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mercoledì 15 ottobre 2008

LETTERA APERTA A ROBERTO SAVIANO

Caro Saviano,la tua attuale condizione e’ una delle piu’ manifeste prove della barbarie e dell’incivilta’ di questa societa’. La mafia e’ ovunque, e’ nello Stato e non solo contro lo Stato, e’ in molti di noi, nel modo in cui agiamo e ragioniamo e a volte nella nostra paura, quella stessa paura che ti insegue da due anni e non ti fa vivere ma che non ti ha impedito di fare quel che ritenevi giusto fare. E che ti ha reso solo.
Hai lottato, lotterai, ma il sistema ha un cancro incurabile e, soprattutto, non si puo’ cambiare il mondo da soli e per di piu’ a dispetto del mondo. La tua triste decisione di partire e’ quindi giusta: hai diritto a una vita normale, i tuoi meriti non possono diventare una condanna a morte in un paese in cui assassini sanguinari se la spassano appoggiati da papaveri conniventi. Chi tichiede di restare o ti colpevolizza per questa decisione non e’ dalla tua parte.
Meriti i nostri ringraziamenti e il nostro augurio di riuscire entro breve a riprenderti la tua vita. La tua partenza e’ una sconfitta: ma per noi, non per te. Una sconfitta atroce e senza appello, un segno di infamia che illumina a giorno la notte della miserevole condizione di questo paese. Fartene una colpa sarebbe chiudere, ancora una volta, gli occhi.
Mauro Ottonello Genova

1 commento:

Anna ha detto...

Forse stiamo sbagliando il modo di affrontare il problema:la scuola, l'università, il precariato, i morti sul lavoro, i veleni dell'immondizia, la salute rubata, gli statali, i dipendenti, i pensionati, i dipendenti Alitalia, chi non arriva a fine mese, gli immigrati, le mafie, il pizzo...stiamo lottando per rivendicare i nostri diritti tutti separati mentre dovremmo "scendere in campo" tutti insieme,perché solo se saremo uniti riusciremo a sconfiggere questa politica devastante e corrotta che è la vera metastasi della nostra democrazia.
Proviamo a fare passaparola tra tutti i blog per cercare di unire tutti i vari settori della società civile e magari riusciremo a mettere in campo una manifestazione di quelle da far tremare le poltrone sotto il lato B dei nostri parlamentari: devono sentire che esiste un popolo sovrano che è stanco di essere preso per i fondelli.