IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

venerdì 31 ottobre 2008

ECCO I VERI FANNULLONI


I dipendenti pubblici hanno una cattiva fama. Su di loro si dice di tutto. Assenteisti, con il doppio lavoro, raccomandati dai politici, scortesi con i cittadini. Il ministro della Funzione Pubblica Brunetta ha deciso di dare un giro di vite all’assenteismo. La visita del medico fiscale sarà sempre obbligatoria anche nelle ipotesi di prognosi di un solo giorno. Nessuno potrà più sgarrare. Brunetta chiarisce che il medico potrà piombare a casa del dipendente pubblico a qualsiasi ora “al fine di agevolare i controlli”. Ad ogni malattia si applica la decurtazione di “ogni indennità o emolumento, aventi carattere fisso e continuativo e trattamento economico accessorio” quantificabili nel 25-30% della retribuzione.Brunetta mi piace, è uno tosto, che sa farsi rispettare, come Napoleone di cui ha la stessa statura. Le sue direttive, ne sono sicuro, colpiranno come la folgore anche i dipendenti pubblici per eccellenza, i parlamentari. Da una elaborazione de Il Sole 24 Ore, con riferimento ai dati Camera e Senato a fine 2007, si può scoprire chi sono gli assenti alle votazioni parlamentari. Brunetta mandi subito un medico fiscale ad Arcore. Silvio Berlusconi è infatti il primo assoluto con il 98,5% di assenze alla Camera. Se non è primo non è mai contento. L’attuale portavoce del PDL, Capezzone, ha totalizzato il 67,6%. Nei primi 10 c’è Sandro Bondi, in settima posizione, con l’87,5% e in quinta l’ex piduista Cicchitto con l’89,9%. Tutti pidilellini in fuga dal lavoro. Brunetta li faccia pedinare, vorremmo tutti sapere dove vanno, cosa fanno, se incontrano Veltroni.Al Senato per il PDL le cose non migliorano. La posizione numero uno è di Marcello Dell’Utri, 41,1% di assenze. Secondo assoluto il doppiolavorista Ghedini con il 38,7%. Un avvocato pagato dai cittadini con lo stipendio da parlamentare per difendere Berlusconi in tutti i tribunali d’Italia. Il re del doppiolavoro, un mito. Una soffiata per Brunetta: mandi subito un medico al tribunale di Milano, coglierà il Ghedini sul fatto mentre difende lo psiconano al processo Mills.Se i dipendenti pubblici avessero le percentuali da desaparecidos dei parlamentari potremmo chiudere i ministeri e nessuno se ne accorgerebbe. Ma il Parlamento esiste veramente? Se un parlamentare non va a lavorare per un solo giorno Brunetta mandi il medico fiscale. Nel caso sia un condannato, un prescritto, un inquisito (quindi spesso) faccia accompagnare il medico dai Carabinieri (per proteggerlo).

giovedì 30 ottobre 2008


E' impressionate il numero di errori politici che Silvio Berlusconi è riuscito ad inanellare nel giro di poche settimane. Convinto che i verbi comandare e governare siano sinonimi, il premier continua pensare che per cambiare il Paese sia sufficiente la forza della sua maggioranza. Il suo modello, lo ha detto più volte, è Margaret Thatcher, il primo ministro inglese che nei primi anni '80 fece ripartire l'economia del Regno Unito, grazie a un cura da cavallo basata su tagli allo stato sociale e liberalizzazioni. Berlusconi però non è la Thatcher, l'Italia non è l'Inghilterra (dove sono le liberalizzazioni, dov'è il sussidio di disoccupazione?) e soprattutto gli studenti, i genitori e i professori che in queste ore affollano le piazze, non sono i minatori inglesi che nel 1984 furono sconfitti dopo 12 mesi di sciopero.La scuola e l'università, a differenza delle miniere, rappresentano il cuore pulsante dello Stato. E se una riforma e un intervento duro per eliminare sprechi e inefficienze sono necessari, è chiaro che la strategia dei tagli a pioggia e non mirati è destinata semplicemente ad imballare un sistema che già oggi funziona poco. Anche nella maggioranza, alla fine, in molti se ne stanno rendendo conto. Solo che non lo possono dire. Berlusconi odia le sconfitte e ritirare il decreto Gelmini per lui sarebbe stato come replicare l'incubo dell'estate del 1994, quando la riforma delle pensioni varata dal suo primo governo fu messa nel cassetto, di fronte alle proteste dei sindacati, solo poche ore dopo essere stata proposta.Così il Cavaliere tenta di correre ai ripari continuando a far la faccia feroce e blindando ancor più il suo potere. Promette l'ennesima legge-grida manzoniana per perseguire penalmente chi imbratta i muri; assiste compiaciuto ai primi tafferugli tra gli studenti di Forza Nuova e quelli anti-fascisti che gli permetteranno di dire «avevo ragione, in strada sono scesi i facinorosi»; insiste per ottenere una modifica delle norme elettorali per le europee che gli consentano di mandare anche a Strasburgo parlamentari nominati e non eletti dai cittadini; avanza l'idea di fare di Mara Carfagna la portavoce unica del governo. Insomma si agita per trovare una via d'uscita, mentre la recessione comincia fare sentire il suo peso anche in Italia.È una strategia pericolosa. Per il Paese e, paradossalmente, anche per il suo governo. Tutte queste scelte sono infatti destinate a riportare in auge il tema della Casta, di cui ormai il premier rischia di diventare l'esponente principale. Nel momento in cui si chiede ai cittadini di stringere la cinghia, trattarli anche come sudditi non è una buona idea. Le domande che prima o poi tutti cominceranno a farsi sono evidenti: punire chi sporca i muri va bene, ma come la mettiamo con i responsabili della crisi e dei disastri finanziari? E poi, perché devono rappresentarci solo persone scelte direttamente dal capo? Perché deve fare carriera nel governo una signorina che fino a quattro anni fa era una soubrette e posava nuda nei calendari? Tutto questo ha a che fare con la meritocrazia (che viene oggi invocata a sproposito per giustificare i tagli indiscriminati nella scuola) o piuttosto bisogna cominciare a ragionare sull'oligarchia? E ancora: ma i sacrifici ce li può davvero chiedere uno degli uomini più ricchi del mondo?Si tratta di interrogativi pericolosi, soprattutto perché a porseli per primi sono gli uomini e le donne del mondo della scuola. Gente informata e che si informa. Gente che è in grado di informare gli altri. Potenzialmente, insomma, una valanga. Per questo Berlusconi continua a gettare benzina sul fuoco, sperando che le proteste sfocino nella violenza. Solo di fronte a problemi di ordine pubblico riuscirà a tener salda l'alleanza con la lega. Agli uomini di Bossi il Cavaliere ha promesso il federalismo, ma gli eventi di queste settimane hanno messo questa riforma in secondo piano. Tra i leghisti però il malumore cresce. Già ora i parlamentari del carroccio hanno difficoltà a spiegare ai sindaci dei piccoli comuni del nord che, a causa dell'accoppiata Gelmini-Tremonti, molte delle loro scuole verranno chiuse. Domani sarà il turno delle giustificazioni davanti agli elettori. Chi vota lega, dopo aver visto per mesi il proprio movimento chinare la testa di fronte ai voleri del capo, almeno un risultato vorrebbe portarselo a casa. Ma il federalismo è lontano, mentre le elezioni europee (primo banco di prova della maggioranza) sono sempre più vicine.

martedì 28 ottobre 2008

PULIAMO IN CASA PROPRIA CARO BRUNETTA


IL diavoletto si nasconde nei dettagli. E questa storia insegnerà qualcosa al professor Renato Brunetta, ministro plenipotenziario e oramai sole nascente, stella polare di milioni di italiani. Adesso che persino a palazzo Chigi sono stati installati i tornelli, che di fannulloni in giro non c'è ombra, che i baristi - l'ha detto Berlusconi! - sono disperati e confusi. Adesso che l'operazione trasparenza si può ritenere non soltanto avviata ma anche apprezzata, adesso, proprio adesso, il ministro della Funzione pubblica dovrebbe, secondo noi, riavvolgere la pellicola e rivedersi il film della guerra dichiarata, combattuta e in qualche modo anche vinta contro l'indolenza di Stato, la bugia da certificato, la piccola quotidiana malversazione. Noi gli consiglieremmo, per esempio, di convocare attorno a un tavolo tutti i suoi direttore generali. Ottimi manager della pubblica amministrazione che sono stati i primi a dare il via alla operazione trasparenza. Hanno scelto di obbedire ed esibire: ecco quanto guadagnamo, ecco come e dove. Perfetto. E così sappiamo, per esempio, a quanto ammonta la paga del dottor Francesco Verbaro, giovane dirigente a cui è affidata l'interpretazione delle norme, i dubbi e le ansie di chi deve applicare il contratto di lavoro. Centoquarantunomila lorde annue. Né troppo né poco. Giusto per un livello così elevato. Però un dottor Verbaro, anch'egli Francesco, sicuramente un omonimo, è membro anche del comitato direttivo dell'Aran Sicilia, l'agenzia nazionale che gestisce e fa applicare i contratti di lavoro. Incarico che in Sicilia, ha comunicato l'efficiente e preziosa segreteria generale, è retribuito con una decurtazione del trenta per cento, volontariamente decisa tempo fa. Da 113mila lordi annui a 80mila annui, sempre lordi. Il dottor Verbaro, sicuramente omonimo di quell'altro, collaboratore del ministro, si è associato alla cura dimagrante. C'è però un altro omonimo, un altro Verbaro, un terzo Francesco, che è consulente al comune di Milazzo e fa l'esperto del sindaco del luogo per le materie giuridice. Due anni da esperto, 22mila euro più altri 22mila euro. Lordi però. Da un foglio a un altro, da un terzo a un quarto Verbaro. Un omonimo, l'ennesimo, del primo, del secondo e del terzo. Perché la Corte dei Conti, scrive il settimanale messinese Centonove, ha aperto un procedimento contro la Provincia di Messina colpevole negli anni scorsi di aver affidato con mano troppo leggera delle consulenze. Tra queste una di 127mila euro a un certo Francesco Verbaro per l'aiuto alla redazione della nuova pianta organica. Aiuto che si stima fu prestato per poche settimane e non per molti mesi, come esigeva il contratto. Ecco, fossimo il ministro Renato Brunetta, convocheremmo attorno a un tavolo i principali dirigenti, i più fidati collaboratori e avanzeremmo il dubbio: "C'è gente che fa il consulente e ha il vostro stesso nome e cognome. Sono omonimie, questo è sicuro...". E se si volesse valutare la questione da un altro punto di vista, si potrebbe dire: al ministero della Funzione pubblica ci sono, forse, superconsulenti, ma, di sicuro, nessun fannullone!

