IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

martedì 30 settembre 2008


La vicenda dell’Alitalia ha oscurato la perdita di posti in Telecom e soprattutto la proposta della riforma della contrattazione collettiva che mandera’ al macero i contratti ed i diritti di noi lavoratori. La cosa piu’ assurda e’ che CGIL-CISL-UIL gia’ protagonisti dell’abolizione della scala mobile, ora con la spinta della Confindustria vogliono mettere al centro la piena liberta’ di azione delle imprese e non la vera emergenza del nostro paese, l’emergenza salariale, cosi’ da produrre ulteriore crisi sociale, economica e produttiva, mentre si tace sul fatto che nel frattempo le imprese ed i padroni hanno incassato un innalzamento dei profitti, investiti in altre attivita’ e speculazione finanziarie, vedi Alitalia.Con il consenso della Triplice, la Confidustria vuole che la contrattazione collettiva serva a tutelare l’impresa e la produzione e non certo i lavoratori, basta andare a leggere cio’ che vogliono propinarci, sempre con il finto dissenso della CGIL ed il gia’ certo beneplacito di CISL ed UIL. Vogliono toglierci il rinnovo biennale della parte economica, con perdita certa di salario; invece della truffa dell’inflazione programmata, ecco la doppia truffa di un “indice previsionale depurato”; si vuole stabile, su base triennale, un recupero dell’inflazione ancora inferiore a quella di oggi e senza dover considerare l’inflazione “importata” cioe’ ad esempio quella dovuta al caro petrolio ed energia (compresi i conseguenti aumenti sui generi di consumo che questa comporta ). La base di calcolo degli aumenti e degli adeguamenti non sara’ il normale salario-stipendio ma una retribuzione media da contrattare: quindi un indice ed una base di calcolo che andra’ ad allontanare ancora di piu’ dalla realta’ gli “aumenti” concordati a livello nazionale. Per non parlare dell’accorpamento dei contratti, ridotti a poche decine, con conseguente riduzione del potere di condizionamento da parte dei lavoratori e delle categorie. Blocco degli scioperi e delle iniziative di lotta per sette mesi, dicasi sette mesi, in occasione dei rinnovi contrattuali, e rafforzamento del “collaborazionismo”, tant’e’ che il ministro Sacconi la chiama addirittura “complicità” tra imprese e sindacati tramite il Comitato Paritetico confindustria -CGIL-CISL-UIL e tramite una ulteriore stretta delle regole di rappresentanza sindacale che, superando gli accorsdi del 12-09-93, mira a far fuopri il conflitto ed i sindacati indipendenti e di base.
Come e’ possibile illudere i lavoratori con le finte diomostarzioni in piazza come quella del 27 scorso portando in gita turistica i pensionati che sono l’unica vera fonte della CGIL, in particolare della sopravvivenza sindacale, perche’ c’e’ un distacco reale dal sindacato da parte dei lavoratori ma non avendo un mezzo di comunicazione non al servizio del padrone, si propinano notizie addomesticate. Il crollo delle piu’ garndi compagnie di assicurazione fan capire che e’ il Capitalismo che e’ fallito e non certo il Comunismo .

sabato 27 settembre 2008

ITALIA - SEYCHELLES 0 A 0


L'Italia e le Seychelles sono entrambe al 55° posto nel mondo per la corruzione nel settore pubblico. Siamo scesi di 14 posizioni dal 2007 grazie a una maggiore diffusione "dell'abuso di pubblici uffici per il guadagno privato".Propongo al presidente delle Seychelles, James Michel, un gemellaggio con l'Italia. Un grande Paese come il nostro potrà trasformare quel piccolo paradiso terrestre in una cloaca internazionale di grande rilievo.
Qualche inceneritore, due centrali nucleari riciclate dall'Enel, un po' di narcotraffico per le rotte dell'Oceano Indiano, materiale tossico per costruire nuove scuole, pregiudicati in Parlamento a volontà.
L'Italia può offrire anche consulenza legale contro i problemi derivanti dalla corruzione. I nostri avvocati in Parlamento Alfano, Ghedini e Consolo sono i migliori sulla piazza.
Se un parlamentare ha problemi con la giustizia trovano sempre il Lodo giusto per lui, per farla franca, per evitargli le seccature della galera. Il lodo Alfano ha posto al di sopra della legge le prime quattro cariche dello Stato.
Il lodo Consolo dovrebbe mettere al sicuro dalla giustizia tutti i ministri, a partire da Matteoli, del quale, non per niente, Consolo è l'avvocato. Le leggi in Italia sono disegnate su misura da Ghedini, il doppiolavorista, avvocato dello psiconano. Difende il suo datore di lavoro sia in tribunale che in Parlamento. In Italia ogni politico che si rispetti nomina il suo avvocato senatore o deputato. Per non finire dentro.
In cambio le Seychelles potrebbero ospitare i mafiosi della 41 bis. E, in caso di condanna per il processo Mills, anche Testa d'Asfalto. Il Lodo Alfano, secondo il pubblico ministero Fabio De Pasquale, è incostuzionale.
Con lui sono d'accordo tutti gli italiani, tranne Alfano, Ghedini e Consolo (il nuovo trio d'attacco alla Costituzione, l'Al-Ghe-Co) e il presidente della Repubblica Morfeo Napolitano.

PERCHE?


Perché il governo vuole smantellare la struttura della scuola elementare quando l’Ocse la valuta al quinto posto nel mondo?
Perché la Confindustria si è subito dichiarata favorevole?
Perché il governo, malgrado l’ampia superiorità numerica, governa con decreti legge e voti di fiducia?
Perché nessuno, nemmeno Grillo, si preoccupa più dei costi della politica nonostante il governo abbia persino abrogato le limitazioni ai voli di Stato?
Perché sono tutti contenti che i contribuenti paghino i miliardi di debiti Alitalia in modo che gli imprenditori della cordata possano guadagnarne di più?
Perché il ministro della Difesa ed il sindaco di Roma possono inneggiare al fascismo e i naziskin picchiare ragazzi inermi di sinistra e gay?
Perché l’onorevole Violante del Pd vuole togliere la polizia investigativa ai pm, depotenziando la loro capacità di intervento?
Perché per l’ordine pubblico si utilizzano i soldati mentre le vere forze dell’ordine sono lasciate senza mezzi?
Perché i media sostengono che Napoli è stata ripulita dalla spazzatura quando la periferia ne è ancora invasa e si continua a bruciare i cassonetti?
Perché gli esperti della sinistra sostengono che i mezzi di informazione non influenzano il voto quando il governo Prodi è caduto soprattutto per le campagne su “casta”, “sicurezza”, tasse, ecc. e l’attuale governo ha un gradimento altissimo grazie a continui “annunci” diffusi dai media?
Perché molti giornali cosiddetti di opposizione danno agli articoli titoli filo governativi anche quando il contenuto è larvatamente critico?
Perché non si vogliono regolarizzare gli extracomunitari che hanno un datore di lavoro che vuole farlo?
Perché si tace che così l’Inps perde circa 500 milioni di contributi all’anno?
Se nessuno mi risponde, mi prendo un sonnifero e mi addormento felice come quel 63 per cento degli italiani ( sondaggio berlusconiano) che si dichiara contento di questo stato di cose.

mercoledì 24 settembre 2008

CARO BRUNETTA A PROPOSITO DI FANNULLONI QUESTA COME LA GIUSTIFICHIAMO?


