IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

sabato 29 novembre 2008

CE L'HANNO DURO .....MA IL CERVELLO E' UN ALTRA COSA

E TRE..............BOCCIATO
Titolo della tesina: «La valorizzazione romantica dell'appartenenza e delle identità». Autore: Renzo Bossi, figlio di Umberto. Con credenziali così, la promozione alla maturità scientifica dovrebbe essere assicurata e invece al liceo «Bentivoglio» di Tradate non guardano in faccia a nessuno e hanno bocciato il figlio del gran capo della Lega nonostante un lavoro ispirato al federalismo e a Carlo Cattaneo.
È il secondo stop che una commissione di maturità impone al figlio prediletto del Senatùr che lo accompagna in tutte le manifestazioni di partito e compare su centinaia di foto con la sua cascata di ricci neri e il volto pasoliniano. Dopo la bocciatura l'anno scorso in un liceo di Varese, quest'anno Renzo aveva tentato la sorte a Tradate, in un istituto religioso privato, con la tesina ispirata all'argomento «di famiglia». «Ma la tesina è solo una parte dell'esame — precisa don Gaetano Caracciolo, rettore del «Bentivoglio» — e il ragazzo ha dovuto sostenere anche 3 prove scritte e un esame orale.
Non ha seguito gli studi da noi, si è presentato da privatista; non so che tipo di preparazione abbia seguito ma purtroppo la somma di tutte le prove non ha raggiunto il punteggio di 60, il minimo per la promozione»

venerdì 28 novembre 2008

COSI IL PRESIDENTE DELL'ATAC INCENTIVA L'USO DEL MEZZO PUBBLICO


Un’auto blu trasformata in uno scuolabus. Non è una nuova trovata per il trasporto, ma quello che è accaduto ieri a Roma. Protagonista della vicenda il presidente dell’Atac - la società che gestisce il trasporto pubblico nella Capitale - Massimo Tabacchiera: nominato da una ventina di giorni, il dirigente, ieri mattina, ha utilizzato la Lancia Thesis (intestata alla società di noleggio che gestisce il parco auto della holding) per far accompagnare i suoi due figli a scuola. La vicenda è stata pubblicata questa mattina nell'edizione di "Leggo", un servizio curato da Franco Pasqualetti e, dal punto di vista fotografico, da Francesco Toiati.
LE SCUSE - «Ci tengo a precisare che quanto accaduto è riconducibile ad una necessità emersa in seguito ad un serio problema avvenuto improvvisamente alla mia famiglia nella prima mattinata di ieri. L'uso dell'auto di servizio è stato improprio. Di questo mi scuso con la cittadinanza tutta». È quanto ha detto il presidente dell'Atac, Massimo Tabacchiera, in merito alla notizia apparsa oggi su "Leggo"che ritraeva Tabacchiera che accompagnava i figli a scuola con l'auto blu. «Quanto avvenuto -ha aggiunto Tabacchiera- non fa parte nè delle mie abitudini nè del mio modo di essere, che confermo essere rispettoso delle Istituzioni e delle responsabilità derivanti dagli incarichi a me affidati, a partire dal pronto adeguamento a tutte le direttive impartite dal Sindaco, comprese quelle sulle auto blu».
NON E' COSI'... - Alla nota del presidente dell'Atac, la direzione di "Leggo" ha replicato: "La direzione di 'Leggo' prende atto con piacere delle scuse del presidente dell'Atac a tutta la cittadinanza. Va tuttavia precisato che, come Tabacchiera ben sa, non si è trattato affatto di un caso isolato".
I FATTI - L’autista, infatti, arrivato alle 8.15 sotto l’abitazione del numero uno di Atac, ha fatto salire la governante e i due bambini per poi accompagnarli in un istituto della zona. Una scelta forse un po’ azzardata e sicuramente non in linea con le direttive impartite dal sindaco Alemanno (che, ricordiamolo, aveva deciso di rinunciare alla due auto blu utilizzate dal suo predecessore Veltroni facendosi dare in comodato gratuito dalla Fiat una berlina) e dallo stesso ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Quest’ultimo, non più tardi di una settimana fa, aveva invitato, per ridurre la spesa interna, ad un uso oculato e strettamente necessario delle vetture di servizio pubblico evitando «inutili e costosi sprechi». Fatto sta che, terminati i giri “privati”, l’autista è tornato sotto casa Tabacchiera in attesa che il numero uno di Atac scendesse. Pochi minuti e il massimo dirigente sale a bordo (alle 8.50) e poi un’altra sosta: stavolta al bar per una rapida colazione, un salto in farmacia e poi via, a tutto gas, in azienda, che - è bene sottolinearlo - è in una zona diametralmente opposta dalla scuola dei figli.
ECCO LE FOTO

