IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

martedì 27 dicembre 2011

LA DINASTIA DEI DE MITA IN PARLAMENTO......ALLA FACCIA DEL RINNOVAMENTO POLITICO




Un De Mita di nuovo in Parlamento nella Seconda, anzi forse Terza Repubblica? Dello stesso ceppo di Ciriaco, storico esponente della Democrazia cristiana e della Prima Repubblica? Niente è impossibile, specie in certe famiglie in cui la politica sembra tramandarsi a mo' di dna.
E così a Montecitorio potrebbe arrivare presto Giuseppe De Mita, il nipote di Ciriaco, figlio del fratello.
L'eventuale ritorno della dinastia di Nusco sugli scranni della Camera è legato a un risiko incrociato che coinvolge la Provincia di Caserta e anche la Regione Campania. Ecco qual è il giro. Succede che il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi, come annunciato ufficialmente nei giorni scorsi dal leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, potrebbe presto presentare le dimissioni da parlamentare. Il suo posto tocca appunto a Giuseppe De Mita, nipote di cotanto zio Ciriaco. Giuseppe però, da poche settimane, è vicepresidente della giunta regionale, nonch´ assessore regionale al Turismo, della squadra del presidente Pdl della Campania, Stefano Caldoro. Naturalmente, in caso di trasloco a Montecitorio, De Mita andrà sostituito. E ovviamente, considerato che l'Udc è una grande famiglia, il posto dovrebbe andare non solo al partito, ma proprio a un fedelissimo di Zinzi, il quasi dimissionario presidente della Provincia di Caserta che innesca tutto il cambio di caselle. In pole position per la nomina ad assessore, infatti, è Angelo Consoli, che proprio a Zinzi è considerato molto vicino.
Il completamento del risiko però, almeno sul fronte del rimpasto della giunta di Palazzo San Giacomo, non è così automatico. Sembra infatti che prima di decidere comunque cosa fare si preferisca attendere le decisioni della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera nei confronti del coordinatore campano del Pdl, Nicola Cosentino. La decisione della giunta, qualche giorno fa, è stata rinviata al prossimo 10 gennaio. Insomma, poche settimane e il quadro potrebbe essere completato.

da:www.isegretidellacasta.blogspot.com

lunedì 19 dicembre 2011

AAMS CI DEVE 98 MLD DI EURO .....E LO STATO DORME


E se mentre vi stanno decurtando la pensione, obbligandovi a lavorare per altri 6 anni, vi dicessero che ci sono 98 miliardi di euro che lo Stato potrebbe riscuotere ma a cui non sembra per nulla interessato? E se mentre le accise sulla benzina aumentano e fare un pieno diventa un salasso veniste a sapere che sono 4 anni che i vari governi di destra, di sinistra e di impegno nazionale non fanno nulla per recuperare quella cifra enorme che, da sola, basterebbe a pagare gli interessi sul debito pubblico nazionale per un anno intero?
Un po’ di storia
E' il maggio del 2007 quando una Commissione Parlamentare prima, e il Gruppo Antifrodi Tecnologiche della Guardia di Finanza poi, al termine di una lunga inchiesta comunicano i risultati alla Corte dei Conti. E sono dati sconcertanti. Le dieci maggiori società concessionarie che gestiscono le slot machine avrebbero contratto un debito col Fisco per gli anni 2004-2007 pari a circa 100 miliardi. La truffa erariale più grande che la storia della nostra Repubblica ricordi.
Ma come è potuto succedere?
Molto semplicemente, per legge le fameliche slot machine devono essere collegate con un modem ad un ricevitore della Sogei (Società Generale di Informatica controllata dal Ministero del Tesoro). Invece, i due terzi delle macchinette non sono collegate a questo sistema di controllo. E infatti nel solo 2006 le società indagate incassano il triplo dell’importo dichiarato al Fisco: 43,5 miliardi anziché 15,4. Dopo varie contestazioni e numerose penali – che lasciano ipotizzare un costante aumento della cifra che lo Stato deve riscuotere – si arriva, il 4 dicembre del 2008, al processo. Come spesso succede, tuttavia, i difensori contestano la competenza della Corte dei Conti obiettando che di tale questione deve occuparsi il Tar del Lazio. La disputa viene risolta dalla Cassazione, che nel dicembre del 2010 stabilisce che i giudici contabili possono continuare ad indagare. E infatti, nell’ottobre scorso, è ripreso il processo.
Le responsabilità dei Monopoli
Pesanti responsabilità, se non addirittura connivenze, sembrano ricadere anche sull’Agenzia dei Monopoli di Stato (AAMS). A denunciarlo è la stessa Commissione d’indagine che parla di “interrogativi” sorti durante l’inchiesta “su specifici comportamenti tenuti dai Monopoli in particolari occasioni” che “riguardano sia la fase di avvio delle reti telematiche e in particolare l’esito positivo dei collaudi allora condotti, subito dopo smentiti dall’esperienza applicativa, sia l’accelerato rilascio di nulla-osta di distribuzione per apparecchi nell’imminenza dell’entrata in vigore di una disciplina più stringente, sia infine l’omessa applicazione di sanzioni previste dalla legge e ‘l’invenzione’ di regimi fiscali forfettari”. E secondo quanto dichiarato da un membro della Commissione al Secolo XIX, “i Monopoli hanno autorizzato persino macchinette apparentemente innocue, giochi di puro intrattenimento, senza scoprire che premendo un pulsante si trasformavano in slot-machine. L’applicazione di forfait ha permesso il dilagare di anomalie, perché la 'cifra fissa' è assai più bassa di quella che potrebbe essere rilevata dalle macchine. Così in moltissimi casi sono state dichiarate avarie, guasti, difficoltà di collegamento dei modem solo per poter pagare di meno, con una perdita secca per lo Stato di miliardi di euro”.
I Monopoli, in sostanza, avrebbero permesso e facilitato la dilagante evasione delle società concessionarie, “rinunciando a qualunque forma di sanzionamento che avrebbe dovuto essere attuata”. Oltre ai vertici de Monopoli, gravi accuse di corruzione sono state rivolte dalla Commissione a singoli funzionari che, attraverso “anomale procedure” e “retrodatazione delle autorizzazioni”, avrebbero permesso ad almeno 28 aziende (alcune delle quali oggetto di indagini da parte della magistratura per presunti reati di corruzione nei confronti di dirigenti dei Monopoli) di eludere le disposizioni introdotte successivamente dalla legge.
L’immobilismo dei governi
Intanto, i governi che si sono succeduti dal 2007 ad oggi - di sinistra, di destra e di impegno nazionale - continuano a restare imbambolati senza prendere una decisione al riguardo. L’ultima volta che se ne è parlato in Parlamento, l’estate scorsa, il ministro Vito ha rassicurato che «nel decreto anticrisi, attraverso la collaborazione con la Guardia di Finanza, sono stati attivati controlli e indagini sull’attività delle società stesse a garanzia del loro operato e per verificarne l’affidabilità». Che tradotto suona più o meno come in Don Raffaè: “Lo Stato che fa? S’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità!”.
Slot, politica e Mafia: un intreccio pericoloso
Si potrebbe essere maligni, a questo punto, e pensare che tanto immobilismo bipartisan sia dovuto alla presenza di uomini vicini a politici importanti nell’affare. E magari anche alle infiltrazioni della criminalità organizzata.
Atlantis ad esempio, una delle società concessionarie maggiormente impantanate nella faccenda (con sede fiscale nelle Antille Olandesi), ha un legale rappresentante che si chiama Amedeo Labocetta, un ex esponente di spicco di An a Napoli, oggi parlamentare del Pdl. Lui però ha sempre stoicamente rimandato al mittente ogni accusa: “Faccio il deputato a tempo pieno, sono nella commissione antimafia e mi sento il custode di Montecitorio: sempre il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene”. Peccato che questo stakanovista eroe della patria si sia reso protagonista di un episodio assai curioso, il 9 novembre scorso. Mentre le Fiamme Gialle stavano perquisendo un ufficio di Francesco Corallo, presidente di Atlantis, s’è intrufolato quatto quatto nel locale – insieme a Giulia Bongiorno, deputata di Fli – e ha portato via quello che ha definito essere un “suo” computer, invocando l’immunità parlamentare in faccia ai militari della Guardia di Finanza. Francesco Corallo, proprietario di quell’ufficio romano e presidente di Atlantis, è un personaggio piuttosto importante. Se non altro perché suo padre è quel Gaetano Corallo condannato a 7 anni di reclusione per associazione a delinquere. Si tratta di uno dei più importanti esponenti della mafia di Catania, in strettissimi rapporti con Nitto Santapaola, che avrebbe anche ospitato in una sua villa ai Caraibi durante la latitanza del superboss.
Forse, un giorno, qualcuno ci dirà come andrà a finire questa brutta storia. Intanto voi, cari Italiani, in nome del bene del Paese e in virtù della difficoltà del momento che stiamo attraversando, pagate e zitti.
da:www.isegretidellacasta.blogspot.it

domenica 11 dicembre 2011

ETTORE PIROVANO LEGA NORD QUANDO SI DICE DEPUTATO


Basta doppio incarico. Dopo aver resistito per anni finanche alle sentenze della corte costituzionale in merito alla incompatibilità del doppio incarico di parlamentare e presidente di Provincia, Ettore Pirovano della Lega Nord rassegna le dimissioni da deputato e d' ora in avanti si dedicherà in esclusiva al ruolo di presidente della Provincia.
L' esponente leghista, diventato suo malgrado famoso quando riuscì ad essere contemporaneamente a Bergamo e votare in Parlamento a Roma, gioca d' anticipo rispetto alla pronuncia della Giunta per le elezioni della Camera sulla incompatibilità tra le due cariche. «Ho scelto la Provincia, non voglio dare uno schiaffo a chi mi ha eletto» (un'ammissione quindi che alla Camera ci è finito per sbaglio, mica è stato eletto!).da
Ma la vera motivazione è ben altra.
Perchè Pirovano ha lasciato in fretta e furia la poltrona di Montecitorio, dopo essere restato incollato per anni malgrado le sentenze anche della corte costituzionale, senza aspettare la pronuncia della Giunta? Pirovano, quattro legislature alle spalle prima da senatore e poi da deputato, non vuol rischiare di mettere in discussione il suo lauto vitalizio: gli uffici di presidenza di Camera e Senato sembrano intenzionati a modificare, a partire dal 1 gennaio 2012, il meccanismo retributivo dei vitalizi.
Le dimissioni di massa dei deputati in procinto di pensione non ci sono state.
Ma meglio non rischiare, avrà pensato il deputato leghista. Dopo meno di 18 anni di "duro lavoro" in parlamento, avrà pur diritto ad un bel lauto vitalizio padano a carico degli italiani. O no?
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martedì 29 novembre 2011

