IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

sabato 19 giugno 2010

MA QUANTO FILO SPINATO SERVIRA' AL CAVALIERE PER CHIUDERE LA RETE






Ma il regimetto che vorrebbe instaurare il Cavaliere con la sua legge Bavaglio di quante barriere mediatiche avrà bisogno? Ci sarà abbastanza filo spinato per imprigionare non solo la testa e le testate dei sudditi italiani, ma pure gli spazi orizzontali della Rete? E come?

Facciamo il caso doppio di un Bertolaso rinviato a giudizio e di una signora Mastella prosciolta da ogni accusa (lo so, lo so, ma è solo un’ipotesi) rispettivamente con intercettazioni e altre prove che incastrano uno e scagionano l’altra. E facciamo il caso che giornalisti francesi, inglesi, tedeschi, spagnoli pubblichino in Rete quegli atti ottenuti da accusa e difesa, come è consentito in ogni legislazione democratica. Accadrebbe che quegli stessi documenti vedrebbero immediatamente la luce pure qui, da noi, dove il Cavaliere vorrebbe il silenzio birmano dei giornali e le censure post sovietiche delle televisioni nella Russia di Putin.

Nella Cina che assedia il Tibet e i diritti dei lavoratori, lavorano 40 mila funzionari del partito comunista per monitorare costantemente la Rete, spegnere i siti, cancellare le immagini, fermare la libertà di parola. E ci sono corpi di polizia specializzati nella caccia ai trasgressori che in silenzio finiscono nei campi di detenzione. Accadrà anche qui?

E chi ci sarà a guidare questa polizia del pensiero, Paolino Berlusconi? Paolino Bonaiuti? Paolino Romani? Quei simpatici perdigiorno della Commissione parlamentare di vigilanza? E coadiuvati da chi, dai paracadutisti della Folgore, che dopo selezioni durissime, oggi fanno la guardia ai ciclomotori parcheggiati nelle più belle piazze di Roma?
(Vignetta di Bertolotti e De Pirro)

Ninna nanna, ninna nonno - Le poesie di Carlo Cornaglia
La legge sul bavaglio è ormai in arrivo
e pochi giorni fa Napolitano
con intervento molto combattivo
si è opposto alla protervia del caimano.

La soluzion, pur se non condivisa,
sia almen la più accettabile per tutti!”,
frase da scompisciarsi dalle risa
sapendo quanto sono farabutti
da : valuty fair 16 giugno 2010

martedì 1 giugno 2010

MA CI SIETE O CI FATE?







Il dibattito parlamentare sulla legge bavaglio Al Fano è meglio del cabaret, anche perché è tutto gratis. Da due anni, da quando B. temeva l’uscita di intercettazioni che avrebbero svelato il quarto segreto di Fatima (perché alcune ministre sono ministre), va in scena la seguente pantomima: il governo di un noto corruttore ed evasore, amico di mafiosi e papponi, commissiona al suo Guardasigilli-portaborse e al suo onorevole-avvocato una legge che favorisce mafiosi, papponi, corruttori, evasori e, siccome la legge è uguale per tutti, anche truffatori, scippatori, rapinatori, spacciatori, sequestratori, stupratori e assassini. Li immunizza dal rischio sia di essere scoperti e puniti, sia di finire sui giornali per quello che sono.

Basterebbe ricordare il mandante, gli esecutori materiali e l’utilizzatore finale della legge anti-intercettazioni per capirne il movente. Basterebbe ricordare come si è giunti a incastrare B. nei suoi vari processi per rendersi conto che è tagliata su misura di quei precedenti per evitare che si ripetano: l’articolo Mills, il comma D’Addario, il preambolo Trani, il codicillo Mediaset, il cavillo Dell’Utri, l’inciso Saccà. Ma ricordare queste cosette non si può, se no la gente capisce tutto, compresi i beoti che han votato B. bevendosi la superballa della “sicurezza” pensando alla propria, mentre lui pensava alla sua. Dunque ecco assieparsi intorno alla legge Al Nano un termitaio di opinionisti un tanto al chilo, giuristi per caso, scalatori di discese, sfondatori di porte aperte, statisti di chiara fama ma soprattutto fame: tutti intenti a commentarla in punto di diritto e in punta di forchetta, a prescindere, fingendo che davvero serva a tutelare la privacy, la reputazione e il segreto investigativo, e non a salvare le chiappe a B. e alla sua banda larga (secondo Pigi Battista, per dire, la legge la fanno per Francesca, la massaggiatrice della “ripassata” a Bertolaso).

All’inizio Al Fano restrinse il novero dei reati “intercettabili”. E tutti a meravigliarsi: ohibò, ma così non s’intercetta più per corruzione, per frode fiscale e per i reati-fine tipici dei mafiosi. Oh bella, ci voleva tanto a capire che la legge è fatta apposta? Ponzio Napolitano convocò Angelino Jolie per una bella lavata di capo, pardon un “alto monito del Colle”, e lo rimandò indietro a caccia di “una riforma condivisa”. Nessuno osò obiettare che gli unici a condividerla sono i criminali. Il Guardagingilli tentò di occultare movente e mandante con un’altra versione: s’intercetta per tutti i reati ora intercettabili, ma solo in presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, cioè s’è già scoperto il colpevole, cioè mai. Il solito esercito di ipocriti ricadde dal pero: ohibò, imporre i gravi indizi di colpevolezza è come dire che non si intercetta più. Ma va? Chi l’avrebbe mai detto.

Il premier fa di tutto per comunicarci che è pronto a tutto, anche a mandare impuniti migliaia di delinquenti comuni, pur di nascondere i reati suoi e degli amici degli amici. Ma nessuno gli dà retta e si continua a disquisire di commi e sottocommi, emendamenti e subemendamenti per “migliorare” la legge. Al Fano, esausto, fa uscire i gravi indizi di colpevolezza dalla porta e li fa rientrare dalla finestra. Riecco la falange dei finti tonti. “Ancora un piccolo sforzo”, dice il Pd. “Fuochino, via la norma transitoria sui processi in corso e ci siamo”, dicono i finiani, impegnatissimi a limitare i danni di una legge della loro stessa maggioranza. L’Anm chiede “tre cose semplici: niente limite di 75 giorni, niente divieto per le ambientali, niente competenza ai tribunali collegiali. Poi la legge va bene”. Hai detto niente: così non resta più nulla. E che la fanno a fare, la legge contro le intercettazioni, se non abolisce le intercettazioni?
Tutto è pronto per la comica finale: Veltroni, il Pd e Ciampi chiedono a Berlusconi di fare piena luce sulle stragi. Certo, come no. Quello che, alla domanda “dove ha preso i soldi?”, si avvalse della facoltà di non rispondere, ora dovrebbe dire la verità sulle stragi. Magari s’intercetta da solo mentre la dice. Ma questi ci sono o ci fanno?
da:il fatto quotidiano