IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO IN QUESTO ISTANTE AMMONTA A:

venerdì 22 luglio 2011

D'ALEMA UN AFFARE ......AZIENDALE

Giacomo Amadori per "Panorama"


Massimo D'Alema, presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir) mal sopporta chi critica le sue amicizie o ficca il naso nei suoi affari. Così, dopo l'articolo di Panorama uscito il 14 luglio sulla Madeleine, la sua azienda vinicola vicino a Narni (Terni) ha deciso sì di replicare.

MASSIMO DALEMAMASSIMO DALEMA Giacomo AmadoriGiacomo Amadori

Ma al Corriere dell'Umbria: «Per quanto riguarda la vicenda relativa al podere che mia moglie e io abbiamo acquistato in Umbria per i nostri figli, le insinuazioni contenute in articoli di giornale rappresentano solo un esempio di malcostume e un'aggressione nei confronti miei e della mia famiglia» ha detto.


In realtà la richiesta di chiarimenti è legittima, visti i recenti sviluppi dell'inchiesta della procura di Roma che coinvolge un personaggio a lui molto vicino: il manager Vincenzo Morichini. Quest'ultimo, indagato per corruzione, secondo gli inquirenti avrebbe suggerito all'imprenditore Viscardo Paganelli di sovvenzionare personaggi d'area Pd per agevolare i propri rapporti con pubbliche amministrazioni di centrosinistra. I nomi dei presunti beneficiari sono stati trovati dagli investigatori su un appunto dello stesso Paganelli, ognuno con l'importo dei contributi al fianco. Sul «pizzino» era indicato anche Adolfo Orsini, perugino, classe 1951.


Orsini è l'amministratore unico dell'Agenzia regionale umbra per lo sviluppo e l'innovazione in agricoltura, ma è anche un collaboratore dell'azienda agricola della famiglia D'Alema. E di questo collegamento ha parlato Paganelli nel suo interrogatorio (segretato) del 4 luglio scorso. Così, mentre l'inchiesta giudiziaria rallenta per la pausa estiva, in Umbria la storia suscita interesse. E l'avvocato Fiammetta Modena, ex candidato di Pdl e Lega Nord alla Regione, ha scovato sette scritture private siglate tra il 15 e il 18 aprile, in cui Orsini risulta «rappresentante delegato della società agricola la Madeleine» nell'acquisto dei «diritti di reimpianto» di viti presso diversi agricoltori locali.

dalema allo stadio con figlio francescodalema allo stadio con figlio francesco

Nel documento si legge che la delega gli è stata «conferita in data 9 aprile 2009», dal «legale rappresentante» della Madeleine, l'imprenditore agricolo Filippo Vinci, pugliese di Fasano (Brindisi).


Proprio quel giorno, però, e cioè il 9 aprile 2009, nella Madeleine entra un nuovo socio: è Francesco D'Alema, 19 anni da compiere e in tasca un pacchetto di quote pari al 40 per cento. Francesco è il secondogenito del presidente del Copasir. «In realtà noi non conoscevamo Orsini. È Massimo D'Alema che ce lo indica come persona da delegare per le attività che bisogna fare con la Madeleine» spiega a Panorama Sergio Melpignano, avvocato fiscalista, imprenditore nel settore del turismo e padrone di fatto della Madeleine, prima dell'arrivo dei D'Alema.


Nel 1997 era stato arrestato nell'ambito della cosiddetta «Tangentopoli romana» su richiesta della procura di Perugia: una storia di toghe sporche e fondi neri che s'intrecciava con quella della maxitangente Enimont. Nel 2001 Melpignano patteggiò un condanna di un anno e sei mesi per corruzione in atti giudiziari e per altri reati.


Nel 2005 il fiscalista è anche stato sentito come persona informata dei fatti nell'inchiesta sulla scalata Unipol-Bnl per i suoi rapporti con Giovanni Consorte, ex presidente e amministratore delegato di Unipol: «Con Consorte sono amico da tanto tempo» disse ai magistrati e conferma oggi.

