IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

giovedì 31 gennaio 2008

MA NON ERAVAMO SENZA SOLDI?


I soldi che vanno all’estero in un’orgia di attività inesistenti o perlomeno sospette. Dalla Svizzera all’Argentina, al Brasile la distribuzione a pioggia. In Germania niente di nuovo.Poi dicono che siamo senza soldi. Ma va’, non deve essere vero. Probabilmente ne abbiamo in abbondanza, anche se non lo sappiamo: altrimenti perché ne distribuiamo a pioggia in tutto il mondo?
Sentite qua: 900mila euro agli italiani di Algeri (che sono solo 441) per una serie di progetti formativi, fra cui spicca «l'individuazione di nuove opportunità di business in relazione alle tendenze del commercio internazionale»; due milioni e 200mila per formare elettricisti, falegnami e qualcos'altro a Rio de Janeiro; un milione di euro per essere sicuri di avere orefici, chef, guide turistiche ed elettromeccanici a Bogotà. E un milione di euro per fornire, fra l'altro, fresatori e tornitori alla regione di Caxias do Sur e Bento Goncalves: sono le spese piuttosto allegre di Porto Alegre. Samba ragazzi, qui ce n'è per tutti. E anche di più. L'importo complessivo (a carico del contribuente) ammonta a 30 milioni di euro.
Non sono pochi. Soprattutto sono troppi se si pensa alla vera ragione per cui vengono spesi: non risolvono nessun problema, in pratica, a parte quello dei politici, che per restare attaccati alla poltrona devono tenersi buoni i parlamentari eletti all'estero. E allora avanti con la distribuzione a pioggia. Non ci credete? Leggetevi la nostra inchiesta: un milione e 350mila agli italiani di La Plata per «attività formative nell'allevamento del bestiame»; 800mila euro per istruire carpentieri e altro a Curitiba (Brasile), 200mila euro per la provincia di Kwa Zulu Natal (Sudafrica) che potranno riguardare, fra l'altro la produzione di mobili e calzature, e oltre 5 milioni alla Svizzera per una serie di iniziative molto interessanti, del tipo: «Si evidenzia che l'inserimento di moduli di insegnamento della lingua inglese nelle materie di studio dei corsi sarebbe particolarmente utile».
Ma davvero? L'inglese è utile? Lo scopriamo adesso? E soprattutto per scoprirlo dobbiamo andare in Svizzera e spendere 5 milioni di euro? Fra gli interventi svizzeri da sottolineare il bonus destinato a chi vive a Basilea per il «divario culturale» (e si capisce: il noto divario culturale di Basilea); ad Asmara invece non si esita a formare militarmente 190 giovani destinati alla guerra. Ma non sono nemmeno da sottovalutare i 7 milioni di euro destinati all'Argentina di Luigi Pallaro (senatore indipendente decisivo per la sopravvivenza del governo), mentre chissà perché gli Stati Uniti restano a bocca asciutta. Nota bene: si finanzia un po' di tutto, persino la formazione degli ultrasessantenni perché, in fondo si sa, non si smette mai di imparare.
Piccole cose direte voi. Ma il fatto è che da queste piccole cose, da uno Stato troppo presente e troppo spendaccione, deriva la voragine dei nostri conti pubblici. La Banca d'Italia ha fornito, e con forza, un'indicazione precisa: per ridare fiato al Paese c'è una sola via, quella di tagliare le tasse. Ma come si fa a tagliare le tasse finché non si tocca la spesa pubblica?
E come si fa a toccare la spesa pubblica se chi governa ha come esclusivo obiettivo quello di restare abbarbicato al governo? La conseguenza è inevitabile, ed è purtroppo sotto i nostri occhi. La finanza pubblica viene ridotta a merce di scambio. Si distribuiscono mance a destra e a manca. E si spargono denari (i nostri) in tutto il globo, da Maracaibo ad Adelaide, da Manila a Durban, per aiutare da una parte i veterinari, dall'altra gli esperti di marketing o i falegnami e dall'altra ancora le attività enogastronomiche. Per carità: le attività enogastronomiche sono sacre per noi. Basta solo non mangiare troppo. E soprattutto, poi, non dire che mancano i soldi per ridurre le tasse ad artigiani e operai.
(Tratto da un’articolo del Corriere d’italia giornale italiano in Germania dal 1951 autore Mario Giordano)

mercoledì 30 gennaio 2008

L'ULTIMA CHICCA DI MASTELLONE


TANTO PER NON SMENTIRSI

Per dare una ulteriore prova della confusione che fa fra "politica" e "interessi personali", il sen. Clemente Mastella, poche ore prima di dimettersi dalla carica di Ministro della Giustizia, ha emesso il provvedimento di avvio della Scuola della Magistratura, nei termini previsti dal decreto legislativo n. 26/2006.
Con quel provvedimento, ha indicato Benevento come sede principale della Scuola medesima (non Roma o Napoli, con riferimento alla "centralità geografica": Benevento), e ha designato i componenti del Comitato Direttivo, fra i quali ha inserito il Preside della Facoltà di giurisprudenza di Benevento, il suo (di Mastella) avvocato di famiglia e uno dei Sostituti Procuratori di Santa Maria Capua Vetere, lo stesso ufficio - ma forse è superfluo ricordarlo - che sta procedendo nei confronti suoi e della sua famiglia.
Nessun commento è possibile, perchè "in claris non fit interpretatio".

martedì 29 gennaio 2008

RISPOSTA DI FRANCA RAME


Riporto la risposta del senatore Franca Rame sul mio post riguardante la lettera di scuse del senatore Barbato (UDEUR),indirizzata al Presidente Marini,sull'aggressione al senatore Cusumano( UDEUR)


Per Domenico da redazione
Caro Domenico,grazie per aver segnalato la notizia... Chissà se esiste traccia del pentimento del senatore Strano, che si è distinto per aver urlato ripetutamente insulti indirizzati al senatore dell' Udeur (tra cui "checca squallida", «cesso», «troia», «frocio», ma poi puntualizza: «Non è un'offesa: son 40 anni che anche a me danno della checca. Al limite l'offesa è "squallida"») e per aver stappato, durante la comunicazione del presidente Marini, una bottiglia di spumante e mangiato mortadella, per festeggiare la caduta del governo di centrosinistra...redazione
By Franca Rame at 2008-01-28 17:40


per la lettura originale visita:

lunedì 28 gennaio 2008

IL PORTALE DELLO SCANDALO ITALIA






È costato quindici milioni di euro. Buttati via inseguendo un'iniziativa che nel frattempo era già diventata obsoleta. Ma il fallimento del portale www.italia.it incarna il disastro del nostro paese, incapace di concretizzare anche i progetti più piccoli. Doveva promuovere il turismo, fare da vetrina digitale della riscossa per riportare i turisti sulle nostre spiagge. Invece dopo due anni di tentativi, restyling, errori geografici e traduzioni maccheroniche ci si è trovati davanti a un'unica strada: azzerarlo. Il progetto è figlio di Lucio Stanca, ministro dell'Innovazione del governo Berlusconi che ha varato strategie digitali tanto costose quanto inconcludenti. Un lancio elettorale: venne presentato il 31 marzo 2006, alla vigilia delle elezioni, e affidato a un consorzio di imprese guidato da Ibm. Ossia dal colosso mondiale dove Stanca aveva lavorato fino all'ingresso nel governo di centrodestra. Poi un anno fa Francesco Rutelli si impegnò per rianimarlo, salvo poi rendersi conto che si trattava di una missione impossibile. Lunedì 21 gennaio il verdetto: meglio staccare la spina.La conta dei danni è confusa, come tutto il progetto. Il ministero precisa: abbiamo speso finora solo sette dei 45 milioni stanziati, ci sono quindi fondi per creare soluzioni alternative. Ma quel "solo sette milioni" appare paradossale: perché sette milioni per un portale web sono una cifra mostruosa. E il coordinatore degli assessori regionali Enrico Paolini raddoppia la stima della disfatta, includendo i contributi degli enti locali: quindici milioni inghiottiti dal buco nero digitale. Con la solita domanda: chi pagherà per i soldi sprecati?

QUI O CI SONO O CI FANNO

I MAGNIFICI 10

Sembra incredibile, ma siamo di fronte a un nuovo record nell'Italia della politica sprecona. La vicenda dei rimborsi record concessi a dieci consiglieri della Provincia di Roma appare semplicemente paradossale. Sia per gli importi: tre milioni di euro. Sia perchè a beneficiarne sono stati gli organi di un ente, la Provincia, considerato sempre più come una fabbrica di poltrone: un ente che ha poche ragioni per giustificare la sua esistenza e molte per suggerire lo scioglimento. I fatti - oggetto una serie di articoli pubblicati dall'edizione romana del "Corriere della Sera" - sono choccanti. Dal 2003 al 2007 la Provincia di Roma presieduta da Enrico Gasbarra con una maggioranza di centrosinistra ha erogato 3 milioni e mezzo di euro per risarcire venti consiglieri dei mancati guadagni per loro attività professionale privata. Gran parte del tesoro è finito a soli dieci consiglieri, che si sono divisi tre milioni. Al primo posto c’è Massimo Davenia de La Destra, con oltre 600 mila euro; seguito da Alessandro Coloni del Pd con 387 mila e da Francesco Paolo Posa, anche lui del Pd, con poco più di 300 mila. Nella lista ci sono in tutto 5 nomi del Pd, due di An, uno di Forza Italia, della Destra e dello Sdi. Guido Milana, per esempio, presidente del Consiglio provinciale e tessera Pd ha ricevuto 281.000 euro in poco più di due anni. Adesso la procura aprirà un'inchiesta, perché c'è il sospetto che molti risarcimenti siano stati ottenuti grazie a contratti fittizi: consiglieri che si sarebbero fatti assumere da mogli e figli solo per giustificare il mancato guadagno e farsi rimborsare con denaro pubblico. Uno scandalo nello scandalo, che ancora una volta ripropone il tema dei costi della politica. E della moralità delle persone a cui affidiamo la gestione della cosa pubblica.

QUANDO IL PARLAMENTARE E' AL SERVIZIO DEL CITTADINO





Riporto testualmente la lettera trasmessa da Tommaso Barbato deputato UDEUR al Presidente del Senato Franco Marini,dopo l'aggressione fatta al suo compagno di partito Cusumano




Illustre Presidente, è con sentimenti di profondo rispetto per la carica che Ella ricopre e di affettuosa stima per la Sua persona che mi rivolgo a Lei con questa missiva che mi viene dal cuore. Non cerco giustificazione alcuna per il mio comportamento di ieri nell’Aula, che condanno senza riserve tanto più per il risalto che questo ha avuto sui media nazionali e internazionali. Intendo altresì rassicurarLa di aver mai rivolto al collega espressioni di carattere omofobico né, tanto meno, di aver indirizzato sputi contro la sua persona. Sono umanamente e sinceramente dispiaciuto per il mio gesto, Presidente, soprattutto perché l’Aula del Senato, per il suo alto significato istituzionale, non merita simili oltraggi. Con il senatore Cusumano ho condiviso due anni di vita parlamentare e politica e nel suo tradimento ho visto il tradimento di tanta gente della mia Campania che, in occasione delle ultime elezioni, ha voluto affidargli il proprio voto. Il tradimento del popolo Udeur e del suo segretario Mastella, che tanto hanno fatto per lui, aiutandolo, accogliendolo e facendolo eleggere al Senato. Il pensiero per la sofferenza e il disagio di questi nostri elettori, unito al forte stato di tensione e alle pressioni di questi giorni, hanno fatto il resto. Le chiedo scusa, Presidente, per non aver saputo contenere la mia rabbia e, soprattutto, per la modalità deprecabile con la quale essa si è manifestata. Per questo chiedo scusa a Lei, al senatore Cusumano, ai miei colleghi senatori e agli italiani tutti che ci onoriamo di rappresentare. Tommaso Barbato Lettera al Presidente del Senato, Franco Marini


( a parte le bugie sullo sputo lo hanno visto milioni di persone italiane e straniere)...........capite amici................lo ha fatto per noi..... grande uomo .......grande deputato speriamo che lo ricandidano all UDEUR sarebbe un peccato non avere un rappresentante cosi

domenica 27 gennaio 2008

IL NUOVO CHE AVANZA



Mercoledì mattina Cuffaro e volato a Roma per incontrare nel suo studio di Montecitorio Pier Ferdinando Casini.
Al plenipotenziario UDC il governatore della Sicilia aveva anticipato le sue intenzioni di dimettersi ma ha anche chiesto garanzie per sé e per i propri uomini ( 18 su 90 deputati in Assemblea regionale).
Noi ti sosterremmo sempre qualunque sia la tua scelta, ha dichiarato Casini.
Sappi che nessuno di noi pensa che la tua carriera politica sia finita qui le porte del partito per te resteranno non aperte ma spalancate.
A spalancarsi in concreto saranno le porte del Senato come capolista in Sicilia in caso di elezioni a breve.
L’UDC non intende privarsi,proprio ora, con rischio delle urne dietro l’angolo, di quel 40 per cento di consensi che porta in dote in granaio siciliano-cuffariano.
Il senato e l’unica strada anche perchè 16 mesi sono troppi per l’eventuale candidatura alle elezioni europee.
E quindi l’immunità parlamentare e d’obbligo per fare da paracadute in attesa degli altri gradi di giudizio del processo in corso

QUESTO E IL NUOVO CHE AVANZA …………QUESTO E QUELLO CHE QUESTO SISTEMA ELETTORALE PRODUCE.
DOBBIAMO SOSTENERE IL REFERENDUM PER NON VEDERE UN CONDANNATO A 5 ANNI E INTERDETTO DA PUBBLICI UFFICI IN PARLAMENTO

sabato 26 gennaio 2008

COME SI CAMBIA.............PER NON MORIRE


Qualcuno può misurare la febbre a Fini. Magari ha solo l'influenza. Ma non era quello che ha firmato i referendum elettorali con una battaglia che sembrava che senza la riforma lui si sarebbe giocato la vita? Ma non era lì tra i banchetti con la sua buona fede nel popolo? Non diceva con verginità democratica che si doveva rispettare il risultato referendario. Non era lui a dare una mano a Guzzetta, il promotore dei banchetti? E non aveva esulatato quando i referendum sono stati ammessi? Non è andato da Veltroni a dire che c'era il rispetto di quello che vuole la gente da considerare in tema di legge elttorale? Come mai Gringo ritrova il grugno, che è questa smania di destra-destra? Mi andate a vedere se gli hanno piantato una pistola alla tempia, oppure mi dite finalmente che parte fa questo Fini?
Il presidente di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, ribadisce la sua contrarieta' a ipotesi di governi istituzionali "o balneari". A parere del leader di An non c'e' piu' tempo per discutere di riforma della legge elettorale: "l'Italia - ha detto parlando a Reggio Calabria - ha bisogno di un governo che affronti i tanti problemi che ci sono. Perdere tempo - aggiunge - discutendo di una legge elettorale che il Parlamento non e' stato in grado di fare in 18 mesi, significa non avere a cuore l'interesse nazionale". Fini ha evidenziato che "della legge elettorale si e' discusso migliaia di volte, tra ipotesi , tentativi di accordo, bozze ritirate. Quando Prodi riottenne la fiducia dopo la crisi del febbraio scorso - ha evidenziato il leader di An - nel suo programma, fra gli undici punti, indico' la legge elettorale. Se nonostante cio' la legge elettorale non e' stata cambiata in questi mesi, come si puo' pensare di trovare l'accordo oggi?".
A parere di Fini chi invoca la riforma del sistema di voto "lo fa per il terrore di elezioni anticipate". Fini si e' detto ottimista riguardo all'esito favorevole di eventuali consultazioni anticipate per il suo schieramento. "Ci sara' comunque - ha detto - una maggioranza di centrodestra che governera' il Paese".
Donatella Papi

venerdì 25 gennaio 2008

L'INCIUSTA E' VELTRONI, CHE HA TRADITO


Nel 1994 D'Alema ha fatto l'inciucio con Berlusconi e Berlusconi ha vinto ed ha governato. D'Alema è poi subentrato a Prodi ed il suo governo è stato un grosso disastro per gli elettori del centrosinistra. Questa volta volta ci ha provato Veltroni e come risultato del malcontento creato con il tentativo di un accordo con Berlusconi a danno degli alleati è stata la caduta di Prodi. Il povero Mastella appena colpito dai Magistrati aveva dato le dimissioni e l'appoggio esterno al governo, quando ha sentito il furbo Veltroni dire:" Il PD andrà da solo alle elezioni", ed ha avuto la certezza che gli alleati lo avrebbero lasciato da solo. Quindi si è ribellato uscendo dalla maggioranza. Veltroni, persona intelligente, sapeva benissimo, cosa avrebbe provato Mastella con quelle parole:"IL PD ANDR' DA SOLO".
Veltroni vuole governare, entrare nella storia non come modesto e confusionario sindaco di Roma, ma come Presidente del Consiglio. La coltellata alla schiena a Prodi era attesa, dal momento della sua nomina a segretario del PD. Nessuno se l'aspettava così presto. Veltroni, probabilmente ha accelerato i tempi, visto che i conti pubblici erano sistemati e che ora poteva distribuire i frutti della lotta all'evasione. Non solo pensionato con 9000 euro al mese e sindaco con uno stipendio anche più alto, ma Presidente benefattore a 18.000 euro al mese! Per un comunista fallito sarebbe stato il trionfo sognato da quando era uno qualsiasi della nomenclatura del PCI.
Quanti emigranti avrebbe potuto fare entrare e poi dare loro il diritto di voto per avere il consenso e perpetuare il suo sogno di potere! C'è un ma. Gli italiani saranno così stupidi da premiarlo? Gli italiani tollereranno ancora un inciucista che vuole governare a tutti i costi?
Alberto Zennaro

giovedì 24 gennaio 2008

NON PERDIAMO QUESTA OCCASIONE


IL PAESE E NOSTRO E DOBBIAMO GOVERNARLO NOI CITTADINI

Ragazzi tocca a noi,per non lasciare il paese in mano allo psiconano o a walterberluscao dobbiamo appoggiare le liste civiche.

Io appoggio la lista civica nazionale visita il sito e partecipa alla stesura del programma della lista sul sito:

hanno gia aderito piu di 10.000 cittadini italiani

SE SI VOLESSE FARE VERAMENTE LA RIFORMA ELETTORALE

UN VERO CAPO DELLO STATO

L'art. 68 della Costituzione Italiana recita:

Il Presidente della Repubblica può,sentiti i loro Presidenti,sciogliere le Camere o anche una di esse.

Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato,salvo che essi coincidono in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura.




IL REFERENDUM..............CHE NESSUNO VUOLE


QUESTO REFERENDUM NON SA DA FARE


Il referendum sulla legge elettorale è previsto tra il 15 aprile e il 15 giugno.
Ma se si va a nuove elezioni,dovrà per forza essere spostato ad almeno 365 giorni dopo il voto.
E visto che i partiti non sono d’accordo su come fare una nuova legge , questo rimane l’unico modo per bloccare il referendum che, 820.916 cittadini italiani hanno chiesto, ma i partiti soprattutto quelli minori non vogliono.
Secondo alcuni è anche il vero motivo della crisi scatenata dall’ex ministro Clemente Mastella che sarebbe tagliato fuori come rappresentanza con il suo UDEUR dalla scena politica italiana.

mercoledì 23 gennaio 2008

PRESSING SUL QUIRINALE


Ci vuole poco a capire dove è il marcio. Va da Mastella a Berlusconi. Passando per tutti i loro canali. Da una parte Prodi e i logori Amato, Dini, Parisi e tutti quelli che hanno campato sulle poltrone dei Palazzi da una vita, portando il Paese a questo sfascio, prendendo lauti stipendi, segretarie, amanti, prostitute e autoblù, facendo affari, riducendo il Paese a una calzetta.
Poi ci sono quelli che collegano. Il vicepremier Enrico Letta, anche Rutelli...e il campione dei campioni, Mastella. Lui sta con un piede di qua e uno di là, sempre pronto a saltare da una parte e dall'altra. Il suo risultato è la Campania. Mica solo colpa di Bassolino. Dove lo mettete Mastella?
Ecco l'Italia divisa in due uscita dai brogli elettorali. Una parte di Andreotti e una di Cossiga. E da lì tutta la colata di monnezza e le sorti di una nazione impigliata per un voto a questa ciurma di sconsiderati.
Poi ci sono gli errori da mangiarsi il fegato. Il Partito Democratico, la peggior scelta che la storia repubblicana ricorderà. Una adunata di arrivisti che ha cancellato in un colpo solo la tradizione riformista post comunista: i Ds. Anzi, non i Ds che fanno affari a gogò, ma Fassino. Mi stupisco che nessuno parli del primo segretario italiano. E lui stia zitto, in nome di Dio stavolta, non si metta a correre sull'orlo del burrone. Che non ce lo chiama nessuno. Si renda consapevole che è stato commesso un omicidio nei suoi confronti. OMICIDIO di persona, di leader, di piazza, di storia. E quella pagina strappata, ecco che torna, come un boomerang. Altrochè spedire Fassino in Birmania. Torna la verità sotto forma di ingovernabilità. Totale.
E di qua. Fini e Casini che tentano, ci provano, ma non hanno il coraggio di scalzare il danno d'Italia, il Cavaliere. Che dice: "Mastella? Ben venga". Oppure: "Cuffaro, 5 anni di galera? Deve restare al suo posto". Che dona pacchi di pasta, illusioni e sberle al Paese mentre naviga sulla plancia delle tv, delle sue ville, delle sue illimitate ricchezze. E' lui che ha portato il Paese a questo, con il contributo finale del Pd. Di D'Alema, di Veltroni e di Rutelli.
Casini ha un po' più di orgoglio, di dignità. Fini, Fini? Che dire di lui? Il Padreterno gli aveva regalato una piazza storica, un 13 ottobre di 500 mila persone, che non rivedrà mai più. Era un testimone. Quel giorno è stata una grazia, una misericordia, ma non credono in niente. Da lì ripartire, costruire, rinnovare, cambiare. Da destra anche. Che ha fatto Fini, si è messo a giocare al papà e alla mamma. Lui, che poteva dare una svolta al centrodestra dalla discesa in campo di Berlusconi, lui che dietro di sè ha vite da salvare.
Poi chi c'è? Chi rimane? Di Pietro. Da mesi e mesi gli diciamo salga al Colle, chieda un governo di garanzia per lo stato della giustizia. Non può continuare a stare tra i banchi di Montecitorio così, fa una brutta fine, lui e il suo partito. Non basta farsi la sponda con Grillo, sbattere una volta a destra e un'altra a sinistra.
Infine, il Presidente. Non voglio usare il tono della corte degli editorialisti. Ma far giungere al Presidente Napolitano, che dice che la società civile è la risorsa del Paese, il brutto modo della gente che soffre.
Signor Presidente, se lei non nomina immediatamente un governo di responsabilità, garanzia, salute pubblica, dica quello che le pare...lei si ritroverà sulla coscienza il peso di aver distrutto l'Italia. Presidente, siamo lì a sbatterle il pugno sul tavolo e a un palmo dal naso...Mette in garanzia questo Paese! In mano non a politici, ma a tecnici di economia, salute, scuola, sicurezza, difesa ed esteri! Dia tempo a questa classe politica di riprendersi, di fare una legge elettorale severa che non sia la solita compravendita. Ma porti a un radicale ricambio della classe politica. Radicalmente, non che adesso si apre il gioco a sinistra coi radicali. Rifletta sulla gravità della libera espressione in Italia, che è arrivata anche alla peggiore e più grave intolleranza religiosa. Mandi a casa tutti questi, sia severo con i suoi amici, come farebbe un uomo per bene, un vecchio uomo della Repubblica italiana. Risolva rapidamente le emergenze ambientali, in mano a tecnici, non verdi, rossi e neri. Garantisca la vita ai lavoratori, ai cittadini. Mandi a casa lei, il Presidente italiano della Repubblica, la Casta degli impostori.
Donatella Papi

PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI



820.916 CITTADINI HANNO FIRMATO PER IL REFERENDUM PER LA MODIFICA ALLA LEGGE ELETTORALE



Ecco la nota scritta dal comitato promotore del referendum al capo dello stato
per non essere presi in giro l'ennesima volta.


domenica 20 gennaio 2008

AAMS..............CI DEVE 98 MILIARDI DI EURO






UN TESORO DA 98 MILIARDI DI EURO ALMENO 3 FINANZIARIE CHE IL MONDO DEL GIOCO LEGALE E NON HA EVASO ALL'ERARIO


GUARDATE QUESTO VIDEO E POI DITEMI SE NON DOBBIAMO INCAZZARCI


sabato 19 gennaio 2008

BEPPE GRILLO LA STRATEGIA DEL MONOLOGO


A sentire lui, i giornali lo ignorano perché ne hanno paura. Paura delle sue battaglie, delle verità che snocciola ogni giorno sul suo blog. Paura che sarebbe cresciuta di molto dopo l'annuncio del prossimo V-Day (il 25 aprile) contro «la vera casta italiana», stampa e tivù appunto. Quando però L'espresso gli ha proposto quattro pagine di intervista proprio sul tema dell'informazione, lui, Beppe Grillo, è scappato. Prima imponendo domande scritte via mail, poi rifiutandosi di rispondere anche a quelle e definendole «offensive». Il giornalista che gliele aveva inviate, Alessandro Gilioli, nel suo blog ha raccontato il tutto, riportando anche le domande in questione e sollevando una valanga di reazioni di ogni tipo nella Rete italiana. Ma nella marea di commenti suscitati dalla mancata intervista sono emersi anche storie ed episodi che consentono di gettare una luce nuova sul rapporto tra il comico-guru genovese e i media. Come quanto capitato a Emilio Targia, Edoardo Fleischner e Federica De Maria: tre studiosi che hanno seguito Grillo per due anni, tra spettacoli e appuntamenti col suo staff, per scrivere un libro. Primo saggio "crossmediale" sul fenomeno Grillo, dal titolo profetico: "Chi ha paura di Beppe Grillo?". Editore: Longanesi, data di uscita prevista: maggio 2007. Contratto stipulato, copie prenotate in libreria. Poi lo stop: Beppe Grillo diffida dal pubblicare il libro. Dopo il V-Day seguono ulteriori mesi di lavoro: il libro viene riaggiornato per Longanesi. Che decide, per la seconda volta, di non pubblicarlo. A tutt'oggi il volume non ha trovato un editore disponibile a pubblicarlo. Una storia che richiama quella di "Grillo da ridere (per non piangere)", che Kaos Edizioni mandò in libreria nel 2003. «Il libro riportava suoi brani, imprescindibili per raccontarlo. Nonostante fosse una biografia tutt'altro che critica verso Grillo, lui ne chiese e ottenne il sequestro», racconta il curatore Lorenzo Ruggiero. «Questa è censura», denuncia Fleischner, docente di Nuovi media alla Statale di Milano. «Quello che ci è successo è incredibile», aggiunge Targia, caporedattore di Radio Radicale: «Bloccare i libri è una cosa odiosa».

continua su:

LA GRANDE ALLEANZA DEI RIFIUTI CAMPANI

Da Forza Italia ai Ds. Passando anche per Udeur e An. Così il business della spazzatura ha coinvolto le forze politiche. Tra appalti milionari e posti di lavoro

Provate ad immaginare l'autista di un camion della spazzatura con un super-minimo di 1.500 euro in busta paga: sì, tutti i mesi l'extra garantito che gonfia lo stipendio, come si concede in genere ai top manager delle aziende private. Nell'esercito di netturbini che negli ultimi quindici anni è prosperato in Campania si può trovare persino il super-minimo che trasforma il dipendente comunale in un privilegiato di lusso, mentre tutto intorno lievitano montagne di rifiuti. È un episodio che non sorprende. La Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene che per l'immondizia di ogni cittadino campano ogni anno si spendano 134,79 euro: di questi, ben 60 finiscono nelle paghe di spazzini e autisti. Moltiplicateli per 5.790.000 abitanti della Regione e avrete un'idea dello spreco: 350 milioni di euro ogni anno solo per mantenere chi dovrebbe fare pulizia, creando un enorme serbatoio di consenso sociale. Prosperato grazie all'interesse di camorra e partiti, i lanzichenecchi del sacco di Napoli.Se si vuole tentare di capire l'emergenza perenne che domina la Campania dei cassonetti, bisogna immaginare un'enorme clessidra. In alto c'è il Commissariato di governo, che gestisce i megafondi per porre riparo alla situazione. In mezzo, come la strettoia, c'è la Fibe: l'azienda della famiglia Romiti che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in energia. Ma in realtà come la sabbia della clessidra i finanziamenti piovono soprattutto in basso, arricchendo gli enti locali riuniti nei consorzi che inghiottono fino a 600 milioni l'anno. Soldi che spariscono lì. E non è che quando la sabbia finisce, lo Stato capovolge la clessidra e costringe gli enti locali a trovare la soluzione. No. Finora dal 1994 si è andati avanti di crisi in crisi, per poi sotterrare montagne di scorie e di denaro. Quanto? Cifre astronomiche, che sfuggono a ogni contabilità: si parla di otto miliardi. Tutti sprecati. Perché ora Gianni De Gennaro dovrà ricominciare da zero. Un disastro. Per il quale finora nessuno ha pagato: nessuna condanna penale, civile o erariale. Nessuna responsabilità politica. Possibile che non ci siano colpevoli?
Sacchetti azzurri Antonio Bassolino apre lo scaricabarile: tutti i governi, nazionali o campani, di destra o di sinistra hanno fallito. Ma se quasi tutti i partiti, a Roma o a Napoli, hanno trovato un modo per sfruttare la crisi, ci sono alcuni leader e alcune formazioni che difficilmente possono dirsi estranee. Per parole, opere e omissioni. E per riuscire ad arrivare a qualche conclusione conviene partire dal fondo della clessidra, da quella rete di consorzi comunali che raccolgono la spazzatura e gestiscono discariche, elargendo assunzioni e commesse. Un giacimento in cui Forza Italia ha pescato a man bassa. L'unico presidente di consorzio finito in manette è Giuseppe Valente, ex numero uno del partito a Mondragone, che ha dichiarato di avere assunto l'incarico su designazione del coordinatore regionale, l'onorevole Antonio Cosentino. I verbali della procura antimafia lo descrivono mentre crea appalti "tagliati su misura" in cambio di mazzette. E poi accompagna gli imprenditori ad incontrare boss al soggiorno obbligato per discutere la quota assegnata alla camorra. Ma al partito di Silvio Berlusconi facevano riferimento due protagonisti del business dei rifiuti, che si sono riciclati più in fretta delle ecoballe.
Gianluca di Feo - espresso

giovedì 17 gennaio 2008

LETTERA DI DIMISSIONI DI FRANCA RAME

ECCO LA LETTERA DI DIMISSIONI DAL SENATO DELLA REPUBBLICA DI FRANCA RAME

Leggete su questa lettera l'amarezza e il disgusto nel denunciare il pachidermico assenteismo fisico e mentale dei senatori a fronte delle problematiche del nostro paese.
VOTIAMO SI AL REFERENDUM SULLA RIFORMA ELETTORALE

mercoledì 16 gennaio 2008

BISOGNA PROVVEDERE A D UNA IMMUNITA' PARENTALE

IMMUNITA PARENTALE
Al momento nessuno sa nulla delle accuse che vengono mosse alla moglie di Mastella, Mastella stesso e agli altri 29 arrestati sempre dell'UDEUR . Ma l’intero Parlamento – con l’eccezionedi Di Pietro e dei Comunisti Italiani – s’è stretto intorno al suo uomo più rappresentativo, tributandogli applausi scroscianti e standing ovation mentre insultava i giudici con parole eversive, che sarebbero parse eccessive anche a Craxi, ma non a Berlusconi: insomma la casta (sempre più simile a una cosca) ha già deciso che le accuse - che nessuno conosce - sono infondate e gli arrestati sono tutti innocenti. A prescindere. Un golpetto bianco, anzi nero, nerissimo, in diretta tv.
Il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, anziché aprire una pratica a tutela dei giudici aggrediti dal ministro, ha subito assicurato "solidarietà umana" al ministro e ai suoi cari (dobbiamo prepararci al trasferimento dei procuratori e del gip di Santa Maria Capua Vetere, sulla scia di quanto sta accadendo per De Magistris e Forleo?). Il senatore ambidestro Lamberto Dini ha colto l’occasione per denunciare un "fatto sconvolgente: i magistrati se la prendono con le nostre mogli" (la sua, Donatella, avendo fatto fallimento con certe sue società, è stata addirittura condannata a 2 anni e mezzo per bancarotta fraudolenta, pena interamente indultata grazie anche a Mastella). Insomma, è l’ennesimo attacco ai valori della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio: dopo l'immunità parlamentare, occorre una bella immunità parentale.
TUTTI I CITTADINI SONO UGUALI DI FRONTE LA LEGGE
COMPRESE LE MOGLI, LE SUOCERE E LE AMANTI DEI NOSTRI DEPUTATI E SENATORI

martedì 15 gennaio 2008

QUANDO I RIFIUTI DIVENTANO RISORSA




THOR, IL SISTEMA DI RICICLAGGIO "INDIFFERENZIATO"
PENSATE FATTO IN ITALIA MA NESSUNO NE PARLA

Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.
Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.
Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.
“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.
per ulteriori informazioni visitate:

domenica 13 gennaio 2008

CLASS ACTION



ADERIAMO TUTTI ALLA CLASS ACTION CONTRO LA MALAPOLITICA
Abbiamo il diritto e il dovere di dinfendere principi e regole, la salute nostra e dello Stato.
ADERISCI ALLA CLASS ACTION SU:

EMERGENZE?...........CI SI FA RICCHI


Segnate a matita perché la cifra, ferma al giugno dell’anno scorso, forse andrà corretta: in Italia all’inizio dell’estate la Corte dei Conti ha contato 84 commissari straordinari per altrettante emergenze. Alluvioni e siccità, colera, traffico e terremoti. Emergenza dovunque e comunque. Per le cose gravi, le grandi calamità, e anche per le cose piccole: una festa, una preghiera di massa, un gioco olimpionico.

Il Papa va a pregare a Loreto? Emergenza.
Ci vuole Bertolaso per fargli dire messa, allestire palco e spalti. A Varese sono in programma i mondiali di ciclismo? Emergenza bici naturalmente.
A Pescara i Giochi del Mediterraneo? Emergenza anche sulle rive dell’Adriatico.
Alluvioni a Parma e commissario (21 ottobre 2002); un altro a Massa Carrara, un terzo in Friuli. Stesso motivo per tutti. Emergenze si segnalano a Matera, Vibo Valentia, in Basilicata, Liguria e Veneto. A Bari la ventennale emergenza del colera e commissario costituito.
Questo corri corri alla calamità naturale ha un motivo: i soldi. Finanziamenti speciali che si aggiungono a quelli ordinari. E in aggiunta un prezioso cadeau: controlli pari a zero.
L’emergenza gonfia molti portafogli e costruisce luminose carriere. Il commissario deve badare a fare, e presto. Quindi assunzioni per chiamata diretta, spese a trattativa privata. Consulenti, collaboratori e tecnici.
La burocrazia dell’emergenza è gigantesca, libera da ogni vincolo, esclusa dall’osservanza di ogni criterio di congruità e persino di ragionevolezza. C’era un commissario all’acqua a Reggio Calabria, c’è un commissario al traffico a Napoli, Roma, Venezia e persino a Messina.
Dal 1968 al 1996 sono stati iscritti in bilancio 109mila miliardi di lire, al cambio attuale fanno 57 miliardi di euro. Per il fuoco (emergenza incendi!) sono andati via bruciati dal 2001 al 2006 762 milioni di euro.
L’emergenza fa spendere, abbiamo detto, senza alcun obbligo della resa del conto.
La lista della spesa dichiarata urgente e indifferibile, diviene - a consuntivo - sommaria, senza dettagli. Inconsistente.
La corsa all’emergenza, che non conosce sosta, a volte produce problemi anziché soluzioni, crea nuovi bisogni invece di saziare i vecchi. La tragedia dei rifiuti napoletani rappresenta un caso di scuola, l’esempio plastico del saccheggio delle risorse pubbliche nella consapevolezza che si resterà impuniti.
L’emergenza per durare deve perciò produrre due condizioni Primo: creare nuovi bisogni. Secondo: tenerli sospesi, a mezz’aria. Come aprire un cantiere e mai finirlo. Costruire una scuola e non collaudarla.
Mai saziare il bisogno primitivo. Figurarsi quelli altri che sono stati aggiunti nel corso del tempo. Più bisogni ci sono, più a lungo si confiderà nella manna dei finanziamenti speciali, ulteriori, straordinari.
Ogni terremoto costa una tombola anche perché invece di costruire quel che è cascato a terra, si promuove immediatamente un nuovo bisogno essenziale. Alla comunità sfortunata in genere si annuncia la necessità indifferibile di garantire anzitutto un futuro di benessere, cioè il lavoro. Dunque le industrie. Perciò via alle ruspe, ma prima delle ruspe via agli espropri, il miglior business per gli avvocati. Poi ecco le ruspe, quindi ecco i tecnici al lavoro (ingegneri, geometri).
E gli incentivi alle imprese (vere o false) che vogliono produrre. Ma avete mai visto industrie senza strade? Via alle strade: collegamenti nuovi, o adeguamenti dei vecchi. E case senza piazze? Sì alle piazze. Piazze senza biblioteche?Anche le biblioteche e così via, a scendere fino ad attivare il progetto per il prato, l’aiuola, il parco giochi.
E’ una catena infinita e infatti mai finisce. Serve a costruire la rete dei clientes. Più clientes più consenso elettorale. Più consenso più carriera politica.
500 milioni di euro è costata la prima tranche dell’opera di ricostruzione dei dieci comuni molisani colpiti dal terremoto del 31 ottobre 2002. Diecimila abitanti il numero dei concittadini nei centri disastrati.
Col tempo e con le emergenze i terremotati sono lievitati, e così pure le case, le scuole, le strade, i prati. La necessità finanziaria attuale, quattro anni dopo e 500 milioni spesi, è perciò presto detta: servono almeno altri 500 milioni di euro per completare la ricostruzione.
L’emergenza ci fa ricchi, questo è il problema.
A. Caporale” repubblica

sabato 12 gennaio 2008

E LUI CONTINUA A RIDERE..........IL PECORARIO SCANIO


UN MILIONE DI EURO A SETTIMANA ALLA GERMANIA PER I NOSTRI RIFIUTI


2008-01-11 19:15 Der Spiegel: "Un milione di euro a settimana per l'invio di rifiuti in Germania" L'Italia spende attualmente fino a un milione di euro alla settimana, 200mila euro al giorno, per smaltire la parte dei rifiuti campani inviata in Germania.
E' quanto emerge da un articolo pubblicato oggi dal settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online. Il settimanale cita un manager della società Ecolog (Gruppo Ferrovie dello Stato), che ha parlato a condizione di mantenere l'anonimato, e scrive che attualmente partono dall'Italia alla volta della Germania due treni al giorno pieni di rifiuti campani. I due treni, spiega il settimanale sulla base delle informazioni ottenute dalla Ecolog (società in partnership con le imprese di smaltimento rifiuti tedesche) trasportano un totale di 1.000 tonnellate di rifiuti al giorno, pari a circa un settimo delle circa 7.200 tonnellate prodotte quotidianamente dalla regione. Il manager della Ecolog, prosegue il settimanale, parla poi dei costi di smaltimento: dai 170 ai 200 euro per ogni tonnellata (trasporto incluso), pari quindi a un massimo di 200mila euro al giorno. Sono due le società tedesche citate dalla testata che accolgono i rifiuti campani, la Remondis e la Wev (Westsaechsischen entsorgungs und verwertungsgesellschaft).
Già questa settimana, interpellato dall'ANSA, un portavoce della Remondis aveva spiegato che attualmente la società riceve dall'Italia fino a cinque treni carichi di rifiuti ogni settimana. Da parte sua, un manager della Wev ha spiegato al settimanale tedesco che dall'Italia arriva in media un treno al giorno. La Wev, aggiunge lo Spiegel, smaltisce i rifiuti campani (in un impianto di Lipsia) dalla metà dell'anno scorso, mentre la Remondis (che li brucia in un termovalorizzatore di Bremerhaven, vicino a Brema) lavora in partnership con la Ecolog dal 2001.

venerdì 11 gennaio 2008

IL PUPAZZO CHE RIDE



Che debba dimettersi è pacifico Ma la questione è che Alfonso Pecoraro Scanio non avrebbe mai dovuto essere nominato ministro.Era il 4 maggio del 2006, Prodi stava ancora compilando la lista dei componenti del suo esecutivo, e il leader dei Verdi-Il sole che ride era stato immortalato mentre sghignazzava in chiesa durante i funerali di tre militari italiani uccisi a Nassirya. «Uno spettacolo indecente» che lo rende indegno di entrare nel prossimo governo».
«Atto indegno e basso», tuonò lo stesso Pecoraro. Ma si riferiva al fatto che la testata giornalistica " IL Giornale" aveva osato pubblicare quella foto in prima pagina. «Un fotogramma carpito», aggiunse il leader ambientalista. Non voleva dire nulla, ma Prodi fece finta che fosse una spiegazione, accreditò la tesi dell’incidente di percorso e lo inflisse agli italiani: titolare del dicastero dell’Ambiente.
Purtroppo non s’era trattato di una sfortunata circostanza. Pecoraro Scanio è proprio così, «un intreccio vertiginoso di estremismo e futilità», lo definì l’ex segretario dei Verdi Luigi Manconi; «la quintessenza dell’inutilità», lo folgorò il giornalista de il "Giornale" Giancarlo Perna in un memorabile ritratto nel quale ricordava alcune delle sue prodezze: la proposta di proclamare la pizza patrimonio dell’umanità, il suggerimento di adottare in blocco le pecore sarde per salvarle dall’estinzione, l’iniziativa per la creazione del museo del mandolino, la campagna contro gli alberi di Natale, la nomina del cantante partenopeo Gigi D’Alessio «patrono del pesce azzurro». Folclore, si dirà. Da ministro tuttavia la sua possibilità di fare disastri è aumentata in modo esponenziale, come dimostra lo la sua terra, la Campania, sommersa dalle immondizie. Una crisi di cui lui porta grandissime responsabilità, essendosi opposto in tutti i modi alle uniche soluzioni possibili (discariche e termovalorizzatori), in cambio delle quali offriva utopie e vacue parole. Pecoraro Scanio con i rifiuti è disposto a fare praticamente di tutto, tranne che la sola cosa che può venire in mente a una persona sensata: smaltirli.
La triste verità è che questo ministro è un incompetente. E non solo in materia di rifiuti. Passi che scambi un toro per una mucca, ma vogliamo parlare della monumentale figuraccia fatta nel settembre scorso alla conclusione della Conferenza nazionale sul clima? «La temperatura in Italia è aumentata quattro volte più che nel resto del mondo», annunciò davanti a scienziati e studiosi allibiti. Quattro volte! Il Corriere della Sera abboccò e ci aprì la prima pagina: peccato che fosse una delle tante bufale del nostro campano. Il giorno dopo il Cnr smentì. E anche l’illustre climatologo Franco Prodi, fratello del premier, sbugiardò Pecoraro, accusandolo di manipolare la scienza.
Il sospetto è che l’allarmismo fosse destinato a forzare la mano per ottenere 7 miliardi di euro per le «politiche climatiche». Non ci sarebbe da meravigliarsi. Di soldi il ministero è avido, essendone prodigo: con l’attuale gestione i consulenti, che all’epoca di De Castro erano otto, sono passati a 344. Quasi tutti «verdi», ovviamente. Tanto, chi sorveglia? Basta un esempio: l’Agenzia protezione per l’ambiente e i servizi tecnici è commissariata, ma il commissario è il capo di Gabinetto di Pecoraro. Ergo: si danno gli ordini, li eseguono e poi controllano da soli se e come li hanno eseguiti. Fantastico. In quale altro Paese occidentale ci si terrebbe un simile ministro? Uno che l’11 maggio scorso, a proposito di una qualche presunta decisione del Cdm sull’ennesima emergenza rifiuti in Campania, scriveva: «Subisco questo decreto che porta la firma del premier ma non la mia. Il ministero dell’Ambiente non è stato coinvolto, non è concertante di questo decreto (che ci volete fare, scrive così...). Sono contrario». Se fosse serio, Prodi avrebbe cacciato il suo ministro ridens allora. Adesso ha un’altra occasione, ma vedrete che purtroppo perderà anche questa.

ECCO CHI SONO E QUANTO CI COSTANO I CONSULENTI DI PECORARO SCANIO PER LEGGERLI CLICCATE QUI
http://www.tuttoggi.info/articolo-393.php

NB A SUO TEMPO QUESTA INFORMAZIONE ERA STATA CENSURATA

giovedì 10 gennaio 2008

VERGOGNA

"VERGOGNA" E' IL TITOLO DI QUESTA OPERA
VERGOGNA E IL GRIDO AI NOSTRI DEPUTATI
Il sottoscritto in data 9 dicembre 2007 subito dopo la tragedia di Torino nella fabbrica Thyssen ha spedito la seguente e mail a tutti i deputati della repubblica:
Onorevole deputato,come le sa, la tragedia di Torino ha colpito quattrofamiglie con altrettanti caduti sul lavoro lasciando irispettivi nuclei famigliari nella più grandedisperazione sia mentale che economica. Fermo restando che le responsabilità della tragediasaranno appurate dalla magistratura competente, che haaperto una inchiesta, credo che il paese nei suoimassimi rappresentanti debbano dare un segnale disolidarietà, le chiedo pertanto di voler devolverealle famiglie colpite dalla tragedia di Torino unintero emolumento mensile ( stipendio più leindennità) per far fronte alle prime necessità delle famiglie colpite da questa tragedia.. Certo di una sua sensibilità al problema le porgoDistinti saluti.Si resta in attesa di gentile riscontro alla presente.
A questa e mail ha risposto solo l'on. Marco Zacchera con questa e mail:
una iniziativa condivisibile, provvederò marco zacchera
In data 28 dicembre 2007, non avendo ricevuto altre risposte da parte dei deputati, il sottoscritto inviava un ulteriore e mail per ringraziarli di aver aderito alla sottoscrizione questo è il testo:
Onorevoli( non so poi cosa ci sia di tanto onorevole)come ho scritto nella precedente e mail del 9 dicembre che sicuramente non avete letto- almeno spero- perchè se fosse il contrario sarebbe ancora più grave, avevo proposto di devolvere un mese della vostra retribuzione a favore delle vittime della tragedia diTorino.E giustamente su 632 (come devo chiamarvi?) ha risposto solo un deputato di Alleanza Nazionale Marco Zacchera. Sarebbe stato un bel gesto almeno rispondere ma capisco che siete troppo impegnati a lavorare e sudare come quelle povere persone di Torino comunque volevo ringraziarvi ugualmente della massiccia adesione alla proposta segno di vera solidarietà e umanità ,sentimenti degni degli attuali rappresentanti del popolo.....quel popolo che ci ha rimesso la vita per sfamare delle famiglie.
Grazie di cuore.
A seguito di questa e mail hanno risposto i seguenti deputati:
On. Bruno Mellano mellano_b@camera.it:
Gentile sig.,solo per informazione le comunico che alla Camera dei Deputati è statalanciata una raccolta di fondi corrispondenti a una giornata di lavoro daparte del personale della Camera e dei deputati che lo volessero. So percerto che a lanciare l'iniziativa tra i deputati è stato il collega RobertoPoletti dei Verdi insieme a un collega di Forza Italia di cui adesso nonricordo il nome per cui non è stato solo il collega Zacchera ad aderire.Certamente ci saranno state anche altre adesioni.La saluto e le auguro buon anno.
Caro Pippo,
Sono Maya e curo l'agenda dell' on. Smeriglio.
Mi occupo regolarmente anche dello smistamento della posta, e posso garantirti che non ci è pervenuta ad oggi nessuna richiesta da parte tua, via e-mail.
Ti prego gentilmente di inviarla di nuovo.
Un saluto,
Maya
DI SERIO OLGA diserio_o@camera.it:
In questo genere di cose preferirei mantenere una doverosa riservatezzama nel leggere le sue parole sento di doverla rasserenare comunicandoleche una mia giornata di lavoro (insieme anche a molti lavoratori efunzionari della Camera dei Deputati) è stata devoluta in favore dellefamiglie colpite da un lutto che considero intimamente anche mio. Unlutto purtroppo condiviso ogni giorno da altre famiglie di lavoratoriche muoiono ogni giorno nel silenzio. Olga D'Antona
Bene dopo queste eleganti ed esaustive risposte oggi veniamo a sapere tramite la testata giornalistica il " Giornale" che i nostri deputati hanno devoluto alle vittime di torino la sorprendente cifra di 9 euro dicasi NOVE EURO a testa pa favore delle vittime di Torino.
Ragazzi che dire? solo una parola:
V E R GO G N A

domenica 6 gennaio 2008

McDonald’s IL MEGLIO DELL'AMERICA


Settantotto additivi artificiali negli hamburger e nelle bevande serviti dai ristoranti McDonald’s. Li ha identificati il quotidiano inglese Independent «in 578 occasioni distinte», il che vuol dire approssimativamente «una media di sette numeri E per prodotto». Proprio qualche mese fa uno studio dell’Università inglese di Southampton aveva puntato il dito contro certe controverse sostanze chimiche che, se ingerite, possono aumentare l’iperattività nei bambini predisposti. L’analisi del giornale britannico rinfocola questa controversia così recente. E le rivelazioni cominciano a suscitare reazioni preoccupate fra le associazioni dei consumatori, che ora si dichiarano pronte a dare battaglia. Tutti i menù McDonald’s mette in evidenza che i suoi hamburger sono fatti al 100 per cento di carne bovina, ma l’Independent sostiene che «i panini, il formaggio e le salse che li accompagnano contengono molti numeri E». In particolare, il Big Mac «ha 18 additivi distinti e un cheeseburger 17, mentre un milkshake alla cioccolata ne contiene 8. Gli additivi sono presenti in quasi tutto ciò che è sul menù, compreso il pollo alla griglia e le insalate». La ricerca dell’Independent verte sui 2 mila ingredienti elencati sulle pagine nutrizionali del sito web dell’azienda e sembra indicare che «l’obiettivo, dichiarato da McDonald’s, di ridurre i numeri E in risposta alle preoccupazioni dell’opinione pubblica, non ha avuto successo. L’uso degli additivi da parte dell’azienda sembra essere aumentato, piuttosto che diminuito, durante l’anno passato». E ancora: «Soltanto 13 prodotti, tra cui il tè, il sacchetto di frutta e i bastoncini di carota non contengono numeri E». Codici del rischio E’ prevedibile che la polemica ora vada ben oltre e rimetta in questione l’ampio uso dei numeri E nell’intera industria alimentare e farmaceutica. Vi è infatti chi obietta che è inutile scandalizzarsi se la pancetta di McDonald’s contiene il nitrato di sodio, visto che esso è presente nella maggioranza dei salumi in vendita. Non per niente alcune organizzazioni di consumatori esigono un ripensamento radicale dell’uso di additivi artificiali. Esiste già un apposito sito, chiamato www.actiononadditives.com, che elenca innanzitutto i sette additivi identificati dagli scienziati come più a rischio di provocare - probabilmente anche a seconda delle varie combinazioni - comportamenti iperattivi nei bambini: si tratta dei coloranti E102, E104, E110, E122, E124, E129 e del conservante E211. Il giornale britannico sostiene che «quattro dei sette ingredienti evidenziati dagli scienziati di Southampton sono sul menù» della catena di fast food: E110, E104, E124 e E211. La multinazionale sostiene di avere messo in atto alcuni studi per eliminare il benzoato di sodio dai suoi hamburger, aggiungendo che c’è un solo prodotto con il proprio marchio di fabbricazione che contiene uno dei sette ingredienti identificati dagli scienziati di Southampton e si tratta di una salsa. L’azienda dichiara poi di avere già avviato discussioni con i fornitori per ridurre gli additivi «laddove sia possibile»: «Lavoriamo sodo per ridurre, e in certi casi eliminare completamente, i coloranti artificiali e conservanti nei nostri cibi». Richard Watts, direttore della Children’s Food Campaign (che si occupa della nutrizione dei bambini per l’organizzazione Sustain), si dice «molto preoccupato» dal pesante uso di additivi nei McDonald’s, ma d’altra canto consapevole che i numeri E «fanno parte del modello economico» delle lavorazioni dell’industria alimentare e saranno dunque ben difficili da eliminare. In ItaliaE nel nostro Paese? Dagli uffici della McDonald’s Italia fanno sapere che gli additivi («tutti autorizzati dagli enti sanitari») sono presenti anche nei prodotti serviti nei nostri ristoranti e che l’impegno è quello di ridurne l’utilizzo, ma i numeri per il momento sono «top secret». L’azienda sta comunque preparando un comunicato ufficiale in risposta alle notizie in arrivo dall’Inghilterra. Per tornare oltremanica, una curiosità: sono proprio i cittadini britannici i più affezionati a patatine fritte e hamburger. Il dato arriva da una ricerca condotta da Synovate (società specializzata in ricerche di mercato) in 13 Paesi, dall’Arabia Saudita a Hong Kong, dall’Australia alla Francia. La passione per il fast food vede il primato Gb insidiato solo dai «colleghi» statunitensi.
da: La stampa MARIA CHIARA BONAZZI

ESSERE AMICI DI BERLUSCONI



Berlusconi s'inventa "Antigua 2"
E’ partito col suo aereo privato direttamente dalla Sardegna, insieme all’amico e vecchio sodale Gianni Gamondi, l’architetto paesaggista specializzato in complessi turistici, resort e ville da vip sparse per il mondo che lo ha introdotto in Costa Smeralda, ha realizzato per lui La Certosa e lo consiglia su tutto quel che riguarda le case: dagli investimenti alle piante da sistemare qua e là nei numerosi giardini. Loro due, senza Veronica né altri che una pattuglia di scorta ridotta a tre uomini. Destinazione, le Piccole Antille, quella scia di isolette da sogno che corrono a Sud di Miami fin quasi al Venezuela. E’ andato a dare gli ultimi ritocchi alla sua villa di Antigua, l’ultima nata della serie, è stato detto. Il giardiniere avrebbe sbagliato appunto a scegliere certe piante, e lui voleva controllare di persona, si è addirittura precisato. Magari è andata proprio così. Ma l’impellente necessità di Silvio Berlusconi di correre fin laggiù, scavalcando l’oceano, per soli quattro giorni, potrebbe nascondere anche altri interessi, più corposi. Perché in realtà in quel meraviglioso Eden caraibico il Cav possiede non una ma ben sette ville. Un numero ragguardevole che fa praticamente raddoppiare la sue residenze, ormai arrivate praticamente a 14. Le sei originarie, Macherio, Arcore, Portofino, La Certosa, unica sopravvissuta al patrimonio di 7-8 case vendute ad americani e russi negli anni scorsi. Più le due ville alle Bermuda, sempre lì nel Caribe, una delle quali per la figlia. Più la villona lacustre a Cernobbio, comprata di recente, che sta ristrutturando. Più queste sette di Antigua. E se il Cav dicesse di sì alla proposta dell’amico Vladimir Putin di acquistare una villa nel nuovo compound che sta sorgendo sul Mar Baltico, non lontano da San Pietroburgo (ci sta pensando) si arriverebbe a 15. Perché sette ville ad Antigua? «Per i parenti e i tanti amici» è la spiegazione che dà uno che lo conosce bene e lo frequenta spesso, lì non è ancora stato ma assicura che si tratta di costruzioni basse, ben mimetizzate nella rigogliosa vegetazione di palme, mangrovie, buganvillee: nessun pugno nell’occhio (e ci mancherebbe). Certo, bisogna tener conto sia della famiglia che si va espandendo, tra figli e nipoti, sia della propensione del Cav per le ospitate, meglio se grandiose. Infatti, quando qualche anno fa aveva cominciato a guardarsi intorno ad Antigua, Berlusconi avrebbe messo gli occhi su una villona faraonica bella e pronta, ma nel gioco al rialzo (pare che la cifra si avvicinasse a 40 milioni di dollari) avrebbe poi avuto la meglio un gruppo americano. Di qui la scelta di costruire ville multiple. Che è anche un bell’investimento nel comprensorio di superlusso che Gamondi - già autore ad Antigua di un resort per Krizia che oggi la stilista starebbe vendendo, e di un altra casa di un famoso calciatore - sta lanciando nel luogo più affascinante dell’isola: la Nonsuch bay di Emerald Cove. Una baia color smeraldo ad anfiteatro che si apre fra promontori, insenature, cale e calette. «Duemilaottocento chilometri di coste da sogno, una penisola collinare protesa verso il reef», la barriera corallina, recita il sito che reclamizza questa nuova Costa Smeralda dei Caraibi. Un sogno che Gamondi, il settantenne architetto dai baffetti candidi e dall’occhio sornione, coltiva dai primi Anni Novanta. Lui che la Costa Smeralda contribuì a costruirla (Porto Rotondo è una sua invenzione) era attratto da qualcosa di nuovo e ancor più internazionale. Un luogo superappartato ed esclusivo, dove i ricchi del pianeta possono venire a svernare, a ritirarsi alle soglie della pensione sottraendosi alle sempre più invivibili metropoli o semplicemente a godersi il sole, la brezza dell’oceano e il mare di cristallo. Senza neppure le odiose tasse sul lusso care al governatore sardo Renato Soru. Anzi, Antigua è da sempre uno dei tanti paradisi fiscali segnalati dall’Ocse.Il «paradiso nel pieno rispetto della terra», comprende naturalmente campo da golf con clubhouse con vista da urlo sulla baia, «Sailing Club» cioè club velico, Tennis Club, Club bar con piscina galattica. Le case immerse nel verde sono ariose, articolate da terrazze aperte sul mare, pareti mobili, patii interni, e usano molto i materiali autoctoni come il legno dei tetti a capanna coperti di shingles, tavole di sequoia disposte a doppio strato, come vuole la tradizione caraibica, che Gamondi alleggerisce usando molto il bianco, tessuti locali e arredi italiani. O schiarendo i preziosi legni locali sul bordo delle piscine a sfioro.
da: la stampa MARIA GRAZIA BRUZZONE

venerdì 4 gennaio 2008

DA NOI EMERGENZA IN GERMANIA AFFARI





EMERGENZA?

Nell'autunno del 2006 la trasmissione Report si era occupata di come erano stati spesi 1 miliardo e trecento milioni per risolvere il problema dei rifiuti in Campania e con quali risulstati? questi:
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,RaiTre-Report^24220,00.html

http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,report^13863,00.html


SE POI VOGLIAMO CHIAMARLA EMERGENZA FACCIAMOLO PURE MA SENZA IPOCRISIA

giovedì 3 gennaio 2008

OCCASIONE PERDUTA






ERA IL MOMENTO DI TIRARE FUORI LE PALLE
Dopo quanto è successo a proposito delle esternazioni di Giuliano Ferrara, del sempre presente cardinal Ruini e della senatrice Binetti, peraltro del nuovo Partito Democratico, in merito alla legge 194 che regola l'aborto in Italia sarebbe stata una ottima occasione per Walter Veltroni ti tirare fuori le palle e riaffermare la laicità dello stato, e invece lui che fa?............silenzio assoluto.
Probabilmente il vecchio detto " chi tace acconsente" forse Walter non lo conosce o forse lo conosce troppo bene.
Evidentemente i voti dei cattolici fanno gola anche al P.D. e la paura di esporsi a critiche. se avesse preso le distanze da Ruini anche per la continua ingerenza della chiesa sulle scelte del popolo italiano, ha messo Walter in uno stato di puro assenteismo fisico,mentale e ormonale.
La legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri, come istituzioni religiose o partiti politici; ad esempio, "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
Infatti, uno Stato laico è quello dove le religioni e le ideologie non hanno influenza sulla società nel suo complesso ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone, che credano in una certa religione o in una certa ideologia. Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su una parte minoritaria della società stessa, se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.
LO STATO E' LAICO NON CI DEVE ESSERE UNA RELIGIONE DI STATO.

mercoledì 2 gennaio 2008

CI SIAMO QUASI...............PARMALAT 2 LA VENDETTA

Per prima cosa voglio ricordarti come fa lo Stato Italia a pagare le proprie obbligazioni (che sono dei debiti). L'Italia sta pagando i Bot in scadenza (e anche gli altri titoli) con i soldi che arrivano dalle nuove sottoscrizioni! Se non ci dovessero essere nuove sottoscrizioni, lo Stato italiano si troverebbe nell'impossibilità di rimborsare i debiti in scadenza! Si tratta della stessa tecnica usata dalla Parmalat, che mi sembra di ricordare abbia fatto fare una brutta fine ai soldi delle persone).

Se non ti dovesse bastare questa prima motivazione, ti ricordo che il debito pubblico del nostro BELPAESE ammonta a più di 1.600.000.000.000 di euro (milleseicentomiliardi di euro)! Lo puoi verificare dal sito del Tesoro (ma che bel nome!) http://www.dt.tesoro.it/

Se non ti dovesse bastare questa seconda motivazione, ti ricordo che l'Italia, da un po' di anni a questa parte, é entrata a far parte della moneta unica Euro e (lasciando stare i soliti discorsi sull'aumento dei prezzi) in quell'occasione si é impegnata a rispettare dei patti, che scadono nel 2010 e che prevedono "l'appianamento" del debito pubblico entro quella data. E i conti devono essere presentati all'Unione Europea, una congregazione di 25 Paesi: questi conti devono essere trasparenti e se sei in regola, bene, ma se non sei in regola potrebbero nascere dei problemi! Mi ricorda molto la situazione dell'Argentina, ma é solo un mio parere, per carità!
Se non ti dovesse bastare questa terza motivazione, ti ricordo che l'Italia ha (per le agenzie di rating) la stessa credibilità economica del Botswana, il paese dell'Africa Australe che solo nel 1966 ha ottenuto l'indipendenza. Queste agenzie di rating, i cui giudizi sono temutissimi, indicano, come per le guide gastronomiche, i posti di cui ci si può fidare; o, in questo caso, i paesi su cui investire.
Se non ti dovesse bastare questa quarta motivazione, ti ricordo che solo un demente può comprare (senza essere manovrato od obbligato) Bot, Btp, Ctz, Cct. Ti faccio subito capire il perché, facendo riferimento ai dati riportati sul sito http://www.tradinglab.it/
Prendo 2 titoli, uno italiano ed uno della BEI (Banca Europea degli Investimenti), che ha un rating AAA (massima affidabilità) contro la A+ dell'Italia; e scelgo per entrambi la stessa scadenza (ad es. 2010). Vado ora a vedere il rendimento netto che ottengo investendo con questi due titoli e mi accorgo che praticamente é uguale = 3,90% annuo. Quindi se il rendimento é uguale, la scadenza é la stessa e il rating dell'Italia é molto più basso di quello della Banca Europea degli Investimenti, ma perché devi comprare quello italiano? Prova a porre questo problema ad un bambino di terza elementare (8 anni) e ti darà lui la risposta. Capirei se il titolo di Stato italiano rendesse di più di quello della Bei, ma a parità di rendimento, che ripeto é il 3,90% per entrambi i titoli, e con la stessa scadenza, ogni dubbio scompare.

Se non ti dovesse bastare questa quinta motivazione, ti ricordo che i fondi comuni di investimento italiani sono stracolmi di titoli di Stato italiani e, in molti casi, come il prospetto informatvo dichiara, non possono investire in titoli con un rating inferiore ad A. Se, quindi, le agenzie di rating dovessero declassare il BELPAESE di pochissimi livelli, i fondi comuni di investimento dovrebbero vendere in massa questi titoli; e quando sei costretto a vendere, devi "vendere al meglio" e quindi non sei tu che vendi a decidere il prezzo, ma quello che compra.

Se non ti dovesse bastare questa sesta motivazione, ti ricordo che nessun investitore estero sta comprando i titoli di Stato italiani, perché non essendo un demente si compra, ad esempio, una BEI. Questi titoli (Btp, Ctz, Cct, Bot) sono, quindi, in carico agli italiani (ricordo che il 12% della popolazione italiana, fonte UNLA, Unione Nazionale per la Lotta all'Analfabetismo risulta essere analfabeta).
Se non ti dovesse bastare questa settima motivazione, ti ricordo che, se vai in banca, ti diranno che é tutto regolare. Ma voglio, anche ricordarti, che la Banca d'Italia, che é l'organo che controlla le banche, é di proprietà al 45% circa di INTESA SANPAOLO!, al 30% circa di UNICREDIT CAPITALIA! E AL 25% circa DELLE ALTRE BANCHE ITALIANE!

IL CONTROLLATO E' IL CONTROLLORE, IL CONTROLLORE E' IL CONTROLLATO!!!!

Se non ti dovesse bastare questa ottava motivazione, ti ricordo che quando compri un titolo di Stato italiano, ti trovi con un foglio di carta, sì proprio un semplice foglio di carta. Questo pezzo di carta non é controgarantito da nulla, se non che da promesse. Una volta i soldi emessi avevano un controvalore di oro. Oggi, in Italia, il controvalore é l'aria o le parole, ma con l'aria e le parole non penso che tu possa ottenere qualcosa, ma se ci dovessi riuscire ti faccio i miei complimenti.
Se non ti dovesse bastare questa nona motivazione, ti ricordo che esiste il SIGNORAGGIO, la più grande truffa perpetrata ai danni delle persone, che consente alle banche di guadagnare spaventosamente (e se vuoi capire, di cosa sto parlando, inserisci la parola SIGNORAGGIO in un motore di ricerca e vedi un po' tu!).

Di Marco Calì, consulente finanziario indipendente.