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giovedì 27 marzo 2008

L'ITALIA E' RICCA .........E NON LO SA


Le cronache della geotermia raccontano che nel 1977, sotto l'urto del primo shock petrolifero, l'allora ministro dell'Industria, Carlo Donat Cattin, convoco' i vertici di Eni e Enel. E chiese loro una valutazione approfondita del potenziale energetico del territorio italiano. Eni e Enel formarono cosi' una joint venture e trivellarono molte centinaia di pozzi, per dieci anni, un po' ovunque nella penisola, e nei mari connessi.
Il risultato di queste prospezioni rivelo' un'Italia geotermica ben piu' ricca di quella conosciuta fino ad allora. Non solo la zona toscana di Larderello e del Monte Amiata, con il suo vapore naturale che sale dal profondo grazie a un fortunato contatto con strati caldi. Ma anche il cratere di Latera-Bolsena, i Campi Flegrei e, soprattutto, enormi giacimenti di calore sotto il fondo del Tirreno, dal semicerchio delle Eolie fino ai grandi vulcani sottomarini del Palinuro e del Marsili, e tutta l'area marina davanti alla costa toscana. In pratica apparve, ai trivellatori, l'Italia come secondo potenziale geotermico europeo dopo l'Islanda. Ma alla fine degli anni '80, quando la campagna di perforazioni si concluse, il petrolio era tornato ai 30 dollari a barile, non esisteva quindi ne' l'incentivo economico, e nemmeno esistevano le tecnologie per raccogliere questa grande sfida del nostro calore profondo.
Oggi pero' il quadro e' ben diverso. Con il barile intorno ai 100 dollari, e l'entrata in vigore del trattato di Kyoto, la geotermia, fonte rinnovabile, continua e a emissioni zero, sta conoscendo una nuova primavera.
In realta' , per essere, precisi bisognerebbe parlare di tre geotermie. Quella a bassa entalpia (calore diretto o pompe di calore diffuse), e le due geotermie ad alta entalpia (per generare elettricita' ): l'idro-termale (quella di Larderello), e infine la geotermia avanzata puntata a sfruttare il calore secco, piu' o meno profondo, presente non solo in Italia e in Islanda, ma anche in larghe aree del Mediterraneo (Canale di Sicilia, Grecia, Turchia), in Africa (Rift Valley), Asia (Ring of fire), Americhe. Sotto tutto il pianeta, in particolare lungo le fasce di collisione delle sue zolle tettoniche.La geotermia a bassa entalpia e' ormai in pieno sviluppo in tutta Europa. Una tubazione affondata per qualche decina di metri e collegata ad una pompa di calore permette di trasferire caldo in inverno e freddo in estate. Una sorta di moltiplicatore del condizionamento di una casa. E ben lo sanno le decine di migliaia di condomini parigini, o di villette svizzere, austriache e trentine che da qualche anno le hanno adottate, in alcuni casi (Svizzera) con una carbon tax che disincentiva il riscaldamento via fossili per privilegiare i pannelli radianti connessi alla pompa di calore.
Citta' come Ferrara si servono di pozzi a bassa entalpia, e a Milano l'Aem ha in corso un programma di teleriscaldamento combinato che sfrutta la falda idrica sotto la metropoli con grandi pompe di calore. .
La geotermia idrotermale naturale, sfruttata a Larderello da oltre un secolo (con circa 800 megawatt di potenza istallata) e' oggetto oggi di un piano di potenziamento da parte dell'Enel. . E' il ciclo binario, che usa calore sotto i cento gradi ma consente di produrre lo stesso energia elettrica accopiandovi circuiti a fluidi basso-bollenti (come miscele di ammoniaca). E lo stesso sta avvenendo anche negli Usa, dove campi idrotermali marginali oggi vengono messi a coltura tramite l'uso degli impianti binari.Ma il grosso della ripresa di interesse, e di ricerca, sulla geotermia oggi sembra concentrarsi sulla grande sfida: .
Lo studio del Mit punta su una tecnologia da circa trent'anni in fase di sperimentazione in diversi siti: l'Hot Dry Rocks. In pratica si tratta di perforare due pozzi fino a raggiungere gli strati caldi, quindi fratturarli con acqua in pressione, creando un lago sotterraneo artificiale non dissimile da quello di Larderello. .
Un compito non facile, quasi visionario.
Per il momento pero', allo sviluppo della geotermia avanzata, sta venendo in aiuto il progresso (piuttosto veloce) delle tecniche di perforazione e estrazione petrolifera (l'Enhanced Oil Recovery, Eor, in particolare).
Oggi, infatti, si pompa vapore o Co2 surriscaldato nei pozzi per sciogliere il greggio pesante, tramite sensori microsismici si individuano e modellizzano giacimenti di pochi centimetri di spessore, per poi inviarvi teste intelligenti di trivellazione in grado di scavare pozzi a polipo, diramati in orizzontale, esattamente nelle fasce geologiche produttive.
E ben lo sanno quelle ville dei Campi Flegrei che hanno chiamato un normale trivellatore, scavato un pozzo di una sessantina di metri, messa dentro una normale tubatura a U e oggi hanno acqua calda e persino saune in casa.

Comincialitalia.net

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