NEO MINISTRO GRILLI: RINUNCIA AL 70% DELLO STIPENDIO CHE AMMONTA A 42.000 EURO AL MESE


Un gesto eroico, per il bene del paese: un ritornello che accompagna in queste ore la nomina del viceministro Grilli, il quale ha dovuto dimettersi da direttore generale del ministero del Tesoro per assumere il ruolo politico di vice-ministro.
Il "povero" Grilli ha infatti dovuto rinunciare al 70% del suo precedente stipendio.
Come???? Si, avete capito bene. Questo signore guadagnava fino a ieri il triplo di qualsiasi "povero" ministro o deputato.
Il suo stipendio era di 42.000 euro al mese!
Al ministero del Tesoro, nel passaggio da Tremonti a Monti, non è cambiato molto: sono tutti sempre al lavoro per studiare e pianificare tagli e sacrifici da dispensare ai cittadini e ai contribuenti.
"Se hai lavorato in fabbrica per 40 anni, mica puoi pretendere a 59 anni di andare in pensione e intascare 900 euro al mese senza più lavorare": questo ci ripetono in continuazione questi signori che intascano invece uno stipendio mensile di 42.000 euro.
Perchè per ripianare il debito pubblico, non si parte mai dall'alto, dalle cifre stratosferiche degli alti burocrati e dei manager pubblici? Dato che tabelle e programmi di riforma li preparano proprio loro, preferiscono prendersela con pensionati e lavoratori piuttosto che con la loro stessa casta.
Padoa-schioppa, Monti o Tremonti poco importa: Grilli è sempre stato lì.
Ora invece il suo immenso atto di generosità.
Guadagnerà come viceministro "appena" 16.000 euro al mese.
Dovremmo fare una colletta per aiutarlo a sopravvivere.
da:isegretidellacasta.blogspot.com

ALLA LEGA NORD E PDL PIACE IL DOPPIO VITALIZIO


Ieri la bocciatura durante la seduta consiglio regionale della Lombardia.
Il trota e la Minetti presto sbarcheranno in Parlamento e non è giusto colpire questi giovani pupilli della politica, decurtandogli la doppia pensione di cui un giorno potranno usufruire, come ex parlamentari e come ex consiglieri regionali.
La lega nord ancora una volta si dimostra essere la regina incontrastata dell'ipocrisia.
dopo aver governato per 20 anni a colpi di tagli e sacrifici oggi dicono no a tagli e i sacrifici; non solo denunciano il potere delle banche dopo aver infilato i loro uomini per anni in tutti i CDA delle banche italiane, ma addirittura pretendono anche di innalzarsi a combattenti contro i privilegi della casta, mentre nel concreto ne sono i più strenui difensori, come hanno già avuto modo di dimostrare ripristinando la legge mancia, elargendo finanziamenti pubblici alle scuole private gestite dalla moglie di Bossi, ripristinando la maxidiaria per le missioni parlamentari, trovando addirittura il coraggio di denunciare come lo stipendio dei parlamentari sia troppo basso!!
Così avviene che mentre in Abruzzo, in Sicilia, in Campania (solo per citare quelle governate dal centrodestra) i consiglieri regionali si sono autoimposti una semplice e banale disposizione - se incassi già il vitalizio parlamentare non puoi richiedere e incassare anche il vitalizio di consigliere regionale - questo in Lombardia invece accade ancora oggi e continuerà ad accadere.
Per la gioia di Renzo e Nicole.
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martedì 8 novembre 2011

SALDI DI FINE STAGIONE :SE PASSI ALL'UDC TI RADDOPPIAMO LE (RI) CARICHE.PUOI ANCHE SCEGLIERE: CILICIO O PERIZIOMA




Quando la nave affonda, gli Scilipoti scappano. In verità cercano solo un salvacondotto: se non si tratta di ricandidature certe, che almeno finisca la legislatura e si conquisti in questo modo la tanto sudata pensione parlamentare.
Non solo i cittadini italiani, ma i mercati finanziari mondiali, le cancellerie internazionali, le persone civili che popolano l'universo, tutti aspettano con trepidazione l'annuncio delle dimissioni del governo Berlusconi. Non si risolveranno tutti i problemi del nostro paese, ma certamente sarà un grande passo in avanti.
Al mondo però la nostra classe politica non disdegna anche in quest'occasione così nobile, di mostrare il suo volto peggiore: quello del trasformismo sfacciato, la svendita di fine stagione di storie e percorsi politici (ideali politici? no quelli non sono in vendita, perchè indisponibili), la compravendita di parlamentari e senatori. Chi di spada ferisce, di spada perisce si sarebbe detto un tempo.
Ma il film in salsa italiana, per quando oggi si muova con ruoli rovesciati, è sempre orribilmente identico. Il regista questa volta è Paolo Cirino Pomicino, un esperto in materia.
I presunti delusi finiscono così nell'UDC, creando però situazioni a dir poco paradossali.
Dopo aver strappato la Binetti al PD, ora la cattolicissima esponente dell’Opus Dei si ritrova nello stesso partito con Gabriella Carlucci.
Paola Binetti notoriamente dorme su una dura tavola di legno e pratica la mortificazione corporale suggerita dall'Opus Dei, indossando un cilicio sulla coscia: per lei l'uso del cilicio è importante nella vita perchè «ci costringe a riflettere sulla fatica del vivere, è un po’ come il sacrificio della mamma che si sveglia di notte perché il bimbo piange».Carlucci invece educa i suoi figli di 15 e 16 anni ai valori del bunga-bunga: "Per i miei figli adolescenti Berlusconi è un mito perché dicono: è simpaticissimo, è un politico che parla una lingua che loro capiscono, racconta le barzellette è anche super potente da un punto di vista sessuale. Quanti italiani alla sua età si sognano di andare con le donne dalla mattina alla sera? Pochissimi. Berlusconi sta conquistando anche i giovani, davvero. È uno che a 74 anni, coetaneo loro nonni, ha tutte queste donne».
E ora? Cilicio per la Carlucci? O perizoma per la Binetti?


FRANANO I MONTI STRARIPANO I FIUMI INTANTO IL GOVERNO SI RIMANGIA IL MILIARDO DI EURO PER IL RIASSETTO IDROGEOLOGICO




Dal sito del Ministero dell'Ambiente: il ministro Prestigiacomo annuncia lo stanziamento di un miliardo per un piano straordinario di interventi per le emergenze nazionali in materia di dissesto idrogeologico [delibera CIPE n°83/2009 del 6 novembre 2009].
I FONDI SONO LETTERALMENTE SVANITI NEL NULLA!
Legislatura 16º - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 309 del 03/11/2011 (SULLO STATO DI PREVISIONE DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE E DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE PER L'ANNO FINANZIARIO 2012 E PER IL TRIENNIO 2012-2014)
"in particolare per quanto riguarda gli interventi per la tutela dal rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia (capitolo 8531) sono stati stanziati solo 31,3 milioni di euro. Tuttavia, a questo riguardo, va ricordato che l'articolo 2, comma 240, della legge finanziaria 2010 aveva destinato un miliardo di euro, successivamente ridotti a 900 milioni di euro per effetto dell'articolo 17, comma 2-bis, del decreto-legge n. 195 del 2009, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 26 del 2010, alla realizzazione di Piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più alto rischio idrogeologico. La stessa disposizione aveva altresì individuato, quale strumento privilegiato per l'utilizzo delle risorse, l'accordo di programma da sottoscrivere con le regioni interessate; la dotazione di 900 milioni è divenuta poi pari a 800 milioni di euro in virtù di un'ulteriore riduzione imposta dal decreto-legge n. 225 del 29 dicembre 2010. Per le finalità di cui all'articolo 2, comma 240, era stato istituito, dalla legge finanziaria 2010, l'apposito capitolo di spesa 8531 (PG 06). Tuttavia, nello stato di previsione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al capitolo di spesa 8531 sono presenti appunto solo 31,3 milioni di euro".

da:isegretidellacasta.blogspot.com

domenica 30 ottobre 2011

LA VERA STORIA DELLA MOGLIE DI BOSSI BABY PENSIONATA A 39 ANNI PER METTERSI IN AFFARI CON IL GOVERNO

Ieri alla Camera è successo il finimondo. Urla, insulti e pugni tra i deputati del Popolo delle Libertà e di Futuro e Libertà. La scintilla è stata l'accusa del presidente della Camera Gianfranco Fini nei riguardi della seconda moglie di Umberto Bossi di essere andata nel 1992 in pensione a soli 39 anni.
I leghisti hanno cercato di difendere l'indifendibile, affermando che la signora Manuela Marrone ha semplicemente usufruito della legislazione all'epoca in vigore.
L'ex maestrina in verità non ha scelto di andare in pensione per poter vivere tranquillamente al fianco del marito, con i quindicimila euro al mese che lui "guadagna" in parlamento da 24 anni, dall'ormai lontano 1987. Non si è accontentata di piazzare il poco istruito figlio Renzo, per due volte bocciato all'esame di maturità, nel consiglio regionale della Lombardia.
No. La signora Morrone ha intuito subito come con la parificazione scolastica era possibile fare molti più soldi di quelli che percepisce un qualsiasi insegnante statale.
Ha messo così in piedi una bella scuola privata a Varese, la scuola paritetica Bosina, e casualmente, malgrado i tagli e i sacrifici che Berlusconi e Tremonti pretendono da tutti gli italiani, ecco spuntare 800.000 euro dal "Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione e lo sviluppo del territorio" del ministero dell’Economia, destinati all'ampliamento e la ristrutturazione di uno specifico immobile scolastico privato: la scuola paritetica Bosina.
E vissero tutti felici e contenti, padre, madre e figlio, a spese dei contribuenti!
da: www.isegretidellacasta.blogspot.com



martedì 25 ottobre 2011

L'on. Di Pietro (Cristiano) e l'on. Bossi (Renzo): SCOPRI QUAL'E' LA DIFFERENZA



Cristiano Di Pietro è figlio dell'onorevole Antonio Di Pietro.
Oggi è consigliere regionale nel Molise.
2512 elettori hanno scritto sulla scheda elettorale il nome DI PIETRO affianco al simbolo Italia dei Valori DI PIETRO
Renzo Bossi è figlio dell'onorevole Umberto Bossi.
Oggi è consigliere regionale in Lombardia.
11.534 elettori hanno scritto sulla scheda elettorale il nome BOSSI affianco al simbolo LEGA NORD.
Cristiano Di Pietro era un poliziotto da 1200 euro al mese.
Renzo Bossi nemmeno quello è mai riuscito a fare, essendo stato bocciato per due volte all'esame di maturità.
Cristiano Di Pietro ha scalato velocemente la carriera politica, da consigliere comunale a provinciale, ora regionale: diventato famoso per le sue intercettazioni con Mautone, il provveditore ai lavori pubblici del Molise finito in galera, telefonate nelle quali segnalava imprenditori, ingegneri e geometri a cui affidare i lavori, nel periodo in cui il papà era ministro ai lavori pubblici.
Renzo Bossi ha preso invece l'ascensore per salire direttamente sul Pirellone, la sede del consiglio regionale lombardo.
Cristiano Di Pietro ora guadagna 10255,39 euro al mese.
Renzo Bossi invece ora guadagna 12555,23 euro al mese.
Potete soffermarvi sulle analogie o evidenziare le loro peculiarità.
Lasciando perdere orientamenti e pregiudizi politici, dell'una o l'altra sponda, siete liberi di esprimere qualsiasi giudizio sui
giovani rampolli di famiglia.
Ma di una cosa potete stare certi.
Li troverete entrambi molto presto tra i banchi del parlamento.
Differenti gli schieramenti politici, ma identico il destino già segnato.
E non mancheranno mai di ripetere ad alta voce - da una parte e dall'altra - quelle parole e quei valori che proprio perchè proferite dalle loro bocche si svuoteranno ancor più di senso e dignità: viva il merito, viva la democrazia, viva la libertà.


CHIEDONO SACRIFICI E TAGLI ALLE PENSIONI,MA I MINISTRI SI TAGLIANO I LORO TAGLI AGLI STIPENDI




Contrordine ministri e sottosegretari, non agitatevi. Meno vi muovete e meno si nota che era tutta una finta. La riduzione del vostro stipendio, annunciata in pompa magna nell'imminenza della «manovra bis» era solo un eufemismo, un modo di dire. Stupisco che ci siate cascati.
Insomma era solo uno scherzo o, se volete, un gioco di destrezza per tenere buoni i cittadini normali, quelli che Palazzo Chigi lo vedono solo sugli schermi tv quando la sera si abbioccano davanti ai Tg. Solo per loro erano (e sono) i tagli. Infatti per ministri e sottosegretari, poiché ricoprono cariche politiche e non sono titolari di un rapporto di lavoro dipendente, non posso essere destinatari dei tagli al trattamento economico complessivo disposti dall'articolo 9, comma 2 della manovra correttiva del 2010. A questi, pertanto, sulla mensilità in pagamento il prossimo novembre, sarà rimborsato quanto trattenuto in applicazione della predetta norma.È quanto si desume scorrendo il testo del messaggio 11.10.2011, n.150 che la direzione centrale dei sistemi informativi e dell'innovazione del Ministero dell'economia ha diffuso per fornire chiarimenti in ordine al calcolo
della decurtazione prevista dal Dl n.78/2010.
Come si ricorderà, il legislatore ha previsto che, a decorrere dall'1.1.2011 e sino al 31.12.2013, i trattamenti economici complessivi dei dipendenti, anche di qualifica dirigenziale delle amministrazioni pubbliche, superiori a 90.000 euro lordi annui, sono ridotti del 5 per cento per la parte eccedente il predetto importo fino a 150.000 euro, nonché del 10 per cento per la parte eccedente 150.000 euro.
Il messaggio del Mineconomia, pertanto, avvisa che a decorrere dalla rata del corrente mese di ottobre, sono stati effettuati ulteriori interventi in applicazione della disposizione ex art.9, comma 2 del Dl n.78/2010. In particolare, Via XX settembre rileva che la determinazione del trattamento economico complessivo lordo verrà effettuata assicurando che, ai fini della riduzione, si faccia riferimento al trattamento spettante in ragione d'anno; Quindi, in casi di redditi percepiti con misura inferiore ad un anno (ad esempio, se l'assunzione è avvenuta a metà 2011), la riduzione verrà comunque applicata «in quanto il trattamento economico complessivo è dato dallo stipendio mensile per 12, ferma restando l'applicazione della ritenuta mensile per il solo periodo di effettiva vigenza». Inoltre, anche nel caso di personale destinatario del taglio legislativo, che è cessato dal servizio nel corso del 2011, saranno assicurati interventi con conguagli a loro debito.
Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla Ragioneria Generale dello Stato (il riferimento è alla circolare n.12/2011), il Mineconomia precisa che, ai fini della determinazione del trattamento da sottoporre a riduzione, sono considerate di competenza dell'anno in cui vengono erogate, le somme accessorie che sono liquidate nell'anno successivo rispetto all'anno in cui sono effettuate le prestazioni a cui si riferiscono. Quindi, tali emolumenti sono imputati al trattamento economico dell'anno in corso «anche nel caso in cui siano corrisposti a tassazione separata».
Ma è l'ultimo capoverso del messaggio di Via XX Settembre che regala una novità. Infatti, sulla scorta delle indicazioni fornite dall'Ispettorato generale per gli ordinamenti del personale e l'analisi dei costi del lavoro pubblico (IGOP) della stessa Ragioneria generale dello Stato, dall'applicazione della norma in oggetto devono essere esclusi i Ministri e i Sottosegretari. Ciò in quanto "tale personale ricopre una carica politica e non è titolare di un rapporto di lavoro dipendente". Pertanto, in linea con quanto appena detto, per il citato personale, il messaggio del Mineconomia avvisa che sulla mensilità di novembre 2011 si darà corso al rimborso di quanto trattenuto in applicazione dell'articolo 9, comma 2 del Dl n.78/2010.

venerdì 14 ottobre 2011

OGGI VOTO DI FIDUCIA :ALLE 13 PROSTITUTE E MERCENARI IN FILA DA BERLUSCONI E CON LUI IL BLOCHETTO DEGLI ASSEGNI

l voto di fiducia è per chiamata nominale: la presidenza chiama per nome uno ad uno i 630 deputati in ordine alfabetico e questi devono recarsi sotto la postazione del Presidente della Camera e pronunciare una sola parola: o SI o NO.
Li chiamano una prima volta, finito l'ordine alfabetico, richiamano una seconda volta coloro i quali non hanno risposto alla prima chiamata.
Hanno inventato lo smartphone, l'automobile, internet, la televisione, il computer, ma la procedura è sempre la stessa adottata nel 1861.
Il voto quindi non è simultaneo e ciò permette al governo di turno di potersi fare un'idea dell'esito finale del voto a seconda delle previsioni e le proiezioni redatte dai propri capicorrente.
Fin dai tempi di Depretis e Crispi, i deputati-mercenari si mettevano in vendita in tutte le stagioni, ma il loro acquisto entrava all'ordine del giorno solo nei casi dei governi traballanti, quelli sorretti cioè da una maggioranza troppo vicina alla maggioranza minima di 315 deputati.
Ma ci sono una manciata di minuti all'anno che rappresentano il vero cuore dell'arte della prostituzione politica: le quotazioni schizzano vertiginosamente in alto e i mercenari e i scilipoti vari fanno un mucchio di soldi.
Questo spettacolo indegno si consuma nel breve lasso di tempo che intercorre tra la prima chiamata e la seconda chiamata.
I mercenari restano nel corridoio all'esterno dell'aula, il pomposo transatlantico, e restano impassibili alla voce in filodiffusione del rpesidente della Camera che pronuncia il suo nome e cognome.
Il disertare la prima chiamata, malgrado la propria presenza all'interno della Camera, è un messaggio in codice fin troppo chiaro.
Se i numeri della prima chiama sono traballanti e i mercenari della politica hanno saputo fare un buon gioco di squadra disertando in massa la prima chiama, gli agenti del lavoro sporco e i capocorrente (in questa legislatura quasi sempre il plurinquisito Denis Verdini) si avvicinano e lanciano l'ultima offerta.
Questi delinquenti di deputati mercenari non hanno studiato Aristotele, Cavour o Spinoza, non sanno nulla di deficit della bilancia commerciale o di disavanzo primario: la vera qualità di questi prostituti della politica è il saper vendersi al momento giusto, cioè al massimo della quotazione.
Tira la corda, mantieni i nervi saldi, cerca di arrivare alla seconda chiama e vedrai che tutti i tuoi desideri in quella manciata di secondi diventeranno realtà.
Ci sono le zoccole più incarognite della politica che in quel frangente riescono a strappare anche un ministero dell'agricoltura (come Saverio Romano, il deputato cuffariano inquisito per associazione mafiosa diventato ministro mentre il suo capocorrente è rinchiuso in carcere), così come ci sono gli inetti che si svendono per pochi spiccioli, come il pagamento del mutuo sulla casa.
Il governo è agli sgoccioli, ma il plurimiliardario Berlusconi, può garantire un futuro e prebende per tutti. Ci sono ormai i saldi di fine stagione. ne approfittano un pò tutti. non solo Ruby e Tarantini. Ci sono anche e soprattutto i deputati . Anche loro hanno mogli, figli e parenti. E al generoso Silvio non tocca che aprire il portafoglio...
da: www.isegretidellacasta/blogspot.com

giovedì 13 ottobre 2011

PALAZZO MARINI.....UNO SCANDALO DA 25ML DI EURO ALL'ANNO









Palazzo Marini, piazza San Silvestro, Roma.
Qui di ladri non ce ne sono tanti, ma uno solo, che però risulta molto più scaltro dei tanti parlamentari che sopravvivono con "solo" 14.000 euro al mese. Lui intasca dalla Camera dei deputati all'incirca 2 milioni di euro al mese.
Il suo nome è Sergio Scarpellini, un noto palazzinaro romano che guadagna, solo attraverso l'affare di Palazzo Marini, 150 volte più del "misero" stipendio parlamentare.
Lo scandalo già alcuni anni fà venne fuori.
In pratica la camera dei deputati paga 25 milioni l'anno per l'affitto dell'intero Palazzo Marini, per 20 anni.
Il palazzo Scarpellini l'ha comprato con un mutuo, le cui rate vengono pagate dalla Camera dei Deputati.
Geniale, vero?
Ma non è finita qui.
Il vero scandalo non è solo regalare a questo signore qualcosa come 150 stipendi parlamentari al mese, o 2000 stipendi normali, ma è anche e soprattuto nella misera funzionalità di questa struttura.
Qui infatti hanno gli uffici i parlamentari "sfigati": i segretari di partito, i capigruppo, i presidenti di commissione hanno gli uffici all'interno di Montecitorio, ma essendo gli spazi limitati (limitati un corno: ho visto finanche 10 stanze con centinaia di metri quadri a disposizione di un singolo capogruppo d'opposizione), restavano qualche centinaio di deputati da sistemare.
questi li hanno spediti a palazzo Marini, che è in piazza san silvestro, sono 500 metri o poco meno da montecitorio, ma essendo che i peones sono a roma solo dal martedì pomeriggio al giovedì per le votazioni, ed essendo il loro mestiere in quei giorni incentrato essenzialmente nel premere il pulsantino del voto al suono della campana, non possono permettersi il lusso di allontanarsi così tanto.
E così quel palazzo è sempre vuoto, spettrale, cammini per centinaia di metri per i suoi labirintici corridoi senza trovare mai un'essere umano, un segno di vita.
I corridoi sono sempre vuoti, le tasche dei palazzinari collusi invece sono sempre piene!


mercoledì 12 ottobre 2011

STA ARRIVANDO IL 15 OTTOBRE..............