CASSA DA MORTO


La piazza di Aulla, in Lunigiana, era dedicata ad Antonio Gramsci. Poi arrivò il sindaco Lucio Barani, socialista di andata e di ritorno, e pensò bene di farne un condominio: metà a Gramsci, metà a Bettino Craxi. Uno morto in Italia dopo anni di carcere per le sue idee, l’altro morto latitante in Tunisia per non finire in carcere per le sue ruberie. Nella piazza spuntarono due statue: una per commemorare degnamente l’illustre pregiudicato, una per ricordare le “vittime di Tangentopoli” (non gli italiani derubati, ma i politici ladri). Aulla venne pure dichiarata “comune dedipietrizzato”. Poi, fortunatamente, Barani finì il suo mandato e fu premiato con un seggio in Parlamento col Nuovo Psi, nelle liste di Forza Italia. Non potendo più fare il sindaco al suo paese, divenne primo cittadino in un comune limitrofo. Ora la nuova giunta di Aulla (un pateracchio Forza Italia-Udc-Pd-Sdi) ha deciso di mettere all’asta il monumento a Bettino e al suo bottino, scolpito nel marmo bianco delle cave di Carrara, un tempo usato da Michelangelo. Non per spirito polemico, anzi: “Continuo ad ammirare Craxi come statista e come politico”, assicura il sindaco reggente, l’Udc Roberto Simoncini, fra le proteste di Barani e di Bobo Craxi, figlio d’arte. “Ma i bilanci sono quelli che sono ed è necessario mettere in vendita i gioielli di famiglia, cioè i due monumenti. Dobbiamo fare cassa: contiamo di ricavare dalla statua di Craxi almeno 50 mila euro”. Diavolo di un Bettino: è l’unico politico al mondo che riesce a fare cassa sia da vivo che da morto.

SIAMO IN DEMOCRAZIA FINO A PROVA CONTRARIA


Nell’esprimere tutta la personale solidarietà ai nostri studenti di ogni ordine e grado, ai loro insegnanti e al personale non docente impegnati nelle giuste proteste e rivendicazioni di questi giorni, lancio un appello a tutti i genitori che con altrettanta angoscia seguono l’evolversi degli eventi di queste ultime ore. Il Decreto-legge Gelmini non può arrogarsi il diritto di riformare a scatola chiusa la Scuola degli italiani.
La prevaricazione e l’arroganza di cui è pregno si manifesta proprio con la sua forma di approccio legislativo, un Decreto-legge, appunto, non emendabile. Questo vuol significare che gli Onorevoli e i Senatori chiamati a ratificare questa ennesima “involuzione”, nonché “calamità culturale”, che avrà ulteriori riflessi negativi nell’organizzazione e nella gestione della società -con tutte le sue indubbie ripercussioni future-, nei prossimi giorni “convertiranno” in legge il Decreto Gelmini, non apportandovi alcun cambiamento, poichè blindato dalla sua stessa inemendabilità (è stato richiesto il voto di fiducia).A questo punto vi chiedo, cosa ci si può aspettare da un Parlamento a sua volta blindato?
Gli Onorevoli e i Senatori che lì siedono sono stati tutti “nominati” dai partiti, in barba a qualsiasi principio di legittima rappresentatività democratica, servi solo delle loro convenienze e dei loro rapporti clientelari.
Potranno mai rispettare il sacrosanto diritto di chi li ha votati nel momento in cui, come ora, ognuno pretende di sapere e conoscere con chiarezza il disegno e il destino della nostra già bistrattata scuola?
Bene fanno i nostri ragazzi a protestare autonomamente senza essere “condizionati”, o peggio “strumentalizzati” dai partiti politici.
I Decreti-legge con voto di fiducia hanno sempre una matrice politica, da qualsiasi partito politico provengano, e servono ad ingannare il popolo.
Genitori, non permettiamo questo ennesimo disegno criminale!
Difendiamo la nostra già maltrattata democrazia.
Difendiamo la nostra Costituzione che parla di Scuola uguale per tutti.
Difendiamo la libertà della nostra Scuola, perché nella Scuola si costruisce il futuro dei nostri figli, che vogliamo liberi e rispettati!

sabato 25 ottobre 2008

COSSIGA: SENATORE A VITA EX CAPO DELLO STATO ....UN DEMENTE



Ecco la dichiarazione di Francesco Cossiga Ex capo dello stato e Senatore e vita della Repubblica Italiana:
''In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perche' pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito...''. ''Lasciar fare gli universitari - ha continuato - Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle universita', infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le citta'''. ''Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovra' sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri'', ha affermato Cossiga. ''Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pieta' e mandarli tutti in ospedale - ha continuato - Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in liberta', ma picchiarli e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano''. ''Soprattutto i docenti - ha sottolineato - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine si'.
Credo che ogni commento sia superfluo.
C O S S I G A
V E R G O G N A T I

venerdì 24 ottobre 2008

GANDHI,LA SCUOLA E LE TELEVISIONI


Non c'è nulla di casuale nelle dichiarazioni seguite da smentita di Silvio Berlusconi sulla polizia nelle scuole. Il Cavaliere quando parla segue una strategia precisa. Da una parte vuole saggiare le reazioni dell'opinione pubblica abituandola a poco a poco all'idea che contro gli studenti si può utilizzare la forza, dall'altra tenta di distogliere l'attenzione dal nocciolo del problema: ai tagli di spesa nella scuola si è provveduto con un decreto legge senza consultare nessuno.Il decisionismo, del resto, in giorni in cui cinque telegiornali su sei si limitano a fare da megafono del potere, paga. Quello che la maggior parte degli italiani hanno capito del decreto Gelmini è infatti semplice: alle elementari si ritornerà a mettere il grembiule e nelle classi si tornerà ad avere un solo maestro. Tutto il resto passa in secondo piano. Ovvio che in un paese di anziani come il nostro la controriforma, raccontata così, raccolga ampi consensi. Il grembiule (che oltretutto non è un'idea da buttar via) e il maestro unico riportano alla mente della gente i bei tempi andati. Tempi che, man mano si va avanti con gli anni, sono sempre migliori dei presenti. Non bisogna quindi farsi ingannare dalle manifestazioni. Chi protesta, per quanto numerosi siano i cortei, per il momento rappresenta solo la minoranza dei cittadini. La situazione può però cambiare rapidamente. La controriforma, per come è stata concepita, è destinata a toccare ampi strati della popolazione, a incidere direttamente sulla vita delle famiglie. Ma, nella gran parte dei casi, non lo farà subito. Molti cambiamenti avverranno lentamente. Per questo Berlusconi si lamenta dei giornali e a parole sminuisce la portata degli interventi (il maestro unico, per esempio, nei discorsi del premier diventa maestro prevalente): il suo obiettivo è prendere tempo e far sì che non si conoscano troppo bene gli esatti contenuti delle nuove norme. Col passare dei giorni e il crescere delle proteste la probabilità che si verifichi qualche incidente (quasi inevitabile quando migliaia di persone molto giovani scendono in piazza) aumenta. E gli incidenti, che Berlusconi con i suoi interventi sembra voler evocare, rappresenterebbero per lui una vittoria. Le tv ci metterebbero un secondo ad amplificarne la portata innescando una serie di reazioni a catena difficilmente prevedibili.Che fare allora? Quattro cose: ricordarsi di Gandhi che con la non violenza liberò una nazione, non accettare provocazioni, organizzare proteste sempre più "mediatiche" che possano trovar spazio nei telegiornali, presentare poche e chiare controproposte. Che nel mondo della scuola e delle università si disperdano inutilmente molti capitali è un fatto. Che sia necessaria una razionalizzazione delle spese è un altro fatto (pensiamo, per esempio, alle norme che hanno consentito l'apertura di nuovi atenei in quasi ogni capoluogo di provincia e la creazione di corsi di laurea in materie che non permetteranno a nessuno di trovare occupazione). Insomma anche manifestando studenti e docenti dovranno continuare a lavorare. Serve subito una piattaforma precisa. Un programma per punti sul quale il governo sia costretto ad aprire la discussione.

GUARDO L'ITALIA E MI CHIEDO MA DOVE VIVO?


Il nostro presidente del consiglio a Washington si esibisce in uno sperticato elogio di Bush, quando ormai anche i repubblicani più oltranzisti lo considerano come un appestato.
Il nostro ministro dell’ambiente Prestigiacomo attacca il protocollo di Kioto.
Il nostro ministro della giustizia Alfano invita la Corte Costituzionale a non toccare il suo omonimo lodo la cui incostituzionalità è evidente e anche ad uno studente al primo anno di legge.
Per non dire poi delle dichiarazioni di altri ministri e ministre: pare di assistere alla parodia delle imitazioni della Cortellesi, di Crozza o dei Guzzanti.
Invece è tutto vero! Sono loro che stanno disegnando il nostro futuro: tutti plaudenti dietro i pifferai che ci trascinano allegramente verso il baratro. Come è potuto accadere?

giovedì 23 ottobre 2008

PUBBLICO IL POST DELLA MIA AMICA ANNA MARIA POLLIO


Il nuovo governo, approfittando dell'estate, ha approvato il 25 giugno con la fiducia un decreto (poi legge 133) che modifica profondamente la struttura dell'università:
1. Ci sarà un taglio di 500 milioni di euro in 3 anni alle università. per alcuni atenei questo potrebbe significare la chiusura. Altrimenti:

2. Con il nuovo decreto le università pubbliche potranno scegliere se diventare fondazioni private o meno.PERCHÈ DOVREBBERO DIVENTARE FONDAZIONI PRIVATE?

Per riuscire a finanziarsi aumentando le tasse agli studenti, che non avrebbero più un limite di legge. Le tasse infatti potrebbero aumentare a dismisura, anche raggiungendo i 6-7000 euro l'anno, sul modello delle università americane.Inoltre le fondazioni verrebbero finanziate da enti privati, come ad esempio le industrie farmaceutiche (forse le sole a poterselo permettere), e tali enti finirebbero per tagliare le gambe a tutti quei settori universitari e di ricerca che non rientrano nei loro interessi. Ma soprattutto sarebbero le ricerche a venir danneggiate pesantemente, non più spinte dal puro interesse culturale e sociale, ma dai fondi messi a disposizione e dalle commissioni dirette degli enti stessi!!E IL FUTURO?. Università di serie A e di serie B in base alle disponibilità economiche degli studenti, quindi titoli di studio dal differente peso e possibile perdita del valore legale di questi.I collettivi dei vari atenei organizzeranno assemblee per approfondire le conseguenze dei cambiamenti in atto, portati avanti da governi sia di destra che di sinistra di anno in anno, che minacciano quella che DOVREBBE ESSERE una UNIVERSITÀ LIBERA PUBBLICA E DI MASSA.Gli studenti, i ricercatori e i professori si stanno già muovendo e i corsi quest'anno non partono per protesta, ma un problema così grave è ancora poco conosciuto.Infatti il problema più grave è che nessuno sa niente, i media non ne hanno parlato, se non per screditare a titolo di 'minoranza' chiunque abbia protestato contro questo assurdo disegno di legge!Dobbiamo riuscire a bypassare il muro dei giornalisti e delle televisioni controllate da questo governo (maggioranza + opposizione, sia chiaro!!) per far sapere, perché tutto questo non passi indifferente!!AIUTACI! L'UNIVERSITÀ NON È SOLO DEGLI STUDENTI MA DI TUTTI!!!!FAI GIRARE QUESTA MAIL A TUTTI I TUOI CONTATTI, anche se non studenti, è importante che tutti sappiano e se ne parli!!DOCUMENTO UFFICIALE: il decreto legge 112/08 articolo 16 Gazzetta Ufficiale ( http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08112d.htm )Il decreto è già stato pubblicato da più di un mese sulla Gazzetta Ufficiale quindi È GIÀ LEGGE!Questa non è una protesta politica ma nell'interesse di tutti Aiutaci a mobilitare tutti perché questo decreto potrebbe cambiare irrevocabilmente l'aspetto dell'istruzione italiana e quindi del paese. ..UN POPOLO IGNORANTE E' PIU' FACILE DA COMANDARE!!..noi non diventeremo le loro pecore!!..
ANNA MARIA POLLIO

mercoledì 22 ottobre 2008

FORSE BRUNETTA NON CONOSCE TUTTI I DIPENDENTI PUBBLICI


Chi è stato? Basterebbe rispondere a questa domanda per aiutare i cittadini milanesi e tutti gli italiani a capire come viene speso il denaro pubblico. Chi è stato nel 2005 a decidere di impegnare il Comune di Milano in un derivato, ossia in uno di quei prodotti finanziari che si sono trasformati in mostri divorando le casse di chi li aveva sottoscritti? Secondo le denunce del Pd, il derivato su un prestito obbligazionario di 1.685 milioni di euro ha già provocato 300 milioni di euro di perdite. Invece le banche (Deutsche, Depfa, Ubs, JpMorgan) si sarebbero assicurate - secondo la stessa fonte - tra i 73 e gli 85 milioni di commissioni occulte. Ieri, dopo una lunga assenza, anche il sindaco Letizia Moratti si è presentata in consiglio comunale per rispondere alle interrogazioni sullo scandalo derivati. Ha detto che "i derivati sono utilizzati da centinaia di istituzioni". Giusto. Ma sindaci come quello di Marsala, che hanno suicidato le loro finanze a colpi di derivati, si sono potuti difendere con la scarsa competenza finanziaria dei loro uffici. Milano non disponeva di tecnici in grado di valutare in modo più accorto la situazione? Letizia Moratti ha dato sfoggio di competenza, sostenendo che non era giusto parlare di minusvalenze poichè i derivati scadono nel 2035. E annunciato che nominerà un collegio di consulenti legali per studiare come reagire al mostro derivato. Meglio tardi che mai. Le minusvalenze lo scorso anno erano di 170 milioni, quest'anno di 300. E il prossimo? E non sarebbe il caso di licenziare i responsabili di questa scelta disastrosa: tanto le quattro banche beneficiate difficilmente gli negheranno la loro riconoscenza...

FORSE QUESTA FOTO DEL PRIMO DIPENDENTE PUBBLICO DI PALERMO BRUNETTA NON L'HA VISTA

Palermo è un'altra città che certamente non brilla per efficenza dei servizi comunali. Ma anche lì ogni occasione pare buona per buttare un po' di soldi. C'è un progetto da fare? Perché affidarsi ai tecnici del municipio se si possono ingaggiare dei consulenti esterni? Una soluzione accettabile solo nel caso di nomi di grido o problemi particolarissimi da affrontare. Il guaio è che quasi sempre gli incarichi finiscono invece a personaggi sconosciuti ai più e molto legati ai pochi che contano in comune. L'ultimo caso riguarda Palermo dove la Corte dei Conti ha condannato il sindaco Diego Cammarata (Pdl) a risarcire 200 mila euro. Secondo i giudici, i dieci incarichi assegnati nel 2004 per il recupero dell'area dei Mercati Generali e dell'ex Chimica Arenella erano assolutamente inutili. In sintesi, gli incarichi per un valore di 300 mila euro sarebbero stati assegnati senza rispettare criteri. Una pioggia di euro su figure che non avrebbero i requisiti minimi per occuparsi di questa materia: praticamente dei principianti. I giudici sostengono che sarebbe bastato dare un'occhiata ai curriculum per rendersene conto. Infatti le consulenze sarebbero andate anche a ingegneri e architetti praticamente inesperti: la cui «durata minima dell'esperienza professionale» è «insussistente». Alcuni, poi, non c'entravano nulla con l'opera inchiesta. Cammarata ha scaricato tutto su Federico Lazzaro, dirigente dell'urbanistica. Ma i magistrati contabili non gli hanno creduto: il sindaco dovrà risarcire 200 mila euro, Lazzaro altri 100 mila. Il tutto per la «leggerezza gestionale e la condotta gravemente colposa».

