IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

martedì 30 dicembre 2008

L'ULTIMO REGALO DEL VERME GEORGE BUSH


DIVENTARE falegname, aiuto farmacista, tecnico dell'elettricità. Avevano sogni forse piccoli ma reali, gli otto ragazzi che sono morti sabato durante uno dei primi raid israeliani su Gaza. Come migliaia di coetanei erano a scuola, un istituto professionale gestito dalle Nazioni Unite, quando sono cadute le prime bombe. Terrorizzati, sono fuggiti dall'edificio, solo per essere colpiti nel cortile, che dista 200 metri dall'edificio dove ha sede il governo di Hamas, obiettivo dell'attacco. Altri venti loro compagni sono stati feriti: alcuni sono in gravi condizioni. La storia dei ragazzi del Gaza Training Center è diventata uno dei simboli della tragedia che si vive nella Striscia. "Avevano tutti 17 o 18 anni - racconta Sami Mshasha, funzionario dell'Unrwa, l'agenzia Onu che si occupa dei palestinesi e che gestisce l'istituto - erano lì per imparare un mestiere, per non restare in strada. La fine che hanno fatto è orribile". Quando la bomba ha colpito la scuola molti studenti sono riusciti a ripararsi: per quelli più vicini al palazzo del governo però non c'è stato scampo: "Le nostre guardie hanno cercato di tirarli fuori, ma era impossibile - prosegue il funzionario - è stato difficile anche far arrivare le ambulanze in quel caos. C'erano genitori che urlavano, altri che arrivavano di corsa a cercare i loro ragazzi. Abbiamo chiesto ufficialmente che il governo israeliano apra un'inchiesta, perché questo per noi dimostra che l'operazione non è stata affatto chirurgica come dicono. Ma oggi non possiamo evitare di farci delle domande: forse avremmo dovuto tenere le scuole chiuse quel giorno. C'era molta tensione. Magari abbiamo sbagliato noi. Ed ora è troppo tardi".
I dubbi di Mshasha sono condivisi da molti, nella Striscia: quando gli attacchi israeliani sono cominciati, sabato mattina, molte scuole erano nel pieno delle lezioni. In quelle con il doppio turno la prima rotazione stava terminando e la seconda iniziando. Per questo le bombe hanno sorpreso tanti bambini fuori casa o nelle aule, e tanti genitori in strada mentre correvano per andare a prendere i figli. Sul quotidiano Haaretz Hamira Hass, la giornalista israeliana che meglio conosce Gaza, ha raccontato ieri le storie di padri e madri stretti fra l'angoscia per i bombardamenti e quella per il destino dei figli. "Sono arrivato alla scuola di mia figlia e mi sono trovato di fronte centinaia di ragazzine che scappavano urlando. Ero il primo adulto che arrivava lì. Si sono strette intorno a me piangendo", le dice un genitore, Abu Muhammad. La maestra, Umm Salah, racconta come abbia dovuto portare soccorso ai bambini della sua classe feriti dai vetri rotti. Solo dopo è potuta correre alla ricerca dei suoi figli: "Alcuni dei miei alunni hanno iniziato a piangere. Altri sono rimasti in silenzio, paralizzati". Uno dei figli dell'insegnante era in strada quando la madre l'ha trovato. Il maggiore si era già rifugiato a casa, accolto da una nonna terrorizzata. "Ho pensato di accendere la tv per calmarli, ma poi ho visto le immagini. L'ho spenta e li ho mandati a fare i compiti". Mshasha teme che ricordi come questi segneranno in maniera indelebile gli allievi non soltanto dell'istituto professionale Unrwa, ma anche delle altre scuole. "Negli ultimi mesi abbiamo riscontrato un tasso di attenzione molto minore. I ragazzi arrivavano a scuola affamati, perché a casa non c'era nulla da mangiare. O depressi, perché non vedevano futuro e capivano che anche i genitori non possono far nulla per loro. Abbiamo riattivato le mense, e creato servizi di assistenza psicologica. Ma di fronte a una strage così, o di fronte alla morte dei tuoi compagni di banco con che spirito potranno tornare?".

