IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

venerdì 14 marzo 2008

CHI HA DISTRUTTO ALITALIA - I FATTI E LE PROVE


Ieri sera ad Anno Zero si è parlato di Alitalia. O meglio non si è parlato di Alitalia in studio ma ne hanno parlato alcuni lavoratori che hanno denunciato, senza mezzi termini, Giancarlo Cimoli. Per disastro colposo.
Vogliamo dirla come si dovrebbe la storia della compagnia di volo, ottima di per sé, ma rovinata dalla pesante ingerenza politica che da anni rovina l’economia italiana?L’Alitalia fu rovinata prima dalla politica Dc che la governò fin dal 1947 amministrativamente ed economicamente, ma non nei conti a quei tempi, ma perchè iniziò allora il criterio di dare lavoro agli italiani attraverso la politica, il che se qualcuno l'ha praticato in senso "cristiano" altri hanno fatto il demonio e cioè e per voti di scambio.
Dopodichè fu il putiferio. La crisi peggiore iniziò nel 1988, quando Prodi, presidente Iri, licenziò il Presidente Alitalia Umberto Nordio subentrato nel 1972, quando l’amministratore delegato era Cesare Romiti e il bilancio fortemente negativo (stesso regalo che Romiti fece poi alla Fiat). Dopo due anni Nordio occupò il posto di Romiti che passò appunto alla Fiat e l’Alitalia dal 1977 al 1988 ebbe finalmente bilanci attivi.
Perché allora Prodi licenziò chi aveva rimesso a posto i conti e cioè Nordio? La risposta è semplice, Nordio era apolitico e non dava soldi a nessuno, non sapeva neanche come si faceva poveretto, e dunque faceva di testa sua.Per questo Prodi lo sbattè fuori. Perché Prodi doveva chiudere l’Iri trasformata ormai in una voragine mangia soldi? Perché con l’Iri foraggiava le aziende che foraggiavano la Dc, e la mafia legata alla DC, fregandosene altamente di dissanguare l’Italia.Perché il fautore di tanti fallimenti governa ancora l’Italia? Perché gli italiani ci hanno creduto, come hanno creduto a Berlusconi. Gli italiani rifiutano sempre di aprire gli occhi, ed è un male perché se ne accorgeranno con la fame che avanza, che non è buona consigliera.
Il direttore di Repubblica, Eugenio Scalfari, sull’allontanamento di Nordio scrisse: "Il siluramento del presidente dell’Alitalia, che notoriamente non ha padrini politici, e la riconferma di altri suoi colleghi forniti di abbondante padrinaggio, renderà sempre più difficile trovare per le società pubbliche manager indipendenti”. Quindi c'era già uno che sapeva tutto, ma che ora però dice che nonostnate tutto questa rovina Prodi "è stato bravo". Allora c'è da pensare che quel super giornalista non stesse lì a denunciare le cose, ma a scrivere fino a che non lo mettetso zitto. E siccome Scalfari non lo hanno ammazzato, lo avrenno silenziato in modo più dolce. Lascio a voi pensare come.
Prodi affidò l’azienda alla sua creatura Luigi Bisignani, già direttore Iri, così l’Alitalia dal 1989 al 1996 tornò puntualmente in perdita. Nel 1997 l’Europa punì il piano di risanamento di Domenico Cempella, nuovo direttore, come aiuto di Stato. Prodi non si oppose e Bruxelles impedì all’Alitalia di acquistare aerei e praticare tariffe più basse dei concorrenti; tre anni dopo la Corte di giustizia stabilirà l’errore europeo, ma il danno era fatto.
Le attuali offerte per l’Alitalia, dopo che il governo con pessime trattative ha cacciato americani e russi:1) Air France che vuole acquistare il 100% dell’Alitalia con scambio di azioni al 100% di obbligazioni convertibili, aumento di capitale di 750 milioni di € aperto a tutti gli azionisti, esuberi in linea con il piano attuale di Alitalia (cioè 5000 licenziamenti!) e il rinnovo della flotta come priorità. Alitalia amplierà la rete e non sarà subalterna ad Air France-Klm, ma potrà rafforzarsi come compagnia nazionale. Finanziariamente Air France è solida economicamente e amministrativamente, insomma è seria, tanto è vero che i dipendenti Alitalia tifano per lei.2) Air One Intesa San Paolo e Goldman Sachs, prevede un’OPA (offerta pubblica di acquisto) sul 100% di Alitalia offrendo un centesimo per azione, poco, ma in modo da destinare le risorse al rilancio dell’azienda, un aumento di capitale da un miliardo di €, e un premio del 3% per il 2012 per gli aderenti all’OPA. Intesa San Paolo resterà nel capitale fino a quando necessario. Il piano di AP Holding (Air One) per Alitalia prevede 2.750 licenziamenti nei voli (per 1.130 si farà ricorso alla cassa integrazione) e 1.050 in terra (500 in cassa integrazione), fin qui come Air France, ma il gruppo Toto ha un’esposizione in Banca Intesa di soli 20 milioni di euro, pochini no?
Prodi è favorevole, con Padoa-Schioppa, ad Air France. Con Air One e Banca Intesa sono schierati D’Alema e Rutelli, Bianchi e Di Pietro, larga parte dei Ds, tranne Bersani, oltre ad An e Forza Italia. La Lega Nord disapprova gli esuberi e il ridimensionamento dell’aeroporto di Malpensa. L’Alitalia preferisce Air France, più solida e credibile.La speranza per l’acquisto «italiano» sembra invece legata a un rafforzamento di AP Holding. Ma, nonostante tutti i rinvii, nessun partner è arrivato, e restano pochi giorni per trovarlo.Il Ministro dei trasporti Bianchi ha proposto di finanziare l’Alitalia come si fece per anni e anni con la Fiat, così sono sempre gli italiani a pagare per l’incompetenza e l’ingordigia dei menager-politici, ma è anche vero che sbattere 5000 famiglie in mezzo alla strada metterebbe l’Italia per terra, in ginocchio c’è già.Sapete l’ultima? Si parla di assorbire almeno 2000 unità di esuberi, ma ben 1500 di quei 5000 esuberi sono dirigenti, cioè politici, amici dei politici e amici degli amici dei politici. Vuoi vedere che rientreranno in quei duemila e che gli operai se la prenderanno come al solito nel secchio?
Ma torniamo al 1998: il direttore Cempella, che ha riportato i conti in attivo e stretto un’alleanza con KLM, pianifica il rilancio basandosi su Malpensa. Ma contro il nuovo aeroporto che doveva risanare l’Alitalia c’è il sindaco di Roma Rutelli che non vuole perdere i voli da Fiumicino, il Rutelli che si vuole ricandidare per fare il sindaco. Non si può negare che Milano sia in una posizione internazionale rispetto a Roma, a due passi da molte nazioni ai confini, gli stranieri ce l’hanno molto più a portata di mano che non Roma.
L’anno dopo a Palazzo Chigi c’è D’Alema e questa volta ad affossare la compagnia sono i litigi tra i ministri Treu, che vorrebbe rispettare l’impegno di spostare i voli da Linate a Malpensa, e Ronchi e Melandri che lo giudicano ambientalmente negativo. Terzo tentativo del ministro dei Trasporti Bersani che però riduce i voli su Malpensa per cui KLM abbandona l’alleanza con Alitalia e il progetto di fusione mandando a gambe all’aria ogni possibilità di miglioramento Alitalia. Bella gestione. Da allora Alitalia è allo sfascio.Ma, c’è un particolare che lascia di stucco. Ora vi spiego.
Sta sorgendo il Business Park, un complesso davanti allo scalo di Malpensa, costo 120 milioni di euro, composto da otto edifici di quattro piani, due per uffici postali, banche e negozi e gli altri sei uffici di aziende ed enti collegati all’aeroporto. In tutto ci lavoreranno 2.200 persone. L’area è di 270 mila metri quadrati, di cui 160 mila di parco. La fine dei lavori è prevista per il 2015.La società è composta per il 48% da Schiphol Real Estate (aeroporti olandesi), Marco Brunelli, leader degli ipermercati (26%), e Michele Molina, imprenditore e ideatore dell’opera (26%). Il 52% è italiano.Giuseppe Bonomi, presidente della Sea, società di gestione degli scali milanesi, sostiene che “il complesso nasce perché Malpensa è una realtà che cresce a ritmi vertiginosi, più dei suoi competitori europei. Nei primi quattro mesi dell’anno il transito di passeggeri è cresciuto del 14 per cento e quello di merci del 28 per cento” nonostante le carenze infrastrutturali." “La nuova area dei check-in sarà completata entro il 2008 e nel 2010 il terzo satellite del terminal principale." I lavori per il primo albergo, che sarà costruito sopra la stazione e sarà gestito da Sheraton, partiranno quest’autunno. Un piano ambizioso con investimenti doppi rispetto a quelli dell’aeroporto: tre miliardi di euro. Il nostro futuro è legato a quello dell’Alitalia. Come vettore di riferimento per noi non esistono alternative all’ex compagnia di bandiera.L’assessore Cattaneo, consigliere Sea, ha fiducia in Malpensa: “La crescita è inevitabile". Da qui a 15 anni arriverà a servire almeno 40 milioni di passeggeri l’anno. Per far uscire l’aeroporto dal suo isolamento occorre puntare sulle infrastrutture che lo collegano a Milano e al resto del territorio. Il Ministero dei trasporti sostiene che le infrastrutture ci saranno e si sta perfino ridimensionando il costo dei taxi.
Come mai gli imprenditori ci credono e il governo italiano non ci crede? Perché allora non investire in Alitalia aiutando l’Air One e spostando poi l’esubero sul Business Park? Duemiladuecento persone sono un bel numero! O fa gola il pacchetto azionario francese, da ripartire in buona parte tra i politici infischiandosene del lavoro che, nonostante le menate che raccontano, in Italia manca paurosamente? O il governo con quei soldi vuole tornare a fare il cattivo investitore come sempre ha fatto, mettendo a capo delle aziende politici che di imprenditorialità non ne capiscono ma di come "svuotare" le aziende sì.

1 commento:

Anonimo ha detto...

giovedì 3 aprile 2008
Su Malpensa e sul “sistema paese”


Il caso Malpensa è l’esempio chiarissimo su come funzioni il concetto di “sviluppo economico” e “sistema paese” in italia.
Lo scalo lombardo è stato deliberatamente sabotato da Roma capitale fin dalla sua attivazione.
Ricorderete le continue notizie, per lo più ingigantite, sugli incidenti e furti ai bagagli per scoraggiare i viaggiatori. Come se a Fiumicino queste cose non avvenissero. Negati i finanziamenti per i collegamenti stradali e ferroviari veloci con il Piemonte e perfino con Milano.

Se Malpensa avesse ricevuto UN MILLESIMO delle risorse destinate dallo stato per le finte grandi opere del Sud come nella piana di Gioia Tauro, stabilimenti Fiat vari, leggi per Roma Capitale, cassa per il Mezzogiorno, Giubileo e via elencando, sarebbe divenuto il più efficiente aeroporto d’Europa a livello degli scali giapponesi. Per non dimenticare il colossale costo della cosiddetta “lotta alla mafia”, una messa in scena criminosa per celare che a 150 dall’unità “nazionale” il Mezzogiorno non è stato ancora integrato.

Usuale la tattica.
Prima il tricolore ha sabotato ogni opera pubblica a cominciare dalla TAV per collegare Malpensa con il resto della Padania, ostacolando in ogni modo il Corridoio 5. Poi ha fatto enunciare dai suoi STRISCIANTI CAMERIERI come Beppe Grillo che lo scalo è una “cattedrale nel deserto” poiché privo di infrastrutture di collegamento.
L’Alitalia è l’unica compagnia aerea che perde sull’hub lombardo, quindi il problema è la compagnia di bandiera-zombie dello stato-zombie, non l’aeroporto della brughiera.

La verità è singolarmente banale; Roma Capitale non ha voluto che la Padania avesse il suo aeroporto per timore forse che ciò portasse a una qualche forma di secessione.
Ah, SECESSIONE, il vocabolo più temuto lungo le sponde del Tevere. Lo stesso motivo per cui l’Urbe supporta e incoraggia le opposizioni “locali” ad ogni velocizzazione del trasporto passeggeri e merci dalla Padania verso l’Europa.
La questione degli slot è paradossalmente indicativa su cosa si intenda per “liberalizzazioni” in questo paese.
Nello stato in cui non si riescono a espellere neanche i clandestini riottosi si vorrebbe OBBLIGARE, bloccando gli slot a Malpensa, i cittadini del Settentrione ad andare a Roma usando le peggiori ferrovie e le più care autostrade d’Europa. A dispetto di ogni logica di mercato, regolamento europeo, uso del buon senso sulla gestione delle rotte aeree; a dispetto del fatto che Il 70% di tutto il traffico aereo passeggeri ed una percentuale perfino maggiore del traffico merci sia richiesta nel Settentrione. L’unico stato al mondo che vuole ubicare l’hub lontano dalle zone a maggiore richiesta di trasporto via cielo.

L’ Alitalia è la compagnia di bandiera comunale di Roma, preferisce spostare i passeggeri piuttosto che i dipendenti che sono per l’80% ROMANI e probabilmente per il 95% entrati in compagnia dietro raccomandazione come costume diffuso nella “capitale”.
La casta vorrebbe costringere merci e passeggeri ad andare a Fiumicino, nell’aeroporto che qualche anno fa fu giudicato il peggiore d’Europa dopo Atene. Addirittura limitando PER LEGGE non PER MERCATO i voli internazionali dagli aeroporti minori. La nuova legge sul trasporto aereo promossa dal governo Prodi è stata definita testualmente “ridicola” da un portavoce di Ryanair.

Roma capitale vaneggia di “statalismo” e “assistenzialismo” per Malpensa. Non considerati invece “assistenzialismo” i MILIARDI DI EURO REGALATI all’acquedotto pugliese, per il salvataggio del Banco di Napoli e Banca 121, Sicilcassa, e MOLTISSIMI altri casi. E che dire dei 250 milioni di euro recentemente erogati, A FONDO PERDUTO, dall’esecutivo unionista per il SOLO stabilimento Fiat di Termini Imerese in Siclia. Dopo che l’azienda “torinese” aveva stabilito di chiuderlo assieme ad Arese.
A chiudere è stato solo Milano, come al solito.

Prendersela solo con Roma è troppo comodo, tuttavia.
La decadenza di Malpensa è anche colpa dell’ottusa mentalità lombarda che antepone le autostrade alle ferrovie, gli interessi privati ai servizi pubblici.
Quello che i leghisti, in particolare, non capiscono è che in tutto il mondo chi deve prendere l’aereo PREFERISCE raggiungere l’aeroporto sui MEZZI PUBBLICI a non dovere scomodare amici e parenti per farsi dare uno “strappo”. Oppure lasciare l’automobile abbandonata nei parcheggi aeroportuali a rischio intemperie, danneggiamento o furto anche nelle strutture a pagamento, teoricamente sorvegliate.

Malpensa doveva e dovrebbe esere ben collegata SOLO dalle ferrovie e metropolitane. Il Malpensa Express dovrebbe partire anche da Torino, Genova, Bologna, Verona su binari TAV. Sicchè la gente non vuole partire da case 12 ore prima per andare a prendere un volo, scontate le attese tecniche del checkin e altro.
E con BIGLIETTI RIDOTTI. Come succede per le vergognose “promozioni” che i fanatici di Trenitalia smerciano per andare a Roma a o nel Meridione o sulla TAV Roma-Napoli.
Ci vuole così tanto a capirlo?
Evidentemente sì.

Il sistema aeroportuale lombardo sconta la stupidità dei polentoni che per anni non hanno capito che fino dall’inizio il progetto di Roma capitale era QUELLO DI FARE FALLIRE l’hub.
Adesso è troppo tardi. E’ troppo tardi per tutto.
Per Malpensa e per l’Alitalia. In verità per tutta l’italia terminale destinata ad divenire una penisola desolata, un simulacro di stato sviluppato, all’oblio della storia con la esse maiuscola.
L’approdo finale del “sistema paese” discende dal cielo verso l'inferno del terzo mondo.

F. Maurizio Blondet