IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

mercoledì 25 marzo 2009

MANAGER ITALIANI E MANAGER AMERICANI








Il presidente degli Usa Barack Obama ha definito vergognosi i super bonus distribuiti nel 2008 ai top manager della finanza americana; la quota ammonta a 18,4 miliardi di dollari che, anche se nettamente inferiori a quelli dell'anno precedente, sono estremamente elevati per la situazione attuale degli Usa. Obama ha infatti dichiarato che "c'è un momento per fare profitti e per distribuire bonus, ma non è questo, perchè gli Usa sono in recessione"; proprio per questo i vertici delle grandi società saranno chiamati a colloquio dal Presidente e dal segretario del Tesoro, Timothy Geithner.

E da noi? leggete qui:

Mauro Moretti, ex sindacalista e attuale amministratore delegato delle Ferrovie (la prossima azienda che farà la fine di Alitalia) percepisce 2.600.000 euro all'anno, che sono pari a 7.200 euro al giorno;
Massimo Sarmi, amministratore delegato delle Poste, percepisce 1.500.000 euro all'anno, che sono pari a 4.100 euro al giorno;
Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit (ancora per poco) percepisce 13.000.000 euro all'anno, che sono pari a 35.600 euro al giorno;
Luca Luciani, manager Telecom (famoso per aver invitato i dipendenti, in una convention delle Telecom, a comportarsi come aveva fatto Napoleone a Waterloo) percepisce 844.000 euro all'anno, che sono pari a 2.300 euro al giorno;
Corrado Passera, amministratore di Intesa SanPaolo, percepisce 3.400.00 euro all'anno, che sono pari a 9.300 euro al giorno;


lunedì 23 marzo 2009

ECCO LE FACCINE DI BRUNETTA.............









Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, vuole arruolare gli emoticons, le faccine sorridenti o con il broncio che si usano negli sms, per migliorare la pubblica amministrazione. Solo un annuncio per ora, ma dice che presto potrebbe essere realtà: «Il mio sogno— spiega il ministro—è che si permetta uno scambio di emoticons in tempo reale per ognuna delle milioni di transazioni che si fanno ogni giorno con gli uffici pubblici».
Come dovrebbe funzionare? Una coda all’anagrafe, un’informazione alla asl, una denuncia alla polizia: chiusa la pratica, su apposito monitor il cittadino utente esprime il suo giudizio scegliendo una delle tre faccine. L’idea arriva dalla Cina dove il metodo è stato usato durante le olimpiadi per i controlli alle dogane. Solo che il ministro antifannulloni non pensa solo ai controlli alle frontiere: «No, dovrebbe riguardare la pubblica amministrazione intesa in senso lato: si potrebbe partire dalla sanità, e poi la scuola, i tribunali, ma anche le poste». Già oggi chi si rivolge ad uno sportello pubblico può esprimere un giudizio. «Sì, ma bisogna compilare un modulo, ci vuole del tempo e nessuno lo fa. È un metodo preindustriale. Invece con le faccine, una grande invenzione postindustriale, bastano cinque secondi: uno smiley e via».
Dice il ministro, grande utilizzatore degli emoticons anche nei suo sms, che non sarebbe un’innovazione di facciata: «Immagino una centrale dove sono conservati tutti gli emoticons per ogni dipendente. E a quel punto si potrebbe premiare chi ha tante faccine sorridenti e intervenire dove le faccine sono tutte negative, magari cambiando i dirigenti ». Fantascienza? La legge già prevede l’utilizzo di sistemi tecnici per il monitoraggio della soddisfazione degli utenti, che per un lapsus Brunetta chiama clienti. «Un lapsus — ribatte lui—ma neanche tanto. Oggi può succedere che il dipendente pubblico sia poco gentile o poco efficace perché tanto per lui non cambia nulla. Invece deve diventare un po’ come il commerciante: lui se si comporta male quel cliente non lo vede più. E quindi ha tutto l’interesse a fare bene il suo lavoro».

Ecco gli emoticon di Brunetta

sabato 21 marzo 2009









La Loggia P2 è stata fondata da Eugenio Cefis che l’ha gestita fino a quando è rimasto presidente della Montedison.”Secondo una nota riservata del Sismi agli atti dell’inchiesta di Pavia del pm Vincenzo Calia.“Forse l’abbattimento dell’aereo di Mattei è stato il primo gesto terroristico nel nostro Paese.”Amintore Fanfani.“Per me i partiti sono come taxi. Salgo, pago la corsa e scendo.”Enrico Mattei.Eccolo il mistero italiano. Il giornalista De Mauro e lo scrittore Pasolini avevano in mano le informazioni giuste per raccontare la verità sul volto oscuro del potere in Italia, con nomi e cognomi.Erano gli anni Settanta.Il primo stava preparando la sceneggiatura del film di Francesco Rosi sulla morte di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni che osò sfidare le compagnie petrolifere internazionali. Il secondo stava scrivendo il romanzo Petrolio, una denuncia contro la destra economica e la strategia della tensione, di cui il poeta parlò anche in un famoso articolo sul “Corriere della Sera” (“Cos’è questo golpe”). De Mauro e Pasolini furono entrambi ammazzati. Entrambi avrebbero denunciato una verità che nessuno voleva venisse a galla: e cioè che con l’uccisione di Mattei prende il via un'altra storia d'Italia, un intreccio perverso e di fatto eversivo che si trascina fino ai nostri giorni. Sullo sfondo si staglia il ruolo di Eugenio Cefis, ex partigiano legato a Fanfani, ritenuto dai servizi segreti il vero fondatore della P2. Il "sistema Cefis" (controllo dell’informazione, corruzione dei partiti, rapporti con i servizi segreti, primato del potere economico su quello politico), mette a nudo la continuità eversiva di una classe dirigente profondamente antidemocratica.Le carte dell’inchiesta del pm Vincenzo Calia, conclusasi nel 2004, gli atti del processo De Mauro in corso a Palermo, nuove testimonianze (tra cui l’intervista inedita a Pino Pelosi, che per la prima volta fa i nomi dei suoi complici) e un’approfondita ricerca documentale hanno permesso agli autori di mettere insieme i tasselli di questo puzzle occulto che attraversa la storia italiana fino alla Seconda Repubblica.

Profondo nero
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Chiarelettere editore
Pasolini e l'anarchia del potere

mercoledì 18 marzo 2009

UN ALTRA CAZZATA DI QUESTO PAPA







L’epidemia di Aids «non si può superare con la distribuzione dei preservativi che, anzi aumentano i problemi»: è quanto ha affermato Benedetto XVI, durante il suo viaggio verso l’Africa. Il Papa ha indicato come unica strada efficace quella di un rinnovo spirituale e umano nella sessualità


lunedì 16 marzo 2009

COME IL GOVERNO PAGA LE RETI DEL SUO CAPO SILVIO



Se Publitalia ha chiuso l'anno 2008 con il segno più, secondo le stime Nielsen, rispetto al 2007, deve dire grazie anche alla pubblicità istituzionale del governo e a quella commerciale delle aziende controllate dal Tesoro come Eni, Enel e Poste. Se non ci fossero state queste società per azioni, i cui manager vengono nominati dalla politica, a spingere i conti, la raccolta del 2008, secondo le stime Nielsen, sarebbe stata minore rispetto al 2007. Vediamo perché, partendo dall'Eni. Nonostante un calo dell'investimento pubblicitario complessivo da 52 a 48 milioni di euro, la società petrolifera guidata da Paolo Scaroni ha aumentato considerevolmente la quota nelle reti berlusconiane rispetto alla Rai e agli altri mezzi: dal 25 al 37 per cento. Complessivamente Eni ha versato, secondo Nielsen, qualcosa come 17,8 milioni di euro nelle casse di Publitalia: 5 milioni in più di quanto era stato fatto nel 2007. Anche l'Enel di Fulvio Conti ha seguito il trend, passando da 10 a quasi 13 milioni. Se poi si confrontano i dati di due anni fa, si scopre che Eni ed Enel investivano più in Rai che in Mediaset. Nel 2007 c'è stato il sorpasso e nel 2008 l'allungo. L'incremento complessivo sulle reti Mediaset nel biennio è stato di 17 milioni mentre sulle reti Rai si è fermato a 8 milioni di euro (Eni più Enel).Anche il gruppo Poste Spa ha favorito in questi anni Publitalia. Nel 2006 la Rai riceveva 1,2 milioni e Publitalia poco più di un terzo. Nel 2008 le posizioni si sono invertite con il gruppo Berlusconi a quota 3,1 milioni mentre la Rai è ferma a 2,8 milioni. Ancora più impressionante il balzo delle spese per pubblicità istituzionale delle campagne trasmesse sulle reti Mediaset dalla presidenza del Consiglio e dai ministeri nel 2008. Si tratta degli spot per la sicurezza stradale, quelli contro il turismo sessuale promossi dal ministro Mara Carfagna, o per le celebrazioni dell'anniversario di Giuseppe Garibaldi. Le campagne precedono una spesa per
le affissioni, per Internet, per le radio e per i giornali. Ma nel 2008 è la tv (in testa Publitalia e Mediaset) a fare la parte del leone. Silvio Berlusconi si è insediato a metà anno ed è difficile stabilire chi sia stato responsabile di questi balzi di cifre. Una cosa è certa: i ministeri sono passati da una spesa di 850 mila euro sulle reti Mediaset a 3 milioni di euro. Mentre la fetta di Publitalia nelle campagne della presidenza del Consiglio è passata dal 29 per cento del 2007 (per un importo stimato di 3,7 milioni) a una quota del 58 per cento, pari a 5,7 milioni. A fare le spese di questo boom di incassi per le tv del Biscione (la Rai per legge non incassa per le campagne istituzionali ma le deve trasmettere gratuitamente) sono stati i quotidiani e i periodici. Certo, qualcuno potrebbe trovare poco elegante che il governo e le aziende controllate dal Tesoro abbiano incrementato complessivamente di 13 milioni di euro circa le quote pubblicitarie versate alle società del capo del governo stesso. Anche perché nello stesso periodo la Rai (che appartiene al Tesoro come Eni ed Enel) non ha ricevuto un trattamento così favorevole. Né ci si consola andando a vedere chi ha ospitato i singoli spot delle campagne. Così,i 60 anni della Costituzione della Repubblica sono stati celebrati in pompa magna su Rete 4 che ha trasmesso il triplo degli spot andati in onda su Italia Uno e il doppio di Canale 5. Chissà perché. Forse i padri costituenti saranno stati entusiasti di vedere per ben 35 volte la Costituzione spiegata ai cittadini su una rete dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Ma tanto sono passati 15 anni e nessuno se ne ricorda più.
Espresso.repubblica.it

sabato 7 marzo 2009

QUESTO E VERAMENTE MATTO.....LIBERALIZZAZIONE DELL'EDLIZIA







La vecchia licenza edilizia in soffitta. Sostituita da una perizia giurata di un tecnico. Una norma che da sola «sarebbe uno choc per l'economia, un colpo al cuore della burocrazia inutile e un volano enorme per l'edilizia e le attività collegate». Berlusconi sta limando la sua riforma del settore. La sua personale ricetta contro la crisi. Un piano in due fasi. Primo: una bozza di progetto di legge da smistare e far approvare a tutte le Regioni del centrodestra, in testa Veneto, Lombardia e Sicilia, per consentire di aumentare la cubatura delle abitazioni esistenti. Secondo: un provvedimento di cornice giuridica, da varare in Consiglio dei ministri, che lo accompagni e riformuli buona parte della normativa nazionale in materia, snellendo le procedure e modificando il rapporto fra imprese, cittadini e pubblica amministrazione in tema di costruzioni.

Su questa convinzione sta costruendo il suo progetto, certo che un intervento radicale nel settore delle costruzioni, e delle sue procedure autorizzative, sia in grado di dare un'enorme boccata di ossigeno alla congiuntura. Fra i collaboratori del premier si apprende che il piano si sviluppa in due fasi. A Palazzo Grazioli, residenza privata del Cavaliere, sia sta elaborando una normativa che in questi giorni viene smistata alle Regioni del centrodestra. Il Veneto potrebbe discuterne già la prossima settimana. Punti salienti: possibilità di aumentare del 20%, sia nel caso di edilizia residenziale che commerciale, la cubatura degli immobili esistenti; del 30% nel caso di abbattimento e ricostruzione di edifici obsoleti; del 35% nel caso il nuovo edificio sia ricostruito con le regole della bioedilizia e del risparmio energetico. Allo studio ci sono anche nuovi sgravi fiscali. Berlusconi ieri mattina ha fatto due esempi, in Consiglio dei ministri: «Il padre che vuole costruire una stanza in più di una villetta, per i figli; due proprietari di villette attigue che vogliono unirle». Aggiungono a scanso di equivoci i suoi collaboratori: «Ovviamente parliamo solo di immobili in regola con le norme edilizie, con i vincoli paesaggistici ed ambientali ». Perché la bozza del progetto di legge è da smistare alle Regioni? Perché la competenza normativa in materia è regionale. Dicono a Palazzo Grazioli: «Cominceranno le Regioni del centrodestra, siamo sicuri che anche quelle amministrate dal Pd ci verranno dietro».
Ma il piano del Cavaliere non si ferma qui. Alle norme regionali si affiancherà una nuova legge nazionale, con un sistema di sanzioni rivisto, un rapporto diverso fra privati e pubblica amministrazione, di «concertazione preventiva», su ogni procedura di natura edilizia e infine quello che appare come l'atto più forte: una certificazione di conformità, da rendere con perizia giurata, da parte di un tecnico. Al posto del permesso a costruire. Per le nuove costruzioni, così come nel caso dell'aumento di cubatura. Nella sostanza sarebbe un architetto o un ingegnere, su incarico del privato, e assumendosi le responsabilità (anche penali) della dichiarazione, a sostituirsi agli attuali uffici comunali di edilizia. Una norma che taglierebbe drasticamente i tempi per costruire. E che potrebbe essere varata già la prossima settimana. Su questo Berlusconi sta lavorando. Le norme stanno facendo il giro degli uffici legislativi dei ministeri interessati. Per il premier è una manovra a costo zero, in grado di mettere un turbo nell'economia. Qualcosa di molto più ampio del piano casa di cui si è discusso finora (agevolazioni per giovani coppie, nuova edilizia popolare etc.): «Una vera rivoluzione edilizia ».

venerdì 6 marzo 2009

CHE GLI FREGA DELLA CRISI........LUI SI CHE E OTTIMISTA









Ha appena intascato 159 milioni di euro, il 50% più del 2008 Silvio Berlusconi si è messo in tasca all'inizio di quest'anno un assegno da 159 milioni, 335 mila, 953 euro e 92 centesimi. Una maxi-somma rara anche per gli imprenditori. Ma soprattutto superiore di oltre la metà ai 102 milioni che il presidente del Consiglio e indirettamente principale azionista del gruppo Fininvest-Mediaset si era messo in tasca solo un anno fa. Si tratta dei dividendi che gli hanno erogato le quattro società direttamente controllate, le holding prima, seconda, terza e ottava che controllano la maggioranza del capitale del gruppo Fininvest. Berlusconi è fra i pochi, pochissimi imprenditori italiani a essere diventato più ricco proprio nell'anno orribile della crisi finanziaria internazionale...(...) Comprensibile quindi l'ottimismo del premier italiano che più volte ha tentato nei mesi scorsi di spegnere gli allarmi di centri studi nazionali e internazionali sulla crisi e la caduta di consumi e prodotto interno lordo. Lui non ha certo problemi psicologici, e avere oltre 50 milioni di euro in più in tasca rispetto all'anno precedente non dovrebbe provocare particolare caduta dei consumi personali e lasciare abbastanza risorse anche per affrontare le difficoltà del 2009 che si farano sentire perfino sui bilanci delle sue aziende. In tasca quella maxi disponibilità aggiuntiva è per altro dovuta in gran parte alle richieste del premier- azionista. I bilanci delle aziende di famiglia sono riusciti a brillare nel 2008 a differenza di quelli di molte altre aziende, i dividendi sono stati distribuiti quindi con maggiore generosità del passato, ma i bilanci in sè non hanno ottenuto un risultato così clamoroso. Il guadagno effettivo fra 2008 e 2007 delle quattro holding che appartengono a Berlusconi è stato di poco superiore a 13 milioni di euro, che è pur sempre un ottimo risultato. Ma l'anno precedente l'allora candidato premier aveva chiesto a tre delle sue società la distribuzione di tutti i dividendi, e a una di queste, la holding prima, di accantonare a riserva straordinaria (e cioè di lasciare in pancia alla società per eventuali acquisizioni future o sottoscrizioni di aumenti di capitale delle controllate) l'intero dividendo, pari a 43 milioni e 258 mila euro. Quest'anno invece Berlusconi ha pensato evidentemente di avere maggiori necessità finanziarie personali e chiesto al consiglio di amministrazione della holding prima di versargli l'intero dividendo del nuovo esercizio, pari a 48 milioni e 100 mila euro. Il contrario di quel che han deciso i figli Marina e Piersilvio, che hanno lasciato nelle casse delle società i 38,8 milioni guadagnati...

Franco Bechis Italiaoggi

ECCO COME CONSIDERANO IL NOSTRO PRIMO MINISTRO IN FRANCIA

giovedì 5 marzo 2009

LA RICREAZIONE DEI LAVORATORI







A Montecitorio suona la campanella della ricreazione. Dal nove marzo, in concomitanza con l'entrata in vigore del nuovo sistema di votazione con il riconoscimento delle impronte digitali, i deputati avranno diritto a una lunga pausa-caffé: un'ora al giorno, che diventeranno due il mercoledì. La motivazione della decisione, presa da Gianfranco Fini e comunicata alla conferenza dei capigruppo, a quanto si è saputo, è che con il nuovo sistema delle impronte, ideato per impedire il dilagare del malcostume dei "pianisti" che votano un per l'altro, i deputati dovranno passare molto più tempo in aula. E' parso perciò giusto concedere un "break" di sessanta minuti per fare qualche telefonata, ricevere una persona, o semplicemente andare al bagno. La decisione si somma all'altra novità approvata dai capigruppo all'inizio di gennaio: una settimana di vacanza al mese, senza impegni né in aula né in commissione , per consentire ai parlamentari di tornare a casa (in linguaggio politichese "mantenere i contatti con il territorio"). Grazie alla riorganizzazione dei lavori parlamentari, ecco come funzioneranno le giornate in aula dei nostri deputati: il lunedì solo discussioni senza voto; il martedì in aula tutto il pomeriggio ,con pausa dalle 17 alle 18; il mercoledì, la giornata più intensa, tutto il giorno sui banchi, con pausa mattutina dalle 11 alle 12 e pomeridiana dalle 18 alle 19; il giovedì, votazioni che vanno avanti per tutta la mattina e interruzione dalle 11.30 alle 12.30. Venerdì si tira il fiato: di nuovo, solo discussioni generali senza voto. Le commissioni si riuniscono perlopiù nei tre giorni centrali della settimana, negli spazi lasciati liberi dall'aula. Ricreazioni e settimane di riposo non hanno però indotto tutti i parlamentari a sottoporsi alla procedura delle scansione elettronica delle impronte digitali: il metodo anti-pianisti , basato sul fatto che il tasto per votare si aziona solo se riconosce l'impronta del deputato, è stato introdotto alla Camera su base volontaria. Fino a oggi, solo 430 deputati hanno aderito; altri 200 non si sono ancora decisi. In capigruppo, l'Udc ha protestato, chiedendo che Gianfranco Fini faccia capire ai parlamentari che non saranno ammesse "resistenze organizzate". Fini, però, si è detto sicuro che entro il 9 marzo, data di partenza del nuovo sistema, la quasi totalità dei deputati avrà fatto il proprio dovere.

CHE DIRE..............QUANDO I PROBLEMI SONO SERI






Le polemiche sul rigore assegnato domenica sera all'Inter giungono fino a Montecitorio, dove il presidente del Roma Club Paolo Cento, ha convocato per domani un'assemblea straordinaria dei soci per decidere ''le iniziative di protesta a tutela dei tifosi romanisti dopo Inter-Roma e l'ennesimo torto subito dalla squadra giallorossa''. Durante l'assemblea verranno raccolte le firme dei parlamentari del club per presentare un'interpellanza sulla gestione degli arbitri nel campionato di Serie A. ...........ogni commneto è superfluo!

domenica 1 marzo 2009

ATTO DI ACCUSA DI GIOACCHINO GENCHI







Sono nato a Castelbuono (PA) il 22 agosto 1960.

Ho conseguito il diploma di maturità con 60/60. Dopo il diploma, viste le non troppo floride condizioni economiche della mia famiglia, ho iniziato a lavorare per un'azienda specializzata del centro Italia nel settore informatico. Così mi sono mantenuto negli studi universitari ed ho conseguito la laurea in Giurisprudenza con 110/110 e la Lode Accademica, all'Università degli Studi di Palermo. Nel corso degli studi universitari, oltre alle materie ordinarie del piano di studi (conseguite quasi tutte col massimo dei voti), ho frequentato ben 10 “corsi liberi” in materie storico-giuridiche, tutti superati con “30 e Lode”. Ho intrapreso la carriera forense ed ho conseguito l’abilitazione all'esercizio della professione di “Avvocato”. Ho pure conseguito l’abilitazione all’insegnamento di materie giuridiche. Nel 1985 ho superato il Concorso di Funzionario della Polizia di Stato. Dall’ingresso in Polizia ho diretto diversi uffici (la Zona Telecomunicazioni per la Sicilia Occidentale, il Nucleo Anticrimine per la Sicilia Occidentale, il Centro Elettronico Interregionale di Palermo, ecc.). Su incarico del Consiglio Superiore della Magistratura ho tenuto dei corsi di formazione e di aggiornamento per Magistrati e Uditori Giudiziari. Altri corsi ho tenuto per gli Avvocati, su incarico delle Camere Penali. Ho pure insegnato nelle Scuole di Polizia ed ho tenuto diversi interventi presso alcune Facoltà Universitarie. Dal 1996 ho svolto l’incarico di consulente tecnico dell’Autorità Giudiziaria in importanti indagini e processi penali. I risultati del mio lavoro sono consacrati in centinaia di ordinanze, di sentenze e di pronunce della Corte di Cassazione. Per una scelta puramente deontologica sono in aspettativa non retribuita dal giugno del 2000 dal Ministero dell'Interno. Ho così pure rinunciato volontariamente alla carriera in Polizia, quando ricoprivo già da oltre cinque anni la qualifica di Vice questore aggiunto. Nell’assolvere agli incarichi giudiziari che mi sono stati affidati ho sempre e solo servito lo STATO e la GIUSTIZIA, nello strenuo tentativo di ricerca e di affermazione della VERITA’. Per questo e solo per questo so di avere molti nemici e parecchi interessati detrattori. So pure di avere molti amici che mi stimano e mi vogliono bene. La loro solidarietà, l’affetto dei miei familiari e la pulizia morale della mia coscienza, mi danno la forza di continuare nel mio lavoro, con l’onesta, la tenacia, l’entusiasmo e l’indipendenza, che mi hanno accompagnato e caratterizzato sin dal primo giorno.

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