IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

domenica 30 marzo 2008

I FIGLI SO............... PIEZZE E CORE

MA NON ERANO BAMBACIONI I FIGLI?
L'annuncio di una cordata guidata dai figli di Berlusconi per sottrarre le spoglie di Alitalia ai francesi è stata accolta con grande interesse dagli analisti finanziari. Secondo alcuni la liquidità della famiglia, finora destinata soprattutto all'acquisizione di centinaia di ville identiche, con patio e pozzo rustico, in tutte le località turistiche del pianeta, basterebbe da sola a ripianare l'intero deficit nazionale e risollevare le sorti di tutti i comparti industriali. Sono allo studio diversi interventi risolutivi. Vediamo i principali.Malpensa La famiglia Berlusconi rileverà Malpensa soprattutto per riqualificarla dal punto di vista estetico e urbanistico. Ogni pista sarà dotata di patio e ogni aereo di un prestigioso pozzo rustico, proprio dietro la cabina del pilota. Le sale d'attesa, delimitate da anonime vetrate secondo la sciatta usanza mondiale, saranno finalmente perlinate per conferire all'aerostazione il giusto orgoglio 'local', molto apprezzato dalla Lega che ha già fatto perlinare l'intera provincia di Varese. Ogni passeggero, con una modica spesa aggiuntiva, potrà ricoprire la sua valigia con uno speciale cellophan pitonato, ideato da Marina Berlusconi in persona, e prendere posto nelle salette vip, che saranno identiche alle altre ma si distingueranno per la scritta 'saletta vip', la presenza di soli passeggeri con bagaglio pitonato e una hostess che si premura di chiudere personalmente la bocca dei passeggeri che si addormentano con la bocca aperta.Autogrill Le tristi cataste di caciotte e peluche, grazie alla gestione Berlusconi, verranno soppiantate da allestimenti di tutt'altro livello: le caciotte saranno confezionate in prestigiosi reggiseni, i peluche non rappresenteranno più i soliti orsetti e delfini, ma donnine nude, alcune a grandezza naturale, in grado di dire 'ti amo' con una semplice pressione sulle natiche. L'idea di moquettare l'intero tracciato dell'Autosole è invece stata abbandonata dopo avere valutato i costi del battitappeto. Si è ripiegato sulla moquettatura delle sole aree di parcheggio. I caselli saranno sostituiti da pozzi rustici, nei quali gettare il denaro contante, oppure da Telepass di nuova concezione, che riconoscono l'automobilista, lo salutano con nome e cognome e gli gridano di tornare subito indietro perché deve ancora ascoltare alcuni consigli pubblicitari, pena il raddoppio della tariffa.
Caffè Greco Perché lasciare il più prestigioso caffè di Roma nel suo decrepito aspetto di locale storico? Piersilvio Berlusconi in persona intende rilevarlo e trasformarlo in sushi bar. I vecchi camerieri potranno rimanare al loro posto ma verranno tatuati e dovranno servire i clienti a torso nudo, con un gilet argentato, danzando al suono della musica techno. Gli anziani clienti (senatori, intellettuali, professori con la gotta, turisti americani per bene) saranno costretti dai buttafuori a intingere il sushi nel cappuccino. In alternativa, a farsi un piercing. Un medico interno provvederà a soccorrere il presidente Napolitano quando, appena entrato nel locale, cadrà per terra inseguendo il suo caffè che fugge sul nastro rotante.Fiat I modelli della gamma attuale rimangono legati a un concetto di popolarità che mortifica le ambizioni nei nuovi proprietari. Nemmeno la Panda con le basette lanciata da Lapo Elkann per ricordare il nonno viene ritenuta sufficientemente pacchiana dallo staff di Berlusconi, che intende rivoluzionare la produzione, valorizzando l'esperienza immobiliare del gruppo. Via la Punto e la Croma, arriveranno l'ammiraglia 'Superattico', con pozzo rustico nel bagagliaio, la media 'Prestigioso quadrilocale', con citofono, e l'utilitaria 'Soluzione interessante', parcheggiata sempre a soli venti minuti dal proprietario. Attesa anche la city-car per signore 'Luana', con il paraurti anteriore rifatto. Tutti i modelli avranno la possibilità di montare ruote col rialzo e come optional un avvocato seduto al fianco del guidatore.

sabato 29 marzo 2008

TFR........TRATTAMENTO DI FINE RIELEZIONE


Quando i Parlamentari tornano a casa e non si presentano alle future elezioni, come qualsiasi buon dipendente hanno diritto alla buona uscita.Una specie di premio di consolazione per la mancata candidatura, per aver perso tutti i privilegi e dulcis in fundo per il "reinserimento nella vita sociale", che si sa, per tutti i disoccupati non è facile.Il calcolo, come nelle migliori tradizioni si fa in base agli anni di lavoro, qui dipende dal numero di legislature consecutive (sei mesi e qualche giorno valgono un anno). Ecco il perché dei 300.000 euro che riceverà Clemente Mastella, ma non è l'unico e nemmeno quello che riceverà la somma più alta. La "top ten" dei pensionati vede in testa Armando Cossutta con 345.0000 euro, seguito da Clemente e poi da Alfredo Biondi con 280.000 euro.
La somma totale prevista per questo "assegno di solidarietà" alla fine delle elezioni, ci costerà più di 30 milioni di euro, tra esclusi in partenza e non eletti.Alla faccia delle pensioni minime!
Forse Silvio e Walter saprebbero dove prendere i soldi per fare un po' di giustizia.

venerdì 28 marzo 2008

CHI PAGA I PARTITI?


Alla faccia della gratitudine. Il ministro dello Sviluppo economico Pier Luigi Bersani alla vigilia della storica decisione sulla cessione di Alitalia se ne è uscito con un sorprendente assist alla compagnia Air France concorrente dell'abruzzese volante Carlo Toto: "L'italianità non è indispensabile". Ci deve essere rimasto davvero male il patron di Air One ripensando a quel bell'assegno da 40 mila euro staccato a favore del futuro ministro durante la campagna elettorale del 2006. Sperava di aver trovato in Bersani un paladino dei suoi interessi imprenditoriali, ne ha ricavato invece una cocente delusione. Ben diverso il comportamento di Roberto Ulivi, deputato di An, farmacista di professione, che ha incassato 10 mila euro proprio dalla Federazione nazionale dei titolari di farmacie (Federfarma) e altri 8 mila dalle associazioni territoriali di Firenze e Pistoia. Lui in difesa della categoria che lo aveva finanziato si è battuto come un leone, con interrogazioni e interventi contro le liberalizzazioni avviate dallo stesso Bersani per consentire la vendita di medicinali nei supermercati. "Ma quale liberalizzazione, questa è una cambiale pagata alla grande distribuzione", ha tuonato Ulivi, "in modo particolare alle Coop". Sospetti esagerati? Sta di fatto che proprio dalle cooperative Bersani riceve altri lauti finanziamenti: 35 mila euro dalla bolognese Manutencoop e 49 mila dal Consorzio nazionale servizi, sempre di Bologna. Ecco le sorprese che spuntano sfogliando la documentazione relativa ai finanziamenti concessi da privati e aziende a uomini politici e partiti dal primo gennaio del 2006 a oggi, compresi quelli per la campagna elettorale di due anni fa. Esaminando queste carte è possibile ricostruire una mappa dei legami tra politici e imprenditori e comprendere meglio quali lobby si muovono talvolta dietro le scelte legislative e di governo. Non solo: quell'archivio di sigle e numeri custodito con tanta riservatezza dagli uffici del Parlamento (che non ne rilascia copia informatica a nessuno) aiuta a capire meglio anche i rapporti economici che corrono tra le diverse forze politiche.

Forza nani Il tesoro che i partiti italiani si spartiscono è rappresentato anzitutto dalla pioggia dei rimborsi elettorali, introdotti nonostante il 90 per cento degli italiani, con il referendum del 1993, si sia dichiarato contrario al finanziamento pubblico dei partiti. Partecipa all'abbuffata solo chi ha superato la soglia dell'1 per cento alle elezioni e riceve un rimborso proporzionale ai voti ricevuti: 1 euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali. Complessivamente fanno 50 milioni di euro all'anno per la Camera e altrettanti per il Senato. Una legislatura costa circa 500 milioni di euro. E chi non ha partecipato con il proprio simbolo alle elezioni, dissolvendosi magari in liste più ampie per superare le soglie di sbarramento? Come si finanziano questi piccoli partiti? Ci pensano i grandi. Emblematico il caso di Forza Italia, che negli ultimi due anni ha foraggiato Azione sociale, il movimento fondato da Alessandra Mussolini nel 2004, dopo che Fini aveva definito il nonno Benito "il male assoluto del XX secolo". In due anni la Mussolini ha avuto dal Cavaliere ben 673 mila euro. Non basta: il partito di Berlusconi ha finanziato anche la Democrazia cristiana di Gianfranco Rotondi (220 mila euro); la Federazione dei Verdi Verdi (130 mila) apparentata alla Casa delle libertà per togliere voti agli ambientalisti di Alfonso Pecoraro Scanio; il Nuovo Psi di Gianni De Michelis (2 milioni di euro); il Partito repubblicano di Francesco Nucara (90 mila euro); i Riformatori liberali di Benedetto Della Vedova (450 mila) e gli Italiani nel mondo (700 mila euro). Il movimento del senatore Sergio De Gregorio, eletto con l'Italia dei valori di Di Pietro, è passato al centrodestra con in mano un contratto nel quale Forza Italia si impegnava a fornire sostegno economico.

In questo clima da campagna acquisti è inevitabile che qualcuno maligni di fronte al contributo versato al partito di Lamberto Dini da un amico di Paolo Berlusconi. Si chiama Davide Cincotti e la scorsa estate era ospite nella villa del Berluschino in Costa Smeralda- gli versa ben 295 mila euro. Giovanni Arvedi, il re dell'acciaio cremonese che ha donato a Fi 300 mila euro nel novembre scorso. E che ora annuncia a 'L'espresso': "Ho appena versato altri 300 mila euro al Partito democratico per essere equidistante".

giovedì 27 marzo 2008

L'ITALIA E' RICCA .........E NON LO SA


Le cronache della geotermia raccontano che nel 1977, sotto l'urto del primo shock petrolifero, l'allora ministro dell'Industria, Carlo Donat Cattin, convoco' i vertici di Eni e Enel. E chiese loro una valutazione approfondita del potenziale energetico del territorio italiano. Eni e Enel formarono cosi' una joint venture e trivellarono molte centinaia di pozzi, per dieci anni, un po' ovunque nella penisola, e nei mari connessi.
Il risultato di queste prospezioni rivelo' un'Italia geotermica ben piu' ricca di quella conosciuta fino ad allora. Non solo la zona toscana di Larderello e del Monte Amiata, con il suo vapore naturale che sale dal profondo grazie a un fortunato contatto con strati caldi. Ma anche il cratere di Latera-Bolsena, i Campi Flegrei e, soprattutto, enormi giacimenti di calore sotto il fondo del Tirreno, dal semicerchio delle Eolie fino ai grandi vulcani sottomarini del Palinuro e del Marsili, e tutta l'area marina davanti alla costa toscana. In pratica apparve, ai trivellatori, l'Italia come secondo potenziale geotermico europeo dopo l'Islanda. Ma alla fine degli anni '80, quando la campagna di perforazioni si concluse, il petrolio era tornato ai 30 dollari a barile, non esisteva quindi ne' l'incentivo economico, e nemmeno esistevano le tecnologie per raccogliere questa grande sfida del nostro calore profondo.
Oggi pero' il quadro e' ben diverso. Con il barile intorno ai 100 dollari, e l'entrata in vigore del trattato di Kyoto, la geotermia, fonte rinnovabile, continua e a emissioni zero, sta conoscendo una nuova primavera.
In realta' , per essere, precisi bisognerebbe parlare di tre geotermie. Quella a bassa entalpia (calore diretto o pompe di calore diffuse), e le due geotermie ad alta entalpia (per generare elettricita' ): l'idro-termale (quella di Larderello), e infine la geotermia avanzata puntata a sfruttare il calore secco, piu' o meno profondo, presente non solo in Italia e in Islanda, ma anche in larghe aree del Mediterraneo (Canale di Sicilia, Grecia, Turchia), in Africa (Rift Valley), Asia (Ring of fire), Americhe. Sotto tutto il pianeta, in particolare lungo le fasce di collisione delle sue zolle tettoniche.La geotermia a bassa entalpia e' ormai in pieno sviluppo in tutta Europa. Una tubazione affondata per qualche decina di metri e collegata ad una pompa di calore permette di trasferire caldo in inverno e freddo in estate. Una sorta di moltiplicatore del condizionamento di una casa. E ben lo sanno le decine di migliaia di condomini parigini, o di villette svizzere, austriache e trentine che da qualche anno le hanno adottate, in alcuni casi (Svizzera) con una carbon tax che disincentiva il riscaldamento via fossili per privilegiare i pannelli radianti connessi alla pompa di calore.
Citta' come Ferrara si servono di pozzi a bassa entalpia, e a Milano l'Aem ha in corso un programma di teleriscaldamento combinato che sfrutta la falda idrica sotto la metropoli con grandi pompe di calore. .
La geotermia idrotermale naturale, sfruttata a Larderello da oltre un secolo (con circa 800 megawatt di potenza istallata) e' oggetto oggi di un piano di potenziamento da parte dell'Enel. . E' il ciclo binario, che usa calore sotto i cento gradi ma consente di produrre lo stesso energia elettrica accopiandovi circuiti a fluidi basso-bollenti (come miscele di ammoniaca). E lo stesso sta avvenendo anche negli Usa, dove campi idrotermali marginali oggi vengono messi a coltura tramite l'uso degli impianti binari.Ma il grosso della ripresa di interesse, e di ricerca, sulla geotermia oggi sembra concentrarsi sulla grande sfida: .
Lo studio del Mit punta su una tecnologia da circa trent'anni in fase di sperimentazione in diversi siti: l'Hot Dry Rocks. In pratica si tratta di perforare due pozzi fino a raggiungere gli strati caldi, quindi fratturarli con acqua in pressione, creando un lago sotterraneo artificiale non dissimile da quello di Larderello. .
Un compito non facile, quasi visionario.
Per il momento pero', allo sviluppo della geotermia avanzata, sta venendo in aiuto il progresso (piuttosto veloce) delle tecniche di perforazione e estrazione petrolifera (l'Enhanced Oil Recovery, Eor, in particolare).
Oggi, infatti, si pompa vapore o Co2 surriscaldato nei pozzi per sciogliere il greggio pesante, tramite sensori microsismici si individuano e modellizzano giacimenti di pochi centimetri di spessore, per poi inviarvi teste intelligenti di trivellazione in grado di scavare pozzi a polipo, diramati in orizzontale, esattamente nelle fasce geologiche produttive.
E ben lo sanno quelle ville dei Campi Flegrei che hanno chiamato un normale trivellatore, scavato un pozzo di una sessantina di metri, messa dentro una normale tubatura a U e oggi hanno acqua calda e persino saune in casa.

Comincialitalia.net

ALITALIA.......DUE OLIVE IN MENO CONTRO LO SFASCIO

La cosa eclatante del caso Alitalia è che Giancarlo Cimoli, ex amministratore delegato percepiva qualcosa come 395 mila euro al mese e si era si era segnalato per aver affossato Ferrovie. E' stato in predicato per una buonuscita di 5 milioni di euro, poi tra proteste e insabbiamenti ha fatto perdere le tracce.
All'epoca Alitalia perdeva circa un milione di euro al giorno e gli addetti percepivano uno stipendio due volte e mezza più alto di quello di altre compagnie. Questo è accaduto dopo che la tragedia del 2001 delle Torri Gemelle obbligò le compagnie aeree ad adottare drastiche misure. Quasi tutte tranne Alitalia, a quei tempi nella mani del governo Berlusconi che addossava la colpa della malagestione proprio alle conseguenze dell'attacco.
Si poteva fare qualcosa. La paga di un pilota Alitalia era di 10.000 euro mensili, quelli della Lufthansa benchè tra i più pagati in Europa prendevano 4 mila euro. Bastava ridurre gli stipendi per ridurre le perdite. E bastava fare quello che hanno attuato le compagnie americane: con due olive in meno dal pasto si risparmiava una cifra non esigua.
Non dimentichiamo che Alitalia è di proprieta dello stato e cioè dei cittadini che pagano le tasse e che in definitiva oltre a sostenerla con le tasse indirette la sostengono anche direttamente visto che sono quasi gli unici a pagare i biglietti, perchè controllori e politici non li pagano ma viaggiano in prima classe. L'incapacità di prendere decisioni insieme a notizie scarse e parziali, poche domande dei giornalisti scomode ai dirigenti sono le cause del tracollo.
Vogliamo farci del bene? Spegniamo la tv per un mese, durante la campagna elettorale, e il castello di menzogne cadrà su se stesso.
Comincialitalia.

domenica 23 marzo 2008

VELTROBERLUSCAO......D'ACCORDO

CHI VINCE ANCHE CON UN SOLO SEGGIO DI DIFFERENZA..............GOVERNA.....
Non c'erano telecamere, né moderatori, ma il confronto a distanza organizzato da ‘Il Messaggero' fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni ha tutte le caratteristiche del ‘duello'. Pur senza incrociare le spade direttamente (il leader del Pd ha partecipato al forum qualche ora prima del Cavaliere), infatti, l'idea di porre le stesse domande ai due interlocutori ha messo in evidenza i punti di sintonia e quelli di disaccordo, rivelando che i primi sono forse più dei secondi. Primo punto di totale convergenza: ‘no' alle larghe intese. "Niente pasticci, nessun inciucio", assicura Veltroni pur riconoscendo riconosce che "sulle regole si deve decidere insieme". Ma che sia chiaro, precisa, "chi vince le elezioni, anche per un voto, governa". Anche perché, aggiunge con ottimismo, "penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa". Della stessa idea il leader del Pdl. "Niente larghe intese", conviene Berlusconi, che tra l'altro non crede al pareggio: l'ultimo sondaggio, spiega, "ci dà 28 seggi in più al Senato e 60 alla Camera". E comunque, aggiunge a scanso di equivoci, sarebbe impossibile governare insieme visto che "le sinistre sono due: quella dei fatti che ci ha portato in questa situazione drammatica, e quella delle parole, di Veltroni, che predica esattamente l'opposto di ciò che ha fatto Prodi". Altrettanto simili le posizioni a proposito del dibattito sul voto utile che tanto fa soffrire i piccoli partiti. Commentando le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Veltroni dice: "Non esiste voto utile e voto inutile. Certo - aggiunge tuttavia - la legge elettorale stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55% dei seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l'ha". Posizione identica a quella di Berlusconi: Napolitano ha fatto una affermazione "condivisibile", è la premessa, ma "nel centrodestra è solo il Pdl che può avere successo e un voto ai partiti minori si trasforma in consenso al Pd di Veltroni". Altra convergenza: entrambi scartano l'ipotesi di un governo di unità nazionale in caso di crisi economica. Veltroni dicendo che "governa chi ha un voto in più"; Berlusconi sostenendo che "é difficile che una nave venga portata fuori da chi che ce l'ha portata". Tutti e due ritengono necessaria una riduzione della spesa pubblica e puntano il dito contro le inefficienze della pubblica amministrazione proponendone un suo snellimento. Sia l'uno che l'altro pensa di mettere sul mercato parte del patrimonio dello Stato per ridurre il debito pubblico e di fare passi avanti nelle liberalizzazioni accusando gli ex alleati (sinistra e Udc) di averle finora impedite. Sia Veltroni che Berlusconi ritengono indispensabile ridare "fiato" ai salari ed entrambi pensano ad una riduzione della pressione fiscale per farlo, finanziata con una riduzione della spesa pubblica. I due candidati premier sono cauti sull'innalzamento dell'età pensionabile e anche sulla politica estera le convergenze non mancano: restare in Afghanistan e non tornare in Iraq. Se sono tante le assonanze, non mancano le divergenze: sul dare una delle due Camere all'opposizione (Veltroni è d'accordo, Berlusconi ha qualche dubbio poiché il centrodestra "é assente da tutte le istituzioni"); sulle priorità di governo (per il leader del Pd sono la riduzione della spesa pubblica e il precariato, per quello del Pd l'emergenza rifiuti e la riapertura delle grandi opere). Diverse invece le ricette anche contro la criminalità e l'immigrazione clandestina (per il primo si deve mandare in strada i poliziotti e creare agenzie accreditate per gli immigrati, per il secondo occorre tornare alla ‘Bossi-Fini'), così come sul tema delle intercettazioni (per il Pd si devono consentire se il pm le richiede punendo le fughe di notizie, per il Pdl bisogna limitarle ai reati più gravi). Differenze anche sulla politica da adottare in Libano (il Cavaliere chiede la modifica delle regole di ingaggio) e nei confronti di Hamas (Per Veltroni si deve trattare, ma a certe condizioni; per Berlusconi no). Grandi, infine, le distanze su Alitalia: Berlusconi insiste sulla cordata italiana, mentre Veltroni chiede che il dossier resti fuori dalla campagna elettorale.

venerdì 21 marzo 2008

RIALZATI ITALIA..............MAGARI CON UN FILMETTO PORNO

CI VOLEVA QUESTO CANDIDATO PER RIALZARE L'ITALIA........
Era uno dei tanti candidati berlusconiani alla Camera, forse uno dei più anonimi. Avevate mai sentito parlare in passato di Andrea Verde, in corsa per la circoscrizione estero, ripartizione Europa, sede Parigi? Probabilmente no. Provate a cercarlo adesso sul web. E vedrete come il suo nome sia legato alla regia di "Sotto il vestito la sorca", film ambientato nell'alta moda, la cui trama toglie ogni residua sorpresa: "Bellissime, elegantissime, puttanissime. Ammirate e in... ate". Andrea Verde viene citato anche come "production manager" di un'altra pellicola di impegno: "Papà, ti scopo tua moglie". Il Sole 24ore gli ha dedicato un trafiletto e lui non ha avuto più pace. Il mondo dei blogger l'ha puntato. Sono andati in cerca delle sue produzioni hard, hanno ironizzato sul suo programma elettorale che parla di "solidarietà e valori cristiani", di cui la società avrebbe tanto bisogno. A nulla è valsa la precisazione sul quotidiano economico: "Io non sono regista di film porno, ho lavorato solo come contabile alla Unimat che, in effetti, produce anche audiovisivi per un pubblico adulto...". Sarà. I blogger, per natura diffidenti, mantengono il loro scetticismo. Perché mai se il candidato Verde è solo un esperto in contabilità (in effetti è stato commentatore economico de La Prealpina di Varese, e ha lavorato in Enichem France, settore controllo gestione) la sua società lo associa a "Sotto il vestito la sorca" e lo manda addirittura a ritirare un premio al festival pornografico "Venus Paris"? Eccolo là, in prima fila, accucciato col trofeo in mano, alle spalle una prorompente dama, seno open air. Lui insiste: "Ho la fedina penale pulita, ho fatto della solidarietà il mio principale significato di vita".
leggete il suo programma su:

REGIONE CAMPANIA..............MAZZETTE ALL'AMERICANA

Spot con mazzetta? Anche sulle attività per promuovere l'immagine della Campania nel mondo spunta l'accusa di corruzione. A partire proprio da quella lussuosa sede di rappresentanza nel cuore di New York che è sempre apparsa come uno spreco: solo nel 2004 è venuta a costare un milione e centomila euro. I magistrati napoletani hanno arrestato Elio De Rosa, titolare della Cosmofilm: la società che ha vinto l'appalto per la promozione della Regione e ha realizzato i video per le campagne pubblicitarie destinate a sostenere l'immagine della Campania. Il mandato di cattura riguarda le iniziative realizzate dalla Cosmofilm a New York: De Rosa sarebbe accusato di corruzione, associazione per delinquere e frode nelle pubbliche forniture. Con lui sono sotto inchiesta due dirigenti della Regione: l'ex responsabile della sede newyorchese, che si è dimesso dall'incarico dopo l'apertura dell'istruttoria, e l'ex responsabile del settore stampa, entrambi nominati da Antonio Bassolino. Anche in questo caso, c'è da interrogarsi sul silenzio della politica e della cosìdetta società civile di fronte a sprechi manifesti da anni: la Corte dei conti già nel 2005 aveva denunciato le spesi folli dell'ambasciata campana negli States. Eppure i viaggi di rappresentanza dell'assemblea erano proseguiti: nel'ultima delle sue trasferte transatlantiche Sandra Lonardo Mastella riuscì a spendere ben 59 mila euro, vantandosi di averne risparmiati 6 mila rispetto al budget stanziato. Ma il capitolo più impressionante delle accuse riguarda le iniziative assurde finanziate con i soldi dei contribuenti. Spicca la mostra sulla "ceramica artistica di San Lorenzello e dell'intarsio sorrentino" allestita nella Grande Mela nel settembre 2005 con un investimento di 300 mila euro e nessun visitatore. Scrissero due ispettori, mandati dalla stessa Regione: «È un fallimento, non è stata visitata da nessun operatore di settore nè dal pubblico». Perché allora si continuava a consegnare la gestione di questi eventi alla stessa azienda? Una spiegazione secondo i magistrati può venire da quelle consegne che venivano ritirate dall'allora numero uno della comunicazione regionale: «Quanto pattuito, una busta pallinata, tutto sigillato, anonimo». E dentro 10 mila euro in contanti.

giovedì 20 marzo 2008

SOGNORAGGIO MONETARIO .........OVVERO RENDITA MONETARIA ILLECITA

RENDITA MONETARIA ILLECITA
C’è una cosa che non si deve sapere perché potrebbe capovolgere il sistema e scopriremmo come si viene schiavizzati senza saperlo. Si definisce "Rendita Monetaria" il profitto dato dalla differenza tra valore nominale della moneta (numero scritto sopra) e i costi per produrla. Ma, questa rendita non viene ridistribuita alla collettività, bensì viene riscossa dalle Banche Centrali, per una frode colossale nata e cresciuta a causa d’ignoranza, censura, disinformazione, connivenza, collusione e infine corruzione. Una truffa che provoca il più grande trasferimento esistente al mondo di ricchezza pubblica e potere in mani private.
Ma non è l'unica truffa. Il monopolio dell’emissione dell’euro della Banca Centrale Europea, società per azioni con scopo di lucro che, dietro il pretesto di “preservare il potere d’acquisto dell’euro”, trae il massimo profitto per i suoi azionisti: le singole Banche Centrali Nazionali, tra cui le Banche d’Inghilterra, Svezia e Danimarca che, senza essere entrate nella moneta unica, percepiscono il signoraggio sull’euro. Quasi tutte le Banche Centrali Nazionali sono a loro volta possedute da altre banche e società private e lo stesso per Banca d’Italia:La Banca Centrale privata stampa carta-moneta e la presta, per importo pari al valore nominale scritto sopra, agli Stati nazionali in cambio di titoli di debito pubblico con interesse annuo deciso da lei. Così la banconota da 100 Euro costata 0,03 € costa allo Stato 100 Euro, con un profitto per gli azionisti della BCE di € 99,97 e, se è pagato dopo un anno, di102,5 € con tasso d’interesse del 2.5%. Un tasso che raddoppia il debito ogni 29 anni!! Gli Stati membri dell’UE, per conto dei banchieri, fanno pagare ai cittadini questo debito fittizio tassandoli sempre più per pagare il “debito pubblico” che potrà solo aumentare e mai estinguersi, essendo pari al valore nominale di tutta la carta moneta emessa + interessi pregressi, con interesse scelto dalla BCE!
Il “debito pubblico”, per cui il nostro patrimonio e reddito viene tassato con IVA, IRPEF, ILOR, ICI, accise, una tantum, ecc.. e per il quale viene svenduto il nostro patrimonio statale, nasce da questa pratica fraudolenta, usuraria, immorale e devastante. Ma non è tutto!La BCE e le banche centrali nazionali, nello Stato Patrimoniale del bilancio, pongono il valore delle banconote emesse come voce passiva, come fossero un debito, oltre 500 miliardi di €, mentre non pongono come profitto le nuove emissioni, circa 40 miliardi di € l’anno!Come se il presidente di una squadra di calcio, dopo aver ordinato a una tipografia la stampa dei biglietti per lo stadio, invece dei pochi centesimi, si senta chiedere di pagargli il valore nominale dei biglietti + un tasso d’interesse! In più il tipografo iscriverebbe a bilancio la stampa come perdita, uguale al valore nominale dei biglietti!!È un sistema incostituzionale gestito dalle maggiori banche centrali private del mondo e, per noi, dalla Banca Centrale Europea, che delega per l’Italia il suo azionista locale, Bankitalia SpA.La BCE e le altre banche centrali nazionali stampano banconote non coperte da oro né danno diritto a convertirle in oro, quindi le banconote non costituiscono un debito per la banca che le ha emesse. La proprietà della moneta spetta alla comunità e non a banchieri e banche private a scopo di lucro.
I PROVENTI SONO SOTTRATTI ALLE COMUNITÀ NAZIONALI E VENGONO DIVISI TRA BANCHE PRIVATE CHE ACCRESCONO RICCHEZZA IMPOVERENDO I CITTADINI inoltre LE BANCHE CENTRALI, ISCRIVENDO AL PASSIVO IL TOTALE DELLA MONETA EMESSA E NON ISCRIVENDO IL PROFITTO DI EMISSIONE, OCCULTANO GRAN PARTE DEL LORO PATRIMONIO E DEI LORO PROFITTI, ELUDENDO DI RIMETTERLO ALLO STATO E COSTRINGENDO COSÌ LO STATO A SPREMERE DAI CITTADINI SEMPRE PIÙ TASSE.
Vogliamo riappropriarci della Sovranità Monetaria Popolare? Solo reimpossessandosi del potere dell’emissione monetaria diretta, in nome e per conto dei cittadini, lo Stato evita di regalare i proventi del signoraggio al sistema bancario e di spremere i cittadini mediante tasse inevitabilmente crescenti. Se lo Stato è solvibile quando emette titoli del debito pubblico e monete metalliche, lo è anche quando emette moneta cartacea, senza doversi indebitare né pagare interessi. In altre parole accresce il patrimonio della comunità invece di lasciare che venga tacitamente sequestrato da una ristretta cerchia di banchieri.
Dunque: un tempo, la Banca d’Italia garantiva con una percentuale in oro la moneta che emetteva, poi d’accordo con gli USA ha eliminato la garanzia aurea, ma fin da allora la banca d’Italia era una società privata, anche se dichiarata di diritto pubblico, formata da soci azionisti che sono Banche italiane.Il bello è che la stessa è addetta al controllo delle banche, com’è possibile che un ente di cui gli azionisti sono le banche più alcuni enti di diritto pubblico, sia preposta al controllo delle stesse banche?Fra l’altro garantirebbe che nessuna banca possa fallire, allora come si spiega il fallimento del Banco Ambrosiano, nonché del Banco di S. Spirito che hanno viaggiato con miliardi di debito mentre la Banca d’Italia fingeva indifferenza?
Comincialitalia.

RIFORMA DELLA SICUREZZA: ARRIVANO GLI BLACKWATER ITALIANI


Circondata dalla più assoluta riservatezza sta per essere varata al ministero degli Interni la modifica alle leggi sulla pubblica sicurezza, che aprirebbe la strada alla nascita di polizie "private" ma con più ampi poteri, sull’onda delle diverse emergenze, dal terrorismo al tifo violento fino ai reati commessi da extracomunitari. Ma queste polizie invece che far pensare alla sicurezza fanno pensare a scenari di guerriglia. E vi prego di considerare che il nostro Paese si è macchiato della vergogna degli orrori di Bolzaneto, che sono finiti in tiepide condanne e nel silenzio della classe politica.
Allora, pensate che sia in arrivo maggiore sicurezza? Vi ricordo che in Iraq c'è stato il business dei contractors, quell’esercito privatizzato con licenza di uccidere civili, sprare a donne e bambini, in nome di una guerra dove a comandare è il denaro. Oggi quell'impianto poliziesco potrebbe trasferirsi qui, nelle città italiane, negli stadi e sulle autostrade, nelle ville private del nord est non meno che nelle oscure periferie dell’hinterland napoletano. Stanno per entrare in azione, anche in Italia, eserciti di contractors armati? E' questa la privatizzazione della polizia in forme assolutamente legalizzate? Temiamo di sì.
La notizia sta in un protocollo d’intesa, che sarebbe ancora top secret, redatto al ministero dell’Interno nei primi giorni di novembre e riguardante alcune sostanziali modifiche al Tulps (Testo unico leggi pubblica sicurezza), destinate a generare - secondo non pochi addetti ai lavori - squadroni di guardie giurate sul modello dei Blackwater americani, alle dipendenze di società private di vigilanza o di investigazioni (prossime peraltro alla unificazione, proprio in vista del mercato d’oro collegato alle misure anti violenza ed anti terrorismo).

martedì 18 marzo 2008

RACCOLTA DELLE FIRME A ROMA LARGO AGOSTA......SI PARTE PER L'ORGANIZZAZIONE



Ciao Mimmo !Abbiamo ricevuto la segnalazione del tuo banchetto. Riceverai una mail di conferma dopo che avremo verificato i dati.
"Il 25 aprile si terrà il V2 Day sulla libera informazione in un libero Stato. Il cittadino informato può decidere, il cittadino disinformato "crede" di decidere. Disinformare è il miglior modo per dare ordini. Si raccoglieranno le firme per tre referendum: l'abolizione dell'ordine dei giornalisti di Mussolini, presente solo in Italia, la cancellazione dei contributi pubblici all'editoria, che la rende dipendente dalla politica, e l'eliminazione della legge Gasparri sulla radiotelevisione, per un'informazione libera dal duopolio partiti-Mediaset."
Staff Beppe Grillo

lunedì 17 marzo 2008

ACQUA...........IN BOTTIGLIA.......DI PLASTICA..... CIOE.......

I contenitori trasparenti rosicchiano un milione e mezzo di barili di greggio l’anno. Quando i nostri nipoti ci chiederanno cosa facevamo mentre il petrolio si stava esaurendo dovremo ammettere che eravamo impegnati a cercare i modi più fantasiosi per sprecarlo, dalla produzione di neve artificiale per i giochi invernali all’impiego dei camion leggeri–i famigerati Suv–per andare a fare la spesa.In pool position fra i comportamenti più demenziali spicca, senza dubbio, l’innamoramento planetario per l’acqua imbottigliata il cui consumo è salito del 57 per cento negli ultimi cinque anni. Una moda che piace ai governi perché li dispensa dal bonificare le forniture idriche–che restano appannaggio dei poveracci–operazione per la quale si spende infatti un settimo dei 100 miliardi di dollari buttati in acqua minerale.
Cosa c’entra l’acqua con il petrolio lo spiega molto bene un rapporto dell’Earth Policy Institute di Washington nel quale, fra le altre cose, compaiono le prime stime del costo energetico dell’ubriacatura da minerale. Viene fuori che l’acqua in bottiglia–nel 40 per cento dei casi semplice acqua di rubinetto con l’aggiunta di qualche sale minerale–rosicchia circa un milione e mezzo di barili di greggio ogni anno soltanto per produrre delle bottiglie di plastica che ci metteranno circa 1000 anni a biodegradarsi, quasi tutte utilizzate una sola volta.
Ora, considerando che con un milione e mezzo di barili si mandano avanti 100 mila automobili per un anno, siamo nel campo di quegli inesplicabili comportamenti che spingono alcune specie come i lemming, piccoli roditori simili a criceti, a suicidarsi gettandosi in massa dalle scogliere.Non si spiega altrimenti una scelta demenziale da ogni punto di vista.
Secondo gli organismi internazionali che si occupano di salute l’acqua in bottiglia prodotta dai grandi marchi dell’imbottigliamento–Nestlè, Danone, Coca Cola e PepsiCo, tanto per non fare nomi–spesso non è affatto più salubre anche se costa la bellezza di diecimila volte di più di quella del rubinetto ed il suo consumo è decisamente inspiegabile in paesi come l’Italia, che dispongono di una riserva idrica di qualità eccellente. Il guaio è che la diffusione dell’acqua in bottiglia ha buon gioco in paesi come l’India e la Cina , dove la potabile è ancora un lusso che i governi non riescono a garantire. Il che, oltre al greggio impiegato per fabbricare le bottiglie, aggiunge un altro po’ di sprechi per il trasporto e infine lo stoccaggio di un’enorme quantità di rifiuti.
La cosa divertente–si fa per dire–è che l’alternativa c’è da parecchio tempo e, almeno nei paesi industrializzati, può contare su di un sistema articolato e capillare–gli acquedotti–che presenta anche il vantaggio di essere facilmente monitorabile. In questo, come in altri numerosi casi, l’idolatrata modernizzazione va all’indietro, mentre un esercito di consumatori rincoglioniti da una valanga di spot buttano via i soldi con la benedizione dei decisori politici che guardano soltanto al Pil–quella dell’imbottigliamento è un’industria che tira–e, da più di trent’anni, confezionano normative che privilegiano le minerali rispetto alla vituperata “acqua del sindaco”.

sabato 15 marzo 2008

GIUSTIZIA ..................INCAPACE


La notizia ha dell’incredibile. Due mafiosi condannati otto anni fa a 24 anni di reclusione dal Tribunale di Gela sono liberi da 6 anni perché il giudice che emise la sentenza, Edi Pinatto, non ne ha ancora scritto le motivazioni. E’ uno scandalo che lascia senza fiato.
Ho sempre difeso l’indipendenza della magistratura e continuerò a farlo: in uno stato democratico ciò è la più grande garanzia per i cittadini. Ma anche la magistratura è al servizio dello Stato è deve assicurare che il denaro pubblico destinato all’amministrazione della giustizia sia speso secondo criteri di efficienza e di efficacia. Un giudice che non trova il tempo di scrivere una sentenza otto anni dopo averla pronunciata deve essere cacciato. Pinatto nel frattempo trasferitosi dal Tribunale di Gela alla procura di Milano anche qui si è fatto la fama di fannullone tanto da essere stato censurato dal capo del suo ufficio per il suo "basso rendimento" nelle inchieste milanesi di cui è titolare. Il presidente del Tribunale di Gela aveva segnalato da tempo il caso al Csm (Consiglio Superiore della Magistratura, organi di autogoverno dei giudici) ed al ministero della Giustizia. Nel 2004 il Csm lo condannò alla perdita di due anni di anzianità. Poiché non accadde nulla l'accusa chiese alla sezione disciplinare del Csm di erogare la massima sanzione prima della rimozione, ma Pinatto se la cavò con altri due mesi di perdita di anzianità. Ora io mi domando: come è possibile che in otto anni nessuno sia intervenuto? Il Presidente del tribunale di Gela lo ha fatto dopo ben quattro anni (!) E il capo del suo ufficio dov’era? E i Ministri della Giustizia che si sono succeduti dove erano? Come mai capi degli uffici, Ministro della Giustizia, Csm sono stati tutti invece così rapidi quando si è trattato di accusare De Magistris e la Forleo che avevano messo sotto accusa i politici e poteri forti? Anche ai Magistrati vanno applicate regole ferree in termini di produttività del lavoro e meccanismi terzi di valutazione che determinino sanzioni automatiche, compresa la loro rimozione e licenziamento. E il Csm sia veramente organo di autogoverno della Magistratura e non organo di fatto votato alla difesa dei giudici “a prescindere”.

LIBERTA' PER IL POPOLO TIBETANO

BOICCOTTIAMO LE OLIMPIADI DI PECHINO 2008
Le notizie che giungono a Dharamsala dalla capitale tibetana Lhasa sono sempre più allarmanti. Se fino a ieri polizia ed esercito cinese avevano adottato una tattica di repressioni mirate, oggi le truppe sono state impiegate in tutto il distretto cittadino e altre sono in arrivo con la nuova linea ferroviaria da Pechino e Golmud destinata - nei progetti - a portare "ulteriore progresso". Attraverso le organizzazioni degli esuli abbiamo potuto avere alcuni contatti di fonti non solo del dissenso, ma anche di stranieri e cinesi che lavorano in diversi progetti governativi. Riferiscono testimonianze agghiaccianti di sparatorie dalle auto in corsa contro manifestanti e semplici cittadini tibetani incontrati al loro passaggio. Il numero delle vittime varia dai dieci morti denunciati dai media cinesi e dalle autorità (quasi tutti commercianti, titolari e dipendenti di alberghi) ai trenta accreditati dallo stesso governo tibetano in esilio. La polizia ha dato tempo ai rivoltosi di consegnarsi entro la giornata di lunedì, promettendo un trattamento di favore. Vuol dire che dopo l'ultimatum la situazione peggiorerà ulteriormente. Ormai è data per scontata, anche se non ufficialmente, la notizia dello stato d'emergenza nella capitale, ma anche in altre città come Chengdu nel Sichuan, dove vive una grande comunità tibetana. Qui le truppe hanno circondato i quartieri " a rischio" e tagliato la corrente elettrica, nell'intento - tra l'altro - di non esacerbare gli animi con le immagini delle rivolte di Lhasa diffuse invece nel resto della Cina.
"In realtà il governo mostra solo ciò che vuole", ci hanno detto diversi familiari di residenti con i quali abbiamo parlato a Dharamsala. La televisione nazionale del partito trasmette senza censure le immagini delle rivolte nell'intento affatto nascosto di mostrare il volto violento di questo popolo che distrugge negozi, auto, strutture pubbliche, uccide cittadini inermi e ferisce i poliziotti. Ma l'esasperazione - da quanto risulta ormai chiaro dalla reazione che coinvolge ogni strato della società tibetana - era ormai alle stelle. Ieri è emersa dalle conversazioni con numerosi tibetani a Dharamsala e al telefono da Lhasa che tra i motivi scatenanti della protesta c'è stata la decisione degli Stati Uniti di declassificare la Cina nell'elenco dei paesi che violano i diritti umani. La concomitanza con i 49 anni della mancata insurrezione del 59 contro le truppe di Pechino e l'approssimarsi delle Olimpiadi ha convinto molti monaci e giovani ad utilizzare il possibile impatto mediatico per mostrare al mondo ciò che davvero sentono e pensano i tibetanti dopo 60 anni di occupazione. Per il secondo giorno consecutivo centinaia di residenti del villaggio di Nyangra a 50 chilometri dalla capitale sono scesi in strada per protestare contro la repressione dei monaci di Sera, uno dei più grandi monasteri del Tibet. Dopo il tentato suicidio di due religiosi (vedi le foto di Lobsang Kelsang e Lobsang Damchoe) di un altro centro monastico, Drepung, che lottano tra la vita e la morte, un terzo monaco di Ganden si è dato alle fiamme e non è sopravvissuto. Ancora incerte le conseguenze di altre manifestazioni nelle regioni lontane dal Tibet centrale dove si trova Lhasa. Di certo la gente è scesa in piazza a Shigatse, sede del grande monastero di Tashilungpo del Panchen lama, la seconda figura del buddhismo tibetano dopo il Dalai. L'importanza di Shigatse è legata a uno dei più gravi motivi di risentimento dei tibetani verso le autorità cinesi. Il Panchen insediato a Tashilungpo infatti è stato scelto dai cinesi dopo aver fatto sparire nell'ormai lontano 1995 un bambino di appena cinque anni considerato la vera reincarnazione dal Dalai lama e dagli abati del monastero. Non è però il solo "reincarnato" deciso a tavolino dal partito: con una nuova legge ogni cosiddetto Buddha vivente deve essere sottoposto al vaglio politico dei dirigenti comunisti, e i tibetani hanno temuto di vedersi privare anche dei maestri spirituali che avevano finora alleggerito la pesantezza della condizione di servi e prigionieri dei nuovi padroni nel loro stesso paese. L'altra regione strategica dove dilagano le rivolte è Pashu, nel Kham, una regione di confine abitata da fiere tribù guerriere e molto devote al buddismo. Le notizie giunte tra i profughi in esilio sono di un impressionante movimento di truppe che hanno bloccato tutte le strade d'accesso al distretto. Nella città degli esuli a nord dell'India gruppi di religiosi e laici attraversano le strade del villaggio tibetano di McLeod Ganji con bandiere e striscioni gridando tutta la loro frustrazione. Se da una parte sono entusiasti della rivolta dei loro fratelli e parenti, dall'altra temono che i rapporti di forza impari possano trasformarsi in un bagno di sangue ben più grave delle cifre riferite finora. Già giungono voci di retate e arresti notturni nelle abitazioni dei tibetani sotto osservazione o riconoscuti durante le manifestazioni. Il Dalai lama ha invitato sia i cinesi che i suoi fedeli ad evitare ogni violenza, ma è ormai chiaro che la situazione è sfuggita di mano a tutti. Da sempre una grossa fetta della popolazione non riusciva ad accettare la posizione non violenta assunta dal leader spirituale, soprattutto perché il controllo e la repressione si accompagnava a una situazione economica disastrosa per la grande maggioranza dei tibetani. Gran parte dei posti di lavoro va infatti da mezzo secolo ai nuovi arrivati cinesi che costituiscono la maggioranza della popolazione. Invece di assumere tibetani, dei quali non si fidano, richiamano i loro parenti da altre regioni della Cina. Negli ultimi anni il business con l'arrivo massiccio di turisti dall'Occidente è cresciuto enormemente, e per evitare contatti troppo diretti tra dissenzienti e stranieri in quasi ogni monastero sono stati collocati falsi monaci e lama istruiti dal partito. Lo stesso Dalai lama nel suo ultimo discorso aveva sottolineato le "massicce violazioni dei diritti umani" nel suo paese, e non aveva cercato di dissuadere i giovani tibetani partiti in marcia da Dharamsala il 10 marzo scorso per raggiungere il confine cinese in occasione delle Olimpiadi. Dopo quattro giorni la polizia indiana, su ordine del governo preoccupato per le possibili crisi di relazioni con la Cina, li ha fermati e arrestati. Ma lunedi prossimo ne partiranno altri 44, già pronti a raggiungere la città dove sono detenuti i loro compagni.


VIDEO DELLE REPRESSIONI IN TIBET:




venerdì 14 marzo 2008

CHI HA DISTRUTTO ALITALIA - I FATTI E LE PROVE


Ieri sera ad Anno Zero si è parlato di Alitalia. O meglio non si è parlato di Alitalia in studio ma ne hanno parlato alcuni lavoratori che hanno denunciato, senza mezzi termini, Giancarlo Cimoli. Per disastro colposo.
Vogliamo dirla come si dovrebbe la storia della compagnia di volo, ottima di per sé, ma rovinata dalla pesante ingerenza politica che da anni rovina l’economia italiana?L’Alitalia fu rovinata prima dalla politica Dc che la governò fin dal 1947 amministrativamente ed economicamente, ma non nei conti a quei tempi, ma perchè iniziò allora il criterio di dare lavoro agli italiani attraverso la politica, il che se qualcuno l'ha praticato in senso "cristiano" altri hanno fatto il demonio e cioè e per voti di scambio.
Dopodichè fu il putiferio. La crisi peggiore iniziò nel 1988, quando Prodi, presidente Iri, licenziò il Presidente Alitalia Umberto Nordio subentrato nel 1972, quando l’amministratore delegato era Cesare Romiti e il bilancio fortemente negativo (stesso regalo che Romiti fece poi alla Fiat). Dopo due anni Nordio occupò il posto di Romiti che passò appunto alla Fiat e l’Alitalia dal 1977 al 1988 ebbe finalmente bilanci attivi.
Perché allora Prodi licenziò chi aveva rimesso a posto i conti e cioè Nordio? La risposta è semplice, Nordio era apolitico e non dava soldi a nessuno, non sapeva neanche come si faceva poveretto, e dunque faceva di testa sua.Per questo Prodi lo sbattè fuori. Perché Prodi doveva chiudere l’Iri trasformata ormai in una voragine mangia soldi? Perché con l’Iri foraggiava le aziende che foraggiavano la Dc, e la mafia legata alla DC, fregandosene altamente di dissanguare l’Italia.Perché il fautore di tanti fallimenti governa ancora l’Italia? Perché gli italiani ci hanno creduto, come hanno creduto a Berlusconi. Gli italiani rifiutano sempre di aprire gli occhi, ed è un male perché se ne accorgeranno con la fame che avanza, che non è buona consigliera.
Il direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari, sull’allontanamento di Nordio scrisse: "Il siluramento del presidente dell’Alitalia, che notoriamente non ha padrini politici, e la riconferma di altri suoi colleghi forniti di abbondante padrinaggio, renderà sempre più difficile trovare per le società pubbliche manager indipendenti”. Quindi c'era già uno che sapeva tutto, ma che ora però dice che nonostnate tutto questa rovina Prodi "è stato bravo". Allora c'è da pensare che quel super giornalista non stesse lì a denunciare le cose, ma a scrivere fino a che non lo mettetso zitto. E siccome Scalfari non lo hanno ammazzato, lo avrenno silenziato in modo più dolce. Lascio a voi pensare come.
Prodi affidò l’azienda alla sua creatura Luigi Bisignani, già direttore Iri, così l’Alitalia dal 1989 al 1996 tornò puntualmente in perdita. Nel 1997 l’Europa punì il piano di risanamento di Domenico Cempella, nuovo direttore, come aiuto di Stato. Prodi non si oppose e Bruxelles impedì all’Alitalia di acquistare aerei e praticare tariffe più basse dei concorrenti; tre anni dopo la Corte di giustizia stabilirà l’errore europeo, ma il danno era fatto.
Le attuali offerte per l’Alitalia, dopo che il governo con pessime trattative ha cacciato americani e russi:1) Air France che vuole acquistare il 100% dell’Alitalia con scambio di azioni al 100% di obbligazioni convertibili, aumento di capitale di 750 milioni di € aperto a tutti gli azionisti, esuberi in linea con il piano attuale di Alitalia (cioè 5000 licenziamenti!) e il rinnovo della flotta come priorità. Alitalia amplierà la rete e non sarà subalterna ad Air France-Klm, ma potrà rafforzarsi come compagnia nazionale. Finanziariamente Air France è solida economicamente e amministrativamente, insomma è seria, tanto è vero che i dipendenti Alitalia tifano per lei.2) Air One Intesa San Paolo e Goldman Sachs, prevede un’OPA (offerta pubblica di acquisto) sul 100% di Alitalia offrendo un centesimo per azione, poco, ma in modo da destinare le risorse al rilancio dell’azienda, un aumento di capitale da un miliardo di €, e un premio del 3% per il 2012 per gli aderenti all’OPA. Intesa San Paolo resterà nel capitale fino a quando necessario. Il piano di AP Holding (Air One) per Alitalia prevede 2.750 licenziamenti nei voli (per 1.130 si farà ricorso alla cassa integrazione) e 1.050 in terra (500 in cassa integrazione), fin qui come Air France, ma il gruppo Toto ha un’esposizione in Banca Intesa di soli 20 milioni di euro, pochini no?
Prodi è favorevole, con Padoa-Schioppa, ad Air France. Con Air One e Banca Intesa sono schierati D’Alema e Rutelli, Bianchi e Di Pietro, larga parte dei Ds, tranne Bersani, oltre ad An e Forza Italia. La Lega Nord disapprova gli esuberi e il ridimensionamento dell’aeroporto di Malpensa. L’Alitalia preferisce Air France, più solida e credibile.La speranza per l’acquisto «italiano» sembra invece legata a un rafforzamento di AP Holding. Ma, nonostante tutti i rinvii, nessun partner è arrivato, e restano pochi giorni per trovarlo.Il Ministro dei trasporti Bianchi ha proposto di finanziare l’Alitalia come si fece per anni e anni con la Fiat, così sono sempre gli italiani a pagare per l’incompetenza e l’ingordigia dei menager-politici, ma è anche vero che sbattere 5000 famiglie in mezzo alla strada metterebbe l’Italia per terra, in ginocchio c’è già.Sapete l’ultima? Si parla di assorbire almeno 2000 unità di esuberi, ma ben 1500 di quei 5000 esuberi sono dirigenti, cioè politici, amici dei politici e amici degli amici dei politici. Vuoi vedere che rientreranno in quei duemila e che gli operai se la prenderanno come al solito nel secchio?
Ma torniamo al 1998: il direttore Cempella, che ha riportato i conti in attivo e stretto un’alleanza con KLM, pianifica il rilancio basandosi su Malpensa. Ma contro il nuovo aeroporto che doveva risanare l’Alitalia c’è il sindaco di Roma Rutelli che non vuole perdere i voli da Fiumicino, il Rutelli che si vuole ricandidare per fare il sindaco. Non si può negare che Milano sia in una posizione internazionale rispetto a Roma, a due passi da molte nazioni ai confini, gli stranieri ce l’hanno molto più a portata di mano che non Roma.
L’anno dopo a Palazzo Chigi c’è D’Alema e questa volta ad affossare la compagnia sono i litigi tra i ministri Treu, che vorrebbe rispettare l’impegno di spostare i voli da Linate a Malpensa, e Ronchi e Melandri che lo giudicano ambientalmente negativo. Terzo tentativo del ministro dei Trasporti Bersani che però riduce i voli su Malpensa per cui KLM abbandona l’alleanza con Alitalia e il progetto di fusione mandando a gambe all’aria ogni possibilità di miglioramento Alitalia. Bella gestione. Da allora Alitalia è allo sfascio.Ma, c’è un particolare che lascia di stucco. Ora vi spiego.
Sta sorgendo il Business Park, un complesso davanti allo scalo di Malpensa, costo 120 milioni di euro, composto da otto edifici di quattro piani, due per uffici postali, banche e negozi e gli altri sei uffici di aziende ed enti collegati all’aeroporto. In tutto ci lavoreranno 2.200 persone. L’area è di 270 mila metri quadrati, di cui 160 mila di parco. La fine dei lavori è prevista per il 2015.La società è composta per il 48% da Schiphol Real Estate (aeroporti olandesi), Marco Brunelli, leader degli ipermercati (26%), e Michele Molina, imprenditore e ideatore dell’opera (26%). Il 52% è italiano.Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, società di gestione degli scali milanesi, sostiene che “il complesso nasce perché Malpensa è una realtà che cresce a ritmi vertiginosi, più dei suoi competitori europei. Nei primi quattro mesi dell’anno il transito di passeggeri è cresciuto del 14 per cento e quello di merci del 28 per cento” nonostante le carenze infrastrutturali." “La nuova area dei check-in sarà completata entro il 2008 e nel 2010 il terzo satellite del terminal principale." I lavori per il primo albergo, che sarà costruito sopra la stazione e sarà gestito da Sheraton, partiranno quest’autunno. Un piano ambizioso con investimenti doppi rispetto a quelli dell’aeroporto: tre miliardi di euro. Il nostro futuro è legato a quello dell’Alitalia. Come vettore di riferimento per noi non esistono alternative all’ex compagnia di bandiera.L’assessore Cattaneo, consigliere Sea, ha fiducia in Malpensa: “La crescita è inevitabile". Da qui a 15 anni arriverà a servire almeno 40 milioni di passeggeri l’anno. Per far uscire l’aeroporto dal suo isolamento occorre puntare sulle infrastrutture che lo collegano a Milano e al resto del territorio. Il Ministero dei trasporti sostiene che le infrastrutture ci saranno e si sta perfino ridimensionando il costo dei taxi.
Come mai gli imprenditori ci credono e il governo italiano non ci crede? Perché allora non investire in Alitalia aiutando l’Air One e spostando poi l’esubero sul Business Park? Duemiladuecento persone sono un bel numero! O fa gola il pacchetto azionario francese, da ripartire in buona parte tra i politici infischiandosene del lavoro che, nonostante le menate che raccontano, in Italia manca paurosamente? O il governo con quei soldi vuole tornare a fare il cattivo investitore come sempre ha fatto, mettendo a capo delle aziende politici che di imprenditorialità non ne capiscono ma di come "svuotare" le aziende sì.

giovedì 13 marzo 2008

L'ALTRO MODELLO ENERGETICO


Petrolio, gas, uranio sono concentrati in poche zone del pianeta mentre i consumatori sono dappertutto. Sole e vento invece sono ovunque e sempre vicini a chi consuma energia.Intanto i consumi di energia fossile crescono anno dopo anno e insieme gas serra e polveri sottili. I trasporti e i consumi energetici delle abitazioni rappresentano i due terzi del problema. Quali sono allora le conseguenze di una crescita incontrollata su un pianeta dalle risorse non infinite? Ha senso allora un modello di sviluppo basato sulla crescita illimitata, in cui anche traffico, rifiuti e malattie fanno crescere il pil?
E' possibile ri-orientare l'economia e pensare a un nuovo modello di sviluppo che impieghi meno risorse e produca più benessere?
E' possibile far camminare diversamente le merci e le persone, facendo consumare meno energia alle case e facendo viaggiare in maniera differente anche gli elettroni in una rete elettrica pensata come internet: niente grandi centrali in cima alle piramidi e giù in basso tutti i consumatori? Se si rovescia la piramide i consumatori potrebbero diventare anche produttori e l'energia si consuma e si scambia. Come con l'informazione in internet. Risultato? Le fonti di energia rinnovabile diventano protagoniste e marginali le fossili. La chiamano democrazia energetica i Ribelli dell'energia di Schonau un paese nella Foresta nera in Germania ovvero gente comune che dopo Chernobyl per dire no al nucleare si comprò la rete elettrica locale e cominciò a produrre energia sganciandosi dalle centrali nucleari......

lunedì 10 marzo 2008

PARADISI FISCALI .... QUESTI SCONOSCIUTI



Un paradiso fiscale è uno Stato la cui normativa riguardante la fiscalità, il settore bancario e/o finanziario consente di attirare grandi masse di capitale grazie a condizioni particolarmente agevolate.
Tipicamente, nei paradisi fiscali si riscontra un regime di tassazione molto basso o assente che rende conveniente stabilire in questi Paesi la sede di un’impresa (impresa offshore), oppure regole particolarmente rigide sul segreto bancario, che consentono di compiere transazioni coperte. Occorre inoltre ricordare le regole societarie che consentono l'emissione di azioni al portatore, un insieme ridottissimo di formalità societarie e contabili e regole favorevoli per l'impiantazione di servizi finanziari (come per esempio regole minime per ottenere licenze che consentano di operare fondi d’investimento).
I paradisi fiscali, per fini meramente classificatori, possono suddividersi in varie categorie:
1- Pure tax havens: si tratta di Paesi in cui non esistono imposte sul reddito, sulla ricchezza, su successioni o donazioni, per cui è possibile costituire società o trust con grande facilità. Il segreto bancario, poi, è rigidamente garantito. Le autorità percepiscono entrate dagli organismi giuridici qui collocati, si tratta, però, di spese fisse indipendenti dalla produzione del reddito. Di solito i pure tax havens sono luoghi di villeggiatura (ad es. Bahamas, o le Bermuda) privi di altre risorse economiche.
2. No tax foreign incombe havens: sono Paesi che tassano solo il reddito prodotto localmente sia da persone fisiche sia giuridiche, tale esenzione interessa il reddito estero e le attività relative all’economia interna, per cui non sarà mai tassato derivante dall’esportazione di prodotti locali (ad es. Liberia e Panama). Low tax havens: è relativo Paesi che impongono un modesto onere fiscale sul reddito ovunque prodotto (ad es. le British Virgin Island
3. Special tax havens: riguarda Paesi a normale livello impositivo caratterizzati dal fatto che permettono al loro interno la costituzione di organismi particolarmente flessibili (ad es. il Liechtenstein).In Italia, il Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 21/11/2001 fornisce un dettagliato elenco, detto ‘black list’dei Paesi considerati paradisi fiscali, cioè con un regime fiscale ‘privilegiato’, se ne contano 35:Andorra, Antigua, Aruba, Bahamas, Bahrein, Barbados, Belize, isole Vergini britanniche, Guernesey, isole Cook, Domenica, Gibilterra, Grenada, isola di Man, Jersey, Liberia, Liechtenstein, Maldive, isole Marshall, Monaco, Montserrat, Nauru, Antille olandesi, Niue, Panama, Saint- Kitts e Nevis, Saint-Lucie, Saint-Vincent, Samoa occidentali,Seychelles, Tonga, isole Turk e Caicos, isole Vergini americane, Vanuatu.Nella stessa data il Ministero delle Finanze e dell’Economia ha approvato un altro decreto contenente una lista bianca, cosiddetta ‘White list’,in cui compaiono 46 Paesi, tra cui Brasile, Cina, Egitto, Giappone, Messico, Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Russia, Slovenia, Tunisia, Turchia, Ucraina, Ungheria, Venezuela, Vietnam. Sono Paesi che presentano una tassazione analoga a quella italiana e che garantiscono un adeguato scambio d’informazioni con la nostra Amministrazione Finanziaria, ciò consente di applicare l’art. 96bis, comma 1, del Tuir (L. 30 dicembre 1991, n. 413), in base al quale gli utili distribuiti da società non residenti, non concorrono alla formazione del reddito della società ricevente per il 95% del loro ammontare, le condizioni per applicare questa disposizione sono: la partecipazione diretta nel loro capitale deve essere almeno del 25% e deve essere detenuta ininterrottamente per almeno un anno.Fonte:giuriweb.unich.it
LA FRONTIERA TRA IL LEGALE E L'ILLEGALE Il dibattito sui Paradisi Fiscali si fa sempre più vivace, in alcuni Forum d´Internet i moderatori sono arrivati a bandire gli utenti che discutevano sul tema. É legale costituire una società offshore? Serve solo a evadere le tasse? Dov´é la frontiera tra il legale e l´illegale? Queste sono alcune delle domande a cui ha risposto il Dott. Giovanni Caporaso, CEO dell’OPM CORPORATION di Panama, impresa che dal 1992 offre servizi legali e bancari Offshore. Ecco una buona occasione per chi desidera approfondire l’argomento… Che cosa significa offshore ? Offshore: significa letteralmente fuori dalle acque territoriali o in caso di un’operazione finanziaria realizzata fuori dal Paese di residenza (operazione extraterritoriale).
Molte aziende hanno dei dubbi. Ma è veramente legale possedere una società offshore ?Cento per cento legale. Al boulevard Prince Henry di Lussemburgo, capitale dell’omonimo Granducato, al n. 13, tutte nello stesso palazzo si possono trovare le sedi di Pirelli, Mondadori, Tosi, Merloni Ariston e, 50 metri più in là, Meccanica Finanziaria, Lucchini, Autogrill, Franzoni, Gazzoni Frascara e Valentino. E che cosa ci fa il gruppo Mediaset a Malta? E l’Istituto Mobiliare Italiano a Madeira? E perché quasi il 50% (112 su 250) delle società quotate in borsa ed il 25% (22 su 88) dei gruppi bancari hanno partecipazioni, quasi sempre di controllo, in società residenti nei paradisi fiscali? La risposta é semplice: per pagare meno tasse!
Quali sono i motivi principali che spingono un’azienda ad andare offshore ? Semplicemente per proteggere i propri capitali e ridurre il carico fiscale. Attualmente esistono oltre 200 giurisdizioni che offrono uno o più incentivi agli investitori non residenti, alcuni di questi paesi sono anche dei veri e propri paradisi per le vacanze. Ogni paese considerato paradiso fiscale offre alcuni limitati vantaggi ai residenti o alle società lì domiciliate. Per esempio, nel Principato di Monaco non si pagano le tasse dei redditi personali, mentre le società sono altamente tassate. A Panama é esattamente il contrario, sempre e quando la società lì domiciliata non svolga attività nel territorio nazionale. Negli USA, durante il proibizionismo, e quando il gioco d’azzardo era vietato, alcuni audaci imprenditori avevano aperto dei Casinò naviganti, dove, fuori dalle acque territoriali, piovevano le scommesse tra fiumi di bevande alcoliche. L´industria offshore é piccola e misteriosa, nonostante secondo le ultime stime oltre il 60% dei capitali mondiali vengono gestiti attraverso questa industria.
Quali sono i benefici di una società offshore ? Le società offshore offrono l´anonimità dei soci. Operando da un territorio offshore si riesce a limitare la responsabilità degli azionisti riducendo, in molti casi, il carico fiscale.
E nel caso si volesse aprire una succursale in Italia, ci sono dei vantaggi? Prima di tutto é importante rilevare che in questo caso é soggetto ai controlli e alle leggi italiane come con una normale società. Però ottiene una vera S.r.l. a poco più di 1000 Euro. Le società di diritto estero possono essere registrate in Italia, se non altro perché a livello notarile hanno un costo nettamente inferiore. Qualunque offshore può essere registrata in Italia ed avere una propria sede legale, telefono, fax, conto bancario, richiedere mutui e leasing, ecc. Vi sono due soluzioni differenti tra loro: il Rappresentative Office e l’identificazione della società presso i Pubblici Registri. Nel primo caso la società estera apre unicamente un codice fiscale e posizione IVA e si comporta da ufficio di rappresentanza della società estera: in questo caso gli adempimenti contabili sono davvero semplici; va unicamente presentata una comunicazione di apertura in bollo alla camera di commercio locale sull’apertura di tale ufficio. E’ necessario inoltre designare un rappresentante fiscale in Italia. Nel secondo caso la società di diritto estero, pur mantenendo nome ed estensione (LTD, LLC, Corp ecc.) diviene una vera e propria Srl con tutti gli adempimenti che comporta: contabilità ordinaria, INPS, INAIL, bilanci e dichiarazioni mensili dell’IVA. La società dovrà designare i propri amministratori in Italia pur rimanendo di diritto estero in quanto fallibilità o bancarotta. Il rappresentante fiscale ha un ruolo limitato alla registrazione.

Quanto costa la costituzione di una società offshore ? Dipende dai paesi e tipi di società, il prezzo va dagli 800 Euro ai 5.000 per società finanziarie.
Che cosa sono le scatole cinesi ? Le cosiddette “Scatole Cinesi” servono solamente nel caso in cui sia necessario rendere anonima la proprietà di un’azienda. Per “anonima” intendiamo non riconducibile ad alcuno in via civile. Le scatole Cinesi possono essere tante quante ne occorrono nel vostro sistema di titolarità. La formula più semplice è creare una “piccola holding” che fa capo a Voi (Panama, Dominica, Delaware-USA) e con questa acquistare altre società o quote di altre società. Anche una società italiana può essere posseduta da una piccola holding panamense.

Un'analisi delle opportunità che offrono i centri offshore. Il biglietto di andata per i paradisi fiscali costa 2 mila euro. È questo il prezzo medio per dare il via libera alla costituzione di uno schema societario in paesi offshore.

domenica 9 marzo 2008

AGUZZA LA VISTA......TROVA LE DIFFERENZE


GOVERNABILITA',RIFORME,LIBERALIZZAZIONI E
PRIVATIZZAZIONI
Partito Democratico:
Il Pd propone una sola Camera legislativa, con 470 deputati.- Un Senato delle Autonomie, con 100 membri.- Deputati eletti in collegi uninominali col doppio turno. - Federalismo fiscale.- Eliminazione delle Province là dove si costituiscono le Città Metropolitane.
Popolo della Libertà:
Federalismo fiscale attraverso l'attuazione al disposto dell'articolo 119 della Costituzione, assegnando agli enti territoriali le più idonee fonti di finanziamento - Abolizione delle province inutili.

RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI
Partito Democratico:
Riqualificare e ridurre la spesa pubblica, senza ridurre (anzi, facendo gradualmente crescere, in rapporto al Pil) la spesa sociale.- Mezzo punto di Pil in meno di spesa corrente primaria nel primo anno; un punto nel secondo, un altro punto nel terzo.
Popolo della Libertà:
Ridurre il debito dello Stato, immettendo sul mercato una quota corrispondente di patrimonio pubblico. L'effetto atteso è stimabile in un punto di Pil di minore spesa pubblica corrente e di un punto di Pil di maggiore crescita.

RIDUZIONE DELLE SPESE
Partito Democratico:
Azzeramento di Ires ed Irap per un po' di anni per la quota di profitti corrispondente alla quota di capitale dell'impresa detenuto da fondi.- Dal 2009, riduzione graduale delle aliquote Irpef (un punto in meno all'anno, per tre anni) finanziata con le risorse rivenienti dalla lotta all'evasione fiscale.- Sostegno ai bassi salari, riducendo il cuneo fiscale come in Francia.
Popolo della Libertà:
Graduale abolizione dell'Irap.- Graduale e progressiva diminuzione della pressione fiscale sotto il 40% del Pil.

LAVORO,CONTRATTI SALARI E PRODUTTIVITA'
Partito Democratico:
Compenso minimo legale, 1000-1100 euro netti mensili, per i precari.- Credito d'imposta rimborsabile per le donne che lavorano.- Incentivazione del contratto di apprendistato.- Governare l'immigrazione per non subirla.- Una sola Agenzia Nazionale per la sicurezza sul lavoro.
Popolo della Libertà:
Graduale detassazione delle «tredicesime».- Detassazione di straordinari e incentivi legati a incrementi di produttività.- Riforma degli ammortizzatori sociali secondo la legge Biagi Rafforzare la Bossi-Fini.- Maggiori tutele, controlli più efficaci in materia di sicurezza sul lavoro.

SEMPLIFICAZIONE
Partito Democratico:
Elevare il tetto di 30.000 euro di fatturato per il pagamento a forfait.
Popolo della Libertà:
Accesso dei cittadini agli uffici pubblici per via telematica.- Maggiore trasparenza e certezza delle procedure.- Passaggio dall'archiviazione cartacea a quella digitale.

ENERGIA E AMBIENTE
Partito Democratico:
Più impianti di rigassificazione e infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas.- Incentivare l'installazione di pannelli solari termici e puntare sul carbone pulito.- Tariffe di smaltimento dei rifiuti variabili a seconda che si partecipi o meno alla raccolta differenziata.
Popolo della Libertà:
Incentivi alla cogenerazionee alle fonti rinnovabili: solare, geotermico, eolico, biomasse, rifiuti urbani.- Partecipazione ai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione.- Raccolta differenziata e realizzazione dei termovalorizzatori.

INFRASTRUTTURE
Partito Democratico:
Sì ad infrastrutture moderne e sostenibili.- Rigassificatori, termovalorizzatori, Tav.
Popolo della Libertà:
Rifinanziamento della "Legge Obiettivo" e delle Grandi Opere, con priorità alle pedemontane lombarda e veneta, al ponte sullo Stretto di Messina e alla Tav.

ISTRUZIONE E UNIVERSITA'
Partito Democratico:
Maggiore autonomia degli Istituti scolastici.- Valorizzare merito e impegno degli insegnanti.
Popolo della Libertà:
Ripresa nella scuola, per alunni e insegnanti, delle «3 i»: inglese, impresa, informatica.- Commisurazione degli aumenti retributivi a criteri meritocratici con riconoscimenti agli insegnanti più preparati e più impegnati.

RICERCA E INNOVAZIONE
Partito Democratico:
Detassazione degli investimenti in ricerca.- Agenzia indipendente selezioni con criteri internazionali, 1000 giovani ricercatori (italiani e stranieri) ad alto potenziale, ai quali finanziare altrettante idee di ricerca per un periodo di dieci anni.- Rendere strutturale il credito d'imposta su ricerca e sviluppo.
Popolo della Libertà:
Inserimento graduale e progressivo della detassazione degli utili reinvestiti in ricerca.- Realizzazione dei "Fondi dei fondi" per finanziare gli investimenti in ricerca sul modello di quanto realizzato in Francia.

MEZZOGIORNO
Partito Democratico:
Portare entro il 2013 la rete delle infrastrutture e dei servizi per i cittadini, le imprese e le istituzioni del Mezzogiorno a dimezzare il gap accumulato rispetto al Centro-Nord. - Obiettivi-standard: dal servizio idrico all'ambiente, dall'energia alla scuola, dalla giustizia alle università. Popolo della Libertà:
Realizzazione della Banca del Sud Piano decennale straordinario per il potenziamento, completamento e realizzazione delle infrastrutture: porti, reti stradali e autostradali, alta capacità ferroviaria-- Ponte sullo stretto.- Misure di fiscalità di sviluppo a favore delle aree svantaggiate.

venerdì 7 marzo 2008

OLTRE AL DANNO ANCHE LA BEFFA

Nel giorno che precede il termine ultimo per la presentazione delle liste testi del processo al crac Parmalat, definito lo scandalo finanziario del secolo, la difesa dell'ex patron Calisto Tanzi, l'uomo che a sentire uno dei suoi legali, Fabio Belloni, resta "l'epicentro di tutta la vicenda", si presenta nella cancelleria del Tribunale di Parma con un elenco poderoso di persone che vorrebbe chiamare a testimoniare in aula: 33.550 nomi suddivisi in tre tomi poderosi e ingombranti. Molti di più di quanti ne possa contenere lo stadio Tardini in cui Tanzi si divertì da patron del Parma. Per la stragrande maggioranza si tratta dei risparmiatori che, dopo essere rimasti vittime dei ‘bond truffa' della multinazionale di Collecchio, si sono costituiti parte civile nella fase dell'udienza preliminare. Tanzi, quindi, intende chiamare sul banco dei testimoni le principali vittime del colossale crac del 2003. Cos'é, una provocazione?, chiedono i cronisti all'avvocato Belloni reduce dalle pratiche in cancelleria. "Non è una provocazione", precisa il legale, ma una necessità dovuta alla volontà di spiegare il crac Parmalat "partendo dal fenomeno della raccolta e collocazione dei bond del gruppo". Nel mirino dell'ex patron ci sono le banche. "Cominciamo a capire chi come dove ha provocato l'afflusso di denaro nelle casse di Parmalat e come in seguito si arriverà al passivo di 14 miliardi di euro - ha aggiunto Belloni, che con Gianpiero Biancolella e Filippo Sgubbi compone il collegio difensivo di Calisto Tanzi -. L'ipotesi di reato relativa alla bancarotta può essere capita solo spiegando come questa massa di denaro con il tempo si è trasformata". Tra i 33.550 testi, una cinquantina, se saranno ammessi, dovranno presentarsi in aula accompagnati da un legale perché indagati in inchieste connesse alla bancarotta Parmalat, come i "filoni" d'indagine aperti sulle banche italiane ed estere, oppure perché già imputati in procedimenti "paralleli" a quello principale. Una cinquantina di persone in tutto. Tra questi ultimi c'é il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, imputato di concorso in bancarotta e usura nell'ambito dei procedimenti nati dalle inchieste Ciappazzi e Eurolat. Nella lunga lista non hanno trovato spazio i figli di Tanzi, Stefano e Francesca (hanno entrambi patteggiato in fase di udienza preliminare: 4 anni e 10 mesi lui, 3 anni e 5 mesi lei), perché ritenuti - spiega Belloni - "quarte linee rispetto al padre che resta epicentro di tutta la vicenda". Anche la Procura di Parma ha depositato la propria lista testi per il processo che partirà il 14 marzo nel centro congressi dell'Auditorium Paganini: 247 persone tra imputati in reati connessi alla bancarotta Parmalat e, persino, qualche ex dipendente dell'azienda. Ed è proprio indirizzata alla Procura, da sempre avversa all'idea di un maxiprocesso Parmalat, l'ultima battuta dell'avvocato Belloni sul processo "spezzatino", diviso cioé in più procedimenti separati: "Questa eventualità - ha detto - potrebbe portare alla formazione di tante verità diverse" e impedire una "lettura unitaria del crac".

giovedì 6 marzo 2008

MENO UNO


"Sconfitto, prima ancora di essere probabilmente sconfitto sul campo, rinuncio a candidarmi", afferma Clemente Mastella e irrompe di nuovo sulla scena. "Sconfitto per una costante e manipolata disiformazione con la pubblica opinione, determinata da una scientifica operazione di linciaggio morale contro di me, costruita mediaticamente, politicamente e giudiziariamente: per queste ragioni". E' un urlo, del leone ferito. "Sono diventato una sorta di uomo nero, di cui liberarsi e sul quale scaricare tutte le responsabilità del sistema politico". E prosegue: "Stretto nella tenaglia ho retto fino a quando ho potuto sapendo di avere subito ingiustizie clamorose e ben cosciente della mia onestà e innocenza. Mentre ringrazio quanti, anche in queste ore, mi spingono a restare sul terreno di gioco, ho deciso di non candidarmi al parlamento italiano per le prossime elezioni politiche. Spero così di essere anche più libero e di ritrovare finalmente una serenità che con violenza e ad arte mi è stata tolta.Confesso che un po' di amarezza in tutto questo c'è, ma forte anche della cultura e della saggezza contadina del mio sud, non mi arrendo e se, e qualora ci saranno condizioni diverse, do l'arrivederci a quegli amici che generosamente e in modo solidale mi sono stati vicino".
Subito il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini, rilascia una dichiarazione ruvida: "Fa schifo chi ha abbandonato Mastella dopo aver utilizzato i suoi servigi", ha detto in un'intervista a Telenorba. "Coloro che gli danno il calcio dell'asino - ha aggiunto Casini - mi fanno schifo. Bisognerebbe avere più rispetto per le persone. Chi ritiene che Mastella sia la causa di tutti i guai del Paese non doveva firmargli dei fogli che gli garantivano la presenza in Parlamento di diversi parlamentari".
Dopo aver sostenuto che "il partito del Popolo della Libertà non è un partito ma una accozzaglia di persone", Casini, in relazione al futuro governo, ha detto che "se Veltroni e Berlusconi aspettano i miei voti si mettano l'animo in pace, le alleanze si fanno prima del voto, dunque questo pateracchio tra Berlusconi e Veltroni ci vedrà all'opposizione senza complicità". "La governabilità - ha insistito - si garantisce votando i provvedimenti necessari al Paese e non certo votando fiducie a governi che hanno progetti politici diversi dal nostro". Comincialitalia.

martedì 4 marzo 2008

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO




Oggi navigando su internet sono andato sui siti dove sono pubblicate le liste dei candidati del partito democratico e del partito delle liberta.
Indubbiamente,leggendo i nomi e cognomi degli elenchi proposti, ho notato che il rinnovo in effetti ce stato, almeno sulla carta, sia da una parte che dall’altra.
Ma leggendo i nomi dei perfetti sconosciuti inseriti nelle due e liste mi sono detto : visto che i capolista sono sempre i vecchi baroni della politica i vari D’Alema, Fassino,Veltroni, Letta ecc. da una parte e Berlusconi, Alemanno,Fini, Gasparri, ecc dall’altra ,questi perfetti sconosciuti che potere avranno per scardinare questo sistema politico fatto di intrecci,collusioni e privilegi? NESSUNO dico io .
Nessuno perché questo restailing questo macchillage di facciata è stata una scelta obbligata da parte dei partiti,dettata fondamentalmente dagli affondi di Beppe Grillo e dal malumore che ormai serpeggia nel popolo italiano stanco di questa classe politica di tutto l’arco costituzionale .
Ma come tutte le ristrutturazioni di facciata servono solo come specchietto per le allodole per farci credere che i nuovi futuri deputati, che comprendono le fasce sociali che vanno dai ragazzi, ai ricercatori, dai precari, agli studenti cioè gente che non ha esperienza politica, se non per qualche incarico sindacale o la massimo di rappresentanze nei vari comuni italiani, possano competere con gli incalliti del parlamento.
E quindi come potranno costoro far sentire la loro voce? come potranno scardinare la casta? come potranno cambiare le regole di amministrazione del nostro paese? quando i vari capolista, vecchi marpioni della politica, hanno le spalle grosse, hanno l’appoggio delle varie lobbies di potere legate ai poteri forti dell’economia e delle corporazioni .
Io penso che questi nuovi deputati-fantocci saranno solo messi lì come tante statuine per fare numero per votare quello che i marpioni avranno già deciso in modo ristretto alla faccia del cambiamento e del rinnovamento.
Dobbiamo riprenderci il diritto di poter scegliere chi deve governarci l'unica soluzione è L'ASTENSIONISMO ATTIVO rifiutando e facendo verbalizzare il rifiuto al voto per evitare L'INCIUCIO del duo Veltrusconi.

lunedì 3 marzo 2008

DECRETO MILLE PROROGHE STANATO L'EMENDAMENTO DEI FURBETTI


PERDONO IL PELO...MA NON IL VIZIO
Mentre i cittadini italiani vengono travolti dalla campagna elettorale, in sede di discussione in Commissione Bilancio del decreto cosiddetto Milleproroghe, un emendamento del deputato Nespoli di Alleanza Nazionale era stato messo tra quelli sui quali vi era convergenza di maggioranza ed opposizione. L’emendamento prevedeva la riapertura dei termini per l’accredito dei contributi figurativi, per chi ha ricoperto cariche pubbliche e sindacali prima dello 01.01.2007, in pratica una vera e propria sanatoria.
Sul Corriere della Sera di ieri, domenica 24 febbraio 2008, Gian Antonio Stella, l'autore del vendutissimo libro "La Casta", ne ha tratto un articolo che qui vi riporto:
"Ci hanno provato. Mentre gli italiani erano distratti dalla campagna elettorale, convinti che andando alle urne il Parlamento fosse già chiuso, hanno cercato di infilare nel "milleproroghe" una sanatoria per la pensione dei politici e dei sindacalisti. Una furbata sventata solo all'ultimo momento.
Ripresentata di soppiatto e sventata una seconda e una terza volta. Per capirci qualcosa occorre fare un passo indietro. Cioè alla legge che, tanti anni fa, stabilì che chi era stato scelto per una carica elettiva (deputati, senatori, consiglieri regionali ma anche sindacalisti) avesse diritto non solo a conservare il posto di lavoro andando in aspettativa, talvolta perfino retribuita come nel caso dei magistrati e dei professori universitari, ma anche a non perdere un centesimo della pensione. E i contributi? Li pagava interamente la collettività, cioè le diverse mutue, facendoli figurare come fossero pagati dal dipendente momentaneamente impegnato in Parlamento o in qualche sindacato. Da qui il nome: contributi figurativi.
Esempi? I due beneficiari più noti sono probabilmente Clemente Mastella (che da qualche anno prende la pensione da giornalista pur avendo fatto il cronista in tutta la sua vita solo per 397 giorni) e Vincenzo Scotti che, oltre al vitalizio da parlamentare (10 mila euro al mese) incassa anche la pensione di dirigente industriale, lavoro che può avere svolto pochino avendo fatto il parlamentare per 7 legislature. Insomma: era uno scandalo. Che per la prima parte, cioè il diritto al doppio stipendio, cessò nel 1992 in coincidenza con le fibrillazioni che portarono alla fine della cosiddetta Prima Repubblica. E per la seconda parte finì parzialmente nel 1999, quando fu deciso che questi eletti potessero si continuare ad accumulare il diritto alla pensione per il lavoro che facevano prima. Ma a patto che d'ora in avanti pagassero di tasca propria almeno una parte dei contributi. Cioè la quota che comunemente è a carico del dipendente: l'8%. Il resto sarebbe rimasto a carico della collettività.
Fatto sta che, forse perchè abituati ad avere tutto ma proprio tutto o forse perchè speravano che un giorno o l'altro le cose avessero un’aggiustatina, molti decisero di non pagare neppure quell'8%. Ed è lì che, nella convinzione che gli italiani fossero impegnati a seguire le risse a sinistra tra Pannella e la Binetti o quelle a destra tra Casini e Berlusconi e dunque indifferenti a quanto accade in un Parlamento già defunto, l'onorevole Vincenzo Nespoli, appartenente a quell'Alleanza Nazionale a parole schieratissima contro i privilegi castali dei parlamentari, ha presentato in commissione un piccolo emendamento da infilare nel decreto "milleproroghe". Il quale a questo punto, per usare un'antica battuta di Giuliano Amato, è "l'ultimo treno per Yuma". L'Unica legge destinata ad arrivare fino in fondo.
Diceva questo emendamento, guardato con simpatia da uno schieramento trasversale di destra e sinistra, che per quanti avevano "ricoperto funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali" venivano riaperti fino al 31 marzo 2008 tutti i termini per presentare la "domanda di accredito della contribuzione figurativa per i periodi anteriori al 1 gennaio 2007". In pratica sanava quasi tutto il passato. Un ritocco incredibile, dopo mesi di polemiche sui costi della politica."Ah no, questo no", si è messo di traverso il dipietrista Antonio Borghesi. E la cosa, non potendo passare se non col silenzio complice di tutti, è saltata. Breve pausa e ci hanno riprovato. Niente da fare. Altra pausa e nuovo tentativo. Per ora è saltato tutto. I furbetti che vogliono arricchirsi, a spese dei cittadini, sono sempre pronti ad agire.

sabato 1 marzo 2008

SIAMO ALLE SOLITE............PAGLIACCIATE ELETTORALI

ICI, BERLUSCONI IN SOCCORSO DEI RICCHI
Berlusconi toglie l'ICI. Chi ha il vantaggio maggiore? Prodi, aveva ridotto l'ICI sulla prima a casa, escludendo le case di lusso e le ville di ricchi. Con una detrazione, sulla prima casa, di 103,29 euro e del 1,33 per mille, il 40% degli italiani, quelli poveri, non la pagava più, in quanto la loro casa era di scarso valore catastale. Rimaneva da pagare solo un parte di ICI, se la casa era di valore catastale maggiore.
Ora, Berlusconi proponendo di eliminare totalmente l'ICI sulla prima casa, favorisce i ricchi, che hanno case più sontuose, di alto valore catastale.
Infatti,i Comuni, non avendo più le entrate dell'ICI sulla prima casa, aumenteranno il prelievo dall'IRPEF. Chi non la pagava non ha problemi, invece, chi la pagava dovrà pagare anche per gli evasori.
Il mio idraulico è contento della proposta Berlusconi, perché prima pagava l'ICI e, tra detrazioni varie non pagava l'IRPEF. Abolendo l'ICI, il mio idraulico non pagherà più niente!
La sua ICI la pagheranno i percettori di reddito fisso,lavoratori e pensionati, con un amento del prelievo comunale sull'IRPEF!
Berlusconi aiuta i soliti: I RICCHI!