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lunedì 1 marzo 2010

I DIVIDENDI DI SILVIO







Chi l’avrebbe detto. Tutte le aziende del gruppo B stanno andando a gonfie vele. Scrive Repubblica: “Il 2009 è stato un anno d’oro per le holding della famiglia Berlusconi”. Liquidità in cassaforte 1,1 miliardi di euro. Per sé il Cavaliere ha staccato un assegno di 162 milioni. Ne ha distribuiti 10 a ogni figlio. Gli altri li ha messi via per le ville future, gli sfizi, gli avvocati. Altro che crisi. Quale crisi?
Lo stato patrimoniale del nostro presidente del Consiglio ci riempie di gioia. Sedici anni fa, alla vigilia della discesa in campo, il futuro statista stava annegando in un mare di debiti: 4 mila miliardi secondo il suo braccio destro Fedele Confalonieri; 5 mila miliardi secondo Marcello Dell’Utri, il suo braccio sinistro; 7 mila miliardi secondo altri analisti. In ogni caso: così tanti debiti da indurre le banche creditrici a chiedere (e ottenere) la nomina di Franco Tatò, un manager esterno, per tentare il risanamento del gruppo. Ci sarebbero riusciti? Forsi sì, tagliando posti, investimenti, partecipazioni. Forse no, nemmeno restituendo la Mondadori.

Ma da quel baratro saltò fuori il coniglio magico, cioè il partito. Con il partito il potere. Con il potere la quotazione in Borsa, il governo del Paese, l’immunità, le leggi ad personam, il controllo dell’informazione, eccetera. Ammise una volta Confaloneri: “Senza Forza Italia oggi saremmo sotto un ponte o in galera”. Mancando quasi del tutto l’opposizione, gli è andata bene oltre ogni aspettativa. In galera ci sono finiti alcuni utilizzatori non finali, perciò trascurabili. E sotto il ponte ci è finita la piccola Italia prostrata al suo dominio.
Ma per la sua famiglia è un’autentica festa. Rallegriamocene con loro, prima che arrivi la bufera.

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