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domenica 29 giugno 2008

P.A. DA DOVE VIENE IL BUON ESEMPIO CARO BRUNETTA


Non è tutto da buttare nella pubblica amministrazione. Mentre le grandi società di consulenza aziendale attive nel privato, da McKinsey ad Ernst&Young ad Accenture, affilano le armi perché vedono aprirsi un nuovo potenziale mercato, pezzi dell'apparato si stanno dando da fare per scrollarsi di dosso le incrostazioni della burocrazia. Così, un certo numero di 'best practice', di buoni esempi, incomincia a emergere. L'Agenzia delle Entrate, per esempio, nel 2003 ha vinto il premio europeo per aver introdotto una valutazione di performance organizzativa oltre che operativa: questo consentiva una valutazione dei dirigenti e quindi permetteva di legare parte della retribuzione al merito. In pratica, per avere il premio bisognava raggiungere il livello di 'adeguato': sotto, niente soldi. E con il giudizio di 'eccellente' scatta un 20 per cento di premio in più. I dirigenti vengono invece valutati con un voto in centesimi dalla Regione Friuli. La retribuzione è legata ai risultati, e ha contribuito a ridurre le spese correnti della regione dai 70 miliardi del 2003 ai 60 del 2007. Anche la procura della Repubblica di Bolzano si è data una riorganizzazione assai efficace: le sue spese della giustizia sono passate da quasi due milioni di euro all'anno del 2003 a 600 mila euro nel 2007. E sulla stessa linea si è mosso anche il Comune di Bolzano per dare i suoi servizi al pubblico, sui quali chiede poi l'indice di customer satisfaction ai cittadini, con un voto da uno a dieci: la media attuale è otto. Altro caso di best practice è quello del Comune di Reggio Emilia, che negli ultimi tre anni ha ridisegnato completamente la sua organizzazione. La programmazione della spesa ora viene fatta prima che siano allocati i fondi dallo Stato, con un processo che quindi rendeva difficile spostare le risorse sulle priorità del Comune. Il tutto con un sistema di valutazione dei dirigenti che consente di differenziare le retribuzioni. Risultato: assenza diminuite dell'11 per cento; costo del personale ridotto del 24, e consulenze tagliate del 38 per cento. Quanto ai tempi di realizzazione delle opere pubbliche, Reggio Emilia dà lezione a tutti: rispetto ai quattro anni che è la media nazionale, ha dimostrato che si può scendere a due anni e mezzo.

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