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sabato 31 gennaio 2009

QUANTO CI COSTANO GLI SBARCHI PROGRAMMATI






Muhammar Gheddafi vorrebbe che il Parlamento italiano accelerasse. Vorrebbe che il "Trattato di amicizia" firmato a Bengasi il 30 agosto con Silvio Berlusconi con cui l'Italia chiude il passato coloniale (tra l'altro impegnandosi a pagare 5 miliardi di dollari alla Libia), venisse solennemente ratificato al più presto dal Parlamento italiano. Il suo ambasciatore a Roma, Hafez Gaddur, grande mediatore dell'intesa, lo ha già chiesto a Franco Frattini, a Gianni Letta, a chiunque in questi mesi abbia aiutato l'intesa fra i due paesi: "Per cortesia, il leader si aspetta dall'Italia che il Trattato sia ratificato in maniera speciale, non annegato fra mille altre leggi e leggine". Repubblica è riuscita a ottenere una copia di lavoro del "Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione". Al lungo "Preambolo" concordato da Gheddafi e Berlusconi avevano già iniziato a lavorare Romano Prodi e Massimo D'Alema durante il governo di centrosinistra. "Se le due parti saranno davvero in buona fede - dice un diplomatico del ministero degli Esteri - quel "Preambolo" descrive il quadro di un'alleanza davvero strategica fra due paesi che sono complementari per struttura politica, economica, industriale e sociale". Il testo parte dall'articolo 1 dedicato al "Rispetto della legalità internazionale" e si chiude con l'articolo 22 dedicato alla "Collaborazione parlamentare e fra enti locali". I contenuti in buona sostanza sono già stati anticipati sulla stampa in settembre, ma alcuni punti sono di interesse particolare. Altra "sorpresa": si è parlato per anni di ricompensa italiana alla Libia con la costruzione di un'autostrada costiera dal confine con la Tunisia a quello con l'Egitto. Il lungo articolo 8 che descrive i "Progetti infrastrutturali di base" non fa nessun accenno a quell'autostrada. "Un lavoro del genere costerebbe 8 miliardi di euro, e invece nel testo sono previsti 5 miliardi di dollari in 20 anni", dice una fonte di Palazzo Chigi. I lavori verranno esplicitamente assegnati a ditte italiane, e gli stessi fondi saranno gestiti dall'Italia: la Libia metterà a disposizione i terreni per le opere "senza oneri per la parte italiana e per le aziende esecutrici". http://www.esteri.it/MAE/IT/Stampa/Sala_Stampa/Rubriche/Parlamento/2008/20081002_FrattiniTrattatoLibia.htm

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