IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

domenica 20 luglio 2008

AGGIORNAMENTO N.9 SULLE CONDANNE DELLA COMUNITA EUROPEA ALL'ITALIA


Con la sua sentenza C-132/06 la Corte ha sostanzialmente condiviso le conclusioni dell'avvocato generale Sharpston e ha condannato l'italia per l'inadempimento delle norme comunitarie con il c.d. Condono tombale fiscale del 2003. L'Italia è stata condannata anche al pagamento delle spese.In particolare, la sentenza ha stabilito che: "la Repubblica italiana, avendo previsto agli artt. 8 e 9 della legge 27 dicembre 2002, n. 289, le disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2003), una rinuncia generale e indiscriminata all’accertamento delle operazioni imponibili effettuate nel corso di una serie di periodi di imposta, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti ai sensi degli artt. 2 e 22 della sesta direttiva del Consiglio 17 maggio 1977, 77/388/CEE, in materia di armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alle imposte sulla cifra di affari – Sistema comune di imposta sul valore aggiunto: base imponibile uniforme, nonché dell’art. 10 CE."Leggi la sentenza del 17 luglio 2008 sul sito della Corte

sabato 19 luglio 2008

L'EMERGENZA RIFIUTI CHE NON C'ERA


Guardate questi video e capirete come l'emergenza dei rifiuti in Campania è stata voluta e pianificata a tavolino, per interessi economici legati allo smaltimento e all'affitto dei terreni per creare nuove discariche.




giovedì 17 luglio 2008

MANI IN PASTA................


Giovedì 3 luglio è stato arrestato Angelo Mastrolia, 43 anni, colui che ha costruito in pochissimo tempo uno dei gruppi industriali più importanti nel settore alimentare. È accusato di corruzione per i contratti di fornitura ad alcuni enti pubblici ed ha ottenuto i domiciliari. L'espresso ha raccontato la carriera dell'imprenditore nello scorso numero con un'inchiesta di Vittorio Malagutti. Mastrolia possiede i marchi Corticella e Guacci. Poi ha comprato dalla Nestlè la pasta Pezzullo di Eboli. Dalla nuova Parmalat ha rilevato un pacchetto di aziende del latte - nomi celebri come Polenghi, Giglio Matese, Torre in Pietra - pagandole un solo euro: il gruppo infatti ha 300 dipendenti e 36 milioni di debiti. Infine nelle scorse settimane Mediobanca, consulente di Nestlè, lo ha indicato come il compratore ideale per la Buitoni.Cosa c'è di strano? Mastrolia da 15 anni fa lo slalom tra processi e accuse pesantissime. È stato latitante per un anno nel '94. È stato ritenuto dal Gico della Finanza la "mente imprenditoriale" di un potente gruppo camorrista e la procura antimafia di Salerno ha fatto sequestrare nel 2000 due aziende da lui aministrate. Nello stesso anno ha patteggiato una condanna a un anno e 7 mesi per bancarotta, false fatturazioni e usura. Nel 2007 una nuova condanna, sempre per bancarotta: 3 anni e 8 mesi. Perché invece Mediobanca indica come acquirente ideale di Buitoni, un marchio famoso nel mondo, una persona condannata per due bancarotte? Non è una questione privata. Quelle aziende sono pezzi della storia d'Italia. E rappresentano la vita di centinaia di operai e di un indotto molto ratificato. Le bancarotte invece creano costi sociali a carico di tutta la comunità. E aumentano la voragine dei conti pubblici.

HANNO LA FACCIA COME IL ...................


Vado al massimo. Almeno nello stipendio, perché sui risultati è meglio stendere un velo molto pietoso. I grandi manager della Sanità campana si sono aumentati la paga: hanno portato la loro retribuzione fino al massimo previsto dalla legge ossia 154 mila euro lordi l'anno. Un aumento retroattivo, deciso ora con validità dal gennaio 2006: incasseranno anche gli arretrati. In pratica, 600 euro lordi in più al mese. A beneficiarne saranno i responsabili sanitari e amministravi di tutte le strutture sanitarie e ospedaliere della Campania. Che hanno fatto tutto da soli, varando la gratifica in una riunione del coordinamento manager. L'assessore competente ha taciuto, finchè la denuncia di An arrivata sulla prima pagina del "Mattino" ha spinto anche la Regione guidata da Antonio Bassolino a intervenire e promettere il blocco della aumento autoconsesso.Di sicuro, lo stipendio di 140 mila euro lordi l'anno può essere limitante per primari e top manager che gestiscono policlinici colossali e reparti d'avanguardia. Ma quante sono queste figure in Campania? Stiamo parlando infatti di una regione dove il debito della sanità ha raggiunto 7,9 miliardi di euro. E che nonostante gli advisor nominati da Bassolino continua a crescere: un miliardo e mezzo in due anni. Meritano un premio i protagonisti di questa voragine?

SIAMO SEMPRE ALLE SOLITE


Burlando i bilanci o bilanci alla Burlando? Quando la Corte dei conti ha tentato di mettere sotto controllo i tagli della Regione Liguria, si è trovata davanti alcune voci molto discutibili. La prima è quella delle auto blu a disposizione della giunta e del suo presidente. Nel 2006 sono stati dichiarati 310 mila euro per il noleggio e il leasing delle vetture, 260 mila per carburante e manutenzione: quasi il doppio di quanto previsto.
Certo, in Liguria le prodezze delle auto blu sono leggendarie: dall'intercettazione sull'assessore che l'avrebbe usata per accompagnare a scuola il figlio, al responsabile al Lavoro Enrico Vesco (Pdci) beccato a sfrecciare con autista a 170 orari fino al governatore Claudio Burlando rimasto senza patente per la guida contromano in autostrada.
Nulla che però possa giustificare una ro. La Regione replica: In quella somma è compreso l'uso dei veicoli del Corpo Forestale. Per le auto blu sostengono di avere dimezzato i costi, riducendoli a solo 63 mila euro. Peccato che per la Corte dei conti in questo modo ogni verifica diventi impossibile. Mentre è singolare notare l'unica altra voce sfuggita ai tagli: le spese di rappresentanza, sostenute da Burlando e la sua giunta. Solo nel 2006 risultano 375 mila euro: 80 mila in più rispetto ai loro predecessori di centrodestra.

martedì 15 luglio 2008

AGGIORNAMENTO N. 8 DELLE CONDANNE DELL'UNIONE EUROPEA ALL'ITALIA


Sviluppo Italia Basilicata s.p.a., intermediario autorizzato alla gestione dei fondi di sviluppo comunitari a vantaggio delle piccole e medie imprese lucane, non ha rispettato i termini previsti dalle norme europee per preventivare e realizzare gli investimenti finanziati (31 dicembre 2001). Per questo motivo, nel 2006 la Commissione europea ha emanato una decisione di riduzione dello stanziamento. Sviluppo Italia ha impugnato senza successo la decisione davanti al Tribunale di primo grado, che oggi ha rigettato il ricorso e respinto la richiesta di risarcimento. Leggi la sentenza T- 176/06 pubblicata sul sito del Tribunale UE

AGGIORNAMENTO N. 7 DELLE CONDANNE DELL'UNIONE EUROPEA ALL'ITALIA


Con la sua sentenza del 9 luglio 2008 (T-301/01) il Tribunale di primo grado delle Comunità europee ha respinto il ricorso di Alitalia s.p.a. e ha confermato la decisione della Commissione europea contro l'Italia, che nel 2001 (e nel 1997) aveva stabilito che la ricapitalizzazione dell'azienda sostenuta dall'IRI nel 1996 (per 2 miliardi e 750 milioni di lire) era ammissibile solo nel rispetto di dieci condizioni, altrimenti, avrebbe costituito aiuto di stato. Alcune delle condizioni imposte all'italia dalla Commissione sono:"1) adottare nei confronti dell’Alitalia un normale comportamento di azionista, permettendo alla compagnia di essere gestita unicamente secondo principi commerciali e astenendosi da qualsiasi intervento nella sua gestione per ragioni diverse da quelle derivanti dalla posizione di azionista dello Stato italiano;2) non concedere all’Alitalia nuovi fondi o altre forme di aiuto, incluse le garanzie sui prestiti;3) garantire che, fino al 31 dicembre 2000, l’aiuto sarà impiegato esclusivamente per gli obiettivi della ristrutturazione della compagnia e non per acquisire nuove partecipazioni in altri vettori aerei; 4) non concedere all’Alitalia alcun trattamento preferenziale nei confronti di altri vettori comunitari, (ominssis)" Leggi la sentenza sul sito del Tribunale UELeggi il post sulle ultime iniziative della Commissione dopo i nuovi finanziamenti ad Alitalia

mercoledì 9 luglio 2008

ECCO L'ITALIA ..GLI ITALIANI.......E I NAPOLETANI


Navigando sulla rete entro per caso sul sito del C.N.R. ( consiglio nazionale delle ricerche) e sempre casualmente entro nel programma del THOR Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici): http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews.html?IDn=1758
e scopro con stupore che un ente pubblico italiano ha messo a punto un sistema di riciclaggio dei rifiuti ,con le debite verifiche, potrebbe risolvere il problema dei rifiuti a Napoli. Allora mi sono detto: prendo l'iniziativa di una petizione per solleccitare e chiedere spiegazioni ai nostri rappresentanti politici sul mancato utilizzo del THOR o per lo meno perchè non e stato portato a conoscenza dai mass-media.
Bene, armato di tanta buona volontà, il 9.05.2008 attivo la petizione e cerco di renderla visibile un po su tutti i siti che frequento.
Oggi vado sul sito dove è ospitata la mia petizione: http://firmiamo.it/
e che trovo? una petizione con questo titolo:I TIFOSI CHIEDONO IL MAXI-SCHERMO AL "SAN PAOLO" aperta il 2.07.2008 due mesi dopo la mia sul THOR e ancora cosa più sconcertante è arrivata a quota 6.072 firme:http://firmiamo.it/maxischermoalsanpaolo
Ma dico io: a Napoli , la monnezza se li sta mangiando, i topi giocano con i ragazzi in strada, la puzza li sta divorando, non c'è un metro quadrato di strada pulita in tutta la provincia..........e i napoletani che firmano? la petizione per avere un maxi schermo al S.Paolo per vedere le partite del napoli!!!!!
Ma sapete che vi dico cari connazionali napoletani? VI MERITATE QUELLO CHE AVETE : MONNEZZA PUZZA E FETORE PERCHE' QUESTO E CHE VOI VOLETE.

lunedì 7 luglio 2008

QUANDO UNA PAROLA STRAVOLGE UNA INIZIATIVA


Nel 1992 il Comitato Interministeriali Prezzi con la delibera n. 6 (da cui CIP6) stabilì una maggiorazione del 6% sulle bollette Enel.
Tale maggiorazione doveva andare a finanziare la costruzione di impianti per la produzione di energie rinnovabili quali quelle solari ed eoliche.
Come in tutte le cose italiane l’intenzione era buona, ma durante il passaggio dalla bozza alla formulazione della norma “qualcuno” fece si che accanto all’ espressione “energie rinnovabili” venisse aggiunto “o assimilate”. Insomma una sorta di deroga che prevedeva tra l’altro, la realizzazione dei famigerati inceneritori (che solo in Italia vengono definiti termovalorizzatori), centrali termoelettriche, produzioni di gas e carbone derivanti da residui di raffineriaTra gli assimilati è prevista addirittura la produzione di energia da petrolio (…)
In tutti questi anni quel misero e quasi invisibile 6% , una spesa di circa 60 euro l’anno a famiglia, ha costituito un fondo di circa 40 miliardi che sono serviti in gran parte a finanziare le “assimilate” e solo per una parte residua (meno del 25%) a promuovere vere energie rinnovabili. Naturalmente tutto questo denaro pubblico è andato a finire nelle casse delle solite grandi aziende produttrici di energie.
Attraverso emendamenti alla finanziaria 2007 presentati da verdi e rifondazione comunista, sembrava che il governo stesse ponendo fine a questo scandalo.Con tali emendamenti infatti avrebbero dovuto essere escluse dal finanziamento pubblico le “assimilate“.Il testo però ancora una volta arrivava stravolto in parlamento poiché in esso si precisava che i fondi del CIP6 sarebbero stati concessi solo alle aziende effettivamente produttrici di energie rinnovabili, e che in tutti i casi l’esclusione non riguardava gli impianti già autorizzati all’entrata in vigore della finanziaria (01/01/2007). Il trucco era proprio qui , poiché l’accordo trovato era relativo a impianti già realizzati e non a quelli autorizzati, poiché questi ultimi erano di gran lunga superiori ai primi.Le autorizzazioni in realtà non sono altro che promesse di finanziamento a lungo termine e la gabella del 6% ricadrà anche sui nostri figli.
All’epoca si parlò di errore materiale nella stesura del testo, su pressione dei Verdi, il governo si impegnò allora a sanare il “disguido” con un provvedimento ad hoc. Il provvedimento era il disegno di legge 1347 presentato da Bersani e Pecoraro Scanio, che non è mai diventata legge dello stato ed è pensabile che non lo diventerà mai.

BISOGNA TRATTARLI COME I BAMBINI I NOSTRI DEPUTATI


La guerra di Gianfranco Fini ai pianisti diventa concreta grazie all'alta tecnologia. La soluzione scelta prevede un sistema di riconoscimento di punti caratteristici, detti «minuzie» (le «creste» e le «valli» del polpastrello) dell'impronta digitale. Nel chip contenuto nel tesserino utilizzato dal deputato per votare sarà inserito un codice («template») che contiene tra 15 e 30 punti caratteristici dell'impronta digitale di più di un dito: un codice impossibile da riprodurre e che resta registrato solo nella tessera, garantendo così al deputato il rispetto della privacy. Per abilitare la postazione, il deputato dovrà di volta in volta posare il dito su un piccolo sensore metallico con migliaia di «semicondensatori» nel terminale di votazione: dopodichè dovrà inserire la tessera con i suoi dati, che verranno confrontati con quelli rilevati dal sensore. Se corrispondono (ci sarà un ok sul display di ciascuna postazione) si potrà premere il pulsante di voto. Se il deputato non avrà la sua tessera, potrà farsene rilasciare una provvisoria per la seduta facendosi rilevare le impronte sul momento. Un sistema praticamente «infallibile», che costerà più o meno 400mila euro e potrebbe entrare a regime già dagli inizi del 2009, visto che i terminali sono già predisposti alla modifica. Resta solo il problema della volontarietà dell'adesione al sistema: un punto su cui è stato irremovibile il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione. Ma i deputati che non accetteranno di farsi prendere le impronte, è stato rilevato da qualcuno in ufficio di previdenza, potranno essere sottoposti a una «sorveglianza speciale».

giovedì 3 luglio 2008

IL PARADISO FISCALE? BASTA UN "CLICK"


Il paradiso è a portata di mouse: navigando, ho scoperto che aprire una società offshore in un Paese a "Fiscalità vantaggiosa" è economico -costa meno di 300 dollari- e alla portata di tutti. Poi, leggendo i bilanci di "campioni" dell'economia italiana, ci si rende conto che sono pieni di controllate che hanno sede nei paradisi fiscali.
Munitevi di una carta di credito con qualche centinaia di euro e di un pc per collegarvi ad internet e con poche mosse potrete aprire una società off-shore in uno dei tanti paradisi fiscali del globo.
Ciò senza essere navigati manager o avventurieri del mondo degli affari.
Un escamotage sottile e non stressante per non pagare le tasse, e poi se parliamo di società aperte dove il fisco e più morbido a sorpresa, ma non più di tanto, si puo scoprire che società del calibro di ENI,Telecom,Enel,Unicredit e Intesa le hanno ben inserite nei loro bilanci.
Curioso è il caso del piccolo stato del Deleware (USA) dove con 900.000 abitanti ci sono 4 milioni di società e su Deleware.com si possono trovare addirittura chi ve la vende.
In questo stato ci sono 60 società controllate direttamente o indirettamente dall'E.N.E.L. il cui azionista di maggioranza è il Ministero dell'Economia che dell'evasione fiscale dovrebbe essere il primo nemico.