giovedì 27 novembre 2008

COME SI CAMBIA....PER UNA FUTURA POLTRONA


Sarà ancora lui il salvatore della Patria: prima il logo, ora le discariche. Domenico Auricchio, sindaco di Terzigno, in pieno Parco Nazionale del Vesuvio, si era battuto con ferocia a gennaio contro l'ipotesi di aprire lì una vecchia cava per uscire dalla più devastante delle emergenze. Le sue urla contro il governo Prodi davanti alle telecamere di 'Porta a Porta' sono ancora visibili su Youtube. Ora è ben felice di accogliere non una, ma due discariche destinate a ingoiare 1,5 milioni di tonnellate di rifiuti. Del resto l'aveva detto: "Ogni sua parola è un ordine per me!". Berlusconi lo chiama Mimì, lui Silvio: si danno del tu da quando il sindaco delle discariche ha ceduto al premier logo e nome del 'Partito delle Libertà'. Quella striscia tricolore che attraversa l'arcobaleno, presentata agli italiani come il simbolo del nuovo partito del Cavaliere, era stata utilizzata per primo da Auricchio nelle elezioni del 2007. Una 'lista familiare', con tanto di nipoti e parenti, che si contrapponeva proprio a Forza Italia: "Sono stato vittima di una infamia", spiegò allora Auricchio: "Luigi Cesaro, il coordinatore provinciale, mi negava il simbolo". Lui, invece, il simbolo lo ha ceduto gratis e in cambio ha ricevuto una targa d'oro con le lodi di Berlusconi: "Per avere compreso l'importanza di un grande Partito delle Libertà". Chi invece non ha compreso, sono i suoi concittadini e anche i suoi stessi alleati. Il paese è tappezzato di manifesti contro le due discariche. "Nient'altro che una provocazione posta in essere da persone che con il Pdl non hanno alcun rapporto" che hanno l'unico scopo "di gettare fango su uno dei migliori esempi di buona amministrazione in provincia di Napoli". Parola del sottosegretario Nicola Cosentino.
GUARDATE IL VIDEO DI QUANDO NON VOLEVA LA DISCARICA:

mercoledì 26 novembre 2008

IL SIGNOR .....CODA ALLA VACCINARA


''Non querelerò Report". Così l'assessore regionale del Lazio, Mario Di Carlo, dopo la bufera che si è abbattuta su di lui in seguito alla puntata di domenica del progrmma di Milena Gabanelli. Acune frasi andate in onda gli sono costate la delega ai rifiuti, riconsegnata al governatore Marrazzo. Nel mirino, una conversazione molto colorita tra Di Carlo e Manlio Cerroni, imprenditore che gestisce la discarica romana di Malagrotta
"Mi piacerebbe - ha spiegato Di Carlo - che fosse mandato in onda sia l'intervista che il fuori-onda per contestualizzarlo. Credo di avere una storia e una dignità da difendere". In merito alla remissione dell'incarico, l'assessore ha spiegato: "Non ci ho dormito tutta la notte, la lettera che ho scritto al presidente è stata frutto di una riflessione ponderata. Non voglio essere causa di danno nè al presidente, nè alla coalizione. Mi auguro che questa decisione abbassi i toni".
Di Carlo definisce inoltre l'intervista "un'imboscata. Perchè c'è stato un momento in cui il giornalista di Report ha detto: "l'intervista è finita ed io mi sono ritenuto libero di parlare". L'assessore confessa al quotidiano "La Repubblica" di essersi erroneamente fidato: "E' colpa mia, sono stato un fesso. Io vengo dal rugby: uno sport duro ma leale. Quello che è successo - sottolinea Di Carlo - mi ha distrutto come persona. Quella intervista mi ha confezionato come una macchietta, come una persona rozza e volgare e probabilmente anche corrotta. Sembra che io sia in attesa di avere l'eredità di Cerroni".
Mario Di Carlo ha poi tenuto a precisare che "non c'è alcun monopolio negli impianti di termovalorizzazione e nelle discariche del Lazio. Vi sono presenze sia pubbliche che private - ha aggiunto - e non c'è solo Cerroni. Anche per quanto riguarda le discariche sono presenti diversi operatori, sia pubblici che privati, da Comuni a società anche non del Lazio, come ad esempio la Mad, azienda milanese presente nella discarica di Latina e anche a Viterbo e Civitavecchia".
Marrazzo: "Prendo atto, ma non condivido. I giornalisti fanno solo il loro lavoro"Il presidente della Regione Lazio prende le distanze dal suo assessore, ne accetta la riconsegna della delega ma afferma di non condividerne l'atteggiamento e l'intervista. "Prendo atto della sua decisione, ma i giornalisti non hanno colpa, fanno solo il loro mestiere"
La vicendaReport, nella puntata andata in onda domenica 23 novembre, si è occupato della gestione dei rifiuti a Roma e ha evidenziato l'intreccio di interessi tra privati e politica. L'inchiesta si è concentrata sulla questione della discarica di Malagrotta e sulla gestione dell'immondizia nella Capitale e in tutta la regione.Nel mirino un fuorionda trasmesso dalla Gabanelli in cui l'assessore Di Carlo usa un linguaggio decisamente colorito e da cui emerge un'evidente vicinanza all'imprenditore Manlio Cerroni che gestisce appunto la discarica di Malagrotta. "Ce vado a magnà la coda a la vaccinara" è la frase dell'assessore già diventata un cult su Youtube. Lo stesso Di Carlo ha confermato le voci che parlano di un suo ingresso nella società dell'ottantenne imprenditore.
Ecco il video del sig. coda alla vaccinara:

