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sabato 11 ottobre 2008

ACQUA BENEDETTA DAL VATICANO


A partire dal 1929, con la firma dei Patti Lateranensi, lo stato italiano si fa carico della dotazione di acqua per lo Stato Vaticano, in virtù dell’articolo n. 6, che al primo comma dice che "L’Italia provvederà, a mezzo degli accordi occorrenti con gli enti interessati alla Città del Vaticano un’adeguata dotazione d’acqua in proprietà".L’Italia si fa carico da allora dei 5 milioni di metri cubi d’acqua consumati in media dallo Stato Pontificio. Per le acque di scarico, Città del Vaticano si allaccia all’Acea, ma non paga le bollette, perché non riconosce la tassazione imposta da enti appartenenti a stati terzi. In soldoni, non riconosce Acea perché è "straniera".Quando Acea si quota in borsa nel 1999, chiede un intervento al governo italiano, che ripiana i 44 miliardi di lire di debiti relativi alla fornitura delle acque vaticane. Da quel momento, la Chiesa avrebbe dovuto farsi carico di una spesa di 4 miliardi di lire annui, ma non è andata così. Tutti i salmi finiscono in gloria, e lo Stato italiano si trova di nuovo nel 2004 a pagare il conto: tocca alla finanziaria 2005 stanziare 25 milioni di euro subito e quattro dal 2005 per dotare il Vaticano di un sistema di acque proprie.Nel 2001 il Governo Berlusconi istituisce una commissione bilaterale per provare a dirimere la questione delle acque bendette, ma pare che ci sia poco da fare per i debiti che ACEA lamenta, il Vaticano è disponibile a pagare solo una quota di 1.100 euro, per realizzare un depuratore. STOP.La commissione ha assicurato allo stato pontificio la dotazione d’acqua richiesta (1059 once all’anno) sempre con carattere di gratuità, come disposto dai patti lateranensi, per far fronte alle esigenze sia all’interno delle mura Lonine, che all’esterno, a beneficio delle sedi di dicasteri ed enti contrali della Chiesa, indicati dalla Santa Sede con apposito elenco, che viene aggiornato in via diplomatica. Quali e quanti siano è da scoprire. Il Vaticano comunque corrisponderà un contributo periodico in riconoscimento degli oneri connessi al trasporto dell’acqua.Carta e penna alla mano, facendo due conti si realizza facilmente che il debito dal 1999 ad oggi ammonta a circa 52 milioni di euro.C’è da strabuzzare gli occhi, al pensiero dell’enorme buco che lo stato italiano ha dovuto ripianare e che Acea ha tollerato, soprattutto se si confronta con un normale cittadino, che se non paga una bolletta rischia di trovarsi i sigilli sul contatore!L’acqua è diventata un bene preziosissimo per il pianeta, a causa delle molte guerre che per essa si combattono. Nei Paesi poveri si imbracciano i fucili per avere qualche zampillo d’acqua potabile che garantisca la sopravvivenza. Nei Paesi ricchi invece il business si fa privatizzandola: comprando a poco prezzo le fonti, e rivendendo in bottiglie di plastica etichettate un "prodotto" che in realtà è un bene primario, un’esigenza per la vita della collettività.Le grandi multinazionali e le multiutility dei comuni fanno schizzare i bilanci alle stelle vendendo l’acqua a prezzi più elevati del petrolio, ma l’acqua è soprattutto vita, bene comune dell’umanità. Ecco perché anche il Vaticano dovrebbe riconoscerle il giusto valore (se non per il debituccio…)
dal sito della mitica Franca Rame

1 commento:

Anna ha detto...

Ciao Mimmo,
sono Anna del blog "http://ilmiopaesealtrove.blogspot.com"
ho appena letto il commento che hai lasciato sul mio blog e condivido oltre che apprezzare la tua petizione e provvederò immediatamente a mettere il banner sul mio sito oltre che andare a firmarla.
Caro amico è bello vedere che non tutti i cittadini italiani sono narcotizzati, sai a volte, quando mi guardo intorno, mi prende lo sconforto, invece vedere con quanto impegno e determinazione ci sono ancora tante persone, che come te, si impegnano per ridare la democrazia al nostro paese.
Già la democrazia, questa parola tanto bella ma ormai tanto vuota, almeno per quella classe dirigente che con questa parola ci si pulisce il lato B del loro corpo: se non fosse per la nostra Costituzione, che ancora riesce a difenderla e a difenderci, saremmo già alla loro completa mercé.
Per cambiare il nostro paese dobbiamo svegliare il popolo italiano ma aggrappandoci disperatamente alla Costituzione italiana: fu un atto d'amore lasciatoci da una classe dirigente illuminata, un atto d'amore lanciato nel tempo nella speranza che un giorno quell'Italia diventi realtà!
Caro Mimmo sono una persona pacifica e tranquilla, eppure non riesco a rimanere indifferente di fronte a quello che vedo e la mia indignazione mi impedisce di stare zitta e nel mio piccolo, oltre che nel blog, faccio sentire la mia voce di cittadina arrabbiata.
Non è più il tempo di stare zitti, è ora di fare sentire le nostre voci!
Caro Mimmo oltre a mettere la petizione metterò anche il tuo indirizzo tra i miei link.
Buonissima giornata
Ciao, a presto
Anna