sabato 27 dicembre 2008

REGALI NATALIZI CONTRO LA CRISI


Il 23 dicembre, alla Camera dei Deputati, le Commissioni riunite Bilancio e Cultura hanno fatto regali di Natale. Tutto ebbe inizio quando, con l’ultima finanziaria del governo Prodi, Italia dei Valori ottenne l’abolizione della cosiddetta “legge mancia”.
Tale provvedimento (Legge n. 311 del 2004) è stata una delle peggiori leggi clientelari approvata dal governo Berlusconi. Prevedeva interventi a pioggia, senza alcuna trasparenza, su indicazione di singoli parlamentari, i quali, per ragioni di mera clientela, hanno distribuito somme ingenti per i più disparati micro-interventi nei loro collegi elettorali. Un grande esempio di cattiva politica. In occasione dell’ultima finanziaria del governo Berlusconi essa costò ben 222 milioni di euro. All’atto della sua abrogazione vi erano residui di circa 18 milioni di euro (12 per la Camera e 6 per il Senato). All’inizio di agosto vi fu un tentativo di deliberarne l’utilizzo: Italia dei Valori si oppose e così fu stabilito che venissero impiegati per l’adeguamento degli edifici scolastici alle norme di sicurezza. Ma si sa …il lupo perde il pelo ma non il vizio… ed in questo caso per “i lupi” è difficile rinunciare alla politica clientelare. E così, più o meno alla chetichella, due giorni prima di Natale i parlamentari di PdL, Lega, MpA e Pd hanno pensato bene che fosse ora di fare …doni natalizi. Le Commissioni riunite, con il solo voto contrario di Italia dei Valori e Udc, hanno approvato circa 250 micro-interventi (mediamente meno di 50 mila euro ciascuno), apparentemente per adeguamento di edifici scolastici a norme di sicurezza. Una assurda dispersione di risorse per interventi che non adegueranno un bel nulla, mentre si sarebbero potute concentrare le somme disponibili su 3-4 edifici, garantendo una vera sicurezza degli studenti che li frequentano ed evitando nuove vicende come quelle del liceo Darwin di Rivoli, costato la vita ad un ragazzo di 17 anni. Invece si sono gettati al vento 18 milioni di euro in un momento di gravi difficoltà economiche del Paese. Non possiamo parlare propriamente di “costi della politica”, ma sicuramente siamo in presenza di “sprechi della politica”.
BUON NATALE A TUTTI !

martedì 23 dicembre 2008

SCANDALO FORMATO G8


In Italia è tra le più piccole imprese edili e incasserà oltre 117 milioni in nove mesi. Non è la lotteria di Capodanno, ma la montagna di soldi pubblici che l'Anemone Costruzioni di Grottaferrata, alle porte di Roma, riceverà grazie ai lavori per il G8 sull'isola della Maddalena. Luciano Anemone, 54 anni, amministratore unico della società a responsabilità limitata, tra le tante opere sta costruendo il centro congressi che nel luglio 2009 ospiterà il primo grande vertice internazionale con il neopresidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Ed è come se gli italiani gli consegnassero 2 euro a testa. Neonati compresi. Un record. Anche perché il signor Anemone, pur dichiarando soltanto 26 dipendenti, si è preso la fetta più grossa della torta da quasi 300 milioni di euro suddivisi tra cinque società. Una spesa da nababbi con l'aria che tira, le famiglie in crisi, la Fiat in gravi difficoltà e l'Alitalia ko. Inutile tentare di sapere perché sia stata scelta proprio la ditta Anemone. I criteri di selezione delle cinque imprese, chiamate senza pubbliche gare d'appalto, così come i progetti, sono coperti dal segreto di Stato: provvedimento imposto da Romano Prodi, confermato da Silvio Berlusconi e affidato con tutte le opere alla Protezione civile e al suo direttore, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Guido Bertolaso.

Questioni di sicurezza, hanno dichiarato. Ma sollevando il velo della riservatezza si incontra ben altro. 'L'espresso' è entrato di nascosto nei cantieri sull'isola della Maddalena. E ha scoperto cosa finora il segreto di Stato ha impedito di vedere. Il sospetto di spese gonfiate. Costi di costruzione da capogiro a più di 3.800 euro al metro quadro. Lavoratori senza contratto. Operai pagati con fondi neri. Le minacce del caporalato (vedi l'articolo a pag. 38). E un curioso legame d'affari tra la famiglia del coordinatore della struttura di missione della Protezione civile, Angelo Balducci, e l'impresa che a fine lavori guadagnerà di più. L'Anemone, appunto. Non finisce qui. Il secondo grande appalto, 59 milioni per la costruzione dell'albergo che ospiterà i capi di Stato, la Protezione civile lo ha affidato alla Gia.Fi. di Valerio Carducci, 60 anni, cavaliere della Repubblica, l'imprenditore fiorentino coinvolto nell'inchiesta di Luigi De Magistris sulla presunta rete di favori tra malaffare e politica nazionale in Calabria. E anche i criteri di selezione della Gia.Fi. sono coperti da segreto.

Angelo Balducci, ingegnere spesso accanto a Bertolaso, ha fama di uomo da centinaia di milioni di euro. È il braccio operativo nei grandi appalti della Protezione civile. Non solo calamità, soprattutto organizzazione di grandi eventi come il G8. Per anni provveditore ai Lavori pubblici su Lazio e Sardegna, Balducci ha coltivato le amicizie che contano con l'imprenditoria e il Vaticano. Le sue relazioni politiche vanno dal leader della Margherita, Francesco Rutelli, al ministro di An alle Infrastrutture, Altero Matteoli. Il 10 ottobre scorso Matteoli propone al Consiglio dei ministri e ottiene la nomina di Balducci a presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici. Nei mesi precedenti, dal 19 marzo al 13 giugno 2008, proprio durante il periodo più delicato con la preparazione dei cantieri e il conferimento degli appalti, l'ingegnere è il soggetto attuatore di tutte le opere per il G8, cioè l'uomo dalle mani d'oro: provvede alle procedure necessarie per l'affidamento degli incarichi, alla stipula dei contratti, alla direzione dei lavori e al pagamento degli stati di avanzamento. E come soggetto attuatore si occupa delle imprese della famiglia Anemone.Balducci è un grande esperto nei contratti assegnati d'urgenza dalla Protezione civile, senza gare d'appalto. Segue per mesi i lavori per i Mondiali di nuoto del 2009 a Roma e per le manifestazioni del centocinquantesimo anniversario della Repubblica da celebrare nel 2011. Venerdì 13 giugno, però, è una pessima giornata. Un'ordinanza di Berlusconi lo rimuove dall'incarico di soggetto attuatore per il G8 e i Mondiali di nuoto. Ai cantieri della Maddalena, Balducci viene sostituito da un ingegnere dello staff,Fabio De Santis. Ma continua a occuparsene con "funzioni di raccordo tra la struttura di missione", cioè la Protezione civile, e i "soggetti coinvolti dagli interventi infrastrutturali". In quell'ordinanza, c'è però un passaggio che farebbe tremare i polsi a qualunque funzionario. Berlusconi dispone che Bertolaso costituisca "una commissione di garanzia composta da tre esperti di riconosciuta competenza e professionalità, anche estranei alla pubblica amministrazione". Una spesa in più per il G8, perché i compensi per gli esperti sono ovviamente a carico dello Stato. Obiettivo della commissione: "Assicurare un'adeguata attività di verifica degli interventi infrastrutturali posti in essere dai soggetti attuatori... in termini di congruità dei relativi atti negoziali". Qualcosa insomma non va nella contrattazione degli appalti. Ma il segreto di Stato mette tutto a tacere.





BUONUSCITE PER MANAGER PUBBLICI


La Firenze degli scandali offre nuovi tasselli di perplessità. Piccole tessere, forse, che compoiono un mosaico carico di interrogativi sulla gestione della metropoli. L'ultima scoperta riguarda le buonuscite d'oro della Ataf, la municipalizzata dei trasporti: cinque manager si sono portati via un ricco extra, in tutto un milione di euro. Un bel regalo, confezionato con soldi pubblici. La Guardia di Finanza è entrata in azione dopo un esposto dei Cobas e una polemica sollevata a Palazzo Vecchio dal capogruppo del Ps. L'Ataf infatti è un corsorzio di nove municipi, ma il Comune di Firenze ovviamente è di fatto l'azionista più importante. E mentre l'opposizione si è rivolta al sindaco Leonardo Domenici chiedendo spiegazioni, gli investigatori hanno rifatto i calcoli e hanno presentato denuncia alla magistratura contabile. Secondo le Fiamme Gialle, la responsabilità per quei doni che valgono un milione è dell'assessore fiorentino Tea Albini, del presidente e di uno dei membri del Cda ed 'ex sindaco della confinante Campi Bisenzio: gli viene contestato di non avere esercitato il dovere di controllo sulle elargizioni. Solo nel caso del direttore generale Sassoli, sostituito con l'ex top manager della Trambus capitolina, l'azienda fiorentina ha rischiato di dovere regalare tre anni di stipendio: più di mezzo milione, solo per essersi scordata di dargli il preavviso.

giovedì 18 dicembre 2008

DELIRI DA POTERE


In Abruzzo vince l’inquisito Chiodi”. “Colpa della questione morale nel Pd”. “Il Pd perde 10 punti, l’Udc ne perde 1, Di Pietro raddoppia, la Sinistra avanza”. “Bisogna scaricare Di Pietro e la Sinistra e allearsi con l’Udc”. “Sei mesi fa votò l’80%, ora solo il 53: un elettore su due è rimasto a casa, soprattutto in casa Pd, dopo l’arresto di Del Turco”. “Colpa di Di Pietro, bisogna andare con Casini, Cesa e Cuffaro, così gli elettori ritrovano l’entusiasmo e si precipitano alle urne”. “Costantini ha preso meno voti della coalizione: nel Pd qualcuno ha fatto votare Chiodi”. “Colpa di Di Pietro, bisogna escluderlo non solo dalla Vigilanza e dal Cda Rai, ma da tutti gli incarichi: in fondo ha solo il terzo partito d’Italia”. “Hanno arrestato per tangenti il segretario abruzzese del Pd, sindaco di Pescara”. “I giudici fanno politica”. “Ma hanno atteso che si chiudessero le urne”. “L’han fatto apposta per infierire sugli sconfitti”. “Ma han pure inquisito Carlo Toto, quello di Air One, che ha il nipote deputato Pdl e s’è visto salvare la compagnia dal governo, ma aveva ottimi rapporti anche col Pd”. “E’ la prova che i giudici fanno politica, contro la destra e contro la sinistra”. “A Potenza chiedono l’arresto del deputato Pd Francesco Margiotta”. “Anche a Potenza i giudici fanno politica”. “Ma l’inchiesta è di Woodcock, quello che ha indagato lo staff di Fini e Pecoraro Scanio”. “Anche lui fa politica contro destra e sinistra”. “Ma Margiotta era indagato da un anno in un’altra inchiesta, e il Pd l’ha ricandidato e riportato alla Camera lo stesso”. “Ha ragione Berlusconi: bisogna riformare la giustizia”.

CLASS ACTION STOP FINO AL 2009 ALLA FACCIA DELLA DIFESA DEI CONSUMATORI


Lo prevede il decreto legge Milleproroghe approvato oggi in Consiglio dei ministri.
La class action all'italiana, introdotta in Finanziaria 2008 del dicembre scorso, sarebbe dovuta partire inizialmente a giugno 2008 ma il governo di centrodestra ha previsto un primo slittamento a gennaio 2009 per avere il tempo di modificarne l'impianto normativo, fortemente contestato da Confindustria.
Ora il secondo rinvio, che prelude alla presentazione di un emendamento del governo a un disegno di legge in corso d'esame in Parlamento, probabilmente il ddl Sviluppo.
La proposta di emendamento a cui lavora il governo, secondo quanto emerso nei giorni scorsi, prevede che la class action possa essere attivata per illeciti compiuti a partire dal luglio 2008, quindi con un parziale effetto retroattivo di un anno. Resterebbero comunque esclusi i processi per i crac Cirio e Parmalat.
La decisione del consiglio dei ministri fa si che ai consumatori italiani sia stato scippato un fondamentale strumento di tutela dei loro diritti e dei loro interessi, mentre le aziende disoneste riescono ancora a farla franca.
Il solito aggiustamento all'italiana.
Che aspettiamo a scendere in piazza ?

lunedì 15 dicembre 2008

LE SENTENZE DELLA DIAZ DI GENOVA


La verità processuale non ci sarà mai. I reati, tutti i reati di cui erano accusati i 29 imputati per la «macelleria messicana» della scuola Diaz, andranno in prescrizione il prossimo anno. La legge ex Cirielli, approvata dal centro-destra nel 2005, manderà in fumo la possibilità di comprendere almeno nel processo d'appello cosa è esattamente accaduto a Genova durante la notte tra il 21 e il 22 luglio 2001, quando 93 manifestanti furono arrestati illegalmente dopo essere stati massacrati a colpi di manganello.Restano però i fatti e il dispositivo di una sentenza che, già ora in attesa delle motivazioni, deve suggerire qualche ragionamento. È tragicamente ovvio che non solo i 13 condannati, tutti appartenenti al reparto mobile di Roma , siano gli unici responsabili di quella notte d'inferno. Gli agenti e i funzionari che sono entrati nella Diaz colpendo sistematicamente chiunque si trovasse nella scuola, erano molti di più. Ma la responsabilità penale è personale. E in un processo, in cui la stragrande maggioranza degli imputati si è avvalsa della facoltà di non rispondere, dare un nome e un volto non solo ai picchiatori, ma anche a tutti i presenti, è stato impossibile. Molti testimoni, per ovvio, ma non giustificabile, spirito di corpo, o per timore, hanno taciuto. E lo stesso ha fatto il Viminale che solo una settimana fa ha identificato un agente delle Digos, con i capelli raccolti in una «coda di cavallo lunga fino alla cintola» immortalato in molte foto e in molti filmati sull'irruzione. I vertici della Polizia aveva garantito che lo avrebbero fatto subito, ma da quel momento sono passati sei anni.
Ma non basta. Perché i fatti dicono di più. Quella notte furono falsificate le prove. Due persone, un agente e un vicequestore, portarono alla Diaz due bottiglie molotov, poi utilizzate per tentare di dimostrare che davvero nella scuola ci dormivano i violenti. E per questo sono state condannate. Ora, un tribunale come quello di Genova può benissimo ritenere che quell'episodio, forse ancor più grave del massacro, si spieghi solo con un inganno ai danni dell'intera catena di comando della Polizia di Stato ordito, nella concitazione del momento, da due colleghi infedeli. O che la vergognosa vicenda non possa sfociare in altre condanne perché, di fronte alle fotografie che immortalano il sacchetto azzurro con le bottiglie incendiarie mentre passa di mano in mano, i vari funzionari hanno finito per dare versioni contraddittorie tra loro: inutili insomma per ricostruire, al di là di ogni ragionevole dubbio, la verità. Un tribunale pavido, può farlo e lo ha fatto. Ma l'opinione pubblica non lo può accettare.
LE CONDANNE : 4 anni a Vicenzo Canterini, ex capo Reparto Mobile di Roma; 2 anni a Michelangelo Fournier, ex vice di Canterini; 3 anni a Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emilio Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone. 3 anni anche a Pietro Troiani; 2 anni e sei mesi a Michele Burgio; un mese a Luigi Fazio.
LE ASSOLUZIONI : Francesco Gratteri, ex capo dello Sco ora direttore dell'Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettotre Ucigos, ora all'intelligence; Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore Sco e ora a capo del Servizio centrale operativo della Polizia; Spartaco Mortola, ex dirigente della Digos genovese, Filippo Ferri, Massimiliano Di Bernardini, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi, Davide Di Novi, Massimo Nucera, Maurizio Panzieri, Salvatore Gava. Per Alfredo Fabbrocini i pm avevano chiesto l'assoluzione.

venerdì 12 dicembre 2008

RISO AMARO..........PER LE FINANZE PUBBLICHE


È una specie di incubo: un pentolone di riso che continua a bollire da sessant'anni. E che adesso rischia di esplodere facendo danni ai conti dello Stato. Perché questo mostro della finanza pubblica rischia di costare all'erario più di cento milioni di euro. Non è uno scherzo. Ancora una volta la Corte dei Conti lancia l'allarme sui debiti dell'Ente italiano risi, l'istituto che si occupa di controllare la produzione del cereale e di gestirne l'ammasso. Una situazione assurda: l'Ente deve gestire il riso più indigesto della storia mondiale. Ha infatti nella pancia i debiti contratti dallo Stato per fare fronte alla carenza di generi alimentari nel 1948-49. All'epoca il governo fece comprare sacchi dall'Ente per aiutare i contadini alle prese con la carestia. Un'operazione legata anche alla necessità di sostenere il consenso elettorale nell'anno chiave della Repubblica. La furbata fu ripetuta nel 1954 e nel 1961. E da allora nessuno ha pagato il conto. Per le banche è un ottimo affare: dal 1970 gli è viene riconosciuto un premio del 4,4 per cento oltre al tasso corrente. Insomma, quel riso di annata è diventato oro. Sapete adesso quale è il debito? La Corte dei conti lo elenca con esattezza: 103.666.091 euro. Il piatto più costoso di tutti i tempi: cento milioni di euro. Che l'anno prossimo crescerà ancora. Dal 1960 ogni anno la magistratura contabile scrive al ministro dell'Agricoltura in carica e chiede al governo di intervenire, per evitare che il peso degli interessi faccia scoppiare il pentolone. Adesso lancia l'appello direttamente al parlamento, chiedendo di porre fine a "una vicenda che per le dimensioni finanziarie raggiunte, è presumibile dovrà richiedere uno specifico intervento normativo". O forse il ministro Luca Zaia, che ha lodato la sicurezza del riso italiano garantita proprio dall'Ente in questione e inaugurato in prima persona la trebbiatura, riuscirà con decisionismo leghista a trovare una soluzione per il problema?

giovedì 11 dicembre 2008

MISURE ANTI CRISI? CI GUADAGNA SOLO LO STATO

Quadro di copertura DL 185/2008 – effetti sul SNF per il 2009(milioni di euro) Fonte: Camera dei Deputati
Grazie all’ottimo lavoro del servizio bilancio della Camera, abbiamo finalmente un quadro completo del decreto anticrisi varato quasi due settimane fa dal nostro Consiglio dei ministri. Il risultato è però sorprendente. Dopo che a Washington il 16 novembre scorso era stato annunciato dal ministro Tremonti un piano da 80 miliardi, ridotto solo tre giorni dopo a 12,7 miliardi, poi sceso a 7 miliardi, a 6,5 e, infine, il 29 novembre a 3,7 miliardi, ci ritroviamo ad avere un intervento a saldo zero. Più precisamente, il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo, tra variazioni nette nelle entrate e nelle uscite, di 390 milioni. Non solo non c’è una riduzione della pressione fiscale, ma vi è un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, di 3 miliardi e mezzo che serve più che a compensare l’aumento netto delle spese.
CRESCE SOLO LA BUROCRAZIA
Dal punto di vista macroeconomico, questo significa che ci stiamo preparando alla peggiore recessione del Dopoguerra sparando a salve. Una manovra antirecessiva può, infatti, avere un significativo impatto macroeconomico solo se varia i saldi. In un contesto come quello attuale, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale per rilanciare l’economia. Certo, tutto questo andava fatto con prudenza, dato il livello del nostro debito pubblico. E mettendo subito in atto piani che ci portassero, quando la crisi sarà finita, a finanziare stabilmente le minori entrate (o maggiori spese) decise oggi con riduzioni permanenti della spesa, come quelle che stiamo proponendo sulle varie missioni del bilancio pubblico. Il decreto anticrisi, invece, finanzia le maggiori spese con maggiori entrate, innalzando ancora di più la pressione fiscale. C’è da chiedersi come reagiranno gli altri governi del G20 e il Fondo monetario, che da tempo chiedono una forte azione di stimolo fiscale coordinata tra i diversi paesi, cui anche l’Italia è chiamata a dare un contributo.I dettagli riguardo all’impatto della manovra sul bilancio dello Stato (la tabella sul bilancio della pubblica amministrazione è più complessa, ma comunque consegna un saldo positivo) vengono forniti dalla tabella qui sotto. La parte del leone viene svolta dalla rivalutazione dei valori contabili Ias, una misura di riallineamento dei valori fiscali e contabili che in parte anticipa entrate future. Oggi, semmai, dovrebbe essere compiuta l’operazione opposta, immediate riduzioni di tasse oggi compensati da riduzioni di spesa domani. Vi sono poi circa 500 milioni che derivano da inasprimenti dell’Iva. Si noti che negli altri paesi si sta procedendo in direzione diametralmente opposta, riducendo l’Iva, come consentito dalla Commissione europea.Il decreto anticrisi si limita così a redistribuire risorse. E la redistribuzione, modesta peraltro, avviene con costi amministrativi molto elevati soprattutto in rapporto alle erogazioni concesse ai cittadini . Si crea tanta burocrazia, ma nessun posto di lavoro con manovre di questo tipo. E non si offre protezione alla grande platea di lavoratori con contratti a termine che rischia di rimanere senza lavoro nei prossimi mesi.Si dirà che una manovra a saldo zero non peggiora i conti pubblici, a differenza di quanto sta avvenendo in altri paesi. Ma non è così. Primo, perché in fasi di crisi come questa i conti peggiorano comunque e l’unico modo per migliorarli è far ripartire al più presto l’economia, creando le condizioni per cui i tagli alle tasse e le nuove spese decise oggi siano sostenibili, possano durare nel tempo. Secondo, perché il governo rischia di doversi trovare fra qualche mese a spendere molto di più di quanto previsto. Le misure di spesa appaiono sotto finanziate: a esempio, stimiamo che la social card costerà almeno 600 milioni, 150 in più di quelli stanziati per questa misura. E i fondi aggiuntivi per gli ammortizzatori sociali non sono comunque adeguati, anche mantenendo le regole attuali, per tassi di disoccupazione a due cifre. Questo significa che il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d’opera, come esplicitamente previsto dal decreto attuativo della social card, per chiudere il rubinetto delle erogazioni oppure per ampliare le dotazioni dei vari fondi, rendendo così discorsivi gli effetti della spesa.

lunedì 8 dicembre 2008

LA RICETTA PER USCIRE DALLA CRISI PER OBAMA


Barack Obama è il nuovo presidente degli Stati Uniti d’America.
Il candidato democratico ha infatti ricevuto l’approvazione della maggioranza dei cittadini degli Usa.
Ma cosa significa questo per le politiche americane su ricerca, ambiente, sanità e spazio? Anche se ora il Presidente degli Usa dovrà vedersela con la crisi economica, ecco cosa prevede il suo programma elettorale (è possibile anche consultare le risposte che il senatore ha fornito allo ScienceDebate 2008, il forum di cittadini, associazioni e ricercatori interessati a favorire il dibattito presidenziale sui temi della scienza).
Ricerca scientifica:
Raddoppiare gli investimenti federali nella ricerca di base in dieci anni, concentrando l’attenzione su scienze della vita, fisica, matematica e ingegneria; aumentare le borse per giovani ricercatori; stimolare la ricerca sulle cellule staminali anche embrionali, eliminando il bando sul finanziamento federale che George W. Bush aveva approvato nel 2001; utilizzare per la ricerca scientifica gli embrioni soprannumerari, senza crearne appositamente di nuovi.
Ambiente ed energia:
Ridurre le emissioni di gas serra dell’80 per cento rispetto ai valori del 1990 entro il 2050, con un primo obiettivo di riportarle ai livelli del 1990 nel 2020; impegnarsi con la Framework Convention on Climate Change dell’Onu e il protocollo di Kyoto, concentrarsi su efficienza e risparmio energetico, grazie al favore del mercato, con la creazione di nuovi posti di lavoro; ottenere il dieci per cento dell’energia dalle fonti rinnovabili entro il 2012 e il 25 per cento entro in 2025; investire 150 miliardi di dollari in dieci anni nella ricerca su nuovi combustibili, veicoli non inquinanti, edilizia energeticamente efficiente, sequestro dei gas serra e nuova tecnologia nucleare.
Sanità:
Ottenere una copertura sanitaria accessibile ed economica per tutti gli americani, e garantirla a tutti i bambini oggi non assicurati; diminuire i costi che la famiglia media americana deve sostenere per la salute di 2.500 dollari annui.
Spazio:
Terminare la costruzione della stazione spaziale internazionale, sviluppare nuovi veicoli, ritardare i viaggi sulla Luna e puntare piuttosto verso Marte; aumentare il programmi spaziali civili, continuare le missioni senza equipaggio, non favorire la corsa alle armi spaziali; rivitalizzare la Nasa, aumentando le collaborazioni internazionali e l’impegno delle imprese private.
Istruzione:
Concentrare l’attenzione sugli insegnamento delle scienze e della matematica, assumendo 30 mila nuovi docenti.
E NOI?.......... facciamo parlare Licio Gelli, tagliamo gli incentivi per il risparmio energetico,facciamo scappare i cervelli della ricerca,tagliamo i finanziamenti alla scuola e alla università pubblica,tagliamo la spesa per la sanità pubblica........e ancora non scendiamo in piazza con i forconi? Io uno ne ho pronto nel box............non si sa mai

sabato 6 dicembre 2008

LE SCUOLE PUBBLICHE CADONO A PEZZI MA...........


La Cei protesta per i tagli alle scuole paritarie, il governo risponde e prova a spegnere la protesta dei vescovi. Un emendamento alla Finanziaria stanzia 120 milioni di euro, appena dieci milioni in meno del taglio subito, ma senza vincolo di destinazione: sarà il ministro dell’Istruzione Gelmini a decidere se assegnarli tutti alla scuola privata oppure se dividerli con la scuola pubblica. Tutto è accaduto ieri: monsignor Bruno Stenco, direttore dell’ufficio Cei per l’educazione attacca di buon mattino e minaccia addirittura una protesta dei cattolici in piazza, proprio nel giorno in cui la Commissione Bilancio si appresta a chiudere i lavori. I tagli della manovra «aprono una «crisi» con il governo e presto «le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese. Non ci aspettavamo nessun taglio, al contrario degli incrementi, come prevede la legge sulla parità scolastica. Mettere quegli istituti nel capitolo degli sprechi da tagliare è inconcepibile», accusa. Di lì a poco il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas bloccherà la protesta: «Possono stare tranquilli e dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie». In effetti, nel primo pomeriggio spuntano 120 milioni genericamente a favore del ministero dell’Istruzione. Sarà la Gelmini, «di concerto con i dicasteri degli Affari regionali e dell’Economia, a valutare, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria, a chi destinare i fondi». Ora il provvedimento dovrà tornare alla Camera, ma è probabile che i fondi vadano alle scuole parificate, visto che sia la maggioranza che il Partito democratico, sin dal mese scorso, quando la manovra era ancora alla Camera, avevano tentato di convincere il governo a ridimensionare un taglio molto più pesante di quello che subirà la scuola pubblica. Dice il coordinatore del governo ombra Enrico Morando: «Avevamo tentato di convincere la maggioranza l’ultima volta all’inizio della settimana, perché il taglio è obiettivamente sproporzionato. Rispetto a una riduzione di poco superiore all’1% per la scuola pubblica, le parificate avrebbero dovuto rinunciare ad un terzo dei fondi».

giovedì 4 dicembre 2008

SENZA SILVIO E' IL CAOS.........PAROLA DI LICIO GELLI.


Dispensa consigli a Berlusconi,spita sentenze sui grandi misteri italiani.Licio gelli torna a parlare in un intervista a Klaus Davil (http://www.youtube.com/watch?v=69TdT99sefc&feature=related) a pochi giorni dalla conferenza stampa per un programma tv. A Berlusconi « che e giovane e ha la maggioranza » l'ex gran maestro della Loggia P2 « che aveva l'Italia in mano» ,dice che "sono giusti i decreti approvati senza dialogo con la minoranza parlamentare". Veltroni? dovrebbe scomparire e a sinistra « non salverei nessuno», mentre « se cadesse Berlusconi sarebbe un caos per il Paese» . Gelli consiglia la mano forte contro gli studenti che manifestano, «campi di concentramento» per i criminali extracomunitari e una revisione completa dei Tg Rai,dove la maggioranza dovrebbe «mostrare la forza».Attenti poi alla «razza»,perchè domani «potremmo ritrovarci figli » di coppie promiscue «chiazzati come mucche chianine». E dopo la vittoria di Obama gelli teme che « i neri potrebbero vendicarsi sui bianchi». La strage di Bologna «fu opera di mano straniera » mentre Mino Pecorelli fu ucciso «da mano italiana»

mercoledì 3 dicembre 2008

IN FONDO DICONO LE STESSE COSE.........QUALI?

La 36enne romana il 17 ottobre ha esordito con un post, sul meet-up romano di Beppe Grillo, intitolato "Perchè mancare...dicono le stesse cose nostre", riferito alla manifestazione "contro il sistema bancario e per la proprietà popolare della moneta" indetta da Forza Nuova il 18 ottobre a Largo Goldoni (Roma).
Il titolo è stato poi cambiato (ma sullo stesso meet-up c'è traccia del post originale) in un più neutro "Manifestazione sabato 18", i contenuti però restano i medesimi. Serenetta Monti ha inoltre replicato (nei commenti) confermando il proprio originale punto di vista: "Posso capire le singole posizioni sulla "nostalgia"...e posso capire anche la riluttanza...ma oggi il banchetto di Cinecittà è saltato e ribadisco che quello che ho letto in questo comunicato sposa i nostri principi...come tante altre cose della destra sociale. L'ho sempre detto: spesso ci sono più vicini loro dell'attuale sinistra (ops...centro sinistra...la sinistra,ormai, è solo una direzione geografica).

lunedì 1 dicembre 2008

UNA VOLTA ERANO AUTO BLU .......ORA SONO D'ORO


Guadagnano più di un funzionario e hanno diritto al doppio dei buoni pasto riconosciuti agli altri dipendenti. Eppure hanno avviato una vertenza contro la Regione Campania per chiedere un adeguamento dello stipendio. Quello degli autisti di Palazzo Santa Lucia è l'ultimo scandalo campano. Ogni mese, ognuno di loro porta a casa tra i 2 mila e i 2.500 euro, oltre a 600 euro in buoni pasto. Per 13 mensilità, s'intende. È il prezzo da pagare a una categoria che negli anni è diventata casta in Campania, dove un'auto blu non si nega a nessuno: 12 assessori, 17 capi area, altri 30 in Consiglio regionale tra capigruppo, presidenti di commissioni e dirigenti. E poi ci sono gli uomini dello staff di Bassolino e i sei consiglieri della presidenza del Consiglio guidato da Sandra Mastella. Tra loro anche Roberto Conte, rinviato a giudizio dopo le rivelazioni del boss Giuseppe Misso che lo avrebbe sostenuto nelle elezioni del 2000. Il capogruppo del Pd, Pietro Ciarlo, ne ha chiesto le dimissioni, ma lui resta là, anomalia nell'anomalia. E nei giorni scorsi si è scelto anche un nuovo autista, favorendone il distacco da un altro ente.C'è poi chi l'auto blu, pur non avendola assegnata, se la compra e utilizza lampeggiante e paletta in dotazione al Consiglio Regionale. Come è successo a Ciro Campana, fermato nei giorni scorsi dai carabinieri. Solo che Campana non è un consigliere, ma un collaboratore esterno del capogruppo (poi autosospesosi, ndr) dell'Italia dei valori, Cosimo Silvestro. Con un particolare: il 'passeggero abusivo' è considerato dagli inquirenti vicino ad ambienti camorristici.Benefit chiama benefit. Per ogni auto blu c'è almeno un autista, che diventano due per gli uomini della Giunta. In organico sono oltre cento. Ogni mese, per loro, c'è un superbonus da 700 euro netti. È il 'trattamento accessorio', una voce che comprende straordinari, reperibilità, turnazione e rischio. Nessuno finora ha messo in discussione la proliferazione dei mezzi e la lievitazione dei costi: oltre 5 milioni l'anno tra noleggio auto e stipendi d'oro. Quando nel 2003 l'allora assessore al Bilancio,
Luigi Anzalone, tentò di porre rimedio, subì la reazione dei colleghi: "Mi fu detto a muso duro: 'Chi ti credi di essere?'", racconta: "Poi mi telefonò Bassolino, che era assente alla riunione. Pensavo volesse dirmi di andare avanti. E, invece, pur se in evidente imbarazzo, mi chiese di fare un passo indietro".Difendere gli autisti, in questi anni, è stato un po' come difendere il privilegio acquisito. Perché un autista compiacente è necessario a far conciliare impegni istituzionali, politici e, a volte, anche personali. Così, in occasione dell'ultima assemblea nazionale del Pd, era uno sfrecciare di Alfa 'regionali' in direzione Roma. Le stesse che in occasione delle primarie del Partito avevano accompagnato molti dei candidati in giro per le città campane. Un vizio trasversale, visto che appena una settimana fa Paolo Romano, capogruppo di Forza Italia, si è fatto accompagnare nella capitale per l'ultimo consiglio nazionale del partito.
Ecco un video molto esaustivo: