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lunedì 16 marzo 2009

COME IL GOVERNO PAGA LE RETI DEL SUO CAPO SILVIO



Se Publitalia ha chiuso l'anno 2008 con il segno più, secondo le stime Nielsen, rispetto al 2007, deve dire grazie anche alla pubblicità istituzionale del governo e a quella commerciale delle aziende controllate dal Tesoro come Eni, Enel e Poste. Se non ci fossero state queste società per azioni, i cui manager vengono nominati dalla politica, a spingere i conti, la raccolta del 2008, secondo le stime Nielsen, sarebbe stata minore rispetto al 2007. Vediamo perché, partendo dall'Eni. Nonostante un calo dell'investimento pubblicitario complessivo da 52 a 48 milioni di euro, la società petrolifera guidata da Paolo Scaroni ha aumentato considerevolmente la quota nelle reti berlusconiane rispetto alla Rai e agli altri mezzi: dal 25 al 37 per cento. Complessivamente Eni ha versato, secondo Nielsen, qualcosa come 17,8 milioni di euro nelle casse di Publitalia: 5 milioni in più di quanto era stato fatto nel 2007. Anche l'Enel di Fulvio Conti ha seguito il trend, passando da 10 a quasi 13 milioni. Se poi si confrontano i dati di due anni fa, si scopre che Eni ed Enel investivano più in Rai che in Mediaset. Nel 2007 c'è stato il sorpasso e nel 2008 l'allungo. L'incremento complessivo sulle reti Mediaset nel biennio è stato di 17 milioni mentre sulle reti Rai si è fermato a 8 milioni di euro (Eni più Enel).Anche il gruppo Poste Spa ha favorito in questi anni Publitalia. Nel 2006 la Rai riceveva 1,2 milioni e Publitalia poco più di un terzo. Nel 2008 le posizioni si sono invertite con il gruppo Berlusconi a quota 3,1 milioni mentre la Rai è ferma a 2,8 milioni. Ancora più impressionante il balzo delle spese per pubblicità istituzionale delle campagne trasmesse sulle reti Mediaset dalla presidenza del Consiglio e dai ministeri nel 2008. Si tratta degli spot per la sicurezza stradale, quelli contro il turismo sessuale promossi dal ministro Mara Carfagna, o per le celebrazioni dell'anniversario di Giuseppe Garibaldi. Le campagne precedono una spesa per
le affissioni, per Internet, per le radio e per i giornali. Ma nel 2008 è la tv (in testa Publitalia e Mediaset) a fare la parte del leone. Silvio Berlusconi si è insediato a metà anno ed è difficile stabilire chi sia stato responsabile di questi balzi di cifre. Una cosa è certa: i ministeri sono passati da una spesa di 850 mila euro sulle reti Mediaset a 3 milioni di euro. Mentre la fetta di Publitalia nelle campagne della presidenza del Consiglio è passata dal 29 per cento del 2007 (per un importo stimato di 3,7 milioni) a una quota del 58 per cento, pari a 5,7 milioni. A fare le spese di questo boom di incassi per le tv del Biscione (la Rai per legge non incassa per le campagne istituzionali ma le deve trasmettere gratuitamente) sono stati i quotidiani e i periodici. Certo, qualcuno potrebbe trovare poco elegante che il governo e le aziende controllate dal Tesoro abbiano incrementato complessivamente di 13 milioni di euro circa le quote pubblicitarie versate alle società del capo del governo stesso. Anche perché nello stesso periodo la Rai (che appartiene al Tesoro come Eni ed Enel) non ha ricevuto un trattamento così favorevole. Né ci si consola andando a vedere chi ha ospitato i singoli spot delle campagne. Così,i 60 anni della Costituzione della Repubblica sono stati celebrati in pompa magna su Rete 4 che ha trasmesso il triplo degli spot andati in onda su Italia Uno e il doppio di Canale 5. Chissà perché. Forse i padri costituenti saranno stati entusiasti di vedere per ben 35 volte la Costituzione spiegata ai cittadini su una rete dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale. Ma tanto sono passati 15 anni e nessuno se ne ricorda più.
Espresso.repubblica.it

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