martedì 21 ottobre 2008

ECCO IL PETROLIO BIANCO: L'ACQUA PRIVATA


C’è l’hanno fatta, ora anche la legge è dalla loro parte. L’acqua, bene primario per ogni essere vivente, è stata affidata nelle mani delle multinazionali che ce la rivenderanno ai prezzi da loro stabiliti.Nel cuore dell’estate, il 5 Agosto 2008, il Parlamento ha votato, approvato e traformato in legge il Decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112.La modifica che fa la differenza, che alla maggior parte di noi è passata inosservata, sta tutta nell’articolo 23bis del decreto. L’autore di questo capolavoro dell’antidemocrazia è stato quella specie di omino che di nome fa Giulio ma, è conosciuto al grande pubblico com Tremonti, Ministro dell’economia e delle finanze.Con tale legge il signore sopracitato concede la gestione dei servizi idrici alle sconvolte e folli regole dell’economia capitalista e globalizzata. Proprio Tremonti che fece scalpore per il suo libro “La paura e la speranza“, in cui si schiera contro l’economia globalizzata alla ricerca della crescita perenne.
“È finita in Europa l’«età dell’oro». È finita la fiaba del progresso continuo e gratuito. La fiaba della globalizzazione, la «cornucopia» del XXI secolo. [...] Il tempo che sta arrivando è un tempo di ferro…”
Forse intendeva dire che per noi sta arrivando un tempo di ferro. Per quelli che lottano per arrivare fine mese, per quelli che lottano per i diritti fondamentali di ogni essere umano e per tutti quelli che credono che questo sviluppo tendente all’infinito ci porterà solo all’autodistruzione.
Così recita il comma 1 del suddetto articolo:
Servizi pubblici locali di rilevanza economica
1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l’affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche’ di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell’articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.
Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce. Le multinazionali che già gestivano le acque minerali ora avranno il monopolio dell’acqua, alla faccia della liberizzazione!
Esiste in Italia già un esempio concreto di ciò a cui stiamo per andare incontro. Difatti già il 26 Agosto sulla rivista Carta, Alex Zanotelli esprimeva il suo totale dissenso portando avanti l’esempio del Comune di Aprilia dove già le reti idriche sono in mano ai privati:
Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5per cento di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300per cento! Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! Ora nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare.E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. Non possiamo lasciarli soli!(Carta 26 Agosto 2008)
Ci stanno uccidendo piano piano, levandoci uno dopo l’altro ogni nostro diritto ed ogni fonte di approvigionamento. Ci stanno stremando! Cosa aspettiamo a reagire? Costruiscono intorno a noi una dittatura moderna, una prigione celata all’ingenuo occhio umano.
L’acqua è l’oro bianco, il petrolio del futuro per cui si combatteranno le prossime guerre, per cui ci saranno milioni di vittime. Saranno guerra fratricide, senza petrolio si può vivere, senza acqua invece non si sopravvive. La terra è ricoperta per la maggior parte di acqua, noi stessi siamo composti per buona parte di acqua, ci stanno mettendo in vendita con la nostra terra, come un appartamento già arredato.Sappiamo già a livello globale che la gestione dell’acqua da parte delle multinazionali potranno stabilire nuovi assetti globali, nuovi scontri e divisioni. Ai poveri sarà impossibile accedere a questo bene primario, mentre i ricchi ne abuseranno per arricchirsi sempre di più.
E’ una storia già vista, non sembra ora di imparare la lezione?

domenica 19 ottobre 2008

A PROPOSITO DI ENERGIA NUCLEARE


La banda dell’atomo Berlusconi, Bush e Sarkosy sta tentando anche in Italia di riproporre il nucleare in barba al referendum del 1987 dove l’italia disse NO all’energia prodotta con il nucleare.
Sempre la banda dell’atomo promette che per l’energia a buon mercato non ci sono problemi di smaltimento delle scorie radioattive ma chiaramente fingono perché qualunque tentativo serio di smaltimento avrebbe dei costi esorbitanti ( a fronte di una scarsa resa) e li metterebbe inevitabilmente fuori dai giochi. Il pericolo più grave,posto nell’immediato, è quello che alcune organizzazioni ( molte delle quali private) fra quelle che gestiscono le centrali nucleari e il loro contenuto scelgano la strada più semplice e decidano di “far sparire” le proprie scorie, magari in fondo la mare o interrandole in vecchie cave e gallerie in disuso,confidando nel fatto che difficilmente crimine ecologico verrebbe alla luce in tempi brevi.
Il rapporto dell’Italia con le proprie scorie e esemplificativo. Nel nostro paese tutto ciò che riguarda il nucleare fa capo alla Società gestione Impianti Nucleari S.p.A. (SOGIN) istituita nel 1999,che ha incorporato tutte le strutture e le competenze che prima appartenevano all’ENEL nell’abito del nucleare. Presidente della SOGIN e il generale Carlo Jean che nel febbraio 2003 ha così quantificato i rifiuti radioattivi presenti in Italia : circa 50.000 metri cubi di scorie a bassa e media radioattività. Circa 8.000 mc di scorie ad alta radioattività, 62 tonnellate do combustibile irraggiato, oltre ospedali,acciaierei,impianti petrolchimici che ne producono circa 500 tonnellate di rifiuti radioattivi all’anno.
Dal 1989noi contribuenti abbiamo cominciato a pagare,attraverso una addizionale sulle bollette Enel i cosiddetti “Oneri nucleari”destinati in un primo tempo compensare l’Enel e le altre soci età collegate per le perdite conseguenti alla dismissione delle centrali. Dal 2001 al 2021gli oneri sono stati destinati alla SOGIN e finalizzati alla messa in sicurezza degli 80.000 mc di scorie radioattive frutto dell’attività nucleare.
Alla data del 2021 noi avranno pagato una cifra astronomica pari a 11 MILIARDI DI EURO
Con la legge 368/2003 Silvio Berlusconi ha elencato gli impianti nucleari da smantellare e ha disposto l’individuazione di un deposito nazionale nel quale stoccare le scorie, il 13 novembre 2001 il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto che stabiliva a Scanzano Jonico il sito nazionale.
Il costo di questa operazione e stato stimato in 2 MILIARDI DI EURO.
Questa decisone ha scatenato una rivolta popolare degli abitanti di Scanzano Jonico e il governo fece marcia indietro impegnadosi entro 18 mesi ad identificare un nuovo sito nazionale che doveva essere completato entro il 31 DICEMBRE 2008.
Di tempo ne e passato e il 65% dei rifiuti radioattivi continua ad essere conservato in un luogo giudicato “INDIFENDIBILE” dagli stessi servizi segreti , nella cittadina di Saluggia.
Giuà durante l’alluvione del 2000 l’acqua del fiume arrivò a lambire le scorie e il premio nobel Carlo Rubbia dichiaro che se il livello del fiume fosse stato solo di pochi centimetri più alto avremmo assistito all’inquinamento della DORA,del PO, e del Mare ADRIATICO, creando una catastrofe di proporzione bel superiore a quelle di cernobyl.
Questo dimostra che la SOGIN non ha alcun intenzione di procedere alla costruzione di nessun sito di stoccaggio visto che il 31 dicembre 2008 e alle porte e che quindi il 65% delle scorie rimarrà per un tempo indefinito a Saluggia, IN UNA ZONA AD ALTO RISCHIO ALLUVIONALE A BREVISSIMA DISTAMZA DA POZZI DELL’ACQUEDOTTO che servono tutto il Monferrato.
Ecco perche la banda dell’atomo quando sin tratta di affrontare la gestione dei rifiuti radioattivi brancola nel buio senza credibilità e quindi cerca di sedurre i cittadini con la promessa di energia e quindi consumi a buon mercato e delle promessa che l’energia nucleare sia ecologica.
NON ABBASSIAMO LA GUARDIA NO AL NUCLEARE SI ALLE VERE ENERGIE RINNOVABILI

venerdì 17 ottobre 2008


Parola del governo: i soldi per la fame nel mondo non finiranno nelle casse delle banche in crisi. Meno male, sull'8 per mille ne avevamo già viste troppe. Quando fu istituito la legge era chiara: i soldi raccolti dallo Stato (quelli alla Chiesa Cattolica, alle comunità ebraiche o agli Avventisti sono un'altra faccenda) andavano destinati a «interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali ». Doveva essere una specie di «quota bontà»: una fettina delle tasse veniva smistata a iniziative delle quali lo Stato spesso finisce per dimenticarsi. Una legge giusta. Accolta, fatta eccezione per un po' di laici (secondo i quali pure una parte del denaro «statale » finiva per essere girata ancora alla Chiesa) da un vasto consenso.
Cosa c'è di più consolante che pagare le imposte e sentirsi insieme più buoni? Col tempo, però, l'idea è stata stravolta. E nella saccoccia dell'8 per mille ha cominciato a infilare le mani chi voleva far quadrare conti che non quadravano. Fino al punto che una volta un terzo del gettito fu usato per la «missione umanitaria» in Iraq e un'altra volta per tappare un buco al comune di Catania che non riusciva a pagare i libri scolastici dati coi buoni sconto o una tournée di ballerini brasiliani. Solo in parte corretto dal governo Prodi, l'andazzo è ripreso con una accelerazione che, in commissione Bilancio, ha sconcertato gli stessi membri della maggioranza. Basti dire che, svuotata la cassa per otturare la voragine aperta dalla abolizione dell'Ici, degli 89 milioni originali di euro dell'8 per mille, togli qua e togli là, ne sono rimasti 3.542.043.
Un quinto dei soldi che i partiti di destra e sinistra, tra le proteste dipietriste, si sono spartiti un paio di settimane fa coi rimasugli della «legge mancia» varata nel 2004 per sparpagliare prebende nei collegi elettorali. Di più: il costo dell'istruttoria per spartire i fondi supera l'importo distribuito. Una follia. Fatti i conti, le 808 associazioni di volontariato, enti, e organismi vari le cui richieste erano state accettate avrebbero avuto 4.383 euro a testa. Coriandoli. Spazzati via da una scelta drastica: meglio concentrare i finanziamenti su sei comuni e una provincia colpiti da calamità naturali. E ai rifugiati politici? Zero. Ai beni culturali? Zero. Alla fame nel mondo? Zero. Diciamolo: così com'è, l'8 per mille allo Stato è meglio abolirlo.
La tassa resterà, ma almeno la pagheremo senza sentirci presi in giro. Tanto più che, in parallelo, venivano rosicchiati i soldi anche del 5 per mille. Per gli aiuti al Terzo Mondo erano previsti, quest'anno, 733 milioni. Macché: 322. Che faranno dell'Italia, a dispetto delle promesse del Cavaliere al G8 di Genova («Non basta lo 0,70 del Pil: gli stati ricchi dovrebbero dare ai poveri l'uno per cento!») il Paese più tirchio dell'Occidente con una quota dello 0,09. La più striminzita dal 1987. Un dato per tutti: coi soldi tagliati, secondo il C.i.n.i. che raggruppa le associazioni non profit, si potevano comprare 100 milioni di zanzariere contro la malaria in Africa o vaccinare contro la poliomielite 15 milioni di bambini. Ma non si era detto che per non essere invasi da disperati in fuga dalla miseria bisognava aiutarli a casa loro.