lunedì 24 novembre 2008

E' STATA SOLO UNA FATALITA'....

E STATA SOLO FATALITA' LA TRAGEDIA DI TORINO ECCO COSA HA DETTO IL NOSTRO SILVIO BERLUSCONI INVECE..................
E' di questi giorni l'emanazione della legge 30 ottobre 2008 n. 169 che ha convertito in legge il decreto n. 137/2008 con alcune modifiche (c.d. decreto Gelmini del 1 settembre 2008). La legge è stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale del 31 ottobre ed è entrata in vigore il giorno successivo. Ecco l'articolo sulla sicurezza degli edifici scolastici:

7-bis. (introdotto con la conversione in legge) al piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici viene riservato non meno del 5% delle risorse stanziate per tale piano (dall'art. 80/21° comma della finanziaria per il 2003 l. 289/2002). Le economie maturate sulle risorse già destinate all'edilizia scolastica saranno revocate con decreto ministeriale. Dovranno essere comunicate alla regione dopo la risoluzione dei contratti già stipulati. I lavori programmati e non avviati entro due anni dall'assegnazione potranno essere nuovamente revocati e riassegnati. Il ministro dell'istruzione e quello delle infrastrutture nomineranno "un soggetto attuatore che definisce gli interventi da effettuare per assicurare l'immediata messa in sicurezza di almeno cento edifici scolastici presenti sul territorio nazionale che presentano aspetti di particolare criticità sotto il profilo della sicurezza sismica" "il soggetto attuatore... definisce il cronoprogramma dei lavori". Queste misure saranno attuate con decreto del Ministro dell'economia;
8. il provvedimento non comporterà oneri aggiuntivi alle finanze pubbliche.

giovedì 20 novembre 2008


Non c’era bisogno della Procura di Roma per stabilire che, nelle telefonate fra Prodi e il consuocero, fra lo staff prodiano e un imprenditore farmaceutico, non c’era “nulla di illegale né di illegittimo”. Bastava leggerle su Panorama, che gentilmente le pubblicò un paio di mesi fa seppur coperte da segreto. Ci sarebbe invece bisogno di una Procura, nella fattispecie quella di Milano, per sapere se si possa dire lo stesso delle telefonate fra Giovanni Consorte e Massimo D’Alema durante la scalata (illegale, per i pm) di Unipol a Bnl. Come quella in cui D’Alema informava Consorte di aver parlato con Vito Bonsignore, eurodeputato Udc e socio Bnl, della sua auspicata alleanza con Unipol: “È venuto a trovarmi Vito Bonsignore… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quel che tu gli hai chiesto di fare, o no… Voleva altre cose, diciamo... a latere su un tavolo politico … Ti volevo informare che io ho regolato da parte mia… È disposto a concordare con voi 1-2 anni... il tempo che vi serve… Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta... Noi non ci siamo parlati, eh?”. Ma ieri - 543 sì, 43 no, 90 astenuti - il Parlamento europeo ha coperto tutto con immunità tombale: i pm non potranno valutare, come avevano chiesto, se quelle parole configurino pere caso un concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Tutti gli eurodeputati italiani presenti - Pd, Pdl, Lega e sinistra “radicale” - han votato per salvare D’Alema (a parte Pannella, Cappato e Ferrari, più Casini astenuto). L’interessato si era scordato di dire ciò che aveva detto Prodi per le sue telefonate: “Si indaghi pure, nessuna immunità, nulla da nascondere”. Il solito sbadato.

C'è da sperare che qualcuno riesca a far dimettere il senatore Nicola Latorre almeno dall'incarico di vice-capogruppo dei democratici al Senato. Pensare infatti che i probiviri del Pd espellano, o quantomeno sospendano, il braccio destro di Massimo D'Alema dal partito, così come farebbe qualsiasi partito in qualsiasi democrazia occidentale, è velleitario. Ormai è chiaro che di occidentale il nostro paese conserva solo la collocazione sulla carta geografica: tutto il resto, dalle classi dirigenti fino a buona parte dei media, è levantino. O, se preferite, latino americano.Ma persino in Sud America un parlamentare di opposizione smascherato in tv mentre consiglia per iscritto a un esponente della maggioranza le frasi e i ragionamenti da utilizzare per tentare di levarsi dall'impaccio in cui lo ha cacciato un avversario politico, verrebbe immediatamente fatto scomparire dalla scena. Ovviamente non per senso etico o morale, ma per convenienza. Con quale residua credibilità Latorre potrà nel futuro opporsi, o fingere di opporsi, a prese di posizione, leggi e interventi avanzate dalla maggioranza? D'ora in poi la sua faccia rotonda, il suo cranio pelato, saranno solo e semplicemente il simbolo del'inciucio. Saranno un inno al qualunquismo di chi dice «intanto sono tutti uguali». Saranno la pietra tombale sulle già scarse possibilità del centro-sinistra di tornare un giorno alla guida del paese. Eppure tra gli oligarchi nostrani Latorre resta popolarissimo. Ieri i suoi amici, per fronteggiare l'ondata di sconcerto montante anche dall'interno del Pd, hanno straparlato rievocando i processi staliniani. Il pugliese Francesco Boccia, dimostrando di non aver ricevuto nessun beneficio dagli anni trascorsi in gioventù studiando a Londra, è arrivato a dire: «Siamo passati da Obama a Stalin». L'ex prodiano Paolo De Castro ha definito «grottesche le critiche» per il pizzino allungato da Latorre. E tutti hanno catalogato l'episodio tra le scaramucce in atto tra i dalemiani e i veltroniani per il controllo del partito democratico.Ora, è evidente che tra i due gruppi sia in corso una guerra. Ed è altrettanto ovvio che Veltroni e i suoi, mentre premono per le dimissioni di Latorre, sotto sotto si fregano le mani pensando di aver segnato un punto in loro favore. Ma tutto questo non basta per evitare di discutere del nocciolo della questione: Latorre con il suo comportamento ha danneggiato gravemente il partito, se non se ne va lo danneggerà ancor di più. Per il Pd, insomma, è arrivato all'improvviso l'ultimo treno. Sarebbe il caso che da quelle parti ci si desse da fare per non perderlo.

venerdì 14 novembre 2008

BRUNETTA..... DECIDITI NELLA VITA




ORDINARIO O ASSOCIATO?
Sul sito internet dell'università di Tor Vergata, cliccando sul curriculum ufficiale del professor Renato Brunetta si legge che il ministro sarebbe diventato professore ordinario di economia del lavoro nel 1996. Ma la realtà, secondo quanto risulta cliccando sul sito dell'università di Teramo sarebbe diversa. Secondo i verbali del concorso universitario di Teramo che nel 1999 gli riconobbe l'idoneità di professore ordinario, Brunetta fino a tutto il 1999 era solo un professore associato.
VITA LOW COST : Tra i tanti lati nascosti dell'attività di Renato Brunetta a Strasburgo, c'è anche l'abitudine a massimizzare i guadagni volando low cost. Il meccanismo è noto: l'Europarlamento rimborsa forfettariamente il costo del volo (circa 800 euro) senza controllare quale sia la spesa effettivamente sostenuta per raggiungere la sede di lavoro dei deputati europei. Il risparmio finisce così nelle tasche degli eletti. Un meccanismo praticato da tanti che è stato criticato nel 2001 dalla tv tedesca Rtl. Brunetta volava spesso con Ryanair e atterrava all'aeroporto di Baden in Germania, a 60 chilometri da Strasburgo. Il castigafannulloni a quel punto pretendeva di trovare un servizio efficiente di navetta che lo aiutasse a raggiungere rapidamente il lavoro. E lo ha messo nero su bianco in una lettera di protesta. Gli rispondeva a stretto giro il segretario generale Julian Priestley.
CHI L'HA VISTO? Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo. Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse.
PRODUTTIVITA: La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126.

mercoledì 12 novembre 2008

COME PROGRAMMARE L'ECONOMIA



Quando era Ministro dell' interno l'Alitalia istituì un volo diretto Albenga-Roma Fiumicino, che - ovviamente - fu immediatamente cancellato, alle dimissioni di Scajola dal Viminale; il volo ha registrato un quantitativo max di passeggeri pari a 18 (diciotto!) con un passeggero fisso: il ministro Scajola Claudio. Con il terzo governo Berlusconi il volo è stato immediatamente ripristinato ( grazie a un finanziamento - straordinario - di un milione di euro ) all'aeroporto di Albenga (che è minuscolo e sta a ben 50 km da quello di Genova! ). Ora l'aereo è un Atr 47 e tre giorni a settimana sta fermo sulla pista ; i passeggeri sono otto nella migliore delle ipotesi e il passeggero fisso è - sempre - Scajola Claudio. L'ATR 47 costa all'Alitalia (all'incirca) 100.000 (centomila) euro a settimana. Così il fatto che a Scajola non piaccia andare in macchina da Albenga a Genova , per quest'anno, costa agli italiani (dato che tutti i debiti dell' azienda Alitalia sono stati accollati alla popolazione) la notevole cifra di € 6.200.000 (sei milioni e duecentomila euro).
E questo qui è il Ministro della Programmazione Economica!!!

EHILA' ABBRONZATO COME VA?


L’agenzia Ansa-Stefani, previo nullaosta del Minculpop, comunica: “Circa 20 minuti di colloquio, in un clima sereno e di grande cordialità, incentrato sul G8 e la crisi finanziaria. Berlusconi e Obama, alle 22.10 in punto ora italiana, affrontano di petto i principali temi sul tappeto…Il premier italiano abbassa la cornetta decisamente ‘soddisfatto’ per la conversazione col presidente Usa, traendone ottima impressione”. Ma riservandosi di constatarne di persona l’abbronzatura naturale. “È stato Obama a chiamare il Cavaliere tramite il centralino di Palazzo Chigi che l’ha messo in contatto con la residenza di Arcore… La conversazione è iniziata con l’ausilio degli interpreti, ma in diversi passaggi i due leader han parlato, senza mediazioni, in inglese”. Il che spiega la soddisfazione di Berlusconi che, non parlando una parola d’inglese, non capiva un’acca di quel che gli diceva Obama, il quale a sua volta non capiva una mazza di quanto tentava di dirgli Berlusconi a proposito dell’abbronzatura della sua signora e delle figlie, ottime per la coltivazione intensiva del cotone. “Le polemiche italiane non han mai fatto capolino nel colloquio”: o, se vi han fatto capolino, il premier italiano non se n’è accorto. “I due presidenti sono riusciti a contattarsi solo la sera a causa dei reciproci impegni”: l’americano stava parlando con i 75 capi dei governi che contano, l’italiano stava mandando affanculo chi l’aveva criticato. “La telefonata si è conclusa con i complimenti di Berlusconi a Obama per l’elezione”. E soprattutto perché, malgrado sia negro, pare addirittura dotato di cervello.

venerdì 7 novembre 2008

PERCHE IL CENTRO DESTRA HA PAURA DI OBAMA




Come governerà lo vedremo nei prossimi mesi. Anche se per lui la situazione non potrebbe essere peggiore: recessione, disoccupazione, una crisi finanziaria senza uguali, il pantano irakeno e quello afgano, lasciano presagire che la partenza di Barack Obama sarà in salita. Già ora però la sua elezione a presidente degli Stati Uniti scompagina molti giochi in quelle che, a torto o ragione, vengono considerate le province dell'impero americano. La vittoria di Obama segna infatti l'inizio del declino per le campagne elettorali basate sulla paura. Dimostra che si può ottenere consenso dai cittadini proponendo un mondo diverso: fatto di minori diseguaglianze sociali, di maggior rispetto per l'ambiente, di partecipazione.
A oggi è questa la novità di Obama. Ed è una novità che preoccupa una parte consistente del nostro governo. Le frasi infelici di Silvio Berlusconi "sull'abbronzatura" del neo-presidente, che riecheggiano direttamente quelle usate dal leghista Roberto Calderoli per zittire la giornalista Rula Jebreal, e quelle sconcertanti del capogruppo della Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, sui brindisi di Al Qaeda per l'arrivo di Barack alla Casa Bianca, sono un segno di nervosismo. Dopo le manifestazioni per i tagli nella scuola, nella maggioranza cresce la sensazione di stare perdendo, a poco, a poco, la sintonia con il Paese. E adesso, messo alle spalle un ottobre d'inferno, novembre si apre con lui: un presidente afro-americano popolarissimo anche tra gli italiani che hanno votato centro-destra. Un presidente che, se manterrà anche solo in parte quanto ha promesso durante la sua indimenticabile campagna, finirà per fare mostrare la corda a tutta la politica nostrana. Pensate solo alla questione clima: il centro-destra, senza troppo scandalo da parte del centro-sinistra, non vuole rispettare gli accordi internazionali sull'inquinamento. Sostiene che costano troppo alle nostre imprese. Ma cosa accadrà ora con Obama che garantisce di ridurre le emissioni di CO2 dell'80 per cento entro il 2050 e assicura che durante il suo mandato si punterà tutto sull'energia rinnovabile? L'Italia rimarrà schierata con i paesi dell'ex patto di Varsavia che vogliono continuare ad avvelenare il pianeta, o nelle prossime settimane farà precipitosamente marcia indietro? E, in ogni caso, quale sarà a quel punto la credibilità di Berlusconi?Fare politica vuol dire immaginare il futuro. E Obama, per la sua età, la sua storia personale, il futuro lo rappresenta. Per questo l'attempato Cavaliere ricorda che «è giovane e bello» e si offre di dargli consigli. All'improvviso lui, come tutti gli altri leader che per ragioni anagrafiche o di carriera sono sulla scena da più di un quarto di secolo, sentono il peso degli anni. E hanno paura.