E' anche peggio di quando Totò spartiva il bottino fra i suoi clienti. Duecento euro a chi allevava una capra "girgentana" (agrigentina) e 500 a chi accudiva in giardino un asino pantesco (di Pantelleria), un contributo "per la lotta mondiale contro l'inquinamento" a chi viaggiava in nave, 12 euro per ogni chilo di manna tirata giù dall'albero. L'ultimo assalto alla Regione è più sfacciato. Ci sono di mezzo i parenti. Tanti. E' così che don Raffaele sta già oscurando la fama del suo predecessore sopraffatto da una velenosa guantiera di cannoli. E' un arrembaggio. Più fratelli e cugini e più figli. E più nipoti e più compari. Non c'è più soltanto Palermo (dove Cuffaro ha il suo quartiere generale) ma c'è anche Catania (dove il boss dei boss è Lombardo) e - chissà come - in Sicilia ci saranno pure più soldi. Quelle che tecnicamente vengono definite le "risorse della nuova programmazione" sono in sostanza 6 miliardi e mezzo di euro che pioveranno sull'isola da qui alla primavera del 2013. Alla Regione si preparano a un altro grande banchetto. Con un condottiero che pubblicamente promette rigore e regole ma poi fa sempre finta di niente.
Nella Regione che per la sua Sanità spende 8,5 miliardi di euro (il 30% in più della Finlandia, ha fatto notare a luglio la Corte dei Conti) tutto è come prima e più sconcio di prima. A pochi mesi dalla sua incoronazione il nuovo governatore sembra stia diventando un altro Cuffaro più smoderato di Cuffaro. Lo scandalo è diventato scandalo con Giuliana, la figlia di Giovanni Ilarda, il giudice che don Raffaele ha messo all'assessorato al Personale. Ma la lista di quei cognomi eccellenti assunti in Regione è infinita. Quelli che hanno una parentela molto stretta e gli altri, cognati, nuore, ex autisti, ex deputati "trombati".
Si comincia con Piero Cammarata, primogenito di Diego, sindaco di Palermo, e si finisce con una Misuraca (parlamentare di Forza Italia) e uno Scoma (assessore di Lombardo), con un Davola (ex autista di Gianfranco Micciché) e con un Mineo (figlio di un deputato regionale). Quasi tutti sono negli staff degli assessori. Come Rosanna Schifani, sorella di Renato, presidente del Senato della Repubblica. Era già dipendente della Regione, assunta per concorso nel '91, poi è stata "chiamata" dall'assessore alla Famiglia Francesco Scoma. O come Viviana Buscaglia, cugina del ministro di Grazia e Giustizia Angelino Alfano. La signora, un'"esterna", è nello staff dell'assessore all'Agricoltura Giovanni La Via. L'elenco di chi si piazza lì dentro con un cognome che conta mese dopo mese è sempre lungo. Ogni assessore può avere 25 collaboratori fra segreteria particolare e segreteria tecnica, un terzo di loro arriva da fuori l'amministrazione. Così fan tutti. Pagando ciascuno degli 8 prescelti come dirigente 41.807 euro lordi più un'indennità di 7.747 euro e un'altra di 23.500. Come minimo, i fortunati che entrano in uno staff, portano a casa 70 mila euro. Gli uffici di gabinetto si trasformano in vere e proprie segreterie politiche. Come quella dell'assessore ai Beni Culturali Antonello Antinoro dell'Udc. Ha chiamato vicino a sé: Giovanni Antinoro (non parente) che era l'autista di Cuffaro; Domenico Di Carlo, segretario del braccio destro di Cuffaro, Saverio Romano; Vito Raso, amico di Cuffaro; Gianni Borrelli, ex candidato Udc amico di Cuffaro e dello stesso assessore Antinoro. Lo chiamano staff ma è una tribù. Rispetto a tutti gli altri 21 mila dipendenti regionali quelli degli staff non firmano il cartellino, hanno un rapporto solo con il loro capo - l'assessore - e tanto per gradire per gli interni un'altra indennità annua dai 7 ai 15 mila euro. E se nei "felicissimi" di Totò Cuffaro sembrava che non ci fossero limiti al limite, l'esordio come governatore di don Raffaele è stato segnato da nuovi aumenti per 72 onorevoli su 90. Il parlamento ha voluto altre tre commissioni, altri "gettoni", altri incarichi e gratifiche da aggiungere ai 19 mila euro lordi di stipendio per ogni parlamentare. Totale delle spese in più per le tre nuove commissioni: 200 mila euro. Nelle stesse settimane del bonus per gli onorevoli, tutti i dirigenti dei vari assessorati sono stati valutati e promossi. Il minimo in "pagella" era un punteggio di 70, tutti sono andati oltre il 90. Dai 3 ai 15 mila euro in più per ogni burocrate. "Il mio governo è già impegnato a tagliare gli sprechi", aveva solennemente giurato don Raffaele nel giorno del suo insediamento. Numeri e nomi raccontano come sono andate le cose. A giugno il governatore aveva proclamato che avrebbe finalmente messo mano alle 25 società collegate alla Regione, 3.546 precari poi stabilizzati e in pratica tutti amici di amici, un bel po' di altri parenti di eccellenti siciliani, tutti entrati senza concorso. A luglio e a settembre ha ripetuto il proclama. Le 25 società sono sempre lì, una dependance della Regione Sicilia che conta quasi gli stessi impiegati che ha la Regione Lombardia. Sulla carta si occupano di tutto. Trasporti. Informatizzazione. Patrimonio artistico. Qualche mese fa una società ha pubblicato un avviso per comunicare l'assunzione da parte di un'altra società di 38 ingegneri. Il nome dell'altra società è stato tenuto segreto "per motivi di privacy". Poi si è scoperto che era la Sicilia e-innovazione, una struttura che gestisce almeno 300 milioni di fondi europei e statali. Ma Lombardo non prende decisioni. Parla, parla ma non si mette mai contro nessuno. Immobile come una statua, assiste alle scorrerie nel gorgo di Palermo.

martedì 23 settembre 2008

ALITALIA LA PARTITA PIU' IMPORTANTE: IL PESO DEI SINDACATI CONFEDERALI


La trattativa Cai-Alitalia segnerà una svolta nella storia del sindacato. Una partita altra e diversa di cui sono ben consapevoli i segretari generali e i presidenti delle associazioni di categoria. La proposta di accordo Cai, infatti, scardina il tradizionale assetto della rappresentanza dei lavoratori nel momento in cui non riconosce il valore della associazioni di categoria e dei cosiddetti autonomi accusati di portare avanti "pretese corporative" e sceglie di trattare solo con i confederali. Un passaggio "delicato" alla vigilia della trattativa maestra, quella con Confindustria sui contratti nazionali. Da questo deriva un rimescolamento di schieramenti senza precedenti. Per farla più semplice: decenni di ideologie sono congelate in difesa di un contratto specifico e di una professionalità. Così i piloti, tradizionalmente di centro-destra, vanno a braccetto con i dipendenti di Sdl che sono spostati a sinistra del Pd. E i cattolici osservanti, nati e vissuti al centro come Avia, agitano e organizzano i lavoratori con spirito non consueto. E' curioso vedere la Filt-Cgil che ragiona con passione con Avia. C'era anche l'Anpav, di qua dalla barricata. Muccioli, che da giorni scalpitava per tornare a dare la mano al governo, a un certo punto non ce l'ha fatta più. Infine, la trattativa ha ufficialmente promosso a ruolo di confederale l'Ugl della combattiva Renata Polverini. La triade non c'è più. Adesso c'è una quaterna. Sempre che l'Ugl non prenda il posto di Epifani. Che alla fine ha ragione quando dice: "Senza piloti e assistenti di volo non andiamo da nessuna parte". Perchè non s'è mai visto un aereo senza ali.
I NUMERI:
dipendenti alitalia: 17.500
iscritti ai sindacati: 12-13mila con queste percentuali:
2.522 Filt-Cgil 2.063 Uilt 2.057 Fit-Cisl; 1.900 Sdl; 1.122 Anpac (solo piloti); 1.050 Ugl; 940 Avia (solo assistenti di volo); 540 Anpav (solo assistenti di volo); 350 Up (solo piloti). Ci sono anche circa 250 iscritti ai Cub, sigla però mai presente al tavolo.
I piloti sono 2.550 i piloti di Alitalia e AirOne. Di questi 1.122 sono iscritti all'Anpac guidata dal comandante Fabio Berti e 350 all'Unione piloti presieduta da Massimo Notaro. La somma delle due associazioni di categoria conta circa 1.500 piloti a cui ne vanno aggiunti circa 5-600 distribuiti tra le quattro sigle confederali Cgil, Cisl, Uil e Ugl. La Cgil, per esempio, ne conta solo 50.
Gli assistenti di volo anche in questa categoria la netta maggioranza è contraria sia all'accordo quadro che alla bozza di contratto proposte da Cai. Az e AirOne contano circa cinquemila assistenti di volo. La Cai prevede di aver bisogno di 3.300 tra hostess e steward. Le due principali associazioni di categoria Anpav e Avia contano 500 e 940 iscritti. Cgil ne ha circa 200, Cisl e Uil circa 250 a testa e Ugl non arriva a cento, Sdl ne ha un migliaio. Se anche l'Anpav strappa con le sigle autonome e va a sedersi la tavolo come ha annunciato, la maggioranza degli assistenti di volo resta contraria al piano Cai.
Gli assistenti di terra in questo caso l'accordo con Cai potrebbe essere già operativo visto che la maggioranza del personale di terra è iscritto alle sigle confederali Cgil Cisl, Uil e Ugl. Si tratta del settore più numeroso, tra operai, impiegati, quadri e dirigenti, circa novemila dipendenti tra Az e AirOne di cui la nuova Cai ne riassorbirà 7.560.

E COSI INDISPENSABILE AVERE UNA COMPAGNIA DI BANDIERA?


Si parla di disastri, tragedie e drammi che si consumerebbero perché l’Alitalia pare sia avviata al fallimento. Cosa c’è di tanto tragico nel fallimento di una compagnia aerea? Non è la prima e neppure l’ultima. Sono passate per questa tappa forzata la compagnia nazionale belga e quella svizzera, i dipendenti sono stati riconvertiti e gli aerei sui cieli di Belgio e Svizzera continuano a volare come prima.
Completamente fuori luogo i richiami al patriottismo che vengono lanciati da chi paventa la scomparsa della compagnia di bandiera, proprio in un periodo in cui nella bandiera, quella tricolore, sono in molti a non riconoscersi più. Patriottismo di maniera che nasconde il reale secondo fine, la conservazione dei troppi privilegi che per anni sono stati concessi al dipendente tipo Alitalia.
Ci sono nazioni che da sempre hanno scelto di non avere una compagnia di bandiera. Si chiama Sas ed è la compagnia aerea scandinava che riunisce Svezia, Danimarca e Norvegia. I cittadini di quei regni non subiscono nessuno scompenso psicologico se prendendo l’aereo non vedono sulla coda la propria bandiera nazionale. Nessuna compagnia low cost ha a che fare con il territorio ai cui appartiene eppure vola felice e serena, ma soprattutto non in perdita.

domenica 21 settembre 2008

PERCHE I PILOTI ALITALIA TREMANO


Modello AirOne per la Nuova Alitalia. I piloti saranno pagati in base alle ore di volo effettive – principio già adottato dall'aviolinea di Carlo Toto – e non riceveranno più un'indennità di volo giornaliera, come accade nella compagnia di bandiera. Risultato: se il nuovo management riuscirà a impiegarli secondo gli standard delle più virtuose compagnie europee i giovani – specie quelli in arrivo da AirOne – potranno guadagnare anche di più, mentre a rimetterci saranno gli "anziani" ex Alitalia. La parte variabile peserà per il 40% sulla busta paga del personale navigante che per non subire forti decurtazioni salariali dovrà aumentare la produttività. I comandanti e i primi ufficiali della ex compagnia di bandiera dovranno rinunciare all'attuale regime di riposi, ferie e malattia, e sono a maggior rischio di esubero.Parlando all'assemblea degli azionisti di fine giugno, il presidente di Alitalia, Aristide Police, spiegò che per i piloti la retribuzione fissa oscilla tra 41mila a 94mila euro, mentre la parte variabile è pari a 27mila euro, ovvero incide mediamente per il 40 per cento. Mentre per i comandanti la parte fissa va da un minimo di 54mila ad un massimo di 140mila euro, con una parte variabile che in media si attesta sui 34mila euro, cioè al 17,5 per cento. Su loro, quindi, avrà un impatto maggiormente negativo la nuova struttura retributiva. Per AirOne, invece, la parte variabile è in media il 37% delle retribuzioni di copiloti e comandanti. Nell'ultimo documento consegnato dall'amministratore unico Cai, Rocco Sabelli, ai sindacati confederali (i piloti di Anpac e Up non erano al tavolo), è previsto un trattamento mensile complessivo «non inferiore del 6-7% rispetto a quello vigente, a parità di ore volate». Ma con la retribuzione legata alle ore di volo effettive, con 75 ore mensili in cabina di comando – sotto il limite ministeriale delle 80 ore – i piloti di AirOne avranno un incremento salariale, mentre per Alitalia sono previste per alcuni penalizzazioni economiche, per altri aumenti (si veda la tabella in pagina). I piloti Alitalia attualmente percepiscono un'indennità di volo giornaliera, sta quindi all'azienda impiegarli fino al massimo consentito dalla normativa comunitaria, che sulla carta è 900 ore l'anno. Il volato medio annuo di Alitalia è di 560-600 ore (ma in alcuni settori nel 2007 le 900 ore sono state raggiunte a novembre), contro le 650 ore di AirOne. I piloti di Anpac e Up contestano il principio del "più voli più ti pago" temendo contraccolpi negativi sulla sicurezza.Con il nuovo contratto Cai, inoltre, i giorni di ferie saranno 30 (che si incrementano di 1 giorno ogni 5 anni), contro gli attuali 38 giorni (31 per neoassunto) di AirOne e i 42 giorni di Alitalia, comprensivi del sabato e della domenica. Quanto ai riposi, nella Nuova Alitalia se ne prevedono 30 a trimestre, come per AirOne, contro i 33 di Alitalia. Fortemente ridimensionato il trattamento di malattia: i piloti avranno diritto alla conservazione del posto per 12 mesi. In Alitalia hanno diritto a conservare il posto se si ammalano fino a 24 mesi in 3 anni (per AirOne il limite è 1 anno distribuito su 36 mesi).Ma a preoccupare maggiormente i piloti sono gli esuberi. Con il nuovo piano 2 piloti su 5 saranno di troppo: rispetto agli attuali 2.550 piloti (tra AirOne e Alitalia) ne resteranno 1.550. Maggiormente a rischio sono i comandanti di Alitalia, più anziani rispetto ai loro colleghi di AirOne – visto che la compagnia è stata fondata da Toto nel 1995 – e, quindi, più costosi. Ma per Alitalia il concetto di anzianità è molto relativo: a rischio esubero sono i piloti quarantacinquenni, che hanno iniziato a volare poco più che ventenni. Per molti di loro si profila la cassaintegrazione e la mobilità se tra 7 anni la somma tra età anagrafica e anzianità contributiva farà 83: andranno in pensione al minimo, se nel frattempo non avranno trovato un altro posto di lavoro. Non a caso molti di loro hanno iniziato già ad informarsi sulle offerte delle compagnie asiatiche e mediorientali, le uniche che attualmente assumono. Ma sullo sfondo si gioca un'altra partita dagli effetti rilevanti: quella della rappresentanza della categoria. Il ruolo di Anpac e Up sarà fortemente ridimensionato con l'applicazione del contratto unitario. Le associazioni dei piloti saranno affiancate dai rappresentanti nelle Rsu dei 10.950 tra assistenti di volo e personale

sabato 20 settembre 2008


Pochi lo sanno, neppure i grandi giornalisti, indipendenti e non.Durante la XIVa Legislatura, il III° Governo Berlusconi - con la firma del Ministro della Giustizia Castelli e del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - ha modificato (depenalizzando o addirittura abrogando) oltre 14 articoli del Codice Penale! Articoli delicatissimi e importanti che riguardano, per esempio: “Attentati contro l’integrità e l’unità dello Stato”, “Associazioni eversive o sovversive”, “Attentato contro la costituzione dello Stato”, “Propaganda e attività sovversiva”. Addirittura quello che fece processare (per modo di dire) la Loggia Propaganda 2. Perché sono stati modificati proprio questi articoli e non altri?
Volete leggere quello che hanno combinato? cliccate su:

venerdì 19 settembre 2008

IL LODO ALFANO - CHIARIMENTI -


Il c.d. lodo Alfano è stato approvato senza emendamenti dal Senato, sul testo già licenziato dalla Camera. In attesa di poter leggere il provvedimento definitivo, quando sarà pubblicato come Legge sulla Gazzetta ufficiale*, è disponibile il testo del DDL n. 903 votato al Senato e divenuto legge. Poichè si tratta di un unico articolo, è possibile trascriverlo integralmente:
1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualita`di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione.
2. L’imputato o il suo difensore munito di procura speciale puo` rinunciare in ogni momento alla sospensione.
3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura penale, per l’assunzione delle prove non rinviabili.
4. Si applicano le disposizioni dell’articolo 159 del codice penale (n.d.a. sospensione della prescrizione).
5. La sospensione opera per l’intera durata della carica o della funzione e non e` reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura ne´ si applica in caso di successiva investitura in altra delle cariche o delle funzioni.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell’articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all’articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla meta`, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.
8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazionenella Gazzetta Ufficiale.
Il 23 luglio il Presidente della Repubblica ha firmato la legge c.d. "lodo Alfano". Nel comunicato della Presidenza si ribadisce che la nuova legge non presenta profili di incostituzionalità, sulla base della sentenza n. 24 del gennaio 2004 della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'art. 1 della legge n. 140/2003 (c.d. lodo Schifani) sulla sospensione dei processi alle alte cariche. La norma del lodo Schifani dichiarata incostituzionale era la seguente:"
1. Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime: il Presidente della Repubblica, salvo quanto previsto dall'articolo 90 della Costituzione, il Presidente del Senato della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio dei ministri, salvo quanto previsto dall'articolo 96 della Costituzione, il Presidente della Corte costituzionale.
2. Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sospesi, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 e salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime.
3. Nelle ipotesi di cui ai commi precedenti si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale."
Nel processo davanti alla Corte costituzionale si era costituito anche l'on. Silvio Berlusconi (imputato nel processo penale in cui era stata eccepita l'incostituzionalità del lodo), sostenendo che "la ratio della norma stessa è quella di salvaguardare le più alte cariche dello Stato, durante lo svolgimento del mandato, dagli inevitabili turbamenti conseguenti all'esercizio di ogni azione penale. Nel sistema costituzionale non è affatto necessario che tutto ciò che riguarda tali cariche sia regolato con legge costituzionale." Nella sua sentenza del 2004 la Corte ha ritenuto illegittimo "l'automatismo generalizzato della sospensione", che limita il diritto dell'imputato a difendersi nel processo e il diritto della parte civile. Ha censurato "la stasi del processo per un tempo indefinito, indeterminabile" e reiterabile, perchè in contrasto con la giurisprudenza della Corte, con il principio della durata ragionevole del processo (art. 111 Cost.) e perchè "all'effettività dell'esercizio della giurisdizione non sono indifferenti i tempi del processo". Ha ritenuto violato l'art. 3 Cost. perchè la norma accomunava alcune cariche di stato, pur diverse tra loro per investitura e funzioni, distinguendole "per la prima volta" dagli altri componenti degli uffici da esse presiedute "sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione"
*Il c.d. lodo Alfano è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 173 del 25 luglio 2008 come Legge n. 124 del 23 luglio 2008. Il testo del provvedimento è lo stesso del DDL riportato sopra. La legge è in vigore dal 26 luglio 2008.Leggi i commenti del CSM prima dell'approvazione delle norme sulla sospensione e la "sicurezza".

SICUREZZA AD PERSONAM


La notizia che il premier ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza con cui la corte d'appello di Milano ha respinto la ricusazione presentata nei confronti del presidente del collegio di fronte al quale egli è imputato non ha destato commenti di rilievo. L'ennesimo attacco ai magistrati milanesi è passato quasi del tutto inosservato. Per l'amor del cielo, è diritto di un imputato tentare di non essere giudicato da un magistrato che ritiene non essere sereno nei suoi confronti ma, a questo punto, perchè Silvio Berlusconi ha costretto il parlamento a votare ed approvare il lodo Alfano? Ovvero, la sua immunità e quella delle altre più alte cariche istituzionali e, contemporaneamente, tenta di estromettere il giudice Nicoletta Gandus? Questo si chiama accanimento. Evidentemente, non è mai sazio!

mercoledì 17 settembre 2008

LA VITA DI UN OPERAIO? 35 MILA EURO


«Siamo costretti a firmare perché siamo alle strette. Qualcuno ha scritto, 'la ThyssenKrupp compra il silenzio degli operai', ma non è vero: chi doveva fare decadere questa vergogna, non è riuscito a fare niente». Come nulla fosse stato. Dieci mesi fa, il rogo nello stabilimento torinese Thyssen ha ucciso sette persone. Ma l'azienda, senza alcuna vergogna, continua a voler dettare legge e impone ai lavoratori dimissionari un accordo capestro: la buonuscita (35 mila euro lordi), a condizione della rinuncia a qualsiasi vertenza (nel caso anche di malattia professionale) e del decadimento della costituzione di parte civile. «Un vergognoso ricatto, e noi cosa dobbiamo fare? Ci dicono che tradiremo la memoria dei colleghi, ma con 800 euro al mese di cassa integrazione non si vive, siamo senza lavoro, abbiamo bisogno, e abbiamo diritto, a quei soldi. Oggi non può essere il nostro fallimento, ma quello di chi ha sottoscritto quell'accordo vergognoso». Non è la prima volta. E non è solo, Carlo Marrapodi, trentenne ex operaio ThyssenKrupp, che ieri insieme a sedici ex colleghi ha firmato, nella sede degli industriali torinesi, il verbale capestro: venticinquemila euro netti, in cambio dell'assenso a fare decadere la sua costituzione di parte civile nel processo che l'istruttoria lampo del procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, accusa, per la prima volta in Italia, l'amministratore del gruppo tedesco di «omicidio volontario». Un ricatto che da mesi la multinazionale tedesca pratica: ci è riuscita con alcuni familiari delle sette vittime del rogo (sempre mediante la monetizzazione) e ci sta provando, a Torino, con comune, provincia e regione. E naturalmente con loro, gli ex operai (una sessantina) che, dopo la strage, hanno deciso di costituirsi parte civile. Come Carlo Marrapodi (protagonista del documentario ThyssenKrupp blues di Monica Repetto e Pietro Balla presentato a Venezia) che dopo la strage è tornato a vivere con i genitori in Calabria, «perché con 800 euro al mese a Torino non si vive». Ma le parole di Carlo sono soprattutto un atto di accusa al sindacato, «che non è riuscito a fare decadere questa vergogna». L'accordo siglato tra azienda e sindacati, per la chiusura del sito torinese (che dopo il rogo mai più ha aperto i battenti), prevede due anni di cassa integrazione e, per chi rinuncia alla buonuscita, il ricollocamento: il magro salario da cassintegrati, oltre alle difficoltà del ricollocamento, ha però indotto molti operai, tra cui Carlo, a rassegnare le dimissioni, per ottenere la buonuscita e cercare autonomamente un altro lavoro. «Come sindacato territoriale non abbiamo mai firmato quel verbale», dice Giorgio Airaudo, segretario generale della Fiom Cgil di Torino. L'accordo siglato tra azienda e sindacati si richiama al «verbale storico». «Appena abbiamo scoperto che il verbale 'storico' conteneva quelle clausole capestro, non abbiamo più firmato, abbiamo chiesto all'azienda la modifica, e invitato i lavoratori a non accettare», spiega Airaudo, «oltre al fatto che non si può non pensare male, scoprendo che l'azienda si tutelava con clausole di questo tipo»: «Perciò abbiamo studiato un'iniziativa legale, per recuperare i soldi della buonuscita, e abbiamo invitato i lavoratori a non firmare». «E' l'unica cosa che potevamo fare - conclude Airaudo - Appoggiare i lavoratori nella causa contro l'azienda». «Ma io come campo nel frattempo?», è la domanda che Carlo, come molti ex operai, sono stati costretti a farsi. «La verità è che nessuno si indigna più. Giusto commemorare i morti, ma ai vivi chi ci pensa?».

SCANDALOSO..............


Scrivete una lettera di Protesta alla carrefour spa.Perchè? Perchè una loro filiale si è permessa di discriminare un bambino autistico di 4 anni e questo già basta a qualificarli come stronzi.Perchè se la loro filiale GS di Palermo è dotata di personale gentile e disponibile (e me ne sono reso conto io con i miei genitori in passato) è anche vero che alcune loro filiali sono piene di mele marce che devono essere eliminate.Se volete maggiori ragguagli, andate qui e leggete. Ci vogliono solo due minuti a fare una lettera e difendere un bambino stupendo.

martedì 16 settembre 2008

QUANTO COSTA CHIUDERE ALITALIA



L'azionista di controllo di Alitalia è il Tesoro e la società è in amministrazione straordinaria. Eppure al cittadino contribuente non è concesso di sapere quale sarà l'impatto sui conti pubblici dell'intervento previsto. L'unica cifra certa sono i debiti finanziari per circa 1,2 miliardi. A cui si aggiungono i 300 milioni del prestito ponte capitalizzato, debiti con i fornitori stimabili in 1,5 miliardi, 1, 4 miliardi per ammortizzatori sociali e tutela degli azionisti. L'attivo si aggira sugli 800 milioni. In totale lo Stato pagherebbe direttamente circa 2,9 miliardi.
Non sappiamo neppure se il piano Fenice andrà in porto. Se anche avverrà, ancora non si sa che costi potrebbe avere. In un paese “normale” le cifre di Alitalia sarebbero pubbliche. L’impresa è stata posta in amministrazione straordinaria, ovvero in situazione di liquidazione, l’azionista di controllo è il Tesoro, è stato dichiarato che di una serie di costi si farà carico lo Stato… Eppure al cittadinocontribuente non è concesso di sapere quale sia la situazione di questa impresa, quale l’impatto sui conti pubblici dell’intervento previsto. Quando questo fosse noto, si potrebbe discutere se tali cifre siano o meno giustificate dall’obiettivo che si consegue. E invece vige il riserbo, comprensibile sui piani di un’impresa privata che inizia le sue operazioni (la Cai), ma non sulla parte che riguarda un’impresa pubblica che sta uscendo dalla scena.Siamo dunque a congetturare quanto costerà questo intervento. Mettiamo in fila alcune cifre.
I DEBITI DI ALITALIA
I debiti finanziari sono di circa 1,2 miliardi di euro, forse l’unica cifra certa della storia. A questi sono poi probabilmente da aggiungere i 300 milioni di “prestito ponte” (poi capitalizzato). Con ogni probabilità dovranno essere restituiti allo Stato, il che aggrava il passivo di Alitalia (non cambierebbe molto il costo totale per lo Stato, ma questa è un’altra storia). Se prudenzialmente, come è corretto fare, aggiungiamo questo importo agli altri debiti, siamo a 1,5 miliardi.Mancano però i debiti verso i fornitori, per i quali possiamo fare il seguente ragionamento.Un’impresa delle dimensioni di Alitalia paga normalmente i fornitori “a 60 giorni”, ovvero con due mesi abbondanti di ritardo, se non a 90 giorni (tre mesi). Quindi è del tutto normale che in ogni istante questa impresa debba ancora pagare le fatture degli ultimi tre mesi. Poiché si tratta di un quarto dell’anno, se i costi si formano in modo più o meno regolare, questo significa avere debiti pari a circa il 25 per cento dei costi totali.Alitalia ha costi di circa 5 miliardi all’anno. Di questi, circa 1 miliardo è dato da stipendi e salari, il cui pagamento non risulta sia stato sospeso. Ne restano 4: sarebbe pertanto del tutto fisiologico riscontrare debiti per un quarto di tale importo, quindi, 1 miliardo di euro. Se poi teniamo conto che Alitalia sa da molto tempo di essere in situazione pre-fallimentare, è del tutto ragionevole che abbia allungato ulteriormente i tempi di pagamento. Di quanto? Non lo sappiamo, ma se fossero arrivati, ad esempio, a sei mesi invece che a tre mesi avremmo debiti per 2 miliardi. Ipotizziamo allora debiti verso i fornitori tra 1 e 2 miliardi (1,5?).Nei giorni scorsi il quotidiano Europa ha scritto che il decreto di nomina a commissario di Augusto Fantozzi riferiva di debiti per un importo complessivo pari a 2,8 miliardi. Non sappiamo se sia vero perché la cosa non è stata confermata, ma neppure smentita. Ma se consideriamo 1,5 miliardi di natura finanziaria, un totale di 2,8 miliardi richiederebbe altri debiti (verso fornitori) per circa 1,3 miliardi, del tutto plausibile e in linea con il ragionamento precedente.
I PICCOLI AZIONISTI
Il governo ha deciso di tutelare anche i piccoli azionisti. Quanto costa? Anche qui abbiamo diversi problemi.Il primo è capire chi siano i “piccoli”, cosa che dovrà essere definita da un successivo provvedimento. Ma Tesoro a parte, nessuno ha più del 2 per cento delle azioni di Alitalia: basta questo a qualificare un azionista come “piccolo”? Se così fosse, il rimborso spetterebbe a circa il 50 per cento del capitale di Alitalia.Il secondo è il prezzo a cui effettuare la compensazione. L’ultimo prezzo prima della sospensione del titolo era 0,44 euro. Poiché Alitalia ha circa 1,3 miliardi di azioni, questo conduce a un valore di circa 600 milioni, metà dei quali nelle mani di azionisti “non grandi”. Per altro, nelle ultime settimane il titolo oscillava in modo spaventoso, e non è comunque detto che la compensazione degli azionisti sia totale. In questa incertezza pensare a un costo di circa 150 milioni pare prudente.
L’ATTIVO DI ALITALIA
Qui ci troviamo su un terreno ancora più scivoloso. Quanto incasserà il commissario vendendo quel che di buono è rimasto? Lo vedremo solo alla fine. Le stime che girano (la fonte è il Sole24Ore, quotidiano notoriamente vicino alla “cordata”) non vanno oltre i 7-800 milioni di euro.La cifra dipenderà per altro anche da due elementi estremamente delicati.Il primo è se il commissario (che in procedure del genere dovrebbe tutelare “anche” i creditori) vorrà sollecitare offerte da più parti o si limiterà a vendere il tutto a Cai. Con ogni probabilità seguire la seconda strada andrebbe a detrimento dei creditori, ma pare sarà quello che avverrà – quindi pensare a importi superiori a quelli indicati dal Sole24Ore parrebbe avventuroso.Il secondo è la valutazione che sarà data dall’advisor “indipendente” nominato dal governo, la Banca Leonardo. Anche qui, pensare a valutazioni molto generose pare azzardato, quanto meno perché l’advisor nominato a valutare gli asset da vendere (presumibilmente) alla Cai appartiene ad alcuni azionisti presenti anche nella Cai stessa (Benetton, Tronchetti Provera, e così via.La questione è talmente ridicola da commentarsi da sola. Spetta ad altri valutare se siamo entro i limiti delle norme (personalmente lo dubito) ma se fossi un creditore di Alitalia e alla fine non riuscissi a recuperare tutto il dovuto, credo preparerei una causa. Ma anche come contribuente, poiché mi troverò a pagare più tasse per compensare un introito minore di quanto sarebbe stato possibile, non sono certo tranquillo.Prendiamo allora per buona la stima del Sole24Ore….
IL COSTO DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI
Anche qui le variabili difficilmente misurabili sono tante. Quanti esuberi? Chi sono? Il costo dipende anche dallo stipendio di chi resta senza lavoro: sono lavoratori a tempo pieno o precari? E per i precari, alcune migliaia, davvero non si prevede alcuna copertura? Per quanto tempo resteranno disoccupati? Se trovassero un altro lavoro, questo costo verrebbe meno.La stima che possiamo proporre è la seguente. Il costo medio del lavoro di Alitalia può stimarsi (prudenzialmente, sulla base del bilancio 2005) in circa 55mila euro/anno. (1)Poiché gli ammortizzatori coprono circa l’80 per cento dello stipendio (per fortuna dei lavoratori del trasporto aereo il loro accordo sindacale del 2004 non pone neppure un tetto a quanto possono ricevere) avremo da pagare 44mila euro per ogni lavoratore per ogni anno, fino a un massimo di 7 anni.Se restassero “fuori” circa 5mila lavoratori a tempo pieno, ad esempio, avremo 220 milioni all’anno. Per quanti anni, non lo sappiamo, ma non è azzardato temere un costo complessivo tra un miliardo e un miliardo e mezzo. Per i precari per ora non è previsto nulla. Vedremo.
TIRIAMO LE SOMME. E VEDIAMO CHI PAGA
Altro ancora si potrebbe considerare: ad esempio, contributi e imposte che vengono meno, ma il problema nella valutazione di queste voci è strettamente “rispetto a quale scenario” e preferiamo non avventurarci su questa strada ancora più impervia.Riassumendo, allora, prendiamo nella assoluta incertezza valori intermedi tra quelli che avevamo indicato:
(in milioni di Euro) Da pagare Ricavi attesi
Bilancio Alitalia
Debiti finanziari 1.200
Prestito ponte 300
Debiti a fornitori 1.500 (?)
Valore dell’attivo 800 (?)
Altri costi
Tutela azionisti 150 (?)
Costo ammortizzatori sociali 250 (?)
Totale 4.400 (?) 800 (?)
La differenza tra costi e quanto si può ricavare dalla vendita dell’attivo di Alitalia si aggira sui 3,6 miliardi di euro. Ma è un dato molto grezzo. Diciamo che il costo degli ammortizzatori sociali e quello per la tutela degli azionisti (stimabili in 1,4 miliardi) è senz’altro a carico della collettività. Per le altre voci, occorre capire chi paga per i debiti ai fornitori, e qui le strade sono due.
Ipotesi 1: lo Stato garantisce tutti.
In questo caso, oltre agli ammortizzatori lo Stato si fa garante della intera differenza tra l’attivo e il passivo: un totale di 3,6 miliardi, quindi.
Ipotesi 2: i fornitori non fruiscono di alcuna garanzia aggiuntiva.
Effettivamente, mentre i creditori “finanziari” di Alitalia sono garantiti ai sensi del decreto che emenda la legge Marzano, nessuno ha mai detto che lo stesso vale per chi ha continuato a “dare credito” ad Alitalia continuando a rifornirla (di carburante, servizi di manutenzione, ecc.). In una intervista a La Repubblica, il commissario Fantozzi ha in realtà indicato che i fornitori saranno pagati, per quanto possibile, liquidando l’attivo. Non è chiaro che senso avrebbe la disparità di trattamento, ma in questa ipotesi parrebbe che i debiti finanziari sarebbero pagati sull’apposito fondo pubblico a tutela delle frodi finanziarie, mentre i fornitori sarebbero soddisfatti solo pro-quota vendendo l’attivo. Se così fosse – e se questo fosse possibile stante le attuali norme sul fallimento – i fornitori verrebbero soddisfatti solo per circa il 50 per cento, e quindi sopporterebbero circa 700 milioni del costo sopra identificato.In questa ipotesi, lo Stato pagherebbe direttamente in totale circa 2,9 miliardi. Si noti per altro che all’interno dei creditori di Alitalia potrebbero nascondersi altri pezzi del sistema pubblico se, come è legittimo pensare, Alitalia avesse ancora in sospeso pagamenti di imposte, contributi Inps e così via. Sarebbe bello se dicessero ai contribuenti come stanno veramente le cose, vero?Una cosa assai probabile è che, se il piano Fenice oggi fallisse, il numero degli esuberi sarebbe superiore. Problema oggettivo dei lavoratori a parte, aumenterebbe il costo degli ammortizzatori sociali. E dubito che il valore degli asset di Alitalia, se anche aumentasse con altre offerte, cosa da dimostrare, sarebbe talmente superiore da compensare questo effetto. Difficile dire cosa sarebbe meglio
(1) Purtroppo il modo in cui sono costruiti i bilanci negli ultimi anni non aiuta, ma il dato dei dipendenti a tempo indeterminato è probabilmente maggiore.

venerdì 12 settembre 2008

IL LIETO FINE DELLA FAVOLA ALITALIA


Alla fine della favola Alitalia, nessuno sarà scontento come si addice a tutte le favole con lieto fine. Non ci rimetteranno i piccoli azionisti, non ci rimetteranno i dipendenti, tutti ricollocati in tempi record, non ci perderanno nulla le banche, anzi alla fine di tutta la vicenda saranno loro ad averci guadagnato più di tutti. Non sarebbe una novità, nella vicenda Parmalat molti istituti di credito ci hanno guadagnato alla grande mentre i piccoli risparmiatori potevano solo vedere i risparmi di una vita andare letteralmente in fumo.
Possibile che da una situazione in cui il fallimento era alle porte si sia passati in un attimo in una condizione di tutti felici e contenti? Alla fine della storia non sarà zio Paperone a pagare e ad accusare ingenti perdite economiche ma i contribuenti italiani che dovranno pagare i debiti della bad company che rimane in mano a un fantomatico commissario, quindi allo Stato, risanati come al solito a colpi di addizionali sulla benzina secondo lo schema ampiamente collaudato per la guerra d’Abissinia, il terremoto del Belice e tutti quegli altri esempi che fanno ribollire il sangue ancora oggi.

IL BRACCIALETTO ELETTRONICO, IL GIOIELLO PIU INUTILE


Ogni tanto qualche politico inventa uno slogan e offre panacenee per i mali del Paese. Molti di questi slogan restano tali, altri si trasformano in progetti ma il risultato è sempre lo stesso: i problemi rimangono irrisolti. In più molto spesso viene bruciata qualche vagonata di denaro pubblico. Nel caso della sicurezza, l'arma fine del mondo viene evocata spesso da destra e sinistra. Uno di questi strumenti miracolosi è il braccialetto elettronico, il dispositivo che dovrebbe permettere di trasferire i detenuti dalle carceri al loro domicilio, trasmettendo l'allarme nel caso in cui si allontanino. Un congegno che negli Usa funziona molto bene, perché applicato in un sistema giudiziario diverso e in una gestione infinitamente più rigorosa: se sgarri, non hai scampo. Qui da noi, il sistema rischia di avere costi superiori ai benefici. E di non funzionare da deterrente verso nuovi reati. Quanto a costi, gli italiani li stanno già pagando. La prima volta che si decise di lanciare la sperimentazione del braccialetto fu firmato un bel contratto con Telecom: undici milioni l'anno per 400 apparecchi. Il contratto è partito nel 2003 con scadenza nel 2011 ma dopo due anni si è deciso di fermare tutto e i dispositivi sono sostanzialmente inutilizzati. Come riferisce il Sole24ore, la sperimentazione ha mostrato tutti i limiti dell'iniziativa: funziona entro un raggio limitato - 100-200 metri - e spesso il segnale scompare anche se il detenuto va in cantina o in un angolo coperto. Insomma: non alleggerisce il carico di polizia e carabinieri e non permette di intervenire rapidamente in caso d'evasione. Gioielleria penale. Che oggi viene riscoperta dai due ministri Alfano e Maroni, con scarse possibilità di successo: il contratto con Telecom impedisce di provare altri prodotti tecnologici. E, soprattutto, è un'illusione credere che esista una bacchetta magica per i problemi della giustizia: servono riforme, investimenti e competenze. Nel frattempo, però, sarebbe urgente evitare di buttare via quelle poche risorse disponibili, in denaro e in personale.

mercoledì 10 settembre 2008

MA DOVE VIVE SUL PIANETA PAPALLA?


Oggi nell'edizione del Tg3 delle 19 il nostro " purtroppo" presidente del consiglio, durante la visita ufficiale a Londra, rilasciando la solita conferenza stampa alla domanda di un giornalista inglese che lo solleticava sulla crisi italiana ecco cosa e riuscito a dire: (nastro su 21.12)
" credo di essere un presidente di un paese molto solido in cui c'è un alto livello di vita, un alto livello di benessere siamo i sesti contributori delle nazioni unite, siamo primi in europa per il numero di telefonini e numero delle TV, potrei continuaree abbiamo anche un orgoglio che vorrei ricordare in terra straniera ,2500 siti archeologici piu di 1000 teatri e la squadra di calcio campione del mondo quest'anno".
Chiaramente il giornalista e di fede comunista, la domanda era provocatoria e in ultimo e stato frainteso.
Il rapporto ISTAT da la crescista del prodotto interno lordo per il secondo semestre praticamente a zero, la crisi Alitalia sarà uno dei piu colossali scandali degli anni 2000, le insolvenze dei possessori di mutui cominciano ad arricchire le banche, l'inflazione stimata a fine anno sarà pari al 3,8%e lui che dice?.............siamo primi in europa per numero di telefonini e televisioni......la rivoluzione può attendere.

il video e disponibile su:
http://www.tg3.rai.it/ Tg3 del 10.09.2009 delle 19,00

domenica 7 settembre 2008

STOP ALL'USURA BANCARIA


Vi informo che in data 13 Settembre vi sarà l’assemblea costituente dell’Associazione JAK Bank Italia su modello svedese.
presso Hotel Alexander, V.le Guidoni n° 101 - Firenze
L’idea si è sviluppata in seguito alla visione di una puntata su Rai 3 di REPORT(su rai . tv cercare SENZA INTERESSI)
Alla conferenza sarà presente il giornalista Giorgio Simonetti che harealizzato tale servizio per Report.
Se volete intervenire potete mandare una mail al Coordinatore NazionaleMario

venerdì 5 settembre 2008

AGGIORNAMENTO N. 11 DELLE CONDANNE DELLA COMUNITA' EUROPEA ALL'ITALIA


Con la sentenza C- 504/06 la Corte di giustizia europea ha stabilito che: "non avendo provveduto alla corretta trasposizione nell’ordinamento italiano dell’art. 3, n. 1, della direttiva del Consiglio 24 giugno 1992, 92/57/CEE, riguardante le prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili (ottava direttiva particolare ai sensi dell’articolo 16, paragrafo 1, della direttiva 89/391/CEE), la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza della direttiva medesima". La Commissione aveva fatto ricorso alla Corte perchè la normativa italiana (precedente al 2008) che ha trasposto la direttiva prevede la nomina di un coordinatore per la sicurezza e la salute del cantiere in cui operano più imprese solo se il cantiere ha un'entità presunta di almeno 200 uomini/giorno, o se comporta rischi particolari, mentre la norma europea non faceva eccezioni. Tra le difese addotte dall'Italia è stato sostenuto che la nomina del coordinatore rappresenterebbe per le imprese un "aggravio degli adempimenti burocratici" e "spese supplementari". La Corte ha ritenuto, invece, che si tratti di un modo per tutelare la sicurezza e la salute nei cantieri.

AGGIORNAMENTO N. 10 SULLE CONDANNE DELLA COMUNITA' EUROPEA ALL'ITALIA


L'11 giugno 2008 la Commissione europea ha notificato all'Italia la lettera di avvio della procedura di infrazione nei suoi confronti per il c.d. prestito ponte Alitalia. La lettera è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale Ue il 22 luglio 2008 insieme ad una motivazione della procedura. Nella sua decisione la Commissione ha stabilito, fra l'altro, che:"- la decisione del governo italiano di concedere il prestito in oggetto è intervenuta il 22 aprile 2008, a seguito del ritiro il giorno stesso di un'offerta di acquisto di Alitalia e che l'adozione del decreto-legge n. 93 è stata motivata dall'aggravamento della situazione finanziaria della compagnia. La quasi contemporaneità del ritiro dell'offerta di acquisto summenzionata e della concessione del predetto prestito da parte del governo italiano avvalora la tesi che un azionista di dimensioni comparabili non avrebbe accettato di concedere tale prestito, né a maggior ragione un prestito imputabile in conto capitale di Alitalia, date la gravità della sua situazione e l'assenza di prospettive di acquisto della compagnia al momento della concessione del prestito.



DOVE VOLANO I FURBETTI



Ieri sera facendo zapping sui vari canali televisivi dopo mezzanotte ho visto una scena allucinante : c’era IL MAGNACCIA che parlava CONTEMPORANEAMENTE sul Tg1, Tg2, Rete4, Canale5, dicendo di aver risolto la questione Alitalia nell’unico modo possibile salvandola dal fallimento. Ancora pochi giorni di questo bombardamento mediatico e la maggioranza degli Italiani sarà convinta che Berlusconi ha salvato l’Alitalia. Riassumiamo brevemente la vicenda.
All’inizio del 2008 Alitalia poteva essere ceduta ad Air France a queste condizioni:- circa 2000 esuberi;- nessun onere a carico dello stato;- probabile inglobamento e scomparsa della compagnia di bandiera come avvenuto in Svizzera e Svezia.
Oggi il salvataggio del MAGNACCIA è il seguente :- circa 6-7000 esuberi;- prestito-ponte di 300 milioni di euro (già scomparso);- cessione-regalo della parte sana dell’azienda ad una cordata di imprenditori pluricondannati e noti per la loro voracità di denaro pubblico;- oneri a carico dello stato (debiti, spese per gli esuberi, ecc.), si parla di cifre enormi 7-800 milioni forse un miliardo di euro;- sopravvivenza di una mini-compagnia di bandiera.
Possibile che nessuno metta in risalto l’enorme danno economico di oltre un milirdo di euro causato da Berlusconi a tutti gli Italiani per non aver ceduto Alitalia ad Air-France?L’opposizione fa timide proteste : il Ministro del governo-ombra per le Attività Produttive è Matteo Colaninno e suo padre è il capo della cordata di imprenditori; il commissario della bad company è Fantozzi già ministro nei governi del centro-sinistra.Solo una rivoluzione può salvare il popolo italiano, ma le rivoluzioni non sono mai indolori, come abbiamo visto per Cochabamba in Bolivia, e noi non ne abbiamo nè la voglia nè il coraggio.Gli over 50 sono lobotomizzati dalla TV, gli under 40 si stanno distruggendo con alcool e droga.
LA RIVOLUZIONE PUO’ ATTENDERE E LORO CONTINUERANNO A FARE I LORO PORCI COMODI.
cliccate sul link sottostante per vedere quanto ci costa questo salvataggio

http://speciali.espresso.repubblica.it/grafici/furbetti/01.html','para','toolbar=no,location=no,directories=no,status=no,menubar=no,scrollbars=auto,resizable=no,width=700,height=480');




martedì 2 settembre 2008

RITOCCHINI EXTRA PER LE AUTO BLU A BOLOGNA


Certo, le cifre sono piccole rispetto alla valanga dello sperpero italiano. Ma sono indicative della incapacità di tirare la cinghia, anche nelle città più vicine all'Europa. Così si scopre che a Bologna alla vigilia di Ferragosto il comune ha stanziato un fondo extra per le auto blu. Per tutto il 2007 era stato previsto di spendere 25 mila per le vetture con autista a noleggio destinate agli amministratori e i dirigenti del municipio, ma dopo otto mesi quei fondi sono finiti. È stato necessario un ritocchino di 10 mila euro che porta il totale a 35 mila euro.
Bologna è di sicuro un esempio virtuoso. Ha scelto di rinunciare alle auto blu di proprietà e agli autisti assunti dal municipio ricorrendo al noleggio esterno. Si è scesi così dai 69 mila euro del 2003, epilogo della giunta Guazzaloca, a 45 mila nell'anno successivo, 36 mila nel 2005 e addirittura 29 mila nel 2006. Il sindaco Cofferati, per esempio, alterna la bicicletta alle trasferte con l'auto blindata della Digos, imposte come misura di protezione dopo le minacce di matrice terroristica. Ci si chiede però perché in una città dove i mezzi pubblici funzionano, c'è un nodo ferroviario per andare dovunque e tante piste ciclabili non si possa fare di più. E rimanere fedeli all'impegno iniziale, rinunciando ai 10 mila euro extra. I tanti cittadini che non riescono a fare fronte al caro benzina di sicuro lo apprezzerebbero.

I REGALI NUCLEARI DI BERLUSCA AI POVERI RUSSI


Ma è più povero il governo italiano o quello russo? Perché mentre le aziende statali di Mosca si arricchiscono, alimentando investimenti in tutto il mondo e finanziando la vita dorata dei nuovi boiardi tra megayacht e ville, i cittadini italiani continuano a finanziare il disarmo nucleare dell'ex Urss. I nostri governi faticano a trovare un posto per le scorie radioattive di Caorso e affini, ma sono prodighi di doni per aiutare il Cremlino nella pulizia atomica. In base agli accordi firmati da Putin e Berlusconi nel 2003 stiamo spendendo 360 milioni di euro per un piano decennale di bonifica dei sottomarini sovietici. Per questa caccia all'Ottobre rosso a carico del contribuente, la scorsa settimana il ministro Scajola ha firmato il contratto per la costruzione di una nave speciale, destinata al trasporto di combustibile nucleare. Costo? Oltre 70 milioni di euro, finanziati dal ministero dello Sviluppo economico. L'unica buona notizia è che sarà prodotta Fincantieri in Liguria, poi verrà consegnata ai russi. Domanda: ma siamo sicuri che non possano fare a meno del nostro soccorso? E che con quei fondi si possa fare qualcosa di più utile in casa nostra?