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venerdì 26 giugno 2009


Per la giunta di Letizia Moratti ormai Zincar è il marchio di un incubo. Una storiaccia brutta, su cui ora indaga anche la Procura di Milano, scandita da affari sballati, consulenze agli amici, salti mortali contabili. Ma ancora non basta, perché adesso si apre anche un fronte bulgaro.
Secondo quanto “L’espresso” ha potuto accertare, la società comunale milanese appena travolta da un crack da 20 milioni, avrebbe speso decine di migliaia di euro per finanziare i viaggi in Bulgaria del suo presidente Vincenzo Giudice, consigliere comunale del Pdl, accompagnato da una pattuglia (tre o quattro persone) di consulenti o sedicenti tali.
Tutti i costi erano a carico delle disastrate casse della Zincar. Le trasferte, forse una mezza dozzina in tutto, si sono svolte tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008. La meta finale era Plovdiv, seconda città della Bulgaria. Il fatto è che al momento non si capisce bene per quale motivo la delegazione milanese abbia fatto la spola con la Bulgaria. Il sito Internet della Zincar accenna alla “validazione di un progetto” per una centrale eolica da costruire su una montagna del Paese balcanico. Ma sembra difficile che per questo lavoro si sia mosso, e più di una volta, addirittura il presidente della società.
Senza contare che dai primi accertamenti della Procura risulterebbe che anche una delegazione bulgara sarebbe approdata più volte a Milano, con tutte le spese sempre a carico dell’azienda municipale milanese. Al Comune di Milano c’è chi ricorda che nel maggio del 2008 anche il sindaco Moratti ha fatto visita a Plovdiv. Era una viaggio ufficiale e in quell’occasione, si disse all’epoca, vennero siglati accordi di collaborazione tra le due amministrazioni per lo sviluppo di tecnologie destinate alla “messa in sicurezza” della città bulgara.
Tutta questione di diplomazia, allora? Gli uomini di Zincar facevano da apripista al sindaco e alla sua strategia del sorriso verso gli amici balcanici? Può darsi. Certo è che l’operazione Plovdiv, rimasta sin qui un segreto ben custodito, ha contribuito ad affossare i conti dell’azienda comunale. Insieme a Giudice prendeva abitualmente il volo per la Bulgaria un codazzo di consulenti, tutti ben pagati. Il gruppo comprendeva anche un ottantenne sottufficiale in pensione dell’esercito, tale Giuseppe Roselli, che amava presentarsi ai suoi interlocutori come un generale.
Roselli è una vecchia conoscenza di Domenico Scarcella, a sua volta consulente a libro paga di Zincar. Scarcella, 59 anni, ingegnere, è un professionista che vanta agganci importanti nella politica milanese, ramo Pdl. Siede nel consiglio di amministrazione dell’Amsa, l’azienda municipale per la raccolta rifiuti e in passato è stato amministratore della Metropolitana milanese. I documenti all’esame della Procura rivelano che sotto la gestione di Giudice, cominciata a maggio 2007, Zincar ha pagato parcelle per decine di migliaia di euro a Scarcella, che disponeva di un ufficio tutto suo presso la sede della società milanese. Un trattamento simile è stato garantito anche a Calogero Casilli, un altro dei fortunati partecipanti alle trasferte a Plovdiv.
Insomma, ricchi premi per tutti, mentre la Zincar andava a fondo. E i bilanci? No problem, come hanno scoperto i liquidatori Angelo Provasoli e Angelo Casò. Bastava truccare il valore degli appalti in corso di esecuzione, inserendo nei conti valori superiori a quelli reali. Così si nascondevano le perdite e la giostra delle consulenze agli amici degli amici poteva continuare. Eppure, almeno sulla carta, il Comune di Milano avrebbe dovuto vigilare sulla gestione della propria controllata. Ma, a quanto pare, nessuno per anni si è accorto di niente. Fino al crack di fine maggio. E allora addio consulenze d’oro. Addio gite a Plovdiv.
da l'espresso.

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