IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

giovedì 30 aprile 2009

CARITA' CATTOLICA







La Chiesa cattolica ha stanziato per i terremotati d’Abruzzo 5 milioni di euro. E’ la medesima Chiesa che ogni anno ne incassa 4 mila dagli italiani, tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali. Inizialmente i vescovi di milioni ne avevano stanziati 3. Un bel gesto per un terremoto che si è esteso su 650 chilometri quadrati, ha ucciso 300 persone, ne ha ferite il triplo, ha sbriciolato migliaia di case e altrettante le ha rese inagibili, ha creato 20 mila sfollati distribuiti in campi di fortuna assediati dalla pioggia, dal freddo e dal fango. Poi deve essere stata la vergogna. Oppure la notizia che varie associazioni laiche erano pronte a proporre di devolvere quest’anno l’8 per mille ai terremotati. Non sia mai. L’8 per mille equivale a un miliardo di euro che finisce interamente nelle casse di papa Ratzinger. Serve a pagare gli stipendi dei preti, finanziare la propaganda della fede, la cura delle chiese, delle scuole, dei santuari, del patrimonio immobiliare. Fino agli ultimi spiccioli destinati ai poveri, agli umili, agli afflitti, ai bisognosi e persino ai terremotati. Che bisogno c’è darli direttamente a loro quando sarà la Chiesa a preoccuparsene? E infatti il cardinal Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani, profittando della sua visita in Abruzzo per testimoniare “preghiere e vicinanza” al gregge dei senza casa, ne ha aggiunti subito altri 2 di milioni: “Come ulteriore segno concreto della Chiesa per la ricostruzione”. Un gesto generoso. Annunciato subito in diretta tv, mentre passeggiava tra i feriti, e anziane sfollate si inchinavano a baciargli l’anello. (www.voglioscendere)

venerdì 24 aprile 2009

G8 UN RIPENSAMENTO DA 300 MILIONI DI EURO













Un ripensamento da trecento milioni di euro. La decisione del consiglio dei ministri di spostare il vertice del G8 dalla Maddalena all'Aquila lascia numerosi interrogativi aperti. Il primo è sulla necessità di organizzare in due mesi un vertice mondiale in un'area dove le priorità sono altre: trovare una sistemazione dignitosa a 68 mila sfollati. Il secondo è sulla destinazione delle strutture in fase di completamento nell'arcipelago sardo. Alcune strutture, come i due hotel destinati a ospitare i capi di stato e le loro delegazioni (132 milioni di euro) potranno trovare forse una destinazione turistica, il centro conferenze da milioni verrà sfruttato per convegni meno blasonati (58 milioni) e le costruzioni sul lungomare (42 milioni) torneranno utili in futuro. Più difficile immaginare un sistema per riciclare il centro stampa da 26 milioni di euro. In un momento di crisi economica profonda, con le casse pubbliche vuote, ha senso archiviare un investimento simile e cercare nuovi fondi per reinventare l'accoglienza dei Grandi in Abruzzo? O non si rischia di mettere in cantiere uno spreco doppio?
fonte: espresso.repubblica.it
LEGGI IL MIO VECCHIO POST: SCANDALO FORMATO G8
IL VIDEO: Le immagini esclusive del cantiere
DOCUMENTI: I moduli per lavorare Gli straordinari in nero
GRAFICO: Gli appalti della Protezione civile
GUARDA: Le foto del cantiere del G8
LEGGI: Forzati in nero




venerdì 17 aprile 2009

DOCUMENTO DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI



VERBALE DELLA COMMISSIONE GRANDI RISCHI SVOLTO ALL'AQUILA IL 31 MARZO 2009

TROVARE I SOLDI PER LE MINCHIATE? ..........PRESTO FATTO





Chissà se fra i tre (ex) dicasteri che coordina (Lavoro, Salute e Politiche Sociali), il ministro Sacconi è riuscito a trovare il tempo per dare un'occhiata al bando per “l'affidamento dei servizi di consulenza direzionale per l’evoluzione del Nuovo Sistema Informativo Sanitario (NSIS) e per lo sviluppo di metodologie a supporto del Sistema nazionale di verifica e controllo dell’assistenza sanitaria (SiVeAS)”. Un avviso non proprio da quattro soldi. Tutt'altro: in palio c'è una somma astronomica; la cifra massima dell'asta è infatti 17,5 milioni di euro in tre anni.
Come si legge sul sito Internet ufficiale, “il Nuovo Sistema Informativo Sanitario, nato a valle dell'Accordo Quadro tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano del 22 febbraio 2001, rappresenta la base dati condivisa finalizzata allo sviluppo di misure necessarie al bilanciamento costi-qualità”. Il SiVeAS si è invece insediato ufficialmente a febbraio del 2007 e ha un'autorizzazione di spesa di otto milioni di euro (anche se al momento non ha prodotto granché).
I due progetti informatici oggetto del bando, quindi, non sono da costruire da zero. E neanche da rifondare. A dirlo è lo stesso avviso del ministero visto che si parla solamente di “evoluzione”. Ciononostante sul piatto ci sono 17 milioni e mezzo di euro. Ma non è tanto la cifra – che secondo molti addetti ai lavori interpellati da L'espresso è davvero eccessiva – a destare le maggiori perplessità, quanto i calcoli che il personale del ministero ha fatto per arrivare a questi numeri.
Andando a pagina 100 del capitolato tecnico, si può infatti notare che i giorni/persona richiesti per i due progetti sono in tutto 16.432. Facendo due conti e considerando che, in media, una persona lavora 200 giorni all'anno, le persone a tempo pieno necessarie, secondo i calcoli del ministero, sono una trentina. Che quindi avrebbero uno stipendio di oltre 16mila euro al mese per tre anni. Non male se si aggiunge che nel bando si dice esplicitamente che un terzo del lavoro potrebbe essere svolto da personale “junior”, termine aziendale che indica l'ultima ruota del carro. Che – nella migliore delle ipotesi – guadagna al massimo 2.000 euro al mese.
Ma lo spreco non si ferma qui. Il bando – che taglia fuori la maggior parte delle piccole e medie imprese del settore visto che accetta solamente aziende con un fatturato minimo di 35milioni di euro nel triennio 2005-2007 e, nello stesso periodo, con un giro d'affari di 12milioni nei “servizi di consulenza strategica, organizzativa e gestionale nell'ambito del servizio sanitario nazionale” – non richiede infatti solo una consulenza informatica. Ma una vera e propria attività di ricerca medico-scientifica. Fra i servizi da offrire (riassunti in una tabella a pagina 70 del capitolato tecnico) ci sono:
1) Supporto strategico per l’evoluzione del NSIS,
2) Supporto alle analisi di qualità e completezza del patrimonio informativo NSIS,
3) Redazione degli studi di fattibilità NSIS,
4) Supporto nel governo del programma di attuazione del NSIS, 5) Sviluppo di metodologie per l’analisi dei fenomeni sanitari e 6) Monitoraggio dei Piani di rientro.
E' dunque del tutto evidente che la consulenza sconfini in attività di pura ricerca, come quelle del punto 5, per le quali il dibattito nelle scienze cliniche, epidemiologiche, economiche è in corso e tutt’altro che concluso. Anche altre attività, pur potendosi configurare come consulenza, di fatto riguardano in larga misura l’analisi statistica (punto 2), e quella economico-giuridica (punto 6); viene poi naturale pensare che anche sul punto 3 l’expertise di statistici e ingegneri sia del tutto auspicabile.
C'è chiedersi, poi, se la strada di affidare tutto all'esterno possa coniugare efficienza e risultati: non sarebbe meglio pensare che il ministero sviluppi al suo interno tali professionalità (il fatto che vadano a gara deve far pensare che non siano attualmente disponibili)? E anche se l’outsourcing fosse del tutto necessario e opportuno, è possibile che non esistano nell’ambito della Pa (e in particolare negli Enti tecnici del settore sanitario) professionalità adeguate che possono essere messe a disposizione del ministero? Istanze che se accolte porterebbero a risparmiare parecchi soldi allo Stato. Soprattutto considerando che sulla busta paga di un ricercatore pubblico – con 25 anni di anzianità - risultano al massimo circa 150 euro al giorno. E non 533, come quelli previsti dal bando ministeriale.
da espresso.repubblica.it

domenica 12 aprile 2009

TERREMOTO ABRUZZO






Ragazzi sono tornato mercoledi dall'Aquila come volontario della C.R.I. e vi lascio immaginare cosa ho potuto vedere con questi occhi. Sono stato destinato alla sala operativa CRI presso la caserma della guardia di finanza e mi sono occupato dello smistamento dei materiali e donazioni presso i campi allestiti dalla C.R.I.
Probabilmente ripartirò per una settimana per chi volesse donare aiuti mandi una e mail a:
emerabruzzocri@gmail.com con l'indicazione del materiale che si vuole spediree un recapito telefonico verrete contattati dal responsabile CRI addetto al materiale e donazioni oppure telefonate al numero 0862/ 361347 risponde il responsabile addetto. A presto.

giovedì 9 aprile 2009

OSPEDALE S .SALVATORE DELL'AQUILA.......... UN POZZO DI SAN PATRIZIO






Domanda: cosa unisce l’A3 Salerno-Reggio Calabria, il Ponte sullo Stretto, l’emergenza rifiuti in Campania, la diga di Ilisu e tante opere discutibili, tra cui l’ospedale San Salvatore di L’Aquila, crollato a seguito del recente sisma? Risposta: la Impregilo Spa. Infatti, sembra che i finanziamenti del Ponte sullo Stretto sia stato un modo per salvare gli azionisti di maggioranza e minoranza di tale ditta. Ditta che ha un curriculum quantomeno imbarazzante, che qualora presentato, non le permetterebbe di costruire neanche un marciapiede! Ecco cosa succede quando gli interessi degli azionisti vengono prima della vita delle persone…
L'OSPEDALE DI SAN SALVATORE A L'AQUILA E' COSTATO PIU DI 9 VOLTE PIU' DEL PREVISTO..........L'IMPREGILO E' STATA L'ULTIMA A RENDERLO OPERATIVO CON IL RISULTATO CHE A SEGUITO DEL TERREMOTO E STATO DICHIARATO INAGIBILE.
C'è tutto scritto, nero su bianco, in un libro che è agli atti del Senato. Sono le conclusioni della Commissione d'inchiesta parlamentare «sugli ospedali incompiuti», pubblicato nel 2000. Stronca senza pietà il San Salvatore dell'Aquila, l'ospedale evacuato e dichiarato inagibile dopo il disastro. Ospedale anti-sismico? I pilastri di Farmacia sono stati tagliati dalle scosse e il cemento si è sgretolato come creta. Il vicepresidente di quella commissione d'inchiesta, Ferdinando Di Orio, 60 anni, ex senatore Ds e oggi magnifico rettore dell'università aquilana, è chiaro: «Il San Salvatore è stato uno scandalo di questo Paese».
Il libro è una condanna: «Spazi di degenza angusti», «irrazionalità e obsolescenza dell'impianto costruttivo», «scarsa qualità dei materiali impiegati». Ma l'ex senatore Di Orio aggiunge: «La Guardia di Finanza ha calcolato che l'ospedale è costato nove volte di più del necessario». Basta leggere il testo del 2000: la costruzione iniziò nel 1972, spesa prevista 11.395 milioni di lire, per 1.100 posti letto (oggi sono 350, cioè un terzo). Passarono vent'anni da allora, prima che l'ospedale, nel 1992, incominciasse a funzionare con i poliambulatori. Ma a colpire di più sono i finanziamenti: quasi 200 miliardi di lire, stanziati in 20 anni da Cassa del Mezzogiorno, Regione Abruzzo, ministero dei Lavori pubblici, ministero dell'Università e Ricerca.
Così oggi Mauro Tursini, ingegnere civile e direttore dell'Ufficio tecnico della Asl, dice: «L'ospedale è stato per anni il Pozzo di San Patrizio dove buttare i soldi». Appalti dopo appalti, imprese che ottenevano i fondi e subito dopo fallivano, lasciando fermi i cantieri, in quegli anni di giunte democristiane. «Un direttore dei lavori diventò direttore generale in Comune», chiosa il sindaco oggi in carica Massimo Cialente, del centrosinistra. «Fino almeno al '93 — incalza Di Orio — l'ospedale rimase un rustico, con i pilastri abbandonati. Sarebbero bastati tre-quattro anni per completarlo e invece...». Un'avanzata a singhiozzo, a piccoli lotti, da un taglio di nastro all'altro, prima il laboratorio d'analisi, poi la Farmacia, infine le sale operatorie nel '98 e l'inaugurazione finale nell'agosto '99. Ma l'avventura iniziò nel 1967 quando l'architetto Marcello Vittorini, oggi ottantaduenne, presentò il progetto definitivo. Ora dalla sua casa romana racconta: «Ho visto che l'ospedale in alcuni punti era inagibile, ma in altri no. Non capisco cosa possa essere successo. Non so se l'incuria possa aver compromesso i pilastri. Quando con l'ingegner Gaspare Squadrilli presentammo il progetto, L'Aquila era classificata dal ministero dei Lavori pubblici come zona sismica di seconda categoria. E noi superammo tutti i collaudi».
Ma nel frattempo la classificazione è cambiata. Da almeno due anni — dice l'ingegner Tursini — L'Aquila è diventata «zona sismica di prima categoria». E infatti si fanno spesso le prove di evacuazione. Ma i controlli di stabilità? «Questo però non è giusto dirlo perché il coefficiente di sicurezza di un ospedale resta inalterato. Il San Salvatore l'altra notte non è crollato come hanno scritto i giornali. Sono venuti giù solo i pannelli, le tamponature, parlerei perciò d'imperizia...». Eppure l'ospedale continua a tremare a ogni scossa e le pareti a sbriciolarsi. Ieri sono venuti il premier Berlusconi e il ministro del Welfare Sacconi. Hanno dato un'occhiata alle strutture, hanno preso tempo: «Aspettiamo quel che ci diranno i tecnici della Commissione Grandi Rischi, già al lavoro», ha detto Sacconi. Intanto, due giorni fa, un medico oncologo dell'ospedale, Gianpiero Porzio, ricordava la battuta sinistra che gli fece l'ex ministro della Sanità, De Lorenzo, alludendo a chissà quali affari roteanti intorno al San Salvatore. «De Lorenzo?», s'indigna l'architetto Vittorini. «Se sapeva davvero qualcosa, perché non fu lui il primo ad intervenire?».

sabato 4 aprile 2009

DA PRESIDENTE PAGLIACCIO.........A PRESIDENTE CAFONE






Far attendere una signora è poco educato; farla attendere inutilmente, ancora peggio. E' il commento unanime dei siti tedeschi, secondo cui se poi la signora in questione è il cancelliere tedesco Angela Merkel che accoglie ufficialmente i capi di Stato e di governo alla cerimonia del vertice Nato, la faccenda assume quasi i contorni dell'affronto. "Penoso, penoso!", così descrive il tabloid Bild il comportamento di Silvio Berlusconi, oggi, al suo arrivo, cellulare all'orecchio, alla "passerella tra le due rive" del Reno. La didascalia sotto la foto del premier italiano spiega come, "mentre tutti i capi di stato e di governo si salutano, Berlusconi telefona, telefona e telefona...". Anche un altro, autorevole quotidiano conservatore tedesco, la Frankfurter Allgemeine Zeitung, titola: "Berlusconi lascia aspettare Merkel invano". E la Welt commenta: "Lo show di Berlusconi tra Erdogan e Merkel": il primo ministro italiano "è sempre pronto a fare una gaffe" e alla cerimonia per il giubileo della Nato ha lasciato aspettare la padrona di casa Merkel per andare a telefonare sul Reno.



venerdì 3 aprile 2009

LAVORO NERO NEL NOSTRO PARLAMENTO






Neanche in Parlamento si sfugge al lavoro nero. Sono 683 gli assistenti degli onorevoli. Lavorano in un posto di prestigio, passano le giornate tra le "stanze dei bottoni" e gli spostamenti dei loro assistiti, hanno contatti con "quelli che contano". Ma dietro tutto questo fumo c'è davvero poco di concreto: il 92 per cento di loro lavora in nero, da anni, per tante ore al giorno, senza una retribuzione regolare. In numeri: solo 54 su 683 hanno un contratto secondo le regole. L'inchiesta è stata portata avanti da "Le Iene", che sono riuscite ad entrare in possesso di documenti che testimoniano come funziona il lavoro dell'esercito di persone che aiuta gli onorevoli.





AD ACERRA PIOVE DIOSSINA






Undici milioni e mezzo di metri cubi di fumi, 600 tonnellate di ceneri e scorie pericolose, 550 milioni di picogrammi di diossine. Ad Acerra ogni giorno il nuovo inceneritore spargerà nell'aria dosi di veleno. Silvio Berlusconi lo ha inaugurato una settimana fa, come simbolo concreto della sua operazione pulizia, che ha fatto sparire i sacchetti neri dalle strade campane. Ma il sistema avviato è ancora lontano dalla normalità. E l'impianto che brucia le presunte ecoballe (in realtà matasse compresse con rifiuti d'ogni genere) secondo gli ambientalisti rischia di trasformarsi in un ecomostro. "Anche se l'inceneritore dovesse davvero emettere diossine per la metà del limite previsto dalla normativa, nell'aria di Acerra dove risiedono 50 mila persone ogni giorno ci sarà un quantitativo di diossina considerato tollerabile per una popolazione di 4 milioni di individui adulti", spiega Ornella Capezzuto, presidente del Wwf Campania. Un dato allarmante per un'area già ammorbata da anni di roghi indiscriminati di rifiuti. "Il danno alla salute sarà mille volte inferiore di quello già provocato in Campania da discariche abusive e rifiuti tossici", ha replicato Bertolaso. Perché tutto si fa in nome dell'emergenza, inclusa la road-map del governo che punta a fare della Campania, per anni 'pattumiera d'Italia', l'inceneritore del Paese. Dopo Acerra, di impianti per bruciare i rifiuti ne sono previsti altri quattro, ma per le esigenze della regione ne basterebbero due.Ma questo è un business che appare sicuro anche in tempi di crisi: dai 300 ai 400 milioni di euro per la costruzione di un impianto, con introiti che superano i 100 milioni all'anno, soprattutto grazie agli incentivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili, finanziati dagli italiano nelle bollette. Soldi che arriveranno solo quando Acerra, oltre a bruciare i detriti, comincerà a produrre energia elettrica: non prima di nove mesi, si stima. Intanto le discariche attive si stanno per esaurire e presto tutto il peso potrebbe ricadere sulla sola Chiaiano, dove si continua a sversare. In estate dovrebbero entrare in funzione gli impianti di San Tammaro e Terzigno per garantire lo spazio necessario fino a dicembre 2009: almeno un milione e mezzo di tonnellate di rifiuti che non saranno bruciati. Perché ad Acerra fino ad allora saranno smaltite al massimo 200 mila tonnellate di monnezza, un terzo del quale finirà comunque in discarica sotto forma di ceneri e scorie.
Non servono aree speciali: la legge varata dal governo Berlusconi prevede che in Campania oggi si possa davvero seppellire di tutto. Ad Acerra, i primi rifiuti che si sarebbe dovuto bruciare sono le 80 mila balle ancora ammassate nell'area militare di Persano, metà di quelle prodotte in Campania da giugno a dicembre 2008. Lo avevano promesso ai militari della Brigata Garibaldi, impegnati nelle missioni estere più pericolose. Ma la montagna di balle dorme tranquilla, al sicuro di una caserma. Anche se entrare nella piattaforma di stoccaggio non è difficile: basta aspettare il passaggio quotidiano del pastore che vive col suo gregge nel casolare accanto ai silos per la raccolta del percolato. Un buco nella rete già c'è, esattamente di fronte al piazzale dove da mesi sono abbandonate decine di roulotte della Protezione civile. Chiunque può entrare, smaltendo in mezzo ai rifiuti ogni genere di detrito che poi finirà dritto ad Acerra. Se succede in un'area militare, figurarsi cosa sia possibile fare a Ferrandelle, nel sito di stoccaggio sorto sui terreni del boss 'Sandokan' Schiavone e trasformato per decreto in discarica. A controllarlo ci sono solo due pattuglie di vigilantes privati, ferme all'ingresso. Un sito al collasso, secondo i tecnici dell'Arpa Campania, che a metà febbraio hanno anche denunciato che le coltivazioni dei campi circostanti sono "invase da percolato affiorante in superficie". Ma alla lettera-appello inviata dall'assessore comunale all'ambiente a Bertolaso nessuno ha risposto.
Espresso.it

giovedì 2 aprile 2009

DA PRESIDENTE OPERAIO......... A PRESIDENTE PAGLIACCIO









Il siparietto ripreso dalle telecamere durante la foto di rito del G20 .
Il Cavaliere, finiti gli scatti di gruppo, chiama a voce alta il presidente usa Barack Obama. La regina si volta e allarga le braccia per nulla divertita, richiamando all'ordine


Devono essere stati molto pochi i britannici ieri sera che dalla cena di gala offerta dal premier Gordon Brown ai membri del G20 a Downing Street si aspettavano soluzioni o proposte per risolvere la crisi economica globale od altri problemi internazionali urgenti.
Quello che tutti volevano sapere era la disposizione dei posti attorno alla tavola, considerata indicativa di chi conta più 0 di meno.
Non sono mancate sorprese, rileva il Guardian. Brown sedeva al centro di un lato della tavola con accanto a destra il primo ministro cinese Hu Jintao e a sinistra il presidente indonesiano Susilo Bambang Yudhoyono.
Contrariamente alle aspettative, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama non sedeva accanto a Brown, ma dall’altra parte della tavola con accanto a sinistra il presidente della Corea del Sud Lee Myung-bak. Sia Yudhoyono che Lee sono stati invidiatissimi per i posti di favore loro assegnati.
Direttamente di fronte a Brown, in un posto molto ambito, sedeva il re dell’Arabia Saudita Abdullah. Al presidente francese Nicolas Sarkozy è stato assegnato un posto accanto a Hu. A destra di Obama il cancelliere tedesco Angela Merkel, mentre di fronte al capo della Casa Bianca ci sarà il presidente argentino Cristina Fernández de Kirchner.
I più lontani da Brown: l’italiano Silvio Berlusconi e lo spagnolo José Zapatero.
Probabilmente a restarci male deve essere stato il presidente russo Dmitry Medvedev, posizionato tra Messico e Turchia, distante ben cinque posti da Obama.
Praticamente ”in castigo”, ad una estremità della tavola, è stato messo il presidente ceco Mirek Topolanek, che però non dovrebbe essersi sorpreso avendo di recente definito lo stimolo economico di Obama «una strada diretta all’inferno».
Quanto al menu, i leader hanno cominciato con antipasto di salmone, finocchio marino, verdure locali e pane irlandese, seguito da spalla di agnello gallese arrosto e patate reali dell’isola di Jersey con funghi e salsa di menta. Per dessert, crostata con crema pasticcera.
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