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sabato 6 dicembre 2008

LE SCUOLE PUBBLICHE CADONO A PEZZI MA...........


La Cei protesta per i tagli alle scuole paritarie, il governo risponde e prova a spegnere la protesta dei vescovi. Un emendamento alla Finanziaria stanzia 120 milioni di euro, appena dieci milioni in meno del taglio subito, ma senza vincolo di destinazione: sarà il ministro dell’Istruzione Gelmini a decidere se assegnarli tutti alla scuola privata oppure se dividerli con la scuola pubblica. Tutto è accaduto ieri: monsignor Bruno Stenco, direttore dell’ufficio Cei per l’educazione attacca di buon mattino e minaccia addirittura una protesta dei cattolici in piazza, proprio nel giorno in cui la Commissione Bilancio si appresta a chiudere i lavori. I tagli della manovra «aprono una «crisi» con il governo e presto «le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese. Non ci aspettavamo nessun taglio, al contrario degli incrementi, come prevede la legge sulla parità scolastica. Mettere quegli istituti nel capitolo degli sprechi da tagliare è inconcepibile», accusa. Di lì a poco il sottosegretario all’Economia Giuseppe Vegas bloccherà la protesta: «Possono stare tranquilli e dormire su quattro cuscini. C’è un emendamento del relatore che ripristina il livello originario dei fondi per le scuole paritarie». In effetti, nel primo pomeriggio spuntano 120 milioni genericamente a favore del ministero dell’Istruzione. Sarà la Gelmini, «di concerto con i dicasteri degli Affari regionali e dell’Economia, a valutare, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria, a chi destinare i fondi». Ora il provvedimento dovrà tornare alla Camera, ma è probabile che i fondi vadano alle scuole parificate, visto che sia la maggioranza che il Partito democratico, sin dal mese scorso, quando la manovra era ancora alla Camera, avevano tentato di convincere il governo a ridimensionare un taglio molto più pesante di quello che subirà la scuola pubblica. Dice il coordinatore del governo ombra Enrico Morando: «Avevamo tentato di convincere la maggioranza l’ultima volta all’inizio della settimana, perché il taglio è obiettivamente sproporzionato. Rispetto a una riduzione di poco superiore all’1% per la scuola pubblica, le parificate avrebbero dovuto rinunciare ad un terzo dei fondi».

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