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venerdì 22 luglio 2011

UN DOPPIO STIPENDIO MOLTO ONOREVOLE

Carlo Puca per "Panorama"


montecitoriomontecitorio


L'illustrissimo professore Antonio Gaglione da Latiano, Brindisi, è incidentalmente un deputato della Repubblica italiana. Poveretto lui, lo costringono al titolo di onorevole quando gli interessano soltanto l'angiologia e la clinica Villa Bianca di Bari. Insomma: l'indennità parlamentare è poco più di risarcimento danni per i disturbi fisici prodotti dal suo secondo lavoro. Gaglione è così allergico all'aula di Montecitorio da poter reagire in un solo modo: assentandosi. Al punto che quest'anno ha imposto al mondo il suo record, 0,3 per cento di presenze e nessun disegno di legge, mozione o interpellanza presentata. Oltre ogni fannulloneria.


GIULIA BONGIORNOGIULIA BONGIORNO


Il fatto è che il «Parlamento è frustrante», mentre lui, invece, è «uno che lavora», dice. E, appunto, si vede dalla dichiarazione dei redditi: il suo imponibile è di circa 500 mila euro l'anno. In media con molti altri cultori del doppio lavoro: parlamentari quando capita, liberi professionisti sempre. Su 945 eletti, infatti, in 446 (176 senatori e 270 deputati) continuano a svolgere il loro vecchio mestiere. Questo calcolo deriva dall'incrocio delle dichiarazioni dei redditi con l'indennità base dei singoli parlamentari.


Maurizio Paniz phMarinoPaoloniMaurizio Paniz phMarinoPaoloni


Siccome però i redditi eccedenti potrebbero dipendere, per esempio, da rendite finanziarie e immobiliari, Panorama ha controllato sul campo: presenze in tribunale, aziende, negozi e quant'altro; incompatibilità vere o presunte; il passaggio soltanto formale dello studio professionale a parenti e affini. Il risultato spiega anzitutto l'altissimo grado di assenteismo nelle Camere italiane.


Tra i due lavori, la gran parte dei parlamentari (più i deputati che i senatori, per la verità) considera la politica quello marginale, utile per arrotondare e nulla più. Che arrotondamento, però: 14 mila euro al mese, tutto compreso, più trasferte e spese sanitarie coperte. I ticket medici, nelle Camere, non sanno nemmeno cosa sono.


La seconda scoperta è singolare, ma non troppo: chi meno guadagna con il primo lavoro, più decide di mettersi in aspettativa. E così, a parte gli obblighi di legge per i lavoratori statali a tutti i livelli, nel privato capita che a sospendere la loro attività siano soltanto i pochi operai e dipendenti. Per il resto, tranne i membri del governo, quasi tutti continuano imperterriti a svolgere le loro vecchie attività. E a fare soldi.


Niccolo GhediniNiccolo Ghedini


Ecco: l'allergico Gaglione è soltanto la punta(rella) di un iceberg che il fuoco dell'antipolitica sta lentamente liquefacendo nell'ignavia del grosso dei parlamentari. E che trova facile sfogo in blog come Spidertruman, che spopola su Facebook nel nome della lotta ai privilegi della politica. Privilegi amplificati dalla crisi economica, rivendicati dalla Casta e salvaguardati dalle caste della Casta, le corporazioni ultrapresenti nelle Camere: avvocati, commercialisti, medici. Parlamentari difensori della legge e dell'Ordine. Professionale.


Il posto d'onore va da sé agli avvocati, 134 in parlamento, 87 alla Camera e 47 al Senato, di ogni partito, gruppo e sottogruppo possibile. I più strutturati economicamente appartengono però, almeno culturalmente, al centrodestra. Da Giuseppe Consolo (imponibile 2,3 milioni) a Giulia Bongiorno (2,1), da Maurizio Paniz (1,8) a Niccolò Ghedini (1,3), fino a Gaetano Pecorella (651 mila) e Ignazio Messina (574 mila), contano tutti su redditi, diciamo così, vigorosi. Seguono imprenditori, medici e i tre notai.


Non c'è però automatismo tra professione e assenteismo. Il leghista Fabio Rainieri, agricoltore, quando è a Parma, si alza alle 5 del mattino per mungere personalmente le mucche, ma conta il 91 per cento delle presenze in aula alla Camera. Certo l'assenteismo è un problema di tutti. Racconta Roberto Giachetti, stratega del Pd sui tecnicismi della Camera: «E sì, capita sempre il collega deputato che ha una convocazione in tribunale, quello con la lezione all'università, l'altro ancora con il problema in azienda. Dico io: ma se avete una vita così, ed è legittima averla, perché fate politica? Per alimentare l'antipolitica?».


Niccolò Ghedini e Gaetano PecorellaNiccolo Ghedini e Gaetano Pecorella


Parole sante. Qualcosa, per fortuna, comincia a muoversi. Con Roberto Calderoli il governo ha appena presentato una proposta di legge che prevede (tra le altre cose) la riduzione del numero di parlamentari da 945 a 500. Ma è dalle Camere che arrivano i segnali più incoraggianti per l'immediato. Tutti i capigruppo parlamentari sono per decurtare i bilanci di spese eticamente insopportabili, quelle su trattamento economico, vitalizi, affitti, auto blu e ristorazione. Rimane sempre lo sconto-barbiere, ma fa nulla.


Tutto quanto non risolverebbe comunque il problema dei «doppilavoristi». Eppure, basterebbe accordarsi su uno dei tanti disegni di legge ad hoc, alcuni bipartisan e depositati in tempi non sospetti, altri più recenti, con il sovvenire dell'antipolitica (che pure taluni «insospettabili» cominciano a cavalcare, tipo Gianfranco Fini). Due proposte hanno come primo firmatario Marco Follini del Pd e renderebbero impossibili i doppi incarichi sia politici in senso stretto sia politico-professionali.


ROBERTO CALDEROLIROBERTO CALDEROLI


Di uguale senso è il testo formalizzato da Pino Pisicchio dell'Api, che avrebbe reso improbabili telefonate come quelle di Franco Barbato dell'Idv. Uno, per intenderci, ancora più legalitario del suo capo Antonio Di Pietro. Uno che continua a fare il suo primo mestiere: l'assicuratore. Uno, insomma, che l'indennità parlamentare non gli basta. Purtroppo per lui, è finito intercettato nell'inchiesta che riguarda la P4 mentre parla di lavoro con l'imprenditore inquisito Paolo Viscione. Una imprudenza, quantomeno. E se capita al «duro e puro» Barbato, figurarsi agli altri.


LONOREVOLE BARBATOLONOREVOLE BARBATO


La risposta più internazionale arriva però del democratico Mauro Agostini, che punta tutto sul modello americano. I membri del Congresso Usa possono percepire redditi ulteriori non superiori al 15 per cento dell'indennità parlamentare. Insomma, se l'indennità è 100, si può arrivare massimo a 115. E basta. Stando ai calcoli di Agostini, ai circa 14 mila euro mensili, i parlamentari italiani potrebbero aggiungerne, per attività extrapolitiche, al massimo altri 2100. Con le dichiarazioni dei redditi del 2009, 186 parlamentari, il 20 per cento circa di deputati e senatori, risulterebbe dunque fuorilegge. La legge di Agostini, naturalmente.


barbato came resizebarbato came resize


I primi a sforare il tetto sarebbero Silvio Berlusconi (40,9 milioni di imponibile, ma il premier rinuncia da sempre alla sua indennità), l'imprenditore Antonio Angelucci (6,2 milioni), l'oncologo Umberto Veronesi (1,4 milioni, non più senatore dal 22 febbraio 2011). Ma, avvocati a parte, guadagnano bene in molti: commercialisti dipietristi (Gianpiero De Toni, 570 mila euro), scrittori veltroniani (Gianrico Carofiglio, 984.086 euro), consulenti berlusconiani (Alfredo Messina, 1,3 milioni).


antonio angelucciantonio angelucci


E via così. Fino a Luca Barbareschi, che in Sardegna, dove è stato eletto, chiamano «lo straniero». Con i suoi 755.758 mila euro è il più ricco tra i 26 parlamentari isolani ma è assente dall'aula il 50,9 per cento delle volte. Troppi impegni. Lo confessa sul suo blog, dove parla di sé in terza persona: «È un attore, un imprenditore e dall'aprile 2008 anche un politico». Lui di lavori ne ha addirittura tre.


da:www.dagospia.com

1 commento:

Anonimo ha detto...

http://www.firmiamo.it/letteraapertaalpresidentedellarepubblicaitaliana