Gian Antonio Stella

giovedì 16 ottobre 2008

IPOTESI DI 50 ANNI FA SULLA SCUOLA PUBBLICA!


MAGARI FOSSEEEEEEEEEEEEEEEEE


Via al taglio dei distacchi e dei permessi sindacali. Il ministro Renato Brunetta ha firmato oggi il decreto che ne stabilisce la riduzione. Così viene data attuazione al decreto-legge 1123 che prevede la riduzione triennale del 45% dei contingenti attualmente in vigore. Il provvedimento comporta in particolare una riduzione di 237 dipendenti in distacco sindacale a partire dal 1° gennaio 2009 (il loro numero salirà a 710 a partire dal 1 °gennaio 2011) e che in questo modo torneranno a disposizione delle amministrazioni di appartenenza. Sempre a partire dal 1° gennaio 2009 verranno inoltre ridotti i contingenti dei permessi orari per un ammontare complessivo di 828.535 ore (saliranno a 2.049.969 ore a partire dall'1 gennaio 2001). Il provvedimento comporterà un recupero di 348 dipendenti all'anno nel 2009 fino ad arrivare a 1.042 nel 2011. Tale recupero di efficienza è stimato in 9 milioni di euro dal 1° gennaio 2009 fino ad arrivare a circa 30 milioni di euro dall'1 gennaio 2011.


STAVOLTA GODO E GLIELO APPOGGIO A BRUNETTA

mercoledì 15 ottobre 2008

LETTERA APERTA A ROBERTO SAVIANO

Caro Saviano,la tua attuale condizione e’ una delle piu’ manifeste prove della barbarie e dell’incivilta’ di questa societa’. La mafia e’ ovunque, e’ nello Stato e non solo contro lo Stato, e’ in molti di noi, nel modo in cui agiamo e ragioniamo e a volte nella nostra paura, quella stessa paura che ti insegue da due anni e non ti fa vivere ma che non ti ha impedito di fare quel che ritenevi giusto fare. E che ti ha reso solo.
Hai lottato, lotterai, ma il sistema ha un cancro incurabile e, soprattutto, non si puo’ cambiare il mondo da soli e per di piu’ a dispetto del mondo. La tua triste decisione di partire e’ quindi giusta: hai diritto a una vita normale, i tuoi meriti non possono diventare una condanna a morte in un paese in cui assassini sanguinari se la spassano appoggiati da papaveri conniventi. Chi tichiede di restare o ti colpevolizza per questa decisione non e’ dalla tua parte.
Meriti i nostri ringraziamenti e il nostro augurio di riuscire entro breve a riprenderti la tua vita. La tua partenza e’ una sconfitta: ma per noi, non per te. Una sconfitta atroce e senza appello, un segno di infamia che illumina a giorno la notte della miserevole condizione di questo paese. Fartene una colpa sarebbe chiudere, ancora una volta, gli occhi.
Mauro Ottonello Genova

martedì 14 ottobre 2008

I PRIMI EVASORI FISCALI E CONTRIBUTIVI


Questa volta il senatore del Pdl Pasquale Giuliano ha scelto di muoversi quasi nell'ombra. Così, il 30 settembre scorso, quando ha depositato il testo del suo disegno di legge che impone ai sindacati di presentare un bilancio annuale, non ha chiesto ai colleghi di sottoscriverlo. Giuliano, ex magistrato e oggi presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, ha evitato ogni clamore perché non vuole concedere alcun vantaggio ai capintesta della premiata ditta Cgil, Cisl & Uil. Ricorda troppo bene com'era andata a finire dieci anni fa quando, da deputato dell'opposizione (a palazzo Chigi c'era Romano Prodi), aveva messo a punto un analogo provvedimento per far luce sui business delle sigle sindacali, da sempre avvolti nel più assoluto mistero. S'erano affannati a firmarlo quasi 150 deputati di tutti gli schieramenti. Ma le tre centrali confederali erano insorte, gridando al golpe contro le libertà sindacali (che nulla c'entrano) e mobilitando la loro formidabile lobby parlamentare. Così, dopo l'approvazione per un soffio del primo articolo, il provvedimento s'era inabissato. Ora Giuliano torna all'attacco. Nel disegno di legge parla, per i tre sindacati confederali, di circa 20 mila dipendenti diretti e di un giro d'affari dell'ordine dei 2 miliardi. Mette in fila le cifre che arrivano loro dagli istituti di previdenza, quelle che entrano nella casse dei Caf e dei patronati, si sofferma sul rilevante patrimonio immobiliare e sulla ragnatela di società controllate. Quindi si chiede: "Un siffatto poderoso apparato può ancora essere esentato dall'obbligo di un rendiconto secondo precise e codificate regole di trasparenza e di legalità che si impongono agli altri"? Il disegno di legge prevede che, a partire dall'esercizio 2010, i sindacati (come già fanno i partiti) debbano presentare a giugno un bilancio annuale. In caso di violazione della norma, scatta una multa (dai 5 mila ai 50 mila euro), ma soprattutto la sospensione di tutte le erogazioni statali. Dieci anni fa avevano messo la loro firma in calce al provvedimento Giulio Tremonti, Franco Frattini, Stefania Prestigiacomo, Umberto Bossi, Paolo Bonaiuti. Tutti esponenti di spicco dell'attuale governo. Ritireranno la mano?

UN EROE...... GRAZIE MILENA


Un’altra? Sì, un’altra. E per chi stavolta? Ma per Cesare Geronzi, il presidente di Mediobanca negli impicci giudiziari per via dei crac Parmalat e Cirio. La fabbrica permanente delle leggi ad personam, col marchio di fedeltà del governo Berlusconi, ne produce un’altra, infilata nelle pieghe della legge di conversione del decreto Alitalia. Non se ne accorge nessuno, dell’opposizione s’intende, quando il 2 ottobre passa al Senato. Eppure, come già si scrivono i magistrati nelle maling list, si tratta d’una “bomba atomica” destinata a far saltare per aria a ripetizione non solo i vecchi processi per bancarotta fraudolenta, ma a bloccare quelli futuri.
Con un semplice, e in vero anche mal scritto, articolo 7bis che modifica la legge Marzano sui salvataggi delle grandi imprese e quella sul diritto fallimentare del 1942. L’emendamento dice che per essere perseguiti penalmente per una mala gestione aziendale è necessario che l’impresa si trovi in stato di fallimento.
Se invece è guidata da un commissario, e magari va anche bene come nel caso della Parmalat, nessun pubblico ministero potrà mettere sotto processo chi ha determinato la crisi. Se finora lo stato d’insolvenza era equiparato all’amministrazione controllata e al fallimento, in futuro, se la legge dovesse passare com’è uscita dal Senato, non sarà più così. I cattivi manager, contro cui tutti tuonano, verranno salvati se l’impresa non sarà definitivamente fallita.
Addio ai processi Parmalat e Cirio. In salvo Tanzi e Cragnotti. Salvacondotto per l’ex presidente di Capitalia Geronzi. Colpo di spugna anche per scandali di minore portata come quello di Giacomelli, della Eldo, di Postalmarket. Tutto grazie ad Alitalia e al decreto del 28 agosto fatto apposta per evitarne il fallimento. Firmato da Berlusconi, Tremonti, Scajola, Sacconi, Matteoli. Emendato dai due relatori al Senato, entrambi Pdl, Cicolani e Paravia. Pronto per essere discusso e approvato martedì prossimo dalla Camera senza che l’opposizione batta un colpo.
Ma ecco che una giornalista se ne accorge. È Milena Gabanelli, l’autrice di Report, la trasmissione d’inchieste in onda la domenica sera su Rai3. Lavora su Alitalia, ricostruisce dieci mesi di trattative, intervista con Giovanna Boursier il commissario Augusto Fantozzi, gli chiede se è riuscito a garantirsi “una manleva”, un salvacondotto per eventuali inchieste giudiziarie. Lui risponde sicuro: “No, io non ho nessuna manleva”.
Ma quel 7bis dimostra il contrario. Report ascolta magistrati autorevoli, specializzati in inchieste economiche. Come Giuseppe Cascini, segretario dell’Anm e pm romano dei casi Ricucci, Coppola, Bnl. Il suo giudizio è senza scampo. Eccolo: “Se la norma verrà approvata non saranno più perseguibili i reati di bancarotta commessi da tutti i precedenti amministratori di Alitalia, ma neppure quelli compiuti da altri manager di società per cui c’è stata la dichiarazione d’insolvenza non seguita dal fallimento”.
Cascini cita i casi: “Per i crac Cirio e Parmalat c’è stata la dichiarazione d’insolvenza, ma senza il fallimento. Il risultato è l’abrogazione dei reati fallimentari commessi da Tanzi, Cagnotti, dai correi”. Non basta. “Subito dovrà essere pronunciata sentenza di assoluzione perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato per tutti gli imputati, inclusi i rappresentanti delle banche”.
Siamo arrivati a Geronzi. Chiede la Gabanelli a Cascini: “Ma la norma vale anche per lui?”. Lapidaria la risposta: “Ovviamente sì”. Le toghe s’allarmano, i timori serpeggiano nelle mailing-list. Come in quella dei civilisti, Civil-net, dove Pasquale Liccardo scrive: “Ho letto la nuova Marzano. Aspetto notizie sulla nuova condizione di punibilità che inciderà non solo sui processi futuri ma anche su quelli in corso”. Nessun dubbio sulla portata generale della norma. Per certo non riguarderà la sola Alitalia, ma tutte le imprese.
Vediamolo questo 7bis, così titolato: “Applicabilità delle disposizioni penali della legge fallimentare”. Stabilisce: “Le dichiarazioni dello stato di insolvenza sono equiparate alla dichiarazione di fallimento solo nell’ipotesi in cui intervenga una conversione dell’amministrazione straordinaria in fallimento, in corso o al termine della procedura, ovvero nell’ipotesi di accertata falsità dei documenti posti a base dell’ammissione alla procedura”.
La scrittura è cattiva, ma l’obiettivo chiaro: finora i manager delle grandi imprese finivano sotto processo per bancarotta a partire dalla sola dichiarazione d’insolvenza. Invece, se il 7bis passa, l’azione penale resterà sospesa fino a un futuro, e del tutto incerto, fallimento definitivo. Commentano le toghe: “Una moratoria sine die, un nuovo colpo di spugna, una mano di biacca sulle responsabilità dei grandi manager le cui imprese sono state salvate solo grazie alla mano pubblica”. Con un assurdo plateale, come per Parmalat. S’interromperà solo perché il commissario Bondi evita il fallimento.
Ma che la salva Geronzi sia costituzionale è tutto da vedere. Gli esperti già vedono violati il principio d’uguaglianza e quello di ragionevolezza. Il primo perché la norma determina un’evidente disparità di trattamento tra i poveri Cristi che non accedono alla Marzano, falliscono, e finiscono sotto processo, e i grandi amministratori. Il secondo perché l’esercizio dell’azione penale dipende solo dalla capacità del commissario di gestire l’azienda in crisi. Se la salva, salva pure l’ex amministratore; se fallisce, parte il processo. Vedremo se Berlusconi andrà avanti sfidando ancora la Consulta.

sabato 11 ottobre 2008

ACQUA BENEDETTA DAL VATICANO


A partire dal 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano, in virtù dell’articolo n. 6, che al primo comma dice che "L’Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati alla Città del Vaticano un’adeguata dotazione d’acqua in proprietà".L’Italia si fa carico da allora dei 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media dallo Stato Pontificio. Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all’Acea, ma non paga le bollette, perché non riconosce la tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi. In soldoni, non riconosce Acea perché è "straniera".Quando Acea si quota in borsa nel 1999, chiede un intervento al governo italiano, che ripiana i 44 miliardi di lire di debiti relativi alla fornitura delle acque vaticane. Da quel momento, la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico di una spesa di 4 miliardi di lire annui, ma non è andata così. Tutti i salmi finiscono in gloria, e lo Stato italiano si trova di nuovo nel 2004 a pagare il conto: tocca alla finanziaria 2005 stanziare 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie.Nel 2001 il Governo Berlusconi istituisce una commissione bilaterale per provare a dirimere la questione delle acque bendette, ma pare che ci sia poco da fare per i debiti che ACEA lamenta, il Vaticano è disponibile a pagare solo una quota di 1.100 euro, per realizzare un depuratore. STOP.La commissione ha assicurato allo stato pontificio la dotazione d’acqua richiesta (1059 once all’anno) sempre con carattere di gratuità, come disposto dai patti lateranensi, per far fronte alle esigenze sia all’interno delle mura Lonine, che all’esterno, a beneficio delle sedi di dicasteri ed enti contrali della Chiesa, indicati dalla Santa Sede con apposito elenco, che viene aggiornato in via diplomatica. Quali e quanti siano è da scoprire. Il Vaticano comunque corrisponderà un contributo periodico in riconoscimento degli oneri connessi al trasporto dell’acqua.Carta e penna alla mano, facendo due conti si realizza facilmente che il debito dal 1999 ad oggi ammonta a circa 52 milioni di euro.C’è da strabuzzare gli occhi, al pensiero dell’enorme buco che lo stato italiano ha dovuto ripianare e che Acea ha tollerato, soprattutto se si confronta con un normale cittadino, che se non paga una bolletta rischia di trovarsi i sigilli sul contatore!L’acqua è diventata un bene preziosissimo per il pianeta, a causa delle molte guerre che per essa si combattono. Nei Paesi poveri si imbracciano i fucili per avere qualche zampillo d’acqua potabile che garantisca la sopravvivenza. Nei Paesi ricchi invece il business si fa privatizzandola: comprando a poco prezzo le fonti, e rivendendo in bottiglie di plastica etichettate un "prodotto" che in realtà è un bene primario, un’esigenza per la vita della collettività.Le grandi multinazionali e le multiutility dei comuni fanno schizzare i bilanci alle stelle vendendo l’acqua a prezzi più elevati del petrolio, ma l’acqua è soprattutto vita, bene comune dell’umanità. Ecco perché anche il Vaticano dovrebbe riconoscerle il giusto valore (se non per il debituccio…)
dal sito della mitica Franca Rame

mercoledì 8 ottobre 2008

PREDICA BENE..............RAZZOLA MALE


Col mestiere di ministro si guadagna una fesseria. Già lo si sapeva, ma ne abbiamo avuto conferma aprendo il sito di Renato Brunetta, http://www.innovazionepa.it/. Il più amato dagli italiani, infatti, dopo aver messo sulla piazza virtuale gli stipendi di tutti i suoi pubblici dipendenti, ha deciso di comunicarci anche il suo. Ecco fatto: 46.113,60 euro annui lordi, come da Dpr 748/1070, che fanno 3.842 euro al mese. Per chi deve governare l'Italia, e non la fabbrichetta di San Zenone al Lambro, non è poi tanto.Il ministro, però, onestamente ce la dice tutta. Non è la sua unica entrata, quella. Brunetta, infatti, non ha mollato la poltrona da parlamentare, insieme con Bondi e con Sacconi, e quindi lui è un dipendente pubblico dal doppio incarico. Proprio come quelli che ha definito una “palla al piede” e a cui ha dichiarato guerra a inizio mandato. Così Brunetta ci spiega il suo stipendio bis, quello da Parlamentare: «La prima voce è l'indennità, quella che nel linguaggio comune è definita “stipendio”, seguono la diaria e i rimborsi: per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, per le spese accessorie di viaggio, per i viaggi all'estero e per le spese telefoniche. Completano la scheda le voci sull'assegno di fine mandato, le prestazioni previdenziali e sanitarie e sui trasporti». L'indennità ammonta a 5.486,58 euro al mese. La diaria a 4.003,11 euro al mese. La somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni con il procedimento elettronico. Il rimborso a forfait per le spese inerenti al rapporto tra eletto ed elettori è di 4.190 euro al mese. E a tutto questo tocca aggiungere anche le telefonate e i rimborsi viaggio. Se poi si pensa che Brunetta è pure professore Ordinario di Economia del Lavoro presso l'Università romana di Tor Vergata, e che dal 1999 al 2008 è stato parlamentare europeo, con la pensione e le indennità che ne conseguono, ecco che il pubblico emolumento del ministro prende la forma di un bel gruzzolo.«Il Paese non ne può più di una amministrazione pubblica opaca», aveva detto il ministro qualche tempo fa, lanciando la sua campagna moralizzatrice. «Io voglio considerare la pubblica amministrazione come le società quotate, in cui gli azionisti sono i cittadini, quei sessanta e oltre milioni di italiani chiamati a fare i cani da guardia». E via con le restrizioni: chi ha un impiego pubblico non può averne un altro, altrimenti truffa lo Stato. Adesso il doppio incarico di Brunetta è nero su bianco su Internet. Lo stipendio da ministro sarà una miseria, d'accordo, ma quello da “ministro più parlamentare” fa di Brunetta uno che predica bene. Berlusconi, prima delle elezioni, aveva promesso che nessuno dei suoi ministri avrebbe tenuto due poltrone. E ora, come la mettiamo?

