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martedì 21 giugno 2011

PER LA CASTA I TAGLI NON CI SONO MAI......













Omeopatia, dentista e psicologo tutti i rimborsi per i deputati
12 aprile 2011
Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati. Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al più pari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio. A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks.
Va detto ancora che la Camera assicura un rimborso sanitario privato non solo ai 630 onorevoli. Ma anche a 1109 loro familiari compresi (per volontà dell'ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini) i conviventi more uxorio.
Ebbene, nel 2010, deputati e parenti vari hanno speso complessivamente 10 milioni e 117mila euro. Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche. Oltre tre milioni per ricoveri e interventi (eseguiti dunque non in ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private). Quasi un milione di euro (976mila euro, per la precisione), per fisioterapia. Per visite varie, 698mila euro. Quattrocentottantotto mila euro per occhiali e 257mila per far fronte, con la psicoterapia, ai problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante"), 28mila e 138 euro. Visite omeopatiche 3mila e 636 euro. I deputati si sono anche fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale, e dunque hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153mila euro di ticket.
Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, tuttavia, sono stati desegretati. "Abbiamo chiesto – dice la Bernardini – quanti e quali importi sono stati spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal 'fondo di solidarietà sanitarià come ad esempio balneoterapia, shiatsuterapia, massaggio sportivo ed elettroscultura (ginnastica passiva). Volevamo sapere anche l'importo degli interventi per chirurgia plastica, ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare". Perché queste informazioni restano riservate, non accessibili? Cosa c'è da nascondere?
Ecco il motivo di quel segreto secondo i Questori della Camera: "Il sistema informatizzato di gestione contabile dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste. Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessità di un'attività di elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non è possibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste".
Il partito di Pannella, a questo proposito, è contrario. "Non ritengo – spiega la deputata Rita Bernardini – che la Camera debba provvedere a dare una assicurazione integrativa. Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo gia l'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani. Se gli onorevoli vogliono qualcosa di più dei cittadini italiani, cioè un privilegio, possono pagarselo, visto che già dispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata. Non si capisce perché questa 'mutua integrativà la debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori". "Secondo noi – aggiunge – basterebbe semplicemente non prevederla e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno".
Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private – è il commento del presidente dell’ADICO, Carlo Garofolini – e sempre nel massimo silenzio di tutti.
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domenica 19 giugno 2011

NEL BLU DIPINTO DI AUTO BLU






Il sito "Repubblica.it" ha recentemente postato un video di un cittadino che ha ripreso un'auto blu utilizzata per scopi che nulla avevavo a che vedere con quelli istituzionali. Penso che sia ora di dire basta a questo scempio ed al conseguente spreco di denaro pubblico.

Secondo le rilevazioni del sito www.contribuenti.it si apprende che nel 2009 il parco delle «auto blu» sarebbe cresciuto del 3,1 per cento, passando da 607.918 a 626.760 unità. E nel primo trimestre del 2010 il trend positivo non si sarebbe fermato: +0,6 punti percentuali, 629.120 «auto blu». In contrasto alla legge che fin dal 1991 limita l'uso esclusivo delle auto blu ai soli Ministri, Sottosegretari di Stato e ad alcuni direttori generali. Non sappiamo attraverso quali fonti il sito individui quei numeri ed è difficile giudicare se sia realistico il calcolo che qualcuno ha fatto del costo di un tale apparato: 18,93 miliardi di euro l'anno. La cifra è talmente elevata che il dubbio è lecito. Anche solo ipotizzando che siano un quarto del numero citato ed il loro costo unitario sia correttamente calcolato (cioè 30.000), ne risulterebbe comunque un costo complessivo di circa 5 miliardi di euro. La cifra non è dissimile da quella indicata dal Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta,il parco auto delle pubbliche amministrazioni risulta composto da circa 86.000 autovetture (escluse quelle con targhe speciali dedicate a finalità di sicurezza e di vigilanza). Di queste, 5.000 sono «blu blu» (di rappresentanza politico-istituzionale a disposizione di autorità e di alte cariche dello Stato e delle amministrazioni locali); 10.000 «blu» (di servizio con autista a disposizione di dirigenti apicali) e circa 71.000 «grigie» (senza autista, a disposizione degli uffici per attività strettamente operative). il quale ha avviato uno specifico monitoraggio sulle autovetture di servizio i cui risultati sono stati dettagliatamente illustrati nell'ambito della relazione al Parlamento sullo stato della pubblica amministrazione, il 20 ottobre ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Secondo i dati raccolti ed elaborati dal Centro servizi, assistenza, studi e formazione per l'ammodernamento delle pubbliche amministrazioni (FormezPA),

Nella pubblica amministrazione centrale (Ministeri, agenzie, università, enti pubblici) sono presenti circa 3.000 auto «blu blu», 5.500 auto «blu» e un numero molto limitato di auto «grigie» (1.500). Nelle amministrazioni regionali e locali si concentra, al contrario, la quasi totalità delle auto «grigie» (oltre 70.000), circa 2.000 auto «blu blu» e 4.000 auto «blu». Le autovetture risultano in larga misura di proprietà: 81 per cento delle amministrazioni locali e 57 per cento delle amministrazioni centrali. Da questi dati si evince che il costo totale stimato per il parco auto della pubblica amministrazione è di circa 4 miliardi di euro per consumi, assicurazione e noleggio; di cui 2 miliardi di euro per il personale addetto al parco auto (di cui 1 miliardo di euro per gli autisti e 1 miliardo di euro per gli altri addetti) e di 1 miliardo di euro per le vetture dedicate ai servizi-targhe speciali e alla vigilanza urbana. Se a tale dato si aggiunge il costo di sostituzione delle autovetture (ogni 5 anni) si arriva nuovamente ad un costo complessivo di circa 5 miliardi.
Nella classifica generale dei Paesi che utilizzano le «auto blu» l'Italia primeggia con circa 90.000 autovetture, seguita dagli Stati Uniti d'America con 72.000, dalla Francia con 63.000, dal Regno Unito con 56.000, dalla Germania con 55.000, dalla Turchia con 51.000, dalla Spagna con 42.000, dal Giappone con 30.000, dalla Grecia con 29.000 e dal Portogallo con 22.000. Alcuni di questi Paesi hanno, peraltro, una popolazione di molto superiore alla nostra.
Vi è un ulteriore studio fatto dal professor Andrea Giuricin dell'Università Bicocca di Milano - Istituto Bruno Leoni, il quale propone di effettuare una stima delle «auto blu» in servizio nel nostro Paese con un'analisi di benchmarking, partendo dai casi di altri Paesi sviluppati quali Spagna e Stati Uniti d'America, che mettono a disposizione dati aggiornati e più trasparenti dell'Italia.
In Italia, come già detto, non vi sono stime aggiornate sul numero di «auto blu»; tuttavia un'analisi del quotidiano economico spagnolo El Economista mette l'Italia in seconda posizione, dietro gli Stati Uniti per numerosità di «auto blu». Se il numero delle «auto blu» è difficile da stimare, la stima è ancora più complicata per i costi. Anche in questo caso, i dati italiani non sono ufficiali, ma si possono fare stime partendo da casi stranieri di Paesi sviluppati. In questo studio il professor Giuricin ha evidenziato tre tipi di costi:
- i costi di manutenzione aumentano all'aumentare della numerosità del parco macchine.
nel caso spagnolo, ogni auto costa poco meno di 2.000 euro annuali. Nel caso degli Stati Uniti, il costo supera i 4.000 euro. Il dato molto elevato dipende sicuramente dalle tipologie di automobile. In Italia, il costo di manutenzione del parco macchine potrebbe superare il miliardo di euro nel caso di costo minimo, mentre supererebbe i 2,7 miliardi di euro, nel caso in cui i costi per auto superassero i 4.000 euro;
- il costo di acquisto annuale dovrebbe essere compreso tra 1 e 1,8 miliardi di euro annuali;
- il costo del personale, considerando il numero di «auto blu» presenti in Italia, potrebbe variare tra 3.145 e 5.503 milioni di euro annuali.
Prendendo in esame queste tre voci è possibile stimare un costo annuale per lo Stato in riferimento alle «auto blu» compreso tra 5,2 e 10 miliardi di euro.
Come si vede dunque considerare in 5 miliardi di euro il possibile risparmio per le casse dello Stato non appare fuori luogo. Certo lo si deve fare con interventi draconiani poiché i vari tentativi di ridurne l’uso con forme di auto disciplina non hanno dato alcun esito.