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mercoledì 6 aprile 2011

IL NUCLEARE IN ITALIA NON SI FERMA

Il disastro di Fukushima ha di fatto bloccato la cavalcata italiana verso il nucleare. C'è chi continua, però, a chiedere calma e a rimandare ogni decisione. Quasi a voler far passare questo momento di attenzione altissima per riproporre le centrali in Italia. Ne abbiamo parlato con Willer Bordon.La Marcegaglia dice che sulla scelta nucleare non bisogna farsi prendere dall'onda emotiva. Cosa ne pensa?Credo che ci sia bisogno di razionalità in questa questione e quindi da questo punto di vista sono totalmente d'accordo con la Marcegaglia. Mi spiego però. Il sì o il no al nucleare si può basare su dati razionali senza essere coinvolti in dati emozionali. Io non ho mai avuto dubbi su questo e cioè si tratta di fare quello che gli esperti chiamano un bilancio di costi e benefici. E il mio giudizio del nucleare, che è un giudizio di carattere negativo, nasce da una scelta razionale non da una scelta emotiva. Dopodiché è evidente che però non si può non tener conto di quanto è avvenuto in Giappone. Non c'è niente di emozionale in questo, c'è semplicemente un dato di assoluta verifica. Lo diceva Rubbia non più tardi di qualche giorno fa in un'intervista, che quando si dice il nucleare è sicuro ci si basa su un dato probabilistico e cioè sicuro magari in una scala da 1 a 1.000, ma può succedere altro, e le conseguenze come si vede possono essere devastanti. Questa è una riflessione razionale. L'Italia ha già detto no al nucleare con un referendum. Era il 1987. Perché la politica non ne tiene conto?Ma sa se è per questo c'è anche un altro famoso e clamoroso referendum non rispettato, quello del finanziamento pubblico ai partiti, quindi da questo punto di vista ahimè non è l'unico caso in cui un'espressione molto netta dei cittadini è stata disattesa. Dopodichè, per l'amor di Dio, io torno a dire che non mi scandalizzo di niente. La legge sui referendum deve essere abbastanza chiara, quando c'è un risultato dopo alcuni anni teoricamente si può riprendere in considerazione la questione, quindi che il governo l'abbia fatto può essere discutibile dal punto di vista di un giudizio politico ma poteva farlo, come i cittadini potevano raccogliere le firme per dire ancora una volta di no. Io però ritorno sul ragionamento che ho fatto all'inizio, io non vorrei che dividessimo il giudizio tra i favorevoli e i contrari per cui i favorevoli sono i razionali, insisto, e i contrari sono gli irrazionali che si muovono sull'onda emotiva. Io sono convinto che sulla base di una riflessione molto seria di costi e benefici oggi le persone razionali non possono che giungere alla conclusione a cui giunsero i cittadini tanti anni fa, cioè non ha alcun senso oggi far entrare l'Italia in questo campo. Perché i partiti vogliono il nucleare? E perché alcuni partiti di opposizione, come il Pd, non portano avanti una scelta univoca?Beh, il Pd è instabile per antonomasia. Non c'è una questione sulla quale il Pd abbia una posizione univoca e quindi diciamo che sarebbe una sorpresa il contrario. È evidente che, allora torniamo sempre al discorso razionale, è chiaro che l'Italia ha un problema molto forte che è quello di essere totalmente dipendente per quanto riguarda le fonti energetiche da altri paesi e questo crea molti problemi come si è visto anche con le vicende libiche. Quindi da questo punto di vista è evidente che quando qualcuno ti dice "Ma come? C'è il nucleare, non è rischioso, è pulito e via discorrendo..." e poi ti spiega magari che il rischio c'era ma c'era negli impianti come quelli di Chernobyl di generazioni tecnologiche sorpassate etc., ci può essere la tentazione di arrivare alla conclusione di dire di sì, anche perché non nascondiamoci dietro un dito, fare centrali nucleari è un gigantesco business. Dopodichè è evidente che la vicenda giapponese ha creato una bella questione, cioè ha dimostrato che il nucleare anche di generazioni più avanzate è tutt'altro che sicuro come Rubbia ha ripetuto all'infinito. È chiaro che si può calcolare anche con le tecnologie più moderne un grado ancora più ampio di sicurezza ma dire che in assoluto non può succedere nulla beh oggi non è possibile. E quindi i partiti hanno fatto più di qualche retromarcia. Io vi inviterei davvero tutti però a riflettere razionalmente se ha senso un investimento di questo tipo. Ribadisco: oggi ci possono essere alternative molto più valide e molto più credibili per rendere l'Italia autonoma dal punto di vista energetico, questo è il punto.Nelle scelte italiane sul nucleare influisce la pressione francese?Certo che influisce. Che in questa vicenda nel nucleare avremmo finito per essere apparentemente autonomi e invece ancora di più diciamo sostanzialmente valvassini o vassalli della Francia mi pare assolutamente evidente, perché è chiaro che a oggi tra i nostri vicini quelli che hanno la tecnologia nel caso noi facessimo questi impianti da venderci sono proprio i cugini francesi, è chiaro che per i francesi un'operazione di questo tipo era grasso che colava. Però mi sembra che oggi anche in Francia come in Germania la riflessione sia un tantinello più razionale di quanto non lo sia in Italia.Ma alla fine il nucleare in Italia lo faranno oppure no?Ad oggi è chiaro che nessun partito ha il coraggio di scegliere definitivamente il nucleare finché non passa l'ondata giapponese. Quindi se dovessi rispondere oggi direi che in questo momento il nucleare è tramontato. Dopodiché insisto per fare un esempio, veda la vicenda del finanziamento pubblico ai partiti, passata la festa gabbato lo santo, quindi il rischio è che per l'appunto passata l'ondata emozionale qualcuno, al di là dei risultati di questo o quel referendum, tenti di fare l'operazione. Per cui sarebbe molto meglio che al di là della moratoria si giungesse invece a una scelta definitiva e la si facesse, insisto, sulla base di un dato semplicissimo: costi e benefici. Se uno fa un ragionamento razionale e serio sui costi e benefici non può che giungere alla conclusione che oggi il nucleare, almeno per quanto riguarda il nostro paese, non ha senso. Fonte: http://www.cadoinpiedi.it