovane e bello» e si offre di dargli consigli. All'improvviso lui, come tutti gli altri leader che per ragioni anagrafiche o di carriera sono sulla scena da più di un quarto di secolo, sentono il peso degli anni. E hanno paura.

giovedì 6 novembre 2008


Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato. Per chi avesse ancora dei dubbi, provvidero a dissiparli gli interventi in extremis di due noti analisti padani, Roberto Castelli (“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”) e Roberto Cota (“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”), nonché del noto stratega Maurizio Gasparri (“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”). Non che la palma delle previsioni sballate sia un’esclusiva italiana. Ancora il 2 novembre John Zogby, “il guru dei sondaggi”, comunicava che “Mc Cain è in rimonta e può vincere, ormai ha superato Obama, 48 a 47%”. Ma i provincialotti italioti che scambiano le speranze per la realtà e pensano di orientare dall’Italia il voto americano, non ci han fatto mancare proprio nulla. Soprattutto sugli house organ di Berlusconi, che solo un mese fa passeggiava mano nella mano con l’amico Bush, lo sguardo rapito, il cuore palpitante, ripetendogli che “sei stato un grande, presto ti verrà riconosciuto, passerai alla Storia”, mentre persino George lo guardava scettico e persino McCain pregava il presidente più impopolare del secolo di non farsi vedere dalle sue parti.Sull’immancabile sconfitta di Obama, il Giornale ha dato il meglio di sé. Mauro della Porta Raffo, il “gran pignolo” che fa le pulci ai giornali e ci azzecca sempre, ma con gli oracoli un po’ meno, non aveva dubbi: “Adesso vi dico: John Mc Cain il prossimo 4 novembre vincerà”. E Paolo Granzotto, entusiasta: “Resto anch’io dell’opinione che il vecchio eroe sbaraglierà il giovane vagheggino… Sarah Palin trascinerà Mc Cain alla vittoria”, anche per via della “veltronizzazione della campagna del damerino Obama: e con Veltroni, si sa, si va dritti alla sconfitta”. Insomma, “Mc Cain gli farà la festa”. Mario Giordano, rabdomante dal fiuto infallibile, produceva titoli del tipo: “Ecco perché la strana coppia Mc Cain-Palin può arrivare alla Casa Bianca”. E rimbeccava i lettori rassegnati alla vittoria di Obama: “Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”. Immediatamente avvertito a Chicago, Barak faceva i debiti scongiuri. Anche perché, ad allarmarlo vieppiù, c’erano gli editoriali di Maria Giovanna Maglie, che ha con i dati elettorali lo stesso rapporto elastico dimostrato con le note spese alla Rai. La generalessa, che scrive con l’elmetto e il colpo in canna, non ci poteva proprio credere che gli americani votassero per quell’”estremista inesperto e poco capace”, “contrario infantilmente alle centrali nucleari”, uno che “ritirerebbe incoscientemente le truppe dall’Irak”, che “rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali”, per giunta negro, tant’è che “gli elettori democratici sono i primi a dubitarne”, ma “dubitano pure gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary”. Mentre “Old John” (così lei chiama McCain, nell’intimità) “parla da Presidente”, “può vincere le elezioni perché è un candidato credibile” e poi “ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”, ma soprattutto “è pronto a costruire 45 centrali nucleari e aumenterebbe le truppe in Irak”, dunque “io dico che ce la fa”, “nonostante il can can dei media nazionali e internazionali”, tutti in mano al Comintern. Se invece “dovesse farcela Obama, sarà una vittoria di misura” (infatti avrà la maggioranza parlamentare più ampia dalla notte dei tempi). La Maria Giovanna lo vedeva già alla Casa Bianca, l’amato Old John: “Da presidente ridurrà il potere di Washington e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Usa”. Pazienza, la difenderà da casa. Ma, nei momenti di sconforto, potrà sempre consolarsi con qualche visita di Maria Giovanna Maglie.Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo.Marina Valensise, altra neocon de noantri, credendo di farle un complimento, scriveva che “la Palin somiglia alla nostra Gelmini: una tigressa dura, determinata, sicura di sé, temprata dal gelo polare, travolgente come un animale selvaggio… una mamma che si batte contro un parolaio idealista”. Stefano Pistolini la definiva “l’ultima arrivata, forse la predestinata”. Infatti, è stata la palla al piede del povero McCain. Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste - si badi bene - “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.
"voglio scendere"

BELLO GIOVANE E ABBRONZATO

ECCO IL NOSTRO PRESIDENTE
MOSCA - Il neo eletto presidente degli Stati Uniti è giovane, bello ed abbronzato ed il presidente della Federazione Russa Dmitry Medvedev non dovrebbe avere problemi ad avere rapporti con lui.
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del bilaterale Russia-Italia di oggi al Cremlino, aggiungendo poi che "abbronzato" l'ha detto come "grande complimento".
"Cercherò di aiutare i rapporti fra Russia e Usa dove sono arrivate alla guida delle giovani generazioni e non vedo difficoltà per Medvedev ad instaurare buoni rapporti con Obama che è anche bello, giovane e abbronzato", ha detto Berlusconi.
Sollecitato poi dai cronisti al termine della conferenza stampa sul termine "abbronzato" da lui utilizzato, ha commentato: "E' una carineria assoluta, è un grande complimento".
Una volta tornato in albergo, Berlusconi è stato informato delle numerose polemiche che la sua battuta stava causando in Italia e di come fosse rimbalzata sulle agenzie internazionali, ed ha nuovamente commentato con i cronisti: "Veramente c'è qualcuno che pensa che non sia stata una carineria? Se scendono in campo gli imbecilli siamo fregati. Dio ci salvi dagli imbecilli".
Nel corso della conferenza stampa Berlusconi aveva anche detto: "Abbiamo commentato con Medvedev che l'elezione di Obama è stata accolta dalla opinione pubblica mondiale come l'arrivo di un messia".

mercoledì 5 novembre 2008

IPOTETICA INTERVISTA DOPO LA VITTORIA DI OBAMA


Giornalista: "Allora Presidente, come vede la vittoria di Obama?"
Berlusconi: "Era prevedibile. Sicuramente ha seguito i consigli che gli ho dato quando è venuto in Italia."
G: "Mah... veramente Presidente, Obama si è fermato in Francia e Regno Unito, ma in Italia non è venuto."
B: "Cribbio! Ecco la solita disinformazione della Sinistra. Io non ho mai detto che Obama è venuto in Italia."
G: "Bene Presidente, passiamo ad un altro argomento. Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Gasparri?"
B: "Il Ministro Gasparri, che ha avuto l'onore di dare il suo nome ad un ottima legge, dice cose sempre ragionate e sensate, ed io condivido in pieno le sue dichiarazioni."
G: "Ma veramente Presidente, Gasparri è nella bufera per aver associato Obama ai terroristi di Al Qaeda."B: "Diamine! Si Contenga! Non mi metta in bocca parole che non ho detto. Io non approvo quello che ha detto Gasparri. A proposito cosa ha detto?"
G: "Lasciamo stare Presidente. Cosa ne pensa di un nero alla Casa Bianca?"
B: "Siamo solidali con gli USA per il problema dell'immigrazione clandestina. Chiederò al Ministro Calderoli di recarsi negli USA per offrire il nostro aiuto per arrestare e cacciare questo immigrato da questa Casa Bianca."
G: "Ma Presidente... il nero è Obama e la Casa Bianca è la residenza Presidenziale."
B: "Basta!!! Voi giornalisti appecoronati alla sinistra dite sempre falsità per screditare il governo con frasi ed azioni mai compiute. Si vergogni. Voi fate un USO CRIMINOSO della tv pubblica pagata col canone dei cittadini."
G: "Ma Presidente... io sono Riotta, non mi riconosce???"B: "Ecco, lei è un Eversivo Riottoso. Darò istruzioni dettagliate al Ministro dell'Interno su come usare la forza pubblica contro voi sinistri, ma io non l'ho mai detto."
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