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domenica 23 marzo 2008

VELTROBERLUSCAO......D'ACCORDO

CHI VINCE ANCHE CON UN SOLO SEGGIO DI DIFFERENZA..............GOVERNA.....
Non c'erano telecamere, né moderatori, ma il confronto a distanza organizzato da ‘Il Messaggero' fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni ha tutte le caratteristiche del ‘duello'. Pur senza incrociare le spade direttamente (il leader del Pd ha partecipato al forum qualche ora prima del Cavaliere), infatti, l'idea di porre le stesse domande ai due interlocutori ha messo in evidenza i punti di sintonia e quelli di disaccordo, rivelando che i primi sono forse più dei secondi. Primo punto di totale convergenza: ‘no' alle larghe intese. "Niente pasticci, nessun inciucio", assicura Veltroni pur riconoscendo riconosce che "sulle regole si deve decidere insieme". Ma che sia chiaro, precisa, "chi vince le elezioni, anche per un voto, governa". Anche perché, aggiunge con ottimismo, "penso che queste elezioni ci riserveranno una sorpresa". Della stessa idea il leader del Pdl. "Niente larghe intese", conviene Berlusconi, che tra l'altro non crede al pareggio: l'ultimo sondaggio, spiega, "ci dà 28 seggi in più al Senato e 60 alla Camera". E comunque, aggiunge a scanso di equivoci, sarebbe impossibile governare insieme visto che "le sinistre sono due: quella dei fatti che ci ha portato in questa situazione drammatica, e quella delle parole, di Veltroni, che predica esattamente l'opposto di ciò che ha fatto Prodi". Altrettanto simili le posizioni a proposito del dibattito sul voto utile che tanto fa soffrire i piccoli partiti. Commentando le parole del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, Veltroni dice: "Non esiste voto utile e voto inutile. Certo - aggiunge tuttavia - la legge elettorale stabilisce che chi prende un voto in più ottiene il 55% dei seggi alla Camera, una cosa che un suo peso ce l'ha". Posizione identica a quella di Berlusconi: Napolitano ha fatto una affermazione "condivisibile", è la premessa, ma "nel centrodestra è solo il Pdl che può avere successo e un voto ai partiti minori si trasforma in consenso al Pd di Veltroni". Altra convergenza: entrambi scartano l'ipotesi di un governo di unità nazionale in caso di crisi economica. Veltroni dicendo che "governa chi ha un voto in più"; Berlusconi sostenendo che "é difficile che una nave venga portata fuori da chi che ce l'ha portata". Tutti e due ritengono necessaria una riduzione della spesa pubblica e puntano il dito contro le inefficienze della pubblica amministrazione proponendone un suo snellimento. Sia l'uno che l'altro pensa di mettere sul mercato parte del patrimonio dello Stato per ridurre il debito pubblico e di fare passi avanti nelle liberalizzazioni accusando gli ex alleati (sinistra e Udc) di averle finora impedite. Sia Veltroni che Berlusconi ritengono indispensabile ridare "fiato" ai salari ed entrambi pensano ad una riduzione della pressione fiscale per farlo, finanziata con una riduzione della spesa pubblica. I due candidati premier sono cauti sull'innalzamento dell'età pensionabile e anche sulla politica estera le convergenze non mancano: restare in Afghanistan e non tornare in Iraq. Se sono tante le assonanze, non mancano le divergenze: sul dare una delle due Camere all'opposizione (Veltroni è d'accordo, Berlusconi ha qualche dubbio poiché il centrodestra "é assente da tutte le istituzioni"); sulle priorità di governo (per il leader del Pd sono la riduzione della spesa pubblica e il precariato, per quello del Pd l'emergenza rifiuti e la riapertura delle grandi opere). Diverse invece le ricette anche contro la criminalità e l'immigrazione clandestina (per il primo si deve mandare in strada i poliziotti e creare agenzie accreditate per gli immigrati, per il secondo occorre tornare alla ‘Bossi-Fini'), così come sul tema delle intercettazioni (per il Pd si devono consentire se il pm le richiede punendo le fughe di notizie, per il Pdl bisogna limitarle ai reati più gravi). Differenze anche sulla politica da adottare in Libano (il Cavaliere chiede la modifica delle regole di ingaggio) e nei confronti di Hamas (Per Veltroni si deve trattare, ma a certe condizioni; per Berlusconi no). Grandi, infine, le distanze su Alitalia: Berlusconi insiste sulla cordata italiana, mentre Veltroni chiede che il dossier resti fuori dalla campagna elettorale.

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