Dopo Madrid, Atene e Wall Street, gli indignati arrivano a Bruxelles. Obiettivo: manifestare in vista del vertice dei leader europei che il 17 e 18 ottobre affronterà la crisi dell'euro.
Il raduno, lanciato su Twitter e sui social network, intende portare nella 'capitalè dell'Unione europea marce in arrivo da una serie di paesi tra i quali Spagna, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Olanda, Polonia e Gran Bretagna.
La manifestazione, che in rete viene chiamata 'AgoraBruxelles', 'TakeTheSquarè e 'WalkToBrussels', è cominciata sotto la pioggia battente e con uno slalom tra i divieti imposti dalla polizia e dalle autorità municipali.
Il primo centinaio di 'indignatì è giunto alla spicciolata nel primo pomeriggio a Bruxelles.
L'appuntamento era nel Parc Elisabeth, nel quartiere occidentale di Koekelberg, dove avrebbero dovuto accamparsi.
Ma stamani il posto era presidiato dalla polizia ed i primi arrivati sono stati allontanati.
Gruppi di qualche decina di persone hanno percorso alcune vie del centro, cantando slogan, mentre i leader hanno iniziato una trattativa con le autorità cittadine per trovare un luogo alternativo.
Stando a quanto riferito da uno dei leader, Kim, è stata proposta l'area 'Tour et Taxis', vicino al porto sul canale di Bruxelles, giudicata però «poco adatta perchè facilmente circondabile».
Nel tardo pomeriggio la polizia a presidio di Parc Elisabeth è stata ritirata e poco dopo le 19 il primo gruppo di attivisti è arrivato nel parco piantando le tende.
Gli organizzatori intendono protrarre il raduno fino al 15 ottobre

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DALLA LEGA ALL'I.D.V. TUTTI I SOTTERFUGI PER AUMENTARE GLI STIPENDI DEGLI INUTILI CONSIGLIERI PROVINCIALI




Questa storia, con i suoi squallidi personaggi, è ambientata a Torino, ma è purtroppo un andazzo molto diffuso dal nord al sud del paese.
I protagonisti sono i consiglieri provinciali, figure istituzionali di cui si percepisce con sempre maggior difficoltà la loro funzione politica e sociale.
Il loro stipendio-base è modesto ed è necessario quindi ricorrere ad alcuni squallidi sotterfugi per rimpinguare le loro tasche, non foss'altro per i fiumi di denaro sperperato in campagna elettorale per mostrarci ossessivamente i loro faccioni suadenti e sorridenti.
Il trucco è semplice, da abbinare alla moltiplicazione delle sedute delle commissioni che possono durare anche quindici minuti.
Roberto Cermignani, dopo essere stato eletto nel Consiglio provinciale torinese sposta la sua residenza da Torino in provincia di Cuneo, a Cherasco.
Allo stesso modo il capogruppo della Lega Padana Renzo Rabellino, malgrado abiti da molti anni in via Vidua a Torino, se ne vede bene dal lasciare formalmente la sua residenza a Sambuco.
E il capogruppo dell’Idv Raffaele Petrarulo, una volta eletto, spicca il volo - sempre e solo sulla carta degli uffici comunali - per l'ultimo paesino al confine con la Francia, Bardonecchia.
Il motivo di queste "movimentazioni" sono gli squallidi 80 centesimi al chilometro che la provincia elargisce come "rimborso spese per i fuori sede”.
80 centesimi per 200 chilometri tra andata e ritorno, moltiplicato per 20 giorni al mese: a fine mese sono oltre 3.000 euro al mese.
Lo squallore è sentire poi queste persone parlare di abolizione dei privilegi e delle province: cari Bossi e Di Pietro.....meno ipocrisia

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lunedì 3 ottobre 2011

TAGLI? PER MOLTI MA NON PER TUTTI


Da alcuni mesi circola in rete una e-mail con una velocità impressionante riguardante gli stipendi, le spese sanitarie gratuite e altri benefit a disposizione dei deputati.
Il testo del messaggio contiene diverse inesattezze e si conclude con l'invito ad appoggiare una fantomatica campagna referendaria che purtroppo però non ha mai visto la luce nella realtà concreta.
Qui invece giro in rete un documento riservato che il "Centro Servizi per le Competenze Parlamentari" consegna ad inizio legislatura ad ogniparlamentare.
L'onorevole così potrà venire a conoscenza che ogni anno può "acquistare" a costo zero un paio di occhiali da sole, una vacanza all-inclusive in una località termale, cure omeopatiche, massaggi e finanche una una dentiera d'oro per lui o qualsiasi suo familiare con un tetto di spesa in questo caso di oltre 25.000 euro!
L'assistenza sanitaria, dicono i questori della Camera, è completamente a carico dei deputati: è vero, ma la copertura viene pur sempre dal lauto stipendio che a fine mese riceve costui dalla collettività.
In altre parole il trucco consiste nel tagliare l'importo netto dell'indennità - come avvenuto recentemente - e gonfiare queste voci nascoste nello stipendio lordo.
Dopo l'aumento dell'indennità di missione, mettete in conto anche questo.
Una ragione in più, qualora ce ne fosse ancora bisogno, per scendere in piazza il 15 ottobre sotto i palazzi del potere. L'indignazione dilaga in tutto il mondo, da New York a Madrid, da Tunisi a Tel Aviv: in Italia non si riesce a respirare il vento di ribellione edi libertà che scuote in mondo intero, chiusi e soffocati dal controllo e dalla censura dei mass-media, dal siparietto della politica istituzionale, dei suoi scandali, dei suoi falsi litigi, della connivenza partitocratica tipica dei sistemi bipolari.
Intanto con la crisi in corso, i ricchi spostano i loro capitali nei paradisi fiscali e le famiglie non riescono più ad arrivare a fine mese. In questo modo i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.
Il 15 ottobre un milione di persone scenderanno in piazza per dire questo : la crisi voi l'avete provocata e voi ve la pagate.
http://isegretidellacasta.blogspot.com

sabato 17 settembre 2011

IL SEGRETO DELLA CASTA

da: http://isegretidellacasta.blogspot.com
Benvenuti al circolo Montecitorio.
Però il benvenuti non è rivolto a tutti.
L'iscrizione al circolo è esclusivamente riservata a parlamentari, ex parlamentari, funzionari e dipendenti della camera, portaborse regolarmente assunti e giornalisti accreditati presso la Camera dei Deputati.
Insomma devi avere l'accesso a Palazzo Montecitorio per poter accedere al Circolo Montecitorio.
L'indirizzo della struttura è via dei Campi Sportivi n.5, in zona Acqua Acetosa, ma sappiate che un rigido controllo impiedirà a qualsiasi intruso di accedere alla struttura.
La struttura è un luogo di incontro riservato, a disposizione dei deputati anche nelle ore serali per feste e festini "esclusivi". La quota mensile di iscrizione al circolo per i deputati e gli ex deputati è 22 euro (a fronte dei 14.000 che guadagnano al mese) mentre gli esterni per accedere devono essere presentati da qualche deputato e versare quote molto più consistenti. Va però apprezzato lo sforzo di trasparenza: esiste infatti finanche un sito internet del circolo dove è possibile avere informazioni dettagliate sulla struttura, sul regolamento interno e finanche l'accesso libero alla bacheca dove deputati e funzionari affittano ville, vendono motoscafi e auto di lusso.
Il sito in verità sembra realizzato in modo particolarmente antiquato, nel linguaggio base dell'html. Possiamo però fare una scommessa: secondo voi, dopo questo post, il sito http://www.circolomontecitorio.it/ per quanto tempo ancora sarà ancora raggiungibile?
Piuttosto che il sito, bisognerebbe chiudere la struttura: costata negli anni svariati milioni di euro di denaro pubblico, da un pò di tempo si nota un progressivo degrado, parallelo probabilmente al degrado della nostra casta politica.
Del resto un tempo al Circolo Montecitorio si incontravano Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Sandro Pertini, oggi ci sono le giovani deputate elette per le loro prodezze nel bunga-bunga, gli Scilipoti vari che si aggirano alla Camera con il cartello al collo "vendesi".
Contro questo parlamento di nani e ballerine, contro questo governo di truffatori e faccendieri, contro una casta di corrotti e corruttori, si avvicina il tempo della vendetta, il giorno dell'indignazione.

mercoledì 7 settembre 2011

TREMONTI PAGAVA L'AFFITTO IN CONTANTI :EVASIONE FISCALE?



La casa di Tremonti - Secondo l'accusa Milanese avrebbe pagato al Pio Sodalizio dei Piceni l'affitto, pari ad 8mila euro al mese, di un appartamento in via Campo Marzio, utilizzato invece dal ministro Tremonti. Nell'appartamento, inoltre, sarebbero stati eseguiti lavori per 200mila euro dalla ditta Proietti che quest'ultima non avrebbe fatto pagare a Milanese ottenendo, in cambio, appalti da parte della Sogei. Tutt'altra la versione di Milanese: Tremonti, dice, gli ha versato "quale partecipazione all'affitto dell'immobile, a partire dalla seconda metà del 2008, la somma mensile di circa 4mila euro, corrispostemi settimanalmente e in contanti". Secondo il parlamentare del Pdl, il ministro avrebbe pagato complessivamente 75mila euro. "Io mantenevo l'immobile - aggiunge Milanese - sperando nella vendita e nell'acquisto al prezzo scontato per gli inquilini" e "ho corrisposto la somma di 30mila euro versata regolarmente con bonifici bancari.
Quanto ai lavori, il parlamentare afferma che "da sempre" Proietti è l'impresa di fiducia del Pio Sodalizio e che i rapporti con la Sogei "risalgono al 2001". Dunque, "escludo nella maniera più assoluta di aver favorito lui o imprese a lui collegate nelle acquisizioni di appalti pubblici". In ogni caso, precisa, l'importo dei lavori realmente eseguiti è di 50mila euro e non di 200mila.
Non sono l'uomo-chiave delle nomine - L'ex consigliere sostiene che c'è una "strategia ben studiata" messa in atto in modo tale che "si traesse il convincimento che anche semplici vicende personali ed economiche, comuni a molte persone, siano state per me invece il frutto di corruzione o finalizzate esse stesse all'illecito". E' in questo quadro che "si è finito per dare per scontato" che dentro le quattro cassette di sicurezza a lui intestate ci siano 11 milioni di euro e che "io potessi essere il deus ex machina di tutte le nomine, anche quelle di primo livello". "Ed invece voi sapete - scrive nella memoria indirizzata ai colleghi parlamentari - che così non è".
Le sterline e la casa della figlia - Così come non sono frutto di una tangente, sostiene sempre il parlamentare, le mille sterline d'oro che erano nelle cassette di sicurezza del deputato. "Appartengono invece alla famiglia della mia ex moglie e le provengono da una eredita paterna" dice. E poi spiega: "A seguito della separazione ci siamo accordati che le sterline le tenessi io per poi utilizzarle nell'acquisto di un appartamento a Roma per nostra figlia, quando avrei venduto la nostra casa di Cannes". Ed è quello che è accaduto quando, nel 2010, ha acquistato una casa a Brera, a Milano, per la figlia Giulia, pagandola un milione di euro.
Nella memoria, però, l'ex consigliere di Tremonti lancia anche un paio di accuse. Contro alcune "procure colabrodo" dalle quali le "notiziae criminis, le iniziative investigative e gli atti processuali riservati" finiscono direttamente sui giornali; contro una campagna stampa "feroce" che, a suo dire, sarebbe stata messa in atto contro di lui da parte di una "certa stampa vicina al dottor Marra e al generale Adinolfi" (il presidente dell'agenzia Adn Kronos e il capo di stato maggiore della Gdf indagati entrambi nell'inchiesta P4, ndr) che ha agito "con maggiore acredine" per "gettare su di me quel discredito necessario ad indebolire quanto avevo dichiarato al dottor Woodcock circa le vicende della P4 e dei gravi contrasti all'interno della Gdf che hanno sfiorato" lo stesso Tremonti. E contro chi vuole "a tutti i costi trasformare un incontro conviviale in un'occasione criminale". Quest'ultimo riferimento è alla cena che si è tenuta a casa dell'avvocato romano Luigi Fischetti e alla quale parteciparono il ministro Tremonti, il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e lo stesso Milanese. Secondo i pm il deputato sapeva già di essere indagato e il procuratore aveva già sentito alcuni testimoni d'accusa proprio contro di lui.
da: tg24.sky

domenica 28 agosto 2011

SANTA EVASIONE FISCALE

Stefano Livadiotti per "L'Espresso"

UN PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE IN PIAZZA DI SPAGNAUN PALAZZO DI PROPAGANDA FIDE IN PIAZZA DI SPAGNA

Ci sono gli aspirantati, i commissariati, le case sante, le pie società, le arcidiocesi, le curie generalizie, le arciconfraternite e i capitoli. Poi: i seminari pontifici, i pellegrinaggi, i vescovadi, gli stabilimenti, i sodalizi e le postulazioni generali. E ancora: i segretariati, gli asili, le confraternite, le nunziature e le segnature apostoliche... È accuratamente nascosto dietro una babele di migliaia di sigle spesso imperscrutabili il patrimonio immobiliare italiano della Chiesa, il più grande del mondo intero, che alcuni arrivano a stimare nell'iperbolica cifra di un miliardo di metri quadrati.

Un tesoro comunque immenso, ormai circondato dalla leggenda e che costituisce uno dei segreti meglio custoditi del Paese. Da sempre. E più che mai oggi, nel momento in cui intorno a questa montagna di mattoni, e alla Santa Evasione, legalizzata sotto forma di elusione, infuria una polemica politica al calor bianco. E che potrebbe presto trasferirsi clamorosamente nelle aule del Parlamento.

Un'ici radicale - "Quante divisioni ha il Papa?", chiedeva Joseph Stalin a chi gli riportava le accuse del Vaticano. Si vedrà quando il Parlamento sarà chiamato a votare la maxi manovra balneare da 45 miliardi abborracciata dal governo per tentare di far fronte alla crisi economica. I radicali hanno infatti presentato un emendamento che farebbe cadere l'esenzione dall'Ici, l'imposta comunale sul mattone, per tutti gli immobili della Chiesa non utilizzati per finalità di culto (quelli cioè in cui si svolgono attività turistiche, assistenziali, didattiche, sportive e sanitarie, spesso in concorrenza con privati che al fisco non possono opporre scudi di sorta).

SANTA EVASIONESANTA EVASIONE

Una partita decisiva per la Santa Casta della Chiesa e per il suo vertice, una pletorica nomenklatura autoreferenziale e interamente formata per cooptazione che, secondo tutti i sondaggi più recenti, rischia di strappare alla partitocrazia la palma dell'impopolarità nazionale. Dopo averle già scippato il primato in termini di costo per la collettività.

L'altra casta - Anni di trattative con la politica, spesso sfociati in accordi di favore ai confini con la legalità, hanno infatti assicurato alla Chiesa un pacchetto di privilegi che, tra sovvenzioni statali dirette e indirette (quelle garantite attraverso gli enti locali) ed esenzioni fiscali vale - secondo i calcoli di Curzio Maltese ("La Questua") - quattro miliardi e mezzo l'anno, 500 milioni in più rispetto all'apparato politico (ma in un altro libro Piergiorgio Odifreddi arriva addirittura a una cifra doppia). Una parte consistente di questa ricchissima torta deriva proprio dall'esenzione sull'Ici.

Un privilegio che una prudentissima analisi dei Comuni ha valutato in un mancato gettito fiscale compreso tra i 400 e i 700 milioni di euro l'anno (ma secondo Odifreddi le esenzioni fiscali immobiliari del Vaticano valgono invece dieci volte di più: 6 miliardi) e per il quale Roma rischia una salata condanna a Bruxelles per aiuti di Stato. Se il bonus venisse abrogato, allora anche tutto il resto potrebbe essere messo in discussione. In Vaticano è dunque allarme rosso. Anche perché la crociata lanciata dai radicali sta guadagnando consensi.

SAN PIETRO E IL VATICANOSAN PIETRO E IL VATICANO

Nei giorni scorsi l'incauta sortita contro l'evasione fiscale del capo dei vescovi, Angelo Bagnasco, ha suscitato una reazione forte in un Paese chiamato al sacrificio per fronteggiare la crisi. Nel giro di poche ore, su Internet decine di migliaia di firme (120 mila solo su Facebook) sono comparse in calce alla proposta di presentare al Vaticano il conto della manovra. Così ora anche il vertice dei Pd propone di dare una sforbiciata ai bonus della Santa Sede. Che ha spedito i suoi al contrattacco: "Vogliono tassare la beneficenza", s'è lamentato il direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio, facendo balenare la prospettiva di una chiusura della Caritas.

Quanti santi in parlamento - I nemici sono forse più agguerriti di sempre. Ma la Chiesa è tutt'altro che disarmata: nei palazzi del potere romano il Vaticano dispone da sempre di una lobby formidabile, trasversale all'intero schieramento partitico e pronta a scattare al primo cenno di comando. Quella che lesta è entrata in azione, nell'autunno 2007, con il governo di Romano Prodi, per spazzare via con 240 voti contrari (contro appena 12 a favore) un emendamento della stessa maggioranza che avrebbe costretto gli enti ecclesiastici a pagare l'odiata Ici.

La stessa che pochi mesi prima, stavolta a Montecitorio, era riuscita a mobilitare 435 voti intorno agli interessi fiscali della Chiesa. E che all'inizio di quest'anno ha strappato la conferma dello sconto milionario, inizialmente soppresso, anche nell'Imu, la nuova imposta destinata a sostituire l'Ici dal 2014. "Oggi c'è più attenzione mediatica rispetto al passato, ma alla fine non se ne farà nulla", dice sconsolato il deputato radicale Maurizio Turco, uno degli alfieri della battaglia contro i privilegi del Vaticano.

Grazie all'otto per mille - Il pessimismo dei radicali è più che giustificato se si guarda alla storia dell'altro grande privilegio strappato dalla gerarchia ecclesiastica allo Stato e quindi in ultima analisi ai cittadini. Quello dell'otto per mille, messo a punto nel 1985 (con la consulenza di Giulio Tremonti) in sostituzione della cosiddetta congrua, e cioé dello stipendio di Stato ai sacerdoti.

GIUBILEOGIUBILEO

Un marchingegno furbetto: in teoria ogni contribuente può destinare la sua percentuale a una delle confessioni che hanno firmato l'intesa con lo Stato; in pratica funziona come un gigantesco sondaggio d'opinione, al termine del quale si contano le scelte effettuate, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e in base a queste si ripartiscono tutti i fondi, compresi quelli di chi non ha espresso alcuna preferenza. Così, se coloro che mettono una croce sono solo una minoranza rispetto al totale, nel 2007 la Chiesa (attraverso la Conferenza episcopale) s'è vista assegnare l'85,01 per cento del montepremi.

Non solo: ogni tre anni, secondo la legge, una commissione avrebbe dovuto valutare la congruità del gettito ed eventualmente rivedere la percentuale destinata alla Chiesa. Dell'organismo s'è subito persa ogni traccia. Eppure i numeri dicono che tra il 1990 e il 2008 l'incasso della Cei è salito di cinque volte (da 210 a 1003 milioni), mentre la spesa dei vescovi per il sostentamento dei preti è poco più che raddoppiata (da 145 a 373 milioni). La Chiesa dunque ci guadagna, eccome. Ma nessuno pensa di chiedere ai suoi dignitari di tirare la cinghia, come tocca fare ai comuni mortali.

Mattone nascosto - Logico dunque attendersi che la rete protettiva della Chiesa avvolga anche la partita Ici. Del resto, sono passati più di trent'anni da quando Gianluigi Melega è stato congedato dalla direzione de "L'Europeo" dopo la pubblicazione, alla fine del 1977, dell'inchiesta sugli immobili della Chiesa a Roma intitolata "Vaticano spa". Ma da allora nulla o quasi è cambiato. Appartamenti, uffici, negozi, capannoni e garage di proprietà della Chiesa sono sempre irrintracciabili. Tuttora una mappa del tesoro non esiste: un emendamento del radicale Turco alla Finanziaria 2008, che prevedeva un censimento del mattone vaticano, è stato considerato neanche meritevole di voto. Amen.

LA CASA DEL PIO SODALIZIO DEI PICENI IN CUI ABITAVA TREMONTILA CASA DEL PIO SODALIZIO DEI PICENI IN CUI ABITAVA TREMONTI

In barba a ogni esigenza di trasparenza, di fatto la Chiesa, proprio come i sindacati, non si sogna neanche di predisporre un bilancio consolidato. In quello della Santa Sede, per esempio, non sono compresi i numeri del governatorato della Città del Vaticano, né quelli dello Ior, delle conferenze episcopali e degli ordini religiosi. Così, chi si cimenta nel seguire le tracce delle singole sigle si ritrova davanti a un groviglio che avrebbe disorientato anche il mago Houdini.

Quanto alle poche cifre ufficiali, compulsarle è davvero tempo perso: farebbero alzare il sopracciglio anche a un bambino. Per farsi un'idea basta provare a spulciare i conti dell'Amministrazione del patrimonio della sede apostolica: si legge di un portafoglio immobiliare di 430 milioni (dati 2006), capace di produrre un reddito di 36 milioni, a fronte di 18 di spese. Decisamente, i conti non tornano: vorrebbe dire infatti che l'Apsa è in grado di spremere dai suoi palazzi un rendimento dell'8,4 per cento, più di quattro volte superiore a quello che, in media, portano a casa gli enti previdenziali italiani. E dato che nessuno è così fesso da gonfiare artificialmente le proprie entrate, si deve supporre che sia il valore iscritto in bilancio a essere sottostimato di almeno tre quarti.

Un miliardo di metri quadrati - In mancanza di dati certificati, bisogna affidarsi alle valutazioni, più o meno spannometriche che siano. Quelle del gruppo Re (Religiosi ecclesiastici), da sempre vicino alla gerarchia vaticana nel business del mattone, attribuiscono alla Chiesa il 20-22 per cento dell'intero patrimonio immobiliare italiano, che è pari a 4,7 miliardi di metri quadrati. Se fosse vero ("La stima mi pare comunque esagerata", è la pallida smentita del presidente dell'Apsa, Domenico Calcagno) si arriverebbe appunto intorno a un miliardo di metri quadrati, per un valore appossimativo di 1.200 miliardi di euro.

VATICANO, SALA CLEMENTINAVATICANO, SALA CLEMENTINA

Per altri immobiliaristi non si va invece oltre i 100 milioni di metri quadrati: che tradotti in euro varrebbero comunque tre volte la manovra economica di quest'estate. Le inchieste condotte sul campo danno in ogni caso l'idea di un patrimonio davvero sconfinato. Secondo i dati raccolti dal solito Turco, che ha passato due anni a setacciare il catasto, solo a Roma la Chiesa avrebbe in portafoglio 23 mila immobili. E le sue proprietà sarebbero in continua crescita, dato che nel 2008 ha beneficiato di qualcosa come 8 mila donazioni (esentasse, ça va sans dire). Così, nel 2010, Propaganda Fide (una sorta di ministero degli Esteri vaticano, accreditato di immobili per complessivi 9 miliardi di euro) risulta intestataria a Roma di 2.211 vani e 325 terreni.

Alla fine, comunque, tutte le indagini si sono arenate davanti ai depistaggi messi in campo dalla gerarchia vaticana. Non solo, per esempio, a Roma le proprietà sono suddivise tra una miriade di soggetti (circa duemila, tra cui 325 ordini femminili e 87 maschili). Di più: anche quelle che fanno capo a una stessa sigla risultano ben mimetizzate. È il caso dei possedimenti di Propaganda Fide, che usa come schermo alle sue proprietà 48 denominazioni sociali diverse, sia pure sempre con lo stesso codice fiscale.

Destra e sinistra pari sono - Quello sull'Ici e il Vaticano (che in base al concordato non paga tasse sugli edifici di culto come le chiese) è un tormentone che va avanti da anni. Esattamente dal 2004, quando a mettere provvisoriamente fine alla diatriba tra comuni e Chiesa è intervenuta una sentenza della Cassazione, che ha dato ragione ai primi. A ribaltare il verdetto, a fine 2005, ci ha pensato il governo di Silvio Berlusconi, che, pressato dai vescovi, ha ribadito l'esenzione. L'anno dopo è toccata a Prodi, autore di un capolavoro di ambiguità all'italiana, in base al quale lo sconto vale solo per gli immobili in cui non si esercita un'attività esclusivamente commerciale.

Vaticano guardie svizzere prelatiVaticano guardie svizzere prelati

Basta dunque che una qualunque struttura, per esempio turistica, abbia una piccola cappella incorporata et voila: il gioco è fatto (secondo i comuni, oggi infatti la Chiesa paga solo nel 10 per cento dei casi in cui dovrebbe). Tutto regolare, ha stabilito all'epoca una commissione istituita dall'allora ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. L'Unione europea, però, non l'ha bevuta.

Ma Bruxelles indaga - A quel punto, su iniziativa dei soliti radicali, la partita s'è dunque trasferita a Bruxelles. Che, dopo aver costretto la Spagna ad abolire l'esenzione Iva per la Chiesa, ha invece archiviato per due volte la pratica italiana. Ma è stata poi costretta a riaprirla quando gli autori della denuncia si sono rivolti alla Corte di giustizia.

Nel mirino della commissione Ue (per la quale alcuni parlamentari italiani hanno invocato tutti seri la scomunica) ci sono, oltre all'esenzione Ici, lo sconto del 50 per cento sull'Ires concesso agli enti della Chiesa che operano nella sanità e nell'istruzione (valore: circa 500 milioni l'anno) e l'articolo 149 del Testo unico delle imposte sui redditi, che, in base a una logica stringente, conferisce a vita agli enti ecclesiastici la qualifica (e i relativi benefici fiscali) di enti non commerciali, indipendentemente dalla loro reale attività. Turco spera in Bruxelles più che in Roma: "A livello tecnico", dice, "i funzionari si sono già espressi, con un pollice verso alla normativa italiana".

VATICANOVATICANO

Resta il fatto che la Santa Casta della Chiesa sta giocando la sua partita con un mazzo di carte truccate. "Amministrare i beni della Chiesa", si legge in un solenne documento sottoscritto dai vescovi e datato 4 ottobre 2008, "esige chiarezza... su questo fronte, tuttavia, dobbiamo ancora crescere". Sante parole, davvero.

2 - E LO STATO PAGA UN'IRES SUMISURA
Sono 998 le Opere pie e società di mutuo soccorso che hanno beneficiato della riduzione dell'aliquota Ires (dal 33 al 16,5 per cento) per il 2006. Tutte insieme hanno risparmiato 12 milioni e 929 mila euro. I 133 ospedali hanno invece evitato di mettere mano al portafogli per 16 milioni e 899 euro.

Una redazione in parrocchia - Nove milioni,781 mila,901 euro e 78 centesimi. È il totale dei contributi all'editoria incassati per il 2006 dai giornali che fanno capo alla Chiesa. Al primo posto nella classifica si piazza "Avvenire" (6.300.774 euro), seguito da "Famiglia Cristiana" e "Il Giornalino" (entrambi della Periodici San Paolo e a quota 312mila euro), "L'Aurora della Lomellina" (Diocesi di Vigevano: 45.197 euro), "L'Appennino Camerte" (Arcidiocesi di Camerino: 40.780 euro) e "Porziuncola Assisi" (8.995 euro).

3 - DALL'ACQUA GRATIS ALLO SCONTO DEL CANONE
Nel carnevale di prebende rastrellate nel tempo dalla Chiesa non mancano neanche le curiosità.

Un canone rai molto speciale - È quello che si applica (in base a un decreto del ministero dello Sviluppo economico sui televisori installati fuori dagli appartamenti) agli apparecchi degli istituti religiosi: 185 euro e 10 cent simi per il 2009,meno della metà rispetto ai 370 euro e 17 centesimi richiesti ad affittacamere e campeggi a una o due stelle.

L'acqua di pantalone - I giardini del Vaticano sono da sempre molto rigogliosi. Grazie anche a un'innaffiatura abbondante. I preti non lesinano di certo. Tanto non pagano. La bolletta,e vai a capire perché,tocca infatti allo Stato (articolo 6 dei Patti Lateranensi),che negli anni scorsi s'è anche fatto carico di arretrati per oltre 50 milioni di euro.

VATICANOVATICANO

Il lasciapassare scontato - Nel 2006 il Comune di Roma ha ceduto alle pressioni e ha concesso alle auto del Vaticano il pass per il centro al prezzo politico di 55 euro. Ai comuni mortali costa esattamente dieci volte di più. «Usare la parola privilegio è totalmente sbagliato»,ha detto il 29 agosto il presidente della Cei,Angelo Bagnasco,Regalìe fa meno casta?

4 - BENEDETTO SIA IL SACRIFICIO: COLLOQUIO CON FRANCO GARELLI
"Per gli italiani è ben chiaro il ruolo di supplenza sociale svolto dalla Chiesa nel nostro Paese. Per di più a costi inferiori rispetto a quelli che dovrebbe accollarsi al suo posto lo Stato. Poi è inevitabile che nei momenti di crisi ci sia un occhio più critico rispetto a certi privilegi", dice Franco Garelli, docente di sociologia a Torino ed esperto di temi religiosi.

Gli italiani vorrebbero la cancellazione dei vantaggi fiscali concessi negli anni alla Chiesa?
"Le ricerche più recenti dicono che molti si chiedono perché per esempio la Chiesa non debba pagare l'Ici sulle strutture utilizzate per le attività commerciali in concorrenza con i privati. Diverso, ovviamente, è il discorso per gli immobili di culto, dove vale anche l'esempio di altri Paesi".

VaticanoVaticano

A cosa si riferisce?
"Per non andare troppo lontano, nella laicissima Francia le chiese sono di proprietà dello Stato, che quindi provvede a mantenerle. Da noi non è così e quindi alcune agevolazioni concesse agli enti ecclesiastici continuano comunque a riscuotere il consenso da parte della maggioranza".

In questo quadro, secondo lei cosa dovrebbe fare oggi la Chiesa in Italia?
"Premesso che ci sono Paesi in cui ma Chiesa ottiene più che da noi, ritengo che dovrebbe partecipare al sacrificio comune imposto dalla crisi. Magari decidendo di rinunciare unilateralmente a qualche vantaggio".

da:wwwdagospia.com

giovedì 18 agosto 2011

TAGLI AI VITALIZI 6 PARLAMENTARI FANNO RICORSO

Non passa giorno senza che qualche lupo del Palazzo non ci riservi la nostra dose di sdegno. Ci abbiamo fatto i calli è vero ma a tratti lo stupore prevale ancora sul disincanto. Oggi tocca a sei parlamentari, tutti siciliani, che hanno presentato ricorso alla Corte dei conti contro il taglio della doppia indennità, ossia la possibilità di sommare al già ricco stipendio di parlamentari nazionali, i vitalizi (tra i tremila e seimila euro) maturati nel corso della loro attività di deputati regionali. In altre parole, questo piccolo drappello bipartisan riscuote nello stesso tempo stipendio e pensione. Eppure, con un insolito scatto di lucidità, prima della pausa estiva, la presidenza dell’Ars (il parlamento siciliano) aveva imposto il divieto di cumulare le due indennità. Scelta saggia e in linea con il richiamo al rigore cui tutti i cittadini sono chiamati in questo momento. Ma i sei parlamentari non ci stanno, ritengono questa decisione “illegittima”: “I nostri diritti non si toccano” dichiarano indignati nel ricorso. Li chiamano proprio così: diritti. Mica privilegi. Ecco i nomi dei sei ricorrenti che vi invitiamo a diffondere a futura memoria elettorale:

Calogero Mannino (Gruppo Misto)

Alessandro Pagano (Pdl)

Sebastiano Burgaretta (Pdl

Giuseppe Firrarello detto Pino (Pdl)

Salvo Fleres (prima Pdl ora Forza del Sud)

Vladimiro Crisafulli (Pd)

di Massimo Malerba

da:www.letteraviola.it

mercoledì 3 agosto 2011

BERLUSCONI IL SOLITO BLA BLA

1- BERLUSCONI OFFRE UN BRODINO TIEPIDO AI MERCATI
Ansa.it

SILVIO BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI

La crisi ''va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati''. Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi nel suo intervento a Montecitorio.

''Per superare le criticita' il governo ha varato il 6 luglio un provvedimento immediato con l'obiettivo del pareggio di bilancio entro 2014 condizione che deteminaza strutturale debito. Abbiamo fatto una manovra che ha fissato degli obiettivi, e' stata giudicata adeguata e sufficiente dall'Europa e dagli osservatori internazionali''. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi parlando alla Camera.

"Come spesso succede nelle crisi di fiducia, i mercati non hanno valutato la nostra solidità, non hanno considerato la solidità del nostro sistema bancario, le condizioni patrimoniali delle famiglia". Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi intervenendo in Aula alla Camera. Le tensioni speculative, ha detto il premier, "si sono estese all'Italia ma non solo, problemi analoghi ci sono stati anche in molti altri paesi dell'area europea e la tensione ha fatto aumentare il differenziale tra Bund e Btp".

GIANFRANCO FINIGIANFRANCO FINI

CAMERA: COMMISSIONI AL LAVORO IL 29 AGOSTO, AULA IL 6/9 - La Camera anticipa la riapertura dopo le vacanze estive. L'Aula riaprirà con una settimana di anticipo rispetto a quanto inizialmente deciso: i deputati sono convocati per il pomeriggio di martedì 6 settembre. Lo ha deciso la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, che ha stabilito che il lavoro delle commissioni riprenda il 29 agosto.

FINI PRONTO CONVOCAZIONE ANCHE A FERRAGOSTO - Il presidente della Camera Gianfranco Fini e' ''pronto a una convocazione ad horas della Camera in qualsiasi momento, anche a Ferragosto''. Cosi', al termine della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, il portavoce di Fini risponde ai giornalisti che gli domandano se i deputati possano essere richiamati dalle vacanze, nel caso in cui il governo dovesse approvare provvedimenti urgenti.

SCHIFANI, SENATO PRONTO A RIAPRIRE AD AGOSTO SE SERVE - Il portavoce del presidente Renato Schifani fa sapere che il presidente del Senato e' pronto a riaprire Palazzo Madama in qualunque giorno di agosto, se questo dovesse rendersi necessario.


2- LA DIRETTA SMS DI MATTIA FELTRI IN PARLAMENTO CI SI SCAMBIA
Mattia Feltri per La Stampa.it

RENATO SCHIFANIRENATO SCHIFANI

18.05: Veltroni sonnecchia con la mano sulla guancia. Bersani prende appunti. D'Alema (non ci si crede) fa origami.

18.02: "Nessuno nega la crisi...". Boato unanime. "State ascoltando un imprenditore...". Crolli, svenimenti, suicidi.

18.01: "Il governo si è impegnato quotidianamente...". Una voce dai banchi di sinistra: "Eh?".

17.59: In quasi venti minuti di discorso, due deboli applausi e basta. Il terzo, e più vigoroso, adesso a proposito della bassa tassazione per i giovani imprenditori.

17.58: Primo lampo berlusconiano: con tutte le riforme che abbiamo fatto noi, adesso voi riformate i regolamenti parlamentari... Primi brusii.

17.57: Berlusconi è più noioso di un notaio svizzero.

17.55: Berlusconi promette la riduzione delle auto blu. Intanto arriva Barbato dell'Idv con le scarpe bianche e la camicia aperta fino a metà sterno, tipo tatuatore di periferia.

PIERLUIGI BERSANI MASSIMO DALEMAPIERLUIGI BERSANI MASSIMO DALEMA

17.52: Abbiamo stanziato 7,4 miliardi per lo sviluppo del Sud, dice il premier. Dev'essere vero perché lo si sente dire da qualche decennio.

17.51: Bocchino, Granata, la Moroni: mezza Fli sfoglia l'Ipad.

17.50: Va bene anche il sistema previdenziale, la spesa è contenuta e siamo in esempio per tutta Europa. Lo dice rivolto a Tremonti.

17.49: Berlusconi dice che il deficit è sotto controllo, va tutto bene, si farà il pareggio di bilancio e quindi forse siamo qua a farci gli auguri di buon Ferragosto.

17.46. Un giornalista di Libero dice che il suo editore, on. Angelucci, sembra un mafioso della Chicago anni Trenta e gli manca solo il mitra col caricatore rotondo (il giornalista di Libero smentisce di averlo anche solo pensato).

17.43. E' tutta colpa dei mercati che non hanno capito niente, che non valutano la solidità del sistema bancario e dei risparmi familiari, dice il Cav.

GIULIO TREMONTI CON SILVIO BERLUSCONI INSTACCALATOGIULIO TREMONTI CON SILVIO BERLUSCONI INSTACCALATO

17. 41. Berlusconi dice che tutti gli organismi europei hanno applaudito la sua manovra.

17.38: Compare pure qualche zelante senatore, come il mitologico ex presidente della commissione di vigilanza, Riccardo Villari. Eppure stasera il premier va anche al Senato.

17.37: Qualche posto vuoto nei banchi del centrodestra. Clamorosa anche la cravatta scura di Fini. Berlusconi ha appena cominciato a parlare.

17.33: Fitti e appassionati capannelli attorno ad Angelino Alfano che gode con grande signorilità.

17.32: La Santanchè è arrivata con grandissimo anticipo per conquistarsi il posto vicino a Berlusconi. Poi, però, il ministro Romani gliene ha dette quattro - non si sa a che proposito - e lei gli ha risposto con gran ringhio.

17.30:Grande ressa ai banchi del governo: ci sono tutti, anche Tremonti che sta parlando fitto con Gianni Letta.

17.21: Comunque, per essere una casta, è un po' triste. Johnny Crosio, della Lega, fa vacanze in Valtellina alla cerca di sagre del pizzocchero e dello sciàtt (però non sa come si scrive sciàtt per cui decliniamo ogni responsabilità dialettale).

DANIELA SANTANCHE SILVIO BERLUSCONIDANIELA SANTANCHE SILVIO BERLUSCONI

17.17: Gira una notizia: consiglio dei ministri straordinario l'11 agosto, forse per una manovra correttiva. Panico nei mercati e negli onorevoli che sotto il gessato hanno il costume da bagno.

17.12: Ogni parlamentare ha un'idea di quello che Berlusconi dovrebbe dire, e sono diverse l'una dall'altra: deve dimettersi, rilanciare, cambiare ministro dell'economia... Tutti concordano che, qualsiasi cosa dirà, è bene che la dica a Borsa chiusa.

16.59:Paolo Gentiloni, del Pd, arriva con sacchetto di Tebro: ha comprato in saldo degli agghiaccianti slip bianchi.

16.57: D'Alema critica duramente la cravatta regimental del finiano Della Vedova: "Molto meglio la mia, berlusconiana", dice l'ex premier indicando la sua, blu a pois bianchi.

16.44: Amedeo Laboccetta del Pdl dice che, se fosse Berlusconi, lui annuncerebbe l'immediato taglio delle tasse, "almeno cinque per cento per aliquota, come fece Reagan".

16.28: Giancarlo Mazzuca, del Pdl, ex direttore di Giorno e Carlino, spiega che le ferie sono state accorciate: si rientra il 4 settembre anziché il 12: "E possiamo essere convocati ad horas. Qui, per lisciare gli anticasta, va a finire che apriamo la Camera per niente, con quel che costa". E ride, giustamente. Lui va in vacanza a Milano Marittima.

PAOLO ROMANIPAOLO ROMANI

16.19: A poco più di un'ora dall'inizio dell'intervento di Silvio Berlusconi, la Camera comincia ad animarsi. L'aula, nella quale il governo riferisce degli ultimi fatti di Lampedusa, è semivuota. Ma nei corridoi ci si scambiano auguri di buone vacanze: oggi è soprattutto l'ultimo giorno, da domani si fa bisboccia.

3- LA CRISI IN PARLAMENTO
Fabrizio Roncone per Corriere.it

• 18:23 Il banco del governo colpisce per l'abbronzatura sfoggiata dalla maggior parte dei ministri (la Bernini, pero', forse s'aiuta con la lampada)

• 18:16 Tocca a Bersani: "Presidente, lei o ha sbagliato discorso, o ha sbagliato Parlamento".

MARIAROSARIA ROSSIMARIAROSARIA ROSSI

• 18:14 Gira voce che Anna Maria Rossi non andra' in Sardegna. Niente bunga bunga?

• 18:11 Tremonti ha un sussulto e dice una cosa nell'orecchio a Berlusconi. Che, pero', si scosta con fastidio.

• 18:07 Inizia dibattito. Alfano sostiene che la crisi e' cominciata nel 2007. Quando c'era Prodi.

• 18:05 Berlusconi finisce di parlare. Applauso dei suoi deputati. Lui si inchina.

• 18:03 Tremonti pallido, lo sguardo vitreo.

• 18:03 Il premier si rivolge all'opposizione che rumoreggia. "State ascoltando un imprenditore che ha 3 aziende in Borsa".

• 18:01 Berlusconi: "Il Paese e' economicamente e finanziariamente solido". Gelo anche tra i banchi del Pdl.

• 17:59 Berlusconi: "Siamo riusciti a dare un futuro stabile a milioni di famiglie".

• 17:58 Bersani ride di gusto. "Siam mica qui ad ascoltare un premier".

• 17:56 Dopo 22 minuti, Berlusconi si rigioca il "piano Sud". Scatta l'applauso.

SACCONI BERLUSCONI MATTIOLISACCONI BERLUSCONI MATTIOLI

• 17:55 Fini, distratto, osserva i deputati di Fli. E, probabilmente, conta quanti ne sono rimasti.

• 17:53 Berlusconi continua: "Dobbiamo migliorare la qualita' dei servizi pubblici". Sul serio, ha de tto cosi'.

• 17:46 Decine di deputati ignorano il premier e si distraggono con l'IPad. Forse prenotano le vacanze.

• 17:44 Qualcuno avverta Tremonti che Sacconi, entrando, giurava: "Io al posto di Giulio? Assolutamente no".

• 17:42 Tremonti siede alla sinistra di Berlusconi. Il ministro dell'Economia tiene le mani giunte. A cosa stara' pensando?

• 17:39 Berlusconi dice che "abbiamo fondamentali economici solidi". Dice proprio cosi'. Testuale.

• 17:38 Berlusconi comincia a parlare (e' teso, grigio in volto)

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venerdì 22 luglio 2011

D'ALEMA UN AFFARE ......AZIENDALE

Giacomo Amadori per "Panorama"


Massimo D'Alema, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) mal sopporta chi critica le sue amicizie o ficca il naso nei suoi affari. Così, dopo l'articolo di Panorama uscito il 14 luglio sulla Madeleine, la sua azienda vinicola vicino a Narni (Terni) ha deciso sì di replicare.

MASSIMO DALEMAMASSIMO DALEMA Giacomo AmadoriGiacomo Amadori

Ma al Corriere dell'Umbria: «Per quanto riguarda la vicenda relativa al podere che mia moglie e io abbiamo acquistato in Umbria per i nostri figli, le insinuazioni contenute in articoli di giornale rappresentano solo un esempio di malcostume e un'aggressione nei confronti miei e della mia famiglia» ha detto.


In realtà la richiesta di chiarimenti è legittima, visti i recenti sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma che coinvolge un personaggio a lui molto vicino: il manager Vincenzo Morichini. Quest'ultimo, indagato per corruzione, secondo gli inquirenti avrebbe suggerito all'imprenditore Viscardo Paganelli di sovvenzionare personaggi d'area Pd per agevolare i propri rapporti con pubbliche amministrazioni di centrosinistra. I nomi dei presunti beneficiari sono stati trovati dagli investigatori su un appunto dello stesso Paganelli, ognuno con l'importo dei contributi al fianco. Sul «pizzino» era indicato anche Adolfo Orsini, perugino, classe 1951.


Orsini è l'amministratore unico dell'Agenzia regionale umbra per lo sviluppo e l'innovazione in agricoltura, ma è anche un collaboratore dell'azienda agricola della famiglia D'Alema. E di questo collegamento ha parlato Paganelli nel suo interrogatorio (segretato) del 4 luglio scorso. Così, mentre l'inchiesta giudiziaria rallenta per la pausa estiva, in Umbria la storia suscita interesse. E l'avvocato Fiammetta Modena, ex candidato di Pdl e Lega Nord alla Regione, ha scovato sette scritture private siglate tra il 15 e il 18 aprile, in cui Orsini risulta «rappresentante delegato della società agricola la Madeleine» nell'acquisto dei «diritti di reimpianto» di viti presso diversi agricoltori locali.

dalema allo stadio con figlio francescodalema allo stadio con figlio francesco

Nel documento si legge che la delega gli è stata «conferita in data 9 aprile 2009», dal «legale rappresentante» della Madeleine, l'imprenditore agricolo Filippo Vinci, pugliese di Fasano (Brindisi).


Proprio quel giorno, però, e cioè il 9 aprile 2009, nella Madeleine entra un nuovo socio: è Francesco D'Alema, 19 anni da compiere e in tasca un pacchetto di quote pari al 40 per cento. Francesco è il secondogenito del presidente del Copasir. «In realtà noi non conoscevamo Orsini. È Massimo D'Alema che ce lo indica come persona da delegare per le attività che bisogna fare con la Madeleine» spiega a Panorama Sergio Melpignano, avvocato fiscalista, imprenditore nel settore del turismo e padrone di fatto della Madeleine, prima dell'arrivo dei D'Alema.


Nel 1997 era stato arrestato nell'ambito della cosiddetta «Tangentopoli romana» su richiesta della procura di Perugia: una storia di toghe sporche e fondi neri che s'intrecciava con quella della maxitangente Enimont. Nel 2001 Melpignano patteggiò un condanna di un anno e sei mesi per corruzione in atti giudiziari e per altri reati.


Nel 2005 il fiscalista è anche stato sentito come persona informata dei fatti nell'inchiesta sulla scalata Unipol-Bnl per i suoi rapporti con Giovanni Consorte, ex presidente e amministratore delegato di Unipol: «Con Consorte sono amico da tanto tempo» disse ai magistrati e conferma oggi.

Anche D'Alema era vicino a Consorte, tanto che nel 2007 il giudice Clementina Forleo chiese al Parlamento europeo di poter utilizzare le telefonate tra i due. L'assemblea di Strasburgo rispose di no. Frequentazioni comuni a parte, Melpignano e D'Alema si sono conosciuti personalmente una decina di anni fa: «Ma è da un bel po' che non viene nella mia masseria di Fasano, il San Domenico» precisa il legale.


Ufficialmente, nel 2009 le quote della Madeleine appartenevano a Vinci (90 per cento) e alla nipote di Melpignano, l'avvocato Maria Assunta Coluccia. Ma il fiscalista parla con schiettezza e rivendica la proprietà: «I soldi erano miei, Vinci è solo il mio fattore. Di questa storia non sa quasi nulla. All'epoca pensavamo che per avere le agevolazioni con le società semplici l'azionista di maggioranza dovesse essere un agricoltore professionista e per questo gli ho intestato quasi tutte le quote. Solo dopo ho scoperto che sarebbe bastato affidargli un pacchetto di minoranza».

DALEMA PRONZATO CONSORTE MORICHINI TEDESCO DAL FATTODALEMA PRONZATO CONSORTE MORICHINI TEDESCO DAL FATTO

Una cosa è certa: nell'ottobre 2008 l'acquisto della Madeleine viene trattato da Melpignano nella sua casa romana e la sede legale viene trasferita nello studio di un suo amico commercialista. Tanto impegno non gli impedisce di disamorarsi in fretta del casale: «Volevo farci un agriturismo, ma c'erano troppe complicazioni burocratiche» assicura. Così dopo soli due mesi, tra dicembre e gennaio, esterna a D'Alema l'intenzione di vendere. «Lui mi disse che gli piaceva prendere un podere per i suoi figli in quella zona, per farne una seconda casa».

MORICHINI, SEDUTOMORICHINI, SEDUTO

Così siglano un accordo davanti al notaio Gennaro Mariconda: le parti concordano di trasferire il pacchetto di maggioranza ai figli dell'ex premier entro la fine del 2009, un patto che alla fine verrà prorogato di un paio di mesi. L'acquisto della Madeleine si svolge in due tappe: D'Alema prima versa 58.400 euro nell'aprile 2009, per il 40 per cento delle quote; poi altri 191.357 euro nel febbraio successivo (per il 59 per cento). «Mi ha pagato in assegni» ricorda Melpignano. A questi soldi va sommato il mutuo residuo che era stato acceso sulla Madeleine, circa 400 mila euro. Complessivamente un investimento da 650 mila euro, cui bisogna aggiungere le spese (cospicue) previste per la ristrutturazione dei ruderi e per la realizzazione dell'azienda vinicola.


Dunque per dieci mesi Melpignano, per sua stessa ammissione, è stato socio di fatto di Francesco D'Alema con il 60 per cento delle quote. Ed è rimasto dentro all'impresa per un altro anno con l'1 per cento, quello che poi Vinci cede nel marzo 2011. Nel frattempo l'agricoltore è stato sostituito da altri due esperti del settore: Orsini e l'agronomo Andrea Bonino, dal febbraio 2010 socio di Madeleine (detiene il 2 per cento delle quote) e subito nominato consigliere d'amministrazione di un consorzio legato alla Arusia.


Per ora l'azienda ha racimolato circa 57 mila euro di finanziamenti pubblici (quasi 13 mila sono stati restituiti perché «non spettanti»), stanziati nel 2010. Per accedere a questi fondi, l'esperienza di un uomo come Orsini potrebbe essere stata utile. Non è chiaro, però, perché Morichini abbia chiesto a Paganelli un «regalo» per lui. «D'Alema dovrebbe dare delle spiegazioni, anziché attaccare chi osa interessarsi delle sue vicende» dichiara il capogruppo Pdl in Regione, Raffaele Nevi. Ma il presidente del Copasir, contattato da Panorama, per ora preferisce non rispondere.


DA: www.dagospia.com