IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

domenica 30 gennaio 2011

GOVERNO DUE ANNI DI INGIUSTIZIE





Ma la legge è di destra o di sinistra? Che domanda, dipende dal cuoco che la sforna, è ovvio. Sicché, applicando le categorie di Norberto Bobbio, una legislazione cucinata dalla destra sarà orientata verso la libertà anche a costo di negare l'eguaglianza, una legislazione di sinistra ci servirà in tavola un menù perfettamente rovesciato. Proviamo allora a esaminare sotto questa lente i 32 mesi del governo Berlusconi, consultando per parole chiave la banca dati delle Leggi d'Italia. Risultato: zero.

Nessuna legge cita l'eguaglianza, né "uguale", "ugualmente" e via uguagliando (dunque Bobbio ci aveva visto giusto); però in nessuna legge risuona la parola "libertà", né altri termini con la medesima radice. Sarà perché la funzione legislativa si è ormai spostata altrove, perché il Parlamento è poco più di un soprammobile nella casa delle nostre istituzioni? Può darsi, dato che sempre in quei 32 mesi l'iniziativa governativa copre l'82% della legislazione. E allora immergiamoci nel gran mare dei decreti. La pesca? Una sola citazione per l'"eguale importo", appena un paio per le libertà da parte del Popolo della libertà. Insomma, il vuoto. Lo stesso deserto di valori che dai partiti si comunica alle norme, e che per loro tramite governa la nostra esistenza collettiva. E almeno in questo, le parole della legge non ingannano.

Per esempio la riforma Gelmini dell'università usa per 14 volte l'espressione «senza nuovi o maggiori oneri »: così, a scanso d'equivoci. Mentre l'art. 2 del "milleproroghe", in vigore dal 29 dicembre, s'esprime in questi termini: «Con provvedimenti predisposti dal Commissario di governo del comune di Roma, nominato ai sensi dell'art. 4, comma 8-bis del d.l. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42, che deve essere in possesso di comprovati requisiti di elevata professionalità», (ma chi, lui o la legge?), «sono accertate le eventuali ulteriori partite creditorie e debitorie rispetto al documento predisposto ai sensi dell'art. 14, comma 13-bis, del d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, dal medesimo commissario» (ma perché, è il commissario che converte i decreti?). Èin questi laghi semantici che galleggia in ultimo l'assurdo, il paradosso, il controsenso.

Così, sempre la legge Gelmini (art. 14, comma 1) attribuisce crediti formativi ai campioni olimpici e paraolimpici. Insomma se hai vinto un torneo mondiale di ping pong t'abbuono l'esame di Filologia romanza. Che ci azzecca? Ma è ancora nulla rispetto alla contraddizione fra altri due articoli della stessa legge (6 e 29): il primo fa salvo un certo articolo d'una legge preesistente, il secondo lo abroga. Come a dire che tuo nonno è sia vivo che morto.

Né più né meno dei detenuti che la "svuotacarceri" (entrata in vigore il 16 dicembre) farebbe uscire di galera. In teoria sono 9.600; ma siccome questa legge manda ai domiciliari chi abbia l'ultimo anno di pena da scontare, alla prova dei fatti ne vengono fuori meno di 3 mila. Gli altri 6.600 non hanno un domicilio, né un parente che li accolga: è il popolo degli stranieri, che in Italia ha perso pure il diritto alla clemenza. D'altronde lo abbiamo perso tutti, per esempio il diritto a ottenere una fiscalità clemente, quando la pressione fiscale viaggia al 43,2%, quasi 4 punti sopra la media europea. Quando babbo Natale ci ha portato in dono il rincaro delle multe (+3,5%) così come delle sanzioni tributarie (+1%). Quando lo Stato esattore tradisce tuttavia le sue stesse parole.

Dal 2000 lo Statuto del contribuente vieta la retroattività delle leggi tributarie, ne impone la trasparenza, inibisce l'uso della decretazione d'urgenza in materia di tributi: è stato violato oltre 300 volte nella legislazione dello scorso decennio. Niente di strano, se è vero che nel 2011 i comuni possono riscuotere la tassa sui rifiuti in tre modi diversi, tutti a rischio d'illegittimità, perché i ministeri litigano e chi ci capisce è bravo ("Sole 24 Ore
C'è allora da sorprendersi se questo legislatore schizofrenico abbia segato il ramo delle nostre libertà? Il "Wall Street Journal" ci situa al 74º posto quanto alla libertà economica, peggio del Madagascar. Secondo Freedom House la nostra stampa è «parzialmente libera», e pure in questo campo ci surclassano 71 paesi. L'International Religious Freedom Report 2010 ci ha appena bacchettato perché i privilegi che dispensiamo al Vaticano offendono la libertà di religione. Mentre l'"Economist" ci colloca tra le «flaved democracies », tra le democrazie imperfette. Per forza, con questa macchina legislativa perennemente in moto. Il presidente del Consiglio - per dirne una - ha firmato 15 ordinanze di protezione civile in una settimana (dal 17 al 23 dicembre). Ma la libertà si guadagna con una legge in meno, non in più.
michele.ainis@uniroma3.it

da: www.espresso.repubblica.it

martedì 18 gennaio 2011

MILANO LE SCUOLE DELL' OPUS DEI







Le scuole Faes (famiglia e scuola) nascono a Milano 36 anni fa e come il Leone XIII, il San Carlo, il Gonzaga, l'istituto dei Salesiani, sono scuole paritarie non statali. Non essendo neppure "cattoliche", cioè governate direttamente o indirettamente dalla Chiesa Cattolica, amano definirsi "laiche".
Nel gergo, utilizzato dall'istituzione, le scuole Faes sono "lavori personali", nascono cioè su iniziativa di membri dell'Opus Dei e secondo il volere di Josemaría Escrivá de Balaguer, fondatore dell'istituzione, sono di "ispirazione" cattolica e omogenee, "educano cioè i bambini secondo i principi delle differenze di genere". In altre parole sono frequentate solo da maschi o da femmine, senza momenti di promiscuità. Diffuse nelle principali città italiane, a Milano sono conosciute le scuole Aurora, Monforte e Argonne. Se interpellati sulla scelta dell' "omogeneità", i genitori che iscrivono i figli all'Argonne e che ho potuto interrogare, ritengono che non essendo la socializzazione una priorità della scuola (perché la si può fare anche altrove) ma l'insegnamento (ruolo principale della scuola), è bene che gli insegnanti siano messi nelle condizione di farlo al meglio. E avere davanti a sé una classe omogenea aiuta di certo; "Inoltre aiuta i ragazzi (soprattutto i maschi, ma in parte anche le ragazze), evitando confronti e "distrazioni" che nell'adolescenza sono deleteri".
È discorde la voce di una ex alunna della scuola Monforte, ora adulta e madre di due figli, che ne critica i principi e lo stile educativo,: "Ma come è possibile separare in modo così netto la sfera logico-razionale (dell'intelligenza razionale) da quella affettivo -relazionale (dell'intelligenza emotiva)?".
Il sito ufficiale delle scuole milanesi (www.faesmilano.it) propone, sulla homepage, un testimonial singolare per quelli dell'Opera: la signora Marina Salomon, nota imprenditrice che dopo aver avuto un figlio (di nome Brando) da Luciano Benetton , si è sposata civilmente con un divorziato, Marco Benatti, veronese. La stessa dichiara: "Ho scelto le scuole Faes perché ho cercato figure educative di riferimento...la scuola fa fatica ad educare....la situazione attuale della scuola italiana a me pone molte paure sul futuro della società e dell'economia italiana...". espandi - comprimi
Ci si chiede come mai nelle scuole Faes, laiche per definizione e che tali si proclamano sul sito ufficiale www.faesmilano.it ("le scuole FAES sono quelle più laiche di tutta Milano") i ragazzi, attraverso la tutoria, vengono incoraggiati ad incontrare il sacerdote e addirittura a ricorrere alla Confessione sacramentale. E non si era detto che lo scopo principale di queste scuole è quello didattico? Basterebbe una maggiore trasparenza per non deludere tanti alunni e genitori che, basandosi sulla comunicazione ufficiale, pensano di trovare una scuola diversa.
In altre parole, dall'anno 2008/09, dopo la delibera della Giunta regionale n. 6114 sui "Criteri relativi alla assegnazione della dote istruzione anno scolastico 2008/2009", gli studenti delle scuole pubbliche sono esclusi per legge dal presente beneficio economico.
Grazie al documento "Il finanziamento pubblico alla scuola privata in Lombardia" del novembre 2009, elaborato da Luciano Muhlbauer con la collaborazione di Tina d'Amicis, Luigia Pasi, Anna Camposampiero, Ivano De Ponti, Emanuela Donat-Cattin, è possibile risalire alla cifra stanziata per le sole scuole Faes, che ammonta a € 379.300,00 (scarica il Pdf con la tabella - 45 Kb).
Per l' anno scolastico 2009/2010, si sta cercando di ottenere, tramite l'ufficio "Dote scuola" della Regione, gli stessi dati sulle cifre destinate alle singole scuole paritarie; ad oggi la risposta più precisa è stata questa: "Se vuole le singole denominazioni delle scuole, la cosa si fa complicata".
Durante una riunione pubblica promossa dalle Acli di Corbetta, comune dell'Ovest milanese, nel mese di novembre 2010, sul tema della Scuola e in particolare della riforma Gelmini, era presente il consigliere regionale Francesco Prina [di area PD] che non ha fatto nessun cenno al sistema discriminatorio della Dote Scuola, anche in considerazione del fatto che lo stesso giorno era stato approvato l'emendamento alla legge di stabilità che stanziava 245 milioni di euro per le scuole private. Ci si aspettava almeno un'adeguata informazione su un tema così attuale che coinvolge le famiglie del territorio.
da: www.cadoinpiedi.it






venerdì 7 gennaio 2011

DIECI ANNI..............1000 BUGIE




Ponti, strade, porti e faraonici tunnel verso l'Europa. Uno Stato leggero, iper tecnologico, digitale. Un Parlamento finalmente snello. Una giustizia rapida con le norme riscritte da capo. E poi il Piano per il Sud, e soprattutto, la realizzazione dello slogan della vittoria, il lasciapassare per la Storia, la Rivoluzione Liberale. Via le tasse e, signore e signori, un Codice Fiscale Unico al posto di 3 mila leggi. Dopo Giustiniano e Napoleone, il Codex Berlusconi, uomo sobrio, cortese, animo bucolico e agreste. Italia 2010, il paese che non c'è. Il paese dei sogni? No, il paese di Silvio. Quello che aveva garantito nel 2001 con il libro spedito alla vigilia della campagna elettorale nelle case degli italiani per presentare lo Stato che avrebbe costruito in dieci anni, a immagine e somiglianza della sua vita e della sua vis.


Ben più che un programma, un album di famiglia, una tavola delle leggi, la proiezione di quello che sarebbe diventata l'Italia sotto la sua guida. Il titolo, indimenticabile, "Una Storia Italiana".
Dieci anni dopo, il Decennio si rivela per quello che è, una storia all'italiana: biografie candeggiate, promesse mirabolanti, progetti grandiosi. Tutto ancora da fare. "Prima della fine della legislatura arrriveremo a un codice unico di norme fiscali", annuncia con l'aria di chi ne ha inventata una clamorosa il 9 giugno alla Confartigianato. Platea di personcine davvero educate o un bel po' smemorate. Infatti, la stessa scena si era ripetuta nello stesso posto due anni prima, e forse due anni prima ancora. Di certo era una delle cinque grandi missioni per cambiare il Paese. "Ecco l'Italia nuova, il progetto della Casa delle libertà, l'Italia del 2010", annunciava il cahier berlusconiano nella primavera 2001, quando Obama era solo un avvocato di Chicago, un caffè costava 800 lire e le Twin Towers erano ancora al loro posto. Invece del mondo nuovo, resta un diluvio di leggi ad personam, nessuna grande opera, solo se si escludono lifting e trapianti di capelli. Per tutti gli altri gli anni sono passati (invano), lui si comporta come se fosse sempre ai blocchi di partenza, come se fosse l'Anno Zero di Silvio.


Nel 2000 aveva decretato: via l'Irap, "che io chiamo imposta rapina". Al massimo due aliquote, una al 23 e una al 33, poi esenzione totale per famiglie con redditi bassi. Fatto e stampato. Ma qualcosa deve essere andato storto. Perché due mesi fa, il Presidente Annunciatore ha preso un altro impegno solenne: "La prima cosa che faremo sarà pensare alle famiglie numerose". E la seconda? Indovinate: via l'imposta rapina. Peccato che, ha fatto sapere Giulio Tremonti, costi almeno 40 miliardi di euro e serva a finanziare la sanità. Un dettaglio per il Cavaliere: quando andrà al governo, allora sì che vi farà vedere come si fa. Nell'attesa, le due aliquote sono rimaste nel libro dei sogni: "Le faremo entro la fine della legislatura", ha ribadito il 27 marzo, "come da me immaginato nel '94". Appunto, l'immaginazione al potere.


"Meno tasse uguale più investimenti uguale meno disoccupazione uguale più ricchezza", calcolava a inizio decennio. Al termine del decennio l'equazione è esattamente invertita: più disoccupazione, meno investimenti e la pressione fiscale in aumento: nel 2009 è salita al 43,2, tre punti sopra la media europea, "caso unico tra le grandi economie", sottolinea perfino il compassato Istat. Beh, almeno un record è stato raggiunto.


Grandi opere nel 2000? Grandi opere nel 2010. Le stesse. Per forza, non sono state mai fatte. Eh sì che non si è mica stati con le mani in mano. Prendiamo la grande opera per eccellenza, il Ponte sullo Stretto di Messina: "I lavori sono già partiti con puntualità", ha dichiarato orgoglioso il ministro Altero Matteoli, otto anni dopo il primo decreto. Peccato che non sia vero, il cantiere non è stato ancora aperto, si comincia solo a lavorare, forse, sulla linea ferroviaria di Cannitello. A furia di annunci, il ponte è diventato la cattedrale al governo del non fare. Come la Salerno-Reggio Calabria: il Dpef 2002 del governo Berlusconi giurava che l'ampliamento sarebbe terminato nel 2006, in tempo per le elezioni. Ora si punta al 2013: altro anno elettorale. Il Mose di Venezia: prima pietra nel 2003, ora a fatica a metà strada avendo già consumato quasi tutto lo stanziamento: 3,2 miliardi di euro già spesi su 4,2. La sola infrastruttura portata a termine è l'ampliamento by Anemone del patrimonio immobiliare dell'ex ministro Pietro Lunardi, l'uomo dei tunnel. Un professionista delle ristrutturazioni: le sue. In sala d'attesa anche il Meridione. "Attuazione del Piano per il Sud, chiave di volta dello sviluppo nazionale", proclamava Silvio nel programmone. Per nove anni non se n'è saputo più nulla. Si è via via trasformato in una svaporata Banca per il Mezzogiorno e in una cabina di regia per i fondi europei. Poi, nell'estate 2009, la bomba: "Il piano è pronto". Decennale, ancora una volta: da qui al 2020, il rinascimento meridionale è assicurato. A dare il definitivo annuncio, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: "Il Piano Berlusconi sarà pronto entro poche settimane", avvisa a metà 2009. "Entro la fine dell'anno", corregge a settembre. "Entro l'estate", ritorna sul luogo del delitto il 28 aprile. Le ultime parole: due giorni dopo si è dimesso da ministro.


Italia 2010: nessuna "rivoluzione copernicana" all'orizzonte. Non si può dire lo stesso di Silvio 2010. O dieci anni fa non l'hanno raccontata tutta. Oppure quest'uomo è cambiato. Nel 2001 vagheggiava sui libri de chevet come "il Disprezzo del mondo" di Erasmo da Rotterdam, "Lo spaccio della bestia trionfante" di Giordano Bruno e i Mistici (sì, i mistici!) medievali: proprio il genere di testi da palinsesto del Biscione. La settimana scorsa a Parigi, ha rivelato la nuova fonte di ispirazione: "La sera leggo i "Diari di Mussolini"". Questa volta, il testo lo sta assorbendo bene. Dieci anni fa, indicava il trio di intellettuali di riferimento: Giuliano Ferrara, Paolo Guzzanti e Ferdinando Adornato (neanche una riga invece su Bossi, Fini e Casini). Oggi l'Elefantino si annoia. Adornato è finito nell'Udc, disperso, in quel mondo che definiva di "uomini cinici senza qualità". Guzzanti è un fiume in piena contro "il priapismo e cesarismo di Brianza".


Al loro posto il professore di chiara fama Gaetano Quagliariello, il martire occidentale Renato Farina e, in primis, l'estensore materiale della Storia italiana: da coordinatore redazionale a ministro della Cultura, la corroborante parabola di Sandro Bondi. Ecco uno che in questi dieci anni ha svoltato, dopo aver cantato il culto per la famiglia e la dedizione del Cavaliere verso i suoi cari, Veronica, figli di primo e di secondo letto:" Adora fare il marito e il papà, autentici momenti di felicità" strappati "al lavoro alla scrivania fino alle due e mezzo". Eh, lavoro. Scrivania. Il paese non è cambiato, ma le notti del condottiero di Arcore si sono vivacizzate: spettacolini, farfalline, abitini, letterine, meteorine. E lettoni, però. Dalla foto di gruppo esce Veronica, passa Noemi, entra Patrizia D'Addario, spuntano nel Pdl fisioterapiste, infermiere, igieniste dentali, e ora, in via del divorzio numero due, chi lo tiene? In Abruzzo, educato: "Posso palpare la signora?". Il 2 giugno, a fianco di Giorgio Napolitano, manca poco che fischi come un marinaio che non tocca terra da mesi e che salti la barriera vip in preda a un virile e molto gesticolante entusiasmo al passaggio di una avvenente crocerossina. A Sofia: "Da quando sono scapolo ho la fila dietro la porta". Chissà i prossimi dieci anni, una storia italiana cosa riserva.


Manca all'appello qualcosa? Lo Stato on line, ancora in stand by. La scuola delle tre I, Inglese, Internet, Impresa, difficile da attuare con 25 mila docenti, post cura Gelmini, senza cattedra da settembre. Sbandierava risorse per le forze dell'ordine, "da dotare di mezzi e tecnologie", nel 2001, ma sulla Finanziaria 2009 perfino il ministro Roberto Maroni si schierò con i poliziotti senza stipendi e benzina. E la Grande Riforma istituzionale: "Attribuzione ai cittadini del diritto di scegliere i governanti!", promise Silvio dieci anni fa, e invece è arrivato il Porcellum e quel poco che si poteva scegliere, con le liste bloccate è bello che andato. E "il dimezzamento del numero dei parlamentari". Mai avviato, peggio che posare la prima pietra a Messina.


Il meglio di sé il Cavaliere in questi dieci anni l'ha dato su giustizia e informazione. Nuovo codice penale, nuovo codice civile, riforma della giustizia, sbandierava al punto di partenza. E qualche giorno fa, il ministro Angelino Alfano non si è fatto cogliere impreparato: "La riforma della Giustizia? A settembre si fa, sono pronto". E ci mancherebbe, dopo solo dieci anni che ne parlano. Molto più rapidi i berluscones si sono rivelati nella giustizia creativa quando in ballo c'è il corpo del capo, anzi del reato: 39 leggi ad personam che spaziano dal legittimo impedimento alle Cirami-Cirielli-Schifani-Alfano, dalla Gasparri all'ultimo ddl sulle intercettazioni. Il ddl sulla corruzione? Insabbiato: eppure era l'unico che serviva davvero, visto il prosperare del ramo corruttori & concussori, certifica la Corte dei conti: corruzione più 229 per cento, concussione più 153 nell'ultimo anno. Finalmente, un settore del fare.Libertà di opinione e di espressione, predicava allora. Nell'Italia 2010, l'obiettivo si è trasformato nel bavaglio all'informazione, e nella minaccia di non firmare, lui proprietario di Mediaset diventato con l'interim dello Sviluppo economico, anche ministro della televisione, il contratto di servizio con la Rai troppo faziosa ("Era una battuta", si sono affrettati a comunicare da Palazzo Chigi). Nonostante lo sbarco a viale Mazzini, di uomini di totale fiducia, dal dg Mauro Masi a quello del Tg1 Augusto Minzolini. "La libertà è come una corda tesa che non si spezza d'un colpo, ma si allenta, si infeltrisce, diventa infine libertà condizionata, libertà che non c'è più". E su questo, ce la mette tutta per non deludere. "Il nostro è un partito dei valori e dei programmi", sosteneva, "il contrario dei vecchi partiti che considerano il programma carta straccia". Lui no, se ne guarda bene. Non mettendolo mai in pratica, torna sempre utile. E sempre come nuovo.

da: http://espresso.repubblica.it di Marco Damilano e Denise Pardo

mercoledì 5 gennaio 2011

CONSIGLIERI COMUNALI ASSUNTI E RISARCITI ECCO L'ITALIA

ROMA - Le cifre sono un po’ meno da capogiro, il sistema è esattamente lo stesso. Si chiamano «rimborsi permessi incarico pubblico», e sono previsti dal Testo Unico 267/00, agli articoli 79 e 80. Il Corriere se n’è occupato nel gennaio del 2008, in riferimento alla Provincia di Roma (all’epoca amministrata da Enrico Gasbarra), con un’inchiesta che poi è finita in Procura (vedi articolo in basso). Ma il meccanismo è ben oliato, e vale per tutte le amministrazioni, dalle Regioni, ai Municipi: chi svolge una carica pubblica viene assunto in un’azienda e percepisce un reddito. Quei soldi, però, sono solo «anticipati» dalla ditta, che poi viene rimborsata dall’ente pubblico al quale appartiene il politico. Funziona così anche al Comune di Roma, dove sono in 19 (sia di centrosinistra che di centrodestra) ad aver presentato la documentazione sui rimborsi. Alcuni casi, però, saltano immediatamente agli occhi.
Il più eclatante è quello di Giorgio Ciardi, delegato alla sicurezza di Alemanno, ex An. Dopo le elezioni dell’aprile 2008, Ciardi vede impennarsi i suoi redditi. Come? Con l’assunzione presso la «Gruppo Servizi Generali», società che si occupa di un po’ di tutto: carico, scarico e immagazzinaggio delle merci; confezionamento e imballaggio di alimenti o bevande; appalti di manovalanza e pulizia. Ma anche catering, organizzazione di uffici, raccolta e smaltimento di rifiuti non pericolosi, gestione di banche dati, trasporto di disabili.



Amministratore unico dell’impresa è Massimiliano Piccolo, il fratello di Samuele, Pdl, vicepresidente del consiglio comunale. Piccolo è «mister preferenze», entrato in Campidoglio con oltre diecimila voti. E, in aula Giulio Cesare, Ciardi si è legato politicamente a lui (tutti e due sono nell’orbita dell’assessore al Patrimonio Alfredo Antoniozzi). Da settembre 2008, per la «Gruppo Servizi Generali», sono scattati i rimborsi d’oro per l’assunzione di Ciardi: 4.541 euro lordi il primo mese, 56.337 euro per ottobre novembre e dicembre, 29.818 euro per gennaio e febbraio 2009, addirittura 22.326 a marzo, mese «record». Ad aprile 2010, Ciardi cambia società: da Gruppo Servizi Generali a «Consorzio Lavoro Attivo», cooperativa che si occupa sempre di facchinaggio, imballaggio, trasporto di merci. E Piccolo? Pure per lui ci sono i rimborsi. La società è la «Consulit unipersonale» , gli importi variano di mese in mese. Per tutto il 2008, Piccolo prende 60 mila euro lordi. Ma dal 2009 lo stipendio cresce: 16 mila euro nel periodo gennaio-febbraio ((8 mila al mese), 13.408 per marzo.
Anche Patrizio Bianconi, consigliere ex Forza Italia, ribattezzato «Mangiafuoco» per via del pizzetto dall’aria mefistofelica, ha trovato lavoro dopo essere stato eletto in Campidoglio. Bianconi è quello che chiedeva «un patto di sangue» ad un elettore («o mi vota, oppure niente favore» , era la sintesi del suo pensiero) e a gennaio 2010 la «Freelance Promotions» comincia a chiedere i rimborsi per la sua assunzione: 1.760 euro lordi la prima volta, 6.045 a febbraio, 5.394 a marzo Al netto, uno stipendio da 2.500-3 mila euro circa. Per fare cosa? Nella ragione sociale, la «Freelance promotions» organizza spettacoli, eventi, rassegne di artisti, vendita di biglietti. Tra le altre cose, la società della quale è amministratore unico Alessandro Santi, gestiva la discoteca estiva del «Settimo cancello», a Capocotta.

Giordano Tredicine, invece, discendente della storica famiglia di venditori ambulanti originaria dell’Abruzzo, ha un contratto con la Servitalia 2002, il cui amministratore unico è l’ultraottantenne (classe 1929) Francesco Fina. La sede legale è a Marino, più precisamente a Santa Maria delle Mole, zona a ridosso del territorio dove Tredicine è più forte, cioè l’Appio Tuscolano. Una ditta, la Servitalia, che fornisce, produce e realizza impianti e strumenti elettromedicali, e che si occupa dell’analisi e della realizzazione di procedure informatiche per laboratori di analisi e strutture medico-chirurgiche. Anche per Tredicine, entrato in Campidoglio col Pdl, sono scattati i rimborsi: 3.397 euro lordi di rimborso a maggio e giugno 2008, 19 mila complessivi per luglio, agosto, settembre e ottobre, 11.500 per novembre e dicembre. Nel 2008, l’impresa risultava avere due dipendenti: uno è Tredicine.
Lunedì, in serata, il sindaco Alemanno ha diffuso una nota in cui precisa che «la vicenda dei rimborsi incontrollati a consiglieri comunali e municipali, appartiene al passato e non sarà più applicabile nel 2011». Infatti, sostiene il primo cittadino, «già nel Decreto Legislativo per Roma Capitale, approvato il 20 settembre del 2010, è previsto in termini espliciti un tetto ai rimborsi sia per quanto riguarda i consiglieri capitolini sia, in misura più ridotta, ai consiglieri municipali».
da: Articolo sul Corriere della Sera in edicola, Cronaca di Roma a pagina 1 03 gennaio 2011
Ernesto Menicucci