giovedì 6 novembre 2008


Il primo a sbilanciarsi, il 7 marzo, fu Gianfranco Fini: “Gli Stati Uniti non sono ancora pronti per un presidente nero”. Ma il momento decisivo per le sorti delle elezioni americane fu la discesa in campo di Giuliano Ferrara, stregato da Mc Cain, ma soprattutto da Sarah Palin: “L’abbiamo scoperta noi”, gongolava il Platinette Barbuto, noto esperto in fiaschi, esaltando le virtù profetiche del suo talent scout addetto alle catastrofi, Christian Rocca, già noto per aver annunciato il trionfo in Irak e per aver scoperto i neocon quando negli States non osavano più mettere il naso fuori di casa. Ecco, quello fu il momento della svolta per Obama. Lì fu chiaro a tutti che McCain era spacciato. Per chi avesse ancora dei dubbi, provvidero a dissiparli gli interventi in extremis di due noti analisti padani, Roberto Castelli (“Mc Cain è una garanzia per la difesa della civiltà cristiana sotto attacco dei musulmani”) e Roberto Cota (“John offre maggiore sicurezza contro l’Islam”), nonché del noto stratega Maurizio Gasparri (“Dovesse vincere Obama, prenderei le distanze della Casa Bianca”). Non che la palma delle previsioni sballate sia un’esclusiva italiana. Ancora il 2 novembre John Zogby, “il guru dei sondaggi”, comunicava che “Mc Cain è in rimonta e può vincere, ormai ha superato Obama, 48 a 47%”. Ma i provincialotti italioti che scambiano le speranze per la realtà e pensano di orientare dall’Italia il voto americano, non ci han fatto mancare proprio nulla. Soprattutto sugli house organ di Berlusconi, che solo un mese fa passeggiava mano nella mano con l’amico Bush, lo sguardo rapito, il cuore palpitante, ripetendogli che “sei stato un grande, presto ti verrà riconosciuto, passerai alla Storia”, mentre persino George lo guardava scettico e persino McCain pregava il presidente più impopolare del secolo di non farsi vedere dalle sue parti.Sull’immancabile sconfitta di Obama, il Giornale ha dato il meglio di sé. Mauro della Porta Raffo, il “gran pignolo” che fa le pulci ai giornali e ci azzecca sempre, ma con gli oracoli un po’ meno, non aveva dubbi: “Adesso vi dico: John Mc Cain il prossimo 4 novembre vincerà”. E Paolo Granzotto, entusiasta: “Resto anch’io dell’opinione che il vecchio eroe sbaraglierà il giovane vagheggino… Sarah Palin trascinerà Mc Cain alla vittoria”, anche per via della “veltronizzazione della campagna del damerino Obama: e con Veltroni, si sa, si va dritti alla sconfitta”. Insomma, “Mc Cain gli farà la festa”. Mario Giordano, rabdomante dal fiuto infallibile, produceva titoli del tipo: “Ecco perché la strana coppia Mc Cain-Palin può arrivare alla Casa Bianca”. E rimbeccava i lettori rassegnati alla vittoria di Obama: “Ma lei è così sicuro che vincerà Obama? Io ho qualche dubbio”. Immediatamente avvertito a Chicago, Barak faceva i debiti scongiuri. Anche perché, ad allarmarlo vieppiù, c’erano gli editoriali di Maria Giovanna Maglie, che ha con i dati elettorali lo stesso rapporto elastico dimostrato con le note spese alla Rai. La generalessa, che scrive con l’elmetto e il colpo in canna, non ci poteva proprio credere che gli americani votassero per quell’”estremista inesperto e poco capace”, “contrario infantilmente alle centrali nucleari”, uno che “ritirerebbe incoscientemente le truppe dall’Irak”, che “rappresenta solo una fetta minoritaria di radicali”, per giunta negro, tant’è che “gli elettori democratici sono i primi a dubitarne”, ma “dubitano pure gli indecisi, gli indipendenti, i fan di Hillary”. Mentre “Old John” (così lei chiama McCain, nell’intimità) “parla da Presidente”, “può vincere le elezioni perché è un candidato credibile” e poi “ha trovato un vice ideale in Sarah Palin, la donna tutta valori, determinazione e capacità oratoria”, ma soprattutto “è pronto a costruire 45 centrali nucleari e