IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

giovedì 20 novembre 2008


Non c’era bisogno della Procura di Roma per stabilire che, nelle telefonate fra Prodi e il consuocero, fra lo staff prodiano e un imprenditore farmaceutico, non c’era “nulla di illegale né di illegittimo”. Bastava leggerle su Panorama, che gentilmente le pubblicò un paio di mesi fa seppur coperte da segreto. Ci sarebbe invece bisogno di una Procura, nella fattispecie quella di Milano, per sapere se si possa dire lo stesso delle telefonate fra Giovanni Consorte e Massimo D’Alema durante la scalata (illegale, per i pm) di Unipol a Bnl. Come quella in cui D’Alema informava Consorte di aver parlato con Vito Bonsignore, eurodeputato Udc e socio Bnl, della sua auspicata alleanza con Unipol: “È venuto a trovarmi Vito Bonsignore… voleva sapere se io gli chiedevo di fare quel che tu gli hai chiesto di fare, o no… Voleva altre cose, diciamo... a latere su un tavolo politico … Ti volevo informare che io ho regolato da parte mia… È disposto a concordare con voi 1-2 anni... il tempo che vi serve… Gianni, andiamo al sodo, se vi serve resta... Noi non ci siamo parlati, eh?”. Ma ieri - 543 sì, 43 no, 90 astenuti - il Parlamento europeo ha coperto tutto con immunità tombale: i pm non potranno valutare, come avevano chiesto, se quelle parole configurino pere caso un concorso nell’aggiotaggio di Consorte. Tutti gli eurodeputati italiani presenti - Pd, Pdl, Lega e sinistra “radicale” - han votato per salvare D’Alema (a parte Pannella, Cappato e Ferrari, più Casini astenuto). L’interessato si era scordato di dire ciò che aveva detto Prodi per le sue telefonate: “Si indaghi pure, nessuna immunità, nulla da nascondere”. Il solito sbadato.

Nessun commento: