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giovedì 18 ottobre 2007

LIEVITA.............IL LIEVITO

PERCHE AUMENTA IL PREZZO DEL PANE
Da mesi, ho smesso di comprare il pane al supermercato più vicino a casa. Faccio qualche centinaio di metri in più e lo compro in un altro supermercato, dove il pane costa meno: il prezzo di un filone di casareccio è 1,99 euro al chilo. Anzi, era. Perché, da una settimana, lo stesso filone costa 2,20 euro al chilo. Un aumento del 10 per cento. Giustificato? In realtà, non è questo il punto più importante. Quello che mi fa drizzare le orecchie è che 2,20 euro al chilo è esattamente il prezzo minimo suggerito ai rivenditori da un listino dell'Unione Panificatori romana.L'Antitrust ha aperto ieri un'inchiesta, perché fiuta una collusione dei rivenditori. È un'inchiesta cruciale, perché è esattamente su questo fronte che si combatte la battaglia sui prezzi. Una battaglia complicata, perché in ogni ondata di rincari, c'è sempre una componente reale (come l'aumento della materia prima), su cui c'è la tentazione di innestare una componente speculativa (il rivenditore allarga l'aumento secondo convenienza). Se non c'è la concorrenza a frenare la speculazione, e gli speculatori si coprono le spalle a vicenda, per il consumatore non c'è difesa efficace: allarmi e proteste, di solito, servono a poco.Nel caso degli alimentari, infatti, motivi reali per l'aumento dei prezzi ci sono. Gli aumenti, del resto, sono internazionali e generalizzati. In Italia, il prezzo di ciò che mangiamo è cresciuto, a settembre, del 2,9 per cento rispetto ad un anno fa. Negli Usa, ci si attende, quest'anno, un rincaro medio del 3,5-4,5 per cento del cibo. Nei negozi delle città americane, il pane integrale costa il 26 per cento in più di un anno fa, il latte intero il 24 per cento. All'origine ci sono gli effetti negativi dei due nodi che sono l'incubo del nuovo secolo: energia e ambiente. La decisione della Casa Bianca di incentivare massicciamente l'uso dell'etanolo da granturco, da utilizzare come combustibile nelle auto, ha determinato una corsa al granturco, facendone aumentare il prezzo (cruciale nella catena alimentare, anche del bestiame) e convincendo molti agricoltori a rinunciare ad altri raccolti per buttarsi sul mais.
Contemporaneamente, l'effetto serra è probabilmente la causa delle siccità che hanno colpito Argentina e Australia che, da sole, producono un quarto del frumento mondiale. Il risultato è che il granturco ha raggiunto livelli di prezzo mai visti e che il frumento, sui mercati mondiali, viene trattato ad un prezzo che è il doppio della media degli ultimi 20 anni. In Italia, il grano tenero (che serve per il pane) costa, all¿ingrosso, il 76 per cento più di un anno fa. Il grano duro (che serve per la pasta) il 120-140 per cento in più.Sono rincari pesanti, massicci. Ma non di solo grano è fatto il pane. Ci vuole un chilo di frumento per fare un chilo di pane ma, nel prezzo del mio filone di casareccio il frumento è solo una componente. Secondo la Coldiretti, che rappresenta i contadini, «i prezzi del pane e della pasta dipendono per oltre il 90 per cento da voci diverse dal costo del grano». Infatti, un anno fa, il frumento costava 18 centesimi al chilo, per un prezzo finale del filone di 2 euro. Ora il frumento costa, mediamente, 30 centesimi al chilo. Com'è che, nel mio supermercato, un aumento di 12 centesimi al chilo del frumento ha comportato un aumento di 21 centesimi, quasi il doppio, del prodotto finale, il filone che pago alla cassa? Naturalmente, proprio perché il frumento non è l'unico elemento di costo, altri fattori possono essersi sommati a far lievitare il prezzo finale. La benzina per il trasporto, il costo del personale e via dicendo. Difficile stabilirlo, tanto più in linea generale. Proprio per questo, i diversi esperimenti di controllo pubblico dei prezzi (dai calmieri alle verifiche puntuali) si sono storicamente rivelati macchinosi, inefficaci, di solito ingestibili, in qualche caso anche controproducenti. Mercati come quelli del pane e della pasta sono sufficientemente frammentati da dare spazio al libero gioco del mercato. Per punire gli speculatori, ovvero chi gonfia il prezzo al di là del legittimo recupero dei maggiori costi, è, dunque, assai più efficace dare a uno come me la possibilità di fare qualche altro centinaio di metri in più, per trovare il pane ad un prezzo più accettabile. Ovvero, ci deve essere qualcuno che tiene il prezzo più basso che può, pur di guadagnare nuovi clienti. Ma, se ogni rivenditore sa di non avere nulla da temere alla cassa, perché tutti i concorrenti hanno aumentato i prezzi quanto lui, il gioco è truccato.
repubblica del 18.10.2007

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