Anche D'Alema era vicino a Consorte, tanto che nel 2007 il giudice Clementina Forleo chiese al Parlamento europeo di poter utilizzare le telefonate tra i due. L'assemblea di Strasburgo rispose di no. Frequentazioni comuni a parte, Melpignano e D'Alema si sono conosciuti personalmente una decina di anni fa: «Ma è da un bel po' che non viene nella mia masseria di Fasano, il San Domenico» precisa il legale.


Ufficialmente, nel 2009 le quote della Madeleine appartenevano a Vinci (90 per cento) e alla nipote di Melpignano, l'avvocato Maria Assunta Coluccia. Ma il fiscalista parla con schiettezza e rivendica la proprietà: «I soldi erano miei, Vinci è solo il mio fattore. Di questa storia non sa quasi nulla. All'epoca pensavamo che per avere le agevolazioni con le società semplici l'azionista di maggioranza dovesse essere un agricoltore professionista e per questo gli ho intestato quasi tutte le quote. Solo dopo ho scoperto che sarebbe bastato affidargli un pacchetto di minoranza».

DALEMA PRONZATO CONSORTE MORICHINI TEDESCO DAL FATTODALEMA PRONZATO CONSORTE MORICHINI TEDESCO DAL FATTO

Una cosa è certa: nell'ottobre 2008 l'acquisto della Madeleine viene trattato da Melpignano nella sua casa romana e la sede legale viene trasferita nello studio di un suo amico commercialista. Tanto impegno non gli impedisce di disamorarsi in fretta del casale: «Volevo farci un agriturismo, ma c'erano troppe complicazioni burocratiche» assicura. Così dopo soli due mesi, tra dicembre e gennaio, esterna a D'Alema l'intenzione di vendere. «Lui mi disse che gli piaceva prendere un podere per i suoi figli in quella zona, per farne una seconda casa».

MORICHINI, SEDUTOMORICHINI, SEDUTO

Così siglano un accordo davanti al notaio Gennaro Mariconda: le parti concordano di trasferire il pacchetto di maggioranza ai figli dell'ex premier entro la fine del 2009, un patto che alla fine verrà prorogato di un paio di mesi. L'acquisto della Madeleine si svolge in due tappe: D'Alema prima versa 58.400 euro nell'aprile 2009, per il 40 per cento delle quote; poi altri 191.357 euro nel febbraio successivo (per il 59 per cento). «Mi ha pagato in assegni» ricorda Melpignano. A questi soldi va sommato il mutuo residuo che era stato acceso sulla Madeleine, circa 400 mila euro. Complessivamente un investimento da 650 mila euro, cui bisogna aggiungere le spese (cospicue) previste per la ristrutturazione dei ruderi e per la realizzazione dell'azienda vinicola.


Dunque per dieci mesi Melpignano, per sua stessa ammissione, è stato socio di fatto di Francesco D'Alema con il 60 per cento delle quote. Ed è rimasto dentro all'impresa per un altro anno con l'1 per cento, quello che poi Vinci cede nel marzo 2011. Nel frattempo l'agricoltore è stato sostituito da altri due esperti del settore: Orsini e l'agronomo Andrea Bonino, dal febbraio 2010 socio di Madeleine (detiene il 2 per cento delle quote) e subito nominato consigliere d'amministrazione di un consorzio legato alla Arusia.


Per ora l'azienda ha racimolato circa 57 mila euro di finanziamenti pubblici (quasi 13 mila sono stati restituiti perché «non spettanti»), stanziati nel 2010. Per accedere a questi fondi, l'esperienza di un uomo come Orsini potrebbe essere stata utile. Non è chiaro, però, perché Morichini abbia chiesto a Paganelli un «regalo» per lui. «D'Alema dovrebbe dare delle spiegazioni, anziché attaccare chi osa interessarsi delle sue vicende» dichiara il capogruppo Pdl in Regione, Raffaele Nevi. Ma il presidente del Copasir, contattato da Panorama, per ora preferisce non rispondere.


DA: www.dagospia.com

Nessun commento: