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sabato 7 giugno 2008

IL PERCOLATO...............UNA FONTE DI GUADAGNO


Percolato. È l'ultimo vocabolo del dizionario dei rifiuti finito nel linguaggio comune dei campani. È la parte liquida che la monnezza rilascia con la decomposizione: la sorgente dell'odore di morte che imprigiona interi quartieri. È anche la frazione più inquinante e pericolosa, che infiltra nelle falde le sostanze tossiche. Ma quello del percolato è anche l'ultimo scandalo su cui si concentrano le attenzioni della Procura di Napoli. L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, che ha portato all'arresto del braccio destro di Guido Bertolaso, Marta Di Gennaro, ha fatto luce sul destino di questo liquido micidiale. Agli atti dell'indagine ci sono le proteste di un sindaco "perché i camion percolano", ossia seminano una macchia nera sull'asfalto. La Di Gennaro, sempre lei, lo rassicurava mandando i carabinieri a controllare e a convincerlo che "percolavano poco". Ma a fare quei controlli erano i militari in forza alla Protezione civile. Gli altri, 'i nemici' di cui si parla nelle intercettazioni, erano i carabinieri del Nucleo tutela ambiente guidati dal generale Umberto Pinotti, di cui la Di Gennaro si spinge addirittura a chiedere la rimozione.Quei camion non perdevano liquido per errore, lo scaricavano deliberatamente. E molti sapevano. Così, il nuovo filone di indagine sui rifiuti condotta dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, ancora top-secret, ma che porterà presto a sviluppi di rilievo, è proprio sul destino del percolato in Campania. Un veleno che andrebbe trattato in impianti specializzati e che invece sarebbe stato sistematicamente sparso nei corsi d'acqua, nelle fogne o addirittura lungo le strade e nei campi. Ogni giorno, nelle discariche autorizzate dal Commissariato c'è un via vai di mezzi che aspirano il liquido nerastro dalle vasche per portarlo ai centri di bonifica. Ma lungo il percorso almeno la metà del carico finisce per essere smaltito illegalmente. Così ci guadagna la ditta che trasporta, che paga meno, e quella che smaltisce, che incassa lo stesso. Resta il fiume tossico, che penetra nel terreno e nelle acque e che nessuno si è curato di disinquinare.

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