IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

sabato 28 novembre 2009

ECCO COME UN PAESE E TRASPARENTE DA NOI QUANDO?




Tutto l'archivio federale USA (32.000 documenti l'anno solo di aggiornamento) sarà online, come tutti i documenti delle varie agenzie. Nel frattempo l'enorme patrimonio informativo costituito dai dati pubblici degli USA è già a disposizione di tutti (anche per uso profit) tramite http://www.data.gov/. E lo sono altrettanto le leggi (http://www.regulations.gov/), con la possibilità di leggerne il percorso e commentarne i testi. E da noi? a quando un settore pubblico, come dice il nome, interamente trasparente?

martedì 24 novembre 2009

ALFANO CHE DICE LE BUGIE






Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, minacciato di sfratto da Silvio Berlusconi tre giorni fa in caso di mancata approvazione della legge che ammazza i suoi processi, comunica: “Nessuno è riuscito a rispondere alla domanda su come mai tutte le inchieste si sono concentrate su Berlusconi soltanto dal 1994 in poi, mai per fatti funzionali alla sua attività politica, ma per fatti che vanno dal 1994 a ritroso”. Caro ministro, le rispondiamo noi. Primo: le inchieste su Berlusconi e le sue aziende sono iniziate ben prima del ‘94. Secondo: i processi attualmente in corso per la corruzione di Mills e per i fondi neri Mediaset riguardano reati successivi al ‘94, dunque nemmeno volendo i magistrati avrebbero potuto scoprirli e perseguirli prima che fossero commessi. Piccolo promemoria, a beneficio del cosiddetto Guardasigilli. 1979, 12 novembreMassimo Maria Berruti, maggiore della Guardia di finanza, guida un’ispezione all’Edilnord Centri Residenziali e interroga Silvio Berlusconi su presunte irregolarità tributarie. Berlusconi, mentendo, sostiene di essere un “semplice consulente” Edilnord per la “progettazione e della direzione generale di Milano 2”. Invece è il proprietario della società. Berruti si beve tutto, e chiude l’ispezione. Nel 1980 si congeda e poi diventa un consulente Fininvest.1983La Guardia di Finanza di Milano mette sotto controllo i telefoni di Berlusconi per un presunto traffico di droga. L’indagine sarà poi archiviata.1984, 24 maggioIl vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga Berlusconi, assistito dall’avvocato Previti e imputato “ai sensi dell'articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” (interruzione di pubblico servizio) per antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono con le frequenze radio della Protezione civile e dell'aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma Berlusconi nel 1985 è subito archiviato, gli altri nel ‘92: non potevano sapere che Squillante, Fininvest e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera.1984,16 ottobreTre pretori sequestrano gli impianti che consentono a Canale5, Italia 1 e Rete4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi interviene con due “decreti Berlusconi”.1988, 27 settembreBerlusconi viene sentito dal pretore di Verona come parte offesa in un processo per diffamazione contro due giornalisti: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo. Mai pagato la quota di iscrizione”. Doppia bugia: si iscrisse nel 1978 (lo scandalo è del 1981) e pagò la quota. La Corte d’appello di Venezia spiega che è colpevole di falsa testimonianza, ma che il reato è coperto dall’amnistia del 1990.1992, 4 maggioIl pm Antonio Di Pietro firma un decreto di “acquisizione di documenti” sugli appalti della Coge di Parma, partecipata da Paolo Berlusconi. Il fascicolo è il 6380/91 su Mario Chiesa che il 17 febbraio ha dato il via a Mani Pulite. In Tangentopoli la famiglia Berlusconi entra subito.1992, 21 maggioPaolo Borsellino parla a due cronisti francesi di un’indagine in corso sui rapporti fra il boss Mangano, Dell’Utri e Berlusconi.1992, 9 giugnoI giornali svelano che il dc Maurizio Prada accusa la Fininvest di una tangente da 150 milioni alla Dc. Fininvest “smentisce categoricamente”: solo sconti sugli spot. Anche il dc Gianstefano Frigerio parla di 150 milioni dati da Paolo Berlusconi per la discarica di Cerro. 1992, 15 settembre. Augusto Rezzonico, ex presidente delle Ferrovie Nord, racconta ai pm che in febbraio Dc e Psi hanno inserito nella legge sul codice della strada un emendamento per favorire la “Fininvest, unica depositaria del know how tecnico necessario” per il sistema di segnalazione elettronico “Auxilium” per le autostrade, “un business da 1.000 miliardi”. Poi aggiunge che il manager del gruppo Sergio Roncucci “ringraziò per l’emendamento e mi confermò l’impegno della Fininvest a contribuzioni alla Dc per il piacere ricevuto”.1992, dicembrePaolo Berlusconi indagato a Roma: avrebbe venduto immobili Edilnord a enti previdenziali a prezzi gonfiati in cambio di mazzette all’Ufficio tecnico erariale. Pagamenti per cui sarà poi considerato vittima di concussione. 1993, 15 gennaio. Paolo Berlusconi rinviato a giudizio con 34 persone i finanziamenti illeciti ai partiti legati alle discariche. 1993, 8 aprile. Gianni Letta, interrogato da Di Pietro, ammette di aver finanziato illegalmente con 70 milioni il segretario Psdi Antonio Cariglia: “La somma fu da me introdotta in una busta e consegnata tramite fattorino”. Lo salva l’amnistia del 1990.1993, 18 maggioArrestato per corruzione Davide Giacalone,consulente del ministro delle Poste Oscar Mammì per la legge sulle tv, e poi consulente Fininvest per 600 milioni. Verrà assolto e in parte prescritto.1993, 18 giugnoArrestato Aldo Brancher, assistente di Fedele Confalonieri, per 300 milioni dati al Psi e 300 a Giovanni Marone, segretario del ministro della Sanità Francesco De Lorenzo, in cambio di spot anti-Aids sulle reti Fininvest. Resterà tre mesi a San Vittore senz’aprire bocca. Poi diventerà deputato e viceministro. 1993, 23 giugnoConfalonieri e Brancher indagati a Milano per 300 milioni al Psi. I due usciranno indenni dall’inchiesta.1993, settembreLa Procura di Torino indaga su un giro di false fatture nelle sponsorizzazioni sportive, che porterà al coinvolgimento di Publitalia e nel ‘95 all’arresto e alla condanna di Dell’Utri. Anche a Milano si scoprono fondi neri di Publitalia. Dell’Utri patteggerà la pena1993, 29 ottobreIl pm romano Maria Cordova, che indaga su tangenti al ministero delle Poste, chiede al gip Augusta Iannini (moglie di Bruno Vespa) l’arresto di De Benedetti, Galliani e Letta. Ma la Iannini arresta solo De Benedetti e si spoglia delle altre due posizioni perché relative a amici di famiglia. I due, poi assolti, restano a piede libero. 1993, 25 novembre. Craxi trasmette un memoriale ai pm: “Gruppi economici (…) hanno certamente finanziato o agevolato i partiti politici e, anche personalmente, esponenti della classe politica. Da Fiat a Olivetti, da Montedison a Fininvest”. 1993, 4 dicembreLa Procura di Torino raccoglie le confessioni del presidente del Torino Calcio, Gianmauro Borsano, deputato Psi, travolto da un crac finanziario. Borsano dice che nel marzo ‘92 il vicepresidente del Milan, Galliani, gli versò 18 miliardi e mezzo più 10 miliardi in nero per il calciatore Lentini. La Procura trasmette il fascicolo a Milano per falso in bilancio e il 22 febbraio ‘94 ascolta Borsano e altri protagonisti. Il pool mette così il naso nei conti esteri Fininvest.1993, 14 dicembreArrestati a Torino il sindaco Pds e quattro assessori di Grugliasco per tangenti sul megacentro commerciale Le Gru, costruito dalle coop rosse e gestito dalla francese Trema e da Standa (Fininvest). La Procura indaga Brancher (poi archiviato) e convoca come teste Berlusconi, che si presenterà solo il 19 aprile ‘94, dopo aver vinto le elezioni. 1993, dicembreSalvatore Cancemi, primo boss pentito della Cupola,comincia a parlare al pm di Caltanissetta Ilda Boccassini dei rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri, mafia e stragi. 1993, 20 dicembre. Il procuratore Borrelli dice al Corriere: “Sappiamo che certe coincidenze possono provocare sconquassi, ma che possiamo farci? Quelli che si vogliono candidare si guardino dentro. Se sono puliti, vadano avanti tranquilli. Ma chi sa di avere scheletri nell’armadio, vergogne del passato, apra l’armadio e si tiri da parte prima che arriviamo noi”.1994, 26 gennaioSilvio Berlusconi annuncia in tv, con un videomessaggio, il suo ingresso in politica perché “questo è il paese che amo”. In privato, confida a Montanelli e a Biagi: “Se non entro in politica, finisco in galera e fallisco per debiti"

domenica 22 novembre 2009

LITI DA CONDOMINIO





Se Dio (anzi Silvio) vuole, riparte il “dialogo sulle riforme”. Il pizzino di Schifani ha sortito gli effetti sperati, Fini s’è messo paura e Bersani ancor di più: se si vota subito, sono spacciati entrambi. Bastava vedere il berlusconiano Quagliariello, la finiana Perina e la bersaniana Bindi l’altra sera ad Annozero: tre zuccherini. La finocchiariana Finocchiaro ha sentito profumo d’inciucio e, da esperta del ramo, ci si è fiondata: ha proposto un’“agenda delle priorità condivise” (il dizionario inciucesco non è mai stato così ricco di modulazioni). Indimenticabile la scena di due primavere fa, quando il noto senatore di Corleone fu candidato alla presidenza del Senato e il Pd, non trovando uno statista del suo calibro da contrapporgli, si astenne sul suo nome (mentre Di Pietro votava Borrelli) e lo applaudì appena eletto. La Finocchiaro, ritenendo riduttivo un banale applauso, lo baciò con trasporto. Poi un giornalista andò da Fazio e ricordò che Schifani era stato socio di due tipetti poi condannati per mafia. Prim’ancora che Berlusconi avesse il tempo di difendere Schifani, provvidero per lui la Finocchiaro, Violante e D’Avanzo (oltre al solito poveraccio con le mèches che, frequentando pregiudicati e latitanti, si scandalizza se un giornalista frequenta magistrati perbene). Ora, grazie a Marco Lillo, si scopre che il presidente del Senato con cui fissare l’agenda delle priorità condivise non solo assisteva come avvocato alcuni fra i più noti mafiosi di Sicilia (questo si sapeva, ma non è mica un problema, no?). Ma si adoperò pure per “sanare” un famigerato immobile di Palermo eretto abusivamente da un costruttore mafioso con metodi mafiosi per ospitare mafiosi e rampolli di mafiosi: la figlia di Bontate, i killer latitanti Bagarella e Brusca, il medico mafioso Aragona. Chissà le assemblee di condominio, che spettacolo. L’amministratore, Frank Tre Dita (impossibilitato per ovvi motivi a votare su delega per più di due assenti), dava il via alla discussione dando la parola al signor Ciccio. Il quale però veniva subito interrotto da Bagarella che, senza fiatare, poggiava delicatamente il kalashnikov sul tavolo. Al che il signor Ciccio preferiva fingersi afono, a beneficio del signor Leoluca. Questi proferiva la parola “minchia”. Poi si passava alle varie ed eventuali in un clima di perfetto dialogo, sia pure muto. Un giorno Brusca e Bagarella litigarono perché non era opportuno trascorrere entrambi la latitanza nello stesso palazzo: l’inconveniente fu risolto con un’agenda delle priorità condivise, latitando un giorno per uno. Ogni tanto fra i Bontate, i Bagarella e i Brusca scoppiava una lite per le cantine: la donna delle pulizie dimenticava sempre qualche ossicino di bambino sciolto nell’acido o nella calce viva. Una volta il fuochista addetto al riscaldamento confuse i bidoni dell’acido con quelli del cherosene, danneggiando l’impianto centralizzato. Ma alla fine le delibere erano sempre all’unanimità: i condòmini non votavano per millesimi, ma secondo i rispettivi ergastoli. E, da regolamento, solo chi ne aveva almeno due poteva interloquire. Qualcuno ricorda quando un nuovo inquilino, il signor Gigi, ignaro di tutto, lamentò certi rumori sospetti provenienti da casa Brusca, tipo urla disperate di esseri umani. Brusca replicò con una frase smozzicata e incomprensibile. Nella successiva assemblea la vedova del signor Gigi, ancora in gramaglie per il recente lutto, raccontò che il marito era finito inavvertitamente in un pilone di cemento armato del garage, e comunque quei rumori sospetti se li era sognati. Notizia accolta con sollievo dall’intera assemblea. Quando poi il giardiniere, zappettando nell’aiuola delle ortensie, rinvenne una ventina di tibie e teschi umani, l’avvocato del condominio, un omino col riporto, si precipitò a rassicurarlo: “Ma lo sa che siamo capitati proprio sopra una necropoli etrusca?”. Ecco, è lì che il nostro futuro statista forgiava la sua alta sensibilità istituzionale. In vista dell’agenda delle priorità condivise.

Il Fatto Quotidiano, 21 novembre 2009

giovedì 19 novembre 2009

L'ACQUA E' UN BENE DI TUTTI FIRMA L'APPELLO







Approvato l'Art. 15: acqua privata per tutti!
Oggi con il voto di fiducia alla Camera dei Deputati si è concluso l'esame del decreto 135/09 il cui Art. 15 sancisce la definitiva e totale privatizzazione dell'acqua potabile in Italia.
Il Governo impone per decreto che i cittadini e gli Enti Locali vengano espropriati di un diritto e di un bene comune com'è l'acqua per consegnarlo nelle mani dei privati e dei capitali finanziari. Ciò avviene sotto il falso pretesto di uniformare la gestione dei servizi pubblici locali alle richieste della Commissione Europa mentre non esiste nessun obbligo e le modifiche introdotte per sopprimere la gestione “in house” contrastano con i principi della giurisprudenza europea. Nonostante sia oramai sotto gli occhi di tutti che le gestioni del servizio idrico affidate in questi ultimi anni a soggetti privati, sperimentate in alcune Provincie Italiane o a livello europeo abbiano prodotto esclusivamente innalzamento delle tariffe, diminuzione degli investimenti e un aumento costante dei consumi, si continua a sostenere che mercato e privati siano sinonimi di efficienza e riduzioni dei costi.
Il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua è sceso da subito in campo per contrastare questo provvedimento con la campagna nazionale "Salva l'Acqua" verso la quale si è registrata un'elevatissima adesione.
Ad oggi abbiamo consegnato al Presidente della Camera 45.000 firme a sostegno dell'appello che chiedeva il ritiro delle norme che privatizzano l'acqua.
Inoltre, migliaia di persone hanno manifestato il proprio dissenso e contrarietà all'Art.15 in un presidio svoltosi lo scorso 12 Novembre a Piazza Montecitorio e in varie mobilitazioni territoriali, migliaia di persone hanno inviato mail ai parlamentari per chiedere di non convertire in legge il decreto 135/09, molte personalità hanno espresso da una parte la loro indignazione e dall'altra il loro sostegno alla campagna.
In questi giorni è cresciuta nella società la consapevolezza che consegnare l'acqua al mercato significa mettere a rischio la democrazia. Nonostante questa mobilitazione della società civile e degli stessi Enti locali, il Governo ha imposto il voto di fiducia e non accoglie le richieste e le preoccupazioni espresse anche molti Sindaci di amministrazioni governate da maggioranze di differenti colori politici.
Come Forum dei Movimenti per l'Acqua siamo indignati per la superficialità con cui il Governo, senza che esistessero i presupposti di urgenza, ha voluto accelerare la privatizzazione dell’acqua.
A questo punto siamo convinti che la contestazione dovrà essere ricondotta nei territori, per chiedere agli Enti Locali che si riapproprino della podestà sulla gestione dell'acqua tramite il riconoscimento dell'acqua come diritto umano e il servizio idrico integrato come servizio pubblico locale privo di rilevanza economica e nel contempo di sollecitare le Regioni ad attivare ricorsi di legittimità nei confronti del provvedimento.
Queste percorsi di mobilitazione sono percorribile così come dimostrano le delibere approvate dalla Giunta regionale pugliese, dalle tante delibere approvate dai consigli comunali siciliani e nel resto d'Italia, da ultimo quello di Venezia.
Il popolo dell'acqua continuerà la battaglia per la ripubblicizzazione del servizio idrico assumendo iniziative territoriali e nazionali volte a superare l'Art. 15 del decreto legge.
Come Forum dei Movimenti, chiediamo a tutta la società civile di continuare la mobilitazione e far sentire il proprio dissenso anche dopo l’approvazione dell’art. 15 attraverso mobilitazioni sui territori ed invio di messaggi a tutti i partiti, ai consiglieri comunali provinciali e regionali, ai parlamentari locali
A Sindaci ed agli eletti chiediamo di dar vita nelle rispettive istituzioni a prese di posizioni chiare che respingano la legge e di dar vita a iniziative di protesta nelle istituzioni stesse.
Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua

FIRMA L'APPELLOCAMPAGNA NAZIONALE “SALVA L'ACQUA” IL GOVERNO PRIVATIZZA L’ ACQUA !http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133

domenica 15 novembre 2009

SAVIANO: APPELLO A BERLUSCONI - FIRMATE ANCHE VOI LA PETIZIONE





PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO -
SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
ROBERTO SAVIANO
firma la petizione:

venerdì 13 novembre 2009

LA LEGGE DI SILVIO










Prescrizione dei processi in corso in primo grado per i reati inferiori nel massimo ai dieci anni di reclusione se sono trascorsi più di due anni a partire dalla richiesta di rinvio a giudizio del pm senza che sia stata emessa la sentenza. Questa la sostanza del disegno di legge sul processo breve presentato oggi in Senato da alcuni senatori della maggioranza. Il testo è composto di tre articoli e si richiama alla tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi in attuazione della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Se sarà approvata dal Parlamento la nuova norma sul cosiddetto "processo breve", i processi milanesi in cui è imputato Silvio Berlusconi, quello sui diritti tv di Mediaset e quello sul 'caso' Mills, sarebbero finiti da tempo a causa della prescrizione. La richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda Mediaset, in cui il premier è accusato di frode fiscale, risale al 22 aprile del 2005. Il processo sarebbe quindi, di fatto, morto da più di 2 anni e mezzo. La richiesta di processare Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari, è datata 10 marzo del 2006. Sono già passati quindi più di tre anni e mezzo e anche in questo caso calerebbe il sipario definitivo sulla vicenda.(12 novembre 2009)
SENATO DELLA REPUBBLICA XVI LEGISLATURA DISEGNO DI LEGGE d'iniziativa dei sen.GASPARRI, QUAGLIARIELLO, BRICOLO, TOFANI, CASOLI, BIANCONI, IZZO, CENTARO, LONGO, ALLEGRINI, BALBONI, BENEDETTI VALENTINI, DELOGU, GALLONE, MAZZATORTA, MUGNAI, VALENTINO Misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell'articolo 111 della Costituzione e dell'articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo
La relazionetecnica [1]
Schema di disegno di legge contenente misure per la tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, in attuazione dell’articolo 111 della Costituzione e dell’articolo 6 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo.
Articolo 1
(Modifiche alla legge 24 marzo 2001, n. 89)
1. All’articolo 2 della legge 24 marzo 2001, n. 89, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) al comma 1, le parole “Chi ha subito” sono sostituite dalle seguenti: “In attuazione dell’articolo 111, secondo comma, della Costituzione, la parte che ha subito”;
b) al comma 3, la lettera b) è abrogata;
c) dopo il comma 3, sono aggiunti i seguenti:
«3-bis. Ai fini del computo del periodo di cui al comma 3, il processo si considera iniziato, in ciascun grado, alla data di deposito del ricorso introduttivo del giudizio o dell’udienza di comparizione indicata nell’atto di citazione, ovvero alla data del deposito dell’istanza di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, ove applicabile, e termina con la pubblicazione della decisione che definisce lo stesso grado. Il processo penale si considera iniziato alla data di assunzione della qualità di imputato. Non rilevano, agli stessi fini, i periodi conseguenti ai rinvii del procedimento richiesti o consentiti dalla parte, nel limite di 90 giorni ciascuno.
3-ter. Non sono considerati irragionevoli, nel computo di cui al comma 3, i periodi che non eccedono la durata di due anni per il primo grado, di due anni per il grado di appello e di ulteriori due anni per il giudizio di legittimità, nonché di un altro anno in ogni caso di giudizio di rinvio. Il giudice, in applicazione dei parametri di cui al comma
2, può aumentare fino alla metà i termini di cui al presente comma.
3-quater. Nella liquidazione dell’indennizzo, il giudice tiene conto del valore della domanda proposta o accolta nel procedimento nel quale si assume verificata la violazione di cui al comma 1. L’indennizzo è ridotto ad un quarto quando il procedimento cui la domanda di equa riparazione si riferisce è stato definito con il rigetto delle richieste del ricorrente, ovvero quando ne è evidente l’infondatezza.
3-quinquies. In ordine alla domanda di equa riparazione di cui all’articolo 3, si considera priva di interesse, ai sensi dell’articolo 100 del codice di procedura civile, la parte che, nel giudizio in cui si assume essersi verificata la violazione di cui al comma 1, non ha presentato, nell’ultimo semestre anteriore alla scadenza dei termini di cui al primo periodo del comma 3-ter, una espressa richiesta al giudice procedente di sollecita definizione del giudizio entro i predetti termini, o comunque quanto prima, ai sensi e per gli effetti della presente legge. Se la richiesta è formulata dopo la scadenza dei termini di cui al comma 3-bis, l’interesse ad agire si considera sussistente limitatamente al periodo successivo alla sua presentazione. Nel processo davanti alle giurisdizioni amministrativa e contabile è sufficiente il deposito di nuova istanza di fissazione dell'udienza, con espressa dichiarazione che essa è formulata ai sensi della presente legge. Negli altri casi, la richiesta è formulata con apposita istanza, depositata nella cancelleria o segreteria del giudice procedente.
3-sexies. Il giudice procedente e il capo dell’ufficio giudiziario sono avvisati senza ritardo del deposito dell’istanza di cui al comma 3-quinquies. A decorrere dalla data del deposito, il processo civile è trattato prioritariamente ai sensi degli articoli 81, secondo comma, e 83 delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368, con esclusione della deroga prevista dall’articolo 81, secondo comma, e di quella di cui all’articolo 115, secondo comma, delle medesime disposizioni di attuazione; nei processi penali si applica la disciplina dei procedimenti relativi agli imputati in stato di custodia cautelare; nei processi amministrativi e contabile l’udienza di discussione è
fissata entro novanta giorni. Salvo che nei processi penali, la motivazione della sentenza che definisce il giudizio è limitata ad una concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione si fonda. Il capo dell’ufficio giudiziario vigila sull’effettivo rispetto di tutti i termini acceleratori fissati dalla legge»;
d) In sede di prima applicazione, nei giudizi pendenti in cui sono già decorsi i termini di cui all’articolo 2, comma 3-ter, della legge n. 89 del 2001, l’istanza di cui al comma 3-quinquies dello stesso articolo 2 è depositata entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.».
Articolo 2
(Estinzione del processo per violazione dei termini di durata ragionevole)

«1. Nel codice di procedura penale, dopo l’articolo 346 è inserito il seguente: Art. 346-bis - (Non doversi procedere per estinzione del processo).
1. Il giudice nei processi per i quali la pena edittale determinata ai sensi dell’art. 157 del codice penale è inferiore nel massimo ai dieci anni di reclusione dichiara non doversi procedere per estinzione del processo quando:
a) dal provvedimento con cui il pubblico ministero esercita l’azione penale formulando l’imputazione ai sensi dell’articolo 405 sono decorsi più di due anni senza che sia stata emessa la sentenza che definisce il giudizio di primo grado;
b) dalla sentenza di cui alla lettera a) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata la sentenza che definisce il giudizio di appello;
c) dalla sentenza di cui alla lettera b) sono decorsi più di due anni senza che sia stata pronunciata sentenza da parte della Corte di cassazione;
d) dalla sentenza con cui la Corte di cassazione ha annullato con rinvio il provvedimento oggetto del ricorso è decorso più di un anno senza che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile.
2. Il corso dei termini indicati nel comma 1 è sospeso:
a) nei casi di autorizzazione a procedere, di deferimento della questione ad altro giudizio e in ogni altro caso in cui la sospensione del procedimento penale è imposta da una particolare disposizione di legge;
b) nell’udienza preliminare e nella fase del giudizio, durante il tempo in cui l’udienza o il dibattimento sono sospesi o rinviati per impedimento dell’imputato o del suo difensore, ovvero su richiesta dell’imputato o del suo difensore, sempre che la sospensione o il rinvio non siano stati disposti per assoluta necessità di acquisizione della prova;
c) per il tempo necessario a conseguire la presenza dell’imputato estradando.
518 in nessun caso i termini di cui al comma 1 possono essere aumentati complessivamente per più di tre mesi.
4. Alla sentenza irrevocabile di non doversi procedere per estinzione del processo si applica l’articolo 649.
5. Le disposizioni dei commi 1, 2, 3 e 4 non si applicano nei processi in cui l’imputato ha già riportato una precedente condanna a pena detentiva per delitto, anche se è intervenuta la riabilitazione, o è stato dichiarato delinquente o contravventore abituale o professionale, e nei processi relativi a uno dei seguenti delitti, consumati o tentati:
a) delitto di associazione per delinquere previsto dall’articolo 416 del codice penale;
b) delitto di incendio previsto dall’articolo 423 del codice penale;
c) delitti di pornografia minorile previsti dall’articolo 600-ter del codice penale;
d) delitto di sequestro di persona previsto dall’articolo 605 del codice penale;
e) delitto di atti persecutori previsto dall’articolo 612-bis del codice penale
f) delitto di furto quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall’art.4 della legge 8 agosto 1977, n.533, o taluna delle circostanze aggravanti previste dall’articolo 625 del codice penale;
g) delitti di furto previsti dall’articolo 624-bis del codice penale;
h) delitto di circonvenzione di persone incapaci, previsto dall’articolo 643 del codice penale;
i) delitti previsti dall’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale;
l) delitti previsti dall’articolo 407, comma 2, lettera a), del codice di procedura penale;
m) delitti commessi in violazione delle norme relative alla prevenzione degli infortuni e all’igiene sul lavoro e delle norme in materia di circolazione stradale;
n) reati previsti nel testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, di cui al decreto legislativo
25 luglio 1998, n.286;
o) delitti di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti previsti dall’art. 260, commi 1 e 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152.
6. In caso di dichiarazione di estinzione del processo, ai sensi del comma 1, non si applica l’articolo 75 comma 3. Quando la parte civile trasferisce l’azione in sede civile, i termini a comparire di cui all’art. 163 bis del codice di procedura civile sono ridotti della metà, e il giudice fissa l’ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all’azione trasferita.
7. Le disposizioni del presente articolo non si applicano quando l’imputato dichiara di non volersi avvalere della estinzione del processo. La dichiarazione deve essere formulata personalmente in udienza ovvero è presentata dall’interessato personalmente o a mezzo di procuratore speciale. In quest’ultimo caso la sottoscrizione della richiesta deve essere autenticata nelle forme previste dall’articolo 583, comma 3.».
Articolo 3
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
2. Le disposizioni dell’articolo 2 si applicano ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge, ad eccezione di quelli che sono pendenti avanti alla Corte d’appello o alla Corte di cassazione.».

mercoledì 11 novembre 2009

QUANDO UN VACCINO FA CASSA






La Corte dei conti ha sollevato alcune eccezioni (in 11 punti) sulla fornitura dei vaccini per l'Influenza A. La dichiarata eccezionalità dell'evento, ha però vanificato la possibilità di avere delucidazioni su di un singolare contratto di acquisto del vaccino A(H1N1). Il 21 settembre 2009 la Corte dei Conti ha emanato una delibera (n.16/2009/P) per tentare di dare una valutazione sul contratto di fornitura di dosi di vaccino A(H1N1) tra il Ministero della Salute e la Novartis (ex CIBA-Geigy/Sandoz multinazionale svizzera quotata a New York, che produce il vaccino). Da un primo esame sommario si evidenziano le seguenti anomalie :
1-il contratto manca di un parere tecnico per valutare la congruità dei prezzi.
2-la Corte dei Conti non può approfondire l’esame del contratto perché il medesimo non solo è a trattativa riservata ma è stato secretato avendo applicato le stesse emergenze previste per eventi calamitosi di natura terroristica (ordinanza n.3275 del 28 marzo 2003)
3-La vaccinazione è stata messa non nelle mani del ministero della Salute, ma in quelle della Protezione Civile e paragonata a terremoti, frane e guerra batteriologica (si tratta di un'influenza ufficialmente definita "molto leggera").
4-L’importo del contratto di 24.080.000 euro al netto di IVA sarà pagato anche se la Novartis non ottenesse l’autorizzazione alla commercializzazione o se non arrivasse in tempo alla consegna.
5-Nel caso di difetti di fabbricazione l’ultimo giudizio sarà del fornitore.
6-Per il fornitore non è prevista alcuna penalità.
link alla delibera della Corte dei CONTI (LEGGI)

domenica 8 novembre 2009

A.A.A. LODO OFFRESI A PREZZO TRATTABILE






Premesso che l'on. avv. Niccolò Ghedini è una simpatica personcina e il suo maestro on. avv. Pietro Longo pure, la domanda è questa: ma è normale che questi due signori - come informano quotidianamente i giornali - si aggirino per le aule parlamentari, peraltro deserte, e negli angiporti limitrofi, cercando di piazzare lodi, lodini, sottolodi, minilodi travestiti da “riforme della giustizia" in formato extralarge, o mignon, da tasca o da pochette, per cancellare i processi o i reati del loro cliente che li paga profumatamente e, per inciso, fa pure il presidente del Consiglio? È normale che tutti li stiano a sentire, nell'ambito del “dialogo sulle riforme”, anziché mandarli a stendere? È normale che nessuno, dal presidente della Camera a quello della Repubblica, non trovino due minuti e due parole per metter fine allo sconcio? È normale che i giornaloni “liberali” non scrivano una riga? È normale che Pigi Battista abbia frantumato i marroni per tutta l'estate a De Magistris perché non s'era ancora dimesso da magistrato (l'ha fatto a settembre, nel silenzio di Battista) e non abbia mai dedicato una virgola alle mancate dimissioni di Ghedini e Longo dall'avvocatura o dal Parlamento o dalla difesa berlusconiana? È normale che il Corriere degli Ostellini, dei Panebianchi, dei Pappagalli della Loggia che quotidianamente ci affetta i santissimi con la separazione delle carriere fra giudici e pm non dedichi un pigolìo alla separazione delle carriere fra avvocati e legislatori? È normale che l'Ordine degli avvocati, quello che non ha ancora trovato il modo di espellere Previti a tre anni dalle condanne definitive per aver comprato le sentenze Imi-Sir e Mondadori, non abbia nulla da dire ai due illustri associati in spudorato conflitto d'interessi? Se non andiamo errati, l'Ordine forense è dotato financo di un “Codice deontologico”, che nel capitolo III sul “Conflitto d'interessi”, contempla il seguente art. 37: “L'avvocato ha l'obbligo di astenersi dal prestare attività professionale quando questa... interferisca con lo svolgimento di altro incarico anche non professionale”. Tipo quello di deputato. Ora, non ritengono lorsignori che codesto articolo calzi a pennello con ciò che fanno ogni santo giorno da 15 anni gli avvocati del premier? E, se è così, il Codice deontologico ha una funzione ornamentale o è vincolante per gli associati? E che si intende fare per indurre le due personcine a rispettarlo? Finora gli On. Avv. avevano sempre trovato un prestanome disposto a immolarsi e intestarsi le leggi-vergogna su misura dell'Utilizzatore Finale e dei suoi cari: decreto Biondi, condono Tremonti, scudo Tremonti, ddl Pittelli, lodi Schifani e Alfano, legge-bavaglio Alfano sulle intercettazioni. Solo Cirielli si era ribellato, tant'è che la sua legge riveduta e corrotta fu ribattezzata “ex Cirielli”, alla memoria, per mancanza di scudi umani volontari. Ora anche Angelino Jolie, essendosi sputtanato abbastanza, non firma più nulla. Così Ghedini e Longo han dovuto riaprire il bazar mettendoci la faccia e il nome. Ogni giorno la premiata ditta sforna una nuova schifezzuola per sondare il terreno e vedere l'effetto che fa: amnistia super o mini; indultino gigante o nano; prescrizione breve o media o lampo; portiamo tutto da Milano a Roma, o magari ci fermiamo a metà strada, tipo Orte; un bel lodino nuovo di pacca, anzi usato; valido per tutti, o solo per gli incensurati, o solo per Lui. Interessa l'articolo? Prezzi modici e trattabili. Roba che nemmeno Paolo Ferrari coi due fustini al posto di un Dash. Prima o poi riusciranno a piazzarlo, il Ghedash che lava più bianco. Tanto nessuno dice nulla e il Presidente firma tutto. O no?

Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2009

venerdì 6 novembre 2009

ECCO IL LODO FINI -MATTEOLI






Il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, il governo s’è presentato alla Camera in formazione inedita: al completo. C’era da salvare il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, imputato a Livorno di favoreggiamento per aver avvertito nel 2004 (quand’era all’Ambiente) il prefetto dell’indagine e delle intercettazioni a suo carico per uno scandalo di abusi edilizi. E puntualmente Matteoli è stato salvato: 375 sì (Pdl, Lega e Udc) e 199 no (Idv e Pd). Motivo: il reato è “ministeriale” e il ministro è un perseguitato. Pazienza se, così votando, la Camera ha violato la legge e la Costituzione. Nel 2007 Montecitorio sollevò conflitto di attribuzioni alla Consulta contro i giudici che osavano processare Matteoli senz’autorizzazione. Autorizzazione peraltro non prevista dalla legge, visto che il Tribunale dei ministri si era già dichiarato incompetente perché il reato non era “ministeriale”. Così, in attesa della Consulta, il processo si fermò. E nel 2008 l’avvocato della Camera bloccò pure la Consulta nel giorno della decisione, preannunciando una ”modifica al quadro normativo vigente”. Quale? Il “lodo Consolo”: un ddl firmato da Giuseppe Consolo, deputato Pdl e avvocato di Matteoli (Ghedini docet), per condizionare tutti i processi ai ministri alla preventiva autorizzazione parlamentare. Il lodo non passò. Ma la Consulta lo anticipò con una strana sentenza (a maggioranza strettissima, col relatore De Siervo che rifiutava di scriverla): i giudici avevano commesso alcune “omissioni”, ma potevano riaprire il processo se le avessero sanate chiedendo l’ok della Camera. Ed ecco l’ultimo colpo di mano in giunta (28 luglio) e poi in aula (28 ottobre): il Pdl nega subito l’autorizzazione a procedere (che nessuno ha potuto chiedere), per il presunto “fumus persecutionis” ai danni del povero Matteoli e per la natura ministeriale del suo reato. Ma la legge costituzionale 16.1.1989 n.1 parla chiaro: il Parlamento “può negare l'autorizzazione a procedere” solo se il ministro inquisito “ha agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell'esercizio della funzione di governo”. Nessuna delle due ipotesi ricorreva nel caso Matteoli: salvo ammettere che il favoreggiamento rientra nell’”interesse pubblico”. Infatti Matteoli ha dovuto negare di averlo commesso e la Camera s’è associata. Ma spetta al tribunale accertare se il ministro - come dice l’accusa - chiamò il prefetto per avvertirlo delle indagini o - come sostiene lui - per parlare di incendi. E poi: come si fa a dichiarare “ministeriale” un reato che si ritiene inesistente? Si rischia di violare, oltre alla legge, anche la logica. Ma la Camera se n’è infischiata e ha emesso la sua sentenza. Si è sostituita ai giudici. E ha ripristinato per i ministri l’autorizzazione a procedere abolita nel 1993 per i parlamentari. Ciò che non è riuscito a Berlusconi è riuscito a Matteoli. Nulla da dichiarare, presidente Fini?

da: l espresso