IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

lunedì 12 novembre 2007

ICI.................QUANDO UNA TASSA DIVENTA CROCIATA

ICI : IMPOSTA CLERICALE IMMORALE
L’ICI è un’imposta sugli immobili.
Riguarda proprietari, titolari di diritti d’usufrutto, d’abitazione, d’uso reale. Viene pagata ai Comuni. È una tassa nata nel 1992. Quando nacque, fu subito stilata una lista di esenzioni. Esentati da subito furono coloro che destinano l’immobile a usi “meritevoli”: ospedali, centri d’assistenza, scuole, spazi di ricezione. Da subito i Comuni protestarono per il fatto che la Chiesa Cattolica abusasse delle esenzioni, e non pagasse l’ICI neanche per gli spazi ‘non meritevoli’, grazie all’implicita idea che tutto ciò che è della Chiesa sia ‘meritevole’. Ma non così implicita, evidentemente, se è vero come è vero che nel 2004 una sentenza della Corte di Cassazione chiarì che l’esenzione dall’ICI poteva applicarsi solamente quando nell’immobile si svolga un’attività esplicitamente meritevole. Tanto per dire: un immobile di proprietà della Chiesa Cattolica, affittato ad una banca, non si capisce quale utilità abbia per la collettività e dunque non si capisce perché mai debba essere esentato dall’ICI. La sentenza della Cassazione fa dunque chiarezza. Nel marzo 2004.Tuttavia. Nel 2005 il governo Berlusconi taglia la testa al toro e con una norma estende l’esenzione ICI anche agli immobili destinati a scopo commerciale, purché il proprietario dell’immobile non abbia natura commerciale. Una norma ad hoc per la Chiesa Cattolica, visto che gli enti ecclesiastici, a differenza di onlus, associazioni, onlus e no-profit, godono di qualifica di enti non commerciali a vita, per legge. Il governo Berlusconi, per evitare la figura di baciaporpore, estese l’esenzione anche ad onlus, associazioni eccetera. Ma il succo della questione resta il seguente: la quasi totalità degli immobili esentati dall’ICI oggi sono di proprietà della Chiesa Cattolica.Con il governo Prodi poco meglio. Anzi. Il decreto Bersani limita l’esenzione agli immobili in cui si svolgano attività di “natura non esclusivamente commerciale”. Peccato che sul codice civile italiano non esista tale categoria. E peccato anche che la Corte di Giustizia Europea sia chiara in materia: una normativa in materia di aiuti di Stato si applica a qualsiasi soggetto che eserciti un’attività commerciale, senza privilegi per alcuno. Il punto di vista della giurisprudenza europea infatti è cristallino e poco avvezzo ai sotterfugi italiani. Esso banalmente dice che dove c’è guadagno tramite commercio, poco importa chi sia a guadagnarci, il guadagno c’è e punto.Secondo Carlo Pontesilli e Alessandro Nucara, giornalisti de IL SOLE 24 ORE che hanno scritto un articolo sull’argomento che ho qui cercato di sintetizzare, l’unica soluzione sarebbe appunto quella di seguire l’atteggiamento limpido della Corte Europea. Chi fa commercio, paga. E punto.
G. Federico

1 commento:

marina ha detto...

Gli enti ecclesiastici, in particolare le congregazioni religiose, che svolgono attività commerciali (tutte quelle attività cioè che comportano il conseguimento di ricavi) pagano regolarmente tutte le imposte previste dalla normativa fiscale italiana. Tutte le loro attività commerciali vengono svolte in piena regolarità e alla luce del sole. I proventi che vengono percepiti al netto delle spese e delle tasse vengono poi utilizzati per il conseguimento dei fini istituzionali cioè quelli di assistenza e beneficienza. Nelle congregazioni religiose nessuno compra macchine di lusso vestiti o gioielli, tutto quello che c'è è destinato ai poveri e ai bisognosi. Con i ricavi delle attività in attivo finanziano le missioni e le opere caritatevoli. Nessuna suora gira in mercedes! Inoltre nn lasciano eredità ai famigliari anzi quello che ricevono loro dalle famiglie d'origine è messo a disposizione della congregazione. Inoltre tutti i loro assistiti se nn ci fossero loro da chi verrebbero aiutati? Dallo stato?????? Forse nn è così riprovevole nn far loro pagare almeno l'ici su fabbricati utilizzati direttamente per tali attività!Ricordo che sugli stessi fabbricati è dovuta comunque ogni altra imposta compresa l'Ires sull'eventuale plusvalenza in caso di vendita. Anzi se un fabbricato nn viene più utilizzato per un'attività commerciale ma viene destinato a fini istituzionali dà cmq origine a plusvalenza tassabile.