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giovedì 31 gennaio 2008

MA NON ERAVAMO SENZA SOLDI?


I soldi che vanno all’estero in un’orgia di attività inesistenti o perlomeno sospette. Dalla Svizzera all’Argentina, al Brasile la distribuzione a pioggia. In Germania niente di nuovo.Poi dicono che siamo senza soldi. Ma va’, non deve essere vero. Probabilmente ne abbiamo in abbondanza, anche se non lo sappiamo: altrimenti perché ne distribuiamo a pioggia in tutto il mondo?
Sentite qua: 900mila euro agli italiani di Algeri (che sono solo 441) per una serie di progetti formativi, fra cui spicca «l'individuazione di nuove opportunità di business in relazione alle tendenze del commercio internazionale»; due milioni e 200mila per formare elettricisti, falegnami e qualcos'altro a Rio de Janeiro; un milione di euro per essere sicuri di avere orefici, chef, guide turistiche ed elettromeccanici a Bogotà. E un milione di euro per fornire, fra l'altro, fresatori e tornitori alla regione di Caxias do Sur e Bento Goncalves: sono le spese piuttosto allegre di Porto Alegre. Samba ragazzi, qui ce n'è per tutti. E anche di più. L'importo complessivo (a carico del contribuente) ammonta a 30 milioni di euro.
Non sono pochi. Soprattutto sono troppi se si pensa alla vera ragione per cui vengono spesi: non risolvono nessun problema, in pratica, a parte quello dei politici, che per restare attaccati alla poltrona devono tenersi buoni i parlamentari eletti all'estero. E allora avanti con la distribuzione a pioggia. Non ci credete? Leggetevi la nostra inchiesta: un milione e 350mila agli italiani di La Plata per «attività formative nell'allevamento del bestiame»; 800mila euro per istruire carpentieri e altro a Curitiba (Brasile), 200mila euro per la provincia di Kwa Zulu Natal (Sudafrica) che potranno riguardare, fra l'altro la produzione di mobili e calzature, e oltre 5 milioni alla Svizzera per una serie di iniziative molto interessanti, del tipo: «Si evidenzia che l'inserimento di moduli di insegnamento della lingua inglese nelle materie di studio dei corsi sarebbe particolarmente utile».
Ma davvero? L'inglese è utile? Lo scopriamo adesso? E soprattutto per scoprirlo dobbiamo andare in Svizzera e spendere 5 milioni di euro? Fra gli interventi svizzeri da sottolineare il bonus destinato a chi vive a Basilea per il «divario culturale» (e si capisce: il noto divario culturale di Basilea); ad Asmara invece non si esita a formare militarmente 190 giovani destinati alla guerra. Ma non sono nemmeno da sottovalutare i 7 milioni di euro destinati all'Argentina di Luigi Pallaro (senatore indipendente decisivo per la sopravvivenza del governo), mentre chissà perché gli Stati Uniti restano a bocca asciutta. Nota bene: si finanzia un po' di tutto, persino la formazione degli ultrasessantenni perché, in fondo si sa, non si smette mai di imparare.
Piccole cose direte voi. Ma il fatto è che da queste piccole cose, da uno Stato troppo presente e troppo spendaccione, deriva la voragine dei nostri conti pubblici. La Banca d'Italia ha fornito, e con forza, un'indicazione precisa: per ridare fiato al Paese c'è una sola via, quella di tagliare le tasse. Ma come si fa a tagliare le tasse finché non si tocca la spesa pubblica?
E come si fa a toccare la spesa pubblica se chi governa ha come esclusivo obiettivo quello di restare abbarbicato al governo? La conseguenza è inevitabile, ed è purtroppo sotto i nostri occhi. La finanza pubblica viene ridotta a merce di scambio. Si distribuiscono mance a destra e a manca. E si spargono denari (i nostri) in tutto il globo, da Maracaibo ad Adelaide, da Manila a Durban, per aiutare da una parte i veterinari, dall'altra gli esperti di marketing o i falegnami e dall'altra ancora le attività enogastronomiche. Per carità: le attività enogastronomiche sono sacre per noi. Basta solo non mangiare troppo. E soprattutto, poi, non dire che mancano i soldi per ridurre le tasse ad artigiani e operai.
(Tratto da un’articolo del Corriere d’italia giornale italiano in Germania dal 1951 autore Mario Giordano)

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