aumenterebbe le truppe in Irak”, dunque “io dico che ce la fa”, “nonostante il can can dei media nazionali e internazionali”, tutti in mano al Comintern. Se invece “dovesse farcela Obama, sarà una vittoria di misura” (infatti avrà la maggioranza parlamentare più ampia dalla notte dei tempi). La Maria Giovanna lo vedeva già alla Casa Bianca, l’amato Old John: “Da presidente ridurrà il potere di Washington e, da vero patriota, difenderà la sicurezza degli Usa”. Pazienza, la difenderà da casa. Ma, nei momenti di sconforto, potrà sempre consolarsi con qualche visita di Maria Giovanna Maglie.Anche il Foglio ci ha lasciato pagine indimenticabili, tutte sull’inevitabile disfatta del nero Barak. Il Platinette, dall’America, ispirava titoli tambureggianti: “Ed è subito Sarah”, “Vi fareste governare da Obama?”, “Perché l’idraulico Joe è il miglior alleato del soldato Mc Cain”. Sotto, le meglio firme del bigoncio si esercitavano nell’arte dell’oracolo.Marina Valensise, altra neocon de noantri, credendo di farle un complimento, scriveva che “la Palin somiglia alla nostra Gelmini: una tigressa dura, determinata, sicura di sé, temprata dal gelo polare, travolgente come un animale selvaggio… una mamma che si batte contro un parolaio idealista”. Stefano Pistolini la definiva “l’ultima arrivata, forse la predestinata”. Infatti, è stata la palla al piede del povero McCain. Ma Christian Rocca, lo scopritore: “La Palin è un Obama al quadrato”, donna dall’”appeal a tratti profetico e messianico”, un incrocio fra “Bob Dylan e Erin Brockovich”, come pure il suo presunto gemello Barak, insomma “pare lei la candidata presidente e Mc Cain il suo vice”. E Obama: per l’esperto Rocca, “il candidato perfetto per una serie televisiva”, “elitario, intellettuale, troppo di sinistra e incapace di connettersi con il paese”, una “bolla che potrebbe sgonfiarsi rapidamente” visto che “da mesi viene rifiutato stato dopo stato, primaria dopo primaria, dalla working class del suo stesso partito, dai poveri, dagli ispanici, dai cattolici, dagli anziani, dalle donne, dagli ebrei e da qualsiasi categoria sociale e razziale a cui non appartengano afroamericani, studenti, intellettuali, miliardari, divi di Hollywood e fighetti”. E queste - si badi bene - “non sono opinioni”. Tiè. Resta da capire chi diavolo abbia votato per Obama. All’insaputa di Rocca fra l’altro.
"voglio scendere"

BELLO GIOVANE E ABBRONZATO

ECCO IL NOSTRO PRESIDENTE
MOSCA - Il neo eletto presidente degli Stati Uniti è giovane, bello ed abbronzato ed il presidente della Federazione Russa Dmitry Medvedev non dovrebbe avere problemi ad avere rapporti con lui.
Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa al termine del bilaterale Russia-Italia di oggi al Cremlino, aggiungendo poi che "abbronzato" l'ha detto come "grande complimento".
"Cercherò di aiutare i rapporti fra Russia e Usa dove sono arrivate alla guida delle giovani generazioni e non vedo difficoltà per Medvedev ad instaurare buoni rapporti con Obama che è anche bello, giovane e abbronzato", ha detto Berlusconi.
Sollecitato poi dai cronisti al termine della conferenza stampa sul termine "abbronzato" da lui utilizzato, ha commentato: "E' una carineria assoluta, è un grande complimento".
Una volta tornato in albergo, Berlusconi è stato informato delle numerose polemiche che la sua battuta stava causando in Italia e di come fosse rimbalzata sulle agenzie internazionali, ed ha nuovamente commentato con i cronisti: "Veramente c'è qualcuno che pensa che non sia stata una carineria? Se scendono in campo gli imbecilli siamo fregati. Dio ci salvi dagli imbecilli".
Nel corso della conferenza stampa Berlusconi aveva anche detto: "Abbiamo commentato con Medvedev che l'elezione di Obama è stata accolta dalla opinione pubblica mondiale come l'arrivo di un messia".