martedì 7 ottobre 2008

ITALIA INFELICE


Forse mai come in questo tempo il mondo ha vissuto, percependola, una divaricazione tanto forte tra ricchi e poveri. Tutte le statistiche ci dicono che in questi ultimi anni la ricchezza è andata sempre più polarizzandosi, fino a toccare punte mai immaginate. L’ultimo rapporto delle Nazioni Unite sulla ricchezza del mondo afferma che l’1% della popolazione detiene il 50% della ricchezza mondiale. Un dato spaventoso che mette ben in risalto l’enorme ingiustizia su cui si regge l’attuale sistema economico. Il pensiero unico non si smentisce. Una grande capacità di creare ricchezza, ma una totale incapacità a distribuirla. Assistiamo così al crescente impoverimento della popolazione “normale” mentre i ricchi, ancora una volta, diventano enormemente più ricchi. A rendere ancora più difficile questa situazione, arriva la crisi alimentare, l’aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e il pericolo che nuovi milioni di persone vengano risucchiate nel circolo infernale della miseria. Non solo nei paesi tradizionalmente poveri, ma anche nei paesi ricchi. In Europa e negli Stati Uniti. Si sta costruendo un mondo a macchia di leopardo, dove a chiazze di ricchezza sfrenata, si contrappongono altre chiazze di estrema povertà. Con caratteristiche nuove. Qui in Europa, e in Italia in particolare, ad esempio, sta crescendo la povertà non soltanto nelle fasce marginali della popolazione, ma anche fra la gente che lavora. I salari bassi, gli affitti proibitivi, gli aumenti dei prezzi dei generi di prima necessità e delle tariffe, spingono gruppi sempre più ampi di popolazione in una sorta di limbo economico da cui difficilmente si riesce ad uscire. Cresce l’indebitamento delle famiglie. Ormai si compra tutto a rate.
La risposta che viene dalla politica è debole e spesso contraddittoria. Da una parte – anche attraverso un uso strumentale dei mezzi di comunicazione - si cerca di indicare un colpevole. Di trovare un capro espiatorio. Se questo avviene, si dice, è perché siamo assaliti da bande di stranieri che vengono ad insidiare il nostro benessere, conquistato da noi e dai nostri padri con tanti sacrifici. Non è solo il caso italiano. La direttiva approvata pochi giorni fa dal Parlamento Europeo sul rimpatrio degli immigrati, anche comunitari, ne è un chiaro indizio. Si tratta di una direttiva vergognosa, che smentisce tutti i valori di solidarietà su cui si diceva si costruisse l’Europa. Alla faccia delle sue radici cristiane, tanto sbandierate.
Dall’altra si mettono in atto politiche che sarebbe generoso definire assistenzialistiche. Per non mettere in discussione le basi su cui si regge questo sistema che fa tornare i conti sempre e solo nel portafogli dei ricchi, si propone di elevare l’elemosina a sistema. Bush ha parlato di capitalismo compassionevole. Bill Gates, nel lanciare la sua rivoluzione verde, parla di capitalismo innovativo che, aiutando i più poveri, provoca la riconoscenza sociale e li spinge a servirsi delle grandi imprese multinazionali. Ultimo fra tutti arriva anche il nostro ministro dell’economia che si inventa la carta alimentare per i pensionati più poveri.
Intanto i salari restano bassi, le pensioni minime restano al palo. I grandi capitali, soprattutto quelli finanziari non vengono intaccati. Tutto continua come prima. La ricchezza continuerà a finire sempre più nelle mani dei ricchi. I più poveri continueranno ad impoverirsi, ma dovranno essere riconoscenti ai ricchi che, dall’alto dei loro scranni, hanno concesso loro alcune briciole per sopravvivere. Forse la differenza tra solidarietà ed elemosina sta tutta qui. La prima mette insieme la gente in un’avventura che ha come obiettivo comune l’uscita dal tunnel. La seconda concede benignamente qualcosa ai più poveri, chiedendo loro di essere riconoscenti. In questo modo, aumentando all’infinito la loro dipendenza.

NON HO BEVUTO....................


CON UN PARLAMENTO ESAUTORATO E LA MAGISTRATURA RESA INNOCUA DECRETI E "LODI" RENDONO IMPERFETTA LA DEMOCRAZIA.
Siamo forse di fronte a un tentativo di trasformare la Repubblica in cui la sovranità appartiene al popolo in una forma di Stato in cui l'equilibrio si sbilancia a favore del Governo.
Le polemiche della scorsa estate, in cui è stata coinvolta anche Famiglia Cristiana, continuano ad avere un senso anche di là dall’occasionale contingenza che le ha suscitate (qualche critica a decisioni governative in tema di immigrazione) e dai riferimenti a una vicenda storica chiusa da decenni, ma non del tutto archiviata a causa di rigurgiti razzisti che a una parte dell’opinione pubblica sembrano richiamarla: il fascismo.
Questo che avete letto NON E' FANTASCIENZA ma è quanto è stato riportato sul giornale " Famiglia Cristiana" sul sito: http://www.sanpaolo.org/fc/0841fc/0841fc27.htm

ECCO LA FUTURA SQUOLA ITALIANA


Il piano Gelmini-Tremonti per la scuola si muove lungo tre direttici: revisione degli ordinamenti scolastici,dimensionamento della rete scolastica italiana e razionalizzazione delle risorse umane. Il burocratese non basta a nascondere i tagli come obiettivo esclusivo. Eccoli: 87.400 cattedre e 44.500 posti Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario) cancellati che, sommati ai tagli già programmati dal precedente esecutivo, arrivano a 160 mila occupati in meno.
La manovra si realizza con l'aumento - oltre il sostenibile - del rapporto alunni/docente, col maestro unico e la soppressione di 11.200 specialisti di inglese e del tempo pieno alle elementari, con la contrazione delle ore in tutti gli ordini di scuola, la compressione del tempo prolungato alla scuola media, la rivisitazione delle classi di concorso degli insegnanti per favorire la mobilità provocata dalla realizzazione di ulteriori tagli all’organico e la soppressione/limitazione di alcuni insegnamenti (es. latino nei licei scientifici) e del sostegno agli studenti con handicap. Effetto collaterale, e per nulla marginale della manovra, l’espropriazione di qualsivoglia prospettiva occupazionale per gli oltre 300.000 insegnanti precari impiegati da decenni nella scuola statale.
Ad essere falcidiate, però, non sono solo le risorse umane ma anche quelle materiali. L’algido burocratese del ministero dell'istruzione ci fa sapere che gli attuali “punti di erogazione” del servizio scolastico sono 41.862 ma si prevede di tagliarne 10.080. Ciò equivale alla chiusura delle scuole con meno di 600 alunni, prevalentemente dislocate nei centri più piccoli e disagiati, con l'inevitabile aggravio dei disagi, della dispersione ed elusione scolastica, ma anche la perdita del patrimonio identitario locale e la soppressione tout court degli avamposti di legalità e socializzazione presenti sul territorio.
L’intera operazione dovrebbe consentire risparmi superiori a 8 miliardi di euro, pari ad un terzo dell’intera manovra finanziaria dello stato. Come a dire che la scuola paga per tutto e paga per tutti.
Una scelta dissennata, spacciata per razionalizzazione, che investe prioritariamente le risorse umane. Per attuarla si dà ad intendere che l’istruzione migliore si ottiene con meno insegnanti. Al tanto peggio, insomma, si aggiunge il sempre meno. Così, la classe politica scarica sui lavoratori del comparto scuola responsabilità e costi della retrocessione agli ultimi posti delle classifiche OCSE occultando le colpe di quella sequela di ministri incompetenti ed incapaci che hanno sgovernato l'istruzione nell’ultimo ventennio. Così gli insegnanti - sempre più sottoccupati, sottopagati e sottostimati - sopporteranno il prezzo più alto del contenimento della spesa pubblica o della cosiddetta razionalizzazione delle risorse.
Intanto, assistono impotenti alla politica dei troppi segni meno: meno risorse, meno tempo scuola, meno classi, meno cattedre e diritti. Pochi, invece, i segni più: più alunni per classe, più ore per singolo docente, più precarietà. Gli effetti più devastanti della manovra Tremonti-Gelmini si spalmeranno nel tempo e si rifletteranno su tutti. Segare così la scuola significa compromettere il futuro dei giovani, l’equità sociale e l’unità nazionale. Un’istruzione sempre più deficitaria impedirà alle nuove generazioni di competere ed affermarsi. A chi sa ed ha di meno sarà preclusa la facoltà di progredire e di avere le medesime opportunità concesse a chi parte da situazioni socio-culturali più vantaggiose. E non è tutto. Discriminando le aree periferiche e marginalizzate del Paese s'accentueranno le disuguaglianze, impedendo, nei fatti, quella possibile parificazione tanto necessaria per l’applicazione del federalismo. Il disegno politico che si nasconde dietro il buracratese spinto è, in realtà, secessionista e classista. E un piano che smantella la scuola pubblica, quella di tutti e per tutti, quella che non divide e non discrimina, non toglie e non esclude.

venerdì 3 ottobre 2008

BASI MILITARI AMERICANE: UNA STORIA DI CRIMINI E SOPRUSI


Gli Stati Uniti hanno oltre 800 basi militari sparse nel mondo. Tale livello di militarizzazione globale viene giustificato con l'esigenza di "sicurezza e protezione". Ma da chi? Chi sono i nemici? E se gli Usa non sono capaci di proteggere nemmeno se stessi da attentati aerei, a cosa possono servire questi enormi arsenali? Di sicuro gli effetti della militarizzazione sono
devastanti ovunque. Con le basi militari, gli Usa introducono una cultura di guerra, di dominio e di violenza. Ovunque avvengono crimini contro la salute, l'ambiente, reati sessuali e di altro genere. Nell'esercito americano avvengono almeno 14.000 casi di violenza sessuale ogni anno.
Raramente i responsabili subiscono un processo perché vige ovunque il principio dell'extraterritorialità.
Nella base della Maddalena, in Sardegna, i danni ambientali sono enormi. Nel settembre del 2005 è stato rivelato che i sottomarini di attacco americani avevano gettato acqua radioattiva dai reattori, inquinando il Parco marino internazionale delle Bocche di Bonifacio. Invano l'allora deputato Mauro Bulgarelli chiese al Ministro italiano della Difesa: "Quali i provvedimenti presi durante questa delicatissima operazione?"
Già nel dicembre del 2003, Bulgarelli aveva sollevato domande sull'operato dei militari della base, ma incredulo si era trovato di fronte ad un atteggiamento arrogante:
Sapete cosa ci ha risposto il comando del corpo militare italiano quando ci siamo allarmati per il modo in cui vengono stoccate le armi atomiche dalla Marina americana alla Maddalena? E quando ci siamo preoccupati per le procedure relative allo scarico dei residui radioattivi? Ci hanno risposto: "No comment". E' un insulto alla nostra sovranità nazionale!Nell'ottobre del 2003 si era verificano un incidente al sottomarino nucleare Hartford, che aveva prodotto gravi danni. Le conseguenze dell'incidente sono state tenute segrete, ma gli abitanti avevano sentito un enorme boato. Anche nel 2000 si era verificato un incidente nella base di Camp Darby, in seguito al quale furono evacuate diverse armi, forse nucleari. La popolazione è tenuta all'oscuro di ciò che avviene nelle basi, e non c'è alcuna protezione per la salute dei cittadini.
In caso di incidenti, lungi dall'avanzare proposte di giusto risarcimento, gli americani non ammettono nemmeno i danni prodotti.
La Sardegna veniva chiamata dal Pentagono, già nel 1954, “A pivotal geographic location”. Da molti anni il popolo sardo è privato di parte del territorio e subisce restrizioni e conseguenze di vario genere a causa delle basi militari americane. Nella base militare Capo S. Lorenzo-
Quirra avvengono esercitazioni e sperimentazioni di tipo bellico. Il poligono si estende per più i 11.000 ettari , e le zone interdette o pericolose per la navigazione sconfinano in acque internazionali e coprono oltre 2.800.000 ettari , una superficie più estesa di quella dell'intera Sardegna. Periodicamente viene organizzato lo "shopping della morte", con aziende come la Thomson , la Fiat , la Aerospatiale e la Alenia , che presentano nuovi armamenti e materiali di guerra da testare e di cui promuovere l'acquisto in tutto il mondo.

AGGIORNAMENTO SENTENZE ITALIANE

FUNZIONALITA' DEL SISTEMA GIUDIZIARIO
Il decreto legge n. 143 è stato pubblicato il 16 settembre 2008 sulla Gazzetta ufficiale ed è entrato in vigore il giorno successivo. Entro 60 giorni dovrà essere convertito in legge per non decadere. Il provvedimento è diviso in 4 articoli e si occupa di trasferimento d'ufficio dei magistrati e della loro assegnazione alle sedi, anche disagiate, in particolare rispetto al calcolo delle indennità e delle valutazioni collegate, disciplina il "Fondo unico giustizia" gestito da Equitalia Giustizia s.p.a. e prevede che la copertura finanziaria del decreto sia garantita dalla riduzione del Fondo speciale e dall'utilizzo del Fondo per gli interventi strutturali di politica economica. Leggi il testo del decreto sul sito del Parlamento

IL DECRETO LEGGE SULLA SCUOLA
Il decreto legge n. 137 è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 1 settembre ed è entrato in vigore lo stesso giorno. Il provvedimento di otto articoli ripristina i voti in decimi, compreso quello in condotta, l'insegnante unico per la scuola primaria, l'adozione quinquennale dei libri di testo e regolamenta l'abilitazione all'insegnamento nella scuola primaria e dell'infanzia, oltre all'accesso alle scuole di specializzazione medica. In particolare, l'articolo 1 prevede che "a decorrere dall'inizio dell'anno scolastico 2008/2009, (omissis), sono attivate azioni di sensibilizzazione e di formazione del personale finalizzate all'acquisizione nel primo e nel secondo ciclo di istruzione delle conoscenze e delle competenze relative a «Cittadinanza e Costituzione», nell'ambito delle aree storico-geografica e storico-sociale e del monte ore complessivo previsto per le stesse. Iniziative analoghe sono avviate nella scuola dell'infanzia. All'attuazione del presente articolo si provvede entro i limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente".Leggi il testo del decreto sul sito del Parlamento

PRIMA DI COMPRARE IL CAFFE ILLY




Anche Riccardo Illy, ex governatore della Regione Friuli Venezia Giulia, ha fatto domanda per ottenere il vitalizio di circa 2 mila euro al mese spettante a chi ha fatto parte del Consiglio regionale per una sola legislatura e ha compiuto i 60 anni. Anzi, il “re del caffè” è stato fra i primi a presentare la richiesta, avanzata da altri 15 ex consiglieri trombati alle ultime elezioni anticipate (e volute proprio dallo stesso Illy).
Poiché la legislatura non era terminata al momento del voto (mancavano circa due mesi ai cinque anni), per acquisire il diritto all’assegno i 16 richiedenti, in prevalenza del centrosinistra, hanno dovuto sborsare di tasca loro i contributi dell’ultimo bimestre. Un sacrificio ben ricompensato.
Un 17° ex, il verde Alessandro Metz, ha sostenuto di «essersi completamente disinteressato della vicenda»: se lascerà scadere il termine per dichiarare la propria volontà di versare i contributi mancanti, perderà il diritto al vitalizio e potrà solo consolarsi con il rimborso di quanto versato nei quasi cinque anni precedenti. In un paio di casi (Carlo Monai di Idv e Tamara Blazina del Pd) i beneficiari dell’assegno friulano hanno già conquistato un seggio nel Parlamento nazionale e quindi, a suo tempo, potranno aggiungere un altro vitalizio.

UN ALTRA PAGLIACCIATA DEL NOSTRO PARLAMENTO

Il caso del Senatore Nicola Di Girolamo, eletto all’estero nella circorscrizione Europa in quota PDL, è stato ampiamente discusso sui giornali nei giorni scorsi. Poi però una sorta di vuoto cosmico ha fatto sparire la notizia relegandola in posizione secondaria. Su di lui è partita un’indagine, con relativa richiesta di arresto, per violazione della legge elettorale e falso in atto pubblico perchè “ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio”, requisito necessario per potersi candidare all’estero.
Non mi interessa la questione politica, a quella ci pensano gli esperti di che hanno citato la notizia del no dalla Giunta alla richiesta di arresti domiciliari per Di Girolamo.
A me interessa approfondire la notizia dal lato penale, citando l’ordinanza del Gip Figliolia con la quale viene chiesta l’autorizzazione a procedere per l’arresto dell’indagato. La lista dei capi d’imputazione verso Di Girolamo è lunghissima:
aver attentato ai diritti politici dei cittadini; falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla sua identità; falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici determinata dall’altrui inganno; concorso in falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici; concorso in falsità in atti destinati alle operazioni elettorali determinata dall’altrui inganno; concorso in abuso di ufficio; falsità in atti destinati alle operazioni elettorali; false dichiarazioni sulle sue generalità
Sulla falsificazione dei documenti di residenza si può leggere:
Il Di Girolamo […] ha dichiarato falsamente di essere residente in Belgio, nel Comune di Etterbeek, Avenue de Tervueren n. 143. Tale affermazione, si è subito rivelata falsa in quanto, tra l’altro, nel territorio del Comune di Etterbeek non esiste alcuna Avenue de Tervueren n. 143.[…]Il Di Girolamo risultava assolutamente sconosciuto all’anagrafe belga
Già da qui si carpisce la furbizia del nostro Nicola, ha dichiarato di essere residente ad Etterbek in Belgio, ma in una via inesistente.
Si rende conto dell’idiozia e dopo aver continuato a rilasciare false dichiarazioni in tal senso, decide di cambiare città ed indica Bruxelles, ma lasciando la stessa via. Neanche a Bruxelles esiste una “Avenue de Tervueren 143″ che invece si trova a Woluwe Saint Pierre dove abita l’amico Oronzo Cilli, che in pratica gli ha “prestato” l’indirizzo per ottenere la candidatura. Soltanto l’8 maggio 2008, ossia due giorni prima dell’interrogatorio ufficiale, invierà la richiesta per ottenere la residenza pur non avendo mai abitato in Avenue de Tervueren n. 143.
Chiaramente l'autorizzazione a procedere nei confronti del deputato è stata respinta all'unanumità dal parlamento ad esclusione dei deputati dell'Italia dei valori.