IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

sabato 30 gennaio 2010

VERTIGINI ITALIANE







Vertigini italiane di un giorno a caso, oggi. Adriano Celentano scrive sul Corriere della Sera non di Sanremo, ma di processo breve, processo giusto e di Berlusconi che “ha buone intenzioni di lavorare per il bene del Paese”, il quale Paese dovrebbe risarcirlo con una sola piccola legge che fulmini i suoi processi, amen. Del Bono, il sindaco di Bologna dice che si dimette, ma non subito, forse ha sbagliato bancomat, il resto è ok. Cinzia Cracchi, la ex fidanzata di Del Bono, che per sua privata vendetta di cuore e di bancomat ha silurato Del Bono, dice che potrebbe anche candidarsi, è diventata famosa, forse ha un piano, ci sta pensando. Barbara Palombelli dice che di notte si sveglia con l’incubo che le sparisca il partito, dice partito, non marito. Antonio Bassolino dice che alle prossime elezioni in Campania non correrà lui, ma un suo uomo, cioè non direttamente lui, ma quasi lui, per venire incontro all’entusiasmo degli elettori. Il ministro Alfano dice che la protesta dei magistrati organizzata per la prossima inaugurazione dell’anno giudiziario, contraddice lo spirito etico della giornata istituzionale dedicata alla giustizia; il suo tono è perentorio, di chi vuole retoricamente spuntare le unghie ai magistrati, e di unghie lui si intende.
Tre foto, scattate in meno di una settimana, ritraggono il Cavaliere con differenti arredi sulla testa, nella prima ha i capelli fluenti e rossicci, nella seconda pochi capelli e giallini, nella terza abbondanti e quasi neri: indaga il Copasir, ora che Max D’Alema ha finito con la Puglia e ha più tempo.

mercoledì 27 gennaio 2010

GRANDI RIFORME:ABOLIRE GLI ELETTORI








C’è un che di pervicacemente odioso nel comportamento degli elettori pugliesi del Pd. Alle primarie di cinque anni fa D’Alema ordina di votare Boccia e loro votano Vendola al 51%. Ora D’Alema riordina di votare Boccia e loro rivotano Vendola, ma al 75%. Percentuale che a Gallipoli, casa D’Alema, sale all’80 e a Fasano, casa Latorre, all’85. Più passa il tempo e meno gli elettori capiscono le alte strategie dell’Attila del Tavoliere. Non che Boccia fosse proprio senza speranze: le ha perse quando D’Alema ha deciso di dargli una mano. In quel preciso istante persino Vendola, con tutte le cazzate che ha fatto in questi ultimi mesi, è parso uno statista. Quando poi Max ha dichiarato che “Vendola ha fallito come leader” e “io non ho mai perso un’elezione in vita mia”, è apparso chiaro che Nichi avrebbe stravinto. Quando infine Max ha assicurato a Boccia che, alla peggio, avrebbe “perso bene”, il giovanotto ormai terreo si è visto definitivamente perduto. Infatti, candidato di un partito al 30%, s’è fatto doppiare da quello di un partito al 2%. Un trionfo.

Qualche schizzinoso osserva che non è stata una mossa geniale contrapporre a Vendola un candidato già sconfitto da Vendola e poi, per giunta, meravigliarsi se ha riperso con Vendola. Ma questa è gente che non capisce l’intelligenza di Max. Che ora, per così poco, non deve darsi per vinto, anzi, insistere nell’opera di rieducazione delle masse. Magari, fra cinque anni, quando si ripresenterà per la terza volta in Puglia con Boccia al fianco, prenderà solo i voti di un paio di anziane prozie, ma nel frattempo i voti complessivi del Pd saranno scesi a tre: vittoria assicurata col 66%.
L’importante è continuare a seguire gli amorevoli consigli del Pompiere della Sera, che con i suoi Galli della Loggia, Panebianco, Ostellino, Battista e Franco ha gioiosamente sospinto il Pd verso la proficua alleanza con l’Udc di Casini, Cesa e Cuffaro, infinitamente più graditi al popolo del centrosinistra che non, poniamo, un Vendola o un Di Pietro. Da anni questi giganti del pensiero si affannano a invitare il Pd al dialogo con Berlusconi e a metterlo in guardia dall’antiberlusconismo, come se il travaso di voti del Pd all’Idv fosse colpa di Di Pietro e non merito del Pd. Ora finalmente assaggiano il risultato dei loro amorevoli consigli: nel giro di un mese l’Attila di Gallipoli ha trasformato il centrosinistra in un campo di Agramante in una delle poche regioni in cui, nonostante lui, aveva ancora un senso e qualche voto. Ma niente paura: nemmeno le primarie in Puglia serviranno da lezione. E’ già pronto l’alibi: non potendo dare la colpa a Di Pietro (che si è detto pronto a sostenere tutti i candidati indicati dal Pd, purché gli vengano comunicati prima delle elezioni), il capro espiatorio è già stato individuato nel sindaco di Bari, Michele Emiliano, che per dar retta a Max è uscito pure lui con le ossa rotte dal Risiko dalemiano.
Come se alle primarie non votasse la gente, ma le nomenklature. Michele Vietti dell’Udc ha le idee ancora più chiare: “Il Pd o abolisce le primarie, o si suicida” (l’Udc le ha abolite prima ancora di farle, anche perché verrebbero continuamente interrotte da retate delle forze dell’ordine). Ecco, è colpa delle primarie: finché si interpelleranno gli elettori, l’Udc non potrà mai allearsi col Pd. E manco col Pdl, visto che Casini, Cuffaro e Cesa sono molto popolari anche a destra. Massimo Franco, sul Pompiere, concorda: guai se il Pd arguisse dalle primarie che i suoi elettori non vogliono l’Udc, guai se tornasse all’“Unione prodiana già bocciata dagli elettori alle politiche del 2008” (in realtà nel 2008 non c’era nessuna Unione prodiana, ma il Pd di Veltroni che l’aveva appena fatta cadere). Ora, sempre col Pompiere nel taschino, Attila è atteso dalla mission più impossible della vita: dopo aver perso tutte le elezioni e averle fatte perdere anche a Boccia e al Pd, deve riuscire a perdere pure la Puglia contro un Carneade scelto da quel genio di Raffaele Fitto. Ma, con un po’ d’impegno, ce la può fare.
da il fatto quotidiano

domenica 24 gennaio 2010

ECCO LA STRAPROTEZIONE CIVILE S.P.A. DI BERTOLASO





Il viceré Bertolaso I sale trionfalmente al soglio di imperatore di tutti gli appalti con il decreto legge, varato la settimana scorsa dal Consiglio dei ministri e adesso in discussione al Senato, che "privatizza" la Protezione civile della nazione trasformandola in una Spa. Altro che la gerarchia dei ministri stilata ufficialmente dal suo mentore Gianni Letta.

Guido Bertolaso, dottore in medicina, sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo del Dipartimento della Protezione civile, scala di fatto l'ordine protocollare superando in termini di potere reale non solo Frattini, Maroni e Alfano, i primi tre nella classifica lettiana, ma anche Giulio Tremonti, custode dei cordoni della borsa. Perché più e meglio di come ha fatto fin qui potrà spendere come vuole un numero imprecisato di miliardi di euro pubblici senza alcun controllo, autorizzazione o rendiconto e, se occorre, con la secretazione, come è avvenuto per il G8 che avrebbe dovuto svolgersi all'isola della Maddalena e fu infine trasferito all'Aquila terremotata. Potrà spendere ad libitum Bertolaso non solo per frane, incendi e terremoti, ma per qualunque "Grande evento" sia giudicato degno, nei confini della Repubblica e nell'orbe terracqueo, di un "decreto emergenziale".

I ministeri tacciano sotto il tallone di Tremonti e la Corte dei Conti si metta l'animo in pace. I controlli sono off limits nei confronti di "B&B".Già soprannominata "Bertolaso Spa" tra i senatori di tutte le parti da noi interpellati che stanno esaminando il decreto, la "Protezione civile servizi Spa" diventa di fatto se non il più grande, certamente il più autonomo ente appaltatore della Repubblica, con una quasi totale deroga alle tradizionali norme di legge per i fondi in transito da palazzo Chigi e destinati ai più svariati scopi: dalle gare ciclistiche, alla celebrazione di santi, dai party di Stato ai viaggi del Papa, dalle piscine alle discariche, dal traffico delle gondole in laguna alle regate, dagli alberghi di lusso agli scenari di cartapesta per i vertici internazionali. Come quello - tripudio del kitsch curato da Berlusconi in persona - che fece sorridere i ministri convenuti per il vertice Nato-Russia di Pratica di Mare. Per spingersi prossimamente alla gestione dell'Expò di Milano del 2015 e alle Olimpiadi del 2020 contese tra Roma e Venezia, che Berlusconi e Letta vogliono nelle mani della seconda "B", quella di Bertolaso.

Una macchina di potere così travolgente da spostare ulteriormente dalle sedi dei ministeri e naturalmente del Parlamento e delle Autorità di controllo fino a palazzo Chigi la barra del potere reale della ditta Berlusconi & Bertolaso, che sotto l'ala nobile del Gentiluomo di Sua Santità Gianni Letta, della cultura dell'emergenza ha fatto una scienza di potere infinitamente più sofisticata rispetto a quella della prima repubblica, che prevedeva complesse "cupole" per la spartizione di favori, potere e ricchezze, magari attraverso i titoli in cui erano convertiti i fondi neri dell'Iri, di cui il sottosegretario Letta ha diretta conoscenza, avendone riscossa a suo tempo una quota pari a circa un miliardo e mezzo di lire di allora.

Sbaglierebbe chi credesse che l'emergenza della "Bertolaso Spa" si sostanzi soltanto nei terremoti, nelle frane, nelle esondazioni, negli incendi, che pure ogni anno non ci fanno mancare niente. Tutto è ormai emergenza in questo paese: dal quattrocentesimo anniversario della nascita di San Giuseppe da Copertino, celebrato in provincia di Lecce con l'ordinanza "emergenziale" 3356, al congresso eucaristico nazionale, previsto ad Ancona dal 4 all'11 settembre 2011, di cui Bertolaso è già commissario, per ora con una dote di soli 200 mila euro da spendere per la buona riuscita dell'evento. Spiccioli, bazzeccole, pinzillacchere. Ben altri sono gli interessi che sotto la voce "Protezione civile" fanno fluire centinaia e centinaia di milioni. Spesso agli amici e agli amici degli amici.

Tra il 2001, quando Bertolaso venne nominato capo della Protezione civile e i primi cinque mesi del 2009, la presidenza del Consiglio ha emesso 587 "ordinanze emergenziali", di cui solo una parte riferita a calamità naturali. Il resto a "Grandi eventi", o presunti tali. Pare che nessun organo di controllo da noi interpellato sia in grado al momento di sapere esattamente quanto la coppia "B&B" è riuscita a spendere negli ultimi anni, senza alcuna pastoia o controllo di legittimità. Ma ha prodotto una stima attendibile Manuele Bonaccorsi, autore di un dossier intitolato Potere assoluto - La protezione civile ai tempi di Bertolaso, appena pubblicato e che la Cgil, che giudica il nuovo decreto sulla protezione civile "improprio e anticostituzionale", illustrerà sabato prossimo all'Aquila in una manifestazione di protesta dei Comitati dei terremotati contro la "Protezione Civile Spa". Tra il 3 dicembre 2001 e il 30 gennaio 2006 la presidenza del Consiglio ha varato 330 ordinanze. Di queste, sono pubblici gli stanziamenti di 75 ordinanze, che valgono circa un miliardo e 490 mila euro. Non si tratta di un campione rappresentativo, ma è un dato che consente una stima. Nei cinque anni, tramite ordinanze della Protezione civile, in spregio alle norme sugli appalti e le assunzioni, sarebbero stati spesi 6,5 miliardi. Se si fa il calcolo su 587 ordinanze della presidenza del Consiglio in meno di nove anni, si arriva a 10,6 miliardi. Una somma sufficiente - giudicano gli autori del dossier - a costruire un blocco di potere indistruttibile, segreto e libero da qualsiasi regola.

Capite allora perché l'imperatore di tutti gli appalti, che il centrosinistra considerava uno dei suoi, dichiara nelle interviste che tra tutti i quattordici governi in cui ha "servito", il Berlusconi quater è "il migliore"? Figlio di un pilota dell'aeronautica militare, medico nel Terzo mondo stipendiato dalla Farnesina e pars magna a Roma di una società immobiliare operante nel comprensorio dell'Olgiata, gran giocatore di golf con il suocero Guido Piermarini, campione del generone romano, da giovane medico l'idolo di Guido Bertolaso era il medico dei derelitti Albert Schweitzer. Poi, al seguito di Giulio Andreotti, l'aspirante medico dei derelitti scoprì che era meglio curare i potenti della terra che i diseredati della terra.

Dieci anni fa era ancora nessuno. "Io lo conoscevo bene", racconta Luigi Zanda, oggi vicepresidente dei senatori del Pd, che nel 2000, quando era presidente dell'Agenzia del Gran Giubileo, lo incontrò come vice di Francesco Rutelli, sindaco di Roma e commissario all'evento. "Abile nella soluzione dei problemi, aveva un ego smisurato", secondo Zanda, che oggi guida in Parlamento le legioni degli oppositori alla "Bertolaso Spa", che, oltre alla Cgil, allinea per ora la Conferenza delle Regioni, presieduta da Vasco Errani, e l'Associazione dei comuni di Sergio Chiamparino.

Oltre a uno schieramento bipartisan che non ne può più della ditta "B&B", covata dietro le quinte da Gianni Letta e dal suo sistema di potere, curato da ambasciatori che, a suo tempo, figurarono come reclutatori della Loggia P2 di Licio Gelli, impegnata soprattutto a riciclare tangenti con la complicità della banca del Vaticano. Come il mitico Luigi Bisignani, che oggi, ufficialmente manager di una società tipografica torinese, in realtà svolge per conto di Letta le funzioni di portavoce dei potentissimi sottosegretariati di palazzo Chigi. "B&B", più la "L" di Letta.

"Quella cui assistiamo - dice Zanda - è una picconata allo Stato, una sovrapposizione abnorme tra un capo Dipartimento, un direttore generale che dovrebbe ispirarsi all'imparzialità, e un sottosegretario controllore-controllato, cui, per di più, col nuovo decreto, si implementano i poteri. Nella repubblica democratica italiana non è mai accaduto che un membro del governo abbia avuto contemporaneamente la carica di sottosegretario e di direttore generale. È come se il ministro dell'Interno Maroni fosse anche il capo delle polizia. Per la serie: continuiamo a picconare questo ex Stato di diritto".

Legibus solutus, anche a causa del caratteraccio arrogante e litigioso nonostante il Premio Santa Caterina da Siena appena ricevuto, il pio Bertolaso rischia col suo sistema di potere di incappare in quei piccoli granelli che, se sottovalutati, possono inceppare il meccanismo. Tra le centinaia di delibere emergenziali passate negli anni passati del suo potere da palazzo Chigi, destinate a moltiplicarsi con il decollo del decreto "B&B", ce n'è qualcuna che proprio non può passare indenne a qualche sacrosanta verifica giudiziaria. A parte l'inchiesta "Rompiballe", che coinvolge Bertolaso nelle vicenda del discutibile riciclaggio dei rifiuti napoletani, fiore all'occhiello del berlusconismo, vogliamo magari parlare degli appalti secretati per il G8 della Maddalena, confluiti in una piccola società di Grottaferrata, Castelli Romani, di nome Anemone, come il suo titolare, personaggio riconducibile ai cari del commissario bertolasiano Angelo Balducci? O dei venti inutili poli natatori sorti a Roma ad uso dei soliti palazzinari, facendo carta straccia dei piani regolatori, per i Mondiali di nuoto del 2009?

Quella volta fu un figlio del Balducci, oggi stimato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, a tentare il business milionario su un territorio prossimo alla via Salaria che rischia di affogare sotto il Tevere ogni volta che fa due gocce d'acqua. Tanto era sfrontata la speculazione del giovane Balducci, che qualche magistrato proprio non la digerì. Ora la "Protezione Civile Spa" della premiata ditta "B&B", punta con tanti amici costruttori a luoghi secchi e desertici. E soprattutto, liberata con la privatizzazione dagli ultimi lacci dei controlli, a nessuna interferenza di giudici rossi.

sabato 23 gennaio 2010

A CHE ETA' BISOGNA ANDARE VIA DA CASA?







Il termine lo ha lanciato, quando era al governo, l'allora ministro Tommaso Padoa-Schioppa, che si augurava una legge finanziaria con incentivi per aiutare i ragazzi ad affrancarsi dalla famiglia d'origine, altrimenti diventavano dei "bamboccioni".
Qualche giorno fa la questione è tornata d'attualità per una sentenza con cui il Tribunale di Bergamo ha condannato un artigiano a continuare a pagare gli alimenti alla figlia 32enne, iscritta fuoricorso da 8 anni alla facoltà di Filosofia: aveva smesso di inviarle l'assegno quando lei aveva 29 anni, poiché non si decideva a laurearsi.
Ci ha poi pensato il ministro Renato Brunetta a gettare benzina sul fuoco, augurandosi una legge per «obbligare i figli a lasciare casa dopo aver compiuto 18 anni»: ovviamente si tratta di una boutade, perché nessuno può impedire a un genitore, se vuole, di mantenere il figlio finché gli pare.
Ma il problema, in effetti, esiste. Negli Stati Uniti la maggior parte dei ragazzi se ne va di casa alla fine della high school, quando di solito cambia città per iniziare l'università altrove.
In Europa le cose vanno un po' diversamente, ma in effetti è in Italia che si tende a rimanere in casa il più a lungo possibile. Perché la vita in famiglia è più comoda, certo, ma anche perché il nostro è un paese tutt'altro che friendly con i post adolescenti che vogliono andarsene: prendere un a casa in affitto, anche in condivisione, è una possibilità concessa a pochi privilegiati, e trovare lavoretti anche precari che consentano davvero di mantenersi agli studi è, spesso, altrettanto difficile.
Resta tuttavia anche una "resistenza culturale": da noi i ragazzi hanno molta più paura che all'estero di cambiare casa se non addirittura città. In una società globale sempre più liquida e nomade, siamo uno dei popoli più stanziali e meno aperti "all'avventura" in un'altra città o all'estero. Il che fa male non solo alle giovani generazioni, ma a tutto il Paese e alla sua economia, alla sua apertura, alla sua predisposizione al nuovo.
E voi, a che età siete andati via di casa? Come avete fatto? E quali provvedimenti pensate che si possano seriamente prendere per incentivare e consentire ai ragazzi di affrancarsi dalla famiglia d'origine e di "volare" da soli?

sabato 16 gennaio 2010

VACCINI............ ECCO COME FAR GUADAGNARE LE CASE FARMACEUTICHE









Ricordate la domanda Chi ci ha guadagnato con i milioni di vaccini inutili contro l’influenza A? Bene, forse qualche risposta potrebbe iniziare ad arrivare. E Il Mattino la sintetizza bene: Perdite ingenti per l’erario e profitti vertiginosi per le case farmaceutiche: la Corte dei Conti sta indagando sulle condizioni troppo favorevoli concesse dallo Stato italiano alla casa farmaceutica Novartis nel contratto di acquisto dei vaccini. E si indaga anche sulla clausola secondo cui la Novartis, la società produttrice del vaccino, non sarebbe stata responsabile di eventuali effetti dannosi sui pazienti.

Intanto il settimanale Altreconomia ha pubblicato il contratto, a trattativa privata, con cui il nostro ministero della salute si è impegnato a comperare 24 milioni di dosi del vaccino dalla casa farmaceutica Novartis. Una spesa di 184 milioni di euro, ripetiamolo a trattativa privata, che avrebbe posto la Novartis in condizioni di ingiusto vantaggio. Almeno questo è quello che starebbe emergendo dall’indagine della Corte dei conti sulla vicenda e su un contratto che porterrebbe troppe clausole favorevoli al venditore.

Un contratto a trattativa privata per comperare 24 milioni di vaccini inutili e pieno di clausole favorevoli ad una mutinazionale del farmaco?? No, sicuramente è la solita giustizia a orologeria dei pubblici ministeri politicizzati!
Qui potete scaricare il contratto tra il ministero della salute e la Novartis, mentre qui trovate il parere della Corte dei conti sul contratto medesimo.

giovedì 14 gennaio 2010

TASSE ?........SO DOVE SIETE
























Sulla trasparenza della pubblica amministrazione, da noi ci sono solo gli annunci di Renato Brunetta mentre in Gran Bretagna ci sono i fatti concreti. Così sul sito Wheredoesmymoneygo.org i cittadini del Regno Unito possono farsi un'idea immediata di come vengono spese le loro tasse. La materia, apparentemente intricata e poco accattivante, è resa comprensibile ai più attraverso una serie di mappe e di grafici interattivi, che permettono anche di confrontare le variazioni di budget da un anno all'altro. E scoprire ad esempio che negli ultimi anni (il sito pesca a partire dal 2003) è cresciuta la spesa per l'istruzione.
Il governo di Londra sta puntando molto su Internet per rendere la pubblica amministrazione più trasparente e insieme più accessibile. Entro cinque anni la maggioranza dei suoi servizi saranno on line; e da qui al 2012 lo stato - grazie a un'iniezione di 30 milioni di sterline - aiuterà un milione di persone ad accedere al Web.

mercoledì 13 gennaio 2010

PERCHE' SI RIABILITA CRAXI







Il 19 gennaio prossimo, si sa, ricorre il decennale della morte di Bettino Craxi: ma, già nelle settimane precedenti l'anniversario, il fantasma del leader socialista ha iniziato a circolare parecchio nei palazzi della politica. Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, ha proposto di onorarne la memoria con una via o un parco. Una cerimonia si svolgerà al Senato, presenti le alte cariche dello Stato. Un'altra commemorazione si terrà a Hammamet, dove Craxi è scomparso. Il regista Marco Bellocchio ha annunciato un film su di lui. I figli Bobo e Stefania, seppur divisi da rancori personali e contrapposizioni poitiche (lui sta con il centrosinistra, lei con il Pdl) appaiono su giornali e in tivù a ricordare a tutti la "modernità" del pensiero "lib-lab" del padre.

Il giudizio su Craxi politico, naturalmente, dovrebbe appartenere ormai più agli storici che ai politici: ed è materia semiaccademica capire se, nell'esame complessivo, prevalgano gli aspetti positivi (come il tentativo di far uscire l'Italia dal dualismo delle grandi chiese Pci-Dc e lo sguardo aperto oltre le divisioni create dal Muro di Berlino) o quelli negativi (la riduzione di un grande partito a un comitato d'affari, l'illegalità come prassi diffusa a ogni livello, la politica ridotta a strumento di gestione del potere e del denaro).

Restano, tuttavia, alcune certezze non molto discutibili sul piano politico e fornite dalla cronaca di quei tempi: Bettino Craxi è morto latitante e non esule, con dieci anni di carcere comminati da sentenze definitive passate in giudicato (quindi con magistrati e corti diverse), mentre altri processi non sono giunti a termine, per l'imputato Craxi, proprio per la sua scomparsa.

Resta anche il fatto indubitabile che Bettino Craxi ha scelto di sottrarsi alla giustizia e di difendersi non nei processi ma dai processi, trascorrendo gli ultimi anni sotto la protezione di un dittatore golpista, il tunisino Ben Ali, amico da molti anni dell'ex leader socialista. E forse proprio questa scelta di Craxi - sottrarsi al suo giudice naturale autodefinendosi "perseguitato" dai magistrati - può fornire una tra le chiavi di lettura della sua rivalutazione attuale: la strategia, evidentemente, è molto simile a quella usata oggi da Berlusconi.


Se si riabilita Craxi, insomma, si legittima il diritto di un leader politico a difendersi non nei processi ma dai processi. E si stabilisce che un politico non possa essere biasimato - tutt'altro - se si rifiuta di accettare il suo giudice naturale come qualsiasi altro comune mortale.

Ma nell'attuale revisionismo storico su Bettino, a dieci anni dalla morte, c'è qualcosa di ancora più importante e attuale. E qui entra in ballo il Craxi "riformista": quello che per primo, giunto a Palazzo Chigi, lamentava che il suo "decisionismo" fosse frenato dalla "eccessiva frammentazione dei poteri" stabilita dalla Costituzione, sicché in Italia bisognava fare una Grande Riforma in senso presidenzialista. Come si sa, il progetto di Craxi fu frenato dalla diffidenza dei due grandi partiti, Dc e Pci, e si trasformò alla fine, semplicemente, in un sistema di potere condiviso con i due più potenti esponenti democristiani dell'epoca, Andreotti e Forlani. Lo stesso Craxi, anni dopo, definì "un inutile abbaiare alla luna" quel suo disegno di revisione della Costituzione.

Oggi, tuttavia, esso torna utilissimo a Silvio Berlusconi e ai suoi, che hanno dichiarato il 2010 "l'anno delle riforme" e si apprestano a mettere le mani sulla Costituzione del 1948. Se questa era già vecchia nel 1984 - è il pensiero che viene fatto passare - figurarsi se non lo è un quarto di secolo dopo. E se Craxi non è riuscito nel suo progetto presidenzialista perchè allora c'erano la Dc e il Pci, adesso che questi ostacoli non ci sono più è il momento di passare dalle parole ai fatti.

Insomma, la beatificazione attuale di Bettino trascende di molto il complesso giudizio storico su quello che fu il politico, l'uomo e lo statista Craxi. Ed è un'arma in più, nella battaglia politica in corso, per sancire il diritto di Berlusconi a non farsi giudicare e per ribadire l'esigenza di riformare la Costituzione per dare a Berlusconi più poteri. E' un'arma che viene usata senza freni sui giornali e sulle televisioni, proprio per la sua straordinaria utilità nel presente. Ed è un'arma contro la quale il Pd non riesce a contrappore nulla, intimidito dall'ipotesi che - solo a svelare lo spregiudicato uso politico fatto oggi di quel fantasma - si possa passare per il "partito dell'odio"

martedì 12 gennaio 2010

I MISTERI DEL SACRO VOLTO





In vista dell’imminente ostensione della Sacra Sindone, proseguono gli studi degli specialisti venuti da tutto il mondo sul sacro volto del Divino Amore finalmente liberato dalle bende dopo tre settimane di indicibili sofferenze infertegli dal Partito dell’Odio. Il viso dell’uomo, dall’apparente età di 73 anni, si presenta liscio come il culetto di un neonato, privo di cicatrici e di qualsiasi altro vestigio dell’indicibile violenza subita durante il martirio in piazza Duomo. La circostanza ha scatenato la fantasia dei soliti complottisti negazionisti che, a furia di vederlo finto e rifatto e di sentirlo mentire, non credono nemmeno alle poche cose vere che lo riguardano. Così, su Internet, è tutto un fiorire di ipotesi di autoattentato e di attentato fasullo. Ipotesi che respingiamo in radice, anche perché, se di complotto si fosse trattato, il Tartaglia sarebbe risultato abbonato al Fatto e all’Espresso e nelle sua tasche sarebbero stati rinvenuti un autografo di Santoro, un dvd di Grillo e una tessera dell’Italia dei Valori. Resta il mistero di quelle guanciotte paffute e intonse. Tre le possibili spiegazioni.1) I danni inferti al Sacro Volto dal lancio del piccolo Duomo erano fortunatamente molto meno gravi di quelli descritti da battaglioni di medici, infermieri e badanti al seguito: una botta al naso senza fratture, un graffio alla guancia e un paio di denti rotti, peraltro non originali. 2) Durante la breve degenza al San Raffaele, lo staff sanitario ha provveduto a un trapianto cutaneo integrale, grazie a massicci prelievi di pelle da un ignaro donatore neonato, che ora si ritrova il sederino tutto rugoso e tagliuzzato, tipo mela renetta. 3) Don Verzè ha fatto il miracolo, rimarginando ogni ferita con la sola imposizione delle mani sull’illustre infermo, già da lui definito “dono della Provvidenza all’Italia”. Resta da capire la spropositata prognosi di 90 giorni per un soggetto che dopo due settimane già zampettava giulivo tra la Brianza e il Sud della Francia, agghindato come un agente nano della polizia segreta dell’amico Putin. Ma qui una spiegazione c’è: le prognosi sono due. Una, quella mignon, a uso della politica, per consentire al Divino Amore di tornare a far danni fin da domani senza incorrere nei fulmini di Brunetta, noto cacciatore di malati immaginari. L’altra, quella extra-large, è a uso del Tribunale di Milano, dove il Cavaliere risulterà legittimamente impedito a presenziare alle udienze dei processi Mills e Mediaset per altri due mesi abbondanti, cioè finchè non sarà legge il legittimo impedimento gentilmente offerto dal feroce oppositore Piercasinando. Gli studi sul Sacro Volto comunque proseguono nelle migliori università del pianeta, dove il premier italiano è usato come cavia umana per avanzatissime lezioni di scienze naturali. Un vivace dibattito fra gli esperti si sta sviluppando a proposito del misterioso avallamento riscontrato nel centro della fronte, decisamente incompatibile con le conseguenze del vile attentato. Secondo alcuni luminari, lì fu impiantato il tirante di un precedente lifting, poi coperto alla bell’e meglio con un po’ di stucco che l’impatto di piazza Duomo ha fatto saltare. Ma alcuni geologi e speleologi che l’hanno in cura attribuiscono la fossetta frontale a un residuo delle trivellazioni che gli vengono praticate a scopo di carotaggio esplorativo, per stabilire l’esatto spessore dei vari strati di cerone accumulatisi negli anni e ormai calcificati, dunque impossibili da rimuovere. Anche perché un’asportazione non controllata potrebbe portare alla fuoriuscita di petrolio e fossili quali alghe, conchiglie e pesci pietrificati, ma anche grembiulini mesozoici, scheletri di stallieri e mazzette marmorizzate. Per la datazione delle varie stratificazioni è in corso in alcuni laboratori internazionali l’esame al Carbonio-14, anche per dissipare certe voci malevole: alcune sostengono addirittura che il premier sia un falso di epoca medievale.

da: il fatto quotidiano.

giovedì 7 gennaio 2010

IL SACCO DI ROMA ALEMANNO PEGGIO DEI BARBARI





Roma, 6 gen. (Adnkronos) - Un'area di oltre 52 metri quadri per il primo centro sportivo del Cral, il circolo lavorativo Ama. Questo l'annuncio del sindaco di Roma Gianni Alemanno che oggi ha partecipato, insieme ai vertici Ama Marco Daniele Clarke e Franco Panzironi, al tradizionale appuntamento 'La Befana del Netturbino'. Presenti anche l'assessore comunale all'Ambiente Fabio De Lillo, il presidente del Municipio IV Cristiano Bonelli e il presidente del Cral Alessandro Bonfigli. L'iniziativa, dedicata ai lavoratori Ama e alle loro famiglie, si e' svolta presso l'American Circus a via delle Tre fontane a Roma. "La consegna del terreno dove sorgera' il centro sportivo del Cral Ama e' un antico impegno del Comune di Roma che finalmente portiamo a compimento con una delibera di giunta -ha dichiarato Alemanno- si tratta di un'area libera che potra' essere cantierata molto rapidamente, quindi in breve tempo avremo questa nuova struttura". Il centro sportivo, previsto da una memoria di giunta del 22 dicembre 2009, sorgera' in zona Casale Nei, a ridosso di Porta di Roma-Bufalotta, all'interno dei 160 ettari del Parco delle Sabine e comprendera' 4 campi da tennis, due campi da calcio a cinque e due da calcio a otto, una piscina scoperta e una pista ciclabile, una palestra coperta, una ludoteca e due campi da bocce, che saranno aperti anche ai residenti del IV Municipio. Dopo l'autorizzazione del consiglio comunale, agli uffici comunali competenti sara' dato mandato di predisporre la documentazione necessaria per la stipula dell'atto. "Il, centro dovrebbe essere pronto circa un anno dopo la delibera del consiglio", ha spiegato Panzironi. (segue) Una domanda ci sorge FORTE E SPONTANEA: ma con i chiari di luna dei pochi finanziamenti del comune di Roma, con i drammatici problemi in termini di servizi dell'intera area lungo via Bufalotta, era proprio una priorità a Bufalotta il Centro Sportivo dell'AMA e del suo CRAL, CHE DEVE ANCORA DIMOSTRARE DI MERITARSI GLI ONERI CHE PER IL SUO FUNZIONAMENTO CONTINUANO A GRAVARE SULLE SPALLE DEI CITTADINI ROMANI ??

martedì 5 gennaio 2010

I SALDI DEL GOVERNO BERLUSCONI





Si svende un enorme patrimonio pubblico che appartiene a tutti i cittadini: settentrionali e meridionali, ricchi e poveri, di destra e di sinistra.
Il decreto legislativo sul cosiddetto "federalismo demaniale", varato dal Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale e rimesso ora all’esame delle competenti Commissioni parlamentari, prevede il trasferimento dei beni statali a Comuni, Province e Regioni, con la dismissione in massa di edifici pubblici, caserme e altre installazioni militari, terreni, spiagge, fiumi, laghi, torrenti, sorgenti, ghiacciai, acquedotti, porti e aeroporti. E come denuncia il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, una volta approvato definitivamente potrebbe innescare «la più grande speculazione edilizia e immobiliare nella storia della Repubblica».
Sono in tutto sette gli articoli del provvedimento, presentato dal ministro della Semplificazione Normativa, il leghista Roberto Calderoli. Un grimaldello legislativo per forzare la "mano morta" che blocca, come si legge nella relazione introduttiva, "un patrimonio abbandonato e improduttivo". Ma proprio in nome della semplificazione e della valorizzazione, due esigenze entrambe apprezzabili, si rischia in realtà di scardinare una cassaforte che contiene beni collettivi inalienabili: compresi quelli "assoggettati a vincolo storico, artistico e ambientale che non abbiano rilevanza nazionale", come si legge all’articolo 4.
L’opposizione dei Verdi, a cui non possono non aderire gli ambientalisti più avvertiti e sensibili, punta in particolare contro due norme considerate devastanti. La prima (art.5, comma b) stabilisce che la delibera del piano di alienazione e valorizzazione da parte del Consiglio comunale "costituisce variante allo strumento urbanistico generale": in pratica, un meccanismo automatico di modifica dei piani regolatori, al di fuori di qualsiasi logica e programmazione. L’altra norma controversa è quella che semplifica le procedure per l’attribuzione dei beni statali ai fondi immobiliari (art. 6): «Si tratta - commenta Bonelli - di un maxi-regalo alle grandi famiglie dei costruttori che hanno già saccheggiato il territorio italiano, attraverso lo sfruttamento del territorio e la speculazione edilizia».
In attesa di un censimento completo, previsto dallo stesso provvedimento, i dati dell’Agenzia del demanio registrano 30 mila beni in gestione, di cui 20 mila edifici (67%) per 95 milioni di metri cubi e 10 mila terreni (33%) per 150 milioni di metri quadrati. Il demanio militare occupa lo 0,26% del territorio nazionale, pari a 783 chilometri quadrati, prevalentemente in Friuli Venezia Giulia e in Sardegna, dove si trova il poligono di Capo Teulada ( 72 chilometri quadrati). Seguono, con superfici minori, il Lazio e la Puglia.
Nessuno può negare onestamente che buona parte di questo ingente patrimonio versi in stato di abbandono, affidato all´incuria o comunque alla mancanza di risorse per la sua valorizzazione. Dallo Stato centrale agli enti locali, spesso si gioca allo scaricabarile, nell’incertezza delle competenze e delle responsabilità. Ma il trasferimento in blocco di questi beni ai Comuni, alle Province e alle Regioni, allo scopo dichiarato di fare cassa, minaccia di impoverire alla fine la ricchezza nazionale in funzione di un malinteso federalismo, come se un certo pezzo d’Italia fosse proprietà esclusiva di una determinata comunità.
Chi ha il diritto di stabilire, per esempio, che una spiaggia della Sardegna, della Sicilia o della Puglia appartiene soltanto a quella Regione? Chi ha l’autorità di alienare un bene storico, artistico o ambientale d’interesse locale? E ancora, chi può disporre di infrastrutture come acquedotti, porti e aeroporti, che per loro natura servono aree più ampie ed estese?
Al di là della necessità di rispettare i piani urbanistici, se non altro per evitare l’impatto negativo di varianti automatiche, è auspicabile dunque che il decreto legislativo sul "federalismo demaniale" venga modificato e corretto durante l’iter parlamentare, come reclamano i Verdi, almeno su due punti fondamentali: da una parte, l’esclusione dei beni storici e artistici dall’elenco delle dismissioni; dall’altra, l’introduzione dei vincoli di destinazione e uso per i terreni o gli edifici statali. Non è concepibile cedere un castello o un museo a un soggetto privato, solo perché il bene in questione non è considerato di "rilevanza nazionale". Mentre si può pensare di alienare legittimamente un’area abbandonata o una caserma, purché venga destinata a funzioni sociali: ospedali, centri di assistenza, istituti scolastici, parchi pubblici o impianti sportivi. Altrimenti, più che di semplificazione e valorizzazione, si dovrà parlare - appunto - di svendita e liquidazione.

venerdì 1 gennaio 2010

I RAGAZZI DELLO ZOO DI BETTINO






Fra le varie balle che circolano su Craxi, la più indecente è quella secondo cui nel 1992-’93 i socialisti erano trincerati nel bunker di Craxi, assediati da toghe rosse e giustizialisti assortiti.La verità è che i primi a scaricare Craxi furono proprio i ragazzi dello zoo di Bettino: quel variopinto caravanserraglio di nani e ballerine, prosseneti e miliardari che si faceva chiamare Partito Socialista. Al primo scossone i topi fuggirono dalla nave, in linea con la tradizione italiota della fuga da Caporetto descritta da Malaparte ne La rivolta dei santi maledetti: "Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i giornalisti, fuggivano i Napoleoni degli Stati maggiori...fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismo e di suppellettili, tutti fuggivano imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere e farsi ammazzare per loro".
Claudio Martelli, il delfino, prometteva "rinnovamento" per "restituire l’onore ai socialisti", esaltava "la salutare azione dei giudici di Mani pulite", strapazzava Craxi per aver rifiutato di "usare la scopa o la spada contro i corrotti"; "Bettino non lo riconosco più, mi ricorda Salò" (30-9-92); "Ha lasciato che il malcostume si diffondesse e ha risposto in modo improvvido alle inchieste sulla corruzione" (28-11-92).
Gianni De Michelis, che Biagi chiamava l’Avanzo di Balera, denunciò "la gestione lacunosa del Psi" e la "scarsa attenzione alla degenerazione dei partiti" (19-6-92).
Rino Formica, che ora delira di complotti internazionali, non aveva dubbi: "Il Psi era pieno di craxini che, non riuscendo a realizzare il socialismo, cercavano almeno un po’ di benessere" (1-11-92), "Craxi si comporta da stalinista, usa metodi autoritari e dispotici" (11-11-92).
Ferocissimo Ottaviano Del Turco: "Non mi stupisco affatto del partito degli affari all’interno del Psi. Ho sempre denunciato quelli che brillano per la luce dei soldi, come Paperon de’ Paperoni" (15-5-92); "Craxi non ha messo a disposizione del partito alcunché. Dei conti esteri non mi disse nulla" (8-11-94).
Perfino Paris Dell’Unto, detto Er Roscio, sparava a zero: "Craxi non ne azzecca più una. Più che un caso politico, è un problema sanitario" (13-11-93); "Bettino non si rende conto che rischia di eliminare non il Psi, ma cent’anni di storia. La gente non ne può più di ville al mare, yacht, feste, notti al night e mignotte" (3-5-93).
E perfino il cognatissimo Paolo Pillitteri cannoneggiava: "Io la chiamerei Cupola per rendere l’idea di quel che è successo fra politici e imprenditori a Milano" (3-5-92).Anatemi anche dal cappellano Gianni Baget Bozzo: "Craxi doveva andare a Milano e chiedere perdono. C'è una questione morale, prima che politica. Nel centenario del Psi bisognava chiedere scusa per le tangenti incassate. Persino il Pci ha dovuto dire: ho sbagliato" (11-9-92).Francesco Forte, reduce dai pellegrinaggi in Somalia, tuonava: "Sono stufo di andare a comprare i giornali e sentirmi dire: ‘Ma questo non è ancora in galera?’. Mi vergogno di essere un politico, per giunta socialista" (9-7-92).
E Giuliano Amato: "Molti nel partito si sono arricchiti: bisognava buttarne via qualcuno" (26-11-92). Intanto Craxi fuggiva ad Hammamet e Berlusconi fingeva di non conoscerlo: "Io a Craxi non devo nulla" (21-2-94); "Ho sempre riconosciuto il ruolo dei magistrati nella lotta al sistema perverso della Prima Repubblica. Tv e giornali della Fininvest sono stati sempre in prima linea nel difendere i magistrati e in particolare Di Pietro" (6-12-94).
La migliore resta quella di Bobo Craxi, che a 25 anni era già segretario del Psi milanese per discendenza diretta: "Non mi sono mai considerato craxiano" (10-9-92).Ecco, per i craxiani vale quello che diceva Montanelli dei Savoia: "Sono come le patate: la parte migliore è sottoterra".