mercoledì 5 novembre 2008

IPOTETICA INTERVISTA DOPO LA VITTORIA DI OBAMA


Giornalista: "Allora Presidente, come vede la vittoria di Obama?"
Berlusconi: "Era prevedibile. Sicuramente ha seguito i consigli che gli ho dato quando è venuto in Italia."
G: "Mah... veramente Presidente, Obama si è fermato in Francia e Regno Unito, ma in Italia non è venuto."
B: "Cribbio! Ecco la solita disinformazione della Sinistra. Io non ho mai detto che Obama è venuto in Italia."
G: "Bene Presidente, passiamo ad un altro argomento. Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Gasparri?"
B: "Il Ministro Gasparri, che ha avuto l'onore di dare il suo nome ad un ottima legge, dice cose sempre ragionate e sensate, ed io condivido in pieno le sue dichiarazioni."
G: "Ma veramente Presidente, Gasparri è nella bufera per aver associato Obama ai terroristi di Al Qaeda."B: "Diamine! Si Contenga! Non mi metta in bocca parole che non ho detto. Io non approvo quello che ha detto Gasparri. A proposito cosa ha detto?"
G: "Lasciamo stare Presidente. Cosa ne pensa di un nero alla Casa Bianca?"
B: "Siamo solidali con gli USA per il problema dell'immigrazione clandestina. Chiederò al Ministro Calderoli di recarsi negli USA per offrire il nostro aiuto per arrestare e cacciare questo immigrato da questa Casa Bianca."
G: "Ma Presidente... il nero è Obama e la Casa Bianca è la residenza Presidenziale."
B: "Basta!!! Voi giornalisti appecoronati alla sinistra dite sempre falsità per screditare il governo con frasi ed azioni mai compiute. Si vergogni. Voi fate un USO CRIMINOSO della tv pubblica pagata col canone dei cittadini."
G: "Ma Presidente... io sono Riotta, non mi riconosce???"B: "Ecco, lei è un Eversivo Riottoso. Darò istruzioni dettagliate al Ministro dell'Interno su come usare la forza pubblica contro voi sinistri, ma io non l'ho mai detto."
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sabato 1 novembre 2008

GELLI: IL MIO EREDE BERLUSCONI


Adesso ha un programma tutto suo su Odeon tv e sfrutta la rinnovata ribalta per passare il testimone. Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, non ha dubbi: per l'attuazione del Piano di Rinascita democratica della P2, «l'unico che può andare avanti è Berlusconi». L’investitura arriva durante la conferenza stampa di presentazione di Venerabile Italia, il programma che Gelli condurrà sull’emittente tv: «L'unico che può andare avanti è Berlusconi: non perché era iscritto alla P2, ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora mostra un po’ di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare che ha».
Sembra una barzelletta. Invece è una vergogna. Soprattutto perché a Gelli viene regalata una tribuna tutta per sé. Il tema del programma sarà la storia d'Italia. Il capo della loggia massonica P2 racconterà la sua versione, magari sulla strage di Bologna, per cui è stato condannato per depistaggio. O sulla repubblica di Salò a cui aderì, o su Gladio, o su qualsiasi delle pagine grigie (se non nere) dalla storia del nostro paese a cui Gelli è legato.Il programma ha già degli ospiti, Anche questi poco fantasiosi: per la prima puntata Giulio Andreotti, Marcello Veneziani e Marcello Dell'Utri. Si parlerà di fascismo.Forse, per chiarire il contesto, è utile ricordare la sua fedina penale. Licio Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e Bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano è stato condannato a 12 anni). Se lui considera Berlusconi il suo erede più credibile non abbiamo troppo di che stare tranquilli. Anche perché, come se non bastasse quello che sta facendo, Gelli dà anche consigli al suo “figliol prodigo”: «Se uno ha la maggioranza deve usarla, senza interessarsi della minoranza. Non mi interessa la minoranza, che non deve scendere in piazza, non deve fare assenteismo, e non ci devono essere offese. Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari, e invece andrebbero presi: bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato».