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lunedì 24 agosto 2009

LE RICETTE D'ORO DI ROMA


Ogni anno 8 milioni di euro versati dai contribuenti italiani vengono allegramente gettati dalle finestre della Regione Lazio. A sostenerlo non è qualche acerrimo nemico di Marrazzo, ma la Regione stessa, per la penna del direttore generale delle Risorse finanziarie del sistema sanitario, Paolo Artico. Che nell'aprile scorso ha rivelato l'incredibile sperpero in una nota interna che squarcia il velo su una nuova sprecopoli romana.
La dilapidazione di soldi pubblici ha origini lontane ma effetti molto attuali e si riferisce a un servizio indispensabile in ogni regione: quello con cui vengono scansionate e controllate elettronicamente le ricette farmaceutiche. Nel 1990, nel Lazio, l'appalto fu dato con regolare gara a un consorzio di imprese che nel '93 ha preso il nome di Cosisan ed è controllato da Ennio Lucarelli, imprenditore classe 1939, fin dagli anni Settanta legato a commesse informatiche della pubblica amministrazione nella capitale e più tardi tra i vicepresidenti di Confindustria. Tra gli anni Novanta e Duemila in via Cristoforo Colombo cambiano diverse giunte, da Badaloni a Storace, ma Lucarelli conserva sempre la grassa commessa delle scansioni, aumentando però sempre di più il prezzo di ogni ricetta. Nel 1997 in Regione qualcuno si accorge che negli ultimi tempi si sta pagando un po' troppo (in quattro anni l'aumento era stato del 254 per cento) e si inizia a mettere in discussione l'appalto a Cosisan, che tuttavia continua a operare e ad aumentare i prezzi in regime di proroga. Nel 2005 scade anche la proroga, ma la Cosisan continua a scansionare le ricette e a mandare le fatture alla Regione. Il risultato è che al momento il Lazio paga ogni anno oltre 9 milioni di euro per un servizio che, secondo il direttore Artico, dovrebbe costarne meno di due. Del resto nelle altre regioni italiane la scansione di ogni ricetta viene pagata tra gli 0,04 euro (Toscana) e gli 0,06 (Piemonte), mentre nel Lazio costa 0,161: quattro volte tanto.
Anche prima dell'outing di Artico, tuttavia, la sprecopoli laziale era piuttosto nota. Tanto che nel 2006 - quando già la Cosisan operava in proroga - la Regione aveva ipotizzato di non esternalizzare più il servizio e di assumere al suo interno i dipendenti Cosisan, il che avrebbe portato a un risparmio di circa 6-7 milioni di euro l'anno. Nonostante l'appoggio dei sindacati, alla fine non se ne riuscì a fare nulla. Sicché sempre nel 2006 la Regione ha indetto una nuova gara con una spesa prevista di un 1,6 milioni di euro l'anno, meno di un quarto di quello che veniva e che viene ancora versato. La gara si è tenuta e a vincerla è stata una società chiamata Ised, sempre di Ennio Lucarelli. In pratica, chi da anni chiedeva 10 milioni di euro, nel 2006 ammetteva che poteva fare lo stesso lavoro con uno sconto di circa il 75 per cento per cento. Ma siccome guadagnare meno non conviene, appena vinta la gara Lucarelli si è rifiutato di firmare il contratto per il quale aveva concorso. Il motivo? Molto semplice: prorogare il più in là possibile lo status quo. Manovra perfettamente riuscita, se nel 2009 Cosisan continua a scansionare ricette e a farsele pagare cifre spropositate.
Seppur tra imbarazzi e lentezze burocratiche, a questo punto la giunta è intervenuta di nuovo e ha deciso di indire un'altra gara, con un decreto del 19 giugno scorso, in cui Marrazzo specifica che la Cosisan deve smetterla di scansionare le ricette entro il 31 dicembre prossimo. Intanto però la gara non è stata ancora bandita. E siccome tra il bando, l'esame dei concorrenti e i probabilissimi ricorsi passerà un altro anno, in Regione si scommette ridacchiando che nel 2010 (e oltre) a fornire il servizio informatico più caro d'Italia continuerà a essere Lucarelli con la sua Ised. Al cui amministratore delegato Raffaele Giannetti, nel 2006 è stata saldata una parcella di 433 mila euro per la progettazione del sistema informatico. Il tutto mentre il Lazio è la regione d'Italia con l'addizionale regionale più alta d'Italia e con una spesa farmaceutica di gran lunga superiore alla media nazionale.

martedì 11 agosto 2009





"Che cosa preoccupa il Cavaliere, che cosa turba i suoi sogni, oltre alle vicende di donne, di escort, o è meglio chiamarle prostitute, che stanno movimentando la nostra primavera e la nostra estate? Probabilmente una delle ragioni della preoccupazione è il riaprirsi delle indagini sui mandanti occulti delle stragi e l’emergere di quella famosa lettera, anzi delle tre ormai famose lettere: famose per noi, che ne abbiamo parlato qui a Passaparola, famose per pochissimi di quelli che hanno visto i telegiornali, visto che non hanno mai sentito raccontare la verità neanche su molti dei grandi giornali, a parte qualcuno, quindi sicuramente c’è questo: le famose lettere di Provenzano al Cavaliere. Ma c’è anche un paio di novità che spuntano a Milano e che sono molto poco conosciute: che io sappia ne ha parlato soltanto Luigi Ferrarella una volta su Il Correre della Sera e ne hanno parlato Paolo Biondani e Vittorio Malagutti su L’Espresso. Una è l’indagine Mediatrade e l’altra è l’indagine sulla Arner Bank di Lugano. Ve le spiego, cercando di farmi capire rapidamente, perché queste sono indagini che non sono coperte dal Lodo Alfano, sapete che il Lodo Alfano copre soltanto i processi e quindi le indagini anche alle alte cariche si possono ancora fare, sei processi a Berlusconi sono bloccati: è bloccato il processo Mills per Berlusconi e è bloccato il processo sulla compravendita dei diritti Mediaset, dove il Cavaliere è imputato di falso in bilancio, frode fiscale e appropriazione indebita, invece le indagini si possono fare. Ebbene, stanno arrivando a conclusione, per la scadenza dei termini a indagare, le indagini su Mediatrade: che cosa è Mediatrade? E’ una società controllata dal gruppo Berlusconi che, dal 1999, ha il compito di acquistare i diritti per la trasmissione dei programmi televisivi e cinematografici sulle reti Fininvest, diritti che vengono comprati soprattutto negli Stati Uniti, presso le Major di Hollywood , prima questi diritti li comprava per conto del gruppo una società maltese, la Ims e adesso, dal 99 in poi, li compra Mediatrade. Conseguentemente l’indagine Mediatrade è un filone separato che nasce dall’inchiesta sulla compravendita dei diritti televisivi. Abbiamo già spiegato altre volte come avveniva, secondo l’accusa, questa compravendita: se a comprare i film dalle case di produzione americane e i telefilm, le fiction e tutto il resto è direttamente la società Fininvest prima e Mediaset poi, si stabilisce il prezzo e è finita lì. Invece, secondo l’accusa, Fininvest e poi Mediaset che cosa facevano? Facevano comprare i film da società off shore nei paradisi fiscali, che erano controllate, ma solo occultamente, dal gruppo e quindi non risultavano del gruppo e allora i film, a ogni passaggio di proprietà, aumentavano di valore: un aumento fittizio che andava a creare una gigantesca provvista di fondi neri, che poi si fermava sulle varie società che, a catena, si passavano questi film. La prima comprava a dieci, la seconda a quindici, la terza a venti, la quarta a trenta, la quinta a quaranta e alla fine, quando arrivava al destinatario finale, l’utilizzatore finale lo potremmo sempre chiamare, valeva molto di più di quello che valeva in realtà e tutto il resto si era fermato sotto forma di fondi neri, in barba al fisco, in barba alla trasparenza dei bilanci per andare a alimentare questo grande polmone di fondi neri, di cui Berlusconi è considerato l’utilizzatore finale davvero, perché è imputato per appropriazione indebita, ossia per aver derubato le casse delle sue società, che sono per giunta in parte quotate in borsa, oltre a non averci pagato le tasse e aver falsificato i bilanci, sempre nell’ipotesi d’accusa.