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venerdì 7 marzo 2008

OLTRE AL DANNO ANCHE LA BEFFA

Nel giorno che precede il termine ultimo per la presentazione delle liste testi del processo al crac Parmalat, definito lo scandalo finanziario del secolo, la difesa dell'ex patron Calisto Tanzi, l'uomo che a sentire uno dei suoi legali, Fabio Belloni, resta "l'epicentro di tutta la vicenda", si presenta nella cancelleria del Tribunale di Parma con un elenco poderoso di persone che vorrebbe chiamare a testimoniare in aula: 33.550 nomi suddivisi in tre tomi poderosi e ingombranti. Molti di più di quanti ne possa contenere lo stadio Tardini in cui Tanzi si divertì da patron del Parma. Per la stragrande maggioranza si tratta dei risparmiatori che, dopo essere rimasti vittime dei ‘bond truffa' della multinazionale di Collecchio, si sono costituiti parte civile nella fase dell'udienza preliminare. Tanzi, quindi, intende chiamare sul banco dei testimoni le principali vittime del colossale crac del 2003. Cos'é, una provocazione?, chiedono i cronisti all'avvocato Belloni reduce dalle pratiche in cancelleria. "Non è una provocazione", precisa il legale, ma una necessità dovuta alla volontà di spiegare il crac Parmalat "partendo dal fenomeno della raccolta e collocazione dei bond del gruppo". Nel mirino dell'ex patron ci sono le banche. "Cominciamo a capire chi come dove ha provocato l'afflusso di denaro nelle casse di Parmalat e come in seguito si arriverà al passivo di 14 miliardi di euro - ha aggiunto Belloni, che con Gianpiero Biancolella e Filippo Sgubbi compone il collegio difensivo di Calisto Tanzi -. L'ipotesi di reato relativa alla bancarotta può essere capita solo spiegando come questa massa di denaro con il tempo si è trasformata". Tra i 33.550 testi, una cinquantina, se saranno ammessi, dovranno presentarsi in aula accompagnati da un legale perché indagati in inchieste connesse alla bancarotta Parmalat, come i "filoni" d'indagine aperti sulle banche italiane ed estere, oppure perché già imputati in procedimenti "paralleli" a quello principale. Una cinquantina di persone in tutto. Tra questi ultimi c'é il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, imputato di concorso in bancarotta e usura nell'ambito dei procedimenti nati dalle inchieste Ciappazzi e Eurolat. Nella lunga lista non hanno trovato spazio i figli di Tanzi, Stefano e Francesca (hanno entrambi patteggiato in fase di udienza preliminare: 4 anni e 10 mesi lui, 3 anni e 5 mesi lei), perché ritenuti - spiega Belloni - "quarte linee rispetto al padre che resta epicentro di tutta la vicenda". Anche la Procura di Parma ha depositato la propria lista testi per il processo che partirà il 14 marzo nel centro congressi dell'Auditorium Paganini: 247 persone tra imputati in reati connessi alla bancarotta Parmalat e, persino, qualche ex dipendente dell'azienda. Ed è proprio indirizzata alla Procura, da sempre avversa all'idea di un maxiprocesso Parmalat, l'ultima battuta dell'avvocato Belloni sul processo "spezzatino", diviso cioé in più procedimenti separati: "Questa eventualità - ha detto - potrebbe portare alla formazione di tante verità diverse" e impedire una "lettura unitaria del crac".

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