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mercoledì 6 luglio 2011

LA TASSA CHE TARTASSA LA CASSA (MA SALVA LA CASTA) - LA MANOVRA DA 43 MILIARDI È DIVENTATA DA 50 MLD, E COLPISCE SOPRATTUTTO I RISPARMIATORI

Francesco De Dominicis per "Libero"

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Il colpo più duro è per enti locali e risparmiatori. I sacrifici imposti a sindaci, governatori regionali e presidenti di provincia valgono infatti ben 9,6 miliardi di euro, mentre la botta per i clienti delle banche è di 8,8 miliardi. Arrivata al Quirinale - dove il testo peraltro potrebbe essere ancora ritoccato - la manovra presenta il conto agli italiani. È dalle tabelle allegate al provvedimento del governo - varato per tenere in piedi i conti pubblici del Paese - che ieri sono saltate fuori le stime (quasi) definitive circa l'impatto delle misure.



Si sfiorano i 50 miliardi: in tutto si tratta infatti di 49,4 miliardi di euro, cifra un po' più alta rispetto ai 47 miliardi indicati nei giorni scorsi. Il conteggio finale tiene conto delle maggiori tasse e di tutti i tagli alla spesa. Fatto sta che quasi un quinto della copertura delle misure confezionate dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, peserà sui risparmiatori e in particolare su chi ha un deposito titoli, cioè lo strumento sul quale vengono "appoggiati" i Bot, le obbligazioni e le azioni. Il bollo passa da 34,2 euro a 150 euro e fino a 380 euro per chi ha più di 50mila euro di investimenti.

BERLUSCONI TREMONTI


L'obiettivo del governo è sempre lo stesso. Addio deficit: il pareggio di bilancio va realizzato categoricamente entro il 2014, in linea con le regole europee e con gli impegni sottoscritti a Bruxelles dall'esecutivo. Obiettivo che, come accennato, dovrebbe essere raggiunto con i 9,6 miliardi prelevati dalle casse degli enti territoriali: grazie ai tagli della manovra, infatti, dalle regioni arriveranno 2,4 miliardi, 3 dai comuni e 1,2 dalle province (altri 3 miliardi sono a carico degli enti a statuto speciale).



Vale 2 miliardi, invece, la stretta sui giochi e sulle scommesse clandestine. Un po' di più del giro di vite su banche e assicurazioni: l'inasprimento dell'aliquota Irap (in pratica la seconda edizione della Robin Hood Tax del 2008) dovrebbe portare maggiori entrate per 1,8 miliardi di euro. Misura che, ovviamente, ha scatenato la protesta dell'industria finanziaria. Ieri prima l'Ania e poi l'Abi hanno alzato la voce.

GIULIO TREMONTI CON SILVIO BERLUSCONI INSTACCALATO


Tanto rumore per nulla (o quasi) col super bollo per i bolidi: dal balzello per le auto potenti nella casse dello Stato arriveranno 197,7 milioni di euro. Nel dettaglio, è prevista un'entrata di 50,3 milioni nel 2011, 48,6 milioni nel 2012, 49,4 milioni nel 2013, 49,4 milioni nel 2014. Poca roba anche dal giro di vite sulla cosiddetta casta: vale poco più di 15 milioni di euro l'intervento previsto sui costi della politica. Altri capitoli importanti, invece, sono i tagli alle spese dei ministeri e la stretta sulla sanità: circa 11 miliardi dai dicasteri e 7,5 dal comparto salute. Dalla discussa riduzione dell'indicizzazione delle pensioni, invece, arriveranno circa 3,8 miliardi.



Un pacchetto di misure a effetto patchwork che dovranno abbattere progressivamente il disavanzo nei conti dello Stato. Per quest'anno palazzo Chigi conta di incassare 1,8 miliardi in più dalle entrate che vanno a compensare un analogo importo di maggiori spese. Lo stesso nel 2012: le entrate salgono a 4,3 miliardi ma valgono poco ai fini del deficit perchè vanno a coprire un importo appena inferiore di spese, 4,1 miliardi.

berlusconi-napolitano


La correzione del deficit parte invece dal 2013, quando sia le entrate sia le spese vanno nella stessa direzione del miglioramento dei conti: le maggiori entrate sono pari a 7 miliardi, i tagli di spesa 10,8 miliardi, per un totale di 17,8 miliardi di miglioramento del deficit. Analogo schema nel 2014: le maggiori entrate si attestano a 6,1 miliardi, i tagli a 18,7 miliardi, per un totale di 25,4 miliardi di correzione del rosso. Il percorso, però, è lungo e il governo scommette sul fatto che il mercato non reagirà in alcun modo alle misure.



È il caso del superbollo sul deposito titoli: un boccone amaro che può essere evitato allo sportello, ricorrendo ai conti e ai certificati di deposito oppure spostando il denaro nei fondi comuni d'investimento. Il che, però, avrebbe effetti negativi sulle previsioni di gettito allegate alla manovra. Previsioni che al momento, dunque, si fondano più su eventi sperati che su stime attendibili.

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