IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

venerdì 17 settembre 2010

LE ANIME MORTE DELLA SINISTRA






Bisognerà prima o poi arrendersi all’evidenza. Ci meritiamo – oltre al Berlusconi che ogni giorno costruisce la sua fuga dai processi – anche e specialmente tutto lo spettacolo complementare della sinistra, l’antico Bersani e il modernissimo Veltroni, il puntiglioso Franceschini e il rotondo Vendola, tutti capaci di declinare questa perfetta irrilevanza politica che morendo tutti i giorni, tiene in vita quell’altro accampamento speculare: le anime morte della libertà.
E’ un gioco di concavi e convessi. A destra regna la baraonda, la compravendita dei voti, il baratto dei parlamentari, la dissoluzione di tutti i progetti a parte quello destinato a preservare l’impunità del Capo. A sinistra regna il nulla.
Nessuno tra i molti candidati al prossimo soglio democratico che sappia imbracciare una nuova narrazione, parlare dei precari senza prospettive e dei terremotati senza case, dell’acqua privatizzata e della scuola pubblica dissolta. Svelare le bugie archiviate, ricordare le promesse non mantenute. Raccontare il disastro internazionale dell’Italia che marcia con Sarkozy, si piega con Putin, rotola con Gheddafi. Opporsi all’implosione dentro la quale la Lega ci sta trascinando con le sue scuole tatuate col sole celtico, e le camicie verdi che circondano il tricolore per bruciarlo.
Possibile che nessuno a sinistra alzi più la voce? Bisognerà pur dire che Bossi non è un avversario, ma un nemico della Nazione. Che il suo alfabeto è una minaccia. E che il suo migliaio di caporali pieni di rancori e di razzismo dovrebbero piantarla di ruttare a nome del Nord. E’ troppo chiedere a questa opposizione da nulla una voce, un proposta, una solenne incazzatura?
da: voglio scendere

domenica 12 settembre 2010

ALTA PRESSIONE PER MENZOLINIOK






A proposito della portata eversiva delle cronache dall’estero, giunge notizia delle furibonde polemiche suscitate a Londra dalla visita di Mark Thompson, direttore generale della Bbc, al numero 10 di Downing Street per incontrare il portavoce del premier Cameron. La stampa britannica, alla vista della foto che immortala il numero uno della tv pubblica entrare nella residenza del primo ministro, fa notare che “l’appuntamento è del tutto irrituale, inedito e molto preoccupante”. Nessuno infatti è riuscito a trovare qualche precedente del genere. Il leader laburista Miliband chiede alla Bbc di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. E Thompson replica che “nell’incontro non è avvenuto nulla di compromettente per l’indipendenza della testata”. Tutto questo a Londra.

Ora fate un bel respiro, cercate di restare seri e pensate intensamente a Bruno Vespa e Augusto Minzolini, responsabili dell’informazione e approfondimento sulla prima rete della tv pubblica italiana. I due sono di casa a Palazzo Grazioli e nelle altre ville del Residente del Consiglio, ma questo è l’aspetto meno rilevante, anche se a Londra basterebbe a dare scandalo. Figurarsi che si direbbe di loro in un altro Paese se si sapesse che il primo pubblica i suoi libri per la casa editrice di B. (Mondadori) e il secondo ha tenuto per anni una rubrica su un settimanale edito da B. (Panorama) prima che B. lo nominasse direttore del Tg1 ad personam. Nessun giornale e nessun Pd ha chiesto ai vertici Rai di “fugare anche il più piccolo dubbio che la sua indipendenza editoriale sia stata compromessa”. Anche perché la richiesta andrebbe inoltrata a Masi, pure lui nominato da B. Masi del resto è occupatissimo: deve convincere Vespa a condurre il Festival di Sanremo con i colleghi Pippo Baudo, Emanuela Arcuri ed Elisabetta Canalis. Ma l’insetto fa il ritroso e non ha ancora sciolto la riserva: dipenderà dai décolleté della Arcuri e della Canalis, viste le tempeste ormonali senili che già lo colpirono in una celebre puntata di Porta a Porta dedicata ai seni siliconati e che sono riesplose l’altra sera al premio Campiello, quando lo sguardo lubrico dell’anziano satiro maculato si è posato sulle grazie di una giovane scrittrice trattata da velina.

In compenso la Rai seguita a ignorare le clamorose novità della politica, regalando praterie inesplorate a La7 di Mentana che ha quadruplicato gli ascolti con un vecchio e subdolo trucco sconosciuto al servizietto pubblico: dare le notizie (poi, certo, non vedere più la faccia e le camicie di Piroso aiuta). L’altra sera, mentre La7 seguiva passo passo la svolta di Fini e la crisi del governo B, l’insetto mandava in onda uno speciale Porta a Porta dedicato a Fiorello e alla sua signora.
Minzolingua invece sperimentava la nuova par condicio preelettorale facendo commentare il discorso di Fini a Gasparri e a Cicchitto, l’uno in rappresentanza del Pdl, l’altro della P2 (mancavano purtroppo i delegati della P3, trattenuti da un legittimo impedimento: sono tutti in galera). Ieri poi, vedendo B. in stato confusionale, gli ha dato la linea con un sapido editoriale dei suoi. Contro Fini, chi l’avrebbe mai detto (c’era pure La Russa, per par condicio). “Io – spiegava l’altro giorno Scodinzolini a Libero – cerco di fare un tg equilibrato, che dà spazio a tutti. I numeri sono abbastanza chiari”. Infatti il Tg1 perde ascolti a rotta di collo. “Io – proseguiva il fine umorista – ho dato un’anima al Tg1 e non sono affatto fazioso, ma pluralista, avendo come interlocutore il Paese”. Niente di meno. Infatti “abbiamo intervistato Bersani e anche Epifani”. Roba forte. E, beninteso, “quando non sarò d’accordo col premier lo dirò chiaramente”. Gliele canterà chiare. Ma già “in questi mesi abbiamo dimostrato di saper andare controcorrente, prendendo posizioni scomode”. Quasi tutte quelle del Kamasutra, ma soprattutto una: B. sopra e lui sotto.

sabato 4 settembre 2010

AL LEGHISTA PIACE L'AUTO BLU








Con l'auto blu si faceva viaggetti fino a casa dei suoceri. Accompagnava la fidanzata, oggi moglie (conosciuta a un comizio di Bossi), dal dentista. S'è fatto scorazzare fino alla casa al mare a Santa Margherita di Caorle. E pure con autista e macchina di servizio ha raggiunto l'aeroporto di Malpensa quando partiva per il viaggio di nozze.

Edouard Ballaman, 48 anni, è un leghista tutto d'un pezzo. Almeno a parole. Deputato per tre legislature, commissario del partito in Friuli, oggi presidente del Consiglio regionale, ha sempre tuonato contro sprechi e abusi di potere. E' quello che si presentò in aula con la pistola spiegando che la sua rigidità sui temi della legalità e dell'immigrazione lo esponeva a pericoli personali.

Ma agli slogan da buon leghista non corrispondevano i fatti: sono circa settanta (guarda) infatti i viaggi con autista e auto blu che Ballaman ha compiuto nei due anni e mezzo da presidente del parlamentino del Friuli, come oggi ha rivelato il Messaggero Veneto (leggi).

E pensare che il primo aprile scorso il leghista aveva convocato i giornalisti e si era fatto fotografare sulla sua vecchia Rover verde padano dichiarando che dal quel giorno avrebbe rinunciato all'auto blu per risparmiare.

Una decisione che, secondo i conti della Regione Friuli Venezia Giulia, costa oggi alle casse pubbliche circa 3200 euro al mese di rimborsi. Ben di più di quanto spendeva prima pur usufruendo dell'auto di servizio anche per viaggi, cene e appuntamenti della sua agenda privata. Alcuni degli spostamenti contestati a Ballaman riguardano poi raduni leghisti e riunioni di partito.

E così in una delle regioni dove Bossi raccoglie maggiori consensi è scoppiata la bufera sulla doppia morale dell'esponente del Carroccio.

La Corte dei Conti ha immediatamente aperto un'inchiesta per verificare eventuali danni erariali. Imbarazzo nella maggioranza di centro-destra e fra i compagni di partito. "I miei legali valuteranno come comportarsi", si limita a dire a L'espresso Ballaman.

Ma la polemica sta montando. Le richieste di dimissioni, pur ancora informali, arrivano da centro-sinistra, ma anche nel Pdl e nella stessa Lega sono in molti a ripetere che un passo indietro sarebbe opportuno.

http://messaggeroveneto.gelocal.it/dettaglio/i-viaggi-di-ballaman-in-auto-blu/2309249
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/carroccio-sprecone/2129447

da: l'espresso.it