IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

lunedì 22 febbraio 2010

ANGELO BALDUCCI ......QUESTO SCONOSCIUTO PRIMA DELL'AQUILA





Nel 2006 Antonio Di Pietro entra al Ministero delle Infrastrutture e trova Angelo Balducci, arrestato mercoledì nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il G8 alla Maddalena, presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici (CSlp). Su sua proposta il Consiglio dei ministri n. 13 del 31 agosto 2006, come recita il comunicato ufficiale, lo sostituisce con l'ing. Marcello Mauro, nominando Balducci a capo del Dipartimento per le infrastrutture statali, l'edilizia e la regolazione dei lavori pubblici. Un demansionamento, ha puntualizzato ieri l'ufficio stampa dell'on. Di Pietro. Anche se Balducci, in realtà, avrebbe lasciato soltanto dopo qualche mese il nuovo incarico: "Quando Antonio Di Pietro nel 2006 arrivò al Ministero delle Infrastrutture trovò in carica, come presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, Angelo Balducci, che ebbe tale incarico dal governo di centrodestra. Di Pietro lo rimosse da quell'incarico e gli affidò una struttura dipartimentale, nomina che tutti sanno essere solo formale, in quanto non ha alcun potere operativo".Lasciato l'incarico per cui era stato proposto dal ministro entrante Di Pietro, successivamente Balducci ebbe su proposta dell'allora vicepresidente del Consiglio, Francesco Rutelli, l'incarico di sovraintendere ai festeggiamenti per l'anniversario dell'unità d'Italia e di commissario delegato per la ricostruzione del teatro Petruzzelli di Bari.
Poi vengono le nomine per i Mondiali di Nuoto di Roma e il G8 alla Maddalena. Con ordinanza 3489 pubblicata in G. U. il 27 gennaio 2006 Balducci viene nominato, con il placet dell'allora sindaco Walter Veltroni, commissario straordinario per la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali allo svolgimento dei Mondiali di Nuoto "Roma 2009". Già in precedenza Balducci aveva lavorato per Roma. Nel 2000 fa parte infatti della "squadra", come la definisce Il Messaggero, nata nella capitale per il Giubileo, con il ruolo chiave di Provveditore alle Opere pubbliche del Lazio. In quella squadra il quotidiano inserisce anche "Bertolaso, Fiori, Figliola, Montino, Mosino, Pucci, Rutelli, Sepe e Zanda". Dando seguito all'ordinanza n. 3663 del 19 marzo 2008 dell'allora presidente del Consiglio dei ministri Romano Prodi, Balducci fu poi nominato anche soggetto attuatore delle opere per il G8 alla Maddalena. Da entrambi gli incarichi fu rimosso con l'ordinanza n. 3684 del 13 giugno 2008 del presidente del Consiglio Berlusconi, perché nel frattempo rinominato presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici. Al suo posto, per i Mondiali di Nuoto, Claudio Rinaldi (tra gli indagati); per il G8 alla Maddalena fu nominato l'ing. Fabio De Santis (anch'egli tra gli arrestati di mercoledì scorso), il quale però fu a sua volta sostituito perché, spiega Bertolaso, "adottò tutta una serie di provvedimenti che non mi tranquilizzarono".
Oggi a il Fatto Quotidiano, Aurelio Misiti, presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici dal 1995 al 2003 e oggi parlamentare indipendente eletto nelle liste dell'IdV, spiega che "non solo Di Pietro non ha nominato Angelo Balducci, ma lo ha rimosso per ben due volte. Nel '96 - ricostruisce - fu trasferito dalla V sezione del Consiglio al Provveditorato del Lazio. Nominato nuovamente dal governo Berlusconi nel 2004, quando Antonio Di Pietro nel 2006 arrivò al Ministero delle Infrastrutture, dove lo trovò in carica come presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici, lo rimosse affidandogli una struttura dipartimentale, senza alcun potere operativo. Perché quello è un organo al di sopra delle parti, dove non si devono prendere incarichi di gestione. E lui confondeva i piani". Lo stesso Misiti, però, sempre oggi, a Il Messaggero spiega che riteneva Balducci "più adatto alla gestione, ecco perché quando arrivò Di Pietro suggerii al ministro di sostituirlo".
"Non operativo" o più adatto alla "gestione"? Di sicuro a proporre Balducci per la nomina di presidente del Consiglio Superiore dei lavori pubblici fu nel 2005 l'allora ministro delle Infrastrutture del governo di centrodestra, Pietro Lunardi. Quando nel 2006 Di Pietro arrivò al Ministero lo sostituì con l'ing. Mauro, ma fu un normale avvicendamento da 'spoil system', tanto che Balducci fu comunque nominato a capo di un dipartimento 'pesante' del Ministero, quello "per le infrastrutture statali, l'edilizia e la regolazione dei lavori pubblici". Dipartimento che si occupa, tra l'altro, della pianificazione generale delle infrastrutture e del monitoraggio dei progetti internazionali e comunitari; della gestione dei programmi d'iniziativa comunitaria; della regolazione dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture; della realizzazione di programmi speciali e dei grandi eventi; di edilizia residenziale e demaniale; di politiche abitative e programmi di riqualificazione urbana; di repressione dell'abusivismo e di norme tecniche di costruzione e sicurezza nell'esecuzione delle opere pubbliche. Il capo di questo dipartimento, tra l'altro, è membro della I sezione del Consiglio Superiore dei lavori pubblici.
Era un incarico comunque di "gestione" quello per cui Balducci fu proposto da Di Pietro, sia pure indubbiamente meno autorevole e prestigioso di quello dal quale proveniva. Il Consiglio Superiore dei lavori pubblici è il massimo organo tecnico consultivo dello Stato, cui è garantita indipendenza di giudizio e di valutazione, autonomia funzionale, organizzativa e tecnico-scientifica. Esercita le funzioni consultive a favore delle amministrazioni dello Stato nonché, ove richiesto, di ogni altra amministrazione pubblica competente alla realizzazione di opere pubbliche. In particolare, è tenuto a svolgere la sua attività consultiva sui progetti - preliminari, definitivi ed esecutivi - di lavori pubblici di competenza statale o comunque finanziati per almeno il 50 per cento dallo Stato, di importo superiore a 25 milioni di euro. Ha invece facoltà di offrire i suoi pareri sui programmi di lavori pubblici e sui progetti di opere pubbliche, o di interesse pubblico, su richiesta di altre amministrazioni pubbliche, centrali e locali. Si occupa inoltre dell'elaborazione e dell'aggiornamento di norme tecniche e di indirizzo (circolari, linee guida, capitolati tipo) in materia di sicurezza delle costruzioni e di opere speciali; offre inoltre i suoi pareri su proposte di legge relative agli appalti pubblici, al settore delle costruzioni, al territorio e all'ambiente, nonché su proposte di normative tecniche in materia di sicurezza delle costruzioni e di sicurezza stradale, e su questioni che attengono all'applicazione del Codice di Contratti pubblici, al Regolamento di attuazione, al Capitolato Generale di Appalto, eccetera.

martedì 16 febbraio 2010

PROSTITUZIONE CIVILE






C’è solo una lettura più divertente delle intercettazioni: i titoli dei giornali sulle intercettazioni. Il Pompiere della Sera ha già degradato lo scandalo della Prostituzione civile a seconda notizia per dare il dovuto rilievo al sensazionale “Pensioni, allarme di Berlusconi”. Il Giornale invece apre su Bertolaso: “Intercettazioni tutte da interpretare”, “solite trappole”, “nuova stagione di fango”. “Su Bertolaso – spiega Feltri – la sensazione è che ci sia poco o niente”: mica come sull’omosessualità di Boffo, per dire. Trattasi di “gossip”, argomenta l’autorevole Meluzzi, portavoce di don Gelmini imputato per molestie su ragazzini. Sempre sul Geniale, Annamaria Bernardini de Pace si raccomanda: “Non chiamatele escort, ma prostitute”, “sono puttane che si offrono ai potenti”: non poteva dirlo all’altro utilizzatore finale? Secondo Belpietro, “non ci fosse stato Bertolaso, i terremotati de L’Aquila sarebbero ancora nelle tende o nei container”. Invece sono in albergo e L’Aquila, dieci mesi dopo, è in macerie come il giorno del terremoto. In compenso alla Maddalena han buttato 330 milioni per alberghi a 5 stelle con vista sui tir.Il Foglio affida un commento a un esperto del ramo: Sergio Soave, l’ex dirigente Pds che patteggiò la pena per le mazzette sul metrò milanese, dunque può autorevolmente analizzare le nuove mazzette: “Come si può passare col rosso suonando il clacson quando si trasporta un ferito all’ospedale, così si debbono poter infrangere regole ordinarie quando si fronteggia una situazione straordinaria”. Infatti gli appalti riguardano il G8, i Mondiali di Nuoto e i 150 anni dell’Unità d’Italia, tutte situazioni straordinarie, eventi imprevedibili scoperti per caso all’ultimo momento. Immaginiamo il panico quando, in una delle tante notti insonni al centro benessere “Beauty Salaria”, San Guido Vergine e Martire fu avvertito da una fisioterapista di mezza età, tale Francesca, lontana discendente della contessa di Castiglione e di Costantino Nigra, che nel 1861 era nata l’Italia unita. Panico, allarme rosso, stato di emergenza, poi l’Uomo del Fare allertò prontamente il genio pontieri e i cani da valanga, infine chiamò il prode Anemone, che peraltro aspettava da ore fuori dalla porta, all’addiaccio, li mortacci sua.Decisamente più sapido l’altro editoriale del Foglio, dal titolo in chiaroscuro ispirato dal cardinal Ruini: “Chiudere la patta”. Sul Riformatorio si produce Polito El Drito in persona: ha compulsato per ore “i brogliacci delle telefonate e i commenti del gip in cerca del reato”. E, tanto per cambiare, non ci ha capito una mazza: manca – scrive con notevole ironia involontaria – “la pistola fumante”. Anzi gli è parso che la celebre Francesca “non potrebbe far escludere la cura di un’ernia del disco”. Poi vaticina che il processo finirà in prescrizione, così “non sapremo mai se Bertolaso ha fatto le terribili cose di cui è accusato” e “se gli appalti della Protezione civile finivano tutti ai personaggi che sghignazzavano alla notizia del sisma de L’Aquila e se la Maddalena è stato un colossale sperpero” perché non avremo “una sentenza definitiva”. Invece di fare un paio di visure camerali o di mandare qualcuno alla Maddalena, lui aspetta la Cassazione. E’ fatto così: se, puta caso, vede un tizio con mascherina, passamontagna e calzamaglia nera che esce da una banca col sacco in spalla, El Drito non grida “al ladro”. Aspetta una dozzina d’anni che la sentenza passi in giudicato.Intanto San Guido sfodera tre alibi di ferro. Il primo glielo fornisce il ministro Matteoli: “Con tutto quel che ha da fare, Bertolaso non ha tempo per farsi corrompere” (i giudici lo terranno nel dovuto conto). Il secondo lo spiega l’interessato al Corriere: “Pensate che si possa comprare con 10 mila euro uno come me? E’ umiliante”. In effetti solo uno straccione si venderebbe per così poco: bisogna aggiornare il listino prezzi. Il terzo alibi è gentilmente offerto dal Banana: “Bertolaso non si tocca”. Alla bisogna provvede, eventualmente, Francesca.

lunedì 15 febbraio 2010

ROMA SPIANATA PER DECRETO






Decreto Del Presidente Del Consiglio Dei Ministri

30 Dicembre 2009
Ordinanza N.3836)

(10A00077) (GU n. 6 del 9-1-2010 )

Art. 16
1. Nell'ambito degli interventi concernenti le linee metropolitane, i corridoi della mobilità, i sistemi innovativi di trasporto e il trasporto pubblico in sede propria, nonché delle relative opere connesse e complementari, ivi incluse quelle compensative e integrative, da realizzarsi nella città di Roma, il Commissario delegato di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri 12 marzo 2009, n. 3747, come modificata dall'ordinanza 28 maggio 2009, n. 3774 e successive modifiche e integrazioni, provvede ad assicurare, in tutte le operazioni di progettazione e di esecuzione, la spedita definizione delle procedure e delle attività di tutela dei beni archeologici, storici, artistici, architettonici e paesaggistici di competenza degli uffici del Ministero per i beni e le attività culturali e delle connesse funzioni di competenza del comune di Roma.
2. Il Commissario delegato di cui al comma 1, in particolare:
a) assicura, nelle fasi della progettazione e della realizzazione
delle opere pubbliche, anche, ove occorra, sostituendosi agli organi ordinariamente competenti, la speditezza, l'efficienza e l'efficacia delle procedure inerenti le funzioni di tutela dei beni archeologici, storici, artistici, architettonici e paesaggistici, provvedendo a che gli uffici garantiscano la massima speditezza e collaborazione nello svolgimento delle relative attività;
b) assicura che gli uffici si pronunzino su ogni istanza volta a
garantire la prosecuzione della progettazione e dell'esecuzione dei lavori presentata dalla stazione appaltante, dal concessionario o, su delega di questi, dall'impresa esecutrice dei lavori, entro il termine perentorio di trenta giorni a decorrere dal ricevimento dell'istanza. Decorso tale termine, il Commissario può provvedere in via sostitutiva ad istanza del soggetto interessato entro e non oltre dieci giorni dalla riproposizione dell'istanza da parte del soggetto interessato, che fa constare l'inerzia serbata dagli uffici. Decorso tale termine gli interventi possono essere realizzati fatte salve le eventuali successive prescrizioni tecniche per la loro effettuazione adottate dal Commissario delegato;
c) definisce, sentiti gli organi ordinariamente competenti,
rigorose modalità e tempi massimi di svolgimento di ricerche, saggi e scavi archeologici, in modo da favorire la tempestività nella realizzazione delle opere nel rispetto delle esigenze di tutela del patrimonio culturale.
3. Per l'attuazione del presente articolo, il Commissario delegato e' autorizzato, ove ritenuto indispensabile e sulla base di specifica motivazione, a derogare, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento giuridico e dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario, alle sotto elencate disposizioni: decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, articoli 95, 96 e 165, comma 10; decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, articoli 12, 19, 21, 22, 24, 25, 26, 27, 28, 30, 31, 32, 33, 38, 39, 40, 45, 46, 49, 50, 52, 55, 55-bis, 56, 57-bis, 59, 62, 63, 88, 89, 90, 95, 96, 97, 98, 104, 120, 135, 136, 137, 138, 139, 140, 141, 141-bis, 143, 145, 146, 148, 150, 152, 153, 155.
4. All'art. 1, comma 10, dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3747 del 12 marzo 2009 dopo le parole « un'indennità» e' aggiunta la seguente parola: «mensile».
5. Nell'espletamento delle iniziative previste dal presente
articolo, il Commissario delegato e' altresì autorizzato ad avvalersi di due consulenti a cui potrà à essere riconosciuto un compenso mensile in deroga all'art. 24 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni ed integrazioni, pari al 25% del trattamento economico complessivo lordo in godimento, con oneri posti a carico dell'art. 4 dell'ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3747 del 12 marzo 2009.

Milano, 30 dicembre 2009

IL PRESIDENTE BERLUSCONI

giovedì 4 febbraio 2010

ECCO PERCHE' UTILIZZARE LA CAVOUR


Le polemiche si sono riaccese quando la Cavour ha levato le ancore per far rotta verso Haiti. Perché mai, si sono chiesti in molti nelle Forze armate, mandare una portaerei a portare aiuti? Non era meglio spedire i C-130 per operare subito sul campo e magari risparmiare qualcosa per evitare i tagli all'ordinaria amministrazione, dall'addestramento ai pezzi di ricambio? La prima spiegazione era quasi accettabile: la Cavour deve muoversi comunque. Meglio usarla per Haiti che farla girare invano nel Mediterraneo, anche pagando ricche indennità di missione all'equipaggio. Però poi qualche alto graduato ammetteva: è un prodotto della tecnologia italiana, farlo vedere significa procurare affari.

Persino la tappa in Brasile sembra ideata solo per far vedere la portaerei ai rappresentanti di un governo molto interessato. In altre parole, i clienti vengono prima dei terremotati. Il viaggio umanitario verso Haiti, insomma, sarebbe solo l'ultima tappa di un progressivo allontanamento delle scelte militari dall'interesse nazionale diretto, per privilegiare piuttosto esigenze industriali.

Per gli esperti la tendenza è evidente. È passata per la pervicacia nel seguire i piani di produzione del costosissimo cacciabombardiere F-35, o Jsf, concepito per le esigenze della guerra fredda (può compiere missioni di bombardamento con obiettivi lontanissimi, ovvero era stato ideato per colpire Mosca) e oggi inutile: "In un momento di crisi quegli oltre 13 miliardi potevano andare in elicotteri, più utili per le missioni di pace, o magari anche per jet intercettori più utili, come gli Eurofighter", dice Massimo Paolicelli, coautore del libro "Il caro armato".

Ma il punto di non ritorno in un processo che ieri Eugenio Scalfari definiva , è la nascita di Difesa Servizi Spa, "primo passo dello sgretolamento della Pubblica amministrazione", come l'ha chiamato il capogruppo pd alla Camera Gian Piero Scanu. Concepita con un disegno di legge e poi inserita con cinque commi nella legge finanziaria per superare le perplessità nella stessa maggioranza, dall'inizio dell'anno l'azienda a cui verrà affidata gran parte dell'attività della Difesa è una realtà, almeno sulla carta. Mancano i decreti di attuazione, che devono arrivare entro metà febbraio, ma il processo è avviato.

Alla Difesa spa andrà la responsabilità di ogni acquisto per le Forze armate, armamenti esclusi. Le decisioni saranno prese dal consiglio di amministrazione, otto membri di scelta ministeriale, che dovranno rendere conto solo al ministro, per un budget fra i tre e i cinque miliardi di euro. Il meccanismo spazza via ogni criterio di trasparenza: la Corte dei Conti potrà intervenire solo in caso di comportamenti penalmente rilevanti (in sostanza, di dolo conclamato), mentre non è ben chiaro che cosa succederà se la Difesa spa dovesse andare in perdita.

L'azienda ha il potere di inserire nelle strutture militari anche impianti energetici, senza limitazioni legate alle esigenze delle Forze armate: in parole povere, potrebbe far eseguire la costruzione delle centrali nucleari all'interno delle caserme, senza preoccuparsi di ottenere autorizzazioni dagli enti locali e scavalcando ogni discussione. La Difesa spa curerà anche non meglio definite "sponsorizzazioni": un termine che inevitabilmente propone immagini di blindati in missione sulle montagne dell'Afghanistan colorati come le monoposto di formula 1, o cacciatorpediniere colorati come le barche della Coppa America, idee molto lontane dalla tradizione delle Forze armate.

Ma il vero affare è quello del mattone: la Difesa spa gestirà anche le dismissioni immobiliari, con lo scopo dichiarato di recuperare danaro per le spese militari. Ad affiancarla, secondo i piani del governo, saranno società di gestione del risparmio, che dovranno valorizzare il patrimonio della Difesa creando dei fondi di investimento e vendendone i titoli, per poi rimborsare all'erario il valore di partenza degli impianti venduti e versare alla Difesa le plusvalenze.

Il meccanismo ha già trovato un intoppo: per garantire la creazione di queste plusvalenze, a fianco dell'inevitabile cambiamento di destinazione d'uso dei beni immobili era prevista la possibilità di un ampliamento della volumetria pari al 30 per cento, anche qui scavalcando ogni autorizzazione, compresa quella sull'impatto ambientale. Un nuovo scempio, bloccato però come incostituzionale dai giudici della Consulta.

martedì 2 febbraio 2010

L' IMPERATORE BERTOLASO




Grazie ai decreti firmati da Berlusconi, non passa giorno senza che aumenti il potere decisionale del capo della Protezione civile. Anche per questioni che con emergenze e calamità nazionali hanno ben poco a che fare

Quanti sanno che da quindici giorni l’Italia è in “stato di emergenza”? Colera? Nuove sciagure nel Paese? No: «A seguito del sisma verificatosi nel territorio della Repubblica di Haiti». Testuale in un decreto del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, emanato in data 13 gennaio 2010 (l’indomani, cioè del disastro avvenuto all’altro capo del mondo) e immediatamente pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. La formale spiegazione della stupefacente decisione è contenuta in una lunga serie di “considerata”: che l’Italia «partecipa alle attività di assistenza e soccorso alle popolazioni colpite» dal terremoto; che la situazione è «in continua evoluzione», ciò che suppone «la ineludibile esigenza di una continua azione di assistenza»; che bisogna assicurare «l’urgente attivazione di interventi in deroga all’ordinamento giuridico, anche comunitario».

Ecco, in quest’ultima frase c’è la chiave di tutto. Il terremoto di Haiti è solo un pretesto, è lo strumento - l’ennesimo - adoperato da questo governo da un lato per dare sempre maggior potere alla Protezione civile e dall’altro lato per scavalcare appunto ogni “ordinamento”, per fare e disfare a proprio piacimento senza alcun controllo: parlamentare anzitutto (questi strumenti non passano al vaglio delle Camere), ma anche di parte della giustizia amministrativa e di qualsiasi altro organo di controllo.

Si vuol dire che tra le sacche di eccessivo potere esercitato da questo esecutivo c’è appunto quello dalla prima dei decreti-ordinanza emanati in forza dell’interpretazione estensiva e abusiva di un decreto legge del 2005 convertito nella legge 152 dello stesso anno. In forza di questo stesso abusivo potere, in pratica extraordinamentale, lo stesso governo, per iniziativa diretta del presidente del Consiglio Berlusconi, ha fatto e disfatto quel che voleva nei settori più diversi: sempre «in deroga », e in base ad analogo decreto- ordinanza, è stata persino imposta (superando così riserve, contrasti, conflitti; e scavalcando il potere parlamentare di controllo delle nomine governative) la nomina del nuovo sovrintendente della Pinacoteca di Brera.

Torniamo allo «stato di emergenza » per Haiti? Intanto: perché il decreto emanato da Berlusconi non fissa un termine di questa emergenza? E poi, chi avrebbe mai negato aiuti ad Haiti anche senza decreto-ordinanza così impegnativo? E infine, ma soprattutto: chi si avvantaggia del decreto? Chi ha bisogno congenito di operare nell’assoluta non-trasparenza con il pretesto, appunto, dell’urgenza assoluta?

Ovviamente la Protezione civile e, quindi, il sottosegretario Guido Bertolaso che ne è a capo e che è appena uscito, più che indenne (data la promozione a ministro annunciata da Berlusconi, ndr), dalla vivace polemica sulla gestione pressoché esclusiva da parte degli Usa della macchina mondiale degli aiuti ad Haiti. La Protezione civile gode ormai di uno status di assoluta autonomia: tale e tanta da non rispondere più a nessuno, in Italia come all’Unione europea. Questa autonomia è stata conquistata passo a passo: prima, nel 1992, togliendo ogni competenza in materia (e le strutture, e le articolazioni, e soprattutto i mezzi) al ministero dell’Interno, poi trasformando la struttura della Protezione civile in Dipartimento di cui è capo Bertolaso, infine - con un decreto ancor fresco di stampa: 17 dicembre 2009 - con la creazione su misura di una società per azioni, con alla testa sempre e solo Bertolaso che un giorno sì e l’altro pure annuncia di dimettersi ma non lo ha mai fatto.

Che cosa significa Protezione civile spa? Significa che la struttura, ormai enorme e dotata di mezzi imponenti, ha cessato di essere un ente pubblico e, come tale, sottoposto al controllo del Parlamento. La palla dei controlli passa all’Antitrust per le gare d’appalto, e alla Corte dei conti per il controllo contabile. Né potere e autonomia si sono fermati qui. Ora Bertolaso (con l’evidente sostegno del Cavaliere) è riuscito a strappare un po’ di poteri anche alla Farnesina. In base a un protocollo appena firmato con il ministero degli Esteri la Protezione civile potrà gestire gli interventi umanitari in caso di emergenze internazionali. Accordo valido per tre anni, ma rinnovabili. Gli Esteri si impegnano così a «mettere a disposizione le risorse necessarie, compatibilmente con le esigenze sul territorio nazionale in caso di richiesta di assistenza tecnica volta a rafforzare i locali sistemi di previsione e prevenzione dei disastri naturali ». Qualcuno già parla di impero-Bertolaso.