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martedì 18 settembre 2007

DALLA PARTE DEL GIUDICE FORLEO

Provo un forte senso di smarrimento,di sconcerto e di disappunto di fronte all’appello del Presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano,che chiama in causa pur senza farne il nome il Gip Clementina Forleo.
In una Repubblica il cui Primo cittadino nonché anche Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,interviene pubblicamente a censurare l’ordinanza di un giudice, sta succedendo davvero qualcosa di molto strano. E certamente di inedito. Infatti una rapida visura di sessant’anni di vita costituzionale ci dice che l’episodio che ha visto protagonista Napolitano non ha precedenti di alcun tipo. Per non andare troppo indietro nel tempo,non riusciamo ad immaginarci il suo predecessore,Carlo Azeglio Ciampi, fare appelli simili. Affermare questo, dati alla mano,non significa affatto “schierarsi con qualcuno”,in questo caso con la Destra, come purtroppo viene artatamente proclamato nel solito derby mediatico italiano tra schieramenti nei fatti troppo spesso oggettivamente complementari,bensì stare dalla parte della realtà verificabile.
Dopo lo sdegno manifestato dal gruppo dirigente diessino perché nelle telefonate con Consorte gli intercettati sono D’Alema, Fassino e La Torre, dopo la indiretta solidarietà di Forza Italia (“Vi sta bene,quando toccava a noi esultavate”) e quella esplicita del premier Prodi,dopo la sortita “armata” del Ministro della Giustizia Mastella, dunque,anche il presidente della Repubblica è contro il Gip Forleo mentre le ordinanze di quest’ultima arrivano in Parlamento.
Forse non è inutile oggi rifarsi a una Costituzione citata spesso e strumentalmente a sproposito ( art.3:“Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge”,quindi Consorte, Ricucci, Fiorani ma anche i parlamentari intercettati al telefono con loro) in attesa di sapere se una tardiva resipiscenza consiglierà l’Aula a concedere l’autorizzazione affinché la magistratura possa servirsi delle telefonate incriminate, magari anche soltanto per paura della cosiddetta “antipolitica” montante.

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