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martedì 14 ottobre 2008

I PRIMI EVASORI FISCALI E CONTRIBUTIVI


Questa volta il senatore del Pdl Pasquale Giuliano ha scelto di muoversi quasi nell'ombra. Così, il 30 settembre scorso, quando ha depositato il testo del suo disegno di legge che impone ai sindacati di presentare un bilancio annuale, non ha chiesto ai colleghi di sottoscriverlo. Giuliano, ex magistrato e oggi presidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama, ha evitato ogni clamore perché non vuole concedere alcun vantaggio ai capintesta della premiata ditta Cgil, Cisl & Uil. Ricorda troppo bene com'era andata a finire dieci anni fa quando, da deputato dell'opposizione (a palazzo Chigi c'era Romano Prodi), aveva messo a punto un analogo provvedimento per far luce sui business delle sigle sindacali, da sempre avvolti nel più assoluto mistero. S'erano affannati a firmarlo quasi 150 deputati di tutti gli schieramenti. Ma le tre centrali confederali erano insorte, gridando al golpe contro le libertà sindacali (che nulla c'entrano) e mobilitando la loro formidabile lobby parlamentare. Così, dopo l'approvazione per un soffio del primo articolo, il provvedimento s'era inabissato. Ora Giuliano torna all'attacco. Nel disegno di legge parla, per i tre sindacati confederali, di circa 20 mila dipendenti diretti e di un giro d'affari dell'ordine dei 2 miliardi. Mette in fila le cifre che arrivano loro dagli istituti di previdenza, quelle che entrano nella casse dei Caf e dei patronati, si sofferma sul rilevante patrimonio immobiliare e sulla ragnatela di società controllate. Quindi si chiede: "Un siffatto poderoso apparato può ancora essere esentato dall'obbligo di un rendiconto secondo precise e codificate regole di trasparenza e di legalità che si impongono agli altri"? Il disegno di legge prevede che, a partire dall'esercizio 2010, i sindacati (come già fanno i partiti) debbano presentare a giugno un bilancio annuale. In caso di violazione della norma, scatta una multa (dai 5 mila ai 50 mila euro), ma soprattutto la sospensione di tutte le erogazioni statali. Dieci anni fa avevano messo la loro firma in calce al provvedimento Giulio Tremonti, Franco Frattini, Stefania Prestigiacomo, Umberto Bossi, Paolo Bonaiuti. Tutti esponenti di spicco dell'attuale governo. Ritireranno la mano?

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